Cattedrale di Sant'Agata

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Coordinate: 37°30′09″N 15°05′17″E / 37.5025°N 15.088056°E37.5025; 15.088056

Catania
Piazza Duomo

Cattedrale di Sant'Agata
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Fontana dell'Amenano
Terme Achilliane
Porta Uzeda

Storia di Catania

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Cattedrale metropolitana di Sant'Agata
Catania duomo Sicilia.JPG
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Catania-Stemma.png Catania
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Sant'Agata
Diocesi Arcidiocesi di Catania
Stile architettonico normanno, barocco

La cattedrale metropolitana di Sant'Agata è il principale luogo di culto cattolico di Catania, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi metropolitana e sede parrocchiale.[1]

La cattedrale è situata nel centro storico della città, costituisce il lato sud-est di piazza del Duomo. È dedicata alla vergine e martire patrona della città di Catania.

Nel luglio del 1926 papa Pio XI l'ha elevata alla dignità di basilica minore.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio è stato più volte distrutto e riedificato dopo i terremoti che si sono susseguite nel tempo. La prima edificazione risale al periodo 1078-1094 e venne realizzata sulle rovine delle Terme Achilliane risalenti ai Romani, su iniziativa del conte Ruggero, acquisendo tutte le caratteristiche di ecclesia munita (cioè fortificata). Già il 4 febbraio 1169, un terremoto catastrofico ne fece crollare completamente il soffitto, uccidendo gran parte dei cittadini riuniti in cattedrale per le festività agatine. Nel 1194 un incendio creò notevoli danni ed infine nel 1693 il sisma che colpì il Val di Noto la distrusse quasi completamente lasciando in piedi solo la parte absidale e la facciata a seguito del crollo della torre campanaria.[3]

Particolare del lato meridionale dell'originale transetto del duomo (XI secolo).

I resti normanni consistono nel corpo dell'alto transetto, due torrioni mozzi (forse coevi al primitivo impianto) e le tre absidi semicircolari, le quali, visibili dal cortile dell'arcivescovado, sono composte da grossi blocchi di pietra lavica, gran parte dei quali è stata recuperata dall'anfiteatro romano; porzioni di muro d'ambito e il muro di prospetto sono stati inglobati dalla ricostruzione settecentesca.[4]

L'edificio attuale è opera dell'architetto Girolamo Palazzotto, il quale si occupò principalmente dell'interno, mentre Gian Battista Vaccarini disegnò e seguì i lavori della facciata con interventi e modifiche protrattisi dal 1734 al 1761; lo stesso architetto fece anche un progetto per la cupola, mai realizzato.[5]

I lavori per la costruzione dell'edificio si protrassero per tutto il XVIII secolo e continuarono anche dopo la riapertura al culto della cattedrale, avvenuta nel 1804: solo nel 1857 venne terminato il campanile ed è pure del XIX secolo l'allestimento attuale del sagrato.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata

Si accede al sagrato attraverso una breve scalinata in marmo che culmina in una cancellata in ferro battuto ornata con 10 santi in bronzo. Il sagrato è diviso dalla piazza del Duomo da una balaustra in pietra bianca ornata con cinque grandi statue di santi in marmo di Carrara.[6]

L'esterno della cattedrale è caratterizzato dalla facciata, la quale presenta evidenti analogie con la coeva facciata di Biagio Amico per Sant'Anna a Palermo, come se la Sicilia volesse esprimere un suo modello derivato da Roma ma generato dalle direttive della Chiesa di Sicilia, a est come a ovest.

Il prospetto è a tre ordini compositi in stile corinzio, e attico completamente in marmo di Carrara. Il primo ordine è costituito da quattro colonne di granito di fattura antica provenienti forse dal Teatro Romano, sormontate dallo stemma della nobile famiglia Galletti cui apparteneva il vescovo Pietro Galletti. Il secondo ordine ha anch'esso sei colonne meno grandi e due piccole poste ai lati dell'ampio finestrone centrale. Tutti gli ordini sono adornati con statue marmoree di sant'Agata al centro sulla porta centrale, sant'Euplio a destra e san Berillo a sinistra. Le due grandi finestre ovali ai lati sono accompagnate dai due acronimi riferiti alle frasi legate al culto della Santa: MSSHDEPL[7] e NOPAQVIE.

Il portone principale in legno è costituito da trentadue formelle, finemente scolpite, illustranti episodi della vita e del martirio di sant'Agata, stemmi di diversi papi e del vescovo Pietro Galletti e simboli della cristianità. Ai lati della porta centrale, su due alti supporti, sono poste le statue in marmo di san Pietro e san Paolo.[8]

La cupola, posta sulla crociera, risale al 1802 ed è munita di colonne e ampi finestroni che illuminano la chiesa. Il campanile fu costruito per la prima volta nel 1387 alla sinistra del prospetto, arretrato di circa 7 metri rispetto alla facciata ed era alto oltre 70 metri.

La balaustra che chiude il sagrato e, a destra, il campanile.

La torre a base quadrata misurava circa 15 metri di lato. La sua storia è molto accidentata in quanto subirà diversi crolli e quindi molte riedificazioni. Nel 1662 venne ulteriormente innalzata per l'inserimento di un orologio e fu portata alla vertiginosa altezza di circa 100 metri. Ma l'11 gennaio del 1693, a causa del forte terremoto che investì la città, crollò, travolgendo anche la chiesa: sotto le sue macerie morirono oltre 7.000 fedeli raccolti in preghiera. Venne riedificata assieme alla chiesa dopo il terremoto del 1693, con alla sommità la campana maggiore fusa nel 1619 del diametro di 1.80, caduta dalla torre nel corso del terremoto ma rimasta integra, unitamente alla campana del popolo del 1505.

Tra il 1867 e il 1869 l'architetto Carmelo Sciuto Patti realizzò il campanile e la lanterna della cupola.[6]

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

Le sopraelevazioni degli altari presenti in entrambi le navate, sono costituite da opere pittoriche caratterizzate da monumentali cornici in stile barocco di legno scolpito e dorato. La ricostruzione post terremoto del Val di Noto del 1693 determina l'uniformità degli stili e delle forme pur mantenendo un elevato carattere di magnificenza e opulenza. Pochi dipinti tra i capolavori esposti, hanno superato indenni il disastroso evento sismico, gran parte del patrimonio artistico attuale, in particolare il ciclo fiammingo, è dovuto al mecenatismo attuato da illuminati prelati.

« Ah! Non credea mirarti si presto estinto fiore... »
(Felice Romani)

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

  • Sul pilastro destro dell'arco trionfale fronte presbiterio è collocato il monumento sepolcrale del vescovo Michelangelo Bonadies.
  • Transetto occidentale destro è collocato il monumento funebre del vescovo artefice dell'ultima ricostruzione del luogo di culto monsignore Pietro Galletti. È il più sontuoso monumento della chiesa, realizzato in marmo, riccamente decorato e intarsiato. Presenta una peculiarità che lo accomuna a diverse altre opere presenti in cattedrale: il legame con le radici normanne di tutto l'impianto basilicale. Il quadro del "DIVO GIORGIO" ricorda il santo protettore delle tante battaglie per riconquista normanna dell'isola, le figure dei mori che reggono il sarcofago del monumento commemorativo rappresentano la sottomissione degli arabi all'opera di ricristianizzazione operata dal casato degli Altavilla. La cruenza di molteplici eventi si traduce nel tempo in duraturi periodi di pacifica e costruttiva convivenza che hanno lasciato impronta d'eccellenza in tutti i campi dello scibile umano. Il messaggio intrinseco odierno non è tanto il senso di oppressione, di dominio, di giogo che il particolare contesto storico d'inizio millennio ha attribuito, quanto il ruolo di base, sostegno, fondamento, pilastro, apporto, contributo che il contesto arabo ha arrecato nel meridione d'Italia.
  • Sul pilastro sinistro dell'arco trionfale fronte presbiterio è collocato il monumento sepolcrale del vescovo Francesco Antonio Carafa.

Cappella della Vergine[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale di Sant'Agata: sarcofago contenente le spoglie dei reali di Casa Aragona

L'ingresso alla "Cappella della Vergine" o della "Madonna" è delimitato da un portale marmoreo realizzato nel 1545 dallo scultore Giovan Battista Mazzolo. Lo scultore carrarese esponente del rinascimento siciliano è presente col figlio Giandomenico Mazzolo o Mazzola con tre portali di cui uno esterno. Nel portale sono presenti scena di vita della Vergine, la lunetta sull'architrave raffigura "L'Incoronazione della Vergine" pertanto la "Cappella della Madonna del Rosario" è altrimenti citata come "Cappella della Vergine dell'Incoronazione".

La sopraelevazione dell'altare illuminata da un'elegante monofora interna realizzata in pietra lavica, è costituita da un arco normanno sorretto da colonne con capitelli corinzi, custodisce la scultura marmorea della "Vergine dell'Incoronazione". Il basamento dell'altare presente è stato trasferito nel 2000 dal presbiterio dell'abside maggiore. Nella parte superiore sono incastonate le figure degli Apostoli e scene sacre, nel prezioso paliotto marmoreo in altorilievo è raffigurata Sant'Agata contornata da putti aleggianti su nuvole. L'opera è commissionata da Corrado Maria Deodato Moncada nel 1805, realizzata su progetto dell'architetto Stefano Ittar e portata a compimento sotto l'episcopato del Cardinale Giuseppe Francica-Nava de Bontifè nel 1915.


Dopo gli Arabi le dinastie del regno di Sicilia seguono una linea di continuità attraverso i Normanni, Svevi, Aragonesi rappresentati attraverso le casate degli Altavilla, Hohenstaufen, Aragona, eccetto la parentesi Angioina. Il filo logico strettamente parentale che lega le varie famiglie nobiliari sono le figure del Gran Conte Ruggero, Federico II di Svevia e Federico III d'Aragona, rispettivamente il primo è bisnonno del secondo e questi, a sua volta, bisnonno del terzo.


Nel 1958 all'interno della cappella sono stati collocati i sarcofagi precedentemente incastonati sulle pareti del catino absidale al di sopra del coro ligneo, essi costituiscono rispettivamente i monumenti funerari di:

Il sarcofago tipo «Sidamara» di età romana,[9] custodisce i resti mortali di:[10][11][12] [13]

Cappella del Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

La "Cappella del Santissimo Crocifisso" ospita un grande "Crocifisso" inserito in una nicchia reliquiario, contornato dalle statue della "Madonna Addolorata" e di "San Giovanni". Sono presenti una Via crucis e altri busti sacri.

Sagrestia[modifica | modifica wikitesto]

Commissionata dal vescovo Michelangelo Bonadies resiste al terremoto del Val di Noto del 1693 e custodisce un importante affresco raffigurante l'"Eruzione dell'Etna del 1669", opera del pittore Giacinto Platania. È presente un armadio da sagrestia del XVIII secolo.

Abside destra - Cappella di Sant'Agata[modifica | modifica wikitesto]

L'accesso alla cameredda.

In fondo alla navata destra è la cappella più cara a tutti i catanesi.

Un'elaborata cancellata in ferro battuto opera di Salvatore Sciuto Patti del 1926 protegge la maestosa cappella dedicata a sant'Agata. Nella parete sinistra di essa si apre la porta dorata finemente decorata che dà accesso alla camera chiamata dai catanesi a cammaredda, dentro cui vengono custoditi il busto reliquiario di sant'Agata e lo scrigno con le sue reliquie.

Nella cappella, decorata da un affresco che raffigura santa Lucia orante sulla tomba di sant'Agata per invocare la guarigione della madre inferma, vi è il monumento funebre del viceré Ferdinando d'Acuña grande devoto della martire Agata, opera dell'artista messinese Antonello Freri. Sull'altare della cappella è allocato un trittico dello stesso autore rappresentante sant'Agata incoronata da Dio e attorniata da san Pietro e san Paolo con gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni, nella parte inferiore sono presenti degli angioletti che recano in mano i simboli della passione.[8]

'A Cammaredda[modifica | modifica wikitesto]

Attribuito al Freri anche il "Portale" in marmo dorato che fa da cornice alla porticina che immette nel sacello dove sono custodite le reliquie. Ai lati dell'altare i monumenti settecenteschi del Cardinale Camillo Astalli-Pamphilj e del Vescovo Andrea Riggio. Completano la decorazione della Cappella due affreschi seicenteschi alle pareti che rappresentano "Santa Lucia in preghiera sulla tomba della martire catanese" e la "Vergine Digna incoraggiata al martirio da Sant'Agata".

  • Scrigno, una grande cassa d'argento sbalzato e cesellato opera di argentieri catanesi fra i quali si annovera Vincenzo Archifel e del figlio Antonio Archifel, Paolo Guarna del XV - XVI secolo, all'interno sono riposte le teche contenenti le diverse parti del corpo della Santa. Lo scrigno contiene anche il famosissimo velo indossato da Agata.

Abside - Altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

L'abside e il presbiterio.

Oltre la crociera, la navata centrale termina con una profonda abside normanna, coperta con volta a botte ogivale e terminante con una parete semicircolare. Mentre esternamente essa presenta ancora l'antico paramento murario in pietra lavica dell'Etna, all'interno è decorata da un ciclo di affreschi opera del pittore romano Giovanni Battista Corradini commissionati da Innocenzo Massimo e risalente alla prima metà del XVII secolo; l'opera è incentrata sui santi patroni della città di Catania, tra cui San Berillo, Sant'Euplio, Santo Stefano protomartire e Sant'Agata, la cui "Incoronazione" è raffigurata al centro del catino absidale. Testimonianze dell'epoca normanna sono le due colonne che sorreggono l'arco absidale e la monofora ogivale, chiusa da una vetrata moderna e posta in posizione centrale.[8]

All'interno dell'abside trova luogo il presbiterio, preceduto da una rampa di scale che lo delimita sulla parte anteriore; esso ospita, in posizione avanzata, i moderni altare maggiore e ambone, realizzati nel 2000; l'antico altare neoclassico in marmi policromi si trova nella cappella dedicata alla Madonna, nel transetto di destra. Lungo le pareti dell'abside, invece, si trova il pregevole coro ligneo barocco, realizzato dallo scultore napoletano Scipione di Guido alla fine del XVI secolo, comprendente anche la cattedra all'estremità destra, il cui ordine superiore è costituito da 34 stalli.[6]Negli stalli in bassorilievo sono riprodotte scene raffiguranti la vita, il martirio di Sant’Agata e i momenti della traslazione delle reliquie da Costantinopoli a Catania.

L'attuale altare in bronzo "coram populo" commissionato dal vescovo Luigi Bommarito allo scultore Dino Cunsolo insieme all'ambone e al porta cero pasquale, sostituisce il primitivo altare collocato nella "Cappella della Vergine" del transetto destro.

Abside sinistra - Cappella del Santissimo Sacramento[modifica | modifica wikitesto]

Cappella privata della nobile famiglia GravinaCruyllas, le lapidi alle pareti e sul pavimento ai piedi dell'altare indicano la sepoltura di alcuni suoi componenti.

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

  • 1852 marzo, Il progetto e la direzione dei lavori per la ricostruzione della torre campanaria e del cupolino sono affidati a Carmelo Sciuto Patti in sostituzione del campanile precedente crollato.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo dopo il restauro il giorno dell'inaugurazione, 20 novembre 2014
L'organo a canne prima del restauro

La controfacciata della navata centrale è caratterizzata dalla presenza della cantoria in stile neoclassica realizzata nel 1926 su progetto di Carmelo Sciuto Patti; essa ospita un organo a canne di carattere monumentale.

Quest'ultimo venne commissionato dal cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet all'organaro francese Nicolas Théodore Jaquot nel 1877; una volta terminato, lo strumento venne posizionato nell'abside centrale, alle spalle dell'altare maggiore. Nel 1926, in seguito alla riorganizzazione dell'area absidale, venne costruita la cantoria in controfacciata e su di essa lì venne trasferito l'organo a spese del cardinale Francica Nava; in tale occasione, venne realizzata una nuova cassa dall'artista Giambattista Sangiorgio e lo strumento venne ampliato dalla ditta organaria Laudani e Giudici. Muto per decenni, nel 2012 è iniziato un importante intervento di restauro ad opera della ditta organaria Mascioni, terminato nel 2014.[15]

Lo strumento è a trasmissione meccanica con sistema elettronico di assistenza per le combinazioni; la sua consolle dispone di tre tastiere di 58 note ciascuna e pedaliera di 30 note.[16]

Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand-Orgue Jaquot
Bourdon 16'
Flûte 8'
Flûte harmonique 8'
Salicional 8'
Bourdon 8'
Prestant 4'
Flûte chemineé 4'
Quinte conique 2.2/3'
Forniture IV-VI
Basson-hautbois 8'
Prima tastiera - Grand'Organo Laudani e Giudici
Principale I 8'
Principale II 8'
Gamba 8'
Ottava 4'
Quintadecima 2'
Ripieno III
Tromba 8'
Seconda tastiera - Récit expressif Jaquot
Salicional 8'
Unda Maris 8'
Bourdon 8'
Flûte octaviante 4'
Doublette 2'
Clarinette 8'
Seconda tastiera - Espressivo Laudani e Giudici
Principale 8'
Quintaton 8'
Violino 8'
Principalino 4'
Eolina 4'
Concerto Viole 8'
Ripieno V
Tromba 8'
Voce celeste 8'
Tremolo
Terza tastiera - Clavier de Bombarde Jaquot
Cornet 5 rangs 8'
Bombarde 16'
Trompette 8'
Clarion 4'
Pédale Jaquot
Flûte 16'
Flûte 8'
Flûte 4'
Gambe 8'
Pedale Laudani e Giudici
Contrabbasso 16'
Quinta 10.2/3'
Principale 8'
Ottava 4'

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il poeta Mario Rapisardi ha dedicato la poesia Vespro d'autunno alla campana della cattedrale di Catania:[17]
« O sacra campana del Duomo/ Che al vespro d'autunno con lenti/ Rintocchi sui vènti lamènti/ L'audace miseria dell'uomo,/ Nell'ombra solinga raccolto/ Feconda di mesti pensieri,/ Dolente dell'oggi, del jeri,/ Intènto al domani, io t'ascolto./ La fine del pallido giorno/ Lamenta, o campana romita:/ Io canto dell'alba il ritorno,/ L'amor, la giustizia, la vita. »
  • Quando nel 1232 la città di Catania aderì ad una rivolta anti-sveva, che aveva unito diverse città siciliane, Federico II di Svevia, re di Sicilia, venne appositamente con un poderoso esercito per punire la città rivoltosa. Secondo la tradizione, re Federico, infuriato, ordinò di distruggere la città e di uccidere tutti i suoi abitanti, ma revocò l'ordine e si pentì del suo intento quando, assistendo ad una messa in cattedrale, lesse la frase miracolosamente apparsa sul suo breviario "Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est"[18].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Basilica Cattedrale Sant'Agata V. e M. - Vic. I su diocesi.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  2. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  3. ^ a b Fasi costruttive su cattedralecatania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  4. ^ L'Anfiteatro su comune.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  5. ^ M. Giuffrè, p. 144.
  6. ^ a b c La Cattedrale di Sant'Agata su comune.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  7. ^ La tavola dell'Angelo su comune.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  8. ^ a b c d Visita virtuale della Cattedrale su cattedralecania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  9. ^ Vincenzo Tusa, I sarcofagi romani in Sicilia, 2ª ed., Roma, L'erma di Breitschneider, (1957) 1995, p.14.
  10. ^ G. Libertini, Le Tombe dei Re di Sicilia tornate alla luce nella Cattedrale di Catania, in "A.S.S.O.", XLVIII, 1952, I-III, p. 247 ss.
  11. ^ S. Bottari, La Tomba di Costanza d'Aragona nella Cattedrale di Catania, in Catania, in "Rivista del Comune", gennaio 1953, p.30 ss.
  12. ^ Corrado Rubino, Gli “Aragonesi di Sicilia” riposano a Catania pochi lo sanno e poco visibili i loro sarcofagi su lavocedellisola.it, N°4-5, 2011. URL consultato il 7 settembre 2014. (articolo originale)
  13. ^ Federico re di Trinacria su messinacity.com. URL consultato il 7 settembre 2014.
  14. ^ La Tomba di Federico III re di Sicilia su messinacity.com. URL consultato il 9 settembre 2014.
  15. ^ Dopo 20 anni la Cattedrale ritrova la voce: al via il restauro dell'organo a canne su corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 10 aprile 2012. URL consultato il 21 giugno 2014.
  16. ^ Catania - Cattedrale di S. Agata su mascioni-organs.com. URL consultato il 16 giugno 2014.
  17. ^ Mario Rapisardi, Nuove foglie sparse su rapisardi.altervista.org. URL consultato il 21 giugno 2014.
  18. ^ C. Coco, pp. 20-24.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Rasà Napoli, Guida alle chiese di Catania e sobborghi, Catania, tipografia M. Galati, 1900, ISBN non esistente.
  • Vincenzo Caputo, Catania e la sua cattedrale, Pisa, Giardini, 1967, ISBN non esistente.
  • Alfio Longo, Raccolta di scritti sulla cattedrale di Catania (dalle origini ad oggi), Catania, La nuovagrafica, 1975, ISBN non esistente.
  • AA.VV., Catania e provincia: le città barocche, il mar Ionio, l'Etna e le aree naturalistiche, Milano, Touring Club Italiano, 2000, ISBN 88-365-1586-X.
  • Maria Giuffrè, Barocco in Sicilia, San Giovanni Lupatoto, Arsenale, 2008, 978-88-7743-334-3.
  • Carmelo Coco, Cani, elefanti, dee e santi. La storia dello stemma e del gonfalone di Catania, Massarosa, Giovane Holden, 2011, ISBN 978-88-6396-145-4.
  • Antonino Scifo e Pietro Nicosia, Cattedrale di Catania: mille anni di storia, arte e fede catanese, Catania, Alma, ISBN 88-88683-14-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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