Cattedrale di Sant'Agata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Duomo di Sant'Agata" rimanda qui. Se stai cercando la chiesa di Alì, vedi Duomo di Sant'Agata (Alì).
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la concattedrale di Gallipoli, vedi Basilica concattedrale di Sant'Agata.
Piazza Duomo
Cattedrale metropolitana di Sant'Agata
Catania - Cattedrale di Sant'Agata 02.jpg
Esterno
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàCatania-Stemma.png Catania
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSant'Agata
Arcidiocesi Catania
Stile architettoniconormanno, barocco
Coordinate: 37°30′09″N 15°05′17″E / 37.5025°N 15.088056°E37.5025; 15.088056

La cattedrale metropolitana di Sant'Agata è il principale luogo di culto cattolico di Catania, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi metropolitana e sede dell'omonima parrocchia.[1][2][3]

La cattedrale è dedicata alla vergine e martire Sant'Agata, patrona della città di Catania ed è situata nel centro storico della città nel lato sud-est di piazza del Duomo, nel quartiere Duomo di Catania o Terme Achilliane - Piano di San Filippo.

Nel luglio del 1926 venne elevata alla dignità di basilica minore da papa Pio XI[4].

Cenni al culto[modifica | modifica wikitesto]

Particolare del lato meridionale dell'originale transetto del duomo (XI secolo).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Primitiva cattedrale adiacente alle carceri fu la chiesa di Sant'Agata la Vetere ove Papa Vigilio aveva tenuto ordinazioni sacerdotali[5].

  1. Epoca normanna

SANTAGATALa chiesa è stata più volte distrutta e riedificata dopo i terremoti che si sono susseguiti nel tempo. La prima edificazione risale al periodo 1086 - 1094 e fu realizzata sulle rovine delle Terme Achilliane risalenti all'epoca romana.[6] Su iniziativa del conte Ruggero giunse dalla Calabria l'abate Angerio dal monastero dell'Ordine benedettino di Sant'Eufemia,[5][7] il quale fu nominato vescovo della ricostituita diocesi della città proprio dal sovrano normanno, sotto la sua direzione l'edificio acquisì tutte le caratteristiche di ecclesia munita (cioè fortificata).[8] Contestualmente accanto al prospetto meridionale fu edificato il monastero dell'Ordine benedettino per se e per i canonici.[5] L'interno presentava superbe colonne di granito. I capitelli, i fregi e gli ornamenti di svariata fattura indicavano la diversa provenienza e il riutilizzo di parti di templi pagani e rovine romane.[9][10]

Con diploma datato 1091, approvato da Papa Urbano II, Ruggero I di Sicilia donò i territori del comprensorio Acese, di Paternò, Adernò, Sant'Anastasia, Centorbi, Castrogiovanni, Girgenti, fino ai confini della neocostituita diocesi di Troina. Nel 1092 un secondo diploma integrava il primo includendo l'intera area dell'Etna, le coste di pertinenza, per la contropartita simbolica, da corrispondere limitatamente alle visite, di un pane e una misura di vino.[11][12]

Nel 1092 la cattedrale fu dotata delle rendite della chiesa di Santa Maria della Valle di Josaphat di Paternò, nel 1093 dei proventi del casale di Ximet, della chiesa di San Giovanni di Fiumefreddo nel 1111, dei fondi donati da Goffredo d'Altavilla, signore di Ragusa, rendite che consentirono il finanziamento del monastero benedettino.[13]

Con le concessioni di Ruggero II nel 1124 aumentano i privilegi alla chiesa e al vescovado catanese guidato dal vescovo Maurizio, riconoscimenti che includono l'esercizio del potere temporale sui territori dell'antica e soppressa diocesi di Lentini e sul feudo di Mascali.[14] Il 4 febbraio 1169,[15] un terremoto catastrofico ne fece crollare completamente il soffitto, uccidendo gran parte dei cittadini riuniti in cattedrale per le festività agatine.[16] Nel 1194 sotto il regno di Enrico VI un incendio di vaste proporzioni arrecò notevoli danni.[15][17]

Epoca svevo - aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Le concessioni e i privilegi normanni sono riconosciuti e confermati da Enrico VI, Federico II, Corrado IV e Manfredi. Fece eccezione l'esercizio della giurisdizione criminale, prerogativa usurpata dall'imperatore e suoi discendenti, mentre il vescovo Gentile Orsini, per il tramite del legato pontificio, ne rivendicarono la potestà a Carlo d'Angiò.[18]

Sono perfezionati: il cimitero dei monaci ubicato ad oriente;[19] il monastero a meridione sede dei canonici dell'Ordine benedettino poi trasformato in battistero, seminario dei Chierici e palazzo vescovile.[20]

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Nel XVI secolo nell'aula e i vari ambienti del tempio sono documentati innumerevoli altarini.[21] Nel 1420 la famiglia Gravina è titolare e detiene il patronato dell'ambiente situato sul lato destro del coro. Nel 1628 tutte le are de requiem private furono rimosse per iniziativa del vescovo Innocenzo Massimo.

Nel 1693 il sisma che colpì il Val di Noto la distrusse quasi completamente lasciando in piedi solo la parte absidale e la facciata a seguito del crollo della torre campanaria.[22][8][23]

I resti normanni consistono nel corpo dell'alto transetto, due torrioni mozzi (forse coevi al primitivo impianto) e le tre absidi semicircolari, le quali, visibili dal cortile dell'arcivescovado, sono composte da grossi blocchi di pietra lavica, gran parte dei quali è stata recuperata da un edificio di epoca romana[24] porzioni di muro d'ambito e il muro di prospetto sono stati inglobati dalla ricostruzione settecentesca.[25][23]

HistoireDesMétéores - p120.jpg Monumento
adiacente
Sx Dx Sx Dx Centro Angolo
Via Etnea
N Badia di Sant'Agata,
Via Vittorio Emanuele
2895 - Catania - Cattedrale - G. Nicoli - S. Leo III, nella ''Floretta'' (giardino) - Foto Giovanni Dall'Orto, 4-July-2008.jpg 2896 - Catania - Cattedrale - G. Nicoli - S. Atanasio, nella ''Floretta'' (giardino) - Foto Giovanni Dall'Orto, 4-July-2008.jpg Cattedrale SA CT Recinzione 01.jpg Cattedrale SA CT Recinzione 02.jpg Catania - Cattedrale - Statua della Fede - msu2017-9591.jpg 2898 - Catania - Cattedrale - Beato s. Bernardo - Statua 800sca nella ''Floretta'' (giardino) - Foto Giovanni Dall'Orto, 1-Oct-2006.jpg
San Leo III Sant'Atanasio Santa Lucia Santa Rosalia Fede Beato Bernardo

Epoca borbonica[modifica | modifica wikitesto]

Il vescovo Andrea Riggio nella fase di ricostruzione favorì la sostituzione delle colonne con poderosi doppi pilastri.[26] Pietro Galletti promosse la definizione del prospetto.[26] Nel 1734 fece rimuovere il primitivo portale che fu collocato temporaneamente nella Loggia Senatoria,[27] nel 1750 il manufatto fu definitivamente trasferito e rimodulato nel prospetto della chiesa di Sant'Agata al Carcere.[28] Salvatore Ventimiglia dispose il perfezionamento della facciata con la collocazione di alcune statue.[26]

L'edificio attuale è opera dell'architetto Girolamo Palazzotto, il quale si occupò principalmente dell'interno, mentre Giovanni Battista Vaccarini disegnò e seguì i lavori della facciata con interventi e modifiche protrattisi dal 1734 al 1761; lo stesso architetto fece anche un progetto per la cupola, mai realizzato.[29][23]

I lavori per la costruzione dell'edificio si protrassero per tutto il XVIII secolo e continuarono anche dopo la riapertura al culto della cattedrale. Durante i lavori di restauri dal 1795 al 1804 la chiesa di San Francesco Borgia ricoprì le funzioni di cattedrale.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Solo nel 1857 fu completato il campanile ed è pure del XIX secolo l'allestimento attuale del sagrato.[22]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata

Si accede al sagrato attraverso una breve scalinata in marmo che culmina in una cancellata in ferro battuto ornata con 10 santi in bronzo. Il sagrato è diviso dalla piazza del Duomo da una balaustra in pietra bianca ornata con cinque grandi statue di santi in marmo di Carrara.[30]

L'esterno della cattedrale è caratterizzato dalla facciata, la quale presenta evidenti analogie con la coeva facciata di Biagio Amico per Sant'Anna a Palermo, come se la Sicilia volesse esprimere un suo modello derivato da Roma ma generato dalle direttive della Chiesa di Sicilia, a est come a ovest.

Il prospetto è a tre ordini compositi in stile corinzio, e attico completamente in marmo di Carrara. Il primo ordine è costituito da sei colonne di granito di fattura antica provenienti forse dal Teatro romano, sormontate dallo stemma della nobile famiglia Galletti cui apparteneva il vescovo Pietro Galletti.[23] Il secondo ordine ha anch'esso sei colonne meno grandi e due piccole poste ai lati dell'ampio finestrone centrale. Tutti gli ordini sono adornati con statue marmoree di sant'Agata al centro sulla porta centrale, sant'Euplio a destra e san Berillo a sinistra. Le due grandi finestre ovali ai lati sono accompagnate dai due acronimi riferiti alle frasi legate al culto della Santa: MSSHDEPL[31] e NOPAQVIE.

Il portone principale in legno è costituito da trentadue formelle, finemente scolpite, illustranti partendo dall'alto a sinistra: nel primo registro sono i tre armoriali del vescovo Ansgerio, di papa Urbano II e di Ruggero I di Sicilia con relative didascalie in quanto i tre protagonisti della fondazione della cattedrale, mentre chiude la serie la riproduzione di un rapace in volo oltre le nubi in tempesta con la didascalia aera imbes quae transcreditur; nel secondo registro sono rappresentati gli armoriali dei corrispettivi protagonisti della ricostruzione della cattedrale (rispettivamente vescovo, papa e sovrano), ossia Pietro Galletti, Papa Clemente XII e Carlo III di Spagna con relative didascalie, chiude la serie lo stemma di Catania con la didascalia dei motti civici; il terzo registro rappresenta quattro attributi della diocesi e rispettive didascalie, ossia un volatile nel nido mentre lede il proprio petto per sfamare i propri pulcini (simile all'icona cristiana del pellicano; il motto è charitas omnia suffert), un uomo barbuto schiacciato da un vulcano alle cui spalle si erge la croce della Risurrezione a cui l'uomo è incatenato per la caviglia (la posa della figura ricorda iconograficamente Atlante, ma si rifà al mito di Tifeo; il motto è subiacet imperio), un albero battuto dai venti (due paffuti volti soffianti) da cui cadono diverse foglie (il motto è solum sicca convellunt) e infine un volatile al rogo in una pira il cui motto è spes sancta crociata nescit; l'ultimo registro rappresenta gli attributi della patrona di Sant'Agata e sono un altare su sono posati una spada delle tenaglie e una corda schiacciate da un piatto su cui sono i seni della santa (il motto è urbis praesidium et munimen), una fornace da cui fuoriescono vampate di fuoco e sovrastata dai seni coronati e dal cuore in fiamme (il motto è inestinguibilis amor), un messale aperto con la dicitura noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est che sovrasta i simboli imperiali (corona e scettro) capovolti (il motto è impietas pietate refellitur), chiude infine un arcobaleno che sovrasta una tavola con le ali spiegate su cui è l'acronimo M.S.S./H.D./et/P.L. (chiaramente indicante la tavola angelica della tradizione; il motto è foedus eternum)[32]. Ai lati della porta centrale, su due alti supporti, sono poste le statue in marmo di san Pietro e san Paolo.[33]

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Un tozzo campanile è documentato in epoca normanna. Una prima costruzione promossa dal vescovo Simone del Pozzo nel 1338, fungeva da torre di guardia.[34] Posta alla sinistra del prospetto, arretrata di circa 7 metri rispetto alla facciata, era alta oltre 70 metri.

La torre a base quadrata misurava circa 15 metri di lato. La sua storia è molto accidentata in quanto subirà diversi crolli e quindi molte riedificazioni. Nel 1662 fu ulteriormente innalzata per l'inserimento di un orologio e fu portata alla vertiginosa altezza di circa 100 metri. Ma l'11 gennaio del 1693, a causa del forte terremoto che investì la città, crollò, travolgendo anche la chiesa: sotto le sue macerie morirono oltre 7.000 fedeli raccolti in preghiera. Fu riedificata assieme alla chiesa dopo il terremoto del 1693, con alla sommità la campana maggiore fusa nel 1619 del diametro di 1.80, caduta dalla torre nel corso del terremoto ma rimasta integra, unitamente alla campana del popolo del 1505.

La cupola, posta sulla crociera, risale al 1802 su progetto di Carmelo Battaglia su commissione del vescovo Corrado Maria Deodato Moncada, è munita di colonne e ampi finestroni che illuminano l'interno. Tra il 1867 e il 1869 l'architetto Carmelo Sciuto Patti realizzò l'attuale campanile e la lanterna della cupola.[30]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

Le sopraelevazioni degli altari presenti in entrambe le navate, sono costituite da opere pittoriche caratterizzate da monumentali cornici in stile barocco di legno scolpito e dorato. La ricostruzione post terremoto del Val di Noto del 1693 determina l'uniformità degli stili e delle forme pur mantenendo un elevato carattere di magnificenza e opulenza. Pochi dipinti tra i capolavori esposti, hanno superato indenni il disastroso evento sismico, gran parte del patrimonio artistico attuale, in particolare il ciclo fiammingo, è dovuto al mecenatismo attuato da illuminati prelati.

  • Prima campata: Fonte battesimale. Fusto con vasca ottagonale in marmo rosso coperto da cupolino ligneo sormontato dall'Agnus Dei, sulla parete l'affresco raffigurante San Giovanni Battista e il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano, opera di Giovanni Tuccari del 1728. L'ambiente ricavato in una nicchia dal pavimento rialzato è delimitato da una artistica cancellata.
  • Seconda campata: Altare dedicato a Santa Febronia, dipinto Martirio di Santa Febronia, opera di Guglielmo Borremans del 1730 commissionata da Pietro Galletti in omaggio alla Patrona di Patti, cittadina precedente sede dell'apostolato del vescovo. Tutte le opere del pittore fiammingo sono realizzate durante il soggiorno catanese dell'artista nel 1730 per l'abbellimento del tempio nuovamente ricostruito. Di fronte all'altare, addossata ad uno dei dodici pilastri che separano la navata da quella centrale, è collocato il monumento funebre del musicista catanese Vincenzo Bellini la cui salma fu traslata il 23 ottobre 1876 dal cimitero parigino Père Lachaise. Le sculture realizzate in marmo di Carrara e bronzo sono opera di Giovanni Battista Tassara, la targa reca inciso l'incipit dell'aria de La sonnambula:[33]

« Ah! Non credea mirarti si presto estinto fiore… »

(Felice Romani)

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

  • Sul pilastro destro dell'arco trionfale fronte presbiterio è collocato il monumento sepolcrale del vescovo Michelangelo Bonadies.
  • Transetto occidentale destro è collocato il monumento funebre del vescovo artefice dell'ultima ricostruzione del luogo di culto monsignore Pietro Galletti. È il più sontuoso monumento della chiesa, realizzato in marmo, riccamente decorato e intarsiato. Presenta una peculiarità che lo accomuna a diverse altre opere presenti in cattedrale: il legame con le radici normanne di tutto l'impianto basilicale. Il quadro del "DIVO GIORGIO" ricorda il santo protettore delle tante battaglie per riconquista normanna dell'isola, le figure dei mori che reggono il sarcofago del monumento commemorativo rappresentano la sottomissione degli arabi all'opera di ricristianizzazione operata dal casato degli Altavilla. La cruenza di molteplici eventi si traduce nel tempo in duraturi periodi di pacifica e costruttiva convivenza che hanno lasciato impronta d'eccellenza in tutti i campi dello scibile umano. Il messaggio intrinseco odierno non è tanto il senso di oppressione, di dominio, di giogo che il particolare contesto storico d'inizio millennio ha attribuito, quanto il ruolo di base, sostegno, fondamento, pilastro, apporto, contributo che il contesto arabo ha arrecato nel meridione d'Italia.
  • Sul pilastro sinistro dell'arco trionfale fronte presbiterio è collocato il monumento sepolcrale del vescovo Francesco Antonio Carafa.
Monumentogalletticatania.png 2832 - Catania - Cattedrale - Tomba di Francesco Carafa + 1695 - Foto Giovanni Dall'Orto, 4-July 2008.jpg 3091 - Catania - Cattedrale - Tomba (1666) di Michelangelo Bonadies + 1686 - Foto Giovanni Dall'Orto, 4-July 2008.jpg 2834 - Catania - Cattedrale - Tomba di Juan Ruiz Villoslada (1555-1609) - Foto Giovanni Dall'Orto, 4-July 2008.jpg Catania BW 2012-10-06 11-39-53.JPG 3341 - Catania - Cattedrale - Tomba di Bonaventura Secusio + 1618 - Foto Giovanni Dall'Orto, 4-July 2008.jpg TombaDusmet.JPG 3055 - Catania - Cattedrale - Tomba di Juan Corrioner + 1592 - Foto Giovanni Dall'Orto, 4-July 2008.jpg 3044 - Catania - Cattedrale - Tomba di Innocenzo Massimo + 1633 - Foto Giovanni Dall'Orto, 4-July 2008.jpg
Pietro Galletti F. A. Carafa M. Bonadies Ruiz de Villoslada Emilio Ferrais B. Secusio G. B. Dusmet G. Corrionero I. Massimo

Cappella della Vergine[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso alla Cappella della Vergine o della Madonna del Rosario è delimitato da un portale marmoreo realizzato nel 1545 dallo scultore Giovan Battista Mazzolo altrimenti denominata Porta della Candelora.[39] Lo scultore carrarese esponente del rinascimento siciliano è presente col figlio Giandomenico Mazzolo o Mazzola con tre portali di cui uno esterno. Nel portale sono presenti scena di vita della Vergine, la lunetta sull'architrave raffigura l'Incoronazione della Vergine pertanto la Cappella della Madonna del Rosario è altrimenti citata come Cappella della Vergine dell'Incoronazione.

La sopraelevazione dell'altare illuminata da un'elegante monofora interna realizzata in pietra lavica, è costituita da un arco normanno sorretto da colonne con capitelli corinzi, custodisce la scultura marmorea della Vergine dell'Incoronazione. Il basamento dell'altare presente è stato trasferito nel 2000 dal presbiterio dell'abside maggiore. Nella parte superiore sono incastonate le figure degli Apostoli e scene sacre, nel prezioso paliotto marmoreo in altorilievo è raffigurata Sant'Agata contornata da putti aleggianti su nuvole. L'opera è commissionata da Corrado Maria Deodato Moncada nel 1805, realizzata su progetto dell'architetto Stefano Ittar e portata a compimento sotto l'episcopato del Cardinale Giuseppe Francica-Nava de Bontifè nel 1915.

Dopo gli Arabi le dinastie del regno di Sicilia seguono una linea di continuità attraverso i Normanni, Svevi, Aragonesi rappresentati attraverso le casate degli Altavilla, Hohenstaufen, Aragona, eccetto la parentesi Angioina. Il filo logico strettamente parentale che lega le varie famiglie nobiliari sono le figure del Gran Conte Ruggero, Federico II di Svevia e Federico III di Sicilia, rispettivamente il primo è bisnonno del secondo e questi, a sua volta, bisnonno del terzo.

Nel 1958 all'interno della cappella sono stati collocati i sarcofagi precedentemente incastonati sulle pareti del catino absidale al di sopra del coro ligneo, essi costituiscono rispettivamente i monumenti funerari di:

Il sarcofago tipo "Sidamara" di età romana,[40] custodisce i resti mortali di:[41][42][43][44][8]

Blasco II Alagona il juniore, sepoltura.[47]

Cappella del Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella del Santissimo Crocifisso[50] ospita un grande Crocifisso inserito in una nicchia reliquiario, contornato dalle statue della Madonna Addolorata e di San Giovanni. Sono presenti una Via Crucis e altri busti sacri. Sepolcro del vescovo Bonaventura Secusio patrocinatore del convento della chiesa di Sant'Agata la Vetere. L'ambiente ospitava la primitiva Cappella di San Silvestro.[51]

Sagrestia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1657 all'interno dell'ambiente si verificò un furioso incendio che distrusse gran parte dei reperti custoditi. Dell'archivio della chiesa, del capitolo e del vescovado si salvarono solo i documenti relativi i privilegi e le concessioni di Ruggero II, di Enrico VI, Federico II, Corrado IV e Manfredi.[52] Nel 1375c. il vescovo Marziale commissionò il bacolo pastorale in oro, argento e pietre preziose,[53] Pietro Galletti le preziose tappezzerie, paramenti e indumenti in seta.[54]

La ricostruzione fu patrocinata dal vescovo Michelangelo Bonadies, le strutture resistettero al terremoto del Val di Noto del 1693. Oggi custodisce un importante affresco raffigurante l'Eruzione dell'Etna del 1669,[8] opera del pittore Giacinto Platania.[54] È presente un armadio da sagrestia del XVIII secolo.

Abside destra - Cappella di Sant'Agata[modifica | modifica wikitesto]

Sant'Agata.

In fondo alla navata destra si apre la cappella più cara a tutti i catanesi,[55] autentico scrigno di tesori d'arte. Un'elaborata cancellata in ferro battuto, opera di Salvatore Sciuto Patti del 1926, protegge il maestoso ambiente dedicato a Sant'Agata.[8] In senso orario tre diverse espressioni artistiche (architettura, arte religiosa, statuaria funeraria), opere dell'artista messinese Antonello Freri, realizzate nel biennio 1495 - 1496.

  • Portale sacello: portale d'accesso alla «Cammaredda» realizzato nel 1495. Monumentale manufatto marmoreo concepito in epoca rinascimentale con influssi di stile catalano - aragonese con rilievi indorati. L'architettura presenta fusti di colonne con decorazione a foglie d'acanto, i rispettivi capitelli reggono mensole sulle quali poggia e si articola un elaborato architrave aggettante ornato da fregio con cherubini alati. Il vano sottostante, caratterizzato dalla volta a cassettoni, ospita il varco d'accesso al sacello protetto da una fitta cancellata sormontata da una raffigurazione della martire sorretta da putti e angeli. Nell'ordine superiore un'edicola fiancheggiata da vasi con fiori stilizzati, racchiude la nicchia contenente la statua della Santa a tutto tondo. Chiude la complessa composizione un lunettone raffigurante Dio Padre benedicente. Sulla parete sinistra appena dietro l'inferriata, coperta da una immagine del busto - reliquiario, è murata la lapide commemorativa l'eruzione dell'Etna del 1669. Completano l'arredo una serie di lampade votive, fra le quali, quella voluta dal vicerè di Sicilia Francisco Fernández de La Cueva, duca di Alburquerque.
  • 'A Cammaredda: locale realizzato chiudendo il passaggio interno per l'ingresso dei canonici nel coro. Il vano custodisce le reliquie.
    • Busto - reliquiario: opera dell'artista senese Giovanni di Bartolo eseguito a Limoges negli anni a cavallo il 1373 e il 1376.
    • Scrigno: grande cassa d'argento sbalzato e cesellato, opera di argentieri catanesi fra i quali si annovera Vincenzo Archifel e il figlio Antonio, Paolo Guarna, realizzato nel XV - XVI secolo, all'interno sono riposte le teche contenenti le diverse parti del corpo della Santa. Lo scrigno custodisce anche il famoso velo indossato da Agata.
  • Retablo: Altare di Sant'Agata. L'elevazione marmorea su più ordini, presenta sotto la mensa un bassorilievo raffigurante Sant'Agata realizzato all'interno di una corona fitomorfe sorretta da angeli, ai lati le scene di martirio subiti: l'Asportazione della mammella e il Supplizio dei carboni ardenti. Alle estremità, retti da puttini, sono presenti lo stemma papale con triregno e le insegne cardinalizie con galero e fioccature di nappe. Il tabernacolo è chiuso da sportello argenteo raffigurante l'Agnus Dei delimitato da pannelli con angeli adoranti, fanno corona scene che descrivono il rientro delle sacre spoglie da Costantinopoli. Sulla fascia superiore in sei differenti scomparti, altrettanti angeli presentano i simboli della Passione di Cristo. Il trittico centrale dell'elevazione, ripartito in nicchie, presenta nello scomparto mediano la mandorla riproducente Gesù incorona Sant'Agata presentata dalla Vergine Maria fra putti festanti, ai lati gli apostoli San Pietro e San Paolo. Sulle mensole delle colonnine gli evangelisti Luca, Giovanni, Marco, Matteo, statuette con simbolo allegorico a tutto tondo collocate con sfondo, il cornicione sommitale, ove si alternano agli stemmi della città di Catania e della regnante Casa d'Aragona.[33] Completano la decorazione delle pareti due affreschi seicenteschi che rappresentano Santa Lucia in preghiera sulla tomba della martire catanese e la Vergine Digna incoraggiata al martirio da Sant'Agata corredati da estesi cartigli esplicativi. Nella calotta absidale sovrasta la monofora, la replica dell'Incoronazione di Sant'Agata, opera di Giovanni Battista Corradini del 1628.
  • Sepolcro Acuña: monumento funebre. Sepoltura di Fernando de Acuña y de Herrera, conte di Buendía † 2 dicembre 1494. L'opera fu voluta da Donna Maria d'Avila, per ricordare il marito grande devoto della martire Agata, scomparso prematuramente. Due alti plinti fanno da base alle colonne sostenute da due leoncini recanti gli stemmi gentilizi degli Acuña e degli Ávila. I fusti presentano una decorazione a foglie d'acanto, le lesene parietali motivi a candelabra, il vano della parete è occupato da un drappo a baldacchino sorretto da putti con le insegne di Casa d'Aragona e il cristogramma su raggiera. Sull'architrave dell'elevazione sono rappresentati a bassorilievo il Cristo e gli Apostoli, la volta dell'ambiente presenta la decorazione a cassettoni, chiude come coronamento una ghirlanda sorretta da angeli sulla quale è scolpito un monogramma, sormonta lo scudo sommitale una statuetta allegoria della Giustizia. La scultura mostra il viceré vestito di armatura, in ginocchio orante dinanzi ad un leggio drappeggiato di stoffe, su cui sta aperto il libro delle preghiere, adiacente a lui è un paggio col grande scudo che gli ricopre quasi tutta la persona. Un'iscrizione recita: "HOC OPUS ET SEPVLCRVM ILLVDHIVSTRIS DONNI - FERDINANDI DEACVNA PRO REGIS SICILIE MANDAVIT - FIERI EIVS CHARISSIMA VXOR DONA MARIA DE AVILA - ANNO DOM. M. CCCCLXXXXV", e la dicitura autografa "OPVS ANTONI DEFRERI MESSENESIS".

Ai lati dell'altare i monumenti settecenteschi del cardinale Camillo Astalli-Pamphilj e del vescovo Andrea Riggio.[55]

Abside - Altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

L'abside e il presbiterio.

Oltre la crociera, la navata centrale termina con una profonda abside normanna, coperta con volta a botte ogivale e terminante con una parete semicircolare. Mentre esternamente essa presenta ancora l'antico paramento murario in pietra lavica dell'Etna, all'interno è decorata da un ciclo di affreschi opera del pittore romano Giovanni Battista Corradini commissionati da Innocenzo Massimo e risalenti al 1628;[56] l'opera è incentrata sui santi patroni della città di Catania, nei quadroni del catino absidale San Berillo, Sant'Euplio, Santo Stefano protomartire (raffigurato con Ponziano, Fabiano e Cornelio) e Sant'Agata, la cui "Incoronazione" è raffigurata al centro della calotta absidale. Testimonianze dell'epoca normanna sono le due colonne che sorreggono l'arco absidale e la monofora ogivale, chiusa da una vetrata moderna e posta in posizione centrale.[33]

All'interno dell'abside trova luogo il presbiterio, preceduto da una rampa di scale che lo delimita sulla parte anteriore; esso ospita, in posizione avanzata, i moderni altare maggiore e ambone, realizzati nel 2000; l'antico altare neoclassico in marmi policromi si trova nella Cappella della Madonna del Rosario con accesso nel transetto di destra. Lungo le pareti dell'abside, invece, si trova il pregevole coro ligneo barocco, realizzato dallo scultore napoletano Scipione di Guido alla fine del XVI secolo, comprendente anche la cattedra all'estremità destra, il cui ordine superiore è costituito da 34 stalli.[30] Negli stalli in bassorilievo sono riprodotte scene raffiguranti la vita, il martirio di Sant'Agata e i momenti della traslazione delle reliquie da Costantinopoli a Catania.[57] Opera commissionata dal vescovo Giovanni Corrionero e perfezionata da Giandomenico Rebiba.

L'attuale altare in bronzo "versus populum" commissionato dal vescovo Luigi Bommarito allo scultore Dino Cunsolo insieme all'ambone e al porta cero pasquale, sostituisce il primitivo altare collocato attualmente nella "Cappella della Vergine" del transetto destro.

Abside sinistra - Cappella del Santissimo Sacramento[modifica | modifica wikitesto]

Cappella privata della nobile famiglia GravinaCruyllas, le lapidi alle pareti e sul pavimento ai piedi dell'altare indicano la sepoltura di alcuni suoi componenti. Già primitiva Cappella di San Benedetto[19] con interventi operati da Bonaventura Secusio.[37]

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Organo della cattedrale di Sant'Agata a Catania.
L'organo dopo il restauro il giorno dell'inaugurazione, 20 novembre 2014

La controfacciata della navata centrale è caratterizzata dalla presenza della cantoria in stile neoclassica realizzata nel 1926 su progetto di Carmelo Sciuto Patti; essa ospita l’organo monumentale.

Quest'ultimo venne commissionato dal cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet all'organaro francese Nicolas Théodore Jaquot nel 1877; una volta terminato, lo strumento venne posizionato nell'abside centrale, alle spalle dell'altare maggiore. Nel 1926, in seguito alla riorganizzazione dell'area absidale, venne costruita la cantoria in controfacciata e su di essa lì venne trasferito l'organo a spese del cardinale Francica Nava; in tale occasione, venne realizzata una nuova cassa dall'artista Giambattista Sangiorgio e lo strumento venne ampliato dalla ditta organaria Laudani e Giudici. Muto per decenni, nel 2012 è iniziato un importante intervento di restauro ad opera della ditta organaria Mascioni, terminato nel 2014.[58]

Lo strumento è a trasmissione meccanica con sistema elettronico di assistenza per le combinazioni; la sua consolle dispone di tre tastiere di 58 note ciascuna e pedaliera di 30 note.[59]

Monastero[modifica | modifica wikitesto]

Resti monastero benedettino.

Il monastero dell'Ordine benedettino fu edificato tra il muro meridionale del tempio e la cinta fortificata in seguito all'insediamento dell'abate Angerio primo vescovo. Nel 1338 Simone del Pozzo finanziò le spese per l'espansione e l'attrezzaggio del porto appena fuori Porta della Marina, in seguito rinominata Porta Uzeda.[60] Nel 1375c. il vescovo Marziale riparò il peristilio e il monastero.[61][62]

Nel XVI secolo il monastero cessa dignità, ai monaci subentrano i canonici, il capitolo e i cappellani[63] del clero secolare.

Nel 1614 il seminario dei Chierici[27] patrocinato dall'arcivescovo Bonaventura Secusio è documentato posto dinanzi alla Loggia Senatoria. In seguito al terremoto del 1693 furono riedificati il battistero, il seminario dei Chierici[27] posto dinanzi la Loggia Senatoria perfezionato nella forma attuale, e il palazzo vescovile.[64]

Palazzo vescovile[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio con ingresso su via Vittorio Emanuele II dietro le absidi della cattedrale, presenta un lungo prospetto sulla marina e quello breve su via Porticello.

Fondato insieme alla cattedrale nell'XI secolo, fu ingrandito nel XVI secolo con la realizzazione dei bastioni a difesa della Marina. Con la ricostruzione post terremoto si distingue in Vescovado sede del recente Museo dell'Arcivescovado, la Casa del Fercolo, la Porta Uzeda (1672) che raccorda le due ali del Seminario dei Chierici sede del Museo diocesano di Catania.

Seminario dei Chierici[modifica | modifica wikitesto]

Sede del Museo diocesano di Catania

Loggia Senatoria[modifica | modifica wikitesto]

Al presente è denominato Palazzo degli Elefanti.

Cimitero dei monaci[modifica | modifica wikitesto]

Il cimitero dei monaci è documentato ad oriente posto dietro le absidi del tempio.[19] Il vescovo Moncada perfezionò la galleria in marmo del cimitero.[65]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Quando nel 1232 la città di Catania aderì ad una rivolta anti-sveva, che aveva unito diverse città siciliane, Federico II di Svevia, re di Sicilia, venne appositamente con un poderoso esercito per punire la città rivoltosa. Secondo la tradizione, re Federico, infuriato, ordinò di distruggere la città e di uccidere tutti i suoi abitanti, ma revocò l'ordine e si pentì del suo intento quando, assistendo ad una messa in cattedrale, lesse la frase miracolosamente apparsa sul suo breviario "Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est"[66].

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Il poeta Mario Rapisardi ha dedicato la poesia Vespro d'autunno alla campana della cattedrale di Catania:[67]

« O sacra campana del Duomo/ Che al vespro d'autunno con lenti/ Rintocchi sui vènti lamènti/ L'audace miseria dell'uomo,/ Nell'ombra solinga raccolto/ Feconda di mesti pensieri,/ Dolente dell'oggi, del jeri,/ Intènto al domani, io t'ascolto./ La fine del pallido giorno/ Lamenta, o campana romita:/ Io canto dell'alba il ritorno,/ L'amor, la giustizia, la vita. »

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Basilica Cattedrale Sant'Agata V. e M. - Vic. I, su diocesi.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2015).
  2. ^ Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", Volume primo, Palermo, Reale Stamperia, 1800, p. 154. URL consultato il 22 ottobre 2015.
  3. ^ Francesco Ferrara, pp. 520 e ss.
  4. ^ (EN) Basilicas in Italy, in catholic.org. URL consultato il 22 ottobre 2015.
  5. ^ a b c Francesco Ferrara, pp. 520
  6. ^ Pagina 174, Tommaso Fazello, "Della Storia di Sicilia - Deche Due" [1], Volume uno, Palermo, Giuseppe Assenzio - Traduzione in lingua toscana, 1817.
  7. ^ Vincenzo Cordaro Clarenza, pp. 237 e 238
  8. ^ a b c d e f g h i Giovanna Power, pag. 53
  9. ^ Francesco Ferrara, pp. 273 e 274
  10. ^ Vincenzo Cordaro Clarenza, pp. 46
  11. ^ Francesco Ferrara, pp. 36 e 37
  12. ^ Tommaso Fazello, pp. 180 e 181
  13. ^ Francesco Ferrara, pp. 38
  14. ^ Francesco Ferrara, pp. 533
  15. ^ a b Francesco Ferrara, pp. 521
  16. ^ Pagina 367, Antonino Mongitore, "Della Sicilia ricercata" [2], Arnaldo Forni editore, Volume due, Palermo, ristampa 1742 - 1743.
  17. ^ Vincenzo Cordaro Clarenza, pp. 218
  18. ^ Francesco Ferrara, pp. 533
  19. ^ a b c Francesco Ferrara, pp. 523
  20. ^ Francesco Ferrara, pp. 191
  21. ^ Francesco Ferrara, pp. 525
  22. ^ a b Fasi costruttive, su cattedralecatania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  23. ^ a b c d Francesco Ferrara, pp. 522
  24. ^ Taluni ritengono si trattasse dell'anfiteatro romano, ipotesi tuttavia da scartare vista la notevole distanza tra i due edifici nel Medioevo. Viene maggiormente preferita l'ipotesi della provenienza dalle suddette Terme di Achille, considerato che su di esse venne impiantato il cantiere della chiesa.
  25. ^ L'Anfiteatro, su comune.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  26. ^ a b c Francesco Ferrara, pp. 526
  27. ^ a b c Francesco Ferrara, pp. 153
  28. ^ Francesco Ferrara, pp. 527 e 537
  29. ^ M. Giuffrè, p. 144.
  30. ^ a b c La Cattedrale di Sant'Agata, su comune.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  31. ^ La tavola dell'Angelo, su comune.catania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  32. ^ Vedi l'immagine.
  33. ^ a b c d Visita virtuale della Cattedrale, su cattedralecatania.it. URL consultato il 21 giugno 2014.
  34. ^ Francesco Ferrara, pp. 190 e 191, 531
  35. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 764 e 765
  36. ^ Pagina 73, Gaetano Grano, Philipp Hackert, "Memorie de' pittori messinesi e degli esteri che in Messina fiorirono dal secolo XII sino al secolo XIX" [3], Messina, 1821
  37. ^ a b Francesco Ferrara, pp. 530
  38. ^ Francesco Ferrara, pp. 531
  39. ^ Francesco Ferrara, pp. 533
  40. ^ Vincenzo Tusa, I sarcofagi romani in Sicilia, 2ª ed., Roma, L'erma di Breitschneider, 1995 [1957], p. 14, ISBN 88-7062-895-7, SBN IT\ICCU\PAL\0041727.
  41. ^ Guido Libertini, Le Tombe dei Re di Sicilia tornate alla luce nella Cattedrale di Catania, in "A.S.S.O.", XLVIII, 1952, I-III, p. 247 ss.
  42. ^ Stefano Bottari, La Tomba di Costanza d'Aragona nella Cattedrale di Catania, in Catania, in "Rivista del Comune", gennaio 1953, p.30 ss.
  43. ^ Corrado Rubino, Gli “Aragonesi di Sicilia” riposano a Catania pochi lo sanno e poco visibili i loro sarcofagi, su lavocedellisola.it, N°4-5, 2011. URL consultato il 7 settembre 2014. (articolo originale)
  44. ^ Federico re di Trinacria, su messinacity.com. URL consultato il 7 settembre 2014.
  45. ^ La Tomba di Federico III re di Sicilia, su messinacity.com. URL consultato il 9 settembre 2014.
  46. ^ a b Francesco Ferrara, pp. 122
  47. ^ Vincenzo Cordaro Clarenza, pp. 111
  48. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 763
  49. ^ Francesco Ferrara, pp. 531 e 532
  50. ^ Francesco Ferrara, pp. 531, 532 e 533
  51. ^ Francesco Ferrara, pp. 524
  52. ^ Francesco Ferrara, pp. 533
  53. ^ Francesco Ferrara, pp. 144
  54. ^ a b Francesco Ferrara, pp. 534
  55. ^ a b Francesco Ferrara, pp. 528
  56. ^ Francesco Ferrara, pp. 527
  57. ^ Francesco Ferrara, pp. 524, 527 e 528
  58. ^ Dopo 20 anni la Cattedrale ritrova la voce: al via il restauro dell'organo a canne, su corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 10 aprile 2012. URL consultato il 21 giugno 2014.
  59. ^ Catania - Cattedrale di S. Agata, su mascioni-organs.com. URL consultato il 16 giugno 2014 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2015).
  60. ^ Francesco Ferrara, pp. 145
  61. ^ Francesco Ferrara, pp. 535
  62. ^ Francesco Ferrara, pp. 144
  63. ^ Francesco Ferrara, pp. 534
  64. ^ Francesco Ferrara, pp. 191 e 523
  65. ^ Francesco Ferrara, pp. 535
  66. ^ C. Coco, pp. 20-24.
  67. ^ Mario Rapisardi, Nuove foglie sparse, su rapisardi.altervista.org. URL consultato il 21 giugno 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàGND (DE7659352-6