Duomo di San Pietro (Modica)

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Duomo di San Pietro
Duomo San Pietro 01 Modica.jpg
La facciata
StatoItalia Italia
RegioneSicilia
LocalitàModica
Religionecattolica di rito romano
TitolarePietro apostolo
Diocesi Noto
ArchitettoRosario Boscarino, Mario Spada
Stile architettonicoBarocco siciliano
Inizio costruzione1301-1350 circa; 1697 (ricostruzione barocca)
Completamento1780

Coordinate: 36°51′38.57″N 14°45′38.61″E / 36.860714°N 14.760725°E36.860714; 14.760725

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
Città tardo barocche del Val di Noto
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Duomo di San Giorgio
Sicilia Modica3 tango7174.jpg
TipoCulturale
Criterio(i) (ii) (iv) (v)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal2002
Scheda UNESCO(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto
(FR) Scheda
Volta navata.

La basilica di San Pietro è un edificio religioso di Modica, in provincia di Ragusa, consacrato a san Pietro.[1][2]

Cenni al culto[modifica | modifica wikitesto]

Controfacciata, organo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Un documento del vescovo di Siracusa ne attesta l'esistenza in sito nel 1396, ma la data della sua prima edificazione è da collocarsi dal 1301 al 1350 circa, come attestato dallo storico secentesco Placido Carafa.

Luogo di culto perfezionato nel 1504.[3]

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Eretta in collegiata con bolla papale di Clemente VIII del 2 gennaio 1597, due secoli dopo per Decreto Regio di Carlo III di Borbone (1797), e in seguito a secolare disputa, è stata dichiarata chiesa madre al pari di San Giorgio, la chiesa "ufficiale" dei conti di Modica.

Danneggiata dal passare dei secoli e dalle frequenti scosse telluriche in quest'area ad alto rischio sismico, fu a più riprese ricostruita, ma alcuni elementi interni furono risparmiati dai crolli; si conserva ancora una cappella laterale dedicata all'Immacolata, che riporta la data del 1620 incisa sul cupolino, e che ha resistito anche al terremoto del 1693. I lavori di ricostruzione furono diretti da due capomastri locali, Rosario Boscarino di Modica e Mario Spada di Ragusa, potendo contare sulle cospicue rendite dei legati istituiti da due nobildonne, donna Petra Mazzara e donna Agata Caggia.

Contribuì alla ricostruzione del tempio la generosa elargizione di re Filippo IV,[4] che rinunciò a favore della chiesa al contributo annuale che la Contea versava al Real Patrimonio di Spagna.

Con l'autoproclamazione a chiesa madre del tempio dedicato a San Pietro, la chiesa "ufficiale" dei conti di Modica in quanto prossima al castello e in maggior misura finanziata dall'opulenta nobiltà modicana, ha inizio una acerrima e secolare disputa fra autorità capitolari sostenute dai fedeli e dai devoti delle contrapposte realtà parrocchiali.[5]

Scontri tra fazioni - sangiorgesi contro sanpietresi (Giorgesi e Pietresi) - che sfociavano spesso in scaramucce, intolleranti dispetti, determinata ignoranza e mancata osservanza di regole, sconfinamenti - anche durante i cortei processionali, futili motivi e pretesti che si tramutavano in provocazioni, non di rado concretizzandosi in fitte sassaiole, solenni bastonature collettive, mutui danneggiamenti, divieti di ogni genere. Giuseppe Pitrè riferisce di canzonature, epiteti volgari, insulti reciproci, coinvolgimento di bambini, minacce vicendevoli.[6]

A derimere le varie questioni canoniche o d'ordine pubblico erano chiamate a pronunciarsi di volta in volta sia la Consulta di Sicilia che la Curia Romana, senza trascurare i corsi e ricorsi che prolungavano all'infinito le diatribe legali.[7] Solo due secoli dopo per decreto regio di Carlo III di Borbone del 16 settembre 1797,[7] si pone fine alla prolungata questione, segnando fisicamente i confini territoriali, invitando chiunque a rispettare le disposizioni del sovrano.[8]

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è scandita da lesene decorate con conci nei plinti e bugnato lungo i fusti, è ripartita in due ordini per mezzo di un cornicione - marcapiano con inferriata. Nel primo si aprono i tre portali sormontati da timpani ad arco spezzato, quelli laterali hanno una decorazione intermedia con volute e sono sormontati da finestre rettangolari sovrastate da corone. Notevole è lo stemma col'iscrizione "MATER ECCLESIA" - la dicitura della discordia - che sovrasta il portale centrale. Il secondo ordine con finestra contornata da magnifica decorazione barocca, ospita quattro statue raffiguranti San Cataldo, sulle volute a ricciolo la Vergine Maria - verosimilmente nell'accezione dell'Immacolata e San Pietro, a destra Santa Rosalia. Nella stele intermedia del terzo ordine delimitata da archi spezzati, campeggia un fregio raffigurante Gesù Cristo in trionfo[9] su raggiera sormontato da volute, sfera, e croce apicale in ferro battuto.

Apostolato[modifica | modifica wikitesto]

Tre rampe di scalini raccordano con una scenografica gradinata la sede stradale di Corso Umberto I con il sagrato del tempio. Su piedistalli lungo il perimetro sono collocate le statue dei dodici apostoli, chiamati dal popolo "santoni", opere di Salvatore Ammatuna[9] e del suo discepolo Pietro Petracolo. Una prima serie di quattro (San Tommaso, San Matteo,[9] San Mattia, San Giacomo di Zebedeo[9]) si ergono lungo la cancellata ed ai lati del varco inferiore, due coppie delimitano i pianerottoli rispettivamente in cima al primo (San Bartolomeo, San Filippo) e al secondo ordine (San Giuda, San Simone), una teoria di quattro sculture ai bordi dello spiazzo superiore (Sant'Andrea, San Pietro,[9] San Paolo,[9] San Giovanni[9]) chiude l'affollata e monumentale rassegna, opere che si completano con quattro personaggi presenti nel prospetto.[10]

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Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa, a tre navate e con quattordici colonne con capitelli corinzi, è decorato, a partire dal pavimento, del 1864, con intarsi di marmo bianco, marmi policromi e pece nera, per finire con la volta, con affreschi, raffiguranti scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, sedici medaglioni dedicati ai Santi e ai Dottori della Chiesa (sull'asse mediano della navata centrale le seguenti raffigurazioni: la Fede, il Sacrificio di Abramo, la Speranza, la Scala di Giacobbe, la Carità, il Re David che compone i Salmi e le Opere buone), ciclo di pitture iniziato nel 1760 circa dal pittore locale Gian Battista Ragazzi con la collaborazione del figlio Stefano, e portati a termine intorno al 1780, probabilmente solo dal figlio.

Nella controfacciata è addossata la cantoria su pilastri con il monumentale organo, ai lati del portale due mausolei: quello di Giuseppe Campailla del 1858, e di don Carlo Interlandi del 1797.

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: Cappella delle Anime Purganti. Sull'altare è collocato il dipinto raffigurante la Santissima Trinità e le Anime Purganti.
  • Seconda campata: Cappella di San Liborio e San Leonardo. Sull'altare è collocato il dipinto raffigurante San Liborio e San Leonardo di Porto Maurizio, la statua raffigurante San Biagio, nell'ambiente è presente il dipinto Madonna delle Grazie del 1860, opera attribuita al pittore Raimondo Zaccaria.
  • Terza campata: Cappella di San Nicola di Bari (?). Sull'altare è collocato il dipinto raffigurante San Nicola di Bari del 1860 di recente attribuzione al pittore locale Raimondo Zaccaria.
  • Quarta campata: varco. Ingresso laterale destro. Dipinto.
  • Quinta campata: Cappella del Sacro Cuore di Gesù. Altare con nicchia decorati da notevole apparato plastico in stucco. Gruppo scultoreo raffigurante il Sacro Cuore di Gesù e Santa Margherita Maria Alacoque.
  • Sesta campata: Cappella di San Pietro. Altare con nicchia ospitante il gruppo statuario raffigurante San Pietro e il paralitico, opera in legno di quercia realizzata nel 1893 dallo scultore palermitano Benedetto Civiletti.

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Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: fonte battesimale. Sulla parete è collocato il dipinto raffigurante il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano, opera di Valente Assenza.
  • Seconda campata: Cappella del Cristo Morto. Nell'edicola è custodita la tela seicentesca di autore anonimo raffigurante Gesù che consegna le chiavi a San Pietro.
  • Terza campata: Cappella del transito di San Giuseppe. Nell'ambiente è custodito il dipinto raffigurante il Transito di San Giuseppe.
  • Quarta campata: varco, ingresso laterale sinistro. Nell'ambiente staziona la vara raffigurante Gesù flagellato alla colonna.
  • Quinta campata: Cappella delle Reliquie. L'urna reliquiaria in argento è datata 1643, presenta l'iconografia dei dodici apostoli che sono rappresentati in altorilievo sui quattro lati in nicchie incorniciate da lesene con cariatidi. Tra le reliquie quella del braccio di San Pietro Apostolo.[5][11]
  • Sesta campata: Cappella. Statua.

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Cappella Mazzara[modifica | modifica wikitesto]

Il primitivo ambiente corrisponde approssimativamente all'area di due campate contigue - la seconda e terza - adiacenti al fonte battesimale.

La chiesa è eretta coi donativi ed il testamento del 1666 di Petra Mazzara, della sorella Francesca e del fratello sacerdote don Giuseppe Mazzara. Cappella soggetta al patronato dei componenti della famiglia Mazzara. Nel perfezionamento attuale l'ambiente consiste di quattro altari in stile barocco, manufatti realizzati tra il 1665 e il 1670.

  • Giuseppe Mazzara ( † 1639), sacerdote, patrocinatore, finanziatore, gestore e procuratore, dispone la sepoltura subordinata al perfezionamento della cappella col dipinto raffigurante il Transito di San Giuseppe.[12]
  • Francesca Mazzara ( † 1635),[12] moglie di Francesco Echebelz ( † 1634), cavaliere gerosolimitano, Mastro Giurato, Mastro Portulano, Mastro Razionale e Conservatore della Contea. Quest'ultimo è sepolto nella cappella.
  • Petra Mazzara ( † 1666),[12] moglie del barone Giovanni Pipi, barone di Stallaini e del Fullo. Sepoltura indicata da targa commemorativa sul pilastro destro della terza cappella.

Addossata al pilastro esterno destro la Signora del Soccorso o Madonna della mazza, statua marmorea del 1507, opera proveniente dalla primitiva chiesa di Santa Maria del Soccorso all'antica chiesa di Santa Maria del Soccorso. Con la demolizione di quest'ultima avvenuta nel 1927, il manufatto è pervenuto nella chiesa dei SS. Maria e Gesù del Collegio Gesuitico, infine in San Pietro. La scultura presenta una stretta somiglianza[13] con l'analoga opera dello scultore Giorgio da Milano, detto Il Brigno, presente nella cattedrale di San Nicola di Bari di Termini Imerese (un'altra Madonna col Bambino, datata 1497, molto simile nel panneggio a quella di Modica, sempre dello stesso scultore, si trova nella chiesa di Santa Caterina[14] a Naro, col titolo di Madonna delle Grazie[15]). La statua ora in San Pietro è proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Soccorso, dove a sua volta era stata portata dalla vecchia chiesa dallo stesso nome distrutta nel 1927 per costruire l'istituto magistrale. Giorgio Brigno da Milano, considerato dal Pitruzzella uno dei migliori artisti del rinascimento siciliano, lavorava a Palermo nella bottega di Domenico Gagini.

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Transetto[modifica | modifica wikitesto]

  • Absidiola destra: Cappella del Santissimo Sacramento.
    • Braccio destro transetto: Cappella del Santissimo Crocifisso. Crocifisso opera di Salvatore Ammatuna.
  • Absidiola sinistra: Cappella della Pietà.
    • Braccio sinistro transetto: Cappella di San Giuseppe.

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Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

L'abside - caratterizzato da prospettiva concava - è scandito da colonne doriche con capitelli corinzi e ricchissimo cornicione. La ripartizione comprende una grande edicola intermedia e due nicchie lievemente sfalsate, al centro troneggia la statua lignea policroma raffigurante l'Immacolata, ai lati le statue degli apostoli San Pietro e San Paolo. Tutte e tre le sculture sono opere dell'artista napoletano Pietro Padula che le realizzò tra il 1773 e il 1775. Ai lati due quadroni: a sinistra quello raffigurante la Pesca miracolosa, a destra la Crocifissione di San Pietro, opere di Valente Assenza.

Nel 1588 l'ambiente è patrocinio di don Giovanni Enriquez de Cabrera, Governatore generale della Contea, Capitano d'armi della Contea e della Nuova Terra di Avola e di Spaccaforno.

Il lampadario centrale, che incombeva sull'altare maggiore, era un notevole lavoro di vetreria proveniente da Murano, ma è ora in attesa di essere rimpiazzato dopo essersi distrutto precipitando al suolo nel marzo 2011.

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Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

Pulpito.
  • 1763, Vergine con l'Arcangelo Michele e San Francesco di Paola, dipinto, opera del modicano Stefano Ragazzi.
  • 1470c., Santa Maria di Trapani, statua marmorea, opera attribuita ad esponente della bottega di Francesco Laurana proveniente dalla chiesa di Santa Maria di Trapani.
  • XX secolo, Crocifissione, opera del canonico Orazio Spadaro (1880 - 1959) documentata i sacrestia.
  • XX secolo, Monsignor Antonino Morana e Monsignor Blandino, ritratti di prelati, opere di Enrico Maltese (1862 - 1920) documentate in sacrestia.

Organo[modifica | modifica wikitesto]

L'organo monumentale, opera dei fratelli Polizzi ed inaugurato nel 1924, è composto da 1800 canne, 35 registri e due tastiere.

Confraternite[modifica | modifica wikitesto]

Sodalizi documentati:[3]

  • Congregazione di Santa Maria Immacolata.[16]

Chiese inferiori soggette o chiese sacramentali coadiutrici:[17]

  • Chiesa del Santissimo Salvatore.
  • Chiesa di Santa Maria del Soccorso.
  • Chiesa di San Paolo Apostolo.

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • 29 giugno, "Festa di San Pietro Apostolo", evento processionale documentato.[2]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Placido Carrafa, pp. 68.
  2. ^ a b c Giuseppe Pitrè, pp. 309.
  3. ^ a b Placido Carrafa, pp. 71.
  4. ^ Placido Carrafa, pp. 108.
  5. ^ a b Placido Carrafa, pp. 72.
  6. ^ Giuseppe Pitrè, pp. XLIX.
  7. ^ a b Giuseppe Pitrè, pp. 311.
  8. ^ Placido Carrafa, pp. 119 e 120.
  9. ^ a b c d e f g Placido Carrafa, pp. 172.
  10. ^ Il personaggio Giuda Iscariota è sostituito dall'apostolo Paolo, l'iscrizione deteriorata della figura sinistra del varco rende dubbia la statua raffigurante Matteo il pubblicano o Giacomo d'Alfeo.
  11. ^ Placido Carrafa, pp. 69.
  12. ^ a b c Pagine 500 e 501, Giovanni Francesco Abela, "Della descrittione di Malta isola nel mare siciliano con le sue antichità ed altre notizie" [1], Paolo Bonacota, Malta, 1647.
  13. ^ Franco Libero Belgiorno. Modica e le sue Chiese
  14. ^ La Madonna delle Grazie di Giorgio da Milano in Naro (AG)
  15. ^ Madonna delle Grazie di Giorgio da Milano in Naro, simile alla Madonna della mazza in Modica
  16. ^ Placido Carrafa, pp. 124.
  17. ^ Placido Carrafa, pp. 74.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]