Giandomenico Rebiba

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Giandomenico Rebiba
vescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricoperti Vescovo di Ortona (1570-1595)
Vescovo di Catania (1595-1604)
Nato XVI secolo a San Marco d'Alunzio
Nominato vescovo 8 novembre 1570 da papa Pio V
Consacrato vescovo 19 novembre 1570 dal cardinale Scipione Rebiba
Deceduto 6 febbraio 1604 a Catania

Giandomenico Rebiba (San Marco d'Alunzio, XVI secoloCatania, 6 febbraio 1604[1]) è stato un vescovo cattolico italiano, nipote del cardinale Scipione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

A soli tre mesi dal sacerdozio fu eletto vescovo di Ortona nel 1570, allorché papa Pio V ne ripristinò il seggio episcopale. Ebbe luogo sotto di lui l'incorporazione della badia e del feudo di Treglio al vescovado di Ortona (fino al 1604 interessò anche Campli). Suo fratello Prospero Rebiba, patriarca titolare di Costantinopoli, più tardi, in Sicilia, fu eletto vescovo di Catania da Clemente VIII[2], ma essendo morto prima di giungere nella sede siciliana (1593), successe Giandomenico, il quale fu traslato soltanto il 24 gennaio del 1596. Durante il suo ufficio, fino al 6 febbraio del 1604, si accese presso la Santa Sede la causa intorno alla patria di Sant'Agata il cui esito fu a discapito dei palermitani. Povero di risorse materiali venne aiutato da Filippo II di Spagna che gli donò 3000 onze annue in perpetuo.[3]

Fu il probabile committente del dipinto sul Martirio di Sant'Agata (1605) di Filippo Paladini per la cattedrale di Catania.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo il Villabianca (Della Sicilia nobile. Appendice, p. 120), nella nota 19 al cap. IV del lib. IX di Fazello, dec. 1, fo. 390, lo storico abate Amico annotò che il vescovo fosse nativo di Piazza Armerina. Probabilmente alla luce di quanto riportato da padre Giovanni Paolo Chiarandà, gesuita, autore del testo "Piazza, città di Sicilia, antica, nuova, sacra e nobile" (Messina, 1654), che riportava, fra l'altro, un elogio presente all'epoca, all'interno della Cattedrale di Catania: D.O.M. Illustrissimi ac Reverendissimi Domini D. Joannis Ribiba Ortonensis, moxque hujus Clarissimae Urbis Catanae Praesulis dignissimi, nec non Romani Pontificis Assistentis, hoc marmore corpus exanime tegitur. An. 1604, 2. Ind., die. 6 Februarii.
  2. ^ Rocco Pirri, Sicilia sacra..., a c. di A. Mongitore - V.M. Amico, 1733, p. 557.
  3. ^ Un documento riportato dal Policastro riguarda il pagamento di otto musici « in sino al tempo della sua morte in virtù di mand.te e senza non ostante p. la visita non sia stato ordinato essendo che ne risulti il decoro della Chiesa e Cappella di S.M. e servitio del Culto Divino in detta Cappella ». Cfr. Guglielmo Policastro, La musica ecclesiastica in Catania sotto i Benedettini (1091-1565), «Rivista Musicale Italiana», 52 (1950), p.123.
  4. ^ Francesco Ferrara, Storia di Catania..., Catania, 1829, p. 527; Carmelo La Farina, Memorie del dipintor da Firenze Filippo Paladini (1836), ora in id., Intorno alle Belle Arti..., Messina, 2004, p. 181.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]