Orto botanico di Catania

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Orto botanico di Catania
Orto botanico di Catania 101145.jpg
Ingresso principale
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàCatania
Indirizzovia Etnea 397
Caratteristiche
TipoBotanica
FondatoriFrancesco Tornabene Roccaforte
Apertura1858
Sito web

Coordinate: 37°30′56.66″N 15°05′00.87″E / 37.515739°N 15.083576°E37.515739; 15.083576

L'orto botanico di Catania è un giardino botanico diretto dal Dipartimento di scienze biologiche, geologiche e ambientali dell'Università di Catania[1].

L'orto botanico è un'istituzione membro del Botanic Gardens Conservation International, con il codice d'identificazione internazionale CAT[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione dell'orto botanico di Catania si deve al monaco bibliotecario benedettino Francesco Tornabene Roccaforte che, nominato titolare della cattedra di Botanica nel 1843, ottenne dalla Deputazione della Regia Università di Catania, un terreno da destinare a tale scopo. L'orto botanico universitario venne inaugurato nel 1858 ed oggi si estende su una superficie di circa 16.000 m² a 75 m s.l.m., su suoli in parte di origine vulcanica (lave di epoca romana) e in parte alluvionali.

Cronologia dei prefetti[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Un angolo dell'Hortus Siculus

L'area è suddivisa in Hortus Generalis (13.000 m²), caratterizzato dalla presenza di piante esotiche, ed Hortus Siculus (3000 m²), destinato alla coltivazione di specie spontanee siciliane.

L’Hortus Generalis, in stile formale o all'italiana, è diviso da viali ortogonali in ventidue settori geometrici delimitati da larghi gradini in pietra calcarea da taglio; la regolarità delle forme è accentuata dalla presenza di tre vasche circolari, utilizzate per la coltivazione delle piante acquatiche.

L'edificio monumentale è stato realizzato in stile neoclassico dall'architetto Di Stefano con eleganti colonne ioniche e soffitti a cassettoni. Alle rigorose linee architettoniche fanno da contrappunto due maestose Dracaena draco, comunemente note come albero del drago. Nell’Hortus Generalis si possono inoltre ammirare la ricca collezione di palme e l'affascinante settore delle piante succulente.

Il Tepidarium (grande serra) custodisce oggi oltre 160 specie vegetali tra piante ornamentali e di interesse alimentare come quella del caffè e della papaia. La vasca centrale ospita le delicate ninfee. La grande serra, voluta dallo stesso Tornabene, fu realizzata in ferro e cristalli ad imitazione della Serra Carolina dell'orto botanico di Palermo. All'indomani delle seconda guerra mondiale venne demolita (1958) a causa dei forti danni subiti durante i bombardamenti. È stata recentemente ricostruita, con la medesima struttura architettonica dell'originaria e inaugurata nel 2008. In prossimità del Tepidario si trovano due piccole serre destinate alla coltivazione delle piante succulente.

L’Hortus Siculus, con la sua collezione di piante spontanee dell'isola, rappresenta un'oasi di tutela e conservazione di specie rare e a rischio di estinzione come la Zelkova sicula. In aree diversificate sono stati riprodotti alcuni ambienti tipici mediterranei (ambiente dunale, roccaglie, ambienti umidi, bosco, macchia) che ripropongono in piccola scala il paesaggio siciliano. Fu realizzato nel 1865, grazie al lascito del catanese Mario Coltraro, che espresse la volontà di adibire l'area donata per la coltivazione delle specie della flora spontanea isolana. Da allora non è stata possibile alcuna ulteriore espansione del giardino scientifico a causa del rapido sviluppo della città.

Collezioni[modifica | modifica wikitesto]

La collezione di piante succulente

Le principali collezioni dell'orto sono le seguenti:

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Pavone; Cristina Salmeri; Donatella Polizza Piazza, L'orto botanico di Catania, Catania, Giuseppe Maimone Editore, 2006, pp. 168, ISBN 978-88-7751-243-7.
  • Pietro Pavone, Piante esotiche nell'orto botanico di Catania, Catania, Giuseppe Maimone Editore, 2010, pp. 136, ISBN 978-88-7751-317-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]