Santuario di Santa Maria della Stella (Militello in Val di Catania)

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Santuario di Santa Maria della Stella
S. Maria della Stella (XVIII sec.).JPG
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàMilitello in Val di Catania-Stemma.png Militello in Val di Catania
ReligioneCattolica
Diocesi Caltagirone
ArchitettoGiuseppe Ferrara
Stile architettonicoBarocco del Val di Noto
Inizio costruzione1722
Completamentoseconda metà XVIII secolo
UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)
(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
Madonna della Stella (sec. XVII). Militello.jpg
Tipoarchitettonico
CriterioC (i) (ii) (iv) (v)
Pericolono
Riconosciuto dal2002
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda
Sarcofago di Blasco II Barresi.
Cristo alla colonna, Gaetano Frazzetto.

La chiesa santuario di Santa Maria della Stella è un luogo di culto ubicato a Militello in Val di Catania.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca normanno - aragonese - spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Epoca borbonica[modifica | modifica wikitesto]

Edificata a partire dal 1722, in sostituzione dell'antica chiesa di Santa Maria della Stella distrutta dal terremoto del Val di Noto del 1693, fu aperta al culto nel 1741. Durante il lungo frangente post - terremoto, la parrocchia trovò sede provvisoria presso la chiesa di San Pietro, successivamente nella chiesa di Sant'Antonio di Padova, poi nella chiesa di Sant'Antonio Abate.

La costruzione dedicata alla Madonna della Stella, patrona principale della città, è collocata in cima ad una scenografica scalinata e presenta un'armoniosa facciata barocca ricca di intagli affiancata da una poderosa torre campanaria. Il disegno del prospetto si deve all'architetto Giuseppe Ferrara da Palazzolo Acreide, attivo nel Val di Noto negli anni del dopo terremoto, i pregevoli stucchi settecenteschi che decorano l'interno sono invece dell'agrigentino Onofrio Russo, allievo del celebre Giacomo Serpotta. Gli eleganti pilastri e le arcate interne presentano lo stesso profilo di quelli della coeva chiesa del Santissimo Crocifisso di Noto.

  • Terremoto della Calabria meridionale del 1783: la festa patronale di quell'anno fu resa particolarmente solenne, arricchendola di splendide manifestazioni religiose e d'intrattenimento, per ringraziamento alla Vergine di aver preservato la città dalla furia distruttrice del sisma.
  • Terremoto di Messina del 1908: il tempio fu temporaneamente chiuso al culto. La sede parrocchiale ospitata dapprima presso la chiesa del Santissimo Sacramento al Circolo, quindi nella chiesa di San Domenico. L'edificio fu riparato a partire dal 1909.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1929 accanto alla chiesa sorse la canonica, ricavata dall'abbattimento della chiesa di Sant'Antonio Abate.

  • 11 ottobre 1969, con decreto di Carmelo Canzonieri, vescovo di Caltagirone, la basilica è elevata alla dignità di santuario mariano.

Dopo il sisma del 13 dicembre 1990, altrimenti noto come terremoto di Santa Lucia, la chiesa è stata sottoposta a lunghi lavori di consolidamento strutturale e restauri.

Il 28 giugno 2002 il monumento è stato inserito da parte dell'UNESCO come patrimonio dell'umanità nella prestigiosa World Heritage List.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

[1]

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: Cappella di Sant'Anna. Altare di Sant'Anna, ambiente definito per atto di devozione della famiglia Jatrini. Nelle adiacenze la porticina varco d'accesso alla canonica.
  • Seconda campata: Cappella di San Gaetano. Altare di San Gaetano da Thiene, manufatto proveniente dalla chiesa di San Domenico, la tela è opera del sacerdote Antonino Scirè. Ambiente definito per atto di devozione della famiglia Reforgiato.
  • Terza campata: Cappella dell'Assunta. Nell'edicola è collocata l'Apoteosi di Maria raffigurata tra angeli, affresco realizzato da Giuseppe Barone. Le strutture in marmo policromo provengono dalla chiesa di San Domenico, manufatti ove costituivano l'altare maggiore.
  • Quarta campata: Cappella della Maddalena Penitente. Ambiente definito per atto di devozione della famiglia Baldanza caratterizzato dal monumento funebre di Carlo Barresi ritratto in ginocchio.
  • Quinta campata: Cappella della Natività. Sulla parete è incastonata la Natività in ceramica invetriata, capolavoro di Andrea Della Robbia, opera proveniente da Santa Maria la Vetere. La pala d'altare fu acquistata da Antonio Piero Barresi, signore di Militello, nel giugno del 1487. Il manufatto costò 101 fiorini, di cui 31 costituirono le spede per la spedizione dal porto di Livorno, trasporto effettuato dalla compagnia Strozzi.

Nel bassorilievo, fra lesene con decorazioni a candelabra è raffigurata la capanna di Betlemme, in alto schiere di angeli musici recanti un cartiglio con l'iscrizione "Nuntio vobis gaudium magnum", messaggio rivolto ai pastori. Dentro la capanna è ritratta la Sacra Famiglia adorante il Bambinello, in alto altri angeli con il cartiglio recante la scritta "Gloria in excelsis Deo" e un pastore col suo fardello. Il registro superiore è costituito da lunetta con il Padreterno che regge il libro dove figurano le lettere "Α e Ω", personaggio raffigurato fra angeli adoranti e schiere di putti osannanti. Nel registro inferiore o predella è raffigurato Gesù Risorto ritratto fra Maria e i dodici Apostoli. Tutta la pala in origine era toccata d'oro zecchino, di cui adesso si notano solo tracce annerite. Dalla comparazione delle opere della stessa bottega si evince che il manufatto di Militello costituisce il capolavoro più animato e affollato in termini di personaggi presenti della peculiare produzione toscana.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: L'ambiente adibito a battistero ospita il fonte battesimale sovrastato dal dipinto di Giacinto Platania raffigurante il Battesimo di Gesù.
  • Seconda campata: Cappella di San Giovanni di Dio. Il manufatto marmoreo proviene dalla chiesa di Sant'Antonio Abate. L'ambiente ospita il monumento funebre del marchese di Militello don Vincenzo Barresi, primo marchese di Militello, opera del 1567.
  • Terza campata: varco laterale sinistro. Il portale proviene verosimilmente dalla chiesa di Santa Maria la Vetere, reca nella parte esterna la data del 1506. In questo ambiente è documentato il sepolcro mutilo di Blasco II Barresi del XV secolo. Il personaggio è raffigurato in armatura militare secondo gli stilemi gagineschi: capo appoggiato sul ricco cuscino, spada mantenuta lungo gli arti inferiori, i piedi accostati al fido cane accucciato in atteggiamento dormiente. Nella lastra frontale del sarcofago sormontata dalla figura giacente, l'episodio biblico dell'Annunciazione riprodotta in due riquadri, delimita lo stemma familiare collocato in centro.
  • Quarta campata: Cappella dell'Ecce Homo. L'ambiente ospita la nicchia contenente il Cristo flagellato o Cristo alla colonna dello scultore militellese Gaetano Frazzetto,[1] opera in legno e canapa del XVII secolo proveniente dalla chiesa di Sant'Antonio Abate.
  • Quinta campata: Cappella di San Bartolomeo. La sopraelevazione custodisce una pala del 1694 raffigurante il Martirio di San Bartolomeo incastonata in una monumentale cornice di legno dorato, opera commissionata dalle maestranze dei conciatori di pelli, attive a Militello, in onore del loro santo protettore.

Sacrestia - Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

La Sacrestia-Tesoro del santuario conserva suppellettili sacre in argento (XV - XVIII secolo) provenienti dalla chiesa parrocchiale e dalle sue chiese filiali, il corredo in argento e oro della statua della Madonna della Stella, ex voto in oro, paramenti in seta e oro (XVII - XVIII secolo) e apparati di damasco, immagini sacre tra cui un San Paolo di Giovan Battista Baldanza del 1644, il sarcofago tardogotico di Blasco II Barresi opera di officine locali,[1] ma attribuito erroneamente a Domenico Gagini, del 1465,[2] il monumentale polittico quattrocentesco raffigurante San Pietro in cattedra e storie della sua vita, variamente attribuito ad Antonello da Messina o al Maestro della Croce di Piazza Armerina, un dipinto di Vito D'Anna raffigurante l'Immacolata, e altre tele di pregio, come una Madonna della Stella di Giacinto Platania (sec. XVII).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Touring Club Italiano, pp. 736.
  2. ^ Pagina 94, Gioacchino di Marzo (Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo), "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti." [1], Volumi I e II, Stamperia del Giornale di Sicilia, Palermo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]