Chiesa di Sant'Agata la Vetere

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Chiesa di sant'Agata la Vetere
SAgatalaVetereCT.JPG
Chiesa di sant'Agata la Vetere, prima Cattedrale di Catania
StatoItalia Italia
RegioneSicilia
LocalitàCatania
ReligioneCristiana cattolica
Arcidiocesi Catania
Stile architettonicobarocco
Sito webwww.santagatalavetere.it/site/

Coordinate: 37°30′25″N 15°05′01″E / 37.506944°N 15.083611°E37.506944; 15.083611

La chiesa di Sant'Agata la Vetere fu la prima cattedrale di Catania, dal 380 al 1094, e si trova nella piazza omonima nel quartiere San Biagio della Calcarella o Anfiteatro romano di Catania. Assai antica, è stata più volte distrutta e riedificata a causa di eruzioni e terremoti che hanno colpito la città.

Navata.
Controfacciata.
Tronetto.
Sipario.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca imperiale[modifica | modifica wikitesto]

  • 264, È consacrata una piccola edicola dal vescovo catanese Everio occultata tra le rovine dell'ex "pretorio", il palazzo del proconsole romano Quinziano, ovvero presso il carcere, area oggi occupata dall'edificio della chiesa di Sant'Agata al Carcere.
  • 313 febbraio, Editto di Milano accordo sottoscritto dai due Cesari Augusti dell'impero romano, Costantino per l'Occidente e Licinio per l'Oriente.
  • 380, Col patrocinio di Severino hanno inizio i lavori della primitiva chiesa e sede della cattedra vescovile che vi rimase per 770 anni. Con la proclamazione dell'edificio a chiesa cattedrale avviene il trasferimento delle spoglie o reliquie di Agata già custodite nella chiesa di San Leone.
  • 436, Completamento del Tempio.

Epoca bizantina[modifica | modifica wikitesto]

Epoca normanna[modifica | modifica wikitesto]

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

  • 1818, Col terremoto del 20 febbraio collassa la volta. Il vicino convento è adibito ad ospedale.
  • ?, Ordine dei regolari
  • 1933, costituzione dell'ente morale che gestisce la chiesa
  • 1990, Con l'evento sismico noto come Terremoto di Carlentini, detto anche "di Santa Lucia" perché avvenuto il 13 dicembre, la chiesa è temporaneamente chiusa per restauri ed è stata riaperta al culto solo nel 2003. I lavori di restauro hanno reso l'edificio un tempio agatino, hanno riporto alla luce numerosi reperti riguardanti la Santa e altre scoperte archeologiche.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa ha una facciata in stile normanno racchiusa tra paraste di candida pietra calcarea. Un massiccio portale con timpano ad arco spezzato e grande finestra intermedia. Oculi, fanali e targhe marmoree completano il prospetto che si chiude in alto con un cornicione aggettante sormontato da frontone.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno costituito da un'unica navata, è molto lineare e semplice.

  • Nelle adiacenze dell'ingresso, protetta da una teca, è collocata la cassa in legno che per oltre 500 anni custodì le spoglie di sant'Agata.
  • Mausoleo di Mario Musumeci storico, archeologo, architetto del 1854 opera di Antonio Calì. Sulle pareti sono presenti iscrizioni marmoree, una reca inciso il dialogo avvenuto durante l'apparizione di San Pietro apostolo a Sant'Agata.

Recenti scavi archeologici, all'interno e all'esterno della chiesa, hanno riportato alla luce le strutture appartenenti alla precedente chiesa medievale. Durante l'anno, la chiesa custodisce alcuni dei cerei (detti candelore) di sant'Agata.

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima arcata.
    • Varco: uscita laterale destra.
  • Seconda arcata: Cappella di Sant'Agata. Il dipinto Antonio Pennisi del 1851 raffigurante il Martirio di Agata. L'episodio ritratto fa riferimento al martirio praticato con la recisione delle mammelle, è presente la figura di San Pietro Apostolo e un angelo. Un'iscrizione reca una breve biografia della martire. È presente un piccolo quadro raffigurante Santa Lucia. le due sante martiri quasi coeve sono accomunate dal medesimo destino. La santa siracusana si reca personalmente in questi luoghi del martirio di Agata per impetrare la grazia nei confronti della madre gravemente ammalata. È consuetudine durante i solenni festeggiamenti agatini la collocazione in questo sito di una urna col corpo giacente della santa.
  • Terza arcata: Cappella. Dipinto.

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Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

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Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

  • Primitivo sepolcro di Sant'Agata con iscrizione di Francesco Castro.[3]
    • Il sarcofago inferiore d'epoca romana con rilievi, sulla superficie anteriore sono presenti due grifoni speculari e simmetrici.
      • Il coperchio è d'epoca bizantina con rilievi di carattere religioso.[6]

Sant'Agata la Vetere (Catania) 04 02 2020 19.jpg Sant'Agata la Vetere (Catania) 04 02 2020 06.jpg Sant'Agata la Vetere (Catania) 04 02 2020 02.jpg Sant'Agata la Vetere (Catania) 04 02 2020 23.jpg Sant'Agata la Vetere (Catania) 04 02 2020 14.jpg

Cripta[modifica | modifica wikitesto]

Negli ambienti sotterranei[7] della chiesa è possibile accedere ad ambienti ipogei anticamente usati dai cristiani per sfuggire alle persecuzioni, le fondamenta della chiesa primaziale, la cripta cimiteriale, la camera mortuaria e due colatoi seicenteschi.

Convento[modifica | modifica wikitesto]

L'istituzione transita dai religiosi dell'Ordine benedettino agli Osservanti, per passare ai riformati, cappuccini per riapprodare fra i beni dei religiosi Osservanti seguita da una breve parentesi dei chierici regolari teatini.

Le fabbriche del tempio e del convento sono compresi nel forte denominato della Carcarella della cinta muraria.

Dopo l'emanazione delle leggi eversive e la confisca dei beni da parte dello stato, nel 1869 le strutture furono utilizzate come sede per clinica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Ferrara, pp. 33.
  2. ^ Francesco Ferrara, pp. 36.
  3. ^ a b c Francesco Ferrara, pp. 538.
  4. ^ Pagine 158 e 159, Vincenzo Cordaro Clarenza, "Osservazioni sopra la storia di Catania cavate dalla storia generale di Sicilia" [1], Tomo primo, Catania, Salvatore Riggio, 1833.
  5. ^ Francesco Ferrara, pp. 153 e 538.
  6. ^ Antonino Scifo, Catania antica, Alma Editore, 2011, p. 79.
  7. ^ Francesco Ferrara, pp. 282.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]