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Giovanni d'Aiello

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Giovanni d'Aiello
vescovo della Chiesa cattolica
 
Incarichi ricopertiVescovo di Catania dal 1167
 
Nascitaa Salerno
Consacrazione a vescovo26 luglio 1168
Morte4 febbraio 1169 a Catania

Giovanni d'Aiello, o Giovanni da Salerno[1] (Salerno, ... – Catania, 4 febbraio 1169), è stato un vescovo cattolico italiano.

Giovanni era uno dei fratelli del potente Matteo da Salerno, funzionario della corte normanna del Regno di Sicilia.

Il suo nome compare nello sviluppo delle trame che avvelenarono una fase convulsa degli equilibri intorno alla curia normanna e che contrapponeva suo fratello al gruppo di cavalieri giunto al comando di Stefano di Perche e di cui faceva parte anche il religioso Pietro di Blois. Quest'ultimo caldeggiò la nomina di suo fratello, Guglielmo di Blois, alla prestigiosa cattedra dell'arcidiocesi di Catania, ma questa aspirazione, sostenuta anche dalla regina Margherita di Navarra, si rivelò avventata: prevalsero gli interessi di Matteo da Salerno, che riuscì a imporre il nome di suo fratello[2], che fu vescovo dal 1167, ordinato da papa Alessandro III il 26 luglio 1168.

Guglielmo, deluso, dovette accontentarsi su un incarico più umile, abate di un monastero sulla Sila. Il suo risentimento si trasformò in gioia qualche anno dopo, quando il suo rivale fu colpito da quella che interpretò come una punizione divina: il 1169, infatti Giovanni da Salerno morì, sepolto dal terremoto che devastò Catania.

Giovanni è noto per aver aver promulgato, nel 1168, in veste di signore di Catania, un celebre diploma con cui concesse agli abitanti ampie esenzioni dai tributi, e soprattutto regolò l’applicazione del principio di personalità del diritto che si applicava alla popolazione della città, divisa in bizantini, saraceni, ebrei e latini. Il documento, essendo stata perduta la pergamena originale, può essere letto nella trascrizione seicentesca pubblicata da Giovanni Battista Grossi[3] e nella nuova edizione critica, basata su due manoscritti inediti, pubblicata da Luigi Gennaro[4].

  1. Il nome d'Ajello è dovuto al fatto che suo nipote Riccardo, figlio maggiore di Matteo, ebbe da re Tancredi di Sicilia la contea di Ajello, cosicché il nome fu applicato retrospettivamente all'intera famiglia
  2. Gina Fasoli, Tre secoli di vita cittadina catanese (1092-1392), in Scritti di storia medievale, Bologna, 1974, pp. 380-381
  3. Iohannes Baptista De Grossis, Catana sacra, sive de Episcopis catanensibus, rebusque ab iis praeclare gestis a christianae religionis exordio ad nostram usque aetatem, Catanae, typis Vincentii Petronii, 1654, p. 88.
  4. Luigi Gennaro, Governare la città nella Sicilia normanna. Il diploma del vescovo Giovanni di Catania del 1168 tra diritto e cultura materiale, Historia et ius ed., Roma, 2025.