Chiesa di San Placido

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Chiesa di San Placido
Chiesa di San Placido (Catania).JPG
Parte alta della facciata della chiesa di San Placido
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàCatania-Stemma.png Catania
ReligioneCattolica
Arcidiocesi Catania
Consacrazione1723
ArchitettoStefano Ittar
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1409

Coordinate: 37°30′10.62″N 15°05′24.47″E / 37.50295°N 15.09013°E37.50295; 15.09013

La chiesa di San Placido si trova a Catania, nell'omonima piazza nel quartiere Civita, e nelle immediate vicinanze di palazzo Biscari e della cattedrale di Sant'Agata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Al tempo dei romani il sito era occupato da un tempio pagano dedicato a Bacco.

La prima fondazione risalirebbe, secondo il Rasà, al 1409, anno in cui la regina Bianca, figlia del re di Navarra, sposa di re Martino, alle sue seconde nozze, e vicaria del regno di Sicilia, donò preziosi arredi sacri al monastero delle monache benedettine, ancora da erigere, forse rimanendo a lungo ospite delle consorelle.

Inoltre, nel XV secolo anche Ximene e Paola di Lerida - "coniugi di gran pietà e di nobile e ricco casato catanese"[1] - contribuirono finanziariamente alla costruzione del monastero di San Placido, anche se l'atto di fondazione, datato 4 dicembre 1420, dimostra che fu donna Paola, ormai vedova, la sola ispiratrice della fondazione della casa religiosa.

L'edificazione avvenne sulle rovine di un antico tempio pagano dedicato al dio Bacco, luogo di culto per la tradizione religiosa catanese, poiché si diceva che un tempo vi sorgesse la casa natale di sant'Agata, patrona della città.

La chiesa venne rasa al suolo dal catastrofico terremoto del Val di Noto del 1693, che distrusse Catania.

Su iniziativa delle uniche tre monache che scamparono alla morte, dalle macerie del sisma, venne avviata la ricostruzione, affidata all'architetto Stefano Ittar, e la nuova chiesa venne consacrata nel 1723.

Nel 1976 venne chiusa a seguito del riscontro di problemi alla struttura e, dopo circa tre anni di lavori di consolidamento, venne riaperta al culto nel 1979.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Il prospetto della chiesa, in classico stile barocco siciliano, si erge in piazza San Placido ed è realizzato in pietra bianca di Taormina. La facciata è concava al centro e termina ai lati con due puntoni acuti. Ai lati dell'unica porta di accesso sono poste due statue dei santi Placido e Benedetto ed ai loro lati, in dimensione più piccola, quelle delle sante Scolastica e Geltrude, opera dello scultore Carmelo Distefano da Chiaramonte Gulfi ( I metà sec XIX). La facciata è recintata da un'artistica inferriata in ferro battuto, di forma convessa, portante al centro lo stemma di san Benedetto.

Sulla sommità della facciata vi è una torre campanaria dotata di tre campane.

Il prospetto è impreziosito da sculture, bassorilievi e finestre dotate di grate.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è ad unica navata e lungo le sue pareti laterali sono poste delle semi-colonne scanalate. Le pareti sono impreziosite da marmi e stucchi dorati. I quattro altari laterali sono mornati da bassorilievi marmorei e dotati di quattro grandi dipinti dei pittori Michele Rapisardi e Giuseppe Napoli.

L'altare maggiore è un marmo policromo ed è sostenuto da putti anch'essi in marmo. Sulle pareti laterali dell'abside sono posti due grandi dipinti di Michele Rapisardi e sullo sfondo dell'altare due dipinti del pittore Tullio Allegra.

Sopra la porta d'ingresso è sistemato l'organo dotato di cantoria nascosta da una grata dorata.

Monastero benedettino di San Placido[modifica | modifica wikitesto]

  • In prossimità è documentata la Casa di Sant'Agata alla Civita[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Mugnos registra, per la verità, uno Ximenes de Lerida, assieme ad altri, fra i baroni di Sciacca nei "Raguagli historici del Vespro Siciliano" (1669).
  2. ^ Pagina 122, Pietro Pisani, "Osservazioni sulle antichità di Selinunte" [1], Poligrafia Fiesolana, 1825.
  3. ^ Inventario Archivio di Stato di Catania

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Rasà Napoli, Guida alle chiese di Catania, Catania, Tringale editore, 1984.
  • AA.VV., Enciclopedia di Catania, Catania, Tringale editore, 1987.
  • Agata Zuccaro, I monasteri femminili di clausura a Catania nel '600, nelle visite pastorali del vescovo Michelangelo Bonadies (1665-1686), «Archivio storico per la Sicilia orientale», Catania, a. XCI, 1995, I-III.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti e itinerari agatini:

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]