Cattedrale di San Giovanni Battista (Ragusa)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Cattedrale di San Giovanni Battista
Cattedrale di San Giovanni Ragusa .jpg
Cattedrale di Ragusa
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàRagusa-Stemma.png Ragusa
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareGiovanni il Battista
Diocesi Ragusa
Consacrazione1778
Stile architettonicotardo barocco
Inizio costruzione1694
Completamento1777

Coordinate: 36°55′32″N 14°43′43″E / 36.925556°N 14.728611°E36.925556; 14.728611

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)
(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
Cattedrale di San Giovanni Battista - Ragusa.jpg
Tipoarchitettonico
CriterioC (i) (ii) (iv) (v)
Pericolono
Riconosciuto dal2002
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

La cattedrale di San Giovanni Battista è il principale luogo di culto di Ragusa superiore.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa, prima del terremoto del 1693, sorgeva nella parte ovest dell'antico abitato di Ragusa sotto le mura del castello medievale, dove oggi si trova la chiesetta di Santa Agnese, edificata sulle sue rovine verso la fine del XVIII secolo.

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Gravemente danneggiata dal sisma, viene riedificata al centro del nuovo abitato di Ragusa nella contrada del "Patro". Il 15 aprile del 1694 fu posta la prima pietra e la chiesa dopo appena quattro mesi era completa, tanto che il 16 agosto fu aperta al culto con una solenne cerimonia cui presenziarono tutti i maggiorenti della Contea. Il breve tempo occorso per la costruzione indica che si trattava di una piccola chiesa, inadeguata alle esigenze del nuovo quartiere della città in espansione.

Pertanto furono i sangiovannari a ricostruire per primi un proprio luogo di culto, circostanza che continuò ad alimentare l'acredine e fomentare le diatribe nei confronti dei sangiorgiani, arroccati nella primitiva parte di città. Fazioni da sempre in contrasto, ove un evento sismico aveva ribaltato la supremazia dei luoghi e l'ordine delle correnti.[2]

L'emancipazione della chiesa di San Giovanni avviene nel 1714.[3] Pertanto fu decretato l'ingrandimento del tempio, nel 1718 si iniziò, quindi, la costruzione nello stesso sito di una chiesa più grande. Due capimastri di Acireale, Giuseppe Recupero e Giovanni Arcidiacono, potrebbero aver svolto un ruolo progettuale, e alcuni particolari architettonici dei prospetti della chiesa di San Giovanni sono tipici dei monumenti barocchi dell'area Acese e Catanese, come le caratteristiche paraste bugnate o il monumentale portale maggiore (che presenta notevoli analogie con il portale marmoreo della Cattedrale di Acireale).

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio fu solennemente consacrato il 31 maggio 1778, cerimonia presieduta dal vescovo di Siracusa Giovanni Battista Alagona.

  • Nel 1783 fu innalzata la cupola, ricoperta all'esterno da lamine di rame durante il XX secolo.
  • Nel 1848 fu rinnovata la pavimentazione mediante l'utilizzo di lastre di pietra pece, impreziosite da intarsi geometrici in pietra calcarea.

I continui ricorsi di entrambi i rettori delle due fazioni alla Congregazione dei Riti presso la Santa Sede[4] determina il 10 dicembre 1865 la divisione civile del comune, due distinti sindaci, due duomi, l'esplicito riconoscimento di due correnti (sangiovannari e sangiorgiani), due arcipreture ciascuna col suo santo patrono: San Giovanni Battista per Ragusa, San Giorgio per Ragusa Ibla.

Tra il 1992 e il 1995 sono state realizzate campagne di restauro dell'intero edificio.

Dal 2002, riconoscimento Unesco e l'inserimento tra i monumenti cittadini del circuito delle Città tardo barocche del Val di Noto e nella World Heritage List.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

I portali della facciata

La maestosa facciata, ricca di intagli e sculture e divisa in cinque partiti da grandi colonne, su alti basamenti, e da caratteristiche lesene bugnate che si ripetono anche nei lati della costruzione, è arricchita da tre portali: quello centrale è ornato da colonne e statue di pregevole fattura che rappresentano l'Immacolata, il Battista e San Giovanni Evangelista. Davanti si apre un ampio sagrato, sopraelevato rispetto alla piazza sottostante e cinto da una balaustra in pietra pece costruita nel 1745.

Nel partito centrale si trova il portale d'ingresso, affiancato da due coppie di colonne riccamente scolpite, che reggono un timpano spezzato; ai lati le statue di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista e, al centro, in una edicola, la statua dell'Immacolata. Nel secondo ordine, più modesto rispetto al primo, risaltano due grandi orologi solari datati 1751 (quello a sinistra misura il tempo in "ore italiche": dal tramonto al tramonto; quello a destra in "ore francesi": da mezzanotte a mezzanotte). La facciata contiene una campana in Mib3.

Sul lato sinistro del prospetto svetta il campanile che si innalza per circa cinquanta metri (del campanile che doveva essere costruito sul lato destro fu realizzata soltanto la base nel 1820). Presenti quattro campane in tonalità di do3.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno.
Navata.

L'interno, a croce latina, con presbiterio absidato, è in pietra pece, oggi intonacato, con capitelli riccamente scolpiti dal capomastro Carmelo Cultraro nel 1731 e successivamente dorati. Sopra le colonne si trovano grandi cartigli con i versetti della Sacra Scrittura che si riferiscono a Giovanni il Battista, scolpiti nella pietra calcarea da Crispino Corallo nel 1741, a cui successivamente vennero aggiunti gli angeli in stucco. Tra il 1776 e il 1777 Giuseppe Gianforma ed il figlio Gioacchino decorarono con pregevoli stucchi dorati di gusto rococò le volte delle navate e del presbiterio e nelle pareti dei transetti realizzarono delle grandi nicchie circondate da statue.[1]

All'incrocio del transetto con la navata centrale, nel 1783, fu innalzata la cupola che, nei primi anni del XX secolo, fu rivestita con una copertura di lastre di rame, per eliminare le nocive infiltrazioni d'acqua piovana che ne stavano compromettendo la struttura. Nella prima metà del secolo XIX gli altari delle navate laterali originariamente in pietra calcarea riccamente scolpita e dorata, opera degli intagliatori ragusani della famiglia Cultraro, sono demoliti e trasformati in piccole cappelle, in cui vennero posti dei sobri altari in marmi policromi.

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: Fonte battesimale. Manufatto marmoreo sormontato da scultura bronzea realizzato nel 1955 dall'artista Carmelo Cappello.
  • Seconda campata: Cappella di Sant'Isidoro Agricola. Nell'edicola è custodito il dipinto raffigurante Sant'Isidoro Agricola, opera di autore ignoto del 1773.
  • Terza campata: Cappella di San Gregorio Magno. Nell'edicola è custodito il dipinto raffigurante San Gregorio Magno, opera di Paolo Vetri.
  • Quarta campata: Ingresso laterale destro, corso Italia.
  • Quinta campata: Cappella dell'Immacolata. Nell'edicola è custodito il dipinto raffigurante Immacolata Concezione, opera di Dario Guerci.
  • Sesta campata: Organo. L'ambiente ospita dal 1858 il grande organo "Serassi", la monumentale cantoria in legno scolpito e dorato, oggi è posta sopra la porta maggiore.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: L'ambiente custodisce la statua lignea raffigurante San Giovanni Battista, opera scolpita nel 1838 dal maestro ragusano Carmelo Licitra, detto Giuppino.[5]
  • Seconda campata: Cappella di San Giuseppe. Nella nicchia della sopraelevazione è custodita la scultura lignea raffigurante San Giuseppe di fattura napoletana.
  • Terza campata: Cappella di San Filippo Neri. Nell'edicola è custodito il dipinto raffigurante San Filippo Neri ritratto in atteggiamento adorante ai piedi del Bambin Gesù, opera attribuita a Sebastiano Conca.
  • Quarta campata: Ingresso laterale sinistro, corso Vittorio Veneto.
  • Quinta campata: Cappella dell'Addolorata. Nell'edicola è custodito il dipinto raffigurante le Tre Marie.
  • Sesta campata: Cappella del Cristo alla Colonna. Nell'edicola è custodito il dipinto raffigurante Cristo alla colonna, opera di Francesco Manno del 1780.

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

Prospetto.
Cupola.
  • Absidiola destra: Cappella del Santissimo Sacramento. Altare opera di Giuseppe Marino del 1787, altorilievi in marmo di Giuseppe Prinzi del 1870 raffiguranti il Sacrificio di Melchisedec e l'Ultima Cena.
    • Braccio destro: Cappella della Natività. un magnifico tripudio di angeli e l'Eterno Padre accrescono la bellezza del dipinto della Natività, di cui sono ignoti autore e data, ma che presenta caratteri riconducibili all'area napoletana del Settecento. Sotto l'altare un meraviglioso Presepio con statue in terracotta del 1800.
      • Aula capitolare.
  • Absidiola sinistra: Cappella di San Giovanni Battista. Nel 1906 fu aggiunto il quadro raffigurante San Giovanni giovane nel deserto, vero e proprio ex voto per la presenza della piccola marchesa Schininà, opera di Paolo Vetri. Completano l'ambiente altorilievi marmorei del 1800 raffiguranti la Nascita del Precursore e la Decollazione del Battista.
    • Braccio sinistro: Cappella della Madonna del Buon Consiglio o Altare del Crocifisso. Stucchi raffiguranti le tre Virtù teologali Fede, Speranza e Carità circondano un Crocifisso bronzeo.
      • Sacrestia.

Altare maggiore e presbiterio: Nel 1926 furono affrescati le pareti dell'altare maggiore con storie della vita del Battista (Predicazione e la Decapitazione del Battista, Santa Elisabetta e San Zaccaria) da Primo Panciroli, mentre i quattro Evangelisti affrescati sui pennacchi e il battistero, con storie dell'antico e nuovo Testamento, furono affrescati da Salvatore Cascone rispettivamente nel 1933 e 1954.

Nel 1971, in osservanza alla riforma liturgica prevista dal Concilio Vaticano II, fu realizzato dallo scultore ragusano Arturo Dinatale, l'altare posto sotto l'arco trionfale.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tela della Passione o taledda: telerio di enormi dimensioni collocato come velatura dell'abside durante il periodo quaresimale. La monumentale opera raffigura la Crocefissione di straordinaria potenza artistica. L'ignoto autore, utilizzando la tecnica della monocromia di tonalità grigia, la realizzò tra il 1773 e il 1792 ed è tra le più antiche tra quelle esistenti nella provincia di Ragusa.

  • 1513, San Giovanni Battista, statua in pietra, primitivo simulacro raffigurante il santo patrono.[6]

Palazzo vescovile[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo vescovile Schininà di Sant'Elia.

Museo[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo della cattedrale di San Giovanni Battista di Ragusa.

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • 15 - 24 giugno, San Giovanni Battista, Dies natalis. Solenne festa liturgica per celebrare la natività del Precursore.[7]
  • 19 - 29 agosto, San Giovanni Battista.[7] Festa liturgica e funzione processionale per celebrare il martirio del Precursore, patrono della città e della diocesi. Sarcia[8] e Cuccagna, tradizioni documentate.[9]
  • 24 di ogni mese. Festa liturgica documentata, esposizione della reliquia.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Touring Club Italiano, p. 551
  2. ^ Giuseppe Pitrè, pp. 321, 328 e 329
  3. ^ Giuseppe Pitrè, pp. 322
  4. ^ Giuseppe Pitrè, pp. XLII, LV, LIV, 322
  5. ^ Giuseppe Pitrè, pp. 325
  6. ^ Giuseppe Pitrè, pp. 324
  7. ^ a b c Giuseppe Pitrè, pp. 327
  8. ^ Giuseppe Pitrè, pp. 327 - 332
  9. ^ Giuseppe Pitrè, pp. 329 - 330

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

SGB RG 01 10 2012 02.jpg Chiesa di Sanata Maria delle Scala - panoramio.jpg SGB RG 01 10 2012 03.jpg Chiesa di Santa Maria delle Scala - panoramio (1).jpg Chiesa di Santa Maria delle Scala - panoramio (4).jpg

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN248288976 · LCCN (ENn90726696