Sant'Arcangelo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Sant'Arcangelo (disambigua).
Sant'Arcangelo
comune
Sant'Arcangelo – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Domenico Esposito (Lista Civica (ex L'Unione)) dal 28/05/2006
Territorio
Coordinate 40°15′00″N 16°16′00″E / 40.25°N 16.266667°E40.25; 16.266667 (Sant'Arcangelo)Coordinate: 40°15′00″N 16°16′00″E / 40.25°N 16.266667°E40.25; 16.266667 (Sant'Arcangelo)
Altitudine 388 m s.l.m.
Superficie 89,1 km²
Abitanti 6 511 (01/01/2013 - Istat)
Densità 73,08 ab./km²
Frazioni San Brancato
Comuni confinanti Aliano (MT), Colobraro (MT), Roccanova, Senise, Stigliano (MT), Tursi (MT)
Altre informazioni
Cod. postale 85037
Prefisso 0973
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076080
Cod. catastale I305
Targa PZ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti santarcangiolesi
Patrono san Michele Arcangelo
Giorno festivo 8 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sant'Arcangelo
Posizione del comune di Sant'Arcangelo all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Sant'Arcangelo all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Sant'Arcangelo è un comune italiano di 6.511 abitanti[1] della provincia di Potenza, in Basilicata.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il paese sorge in collina, a 388 metri di altitudine sul livello del mare, lungo la valle del fiume Agri.

Il territorio del comune ha un'estensione di 188,47 km2. Dista 89 km da Potenza e 78 km da Matera.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio comunale furono viste tracce di insediamenti risalenti all'VIII secolo a.C.. Tra la fine del V secolo a.C. e gli inizi del IV, la valle dell'Agri fu occupata dai Lucani, a cui appartiene la necropoli di San Brancato, dove negli anni ottanta furono scoperte circa duecentoventi sepolture. Un piccolo centro abitato ad essa riferibile, databile tra il IV e il III secolo a.C. è stato rinvenuto tra le contrade Gavazzo, Cannone e Mulino.

Nel III secolo a.C. i Lucani furono alleati dei Romani ed ebbero la cittadinanza romana nel I secolo a.C. Il centro di San Brancato decadde a favore della colonia romana di Grumentum.

L'attuale Sant'Arcangelo venne fondata dai Longobardi del ducato di Benevento nella seconda metà del VII secolo e prese il nome dall'arcangelo San Michele, loro patrono.

Sotto i Normanni compare nel Catalogus Baronum, un registro per il servizio militare redatto sotto il re Guglielmo il Buono, del 1150-1168, come feudo in possesso del conte di Andria, con quattro vassalli, che poteva fornire 10 militi.

Sotto gli Angioini nel 1305 il vescovo di diocesi di Anglona protestò con il re a causa del tentativo del feudatario di Sant'Arcangelo di impadronirsi dell'abbazia di Santa Maria d'Orsoleo. Il feudo appartenne a Nicolò Lamarra, da cui passò nel 1390 a Beatrice di Ponziaco, e poi a Carlo Artus, a seguire ai Giocoli ed a Pietro Barrile.

Il 27 agosto 1826 i Barrile ne ottennero il titolo di principe. Dopo l'estinzione di questa famiglia il solo feudo passò alla famiglia Colonna dei principi di Stigliano, mentre il titolo di principe passò invece dal 1853 ai Ricciardi, duchi di Caivano, marchesi di Fuscaldo e conti dei Camadoli.

Nel Regno d'Italia fu sede di mandamento appartenente al circondario di Lagonegro e alla diocesi di Anglona-Tursi.

Evoluzione urbanistica dell'abitato[modifica | modifica wikitesto]

·       L'interpretazione del territorio e dell’insediamento urbano[modifica | modifica wikitesto]

L'aver assunto come punto di vista privilegiato per l'osservazione dei luoghi fisici, costruiti e non, dell'intero territorio comunale di S.Arcangelo, ci permette di evidenziare, l'importanza che, nell'occupazione del territorio ha sempre avuto l'insieme dei caratteri morfologici che ingloba unitariamente l'oroidrografia di un luogo (monti, valli, compluvi e displuvi, fiumi, ecc. ciascuno in stretta dipendenza dalla presenza concomitante degli altri), nonché l’antropizzazione.

La nozione di territorio è onnicomprensiva, poiché implica, non solo le strutture propriamente "edilizie", ma in genere l'ambiente costruito, cio che da parte dell'uomo serve per abitare; quindi non solo le strutture insediative e urbane, ma associa queste alla massima parte delle strutture di percorrenza extraurbane, e a tutte quelle di produzione primaria legati all’agricoltura e pastorizia, di norma anche esse extraurbane.

E' possibile, pertanto, stabilire una sorta di gerarchia tra i diversi elementi strutturanti il territorio, al fine di individuarne il ruolo assunto nel'organizzazione fisica, produttiva e sociale dello spazio urbano di Sant'Arcangelo. 

Avvalendoci delle indicazioni dei professori G. Caniggia e G.L. Maffei [2], circa la lettura del territorio, si possono teorizzare due fondamentali cicli d'impianto della antropizzazione .

Le fasi di antropizzazione relative al primo ciclo d' impianto, susseguitesi nelle diverse epoche storiche, hanno interessato solo marginalmente il territorio santarcangiolese, privilegiando quelle linee di crinale, su cui si sono insediati i nuclei protourbani, localizzate nelle Serre di Roccanova ( Contrada S. Marcellino). Solo col secondo ciclo, quello cosiddetto di consolidamento, si ha la presenza antropica a S.Arcangelo, individuata nei luoghi di fondovalle nei pressi di S.Brancato, così come testimoniato dai ritrovamenti archeologici quali ceramiche funerarie del V sec. a.C. attestanti il rapporto di questo centro con la civiltà apula e più raramente quella pestana. Dal III sec. a.C. in poi, con la presenza sempre più forte di Roma, si provoca una profonda crisi del mondo lucano e delle colonie greche , che porta all'abbandono da parte di questi ultimi, del territorio con conseguente contrazione del numero degli abitanti e la nascita di nuovi insediamenti urbani come Grumentum. Dopo il crollo della civiltà romana coincidente con il V - VI sec. d.C., ovvero il periodo della seconda ellenizzazione, con molta probabilità, poiché non vi è alcun documento attestante la veridicità di tale ipotesi, si può affermare la presenza di un insediamento umano sull' acrocoro di Sant'Arcangelo, che ancora oggi, ne caratterizza l' immagine urbana restituita nei suoi tipici segni medievali. A Sant'Arcangelo, i percorsi più rilevanti dal punto di vista della costituzione morfologica dell'insediamento, quelli di crinale, hanno avuto sempre maggiore importanza, essendo essi luoghi di attività commerciali e di rappresentanza e che, interponendosi tra luoghi singolari hanno rivestito un ruolo congiuntivo nell'organizzazione politico - sociale della città. Lo stato privilegiato  degli spazi centrali afferenti alle sommità morfologiche resta invariato nonostante le successive urbanizzazioni del rione S.Antonio Abate (1854) posto sul crinale secondario, dove vengono ripercorse strategie insediative molto simili a quelle già sperimentate nel centro urbano stratificato e consolidato, come l'assialità, attribuita alla via Appennino Meridionale, realizzata attraverso il localizzarsi di tutta una serie di attrezzature urbane. Essa viene riproposta secondo uno schema organizzativo simile a quello spazio urbano storico che trova invece, in corso Vittorio Emanuele II e Umberto I, la sua particolare assialità. Percorsi e luoghi centrali determinano la struttura e disegnano, la forma, conservando lo svolgersi delle funzioni urbane all'interno dello spazio che in esso riassume la sua collettività.

·      La storia dell’evoluzione urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Ma la storia urbanistica di Sant'Arcangelo fino alla Carta Catastale del 1931  è pressocché sconosciuta.

La Carta Catastale del 1931 è infatti il più antico rilievo del territorio santarcangiolese redatto in modo omogeno per l'intera area territoriale.

Prima di esso non vi sono che documenti d'archivio di lungo e difficile riperimento ed elaborazione, che tuttavia forniscono un quadro della forma del territorio per frammenti, per parti e per epoche diverse. Prima del 1931 i documenti d'archivio e le descrizioni, forniscono solo un quadro molto sommario della forma del territorio, mai localizzabile geograficamente.

Quindi le vicende di Sant'Arcangelo possono essere ripercorse affidandosi eslusivamente agli atti e agli eventi disastrosi che vi sono stati nell'arco degli anni.

Nell'affresco di un anonimo situato nel convento di S. Maria di Orsoleo, databile intorno al XVIII sec. è schematizzato l'insediamento urbano di Sant'Arcangelo.

Verso l'inizio del XVII sec. parecchi proprietari terrieri di Sant'Arcangelo, fecero domanda di edificare negli orti vicini all'abitato e vicino al nuovo convento dei Frati Riformati, che va sotto il titolo di San Michele Arcangelo ora parrocchia di S. Rocco Confessore. Intorno al 1630 si costruì il palazzo baronale nell'abitato, fabbricato quasi tutto a grossi mattoni, detto "Burgensatico" o "Corte", con i locali sotterranei adibiti a carcere fino al 1875. La capella di S. Anna, fondata nel 1630 fu ampliata nel 1666, restaurata e dotata da Giovanni Lucarelli. Essa fu consacrata solennemente dal vescovo Carlo Francesco Giocoli ; nel 1744 fù di nuova restaurata è stata completamente alterata agli inizi degli anni ottanta con  affreschi dal pittore Paradiso. All’interno di essa vi è una bella tavola di “S.Anna” di autore ignoto del secolo XIX.

La cappella detta della "Provvidenza" eretta da Arcangelo Darino nel 1653, ubicata nel rione S. Giovanni, risulta di uso privato della famiglia Castronuovo.

Dopo il crollo dell'antica Chiesa Madre che era situata al rione Piazzolla, all'inizio del XVIII sec., fu edificata nel 1721 la nuova nel luogo ove attualmente è ubicata.

La chiesa in un primo tempo fu eretta sotto il titolo di S. Michele Arcangelo e solo in un secondo momento sotto quello di S. Nicola di Bari.

All'interno della chiesa sull conca di pietra della fonte battesimale vi è scolpita l'effige di S.Michele datata 1630. Questa data non fà scartare l'ipotesi che la fonte battesimale incavata nel 1630 fosse poi stata trasportato dove attualmente si vede dall'antica chiesa distrutta a causa della frana. Sono andati distrutti definitivamente nell'intradosso della cupola dell’attuale chiesa affreschi di Fr. P. Lanza del secolo XVIII

Dai distici del Satriani, risulta che tra il palazzo e il convento, verso la metà del XVIII sec. si aggiunsero dei fabbricati in continuazione, così verso nord-ovest si estese il paese in modo da assumere la forma di una "S".

Nel 1857, Sant'Arcangelo, come tutti i paesi situati sulle sponde dell'Agri, restò molto danneggiato dal terremoto, i rioni colpiti maggiormente furono: il Castello, la Piazzolla ed il Serrone, sicuramente perché sono i punti più alti dell'abitato. Così da questo evento disastroso sorsero il rione Ferraruoli e S.Antonio Abate, che prese il nome dalla cappella dedicata al famoso santo.

Da allora si incominciò a edificare ininterrottamente come si può riscontrare dalla Carta Catastale del 1931. Nel 1954 una frana colpì il rione più rappresentativo di Sant'Arcangelo il "Castello", in conseguenza della quale sorgerà la nuova zona di espansione nell'ubertosa contrada di San Brancato.

Il rione Castello nel passato  attirò l'attenzione, dapprima, di una buona parte della ricca borghesia del paese, la quale vi edificò diverse case - palazzate .  In seguito, anche famiglie dei ceti meno abbienti, riuscirono ad amalgamarsi bene con il ceto  borghese.

Nel 1954 il rione era il cuore del paese: aveva alle sue falde il Municipio, l'Ufficio Postale e la Chiesa Madre; in cima vi era la caserma dei Carabinieri; la casa palazzata dei Ferrara; Guarini e dei Giocoli con la cappella di S. Vito; dei De Ruggieri e infine quella dei Molfese e dei Castronuovo.

Ma nel 1954 era anche un rione densamente popolato, in cui si partecipava intensamente alla vita del paese, in pochi mesi una frana di impressionante proporzioni portò via tutto fino davanti ai gradini della Caserma dei Carabinieri.

L'enorme diga di cemento che si è realizzata è servita a fermare il movimento franoso, ormai le case palazzate sono vuote, alcune sono in uno stato quasi totale di abbandono, ma la cosa più grave è che i giovani abitanti di questo rione, come anche degli altri rioni del centro storico, sono stati costretti a trasferirsi a San Brancato.

Ma il progressivo abbandono, causato anche dalla difficile accessibilità al centro storico, ha determinato il trasferirsi degli abitanti e dei servizi verso S.Brancato.

Veniamo dunque al problema che ha investito e investe attualmente Sant'Arcangelo.  Nonostante il processo di mantenimento demografico rispetto agli altri centri limitrofi che è risultato appena sufficiente per il mantenimento di un reddito procapite minimo, altresì è risultato grave il processo di svuotamento nell'attività primaria connesso al massiccio esodo agricolo degli ultimi trentacinque anni. Gli effetti di questo svuotamento sono sufficientemente noti nei  termini generali:

degrado del territorio e perdita della base produttiva tradizionale per il centro urbano. L'intervento pubblico è stato assolutamente insufficiente a contenere questo processo di decadimento, innanzitutto perché esso ha trascurato completamente la possibilità d'incentivare le attività produttive delle aree deboli, riservando ad esse linee di intervento di mera natura infrastrutturale e residenziale; in secondo luogo, perché quest'ultimo tipo di iniziative si è espresso in forma molto parcellizzata, "tamponamento" concentrato soprattutto nei periodi pre-elettorali e legato al contenimento delle contraddizioni più vistose innescate sul territorio dai processi di marginalizzazione.Tutto ciò è il frutto della progressiva destrutturazione dell'economia locale. Con la decadenza delle attività agricole del territorio, son venute meno nel centro quelle attività artigianali o di servizio legate al settore primario. La piazza del paese non è più il luogo della contrattazione dei lavoratori agricoli,  la sua "centralità" è ridotta alla semplice presenza della chiesa. Le botteghe sono prevalentemente piccoli negozi legati alla distribuzione dei generi di prima necessità, punti terminali della capillare rete di penetrazione commerciale messa in atto dalle aggressive imprese del centro-nord o delle società multinazionali del settore alimentare, la cui onnipresenza ha come risvolto della medaglia la scomparsa delle imprese locali del settore. Le attività artigianali sono ridotte ad alcune officine meccaniche situate generalmente nei pressi delle strade di connessione con l'esterno, al servizio del predominante veicolo di comunicazione con il territorio, ovunque rappresentato dall'automobile. Ma al di là delle descrizioni dei processi che sono abbastanza noti e facilmente rilevabili anche ad una prima descrizione empirica, ci interessa qui soprattutto valutare le contraddizioni che scaturiscono da questo stato di cose. L'aspetto più evidente di questo stato di contraddizioni è l'enorme spreco dato dalla sottoutilizzazione di risorse produttive di infrastrutture, di notevoli quote di patrimonio edilizio. Occorre tuttavia osservare che il consistente flusso di risparmi degli emigrati ha  prodotto negli anni cinquanta e sessanta, tramite una miriade di piccoli interventi privati, un effetto di mantenimento e rinnovamento di una quota non trascurabile del patrimonio abitativo. Infatti, una buona parte dei risparmi degli emigranti santarcangiolesi, è stata investita nel bene - casa. Come abbiamo visto una certa domanda di abitazioni si era di fatto riformata, ma non è bastata, perché essa non è stato il frutto di rinnovate condizioni economiche e di ricostituirsi della offerta locale di lavoro, ma delle speranze di ritorno degli emigranti e della politica assistenziale dello Stato. Non si può credere che la valorizzazione del centro urbano possa attuarsi basandosi solamente sui flussi di risorse dall'esterno e non invece sulla presenza di una ricchezza prodotta localmente: come abbiamo osservato, è proprio l'abbandono delle proprietà produttive del territorio che sta alla base dei processi di dissesto del suolo e di degrado degli abitati. Il problema del centro storico ci rimanda a quello più complessivo delle possibilità,  di aquisire un nuovo ruolo produttivo. Ma il tessuto urbano del centro storico di Sant'Arcangelo si trova in uno stato di progressivo degrado fisico - sociale. L'impressione che se ne trae è che in questi ultimi anni vi sia stata un'accelerazione di tali processi, anche grazie agli interventi non sempre attenti al contesto urbano.

Le condizioni generali del centro stirico di Sant'Arcangelo non migliorano e il divario che si sta creando tra parte nuova (San Brancato) e il centro storico aumenta, al punto che Sant'Arcangelo e quasi relegato al ruolo di periferia di San Brancato. Lo sviluppo di tipo urbano che si è avuto nell'ottocento - novecento ha esaurito i suoi effetti vitalizzanti e perciò aumenta anche lo sqilibrio tra centro storico e zona otto - novecentesca. Daltronte non è possibile parlare, almeno da un punto di vista funzionale, del centro di Sant'Arcangelo come di un "unicum". Vi sono il rione Castello, il rione Mauro, il rione Serrone, il rione Casale, il rione San Giovanni, il rione Timpone, il rione Convento e il rione Palazzo che soffrono di un isolamento assai maggiore di quanto non derivi dalla loro oggettiva distanza dalle aree vitali di Sant'Arcangelo. Pur essendo le distanze anche pedonalmente assai limitate,  l'isolamento è assai sensibile. Questi rioni risultano privi di qualunque tipo di attività e sono diventati rioni dormitorio. Risulta che l'isolamento è dovuto alla scarsa o nulla accessibilità di questi rioni. Il primo tra i diversi problemi da affrontare è dunque l'accessibilità. L' isolamento delle parti alte ha provocato la monofunzionalità residenziale dell'area, e tale residenzialità è necessariamente legata, date le condizioni abitative, a classi sociali a basso reddito, salvo eccezioni.


[1] Composizione Architettonica e Tipologia Edilizia, Padova 1977

[2] G. Giocoli, 1902.

[3] Cio si rileva da un iscrizione posta a sinistra dell'altare maggiore.

[4] Come si osserva dall'iscrizione incisa sul tabernacolo.

[5] Come si osserva da un mattone sulla porta.

[6] Come si legge sulla porta verso il castello

Monumenti, chiese e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

In tutto il territorio comunale operano tre parrocchie:

  • San Nicola di Bari
  • San Rocco Confessore
  • San Giuseppe Operaio

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

  • Circolo Didattico che comprende due complessi di scuola e due di scuola elementare
  • Scuola Media Statale
  • Sant'Arcangelo è sede dell'Istituto d'Istruzione Superiore con due Sezioni Associate
    • Sezione Liceo Scientifico Statale "Carlo Levi".
    • Sezione I.C.G.C.
    • I.P.A.A. Istituto Professionale di Stato per l'Ambiente e l'Agricoltura
    • Mpi-Dst-D.G. Personale della Scuola e della Amministrazione

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Associazioni culturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Associazione P.a.m.a. Associazione medio agri di Volontariato di Pubblica Assistenza e di Protezione Civile
  • Associazione Culturale Circolo Lombardo Radice
  • Associazione Pro Loco
  • Centro Regionale Lucano dell'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria
  • Associazione Avis
  • Associazione Dimore Storiche Italiane Sezione Basilicata Palazzo Scardaccione
  • ADAFOR - Nicola Bruno
  • A.N.S.P.I. Associazione Nazionale San Paolo Italia “Circolo Culturale Orsoleo”
  • Associazione Pedagogica di Basilicata
  • Associazione AAANT
  • CARITAS Parrocchiale
  • Associazione Briam Karting Club
  • Associazione Sportiva dilettantistica
  • Associazione Musicale Michele Lufrano
  • Associazione Onlus Gioca Giocando

Persone legate a Sant'Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazioni ed eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • 8 maggio - Festa Patronale San Michele Arcangelo
  • 6 giugno (prima domenica di giugno) - Fiera in occasione della ricorrenza di San Fortunato Martire le cui ossa riposano nella Chiesa dei Padri Riformati (Chiesa del Convento)
  • 16 agosto - Festa in onore di San Rocco
  • 7/8 settembre - Festa di Santa Maria di Orsoleo
  • agosto - Agglutination Festival
Fiere e Mercati
  • Fiere: 12 agosto - 7 settembre

La Città della Pace per i bambini[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 è stata costituita su iniziativa del Premio Nobel per la Pace Betty Williams la Fondazione Città della Pace per i bambini, che prevede strutture che possano ospitare i bambini che vivono in situazioni di pericolo nei loro paesi, da realizzarsi a Sant'Arcangelo ed a Scanzano Jonico[6]. La Città della Pace ha l'obiettivo di garantire assistenza, istruzione ed educazione a minori in condizioni di disagio sociale o pericolo derivanti da guerre o disastri ambientali.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Un tempo era nota per l'allevamento di una superlativa razza di cavalli detta “Neapolitana”, per la produzione di cotone, di ortaggi di olio e di vino. Rinomata è, ancor oggi, la produzione di olio di oliva, di ortaggi, di prodotti caseari, di vino. Nonostante la presenza di risorse agricole così importanti, l'economia di Sant'Arcangelo si basa prevalentemente su poche attività commerciali ed artigianali e sul terziario.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

SINDACO: Domenico Esposito

Sport[modifica | modifica wikitesto]

  • Santarcangiolese Calcio - Campionato di Promozione Lucana
  • Società Sportiva Santarcangiolese A.S.D.
  • A.S.D. ACS '09 Sant'Arcangelo ACS'09

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (01/01/2013 - Istat)
  2. ^ Canigia Maffei, Composizione Architettonica e Tipologia Edilizia,, Padova 1977.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ a b c Caterini Carlo. Gens Catherina de terra Balii
  5. ^ Caterini Carlo. Catalogo degli abati del monastero del Sagittario dell'Abate Gregorio De Lauro
  6. ^ Firmato atto costitutivo Fondazione Città della Pace. URL consultato il 16 novembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Gattini, 1910.
  • Caterini Carlo. Gens Catherina de terra Balii. Edizioni Scientifiche Calabresi. Rende 2009.
  • Caterini Carlo. traduzione e note del "Catalogo degli abati del monastero del Sagittario dell'Abate Gregorio De Lauro" Valentina Porfidio Editore. Moliterno 2014.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Basilicata Portale Basilicata: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Basilicata