Prete Gianni

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Il Prete Gianni sul trono in una mappa dell'Africa Orientale, tratto da un atlante del 1558.

Il Prete Gianni è un personaggio leggendario molto popolare in epoca medievale, tanto che, secondo i poemi del ciclo bretone, il Santo Graal sarebbe stato trasportato proprio nel suo regno. Ludovico Ariosto ne fa uno dei personaggi del suo Orlando furioso, quel re d'Etiopia, di nome Senapo, che Astolfo libera da una maledizione divina che lo costringeva a soffrire la fame per l'eternità.

Mito nel medioevo[modifica | modifica sorgente]

Viaggiatori medievali[modifica | modifica sorgente]

Circa venti anni dopo, alla fine del XII secolo, Ottone, abate dell'Abbazia di San Biagio nella Foresta Nera, continuando la Chronica di Ottone di Frisinga, partecipante alla Seconda Crociata, riferì di un suo colloquio in Siria con un vescovo monaco che gli aveva parlato di un sovrano cristiano, re e sacerdote, che regnava su un grande impero posto oltre l'Armenia e la Persia, ma prima dell'India e della Cina.

Passò un altro mezzo secolo. Fra' Giovanni da Pian del Carpine, che, in veste di ambasciatore del Papa in Estremo Oriente, aveva assistito nel 1245 all'incoronazione del terzo Gran Khan Kuyuk, nella cronaca dei suoi viaggi (Historia Mongalorum) narra di come Ogüdai, successore di Gengis Khan, era stato sconfitto dai sudditi di un re cristiano, il Prete Gianni, che erano conosciuti come «Quegli Indiani chiamati Saraceni neri, o anche Etiopi».

Marco Polo, ne il Milione (1299), fornisce una versione molto più elaborata della storia. Il Prete Gianni è descritto come un grande imperatore, signore di un immenso dominio esteso dalle giungle indiane ai ghiacci dell'estremo nord. I Tartari erano suoi sudditi, gli pagavano tasse ed erano l'avanguardia delle sue truppe. Questo fino al giorno in cui non elessero Gengis Khan loro khan. Quest'ultimo, come riconoscimento della propria indipendenza, chiese in moglie una figlia del Prete Gianni. Avutone un rifiuto, gli mosse guerra. Una serie di eventi sensazionali accompagnarono la campagna militare che si chiuse con la vittoria tartara.[1]

Per circa un secolo, nessuno più parlò di tale personaggio.

Scoperte geografiche[modifica | modifica sorgente]

Il ritorno in auge della storia del Prete Gianni avvenne all'improvviso: sino a quel momento, tutti coloro che avevano parlato del regno del Prete Gianni avevano detto di star riferendo voci. John Mandeville, un viaggiatore inglese, raccontò invece di essersi recato in quel regno favoloso durante i suoi viaggi. Nel 1355 egli fu in cura presso Jean de Bourgogne, medico di Liegi, nelle cui mani, al momento del commiato, lasciò un manoscritto: erano le sue memorie di viaggio, che da quel momento conobbero un'enorme diffusione. I presunti viaggi del gentiluomo inglese riprendono e accreditano tutte le favole precedenti e ne aggiungono altre. Unica annotazione, il manoscritto sembra alludere a una localizzazione africana anziché asiatica. Nel 1371, però, mentre era in punto di morte, il medico belga confessò di essersi inventato tutto.

Dai Khan ai Negus Neghesti[modifica | modifica sorgente]

Mappa Descrizione dell'Impero Abissino o del Prete Gianni

Dato che l'India, nel tardo medioevo, si presentava agli occhi occidentali come un paese dai contorni confusi, gli Europei, che avevano inutilmente cercato il Prete Gianni in Asia, si rivolsero all'Etiopia, una delle tre Indie nella terminologia dell'epoca.

Marco Polo aveva trattato dell'Etiopia come di una magnifica terra cristiana, e i rapporti tra Etiopia ed Arabia erano reali: la data di nascita del Profeta Maometto, ad esempio, è nota poiché avvenne trent'anni dopo l'ultima spedizione con elefanti di Abraha, il quale s'era eletto monarca dell'Arabia meridionale, dopo averla conquistata per conto dell'Imperatore di Axum. Esistevano commerci floridi tra Imperatori e reggenti dell'Arabia Felix - oggi Yemen; d'origine sabea, cioè arabo-yemenita, era la cultura abissina. Nel 1306 trenta ambasciatori dell'imperatore Wedem Arad giunsero in Europa, e riportarono che il loro patriarca si chiamava Yohannis, comune nome copto. Circa nel 1329, il missionario domenicano Giordano di Séverac, nel suo Mirabilia Descripta, tratta della "terza India" come landa del Prete Gianni, nome che - egli dice - gli occidentali han dato al Re di quella regione.

A questo punto una localizzazione etiopica della figura mitica appariva in Europa quasi certa. Il Prete Gianni è citato anche su carte geografiche tardo-medievali, come il mappamondo di Martin Behaim.

Re Giovanni II del Portogallo nel 1489 inviò un'ambasceria in Egitto, proprio con lo scopo di giungere nel paese del Prete Gianni. I messi raggiunsero l'Etiopia, dove trovarono davvero dei re cristiani sottomessi ad un Negus che si proclamava discendente di re Davide. Allo stabilirsi di relazioni diplomatiche ufficiali tra Lisbona e l'imperatore Dawit II nel 1520, Prete Gianni era il nome con cui gli Europei conoscevano l'imperatore d'Etiopia.

Già prima, tuttavia, gli Etiopi avevano tentato di mettere in chiaro come nessuno dei vari titoli del loro regnante corrispondesse al nome attribuito dagli europei. Lo fecero ad esempio i messi di Zara Yaqob nel 1441 al Concilio di Firenze. I colti del tempo che usavano il nome sapevano però che non era un onorifico etiopico: Jordanus, ad esempio sapeva trattarsi di un termine familiare in occidente, ma non autentico.

In genere gli esperti, fin dal XVII secolo, sono convinti che il mito sia stato adattato al contesto etiope come lo era stato a quello asiatico dal XII secolo. Storici come Giuseppe Scaligero ipotizzarono che, un tempo, i domini etiopi giungessero sino alla Cina.

Ancora nel 1751, quando il francescano ceco Prutzky chiese all'imperatore Iyasu II a Gondar, in uno dei circa venti castelli della sua "Camelot d'Africa", dell'origine di quel titolo, il monarca stupito disse chiaramente che mai si era sentito di un imperatore di Abissinia chiamato in quel modo. Richard Pankhurst sostiene che questa sia la prima volta in cui un imperatore d'Etiopia abbia mai udito quel titolo.

La Lettera del Prete Gianni[modifica | modifica sorgente]

La prima notizia sul Prete Gianni giunse in Occidente nel 1165, quando l'imperatore bizantino Manuele I Comneno ricevette una strana lettera, da lui girata al papa Alessandro III e a Federico Barbarossa; il mittente della missiva si qualificava come «Giovanni, Presbitero, grazie all'Onnipotenza di Dio, Re dei Re e Sovrano dei sovrani».

La lettera, con linguaggio ampolloso, descriveva il regno di questo prete e re dell'estremo oriente, titolare di domini immensi che, definendosi «signore delle tre Indie», diceva di vivere in un immenso palazzo fatto di gemme, cementate con l'oro, e aveva, ogni giorno, non meno di diecimila invitati alla propria mensa. Sette re, sessantadue duchi e trecentosessantacinque conti gli facevano da camerieri. Tra i suoi sudditi non annoverava solo uomini, ma anche folletti, nani, giganti, ciclopi, centauri, minotauri, esseri cinocefali, blemmi (creature acefale con il viso sul petto), esseri con un unico e gigantesco piede, che si muovevano strisciando sulla schiena, facendosi ombra del loro stesso piede (abitudine, quest'ultima, da cui deriva il nome di sciapodi), e così via. I suoi domini racchiudevano tutto il campionario di esseri favolosi di cui hanno parlato le letterature e le leggende medioevali.

I due imperatori non diedero peso più di tanto a quel fantasioso testo. Il papa, per puro scrupolo (se davvero in Oriente c'era un re cristiano, per giunta prete, rispondere era un dovere), mandò una lettera composta esattamente da mille parole, in cui lo informava che, una volta giunte notizie più precise, avrebbe inviato presso di lui il vescovo Filippo da Venezia, nella duplice veste di ambasciatore e missionario, per istruire il Prete Gianni nella dottrina cristiana. È da notare che il mitico personaggio si era definito seguace del Nestorianesimo, condannato come eresia dal concilio di Efeso, secondo la quale le due nature di Gesù erano rigidamente separate, e unite solo in modo morale, ma non sostanziale. La corrispondenza si concluse così.

Contenuto dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Il regno del Prete Gianni

Protocollo. La missiva è indirizzata a Manuele I Comneno, Imperatore di Costantinopoli. Mittente è il leggendario Presbiter Iohannes, che si presenta attribuendosi, in deroga al topos modestiae proprio del genere epistolare, il titolo di Dominus Dominantium, Signore dei Signori.

Motivo della lettera. L’estensore della missiva ha saputo per mezzo del primo ministro che il suo destinatario ha intenzione di inviargli un dono: se ne rallegra e gli chiede di accettare a sua volta i doni che egli vorrà inviargli. L’atteggiamento del Prete Gianni si fa ancora più sprezzante: rimprovera il suo destinatario di farsi onorare come un dio da parte dei suoi sudditi, e li chiama graeculi, miseri greci. Mette in primo piano la propria eccezionale generosità dichiarandosi pronto a donargli qualunque cosa egli desideri; lo invita a recarsi presso i propri domini, ricchi di ogni genere di beni; lo esorta a ricordarsi di essere un mortale e perciò di non cadere nel peccato.

Il Prete Gianni si presenta. Si dichiara il più grande dei sovrani esistenti sulla terra; settantadue re gli sono tributari. È un cristiano devoto e aiuta tutti i cristiani del suo regno con generose elemosine. Si propone di bandire una crociata per liberare il sepolcro di Cristo dai suoi nemici.

Il Prete Gianni presenta il suo regno. Il regno del Prete Gianni si estende sulle tre indie, dove è collocata la tomba di San Tommaso apostolo, e da lì giunge fino al punto in cui sorge il sole. Settantadue province gli sono tributarie, e tra queste, solo poche sono cristiane. Il regno del Prete Gianni è ricco di animali esotici: elefanti, dromedari, cammelli, ippopotami, coccodrilli; e anche di creature straordinarie: metagallinari, cameterni, cicale mute, grifoni, sagittari, fauni, satiri, pigmei, cenocefali, giganti, monoculi, ciclopi ed altri.

Gog e Magog relegate al di là delle mura
Interpolatore C: Gli antropofagi
Le popolazioni cannibali. Nel regno del Prete Gianni ci sono popoli che si nutrono di sola carne sia animale che umana, e quando qualcuno muore, amici e familiari se lo mangiano. Tra queste popolazioni vi sono anche Gog e Magog, e sono le stesse che Alessandro Magno ha recluso al di là delle alpi.

Il Prete Gianni si serve di loro. All’occorrenza il Prete Gianni si serve di queste feroci popolazioni per sterminare i propri nemici. Quando questi sono stati tutti divorati, i cannibali vengono riaccompagnati nelle loro sedi in modo che non possano nuocere anche agli stessi sudditi del Prete Gianni.

Giudizio universale. I Cannibali usciranno dalle loro regioni il giorno del giudizio universale per distruggere tutte le città del mondo; alla fine anche i cannibali stessi, a causa della loro iniquità, verranno annientati da Dio e ridotti in cenere.

Animali pericolosi. Nella terra del Prete Gianni scorrono fiumi di latte e miele e non vi è traccia di animali velenosi o pericolosi.

Pietre preziose. Scorre un fiume che esce dal paradiso terrestre e porta con sé pietre preziose: smeraldi, zaffiri, topazi, ametiste e molte altre.

L’assenzio. Vi si trova inoltre la radice di una pianta chiamata Assenzio: a chi la porta con sé dà il potere di scacciare gli spiriti maligni.

Il pepe. In quella terra crescono tutte le varietà di pepe, in grandissima quantità, che scambiato con ogni altro genere alimentare. Vi è anche un bosco dove risiedono molti serpenti: quando il pepe che vi cresce all’interno giunge a maturazione, i sudditi danno fuoco al bosco sicché i serpenti scappano e si nascondono in una caverna. Il pepe disseccato viene raccolto.

Interpolatore A: la cacciata dei serpenti
Quando il pepe giunge e maturazione, le popolazioni circostanti pongono attorno al bosco dove si affollano i serpenti paglia e altro materiale infiammabile, e gli danno fuoco. Quando l’incendio si spegne, raccolgono i serpenti con dei forconi e formano con essi dei mucchi come si fa per la paglia; poi raccolgono i pepe essiccato al fuoco.

Fonte miracolosa. Nel regno del Prete Gianni vi è anche una fonte miracolosa dalle diverse proprietà: scorre non lontano dal paradiso terrestre e chi ne beve le acque potrà sentire in essa un sapore diverso per ogni ora del giorno e della notte; guarisce chi beve da essa da ogni malattia e, se anziano, lo fa ringiovanire fino all’età di trentadue anni;

Pietre miracolose. Vi si trovano anche pietre portate lì dalle aquile, e che hanno il potere di ridare la vista e la giovinezza; inoltre queste pietre possono rendere invisibile ed estinguere cattive passioni come l’odio, l’ira, l’invidia.

Interpolatore E: l’isola della manna e i draghi
La manna. Nelle estreme parti meridionali vi è un’immensa isola disabitata nella quale Dio tutto l’anno, due volte la settimana fa piovere la manna, e i popoli circostanti si cibano solo di essa, senza coltivare in alcun modo la terra. La manna è la stessa che mangiarono gli ebrei uscendo dall’Egitto.

Caratteri dei popoli. Queste popolazioni non conoscono altre donne se non le proprie mogli. Non provano né invidia né odio, non litigano, come unico superiore hanno gli ambasciatori del Prete Gianni al quale pagano come tributo ogni anno cinquanta elefanti e altrettanti ippopotami carichi di pietre preziose.

Longevità. Chi si nutre della manna vive cinquecento anni: ogni cento anni ringiovaniscono bevendo da una fonte che sta lì vicino fino all’età di trent’anni, e così per cinque volte.

Il culto dei Morti. Passati i cinquecento anni, muoiono, e non vengono seppelliti, ma portati nell’isola dove piove la manna e appesi ad alberi. La loro carne non si corrompe in alcun modo, e resterà come viva fino al giorno del giudizio, quando la terra si aprirà e ingoierà tutti i corpi che, dopo essere divenuti terra, risorgeranno per essere giudicati.

La caverna dei draghi. Verso settentrione vi è un luogo pieno di caverne difficilissime da percorrere per l’uomo abitate dai draghi. Gli abitanti delle zone circostanti le custodiscono con cura in modo che nessuno possa giungere là e sottrarre i draghi.

Domesticazione dei draghi. Le popolazioni limitrofe addomesticano i draghi fino a farli diventare mansueti come cagnolini, e poi li cavalcano come cavalli.

Tributi al Prete Gianni. Ogni anno questi popoli pagano come tributo al Prete Gianni cento di quei draghi, e cento domatori. Là vengono usati come messaggeri e volano per tutte le parti del regno.

Il mare sabbioso. Tra le molte meraviglie vi è anche un mare sabbioso, che si gonfia di onde come il mare, ma è fatto di sabbia. Esso non può essere attraversato con navi, e benché non vi sia acqua, abbonda di ogni genere di pesci.

Il fiume di Pietre. In questo mare arenoso si riversa un fiume che a sua volta non è costituito di acqua, ma di pietre preziose: esso scorre tre giorni la settimana, e gli altri quattro resta fermo, le pietre scompaiono, e diventa attraversabile.

Interpolatore C: la pietra miracolosa
La pietra miracolosa. Tra il mare arenoso e i monti vi è una pianura dove si trova una pietra dalle virtù terapeutiche: essa guarisce i cristiani o chi ha la ferma intenzione di farsi cristiano, ed ha la forma di una vasca in cui può entrare un uomo. Chi vuole guarire viene prima interrogato dagli anziani che stanno a custodia di questa vasca; dopo essersi confessati e spogliati, vi entrano e, se hanno detto il vero, l’acqua inizia a crescere fino a coprirli, e poi decresce, per tre volte, dopo di che ogni malattia guarisce.

Il fiume sotterraneo. In quella stessa terra scorre un fiume sotterraneo. Talvolta la terra si apre, ed è possibile accedervi per poco tempo prima che la terra si richiuda, e si possono portare fuori pietre preziose. Questo fiume sfocia in un fiume più grande nel quale i sudditi si immergono per trarne una grande quantità di pietre preziose. Una volta estratte, le pietre vengono presentate in primo luogo al Prete Gianni che, se lo ritiene, le acquista alla metà del loro valore, altrimenti chi le ha raccolte è libero di venderle. In quella terra vengono anche allevati dei bambini in acqua in modo che sia facile per loro rimanere a lungo sott’acqua per estrarre le pietre.

Le dieci tribù di Israele. Oltre questo fiume vivono le dieci tribù di Israele, ciascuna col il proprio Re, ma che rendono tutte il tributo al Prete Gianni.

Le Salamandre. In un’altra provincia cresce una specie di vermi chiamati Salamandre: essi non vivono se non nel fuoco, e per resistere alle fiamme producono una pellicola come quella dei bachi da seta. Gli uomini di quella regione estraggono la pellicola e la lavorano per formare con essa degli abiti da donare al Prete Gianni. Questi abiti non possono essere lavati se non nel fuoco.

Altre ricchezze. Il regno del Prete Gianni abbonda in oro, argento, pietre preziose, elefanti, dromedari, cammelli. Tutti i pellegrini che vengono da fuori trovano in esso grande ospitalità. Non vi sono poveri nel regno del Prete Gianni, né ladri, né adulatori, né avari. Non vi sono divisioni tra le persone, e ci sono pochissimi cavalli, e molto deboli, poiché non ci sono guerre.

Interpolatore E: Le dieci pietre magiche
Tra le mille meraviglie, nel regno del Prete Gianni vi sono cinque piccole pietre dalle virtù incredibili: la prima, posta all’aria aperta produce in un raggio dieci miglia di raggio un freddo che nessun uomo può tollerare senza ammalarsi immediatamente; la seconda invece produce allo stesso modo un caldo che nessuno può sopportare senza bruciarsi ed essere ridotto in cenere; la terza invece è in grado di modificare le asperità del clima e creare una temperatura mite sicché estate torrida e inverno rigido non possano nuocere a nessuno; la quarta, se posta all’aria aperta di notte, sempre in un raggio di dieci miglia, produce una luce tale che nessun oggetto possa sfuggire allo sguardo umano; la quinta invece produce un’oscurità tale che nulla nel raggio di dieci miglia può essere visto.

Vi sono anche altre cinque pietre, tre delle quali consacrate, e due non consacrate. La prima delle pietre non consacrate trasforma l’acqua in latte; la seconda l’acqua in vino. La prima delle pietre consacrate attira i pesci; la seconda attira le bestie; la terza produce un fuoco molto potente.

In guerra. In caso di guerra, il Prete Gianni va incontro ai nemici con tredici carri sui quali, al posto dei vessilli, ci sono altrettante croci, e seguiti da diecimila soldati e centomila fanti. Davanti al Prete Gianni ci sono degli oggetti simbolici: una croce semplice, senza ornamenti, in ricordo della passione di Gesù Cristo; un vaso contenente terra, per ricordarsi la propria origine; un altro vaso pieno d’oro, per ricordare le enormi ricchezze del suo regno.

La menzogna. Nel regno del Prete Gianni nessuno mente, e se qualcuno dice una menzogna viene considerato dagli altri come morto, e non viene fatta menzione di lui in alcun modo. Tutti seguono la verità, e non regna alcun vizio.

Popoli sottomessi al Prete Gianni. Ogni anno il Prete Gianni va in pellegrinaggio alla tomba di San Daniele profeta. Nel suo regno si trovano pesci dal cui sangue si tinge la porpora. Vi sono molti mezzi di difesa, e sottoposti al dominio del Prete Gianni vi sono anche le Amazzoni e i Bragmani.

Interpolatore D: le Amazzoni e i Bragmani
La terra delle Amazzoni. Le Amazzoni vivono in una terra completamente circondata da un fiume che non ha principio né fine, come un anello senza gemma. In questo fiume ci sono pesci dalle caratteristiche straordinarie: oltre a quelli che vengono pescati con estrema facilità per essere mangiati, ci sono pesci in tutto simili a destrieri che vengono cavalcati dalle Amazzoni; altri sono simili ad asini, altri simili a buoi che lavorano, arano e seminano; altri sono come cani, velocissimi nella corsa e nella caccia.

I mariti della Amazzoni. I mariti della Amazzoni non vivono con loro, ma al di là del fiume, e non è loro in alcun modo consentito attraversarlo, pena la morte. Sono le donne a raggiungere i mariti saltuariamente, e risiedono presso di loro per quindici giorni.

I figli. Quando nascono figli maschi, vengono nutriti dalle madri fino all’età di sette anni e poi rimandati dai padri; se nascono figlie femmine invece restano presso le Amazzoni.

Abilità in guerra. Le Amazzoni sono abilissime nella guerra. Possiedono armi d’argento, come d’argento è ogni altro attrezzo da lavoro, dal momento che nella loro terra non vi è altro metallo. Possiedono anche cavalli di terra (non pesci) che cavalcano rapidissimamente. Le Amazzoni corrono talmente veloce che sono in grado di scagliare una freccia e riprenderla prima che essa tocchi terra. Quando necessario, il Prete Gianni si serve delle Amazzoni in guerra.

I Bragmani. I Bragamni invece sono una popolazione di uomini che conducono una vita semplice e virtuosa. Non chiedono nulla di più dello stretto necessario per vivere; si accordano su ogni cosa e sopportano tutto: sono come santi. La loro santità è sostenuta con preghiere da tutti i sudditi, affinché il diavolo non la turbi. Essi non devono al Prete Gianni nessun tributo, poiché sono sufficienti le loro preghiere.

Il palazzo. Il palazzo del Prete Gianni è in tutto simile a quello che l’apostolo Tommaso fece costruire per Gundoforo. Soffitti, travi e architravi sono di legno di Cipro; la copertura è di ebano, in modo che non possa bruciare. Alle estremità si trova dell’oro che possa fare luce di giorno, e dei carbonchi che facciano luce di notte. Nelle porte vi sono dei corni di cerasta, in modo che nessuno vi possa entrare con del veleno. Davanti al palazzo c’è una grande piazza dove si celebrano i trionfi a seguito di vittorie in guerra: il pavimento è in onice, perché gli animi dei soldati siano stimolati alla guerra.

Le camere interne. Le luci sono tutte alimentate dal balsamo. Tutte le superfici sono ornate con pietre: se vi è dell’onice, che provoca l’ira, intorno vi sono dei cornìoli, che la mitigano. Nel letto vi è lo zaffiro che induce la castità. Le donne si congiungono agli uomini solo quattro volte l’anno, e solo al fine di procreare.

La corte. Ogni giorno alla corte del Prete Gianni mangiano trentamila uomini, e ognuno riceve un dono da parte del sovrano. Le gambe dei tavoli sono di smeraldo e ametista, in modo che nessuno dei commensali possa ubriacarsi.

Lo specchio. Nella piazza antistante è collocato un enorme specchio, al quale si ascende tramite centoventicinque gradini di porfido rosso. Lo specchio poggia su di un complicato sistema di colonne e consente a chi vi guarda di poter scorgere con estrema chiarezza tutto ciò che avviene all’interno del regno, e vedere cospirazioni e congiure ai danni del sovrano. È custodito da dodici vegliardi affinché non possa essere rotto.

Il secondo palazzo. Esiste anche un secondo palazzo fatto costruire dal padre del Prete Gianni, Quasidio, che aveva ricevuto l’ordine della sua costruzione in sogno. Chiunque entrerà in questo palazzo, non soffrirà né fame né malattia, né morte.

La fonte. All’interno di questo palazzo vi è una fonte le cui acque assumono qualunque tipo di sapore voglia sentire chi le beve, e produce ogni tipo di profumo. Inoltre, chi avrà bevuto dall’acqua di questa fonte secondo un preciso rituale, non morirà per lungo tempo, ed avrà cognizione del giorno della propria morte.

Il titolo di Re-Prete. Il Prete Gianni, anche se sa di essere il più potente sovrano del mondo, per umiltà, non vuole per sé altro titolo se non quello di Presbyter e Rex, anche se sa che all’interno del suo regno vi sono uomini che portano lo stesso titolo.

Congedo. Il Prete Gianni potrebbe continuare ad enumerare le infinite ricchezze del suo regno, ma si ferma qui, rivolgendosi al suo destinatario: se egli può enumerare le stelle del cielo e la sabbia del mare, allora può misurare i suoi domini e la sua potenza.

Nella cultura contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Eurasia nel periodo immediatamente precedente all'invasione mongola (1200).
  • Il libro Baudolino di Umberto Eco, nella sua seconda parte, è incentrato sulla ricerca da parte dei protagonisti del regno del Prete Gianni, chiamato "Giovanni" nel libro.
  • Il mito del prete Gianni è citato anche nel libro di Jacques Le Goff Il cielo sceso in terra, saggio sull'Europa del medioevo.
  • Il mito di Prete Gianni è citato altresì nel libro "Uccelli da Preda" di Wilbur Smith.

Mito o figura storica?[modifica | modifica sorgente]

Per alcuni non si tratta unicamente di una figura mitologica. Nel 1926, ad esempio, il giornale cattolico americano The Catholic World pubblicò un articolo, firmato John Crowe, in cui si sosteneva che in Asia esistesse effettivamente un Re-sacerdote: il Dalai Lama. Ne conseguirebbe quindi che il regno del Prete Gianni avrebbe coinciso con il Tibet. Pur non potendolo escludere, c'è da ricordare che le ricerche più recenti[senza fonte] hanno appurato che il più vicino alla realtà era forse proprio Marco Polo.

La Chiesa Cristiana Nestoriana (detta anche Chiesa assira), ancor oggi, ha la sua "testa" gerarchica in territori che, politicamente, fanno ora parte di Iraq, Iran e Afghanistan ma che, anticamente, erano in Persia. Inoltre il grosso dei fedeli, oggi concentrato in India, espletò, nel corso del VI e VII secolo, un'intensa attività di proselitismo in Asia Centro-Orientale, in particolare tra le popolazioni turco-mongole, ma anche in Tibet, Siam e nella stessa Cina. Fra tali missionari, si ricorda la figura del monaco siriano Alopen, che, nell'anno 635, ottenne dall'imperatore cinese T'ai-tsung il permesso di costruire chiese e monasteri e di importare 530 libri religiosi e tradurne in cinese 35.

Anche alcuni sovrani Uiguri (attuale Xinjiang Huihe, Cina occidentale) e Manciù (Manciuria, Cina nord-orientale) si convertirono a questa fede. Una popolazione tartaro-uigura, l'etnia dei Kara Khitay (vocabolo turco che vuol dire cinesi neri, da cui forse i saraceni neri detti etiopi di Fra Giovanni da Pian del Carpine), formò un immenso impero esteso, al momento della massima espansione, dalla Cina settentrionale e dall'Altai al Lago d'Aral, che durò tra X, XI e XII secolo. Si tratta degli immediati e diretti eredi della dinastia e del popolo che gli storici cinesi chiamano Liao. Il suo più grande condottiero fu il khan Yelü Dashi. Sconfisse Arabi, Tartari, Turchi, Cinesi e Russi, e regnò dal 1126 al 1144. Yeliutashi era cristiano nestoriano, come lo erano molti suoi sudditi. Alla sua morte l’impero si divise. L’ultimo della sua dinastia fu Toghrul, di cui Gengis era nominalmente vassallo e che tale rimase fin che non lo sconfisse. Ancora ai tempi di Marco Polo un esponente di questa dinastia regnava sugli Uiguri, vassallo di Kublai Khan. Nel 1292 Fra' Giovanni da Montecorvino sostenne di averne conosciuto il successore, di nome Giorgio, e di averlo convertito al cattolicesimo.

Il Prete Gianni nei fumetti[modifica | modifica sorgente]

Dopo la scoperta delle Americhe non mancò chi localizzò il Prete Gianni in Florida, e lo collegò ad un altro mito, quello della fonte della giovinezza. Questa è anche la versione di Alfredo Castelli, autore del fumetto italiano Martin Mystère, che lo fa vivere dal 1101 al 1344.

Egli però ha fatto la sua comparsa anche nei fumetti della Marvel Comics. La prima apparizione è sul numero 50 de I Fantastici Quattro - ed.Corno del 20/02/1973, intitolato "L'occhio del male". Un misterioso personaggio in armatura, viene svegliato, dopo un sonno di secoli all'interno di una piramide, dalla Torcia Umana, cui si presenta come Prester John, appunto, Prete Gianni. Alla Torcia racconta dei suoi stupefacenti viaggi in regni che vanno dell'estremo oriente, all'impero Azteco, fino ad arrivare alla mitica Avalon, di cui descrive le meraviglie ed il progresso tecnologico. In Avalon, venne posto in animazione sospesa per secoli, sopravvivendo alla distruzione del regno, fino al casuale incontro con la Torcia alla ricerca della Valle Segreta degli Inumani e della sua Crystal. Un'altra apparizione si ha nel numero 160, sempre de I Fantastici Quattro - ed.Corno. Come si può vedere, si tratta di un personaggio minore, una sorta di strano cavaliere medievale, le cui avventure spaziano dalla corte di re Artù, a quella di Riccardo Cuor di Leone e si intrecciano spesso con quelle di un altro personaggio medievaleggiante della Marvel, Sir Perceval il Cavaliere Nero. Tale "Prete Gianni" (chiamato all'inglese Prester John, anche nelle versioni italiane) possiede un amuleto pressoché onnipotente, ottenuto coniugando tecnologie aliene e magia, il cosiddetto Occhio del male (da cui il titolo del primo albo su cui è comparso). Tale attrezzo è desiderato da potenti entità, come il dio vichingo del male, della magia e del fuoco Loki ed il misterioso demone Dormammu, signore di un universo tenebroso. Ciò perché tale attrezzo è in grado, tra l'altro, anche di fondere tra loro gli universi paralleli. Proprio la ricerca di tale oggetto è il preludio ad uno dei primi crossover della Marvel: la saga I Difensori vs I Vendicatori (prima edizione italiana nel 1974, a cura dell'editoriale Corno).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il Milione, capitoli 63-67. Consultabile in Wikisource.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • W. Ley e L. Sprague de Camp, Le terre leggendarie, Edizioni Bompiani 1962, V Cap. "La terra del Prete Gianni" (pagg. 117- 130). Traduzione italiana a cura di Francesco Saba Sardi dall'originale Lands beyond Ed. Reinheart & Co, Toronto-New York, 1952. Trattasi di un testo di cui, nel 2002 è stata data allae stampe una nuova edizione, riveduta ed aggiornata, per i tipi degli Oscar Arnoldo Mondadori Editore.
  • Umberto Eco, Baudolino ISBN 0-15-602906-5.
  • Arrowsmith-Brown, Prutky's travels to Ethiopia and other countries. Londra: Hakluyt Society, 1991. La sessione sul Prete Gianni è alle pp. 115–117.
  • Wilhelm Baum, Die Verwandlungen des Mythos vom Reich des Priesterkönigs Johannes, Klagenfurt 1999
  • AA.VV., Imperi delle Steppe. Da Attila a Ungern Khan, Centro Studi "Vox Populi", Trento 2008
  • Marco Polo, Il Milione, 1298, in Wikisource: s:Milione.
  • Errico Buonanno, Sarà vero. La menzogna al potere. Falsi, sospetti e bufale che hanno fatto la storia, Einaudi, 2009, ISBN 88-06-19730-4..
  • La Lettera del Prete Gianni, a cura di G. Zaganelli, Parma, Pratiche, 1990; ISBN 88-7984-131-9
  • G. Zaganelli, L’Oriente incognito medievale. Enciclopedie, Romanzi di Alessandro, Teratologie, Soveria Mannelli (CT), Rubbettino Editore, 1997; ISBN 88-7284-530-0

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]