Chiesa assira d'Oriente

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Chiesa assira d'Oriente
Briefkopf Emblem.jpg
Classificazione Ortodossa
Orientamento Chiesa non calcedonese
Separata da Patriarcato di Antiochia
Diffusione Iraq, Kuwait, Siria, Libano, Iran, Stati del Golfo Persico, India, Stati Uniti e Australia
Rito siriaco orientale
Primate Catholicos Mar Dinkha IV
Sede storica, Baghdad,
attuale, Chicago (Stati Uniti)
Struttura organizzativa 19 diocesi
Fedeli circa 323.000
Presbiteri circa 100, per 124 parrocchie
Altri nomi Chiesa ortodossa assira, Chiesa apostolica d'Oriente e degli Assiri, Chiesa d'Oriente, Chiesa dell'Est, Chiesa di Persia, Chiesa siriaca orientale, Chiesa siro-orientale, Chiesa assira ortodossa, Chiesa siriaca d'Oriente

La santa Chiesa cattolica e apostolica assira d'Oriente è una Chiesa cristiana, nota anche come Chiesa nestoriana.

A livello teologico, si caratterizza per il riconoscimento dei soli primi due Concili ecumenici e di Nestorio come santo. La Chiesa assira d'Oriente non è in comunione con le Chiese orientali antiche poiché queste ultime riconoscono, invece, la validità dei primi tre Concili ecumenici.

La chiesa assira comprende i territori dell'attuale Iraq occidentale e dell'Iran. Dalla Mesopotamia, sua terra d'origine, essa ha conosciuto una rapida espansione che ha portato i suoi missionari a fondare comunità fino all'India (dove è nota con il nome di "Chiesa siro-caldea") ed alla Cina. La comunità monastica assira di Chang'an (antico nome di Xi'an, capitale della Dinastia Tang) fu, nel VII secolo, la prima documentata comunità cristiana in Cina.

L'attuale catholicos ("primate"), è dal 1975 Sua Beatitudine Mar Dinkha IV (già vescovo di Teheran). Dalla Persia la sede è stata trasferita a Chicago (Stati Uniti). La Chiesa assira conta circa 400.000 fedeli, di cui solo una minoranza vive ancora nella terra natale.

Aspetti generali[modifica | modifica sorgente]

Croce Pasquale nel Santuario del Golgota

La chiesa si autodefinisce "chiesa ortodossa assira"; il suo rito liturgico è quello siriaco-orientale.

I fondatori della teologia assira furono Diodoro di Tarso e Teodoro di Mopsuestia, che insegnarono tra IV e V secolo ad Antiochia. La cristologia normativa della chiesa assira fu fissata da Babai il Grande, (551-628): la sua principale opera cristologica è il Libro dell'Unione, nel quale si afferma che le due qnome (essenze) non sono mischiate, ma eternamente unite nell'unica parsopa (persona) di Gesù Cristo. La dottrina di Babai il Grande differisce da quella di Nestorio, accusata di dualismo.[senza fonte]

Il cuore della cristologia orientale era la croce[1]. Si venerava la croce nuda, costituita da due legni incrociati, senza il corpo di Cristo, perché i fedeli orientali vedevano oltre la croce: la parusia, la gloria futura. Si pregava con le mani aperte davanti al petto.

La Chiesa assira è molto nota agli storici, ed è stata onorata dell'appellativo "Chiesa dei martiri" da parte di papa Giovanni Paolo II, poiché nessun'altra chiesa annovera un eguale numero di martiri.

La liturgia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rito caldeo.

La liturgia eucaristica più comune della Chiesa d'Oriente è la anafora di Addai e Mari. Questo rito è ben noto agli studiosi di liturgie a causa della sua mancanza delle frasi note a tutti i credenti e pronunciate da Gesù durante l'Ultima Cena («Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue»). Per questa ragione soprattutto i cattolici di Roma non riconoscevano validità a questa liturgia. Tuttavia, nel 2001, dopo uno studio liturgico, il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e la Congregazione per la Dottrina della Fede nella persona del cardinale Ratzinger, dichiarò che essa è una liturgia valida e che i cattolici in Iraq possono ricevere il sacramento dell'eucarestia all'interno della Chiesa assira se impossibilitati a riceverlo nelle loro chiese. Questa dichiarazione venne approvata da papa Giovanni Paolo II.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La storia della Chiesa assira può essere divisa in due periodi distinti:

  1. La Chiesa persiana, nata dalla predicazione di missionari siriaci. Il centro irradiatore del Cristianesimo siriaco verso l'Oriente fu la città di Edessa (Urhai, oggi Urfa), capitale del regno di Osroene. La città ospitava una fiorente colonia ebraica ed era inserita in un universo ellenizzato. Nonostante il suo cosmopolitismo, conservò sempre come lingua nazionale il siriaco (un idioma discendente dall'aramaico), che rimane tutt'oggi la lingua liturgica delle chiese persiane.
  2. La chiesa assira propriamente detta, che nacque in seguito all'invasione della Persia e della Mesopotamia da parte del Khan mongolo Tamerlano (fine del XIV secolo). I cristiani superstiti trovarono rifugio sui monti del Kurdistan (antica Assiria).

Chiesa persiana[modifica | modifica sorgente]

La ricerca della pace con i re persiani[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Martiri persiani.

Nelle regioni di Babilonia e Persia furono presenti comunità cristiane fin dall'inizio del II secolo[2]. Il Cristianesimo fu introdotto da missionari provenienti da Edessa, città dell'alto Eufrate la cui diocesi era alle dirette dipendenze del patriarcato di Antiochia. Le chiese persiane di Mesopotamia e Persia furono quindi inserite nel territorio del patriarcato.

Nel II e III secolo d.C. il territorio fu attraversato dai conflitti tra Impero romano e Persiani (Parti fino al 224 d.C. e poi Sasanidi, che conquistarono definitivamente la Mesopotamia alla fine del III secolo). La dinastia sasanide, che professava il credo detto Zoroastrismo, lo promosse a religione ufficiale dell'impero.
Nel 325 un vescovo avente il titolo di «vescovo della Persia» (che si firmò Yohannan) partecipò al concilio di Nicea, con il compito di notificare le decisioni conciliari alla Persia e all'«India Magnum»[3]. Il concilio stabilì che l'emisfero orientale, dalla Mesopotamia fino al subcontinente indiano, dovesse appartenere alla giurisdizione del patriarcato di Antiochia.

Successivamente, col tempo, i collegamenti della Chiesa persiana con le Chiese nel territorio dell'Impero romano si allentarono. A causa della distanza e delle obiettive difficoltà per i vescovi persiani di recarsi ad Antiochia, considerato lo stato di guerra intermittente tra impero romano e impero persiano, il patriarca di Antiochia decise di scegliere un arcivescovo ad Oriente e nominarlo catholicos[4], con il compito di amministrare le diocesi fuori dei confini dell'Impero romano, fino all'«India Magnum». Essendo la capitale dell'Impero persiano Seleucia-Ctesifonte (città situata in Mesopotamia, circa 30 km a sud dell'odierna Baghdad), la scelta cadde sul vescovo di questa città. Il secondo concilio ecumenico della cristianità, tenutosi a Costantinopoli nel 381, confermò l'autorità del patriarca di Antiochia sul primate (catholicos) di Seleucia-Ctesifonte (canone II).

Nel 410 si tenne a Seleucia-Ctesifonte il primo sinodo della Chiesa assira sotto la dominazione persiana. Al sinodo di Seleucia si risolsero innanzitutto le questioni di giurisdizione fra le diocesi. Poi la Chiesa assira, che non aveva mai avuto nessun rapporto diretto con quella romana, precisò per la prima volta la propria posizione di fronte al papa di Roma. Ammise l'esistenza di quattro grandi sedi patriarcali, con Roma in testa, rivendicando solo il quinto posto per Seleucia-Ctesifonte. Però nello stesso tempo confermò il simbolo niceno-costantinopolitano niceno, disconoscendo quindi quello calcedonese.

Nel 424, al sinodo di Marktaba, i 36 vescovi presenti proclamarono la propria autonomia rispetto al patriarcato di Antiochia e alle autorità ecclesiastiche dell'impero romano. Con questa secessione, puramente amministrativa, ebbe inizio un processo che in pochi decenni portò la Chiesa persiana allo scisma con le chiese greca e latina.

Scisma con l'Occidente[modifica | modifica sorgente]

La chiesa persiana si separò dalle chiese dell'Impero romano (le chiese greca e latina) dopo il concilio di Efeso (431). Adottò il duofisismo e riconobbe soltanto i primi due concili ecumenici. Le chiese greca e latina da quel momento la etichettarono come "chiesa nestoriana"[5]. La Chiesa persiana non aderì neppure alle decisioni prese al concilio di Calcedonia (451), che espresse la condanna del monofisismo.

All'inizio del V secolo, i sovrani sasanidi Yazdgard I e Bahram V (che professavano lo zoroastrismo), scatenarono contro i cristiani numerose persecuzioni, accusandoli di essere solidali con l'Impero romano d'Oriente.
Con l'avvento del duofisismo, i re persiani si schierarono apertamente con la corrente scismatica:

  • garantirono protezione ai duofisiti nel 462;
  • fecero giustiziare il cathólicos filo-romano Babowai, che venne sostituito con il vescovo duofisita di Nasibina (Nisibis), Bar Soma nel 484;
  • permisero il trasferimento della scuola di Edessa (nell'Impero bizantino) a Nasibina (circa 200 km più ad est, in territorio persiano) quando l'imperatore bizantino la fece chiudere (per le sue tendenze duofisite) nel 489.

Il re Peroz I (457-484) appoggiò, subito dopo essere salito al trono, il monaco duofisita Bar Soma, che divenne vescovo di Nasibina. Durante il suo regno il duofisismo si diffuse in tutta la Persia. Nell'aprile 484 la corrente duofisita arrivò a rovesciare il vertice della Chiesa persiana: il catholicos Babaeus (o Babowai[6]), che regnava ininterrottamente dal 457, fu deposto nel sinodo di Beth Lapat. Ormai isolato, nello stesso anno Babaeus venne accusato davanti a Peroz I di cospirare con Costantinopoli; l'accusa fu ritenuta credibile e venne giustiziato[7].

Al sinodo di Beth Lapat vennero prese due decisioni che segnarono una svolta nella storia della Chiesa persiana:

  • fu sancita l'adesione all'insegnamento teologico di Teodoro di Mopsuestia, uno dei fondatori del duofisismo;
  • si consumò lo scisma con le chiese greca e latina, isolando il catholicossato di Seleucia-Ctesifonte dal resto della cristianità. Per la prima volta nella storia del cristianesimo, una chiesa locale proclamava la sua autonomia entro i confini di una nazione.

Nel 486, al sinodo di Seleucia-Ctesifonte, la Chiesa persiana accettò il credo dei duofisiti e, nel 498, il patriarca di Seleucia-Ctesifonte divenne il patriarca duofisita di Persia, Siria e «India Magnum». Negli anni seguenti, i re persiani permisero l'insediamento della scuola di Bar Soma a Nasibina, che divenne il centro più importante dell'elaborazione della cristologia duofisita. Venne inoltre deciso che i monaci e tutti i dignitari ecclesiastici potessero contrarre matrimonio. Ciò indebolì la vita spirituale della comunità persiana; già nel 544 alcune di queste riforme vennero ritirate.

Nel 571 Abramo di Kashkar fondò un nuovo monastero sul Monte Izla, una montagna sovrastante Nasibina, per recuperare un'osservanza monastica più severa, abbandonando le norme fondanti della Chiesa persiana. Un suo discepolo, Henana di Adiabene, divenne il nuovo rettore della scuola di Nasibina. Henana successivamente ruppe con la tradizione teologica antiochea di Teodoro e ritornò all'insegnamento di Origene. I tentativi di censura da parte dei vescovi e la condanna contro Henana non sortirono alcun effetto, a causa della sua protezione da parte della corte reale. Egli, infatti, poté restare a capo della sua scuola, anche quando questa rimase semideserta.

Le prime due pagine del Diatessaron (narrazione unica dei quattro vangeli) in arabo

Il periodo di guerra 610628 tra Persiani a Bizantini indebolì la stabilità della chiesa persiana; diverse sedi e molte regioni finirono in mano alla Chiesa monofisita. La chiesa persiana non poté scegliere un nuovo catholicos, e la sua tradizione teologica venne cancellata da Henana. Babai il Grande e l'arcidiacono Mar Aba amministrarono la chiesa senza possederne l'autorità, non essendo investiti del titolo di catholicos. Ma nella sua posizione ufficiale di "visitatore dei monasteri del nord", Babai ebbe l'autorità di investigare sull'ortodossia dei monaci dei monasteri della Mesopotamia settentrionale e di rinforzarne la disciplina. In particolare egli ottenne l'espulsione di tutti i monaci che avevano contratto matrimonio.

Babai il Grande e i suoi discepoli lavorarono alacremente per difendere l'eredità di Teodoro: scuole rivali furono fondate a Nasibina e Balad, e il monastero di Mar Abraham, guidato da Babai, accolse un discreto numero di studenti della scuola di Nasibina. Babai stesso scrisse un gran numero di commentari ed agiografie per sconfiggere i monofisiti e l'origenista Henana, sviluppando quella che fu considerata la vera cristologia persiana. Egli affermava che le due qnome (essenze) non fossero mescolate ma erano unite nell'unica parsopa (persona) di Cristo.

La campagna di difesa ebbe infine successo: nel 612 gli insegnamenti di Teodoro vennero canonizzati. Presto gli scritti di Babai e la sua cristologia divennero regole canoniche, e gli scritti di Henana vennero banditi e destinati all'oblio. Il movimento monastico persiano venne purificato e riguadagnò slancio. La chiesa si dimostrò ben organizzata durante la conquista araba, che seguì alle guerre tra Bizantini e Persiani, e fiorì per molte generazioni, almeno fino al XII secolo.

L'evangelizzazione della Cina[modifica | modifica sorgente]

I monaci della Chiesa assira furono i primi cristiani a raggiungere la Cina e, da qui, le popolazioni turco-mongole dell'Asia centrale (odierni Xinjiang e Mongolia)[1]. Il più antico documento che testimonia la presenza cristiana nel paese della grande muraglia è la «stele di Xi'an», conservata nel Museo provinciale di Xi'an «Foresta di Stele». Si tratta di una pietra alta più di 3 metri, incisa su calcare nero, in caratteri cinesi e siriaci, scolpita nel febbraio 781 e rinvenuta nel 1623. L'iscrizione reca il titolo Memoriale della diffusione in Cina della Religione della luce proveniente da Daqin ed è nota impropriamente come "Stele nestoriana".

Narra la storia della comunità cristiana dalla fondazione, nel 635, quando il monaco Alopen giunse a Chang'an (nome antico di Xi'an, fino al Medioevo capitale dell'impero Tang), e da lì cominciò a predicare la «religione della luce» (Jing Jiao). L'imperatore Tai Zhong, con un decreto del 638, consentì la diffusione della religione cristiana, giudicandola «eccellente… vivificante per l'umanità, indispensabile». La vita della comunità di Chang'an, però, suscitò riprovazione tra la popolazione: i monaci infatti non possedevano schiavi, non accumulavano ricchezze e trattavano la gente comune ed i nobili allo stesso modo.[senza fonte]

Lo "scandalo" che i monaci cristiani crearono con la loro presenza fece sì che nell'845 l'imperatore Wu Zong proibisse il cristianesimo e, con esso, tutte le religioni straniere. La chiesa assira continuò a esistere fra gli Uiguri e tra i Mongoli della dinastia Yuan. Un cinese venne eletto patriarca con il nome di Yaballaha III nel 1281, ed il monaco Rabban Bar Sauma (c. 12201294) viaggiò da Pechino a Roma per perorare una crociata assieme ai mongoli contro i Mamelucchi[8]. Fu invitato a colloquio dai cardinali. I porporati gli chiesero: "Qual è la tua fede? Esponi il tuo credo". Rabban Bar Sauma rispose: "Io credo in un Dio nascosto, eterno, senza inizio e senza fine, Padre, Figlio e Spirito Santo, tre ipostasi uguali e non separate. Non c'è tra loro primo o ultimo, né giovane o anziano: essi sono uno quanto alla natura ma tre quanto alle ipostasi. Il Padre è generatore, il Figlio è generato e lo Spirito Santo è procedente"[1].

Un monumento risalente al XIV secolo testimonia la presenza del monastero della Croce di Zhoukoudian nel distretto di Fangshan, vicino a Pechino. Gli archeologi hanno scoperto[9] che una singola comunità appartenente alla Chiesa assira continuò ad esistere in Cina anche dopo l'editto di Wu Zong, per diversi secoli, pur tagliata fuori da ogni contatto con l'esterno, e continuò ad avere il suo patriarca. Recenti ricerche storiche hanno fatto emergere la presenza del cristianesimo in Tibet sin dal VI e VII secolo. Nel 782 il patriarca Timoteo I (727 - 823) indicò i Tibetani come una delle più significative comunità della Chiesa d'Oriente; successivamente scrisse della necessità di eleggere un altro vescovo (794)[10].

Diffusione della Chiesa di Persia in India[modifica | modifica sorgente]

In Persia si aveva conoscenza dell'esistenza di una comunità cristiana in India. Molti cristiani, per sfuggire alle persecuzioni in atto nell'impero persiano, si trasferirono nella costa occidentale e meridionale del subcontinente. Riferimenti specifici della Chiesa indiana cominciarono ad apparire in note persiane dal VII secolo. Il metropolita dell'India ed il metropolita della Cina sono menzionati nelle note della consacrazione di patriarchi dell'Est. La Chiesa indiana fu inserita nella giurisdizione del metropolita della Regione di Fars. Il problema dell'appartenenza fu stabilito dal patriarca Sliba Zoha (714-728), che riconobbe la dignità tradizionale dell'autonomo metropolita dell'India. A sud del lago Balkash è stato ritrovato un cimitero cristiano risalente al XIII-XIV secolo. I nomi di persona dei defunti sono cristiani, mentre i cognomi sono locali.

La Chiesa assira[modifica | modifica sorgente]

Dal XV al XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diaspora Assiro-Caldea-Siriaca.
Shimun XVIII Rubil, patriarca nestoriano della Chiesa assira nel 1897

I cristiani assiri sono eredi dei nestoriani che, in seguito dell'invasione dei Mongoli di Tamerlano del 1380, trovarono rifugio sui monti del Kurdistan. Nella Chiesa assira, fin dal XV secolo, una regola stabilì che il titolo di patriarca fosse assegnato solo in linea ereditaria, ai familiari del catholicos (da zio a nipote). La regola venne inaugurata da Mar Shimun IV. Un secolo dopo, questa regola provocò una «guerra di successione» all'interno della Chiesa assira.

Il metropolita assiro H.B. Mar Aprem con due prelati

Nel 1551 morì il catholicos Simone Bar Mama. Il suo successore avrebbe essere dovuto il nipote Simone Denha, ed in effetti alcuni vescovi procedettero alla sua elezione. Ma un gruppo di altri vescovi sostenne che Giovanni Sulaqa sarebbe stato più degno di Simone e lo elessero a loro volta (prese il nome di Giovanni Sulaqa VIII). Questa doppia elezione provocò uno scisma. Giovanni decise un riavvicinamento con la Chiesa cattolica. Si recò a Roma nel 1552 e nel 1553 ottenne dal papa Giulio III il titolo di patriarca della Chiesa cattolica locale di rito siro-orientale. La Chiesa assira ebbe allora due capi antagonisti, un patriarca "ereditario" ad Alqosh (nell'odierno Iraq settentrionale)[11], ed un patriarca nominato dal papa di Roma a Diyarbakir (nell'odierna Turchia orientale).

Questa situazione ebbe fine nel 1662, quando l'allora patriarca di Diyarbakir, Mar Shimun XIII Denha, interruppe le relazioni con Roma e riprese i contatti con il suo pari grado ad Alqosh, e trasferì la sua sede nel villaggio di Qochanis, nelle montagne della Turchia. Roma rispose eleggendo un nuovo patriarca di Diyarbakir per governare i credenti assiri ancora fedeli al soglio pontificio. Quest'ultimo gruppo divenne allora la Chiesa cattolica caldea. Nel 1804 la linea ereditaria di Alqosh cessò di esistere, e la gerarchia ecclesiastica dell'epoca decise di riconoscere l'autorità dei patriarchi caldei, mentre i patriarchi di Qochanis rimasero indipendenti.

La rifondazione della Chiesa assira in India[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa Malankara.

I vescovi della Chiesa dell'Oriente furono inviati in India fino al XVI secolo. In seguito all'arrivo dei portoghesi (1498), vennero aperte nel paese molte missioni cattoliche. La Chiesa assira continuò a fornire i propri vescovi, finché nel 1565 la Chiesa dell'India viene separata dalla chiesa madre sotto la pressione dei portoghesi. L'unione con la Chiesa di Roma venne meno nel corso del XVII secolo e nel 1670 fu ristabilito il patriarcato nestoriano.

Nel XIX secolo i cristiani di Trichur reclamarono l'ordinazione del loro vescovo dall'autorità della Chiesa d'Oriente e ciò portò alla creazione della Chiesa ortodossa siro-malabarese (detta anche Chiesa siro-caldea). L'attuale metropolita in India della Chiesa ortodossa siro-malabarese è Mar Aprem Muken (nato nel 1940). I nestoriani in India sono chiamati "caldei", quindi questa chiesa è chiamata anche "Chiesa caldea sira" (o Chiesa siro-caldea). La chiesa madre invece l'ha soprannominata «Chiesa dell'Oriente».

Dal XX secolo ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genocidio assiro.
Mappa del genocidio assiro.
località dove venne perpetrato il genocidio.
Città che ricevettero i rifugiati.
Altri centri maggiori.

██ Regioni di insediamento degli Assiri.

La Chiesa assira subì un periodo di persecuzione e sterminio da parte del governo dei Giovani Turchi negli anni 1915-1916. Molti credenti furono costretti a fuggire in Occidente. Il patriarca Mar Eshai Shimun XXIII, sebbene appartenesse alla stirpe dei patriarchi di Qochanis, crebbe in Gran Bretagna. Per diverso tempo i cristiani assiri cercarono di fondare uno stato autonomo in Iraq, ma nel 1933 subirono un secondo sterminio, dopo quello patito durante la prima guerra mondiale[12]. Lo stesso Eshai Shimun XXIII venne costretto a rifugiarsi a Cipro, da dove poi emigrò a Chicago per stabilirsi infine a San Francisco.

L'attuale patriarca di Babilonia ha ancora la sua sede a Chicago. La comunità caldea era meno numerosa al tempo del mandato britannico in Palestina, ed ebbe un ruolo marginale nel governo britannico della regione. Tuttavia dopo l'esodo dei membri della Chiesa d'Oriente, la Chiesa cattolica caldea divenne il più importante gruppo religioso non musulmano in Iraq, ed alcuni di essi salirono al potere all'interno del partito Baˁth, tra di essi il più importante è l'ex-vice primo ministro dell'Iraq Tariq Aziz.

Nel 1964, la questione della successione ereditaria del patriarcato scatenò un nuovo scisma: nel 1972 una parte della comunità irachena, non accettando più l'usanza della successione da zio a nipote, elesse a patriarca Mar Thoma Darmo. Si ricreò la situazione, già nota in Occidente, di un anti-papa e di un papa. Il legittimo patriarca Mar Eshai Simone (Shimun) XXIII, l'anno seguente (1973) rassegnò le dimissioni e si sposò, lasciando vacante il seggio. Nel 1975, mentre erano in corso dei negoziati per il suo possibile reinsediamento, fu assassinato. Il successore di Simone fu Mar Dinkha IV (1976). Dopo sette secoli, il nuovo patriarca non fu più nominato dal patriarca uscente, ma fu eletto. Mar Dinkha IV annunciò la definitiva cessazione della successione ereditaria.

Questo editto ha rimosso qualsiasi altra disputa, tuttavia esiste ancora rivalità tra i patriarcati rivali, con Mar Addai (successore di Mar Thomas Darmo) a capo di uno scisma dal nome Antica chiesa d'Oriente. La Chiesa assira ha una doppia gerarchia, pur se i due patriarchi si considerano in comunione tra di loro. L'11 novembre 1994, uno storico incontro tra Mar Dinkha IV e papa Giovanni Paolo II nella sede del Vaticano portò alla firma della «Comune dichiarazione cristologica». Una delle conseguenze di questo atto fu la ripresa dei contatti tra la Chiesa assira e la Chiesa cattolica caldea.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Esistono tre arcidiocesi della Chiesa assira:

Vi sono inoltre diocesi negli Stati Uniti orientali (compresa Chicago), negli Stati Uniti occidentali, nella California orientale, in Canada, in Siria, in Iran, in Europa, ed una per Australia e Nuova Zelanda. Diverse congregazioni di fedeli si trovano in Georgia, India, Iraq, Iran, Libano, e Siria. Esiste una sola parrocchia di fedeli in Cina, la cui origine è molto antica, e un'altra a Mosca.

Dal 1976 il Patriarca della Chiesa assira d'Oriente è Mar Dinkha IV (già vescovo di Teheran), il quale fin dall'elezione ha posto la sua sede a Chicago (Illinois), negli Stati Uniti. Per un'antica tradizione, i vescovi della Chiesa assira possono provenire solo dal "clero bianco", cioè dai monaci. Inoltre, ad essi è richiesto il celibato.

Quadro storico[modifica | modifica sorgente]


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Pietro Citati, Un frate tra gli "eretici" orientali cristiani rivali alla corte mongola in Corriere della Sera, 13 settembre 2011, p. 40 e 41.
  2. ^ La storiografia moderna ritiene tuttavia che la cristianizzazione di quest'area geografica non può essere fatta risalire a prima del III secolo, questo senza negare tuttavia una possibile precedente attività apostolica. Cfr. Jules Leroy. Storia del Cristianesimo a cura di Charles Puech. Bari, Laterza, 1983, pag.336
  3. ^ Ilaria Ramelli, IV secolo, il viaggio in India dei missionari cristiani, Avvenire, 27-4-2010. URL consultato l'11-6-2010.
  4. ^ Il significato letterale di cathólicos è «universale»
  5. ^ Tuttavia la teologia duofisita non può essere identificata con quella di Nestorio.
  6. ^ A volte noto come Babai, ma che non deve essere confuso con Babai il Grande.
  7. ^ L'accusa era eminentemente politica.
  8. ^ Dopo Roma il monaco riprese il viaggio e giunse fino in Guascogna (sud-ovest della Francia).
  9. ^ Il ritrovamento risale al 2003.
  10. ^ «The Church of the East in Central Asia» nel Bulletin of the John Rylands University Library of Manchester, 78, n° 3 (1996).
  11. ^ L'Iraq settentrionale, assieme alla Turchia orientale, forma l'Assiria.
  12. ^ Andrea Riccardi, Avvenire, 12 luglio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • J.-M. Fiey, Jalons pour une histoire de l'eglise en Iraq, Louvain, Secretariat du CSCO, 1970).
  • M.-L. Chaumont, La Christianisation de l'empire Iranien, Louvain, Peeters, 1988).

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