Rodomonte

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Rodomonte difende il ponte dall'attacco nemico, illustrazione di Gustave Doré

Rodomonte (o Rodamonte) è un personaggio dell'Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo e successivamente dell'Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Rodomonte è il re di Sarza, figlio di Ulieno re d'Algeri di cui ha preso il posto.

Il personaggio[modifica | modifica sorgente]

Viene introdotto, insieme alla corte d'Africa, nel secondo libro dell'Orlando innamorato. Essendo moro è al seguito del re d'Africa Agramante e con lui invade la Francia di Carlo Magno. Innamorato della bella Doralice, figlia del re di Granada Stordilano, si rivela, nonostante la sua bravura in armi quasi senza pari e il suo coraggio, un amante inesperto (questo contrasto non è un caso isolato, ma ricorrente, come per lo stesso Orlando). Per gelosia combatte prima con Ferraù e in seguito anche con Mandricardo figlio di Agricane. Doralice finisce col preferire quest'ultimo lasciando Rodomonte senza il coraggio di alzare neppure la fronte. Inizia così a maledire le donne. A questo punto (canto XXVIII) l'Ariosto ci pone innanzi una divertente novella misogina, raccontata al re di Sarza da un oste. Essa riguarda il fatto che, secondo l'oste, l'infedeltà è un carattere intrinseco femminile (il poeta si scusa scherzosamente più volte di questo fatto con le donne, anche nei Cinque Canti, giustificandosi dicendo che sono parole dell'oste e lui la pensa in modo diverso).

Successivamente Rodomonte volge le sue attenzioni alla casta Isabella, amata dall'ormai morto Zerbino. Per preservare la sua fedeltà all'amante, ella escogita un piano, per fare in modo che il pagano colposamente l'uccida, senza averne intenzione. Egli è tanto scosso dalla sua morte che (ricalcando un canto boiardesco) costruisce un sepolcro per lei e vi sta a guardia, fin quando Bradamante con la lancia magica dell'Argalia non lo sconfigge, costringendolo ad andarsene per un anno, un mese e un giorno e a liberare i suoi prigionieri avuti in queste giostre (tra cui Brandimarte e Oliviero).

Dopo il tempo prescritto il moro torna al matrimonio tra Bradamante e Ruggiero e sfida quest'ultimo a duello, ma ne viene ucciso e la sua anima fugge "bestemmiando", "alle squalide ripe d'Acheronte" all'Inferno. Così si chiude il Furioso.

Differenze tra Rodomonte boiardesco e Rodomonte ariosteo[modifica | modifica sorgente]

Si dice che Boiardo (che inventa il personaggio), per festeggiare il fatto di aver finalmente trovato un buon nome per lui, abbia fatto suonare a festa le campane di Scandiano.[senza fonte]

Il personaggio da lui descritto incarna il valore, la superbia e il coraggio, tant'è che anche tra i mori, ci dice il poeta, "ognuno n'ha paura". Ariosto lo connota invece più negativamente, conservando le sopracitate qualità, ma portando il pagano ad essere un attaccabrighe, che non rifiuta mai una battaglia, per il solo gusto di combattere. Per questo basta leggere la parte dell'assalto moro alle porte di Parigi, dove il pagano si avventa anche su gente civile e inerme, senza distinzione di età o sesso, arrivando a non curarsi degli stessi mori in difficoltà.

Non avendo rispetto per nessuno, anche fuggendo all'inferno bestemmia. Forse nessun altro verso mai ha potuto connaturarlo meglio che gli ultimi due versi del Furioso:

« Bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa
Che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa »
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso)

che ricalcano la fine dell'Eneide virgiliana con il duello tra Turno ed Enea e la morte del primo.

Francesco De Sanctis afferma ironicamente che, tra queste due concezioni, è quella dell'Ariosto ad essere sopravvissuta.[senza fonte]

Influenza sulla lingua italiana[modifica | modifica sorgente]

Dal carattere del personaggio di Rodomonte deriva il termine italiano rodomontata, che sta a significare millanteria, fanfaronata[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Etimo.it dizionario etimologico online
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