Ferraù

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Ferraù combatte contro Orlando, miniatura tratta dalle Grandi cronache di Francia

Ferraù (Ferrauto o ancora Feraguto) è un personaggio letterario presente nella Chansons de geste e nell'Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Viene perlopiù rappresentato come un cavaliere saraceno; in alcune fonti è presentato come un gigante, ma sempre e comunque nemico dei cristiani. Con il nome di Feragu appare per la prima volta nell'Entrée d'Espagne, poema franco-italiano del XIV secolo.

Il personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Ferraù è uno tra i più interessanti tra i cavalieri saraceni, oltre ad essere uno dei più famosi. Secondo la tradizione è superbo (Ariosto dice che avrebbe la corona in testa dei superbi) e smanioso di essere considerato il migliore. È il nemico giurato di Orlando. La loro eterna tenzone era iniziata per la bella Angelica, di cui entrambi erano innamorati, episodio descritto da Boiardo all'inizio della sua opera. Inoltre il pagano ha giurato di avere l'elmo fatato di Orlando (già di Almonte) e per un inganno di Angelica lo avrà. Ma è anche un altro il motivo che spinge Ferraù allo scontro con il paladino. I due si ritrovano più volte nel corso dei poemi, anche in contesti differenti, ma circostanze di forza maggiore (la guerra o la fuga di Angelica) fanno sempre differire il duello. La realtà è che Ferraù vuole scontrarsi con Orlando (come già con Argalia) per la gloria e la fama. Vuole sconfiggere il più forte cavaliere di Francia per essere considerato, come egli stesso afferma nel poema di Boiardo "Il fior del mondo".

Ferraù nella Historia Karoli Magni[modifica | modifica wikitesto]

Ferraù prima appare in Historia Karoli Magni et Rotholandi (liber 4 di Codex calixtinus) come "Ferracutus", un gigante che protegge la città di Nájera e che combatte e viene ucciso da Orlando.

Ferraù nella Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Ne La Spagna, poema anonimo dell'ultima metà del Trecento, Ferraù sfida e fa prigionieri molti dei più forti paladini, tra cui Oliviero, Astolfo e Uggieri il Danese. Da ultimo si scontra con Orlando, il quale dopo un lungo ed estenuante duello (anche perché entrambi sono fatati) lo sconfigge trafiggendolo. Ferraù chiede il battesimo prima di morire, che Orlando gli concederà, permettendo alla sua anima di andare in Paradiso. In seguito il conte veste le armi del saraceno per liberare i prigionieri e Carlo Magno crederà, vista l'anima salire in cielo, che Orlando in realtà sia morto dando luogo ad una serie di equivoci.

Ferraù nell'Orlando innamorato[modifica | modifica wikitesto]

Uccide il fratello di Angelica, Argalia e gli sottrae il prezioso elmo. Combatte spesso con Orlando per Angelica (entrambi ne sono innamorati ma lei disdegna quasi chiunque) e per il suo elmo d'Almonte. Successivamente combatte con Rodomonte, poiché gli dice che un tempo fu innamorato di Doralice, figlia del re di Granada, di cui Rodomonte è folle d'amore. Viene lasciato a cercare l'elmo dell'Argalia nel fiume, dove l'aveva perso. Esattamente da lì lo ritroveremo nel Furioso di Ariosto.

Ferraù nell'Orlando furioso[modifica | modifica wikitesto]

È figlio di Falsirone e nipote di Marsilio re di Spagna ed è uno dei più forti e soprattutto più superbi tra i cavalieri saraceni di Spagna. Grazie ad un incantesimo egli è invulnerabile, tranne che nell'ombelico, infatti usa portare sulla pancia un'armatura spessa sette volte più del normale. Viene narrato di lui già nel primo canto quando incontra in un bosco Rinaldo alla ricerca di Angelica. I due, entrambi interessati alla fanciulla duellano ma decidono di sospendere il combattimento per andare entrambi alla sua ricerca. Ferraù era inoltre alla ricerca del suo elmo che aveva perso nel fiume che passava per il bosco, appartenuto all'Argalia, fratello di Angelica che egli aveva ucciso nell'Orlando Innamorato. Proprio mentre cerca l'elmo gli appare il fantasma dell'Argalia che lo rimprovera. Proprio per questo Ferraù decide di andare, d'ora in poi, senza elmo in capo fin quando non avrà sottratto ad Orlando il suo prezioso elmo fatato, già appartenuto al re pagano Almonte, che il conte gli sottrasse in Aspramonte. Alla fine i due si trovano all'uscita del castello di Atlante, ancora una volta all'inseguimento di Angelica. Duellano per l'elmo, ma per una beffa di Angelica, invisibile per il suo anello, il duello viene sospeso e l'elmo fortuitamente passa a Ferraù, il quale lo terrà, ci anticipa Ariosto, fin quando Orlando non lo ucciderà, episodio che però non rientra nel poema, ma che è narrato nell'Entrée d'Espagne e ripreso poi nella Spagna e nel Morgante. Nell'Entrée d'Espagne, Roland uccide Feragu al termine di una lunga disputa telogica che conclude il duello di tre giorni fra i due. Interessante notare che secondo la leggenda Orlando non aveva mai trovato nessuno che gli fosse resistito per più di tre giorni. Questo fa di Ferraù, come è noto, forse il suo più forte rivale.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]