Pazzano

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Pazzano
comune
Pazzano – Stemma Pazzano – Bandiera
Pazzano – Veduta
Pazzano nel 2007 da località Vrisi
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
Città metropolitanaProvincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Amministrazione
SindacoAlessandro Taverniti (lista civica) dal 31-5-2015
Territorio
Coordinate38°28′35″N 16°27′06″E / 38.476389°N 16.451667°E38.476389; 16.451667 (Pazzano)Coordinate: 38°28′35″N 16°27′06″E / 38.476389°N 16.451667°E38.476389; 16.451667 (Pazzano)
Altitudine460 m s.l.m.
Superficie15,57 km²
Abitanti529[1] (31-12-2017)
Densità33,98 ab./km²
Comuni confinantiBivongi, Caulonia, Nardodipace (VV), Placanica, Stignano, Stilo
Altre informazioni
Cod. postale89040
Prefisso0964
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT080058
Cod. catastaleG394
TargaRC
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantipazzanesi o pazzaniti
Patronosan Giuseppe
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pazzano
Pazzano
Pazzano – Mappa
Posizione del comune di Pazzano all'interno della città metropolitana di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Pazzano (/paʦ'ʦano/, Pazzanu nella variante calabrese del siciliano) è un comune italiano di 529 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria, in Calabria.

È, per numero di abitanti, il paese più piccolo della Vallata dello Stilaro. Nel periodo borbonico fu importante per essere il principale centro minerario di estrazione del ferro di tutto il Mezzogiorno.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Ha una superficie di 15,48 km² con una densità di 46,3 abitanti/km². Si trova nella Vallata dello Stilaro tra il Monte Consolino e Monte Stella (il quale rientra nel territorio comunale) a un'altezza di 460 m s.l.m. L'escursione altimetrica è di 876 m con una minima di 216 m e una massima di 1092 m. La zona è classificata ad alta sismicità.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista climatico ricade nella zona climatica D secondo la Classificazione climatica, i gradi-giorno sono 1511 e perciò il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 12 ore giornaliere dal 1º novembre al 15 aprile[2].

Di seguito vengono riportati i dati climatici delle medie mensili riferite agli ultimi 30 anni.[3].

PAZZANO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 15,015,017,019,024,028,031,031,028,024,020,017,015,720,030,024,022,4
T. min. mediaC) 8,08,09,011,015,018,022,022,019,016,012,010,08,711,720,715,714,2
Precipitazioni (mm) 63,052,043,031,017,09,06,09,029,053,063,059,0174,091,024,0145,0434,0
Umidità relativa media (%) 72716968676664677072717271,76865,77169,1

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Letto prosciugato della fiumara Melodare

Nel territorio del comune di Pazzano nascono il torrente Stilaro, dal quale prende il nome tutta la vallata, e un suo affluente, il Melodare (in dialetto Mardari, in un documento del 1094 conosciuto come Merdate). Lungo il suo corso rimangono i resti dell'industria siderurgica calabrese, una serie di mulini: il Mulino do regnante, Gargano, Poteda1, Poteda 2, Mastru Cicciu e Midia. Sono tutti mulini di tipo greco. Sono presenti delle sorgenti, denominate " Femmina Morta", "Fonte dello Schioppo" e Carcareda.

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

Pazzano su open street map 2015

Mammiferi: lepri, volpi, ghiri, cinghiali, donnole, faine, martore. Nei corsi d'acqua vi è la presenza di trote, mentre si ricorda, in tempi meno siccitosi, la presenza delle anguille che risalivano dal mare lo Stilaro per riprodursi nella parte alta del torrente.

Pazzano dall'alto (2016)

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del paese in passato viene citato in diversi documenti, e si attestano in particolare il nome volgare "Pazzano" e quello latino di "Patianum".

Nel '700 viene menzionato in tre testi: nel terzo libro di Thesaurus antiquitatum et historiarum Italiae di Johann Georg Graeve, in "De antiquitate et Situ Calabriae" del 1704: "In hoc agro pagi sunt Patianum, ubi aurum & argentum & cyancus color nascitur sunt & ferrifodinae:"[4][5] (In questo terreno del villaggio di Pazzano, in cui sono nati il colore dell'oro e dell'argento)". Nel testo di Pantopologia Calabra del Frate Elia De Amato del 1725: "Patianum vulgò Pazzano"[6][7]. Nel 1796 nel Dizionario geografico - istorico - fisico del Regno di Napoli[8][9].

L'etimo della località è incerto e vi sono 6 ipotesi:

  1. La derivazione da un radicale "passus", cioè valico[10]
  2. Di origine francese: plateau ossia ripiano in zona montuosa[10]
  3. Dallo spagnolo "plata", per cui Pazzano starebbe a indicare una terra metallifera[10]
  4. Derivazione di tipo prediale dal nome latino Patius e il suffisso -anus[11]
  5. Secondo il latinista Giuseppe Pensabene il termine Pazzano corrisponderebbe al latino pactus (pactano, compatto) ossia avamposto difensivo[12]
  6. La forma popolare Pezzano[13] potrebbe derivare dal nome gentilizio romano Pettius o Pitius alla stregua dei suoi omonimi: località Pazzano a Fratta Terme, di menzionati "Locus Pezzanu" in Provincia di Rieti in documenti dell'alto-medioevo[14] e della frazione di Pezzano a San Cipriano Picentino (Salerno)[15][16].

Per quanto riguarda i suoi abitanti, si fa riferimento in italiano come pazzanesi e nel dialetto del paese come: pazzaniti, mentre invece le persone non del posto li appellano nelle tre varianti: pezzanìsi, pezzanìti e pezzanòti e quindi adottando la radice pezz-[13].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Pazzano, 1910
Ex Piazza Mussolini, oggi Piazza IV Novembre (1933)
Piazza IV novembre con il municipio
Pianta delle montagne delle miniere di ferro di Pazzano. 1833. (Sezione militare dell'Archivio di Stato - Napoli
Vista del paese (1965)
Piazza IV Novembre negli anni '60 del Novecento

Pazzano è situato tra il Monte Consolino e il Monte Mammicomito, due massicci calcarei che costituiscono un'eccezione nell'aspetto geologico calabrese e che gli studiosi fanno risalire all'età devoniana o più fondatamente all'epoca giurassica. A questa lontanissime origini e alle evoluzioni dei millenni successivi, si deve la presenza nella cavità dei monti di giacimenti di Ferro, il cui sfruttamento risalirebbe all'età magno-greca.

Età romana[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo romano fu istituita tra Pazzano e Stilo una colonia per i damnata ad metalla, ovvero i condannati ai lavori forzati nelle miniere. Nel 1952, in località Praca, furono rinvenute 15 monete: 7 elettri punici e 8 siracusane, risalenti al periodo tra il 310 a.C. e il 290 a.C.[17].

Pazzano villaggio normanno e casale minerario di Stilo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Miniere di Pazzano.

L'origine del paese è legata infatti all'estrazione dei minerali di ferro per lo più di limonite e pirite, attività che ha dato origine a un villaggio di minatori in età normanna (come attesta un documento del 1094). La materia prima fornita dalle miniere si ricollega al sorgere nella zona di alcuni rudimentali forni per la fusione del ferro. Da antichi documenti risulta che un tempo Pazzano (o meglio il casale di Pezzano, come veniva chiamato) faceva parte della Contea di Stilo insieme con Guardavalle, Stignano, Camini e Riace.

Da 1231, con la promulgazione della Costituzioni di Melfi entra a far parte amministrativamente del Giustizierato di Calabria Ulteriore.

Si sa inoltre che dal 1325 vi era un prete, che dipendeva dalla diocesi di Squillace, che si occupava della cura delle anime.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ferriere Fieramosca.

In un documento del 1333 si legge che esisteva una ferriera di proprietà del convento di Serra San Bruno[18]. Nel 1520 la ferriera risulta inattiva e le miniere di Pazzano quasi abbandonate e fornivano il poco materiale alle ferriere di Campoli, Trentatarì, Castel Vetere (Oggi Caulonia), Spadola e Furno[19]. Il 10 dicembre 1524 le miniere di Pazzano furono regalate da Carlo V come ricompensa per i servizi prestati a Cesare Fieramosca (fratello di Ettore, vincitore della disfida di Barletta). Nel 1527 le miniere divennero di demanio regio.

Nel 1724 il governo vi fece fabbricare i cannoni per l'esercito. Nel 1768 la ferriera fu trasferita a Mongiana e a Ferdinandea, per la presenza di boschi e corsi d'acqua e, in età borbonica, di veri e propri impianti metallurgici. Nel 1783 vi fu un grave terremoto nella zona che abbassò drasticamente il numero della popolazione (per la precisione a 857 abitanti) con un danno del valore di 20.000 ducati, ma nessun morto.

Nel 1796, il Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli definisce Pazzano come casale regio di Stilo della provincia di Catanzaro di 1015 abitanti e facente parte della diocesi di Squillace. Si annota la presenza di una parrocchia e della Chiesa del San Salvatore e della Chiesa del Carmine. L'economia era basata sulla frutticoltura (fichi d'india), vino, olio, gelsi per seta e allevamento[20].

Durante il Regno di Napoli e per tutta la durata del Regno delle Due Sicilie, con la legge 132 del 1806 varata l'8 agosto di quell'anno da Giuseppe Bonaparte Pazzano, in quanto casale di Stilo, amministrativamente fa parte del Distretto di Gerace e del Circondario di Stilo.

Pazzano comune autonomo[modifica | modifica wikitesto]

Pazzano divenne comune autonomo nel 1811 quando la Contea di Stilo venne divisa dal commissario Masci. Il primo sindaco del paese fu Giuseppe Certomà. L'estrazione del materiale minerario continuò fino ai primi decenni della seconda metà dell'Ottocento all'interno del polo siderurgico di Mongiana, quando cadde la dinastia Borbonica e si insediò il nuovo governo d'Italia, il quale privilegiò le attività industriali del Nord, spingendo all'emigrazione anche degli abitanti di Pazzano. Ai tempi del Regno delle Due Sicilie Pazzano era uno dei più importanti centri minerari che rifornivano tutto il Mezzogiorno con 25 miniere.

Col Decreto Rattazzi, dal 1860 al 1927 amministrativamente il paese rientra nel circondario di Gerace e nel mandamento X di Stilo. Successivamente con l'abolizione dei circondari farà solo parte della Provincia di Reggio Calabria (già esistente).

L'8 marzo del 1917 il comune dà in concessione le miniere per 50 anni al Cavaliere Alessandro Casini, al quale subentrò il 28 aprile del 1921 la società genovese Miniera di Pazzano. Quest'ultima concesse in subappalto le miniere alla Montecatini per circa un anno, ma con lo scadere del contratto, la Montecatini abbandonò tutto. In seguito si tentò di riaprire le miniere, ma senza esito.

Dagli anni cinquanta in poi anche Pazzano ha subito il fenomeno dell'emigrazione verso il nord Italia per mancanza di lavoro, ma anche verso la Germania, la Francia, l'Australia]] e gli Stati Uniti. Nel 1985 è stato soggetto del film documentario di Daniele Segre Andata e ritorno.[21].

A Sydney, in Australia, la comunità di emigrati pazzanesi si è stabilità per lo più nel sobborgo di Brookvale, soprannominato anche pazzaniedu, piccolo pazzano, e a Narraweena dove si svolge anche la festa del Santo Salvatore australiana.

Una piccola comunità di emigrati c'è anche ad Aliquippa in Pennsylvania, negli Stati Uniti d'America.

Oggi[modifica | modifica wikitesto]

Museo della Cultura mineraria e Nuova Cappella del San Salvatore (agosto 2017)
Cappella del San Salvatore in costruzione (23-07-2017)

Negli ultimi anni si cerca di recuperare il valore artistico e culturale di Pazzano che la sua storia ha lasciato, dall'eremo di Monte Stella che viene visitato da migliaia di pellegrini alle ormai vecchie miniere. Con l'Ecomuseo delle ferriere e fonderie di Calabria si sta realizzando un "museo della Cultura mineraria" in costruzione dal 2008, interrotto nel 2009 per mancanza di fondo e ripreso dal 2016. A giugno del 2008 si sono iniziati i lavori per creare il museo e ancora oggi non è concluso per mancanza di fondi. Nel 2008 è uscito il film documentario ThyssenKrupp Blues, presentato al Festival del Cinema di Venezia, incentrato sulla vita del pazzanese Carlo Marrapodi.

Negli anni 2010 fu proposta la possibilità di impiantare su una località di Monte Mammicomito (chjana dei lacchi) delle pale eoliche da ditte private per fornire la zona di elettricità con energie rinnovabili, ma l'iniziativa non è andata in porto. A fine 2011 il comune ha installato i suoi primi pannelli fotovoltaici. Nel gennaio 2016 viene inaugurata la prima palestra comunale. A Marzo 2017 si eseguono i lavori per la demolizione della Cappella del San Salvatore e partono i primi scavi per il recupero del presunto tempietto bizantino ivi posto. Ad Aprile 2017 partono i lavori per la nuova Cappella del San Salvatore pochi decine di metri più in là della passata ubicazione.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo (Pazzano).
Chiesa di santa Maria Assunta

Vi si trovano pregevoli statue lignee nonché una tela del XIX secolo del Frangipane e 4 tele di inizio XX secolo raffiguranti gli Evangelisti.

Santuario di Monte Stella[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Eremo di Santa Maria della Stella (Pazzano).

Nel 1562 viene posta la statua della Madonna della Stella in sostituzione della icona della Madonna di culto ortodosso. Sin dall'inizio alla statua furono attribuiti poteri taumaturgici. Nel 1643 diventa grancia dell'ordine di San Basilio. Nel 1743 cappelania manuale. Nella suggestiva grotta è collocata la Madonna della Stella, statua di marmo bianco del 1562 di probabile fattura gaginesca. Vi si accede scendendo una lunga scalinata (62 scalini) scavata nella pietra. Nel santuario si trova anche l'immagine dell'Immacolata Concezione e un affresco di arte bizantina (un po' rovinato) raffigurante Santa Maria Egiziaca che riceve la comunione dal monaco Zosimo. L'affresco si ritiene sia del X-XI secolo per le ciocche disordinate della sua capigliatura. Il raffigurare una santa anziché un santo, fa pensare che vi sia stato per un certo periodo un eremitismo femminile. All'interno della grotta vi sono rappresentazioni della Trinità, di Cristo, dell'Arcangelo Michele e la pietà.

Chiesa del San Salvatore[modifica | modifica wikitesto]

Stato dello scavo per il recupero della presunta cella tricora bizantina (17 marzo 2017)
Scavi archeologici - Aprile 2017 (Tullio Carnuccio)

Di recente è stato rilevato, durante un lavoro di riqualificazione ambientale, che sotto al suolo della Cappella dei minatori è situtata un'altra chiesa di origine bizantina ancora più antica della famosa Cattolica di Stilo. Il nome secondo un atto del 1115 sarebbe Agios Salbavr ovvero Chiesa del Divino Salvatore, viene anche citato nel Syllabus. Nel 1325 sarebbe stata aperta al culto, nel libro Rationes Decimarum Italie nei sec. XIII-XIV (nelle Collettorie dell'Archivio segreto vaticano) si cita che il parroco Leo di Panzano (clericorum Stili) pagasse 2 tarì di decima alla Diocesi di Calabria.

Nel 1995 operai forestali della AFOR (Azienda Forestale della Regione) durante i lavori di riqualificazione ambientale, scoprirono nei pressi della località "Mulineda", a pochi metri dalla Cappella del Santissimo Salvatore una cupola centrale, accidentalmente spaccata da una vanga meccanica. All'istante fu informata la Soprintendenza archeologica della Calabria che sospese i lavori giacché, da una prima analisi, tale edificio era riconducibile al periodo bizantino.

Nel 2006, da un'analisi georadiologica e termografica fino a 8 metri di profondità si deduce sia di forma tricora, larga 6 m x 2,5 m. Si è studiata una possibilità di scavo e recupero, ma la situazione risultò complessa poiché la chiesa si trova sotto un luogo di culto (l'attuale cappella del San Salvatore) e vicino la strada Via Nazionale che collega Stilo con Pazzano che rende difficile l'operazione[22]. A Marzo del 2017 sono cominciati i lavori di recupero della Cella tricora, l'attuale cappella del San Salvatore è già stata demolita e sono cominciati i primi scavi.

Cappella di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Antica cappella in Località San Rocco, forse di origine bizantina, dal 1600 dedicata al culto di San Rocco, ora in grave stato di abbandono, con crepe a rischio crollo[23]. Nel 2007 è caduto su di essa un traliccio. All'interno è presente quel che resta di un affresco del 1692[23].

Grotta della Madonna della Carcareda[modifica | modifica wikitesto]

Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (località Carcareda)

In Località "Carcareda" (chiamata così per la presenza in passato di una piccola cava di calcare) è presente, lungo la strada provinciale 98 una grotta scavata in un banco di arenaria con all'interno un affresco della Madonna del Carmelo con in braccio Gesù Bambino denominata comunemente "A Madonna da Carcareda"[24][25]. Attualmente lo stato di conservazione dell'affresco risulta danneggiato con cadute dell'intonaco e del colore[24]. Nel 2016 è stato rimosso un pannello di truciolato su cui era dipinta una Madonna e sostituito con un plexiglass trasparente a protezione dell'affresco.[24]. Recentemente è stato rimosso un pannello di truciolato recante dipinta una madonna, sostituito poi da un pezzo di plexiglass trasparente[24].

Cappelle[modifica | modifica wikitesto]

Cappella del Santissimo Salvatore

Mario Squillace ricorda l'esistenza di 10 cappelle a Pazzano, di cui è rimasta solo quella del Santissimo Salvatore in contrada "Chiesa Vecchia"[26].

Le altre[26]:

  • Cappella del Santissimo Sacramento
  • Cappella del Santissimo Rosario
  • Cappella del Carmine
  • Cappella del Purgatorio
  • Cappella di Sant'Antonio
  • Cappella di San Nicola
  • Cappella di Santa Maria della Stella
  • Cappella del Nome di Gesù
  • Cappella di San Pietro e dell'Immacolata Concezione

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Fontana Vecchia, Fontana dei minatori[modifica | modifica wikitesto]

Fontana dei minatori

Nata nel XVIII secolo come Fontana per dissetare i minatori che tornavano dal lavoro, utilizzata dai contadini per dissetarsi, di ritorno dal pesante lavoro nelle contrade di campagna di Pazzano, ora con le sue sei bocche è diventato il simbolo di Pazzano.

Resti della ferriere di Pazzano[modifica | modifica wikitesto]

Bocche di miniera (agosto 2009)

A Pazzano vi erano 25 miniere per l'estrazione del ferro, oramai chiuse, alcune delle quali preservate dal Comune in collaborazione con l'Ecomuseo delle ferriere e fonderie di Calabria per il loro valore nell'archeologia industriale calabrese.

Questa lista è suscettibile di variazioni e potrebbe non essere completa o aggiornata.

  • Principe Ereditario (Settecento)
  • Carolina (Settecento)
  • S. Ferdinando (Settecento)
  • Regina
  • Noceto
  • Scolo
  • Galleria Italia
  • Galleria Piave
  • Galleria Acqua Calda
  • Contrì
  • San Giuseppe
  • R. Principe
  • Colle di Banno
  • Lucarello
  • S. Maria
  • Perrone
  • Gotto
  • perronello
  • Clementina
  • Clementina II
  • San Carlo
  • San Nicola
  • Campoli
  • Garibaldi
  • San Luigi
  • Grotta Nuova
  • Provvisoria
  • Regina ribasso
  • Melichicchi
  • Umberto I

Mulino idraulico "Vrisa"[modifica | modifica wikitesto]

Mulino Vrisa

Mulino del XVIII secolo, sito in località "Vrisi", raggiungibile dal sentierio naturalistico e turistico di Monte Stella che parte nei pressi della Fontana Vecchia.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[27]

Gli abitanti sono 720, distribuiti in 362 nuclei familiari con mediamente 2,21 componenti per famiglia. Dal 1991 al 2001 c'è stato un calo demografico del 16,25%.

Dialetto[modifica | modifica wikitesto]

Il dialetto pazzanese ("pazzanitu" in dialetto) è una variante del dialetto calabrese meridionale. È caratterizzato dalla dittongazione di u e o come gli altri paesi della Vallata dello Stilaro e delle vicine Serre calabresi della Piana di Serra San Bruno. A differenza degli altri paesi della Locride il tempo presente dell'infinito termina in -a anziché in -i. Negli ultimi 60 anni ha subito una profonda evoluzione, assimilando sempre più nuove parole dall'italiano e perdendo quelle più arcaiche.

Viene parlato sia nell'ambiente familiare sia al di fuori, e viene spesso preferito all'uso dell'italiano che, quando parlato, subisce il forte accento dialettale. Il dialetto pazzanese è stato usato in forma scritta dal poeta pazzanito Giuseppe Coniglio nelle sue innumerevoli poesie pubblicate in 3 raccolte e nelle sue commedie teatrali.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Festa del Santissimo Salvatore a Pazzano
A cumprunta (2000)

Le feste a Pazzano, come in moltissimi altri piccoli paesi italiani, sono prettamente religiose (se si fa eccezione per quella dei 'Mbeati muorti) e sono:

  • 19 marzo - Festa patronale e processione di San Giuseppe

La festa ha inizio nel pomeriggio con l'esecuzione di marce sinfoniche da parte del complesso bandistico pazzanese; alla sera il Santo viene portato in processione per le vie del paese fino alla Fontana Vecchia, dove si svolge uno spettacolo pirotecnico e al termine si scambiano le offerte come ex voto di "ciciri e cannarozzeda".

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Festa del Santissimo Salvatore a Pazzano.

La festa del S.S. Salvatore è la più importante delle feste di Pazzano, che attira il maggior numero di persone e di emigrati. Dura 3 giorni con una processione della statua del santo per il paese, la veglia notturna e la tradizionale "Cumprunti".

Il pellegrinaggio ha inizio nei pressi della "Fontana vecchia" dal quale si può salire per un sentiero di montagna che porta in cima al Monte Stella.

  • Prima domenica di settembre - Festa di San Rocco

Della durata di tre giorni, la festa si svolge con la processione per le vie del paese, la donazione del tradizionale pane benedetto di San Rocco e uno spettacolo pirotecnico quando il santo arriva al boschetto.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Madonna della Stella

Vi sono varie leggende su Pazzano.

Leggenda sulle origini di Pazzano[modifica | modifica wikitesto]

Si narra che una volta nella vallata dello Stilaro dei condannati ai lavori forzati vennero mandati a finire i loro giorni in un luogo isolato, Si scelse allora il burrone tra Monte Stella e il Monte Consolino. I tre condannati erano: Pazzano, Spagnolo e Larcara e alle loro caviglie furono legati dei ceppi. Tutti e 3 riuscirono a liberarsi ma solo Pazzano una volta ritornato su decise di rimanere e fondare un nuovo paese dove poter lavorare. E infatti più tardi si scoprirono i ricchi giacimenti di ferro.

Leggenda della statua della Madonna della Stella[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1645 padre Giovanni Fiore da Cropani la mise per iscritto. Pare che quando nel 1562 venne portata la statua su una nave, si fermò improvvisamente a Monasterace e da essa vi partì una luce in direzione della grotta di Monte Stella. La statua poi sopra un vitello si inerpicò fino alla grotta, dalla quale poi incominciò a sgorgare acqua. L'acqua venne raccolta in due giare ma esse miracolosamente non si colmavano mai.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca Comunale Ada Saffo Sapere (1983 - oggi)[28]
  • Circolo Ricreativo Culturale Giovanile Pazzanese (1994 - ?)
  • Centro di aggregazione socio-culturale Giuseppe Coniglio (agosto 2007 - ?)
  • Associazione Musicale Complesso bandistico città di Pazzano[29] (novembre 2008[29] - Oggi)

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Scilatelle con braciola di melanzana
Zippuli (zeppole)
Scrajola cu posa
Dolci pazzanesi e della Vallata dello Stilaro
Antipasti di affettati olive e formaggi
Frittuli

La gastronomia pazzanese è caratteristica della regione Calabria, tipica di una vita contadina. L'antipasto è a base di salami piccanti, soppressata, formaggio pecorino, ricotta di capra, olive snocciolate e in salamoia.

Il primo piatto è la cosiddetta Pasta e casa, scilatelle ai ferri[30][31] (steli essiccati di ampelodesmo), fatte in casa e accompagnate da ragù con carne di capra, la parmigiana, la pasta e lambà (pasta con lumache) ma anche un piatto invernale come la trippa e patate.

Per secondi e contorni: Malangiani chjni (melanzane ripiene), melanzane fritte, braciole di melanzane, i pipi chini (peperoni ripieni), frittelle di fiori di zucca, scrajola cu posa (catalogna con fagioli), carne di cinghiale locale o maiale arrosto ("liciertu"), Frittuli, frascatuli[32] (una sorta di polenta a base di farina di granoturchia) e da cui si ricavava la "ruschja" e fave spastidati. Una volta si cucinavano anche i ghiri, ora non più poiché è illegale la caccia[33] ed il roditore è dal 2006 nella lista Rossa tra gli animali in maggior pericolo di estinzione nel territorio italiano[34].

Per il pesce si cucinava spesso il baccalà e lo stocco facile da conservare, ma anche aringhe, boghe (in dialetto: vuopi), le alici ed il biancomangiare oggi proibito. Accompagnano i secondi il pane fatto in casa con farina di grano duro e la pitta.

Tra la frutta più consumata prodotta localmente: fichi, arance, pere, cachi, uva, prugne, ciliegie, pesche, albicocche, fichi d'india, nocciola, mandorle e noci.

I dolci sono composti da paste secche come gli amaretti, i mastazzola, le pignolate, la pitta di San Martino, la cicerata, i viscotta cu lavatu (biscotti con lievito madre), i biscotti all'uovo e per finire fichi secchi ripieni di noci.

La produzione di miele locale permette anche il consumo di miele di castagno, millefiori, arancio e sulla.

Piatti tipici delle giornate di festa sono la cuzzupa pasquale, i zippuli, la cicerata, i chjinuli e i laci a Natale, e baccalà e stocco alla vigilia, pasta e ceci a San Giuseppe, patrono della città. Per quanto riguarda da bere c'è il vino locale e l'acqua delle vicine fonti della Vrisi e Mangiatorella. La colazione una volta era a base di latte di capra e biscotti o uovo sbattuto con zucchero mentre la merenda prevedeva pane e olio d'oliva.

Mappa Open Street Map del centro abitato (Dicembre 2017)
Mappa di dettaglio Open Street Map del Centro Abitato OSM (dicembre 2017)

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Contrade urbane di Pazzano[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito le contrade urbane di Pazzano[35] come sono chiamate in italiano, in dialetto ed una possibile origine etimologica.

Italiano Dialetto pazzanese Etimologia Foto
Annunziata
Annunziata
Dal verbo latino nuntio: annunciare Annunziata Pazzano Contrada
Baldino
Boddinu
Boddinu Pazzano Contrada
Centri
Centri
Centri Pazzano Contrada
Chiesa vecchia
Chjesi Vecchja
Equivalente italiano di Chiesa vecchia
Chiesa vecchia da fuori 2.jpg
Crescenzo
Criscienzu[36]
Nome di una fonte, Confronta Cognome Crescenzi Criscienzu mapillary.jpg
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Gurneda
Piccola pozza
Gurneda Pazzano Contrada
Fiateria
Fhjateria
Fiateria
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Livareda
Composto da Livara e -eda, dal latino ulivo, -eda suffisso diminutivo dialettale
Livareda Pazzano
Manguri
Manguri[37]
Etimologia sconosciuta
Manguri Pazzano
---
Mulineda
Da: Mulino e da -eda suffisso diminutivo dialettale, zona di piccoli mulini
Mulineda Pazzano
---
Ndorra[38]
Etimologia sconosciuta
Ndorra Pazzano Contrada
Noceto
Nucitu
Nocitu Pazzano
Olisa
Uolisa
Etimologia sconosciuta
Olisa Pazzano
San Nicola
Santu Nicola
Equivalente italiano di San Nicola
Via San Nicola Pazzano.jpg
---
Sutt'a grutta
dialettale per "Sotto la grotta"
Sutta a grutta Pazzano Contrada
Timparella
Timpareda
Dall'osco Timpa: montagna e da -eda suffisso diminutivo dialettale
Timpareda Pazzano
---
Vigniceda
Dal latino: vigna e da -eda suffiso diminutivo dialettale
Vigniceda Pazzano
Vrisi
Vrisi[39]
dal greco: fonte d'acqua, sorgente[40]
Vrisi Pazzano

Contrade della campagna di Pazzano[modifica | modifica wikitesto]

Pazzano ha numerose contrade e frazioni di campagna nel suo territorio[41].

In origine i nomi erano dialettali, e sono stati, nel passato, tutti tradotti e adattati alla lingua italiana.

Italiano Dialetto pazzanese Posizione Etimologia Panorama
Acquesante[42]
Acquasanti
38°29′22.06″N 16°24′55.66″E / 38.48946°N 16.41546°E38.48946; 16.41546 (Acquesante)
Argostile[43]
Argastili
38°28′22.4″N 116°25′09.7″E / 38.47289°N 116.41936°E38.47289; 116.41936 (Argostile)
έργαστήριον ergasti'rion "officina" in greco
---
Ca'urà
38°28′14.77″N 16°25′02.5″E / 38.47077°N 16.41736°E38.47077; 16.41736 (Caurà)
Etimologia sconosciuta
Caurà Pazzano Contrada
Contrada Rovatti[44]
Ruvatti
38°27′20.52″N 16°26′49.13″E / 38.4557°N 16.44698°E38.4557; 16.44698 (Ruvatti)
Cognome di Catanzaro
Ruvatti Pazzano Contrada
C.va di Calcare[45]
Carcareda
38°27′56.74″N 16°27′12.53″E / 38.46576°N 16.45348°E38.46576; 16.45348 (Carcareda)
Composto di Carcara: fornace dove si cuoce la pietra calcare[46] e -eda suffisso diminutivo dialettale
Cannavò[47]
Cannavu[48]
38°28′44.4″N 16°24′10.8″E / 38.479°N 16.403°E38.479; 16.403 (Cannavò)
Kanavόs Cognome greco e Siciliano[49]
Cannavu Pazzano Contrada
Cas.o dei Saperi[50]
Chianu 'a Janta
38°27′51.23″N 16°27′13.54″E / 38.464231°N 16.45376°E38.464231; 16.45376 (Chjanu da Chjanta) Chjanu da Chjanca Pazzano Contrada
Castiglione[51]
Castigghjiuni
38°28′09.12″N 16°25′51.6″E / 38.4692°N 16.431°E38.4692; 16.431 (Ruvatti)
sorta di uva[52]
Castiglione Pazzano Contrada
Costa del Medico[53]
38°28′11.51″N 16°25′16.03″E / 38.469865°N 16.42112°E38.469865; 16.42112 (Costa del Medico)
Cordella
Cordeda
38°28′16.28″N 16°24′52.74″E / 38.47119°N 16.41465°E38.47119; 16.41465 (Mortida) Cordeda Pazzano Contrada
Colture
Cuturi
38°27′51.48″N 16°27′49.32″E / 38.4643°N 16.4637°E38.4643; 16.4637 (Cuturi)
Cultura, fondo
Cuturi Pazzano Contrada
Droma[54]
Droma
38°29′23.39″N 16°24′30.96″E / 38.48983°N 16.4086°E38.48983; 16.4086 (Droma)
Dròmos Δρομος "strada" in greco[55]
?
Famampula
38°27′36.72″N 16°26′28.68″E / 38.4602°N 16.4413°E38.4602; 16.4413 (Famampula)
Ficarera[56]
Ficareda
38°27′56.3″N 16°25′46.31″E / 38.46564°N 16.42953°E38.46564; 16.42953 (Ficareda)
Piccolo albero di fico
Ficareda Pazzano Contrada
F.so Brunia[57][58] (torrente)
38°26′41.89″N 16°26′47.94″E / 38.44497°N 16.44665°E38.44497; 16.44665 (Fosso Brunìa)
Font.na Pizzicarella
Pizzicareda
38°29′17.05″N 16°24′26.78″E / 38.48807°N 16.40744°E38.48807; 16.40744 (Droma)
Garciale[59]
Harciali
38°28′01.2″N 16°27′18.72″E / 38.467°N 16.4552°E38.467; 16.4552 (Garciale)
Arkiàle in greco, probabilmente terra di ampelodesmo
Farciali Pazzano Contrada
Humusu
Gerhard Rohlfs registra il nome nel paese di San Lorenzo (RC) col significato di magnifico, bello senza indicarne un etimo[60]
Sorgente Janidangiulu
Probabilmente Janni D'Angelo
Juderìu
38°28′13.62″N 16°27′23.29″E / 38.47045°N 16.45647°E38.47045; 16.45647 (Juderiu)
potrebbe derivare dallo spagnolo judarìa equivalente italiano di Giudecca[61]
Juderiu Pazzano
Lonia[62]
Luonia
38°28′24.29″N 16°26′26.43″E / 38.473415°N 16.440675°E38.473415; 16.440675 (Lonia)
Etimologia sconosciuta
Luonia WIKI.jpg
Lucarello
Lucariedu
38°28′16.82″N 16°26′22.78″E / 38.47134°N 16.43966°E38.47134; 16.43966 (Lucariedu) Lucariedu Pazzano Contrada
?
Malieni
38°27′32.76″N 16°26′58.56″E / 38.4591°N 16.4496°E38.4591; 16.4496 (Malieni)
Mandarano
Mandaranu
38°28′07.13″N 16°27′16.18″E / 38.468648°N 16.454495°E38.468648; 16.454495 (Mandaranu)
Jacobus Mandarano[63]
Mandaranu Pazzano Contrada
Manile
Manili
38°28′12.58″N 16°27′30.64″E / 38.47016°N 16.45851°E38.47016; 16.45851 (Manili)
Sorgente Margadisu
38°28′36.91″N 16°26′42.07″E / 38.47692°N 16.44502°E38.47692; 16.44502 (Margadisu)
M. Campanaro[64]
Campanaru
38°27′54″N 16°25′12.36″E / 38.465°N 16.4201°E38.465; 16.4201 (Campanaru)
Campanile
Campanaru Pazzano
Martucci[65]
38°28′32.71″N 16°24′26.3″E / 38.475752°N 16.407305°E38.475752; 16.407305 (Martucci)
Cognome in Sicilia, Confronta toponimo in provincia di Bari e Brindisi[66]
Martucci Pazzano
Melicchicchi[67]
Malijicchi[68]
38°27′53.25″N 16°26′14.46″E / 38.464792°N 16.437349°E38.464792; 16.437349 (Melichicchi)
Bagolari[69]
Melichjicchji Pazzano Contrada
Min. di Ferro[70]
---
Mortida
38°27′40.64″N 16°27′00.07″E / 38.46129°N 16.45002°E38.46129; 16.45002 (Mortida)
Mirto Myrtos Μυρτος in greco[71]
Piani Baracche[72]
Chianu de Bbarracchi
38°28′53.04″N 16°25′02.64″E / 38.4814°N 16.4174°E38.4814; 16.4174 (Baracchi)
Piani della Ziia[73]
Chjani da Ziia
38°28′36.19″N 16°23′50.42″E / 38.47672°N 16.39734°E38.47672; 16.39734 (Piani della Ziia)
ζυγια zighià acero in greco
Piani della Ziia Pazzano
Perno[74]
38°28′12.08″N 16°24′35.34″E / 38.470022°N 16.409816°E38.470022; 16.409816 (Perno)
Praca[75]
Praca[76]
38°28′26.51″N 16°26′56.07″E / 38.474031°N 16.448908°E38.474031; 16.448908 (Praca)
πλάχα plàcha pietra piatta in greco[77]
Praca Pazzano Contrada
Samponente[78]
Samponienti
38°28′43.64″N 16°26′54.89″E / 38.47879°N 16.44858°E38.47879; 16.44858 (Samponente) Parola composta da "San": santo e da "ponienti": al posto di "dormienti" che deriva dal latino dormio -ire: dormire. Nella località vi era difatti la chiesa dedicata ai San Dormienti di Efeso, distrutta per creare la strada automobilistica che collega Bivongi a Pazzano[79]
Sciorrena
38°28′34.96″N 16°26′59.13″E / 38.476377°N 16.449759°E38.476377; 16.449759 (Sciorrena)
Sciuppatu
38°27′09.86″N 16°26′42.65″E / 38.45274°N 16.44518°E38.45274; 16.44518 (Sciuppatu) Sciuppatu Pazzano
S. M.a della Stella[80]
Stida
38°28′06.6″N 16°26′49.56″E / 38.4685°N 16.4471°E38.4685; 16.4471 (Monte Stella)
dialettale per Stella
Monte Stella dall'alto 2 (agosto 2016).jpg
S.S. di Montecucco e di Monte Pecoraro[81]
Sorgente Calcarella[82]
Carcareda
38°27′56.82″N 16°27′13.02″E / 38.465783°N 16.453617°E38.465783; 16.453617 (Sorgente Carcareda) Composto di Carcara: fornace dove si cuoce la pietra calcare[83] e -eda suffisso diminutivo dialettale
---
Sparacarusu
Etimologia sconosciuta
---
Sudarìa
Etimologia sconosciuta
Torrente Melodari[84]
Mardari[85]
38°28′26.9″N 16°26′10.57″E / 38.47414°N 16.43627°E38.47414; 16.43627 (Melodare) Mardari Pazzano Contrada e fiumara Estate 2017
Tizzana[86]
Tizzana[87]
38°26′54.24″N 16°27′10.08″E / 38.4484°N 16.4528°E38.4484; 16.4528 (Tizzana)
Villa di Tittius[88]
---
Tramuntana
38°28′47.5″N 16°27′32″E / 38.47986°N 16.45889°E38.47986; 16.45889 (Tramuntana)
dialettale per Tramontana
Tropiano
38°27′42.84″N 16°26′52.69″E / 38.4619°N 16.44797°E38.4619; 16.44797 (Tropiano)
V.le Mancusella di Droma[89]
Mancuseda e Droma
38°29′37.68″N 16°24′23.04″E / 38.4938°N 16.4064°E38.4938; 16.4064 (Mancusella di Droma) Mancusella derivato di mancusa: "zona in ombra" o "esposta al nord"[90]; Droma dal greco "dromos": Strada[55]
V.ne Ceravolo[91]
Ceravulu
38°28′33.24″N 16°24′54.36″E / 38.4759°N 16.4151°E38.4759; 16.4151 (Ceravolo) Dal greco "keràstees": serpente cornuto, aspide, a sua volta derivato da "keras": corno; animale cornuto[92]
Volo[93]
Volu
38°27′39.2″N 16°26′42.76″E / 38.46089°N 16.44521°E38.46089; 16.44521 (Volo)
Cognome
Zopà[94]
Zopà[95]
38°27′40.43″N 16°27′28.12″E / 38.46123°N 16.45781°E38.46123; 16.45781 (Zopà) Confronta Zopàs, cognome in Grecia[96] Zopà Pazzano Contrada di Campagna

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Uliveti

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

L'economia ora è prevalentemente di sussistenza e legata alle misere pensioni di bracciantato agricolo; un tempo invece era sostenuta dall'agricoltura con coltivazioni intensive del territorio circostante di uliveti, vigneti, fave, ceci, piselli e grano. Si produce l'olio extra vergine di oliva della Locride.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Pazzano nel corso della sua storia ha avuto un'industria improntata soprattutto sull'estrazione del ferro dalle cave minerarie (più di 20) collegata con il centro di Mongiana. Dal 1957 (anno della nascita) fino al 1975 Pazzano è stata la sede dell'impresa Sabatino Salvatore & figli specializzata negli autotrasporti e in materiale da costruzione. Successivamente si è trasferita nel comune di Stilo. Attualmente non sono presenti imprese di rilievo.

Sentiero Basiliano

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Salita a piedi per Monte Stella da Pazzano (U schicciu)

L'area turistica principale è rappresentata dalla zona circostante il Santuario di Montestella, che presenta una zona con area pic-nic e l'ostello "Don Mario Squillace". Si tratta di un turismo prevalentemente religioso con il sopraccitato eremo di Monte Stella e le feste religiose tradizionali e naturalistico per la bellezza dei luoghi. Da percorrere sicuramente il sentiero molto ripido che porta dalla Fontana vecchia alla cima di Monte Stella rimesso in sesto di recente e attrezzato di luoghi per il ristoro. Lungo il sentiero si può anche visitare il mulino idraulico del XVIII secolo.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Pazzano è situato sulla ex Strada statale 110 di Monte Cucco e di Monte Pecoraro (ora Strada Provinciale 9) la quale a sua volta si può raggiungere dalla costa jonica con la Strada statale 106 Jonica. È collegata al comune di Bivongi con la Strada Provinciale 95 mentre col comune di Stilo con la Strada Provinciale 9 e con Camini dalla Strada Provinciale 98. C'è un servizio pullman offerto dalla Autolinee Federico per cui Pazzano è raggiungibile da Reggio Calabria e dai paesi lungo la strada statale. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Monasterace a 15 km di distanza.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Pazzano.
Il Gonfalone di Pazzano
Pazzano-Stemma.png

Descrizione del Gonfalone di Pazzano nel D.P.R. del 12 ottobre 1987:

«drappo di bianco riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma nero, all'aquila d'argento, linguata, rostrata e ornata di rosso, coronata con corona all'antica di tre punte visibili, d'oro e con l'iscrizione centrata in argento recante la denominazione "Comune di Pazzano".»

Municipio di Pazzano (2009)

Pazzano divenne comune autonomo, nel 1809 a seguito del distacco dal comune di Stilo.

Sindaco in carica di Pazzano:

Sindaco Partito Data elezione
Alessandro Taverniti Lista civica Borgo amico Eletto il 31/05/2015

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Ha sede nel comune la società di calcio US Bivongi Pazzano, nata nel 1968, che ha disputato campionati dilettantistici.

Panorama pazzano 12 agosto 2012.jpg
Ingrandisci
Panorama di Pazzano

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2017.
  2. ^ Pazzano: Clima e Dati Geografici, Comuni-italiani.it, su comuni-italiani.it. URL consultato il 14 marzo 2009.
  3. ^ Dati meteorologici di Signa degli ultimi 30 anni
  4. ^ Johann Georg Graeve, Thesavrvs Antiqvitatvm et Historiarvm Italiae, Lugdunum Batavorum, Lugduni Batauorum, excudit Petrus Vander Aa bibliopola, urbis atque Academiae typographus ordinarius, 1704, p. 113.
  5. ^ Thesavrvs Antiqvitatvm et Historiarvm Italiae, su books.google.it. URL consultato il 5 novembre 2016.
  6. ^ Elia De Amato, Pantopologia Calabra, Napoli, EX Tipografia Felicis Mofca, 1725, p. 456.
  7. ^ Pantopologia calabria, su books.google.it. URL consultato il 5 novembre 2016.
  8. ^ Francesco Sacco, Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, Napoli, 1796, p. 359.
  9. ^ Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, su books.google.it. URL consultato il 5 novembre 2016.
  10. ^ a b c Pazzano, su turiscalabria.it. URL consultato il 21 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2016).
  11. ^ Rohlfs 1974, 232
  12. ^ Giuseppe Pensabene, La guerra di Ottaviano e Sesto Pompeo, Gangemi Editore, 1991, ISBN 978-88-7448-368-6.
  13. ^ a b Giuseppe Antonio Martino, Dialetti della Calabria meridionale, Vibo Valentia, Qualecultura edizioni, 2010, p. 855.
  14. ^ Calzolari, 1994, p.136
  15. ^ Polloni, 1966, p.230
  16. ^ (PDF) Considerazioni sul territorio di Fratta Terme alla luce di nuovi ritrovamenti e studi, su forlimpopolidocumentiestudi.it. URL consultato il 21 giugno 2015.
  17. ^ Maria Intrieri, Fenici e Italici, Cartagine e la Magna Grecia, in Atti del convegno internazionale, II, Cosenza, Fabrizio Serra Editore, maggio 2008. URL consultato il 4 giugno 2016.
  18. ^ Manno 2008
  19. ^ Economia e società nella Calabria del Cinquecento di G. Galasso, Napoli 1967
  20. ^ Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli del 1796, Tomo III, p.51
  21. ^ Andata e ritorno, DanieleSegre.it, su danielesegre.it. URL consultato il 14 marzo 2009 (archiviato dall'url originale il 9 ottobre 2009).
  22. ^ Indagini GeoRadar effettuate presso l'area della Cappella del SS Salvatore del Comune di Pazzano, Pazzano.net, su pazzano.net. URL consultato il 14 marzo 2009 (archiviato dall'url originale il 12 settembre 2009).
  23. ^ a b Pazzano. La denuncia : la cappella di San Rocco versa ancora in stato di abbandono, in lentelocale.it, 15 gennaio 2017. URL consultato il 22 gennaio 2017.
  24. ^ a b c d Elia Fiorenza, Pazzano (RC): crolla l’antica grotta della Madonna della Carcareda, in agenpress.it, 4 gennaio 2017. URL consultato il 22 gennaio 2017.
  25. ^ Elia Fiorenza, Pazzano (RC): Crolla la grotta della “Madonna della Carcareda”, in cmnews.it, 4 gennaio 2017. URL consultato il 22 gennaio 2017.
  26. ^ a b Elia 2018
  27. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  28. ^ BIBLIOTECA COMUNALE ADA SAFFO SAPERE, su paginebianche.it. URL consultato il 27 dicembre 2017.
  29. ^ a b bandapazzano, su bandapazzano.it. URL consultato il 27 dicembre 2017.
  30. ^ Scilatelle calabresi al ragù, su pastaenonsolo.it.
  31. ^ Pasta di casa Scilatelle, su infooggi.it.
  32. ^ Frascatula, polenta siciliana, storia e varianti, in blog.giallozafferano.it. URL consultato il 27 dicembre 2017.
  33. ^ Quando la caccia diventa reato, in nationalgeographic.it, 29 luglio 2010. URL consultato il 27 dicembre 2017.
  34. ^ Allarme caccia al Ghiro: potrebbe rischiare l’estinzione, in tuttozampe.com. URL consultato il 27 dicembre 2017.
  35. ^ frazioni di Pazzano, in quicalabria.it. URL consultato il 24 novembre 2017.
  36. ^ Rohlfs 1974
  37. ^ Rohlfs 1974
  38. ^ Rohlfs 1974
  39. ^ Rohlfs 1974
  40. ^ Rohlfs 1974
  41. ^ frazioni di Pazzano, in quicalabria.it. URL consultato il 27 dicembre 2017.
  42. ^ frazioni di Pazzano - Acquesante, in quicalabria.it. URL consultato il 27 dicembre 2017.
  43. ^ frazioni di Pazzano - Argostile, in quicalabria.it. URL consultato il 27 dicembre 2017.
  44. ^ frazioni di Pazzano - Rovatti, in quicalabria.it. URL consultato il 27 dicembre 2017.
  45. ^ frazioni di Pazzano - C.va di Calcare, in quicalabria.it. URL consultato il 1º gennaio 2018.
  46. ^ Rohlfs 1974
  47. ^ frazioni di Pazzano - Cannavò, in quicalabria.it. URL consultato il 1º gennaio 2018.
  48. ^ Rohlfs 1974
  49. ^ Rohlfs 1974
  50. ^ frazioni di Pazzano - Saperi, in quicalabria.it. URL consultato il 1º gennaio 2018.
  51. ^ frazioni di Pazzano - Castiglione, in quicalabria.it. URL consultato il 1º gennaio 2018.
  52. ^ Nuovo Dizionario dialettale della Calabria,terza edizione, Rohlfs, p.145
  53. ^ frazioni di Pazzano - Costa del medico, in quicalabria.it. URL consultato il 1º gennaio 2018.
  54. ^ frazioni di Pazzano - Droma, in quicalabria.it. URL consultato il 1º gennaio 2018.
  55. ^ a b Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria di Gerhard Rohlfs
  56. ^ frazioni di Pazzano - Ficarera, in quicalabria.it. URL consultato il 1º gennaio 2018.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Taverniti, Pazzano d'altri tempi, 1990
  • Mario Squillace, L'eremo di S. Maria della Stella, edizioni Grottaferrata, 1965.
  • Oreste Camillo Mandalari, Roberto Taverniti giornalista e combattente..., Archivio Storiografico dei Reduci di Guerra, 1936
  • C. Maruhn, Le miniere di ferro di Pazzano e Stilo (proprietà Fazzari), Forzani e C. tipografi del Senato, 1893.
  • Antonio Primaldo Coco, Il diruto casale di Pazzano, 1914
  • Ferruccio Richeldi, Pazzano di Serramazzoni, TEIC, 1978
  • Danilo Franco, Il ferro in Calabria, Kaleidon, 2003.
  • Giorgio Metastasio, Il giallo minerario di Pazzano
  • Giorgio Metastasio, Il radioamatore pioniere della tv in Calabria, in Quotidiano della Calabria, 19 gennaio 2014, pp. 49.
  • Gerhard Rohlfs, Dizionario toponomastico ed onomastico della Calabria, Ravenna, Longo Editore, 1974.
  • Damiano Bova, Dizionario etimologico del dialetto bivongese, Reggio Calabria, Città del sole edizioni, 2017.
  • Elia Fiorenza, L'eremo di Santa Maria della Stella, Reggio Calabria, Laruffa Editore, 2018, ISBN 978-88-7221-906-5.

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