Maropati

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Maropati
comune
Maropati – Stemma
Maropati – Veduta
Chiesa di Santa Lucia
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
Città metropolitanaProvincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Amministrazione
SindacoFiorenzo Silvestro (lista civica) dal 31-5-2015
Territorio
Coordinate38°26′N 16°06′E / 38.433333°N 16.1°E38.433333; 16.1 (Maropati)Coordinate: 38°26′N 16°06′E / 38.433333°N 16.1°E38.433333; 16.1 (Maropati)
Altitudine239 m s.l.m.
Superficie10,52 km²
Abitanti1 900[1] (30-9-2017)
Densità180,61 ab./km²
FrazioniTritanti
Comuni confinantiAnoia, Feroleto della Chiesa, Galatro, Giffone
Altre informazioni
Cod. postale89020
Prefisso0966
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT080046
Cod. catastaleE968
TargaRC
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona C, 1 154 GG[2]
Nome abitantimaropatesi e tritantesi
Patronosan Giorgio
Giorno festivo23 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Maropati
Maropati
Maropati – Mappa
Posizione del comune di Maropati all'interno della città metropolitana di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Maròpati (Maropàtri in calabrese[3] e in greco-calabro) è un comune italiano di 1.477 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria, in Calabria. Sono state riscontrate, nel corso del tempo, altre forme del toponimo: Maro-patre (1636), Maropulli, Maropudi (1664), Magropiti (1696), Maropati (1691-1697), Maropatre (1720)[4][5].

I quartieri più centrali comprendono Assunta, Papa, Gesù e Maria, Kirillina, Furco[6].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

la statua lignea della Madonna del Rosario

Al centro del paese si trova la Chiesa di Santa Lucia, la cui presenza è attestata sin dal XVI secolo.

Presso il comune troviamo un altro edificio religioso di notevole importanza: la Chiesa Matrice di San Giorgio Martire: all'interno vi si trova la statua lignea della Madonna del Rosario, scolpita da Fortunato Morani da Polistena, nato nel 1828.[7][8] Ridipinta ripetute volte, fu poi privata del nome dell'autore sotto la base. In epoca più recente la chiesa fu allestita di stucchi opera delli Vincenzo Morani. L'altare piccolo in legno con angioletti conserva l'immagine della Madonna di Pompei ed è anch'esso opera di Vincenzo Morani nello stesso periodo dei lavori in stucco.[9]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto raccontato e tramandato, il 3 gennaio 1971, nella casa del Sindaco dell'epoca, l'avvocato Giovambattista Cordiano, un quadro della Madonna del Rosario di Pompei iniziò a "lacrimare sangue". Ne seguì un cospicuo flusso di visitatori provenienti da molte altre località.

Tante le testimonianze di fedeli provenienti da ogni parte del mondo, secondo cui le sanguinazioni dell’Immagine, dal 3 gennaio 1971, si sono sempre ripetute, a periodi irregolari, diverse volte ogni anno, per tutti questi anni, e tuttora continuano. Ciò è avvenuto alla presenza di tante persone che hanno visto, toccato, fotografato, filmato quel sangue che partiva dagli occhi, dal cuore di Maria e di Gesù Bambino, dalla mano che allunga il rosario, e scorreva dalla parte esterna del vetro aderente all’Immagine. Esiste perfino una documentazione della RAI-TV che nel maggio 1971 e il 6 novembre 1972 fece dei cortometraggi (800 metri di pellicola): in questi filmati si vede passare davanti al volto della Madonna una nuvoletta, poi questa scompare e si vedono scendere gocce di sangue dagli occhi e dal cuore della Vergine santa. Questo documento è stato trasmesso dalla TV Svizzera.

Tuttora si vede lungo il vetro del quadro una grande cascata di sangue essiccato.

Il pianto di sangue, testimoniato da numerosissimi fedeli, fu abbondante nel Giovedì Santo 1975 (anno santo) dalle ore 11 alle 11,30 alla presenza di un folto gruppo di persone tra cui c’era un Predicatore Cappuccino della Romagna, P. Crispino Lanzi, che stava predicando una frequentatissima Missione.

Anche il piccolo Crocifisso che è appeso sotto il Quadro, più volte ha sanguinato ed è apparso tutto bagnato di sangue.

Di fronte a tali fenomeni, la Chiesa ha disposto il sigillo del quadro in una teca ed ordinato l'esecuzione di analisi dei campioni del sangue. I primi esami sono stati ordinati il 25 e il 29 marzo 1971 dall’esorcista Don Vincenzo Idà (vissuto e morto in concetto di santità e di cui è in corso la Causa di Beatificazione) presso l’Ufficio d’Igiene di Reggio Calabria ed hanno dato questo esito: “sangue umano”. Il 22 novembre 1971 vengono nuovamente rimossi i sigilli del Quadro e prelevati due campioni in doppio che, sigillati dal Pretore, vengono consegnati al Vescovo De Chiara che li fa analizzare presso il “Policlinico Gemelli” di Roma ottenendo la stessa risposta: sangue umano”. S.E. De Chiara mai ha pronunciato condanne.

Tutte le analisi scientifiche documentate dal libro: “30 anni di prodigi”, parlano di sangue umano. Soltanto le analisi di Aragona (Messina) parlano di sangue di tanti animali. Ma sono analisi presto smentite: a Bologna, infatti, tutti quegli stessi campioni di sangue sono stati esaminati da altissimi scienziati, utilizzando sieri speciali ritirati dalla Germania, con questo esito: “C’è soltanto sangue umano, con esclusione assoluta di sangue animale”[11]

Innumerevoli le macchie di sangue anche al di fuori del quadro: si sono formate delle croci di sangue sul muro sotto l’Immagine, e macchie di sangue sono apparse molte volte sul tavolo che sta sotto il Quadro e in immaginette della Madonna del rosario e in tante strisce di cotone e in migliaia di fazzoletti avvicinati al Quadro. Queste macchie – spesso a forma di croce – in genere sono apparse nella stanza del Quadro, ma non rare volte si sono formate a distanza di tempo e di luogo (nel viaggio sia di andata che di ritorno, sull’auto, in pulman, nella propria casa, ecc.). Da notare che nei pezzi di cotone il sangue a volte era perfino gorgogliante e non veniva assorbito e si manteneva fresco per ore e per giorni. Diverse persone hanno fatto eseguire analisi scientifiche di quel sangue e il risultato è stato sempre il medesimo: “sangue umano”.

La celebre stigmatizzata e Serva di Dio Teresa Musco, in gennaio 1973, scrive: “Mentre stavo in chiesa in preghiera, la Mamma Celeste mi ha detto: <<Teresa, io ti lascio questo nome (quello del Parroco di Maropati, Don Eugenio Anile, che lei non conosceva) scrivi a lui e digli che ti dia un fazzoletto macchiato di sangue>>. Lei poi dirà al Parroco Don Eugenio: <<Con quel fazzoletto macchiato di sangue, ho ottenuto 4 guarigioni in Caserta>>. <<Con altri fazzoletti insanguinati sono guariti dal cancro 3 persone>>” (Cfr. “30 anni di prodigi” pag. 149).

La mistica Maura Nicolosi che aveva il “dono delle lingue e delle estasi”, ha ottenuto cose prodigiose mediante fazzoletti insanguinati e ha rivelato messaggi della Madonna.

La professoressa Grazina Purpura, della provincia di Palermo, con la sua grande fede, ha avuto circa 500 fazzoletti insanguinati.

Mons. Saverio Ferina (Cancelliere di Monreale), il celebre Don Labellarte, il fervente Don Gaetano Scuderi, lo stimatissimo sacerdote salesiano e famoso esorcista P. Giuseppe Tomaselli, il mistico Don Gobbi e tanti altri ottimi sacerdoti hanno visto molti segni evidenti di sangue come li hanno veduti l’avv. Cordiano e familiari, il Parroco Don Eugenio Anile (miracolato dalla Madonna: cfr. “U. Di Stilo in Gazzetta del Sud del 16 maggio 2003: Don Eugenio, il parroco miracolato dalla Vergine), sua sorella Mimma, Corrado Anselmo, ecc.

Coloro che hanno visto o le lacrime di sangue nel Quadro o le macchie di sangue sui fazzoletti o nei pezzi di cotone o nelle immaginette sacre o altrove, sono centinaia di migliaia.

Un insigne visitatore, l’Arcivescovo di Monreale, Mons. Corrado Mingo, dopo diversi e ferventi pellegrinaggi a Maròpati, ha ripetuto: “Mai, mai in nessun celebre Santuario, neppure a Lourdes o a Fatima o a Pompei, ho avuto sentimenti religiosi o ascetici così forti e frutti spirituali così abbondanti come davanti alla Madonna delle lacrime di sangue di Maropati”.

Il 2 ottobre 1980 il Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina, Santo Bergamo inviò a Maròpati due Sacerdoti diocesani, per condurre un’inchiesta sui fatti prodigiosi, onde avere una relazione dettagliata. L’undici ottobre, però, il Vescovo improvvisamente muore.

Lunedì 13 ottobre, giorno fissato per la discussione dei fenomeni di Maròpati, si celebrano, invece, i suoi funerali.  (cfr. “30 Anni di Prodigi”, pag. 342-345).

Nonostante ciò, l'Amministratore Apostolico S.E. Sorrentino divulgò una "Notificazione" inviata alla “Congregazione della Fede” in cui si riferisce che secondo le conclusioni della commissione di indagine "i fatti avvenuti non contengono elementi tali da poter affermare la soprannaturalità". Tale Notificazione riporta la firma in calce di S.E. Santo Bergamo e non quella di S.E. Sorrentino, divulgatore della stessa.

La controversia in merito a tale episodio ha scatenato numerose polemiche, ma il documento ufficiale ha di fatto disposto il divieto per Diaconi e Sacerdoti nell'organizzare celebrazioni, processioni, pellegrinaggi relativi alla "cosiddetta lacrimazione".

In merito ai Pellegrinaggi non organizzati da Sacerdoti o da Diaconi, ma diretti da fedeli laici, Papa Ratzinger, quando era Prefetto della Congregazione per la fede, affermò: "I pellegrinaggi privati non sono proibiti”. E i Vescovi e i Sacerdoti hanno l’obbligo di prestare assistenza spirituale ai pellegrini sia in pulman sia nelle chiese del luogo. (cfr. rivista “Madre di Dio”, di gennaio 1984; cfr. “Maria, alba del 3° millennio”, ed. Ares 2001, pag. 356). Anzi, i pellegrinaggi privati in molti casi possono diventare un grande bene; infatti le approvazioni ecclesiastiche di apparizioni e pianti e visioni, e le Beatificazioni e Canonizzazioni dei Santi sono state sempre precedute dalle preghiere, dalla devozione e dai pellegrinaggi. L’Arcivescovo del New Mexico, a proposito dei fatti di Medjugorje, parlando con un gruppo di persone ebbe a riferire che nel suo ultimo incontro con il Papa chiese se doveva proibire i pellegrinaggi. Il Pontefice rispose: <<Lasci che la gente vada: laggiù si prega! …Vada e preghi anche per me>>.

La Casa del "Miracolo" è sempre aperta e si ci può recare a pregare la Madonna in maniera libera, anche con pellegrinaggi privati.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Maropati.

Il sindaco Fiorenzo Silvestro, nato a Polistena, è stato eletto il 31 maggio 2015 nella Lista Civica "Legalità e Sviluppo"; in consiglio comunale è rappresentata anche la Lista Civica "Maropati e Tritanti Insieme"[12][13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 379.
  4. ^ Antonio Piromalli, Maropati, storia di un feudo e di una usurpazione, Pellegrini Editore - ISBN 8881011689
  5. ^ Maropati: storia, dalle origini al 1900 - Ilmiosud.it
  6. ^ Giovanni Quaranta, le foto d'epoca appartengono alla fototeca privata di Giovanni Mobilia. La chiesa di S. Lucia di Maropati, in Maropati ... e dintorni - 2006
  7. ^ Lacrime di sangue a Maròpati
  8. ^ MADONNA DEL ROSARIO DELLE LACRIME DI SANGUE
  9. ^ PARROCCHIA DI MAROPATI (la chiesa Matrice di San Giorgio Martire)
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  11. ^ MADONNA DEL ROSARIO DELLE LACRIME DI SANGUE, su madonnadelsangue.it. URL consultato il 23 aprile 2019.
  12. ^ Da tuttitalia.it
  13. ^ I sindaci di Maropati

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Piromalli, Maropati, storia di un feudo e di una usurpazione, Cosenza, Pellegrini, 2003
  • G. Tomaselli, La Madonna piange sangue (Maropati), Tipografia Sacro Cuore, Messina, 1972
  • Giovanni Mobilia, Maropati, Anno Domini 1586, Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma, 2009.
  • Giovanni Mobilia, La Madonna di Maropati - storia e testimonianze, Associazione Culturale «L'Alba», 2014

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