San Procopio (Italia)

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San Procopio
comune
San Procopio – Stemma San Procopio – Bandiera
San Procopio – Veduta
Il Municipio
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
Città metropolitanaProvincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Amministrazione
SindacoGiovanni Domenico Giunta (lista civica "Al paese per il paese") dal 10-06-2018
Territorio
Coordinate38°17′N 15°54′E / 38.283333°N 15.9°E38.283333; 15.9 (San Procopio)Coordinate: 38°17′N 15°54′E / 38.283333°N 15.9°E38.283333; 15.9 (San Procopio)
Altitudine352 m s.l.m.
Superficie11,36 km²
Abitanti539[1] (31-03-2017)
Densità47,45 ab./km²
Comuni confinantiCosoleto, Melicuccà, Oppido Mamertina, Sant'Eufemia d'Aspromonte, Seminara, Sinopoli
Altre informazioni
Cod. postale89020
Prefisso0966
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT080076
Cod. catastaleI132
TargaRC
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantisanprocopiesi
Patronosan Procopio
Giorno festivo8 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Procopio
San Procopio
San Procopio – Mappa
Posizione del comune di San Procopio all'interno della città metropolitana di Reggio Calabria
Sito istituzionale

San Procopio (San Pricopi nella variante calabrese del siciliano) è un comune italiano di 539 abitanti[1] della città metropolitana di Reggio Calabria. Sorge sulle pendici tirreniche dell'Aspromonte, incastonato tra due fiumare, Sèvina e Màngani; si affaccia sulla Piana di Gioia Tauro, a pochi chilometri dal mare e altrettanto pochi dalla montagna.

Tra storia e leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Non si hanno informazioni certe sulle origini di San Procopio e sono da considerare prive di fondamento quelle che vogliono attribuire al paese un'origine greca (Aghios Prokopiòs), giacché le prime notizie degne di fede sull'esistenza di questo borgo si hanno dopo l'Anno Mille. Francesco Biamonte (San Procopio, 2 settembre 1957), nel suo romanzo "La felpa rossa"[2] narra di un villaggio con presunte origini saracene. Questa tesi potrebbe essere suffragata dalla presenza, nel complesso scultoreo sito nella chiesa parrocchiale del paese raffigurante San Procopio, di un soldato saraceno posto sotto gli zoccoli del cavallo montato dal Santo.

Avvenimenti storici[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 1783 è distrutto per la prima volta dal terremoto.

Nel 1811 è divenuto comune autonomo, affrancandosi da Sinopoli, di cui era stato fino ad allora casale.

Nel 1908 ha seguito il destino di Reggio Calabria e Messina, completamente distrutte dal terremoto avvenuto all'alba del 28 dicembre.

Nel 1930 un incendio avvenuto nel municipio ha distrutto l'intera documentazione anagrafica, ricostruita in seguito grazie ai registri parrocchiali.

Il 31 gennaio 2016 entra a far parte della "Città Metropolitana" istituita al posto della vecchia Provincia di Reggio Calabria.

Il territorio comunale[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è storicamente diviso in rioni, detti "rrughe", di cui le principali sono Arret'affritti, Chjazza, Chjuppu, Lisciu, Pizzipaisi,Villa. Anche le contrade che circondano l'abitato hanno la loro toponomastica: Alloggiamentu, Bumbardara, Canceji, Chjian'i mura, Cilìa, Fegu, Foresteja, Mortiji, Pett'i casetti, Princi, Rosalà, Ruffinu, Sicari, eccetera.

Luoghi di culto[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Parrocchiale[modifica | modifica wikitesto]

costruita dopo il terremoto dello Stretto del 1908 nel nuovo rione sorto dopo il sisma, ospita il complesso scultoreo raffigurante il Santo Patrono che si festeggia l'8 luglio.

Chiesa di Maria Santissima degli Afflitti[modifica | modifica wikitesto]

la chiesa dedicata alla Madonna degli Afflitti che sorge nel rione omonimo è stata ristrutturata nel 1966 col contributo di tutta la popolazione del paese.

Chiesa della Madonna del Rosario[modifica | modifica wikitesto]

questa chiesa ospita una statua marmorea dello scultore toscano Giovan Battista Mazzolo (XVI sec.) detta "Madonna de Jesu".

Colonna di San Biageju[modifica | modifica wikitesto]

è una costruzione architettonica moderna, posta al centro della villa comunale. Essa sostituisce la vecchia colonna che sorgeva a poche decine di metri di distanza. Sulla sommità di questa colonna, con una solenne processione che si svolge il 2 febbraio, viene posta una piccola statua di San Biagio e intorno ad essa i passanti fanno 3 giri per chiedere la protezione dalle malattie della gola.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Le tradizioni di San Procopio sono soprattutto legate a festeggiamenti religiosi. La più sentita è la festa di Maria Santissima degli Afflitti, celebrata la terza domenica di settembre. Anche su questo evento Francesco Biamonte dà alcune indicazioni sulle origini del culto della "Madonna degli Ulivi", come originariamente era chiamata. Tra i festeggiamenti civili in onore della Madonna vi sono concerti, spettacoli pirotecnici ed il tradizionale ballo dei Giganti.[3] In passato era tradizione mangiare le anguille; attualmente in concomitanza con la festa si svolge la sagra della salsiccia.

Una nota di colore folcloristico è la leggenda dell'olmo che fino alla fine del secolo scorso si ergeva maestoso accanto alla chiesa. Esso era stato piantato in quel luogo in pieno Medioevo per una precisa ragione: la consuetudine voleva che i novelli sposi pagassero al feudatario una tassa sul matrimonio; solitamente i poveri non potevano pagare e il signorotto locale pretendeva in cambio di passare la prima notte di nozze con la sposa; laddove ci fosse un olmo accanto ad una chiesa, però, lo "ius primae noctis" era abolito.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

San Procopio, circondato da vastissime distese di uliveti, ha nella coltivazione e trasformazione delle olive la principale fonte economica; a essa si aggiunge la pastorizia, anche se attualmente quest'attività si è ridotta di parecchio. Anche l'olivicoltura ha visto gradualmente ridursi il numero di addetti, sia maschili sia femminili. I maschi lavoravano la terra e soprattutto erano impiegati nei frantoi; da una decina attivi nel solo contesto urbano, i frantoi sono quasi spariti. Le raccoglitrici di olive, tipiche figure che popolavano le campagne da ottobre a maggio, sono state "sostituite" dalle reti stese a terra a ricevere i frutti caduti dagli alberi e al momento opportuno tirate da pochi braccianti.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver conosciuto un graduale incremento della popolazione dall'Unità d'Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il paese si è progressivamente spopolato a causa delle forti migrazioni. Dal grafico sottostante si nota come dal picco massimo del 1951 la popolazione si è quasi dimezzata in poco più di vent'anni, arrivando a contare meno di un terzo degli abitanti nel 2011.

Abitanti censiti[4]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile marzo 2017, su demo.istat.it. URL consultato il 23 agosto 2017.
  2. ^ La felpa rossa, La Feltrinelli, p. 77.
  3. ^ San Procopio, su libero.it. URL consultato il 14 luglio 2014.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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