Frascatula

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Frascàtula
Origini
Altri nomifriscatuli
Luogo d'origineItalia Italia
RegioniSicilia
Calabria
Basilicata
Dettagli
Categoriapiatto unico
RiconoscimentoP.A.T.

Frascàtula o friscatuli o anche polenta del sud,[1] è un piatto a base di farina di grano e acqua. È tecnicamente una farinata, ed è l'equivalente della polenta di mais; essa è tipica delle cucine di Basilicata, Calabria[2] e Sicilia.[3]

È inserita al n.221 nell'elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini risalgono ai tempi dell’antica Roma, quando si usava cuocere insieme farina di grano, cereali vari e legumi con le verdure (il piatto si chiamava “puls”) i romani erano chiamati mangiatori di polenta in latino puls farris. Va, inoltre, ricordato che il mais fu introdotto in europa dopo la scoperta delle americhe. I greci in precedenza usavano l'orzo per fare le "polente".[4] Secondo studiosi gli antichi siciliani erano mangiatori di polenta di grano.[5]

Lo storico Michele Amari parla della frascatula nella sua Guerra del Vespro e racconta che, durante l’assedio di Messina da parte delle truppe francesi degli Angiò nel 1282,[1] le donne davano ai combattenti la frascatola insieme all'acqua e al vino.[6]

Varianti siciliane[modifica | modifica wikitesto]

Esistono numerosissime varianti, specie in Sicilia, che accolgono le essenze botaniche dei luoghi di produzione, verdure cotte insieme alla farina di grano e l'acqua favere e proprie farinate siciliane, Di queste farinate, perfettamente comparabili alla polenta, se ne hanno traccia in circa 100 luoghi nell’Isola, con una variabilità di nomi considerevole, variabilità relativa al tipo di cereale prevalente. Tra i cereali usati vi sono anche i ceci, i cicerchie e i piselli.

Tra i tanti nomi e varianti in Sicilia abbiamo:[7][8]

L'elemento comune in tutte le versioni è rapidità e facilità di prepazione, oltre alla estrema povertà degli ingredienti.

Ricetta lucana[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una polenta di mais aggiunta di verdure ed altri ingredienti (quali parti del maiale bollite), durante la cottura. La ricetta lucana prevede farina di granturco, una patata e strutto; viene accompagnata da sugo, cotechino, salsiccia o vino cotto.

Ricetta trapanese[modifica | modifica wikitesto]

Nella tradizione della provincia di Trapani, viene usata la semola di grano duro fatta a palline, incocciata con acqua (o anche impastata con tuorlo d'uovo) e cotta a vapore, accompagnati con brodo di pesce o anche con zuppe di broccoli, ceci e verdure.[9] È inserito tra i Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, su proposta della Regione Siciliana.

Ricetta calabrese[modifica | modifica wikitesto]

Importata dalla Sicilia in Calabria,[1] nella ricetta calabrese si usano per condire la farina di mais con i broccoli e la sugna[10][11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c FRASCATULA, LA POLENTA DI SICILIA, su Mangiarebuono.it. URL consultato il 21 giugno 2021.
  2. ^ CUCINA_CALABRIA, su CalabriaTerradelSol. URL consultato il 31 luglio 2015.
  3. ^ Ricetta Frascatula siciliana, su taccuinistorici.it. URL consultato il 31 luglio 2015.
  4. ^ La polenta? Forse è nata in Sicilia, su Strada degli Scrittori, 9 aprile 2021. URL consultato il 21 giugno 2021.
  5. ^ La polenta? Forse è nata in Sicilia, su Malgrado Tutto Web, 23 aprile 2021. URL consultato il 21 giugno 2021.
  6. ^ Come fare la Frascatula: storia e ricetta della polenta siciliana, su Siciliafan, 25 aprile 2020. URL consultato il 21 giugno 2021.
  7. ^ Non è vero che è solo del Nord: la polenta ha una sorella (quasi) gemella in Sicilia, su Balarm.it, 29 aprile 2021. URL consultato il 21 giugno 2021.
  8. ^ La frascatula, polenta siciliana di umili e antiche origini, su Sapori di Sicilia, 27 gennaio 2017. URL consultato il 21 giugno 2021.
  9. ^ http://www.storienogastronomiche.it/ricetta-povera-delle-frascatole-cous-cous-sbagliato/
  10. ^ Gastronomia, su comune.paola.cs.it. URL consultato il 31 luglio 2015.
  11. ^ Enogastronomia calabrese, su comuni-italiani.it. URL consultato il 31 luglio 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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