Life on Mars?

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Life on Mars?
Life on Mars Screenshot.JPG
David Bowie nel video del brano.
Artista David Bowie
Tipo album Singolo
Pubblicazione 22 giugno 1973
Durata 3 min : 48 s
Album di provenienza Hunky Dory
Genere Glam rock
Etichetta RCA Records
Produttore Ken Scott
Arrangiamenti David Bowie, Mick Ronson
Registrazione Trident Studios, Londra
Formati 7"
Note Lato B: The Man Who Sold the World, prodotta da Tony Visconti
David Bowie - cronologia
Singolo precedente
(1973)

Life on Mars? è una canzone scritta da David Bowie e pubblicata come 45 giri il 22 giugno del 1973 con The Man Who Sold the World come lato B. Dopo Changes, pubblicata un anno e mezzo prima, è il secondo singolo estratto dall'album del 1971 Hunky Dory, nonché una delle canzoni simbolo di Bowie. Con Life on Mars?, infatti, l'immaginazione e l’interpretazione del cantante inglese raggiungono l’apice creativo, anche se l’arrangiamento operistico di Mick Ronson, dal lamentoso accordo di pianoforte dell’inizio al crescendo di timpani sullo stile di Also sprach Zarathustra del "pre-finale", contribuisce sicuramente a promuovere un grande brano d’autore allo status di classico.

Nel 1986 la BBC Radio 2 ha decretato Life on Mars? come la più bella canzone di David Bowie di tutti i tempi,[1] mentre nel febbraio 1999, in un sondaggio condotto tra i lettori della rivista inglese Q, la canzone è stata inclusa tra i 100 migliori singoli di tutti i tempi.[1] Il brano è tornato nelle classifiche inglesi (fino al 55º posto) oltre trent’anni dopo, grazie anche al successo della serie televisiva quasi omonima Life on Mars, che include il brano nella colonna sonora.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Testi e musiche di David Bowie.

  1. Life on Mars? - 3:48
  2. The Man Who Sold the World - 3:55

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Il brano[modifica | modifica wikitesto]

« Una giornata meravigliosa al parco... Mi incamminai lungo Beckenham High Street per prendere l’autobus per Lewisham per andare a comperare scarpe e camicie, ma non riuscii a togliermi quel motivetto dalla testa... Iniziai a lavorarci su al pianoforte e già nel tardo pomeriggio completai l’intera parte lirica e la struttura melodica. Rick Wakeman mi raggiunse un paio di settimane dopo arricchendo gli arrangiamenti al piano, mentre il chitarrista Mick Ronson creò una delle sue prime e migliori partiture di archi per questa canzone che è un elemento classico nei miei concerti dal vivo. »
(David Bowie, 2008[2])

Secondo una ricostruzione molto fantasiosa la genesi di Life on Mars? sarebbe da far risalire al 1968, quando a Bowie venne dato il compito di adattare il testo di una canzone francese di Claude François, intitolata Comme d'habitude. Bowie scrisse così Even a Fool Learns to Love («un titolo incredibilmente brutto», come dichiarò diversi anni dopo) ma il testo non venne accettato.[3][4] In questo periodo le liriche di Bowie erano molto influenzate dalla sua esperienza di mimo con Lindsay Kemp (e forse anche dall’incontro con la sua nuova fidanzata Hermione Farthingale) e la canzone raccontava di come la facile allegria raggiunta da un clown viene soggiogata dall’improvvisa scoperta dell’amore. Come riporta Nicholas Pegg nella sua Enciclopedia, l’editore francese della Decca sollevò alcune obiezioni affermando che volevano «una star per registrare il disco, non quel cafone di Bromley» (Bromley è il sobborgo di Londra in cui Bowie ha vissuto dall'età di sei anni). Come risultato il testo fu scritto da Paul Anka, che aveva proposto la traduzione della canzone, con il titolo, My Way. Qualche anno dopo, usando più o meno gli stessi accordi ma in modo del tutto diverso, Bowie rese omaggio a My Way e al suo più famoso interprete scrivendo Life On Mars?, ed è per questo motivo che nelle note di copertina di Hunky Dory, accanto al titolo della canzone, c'è la scritta autografa "inspired by Frankie".[4]

Sono stati numerosi i tentativi di "decodificare" il testo di Life on Mars?, una sequenza di immagini che va da John Lennon a Topolino, da Ibiza a Norfolk Broads fino all'inno patriottico Rule Britannia, un’esplosione di caotico glamour contrapposto alla grigia esistenza della protagonista. Dopo la poetica introduzione nella quale «la ragazza dai capelli di topo» cerca una via di fuga dai suoi litigiosi genitori rifugiandosi nel mondo fantastico del cinema, la canzone prende il volo sulle ali di significati enigmatici e surreali. «La reazione di una ragazza sensibile al mondo dei media» come la descriveva Bowie nel 1971. Venticinque anni più tardi aggiungeva, «penso che si senta tradita, che sia delusa dalla realtà. Penso che, pur vivendo una realtà deprimente, sia convinta che in un luogo imprecisato c’è una vita che vale la pena di vivere e che sia amaramente insoddisfatta per il fatto di non avervi accesso… Suppongo che adesso mi farebbe pena, all’epoca provavo una sorta di empatia con lei».

Life on Mars? venne registrata nell'aprile 1971 ai Trident Studios di Londra, durante le sessioni di Hunky Dory, ma la sua pubblicazione come singolo fu rinviata fino al giugno 1973, in piena "Ziggymania". Il brano riscosse un clamoroso successo entrando subito in classifica e raggiungendo la terza posizione nel giro di due settimane. Mantenne la posizione per tre delle quindici settimane della sua permanenza nelle charts inglesi e tornò a fare capolino in classifica in occasione della riedizione del singolo, il 25 giugno 1983.[5][6] In Italia, nel novembre dello stesso anno uscì come 45 giri con Amsterdam, cover di un brano di Jacques Brel, come lato B.

Molti anni dopo la sua uscita, la canzone di Bowie ha ispirato la serie televisiva Life on Mars, mandata in onda dalla BBC One nel 2006 (in Italia è stata trasmessa dal canale digitale Canal Jimmy e da Rai 2). A Londra nel 2000 è andato in scena lo spettacolo teatrale di Adrian Berry From Ibiza to the Norfolk Broads. Il titolo della rappresentazione, che ha per protagonista un ragazzo ossessionato da Bowie, è tratto proprio dal testo di Life on Mars? e contiene alcune canzoni di Bowie.[7] Life on Mars è anche il titolo di uno spettacolo di teatro urbano concepito da David Hollywood, Liam Judson e Aidan Roberts e basato sulla musica e sui temi affrontati nei testi di Bowie. Lo spettacolo, che contiene canzoni tratte da Space Oddity, Hunky Dory, Ziggy Stardust, Aladdin Sane e Diamond Dogs, ha debuttato in Australia nel marzo del 2001.[7] Lo stesso anno, la canzone è stata utilizzata nello spot televisivo delle Poste francesi.[8]

Esecuzioni live[modifica | modifica wikitesto]

La canzone fu inclusa nel repertorio dei The Spiders from Mars per i concerti al Rainbow Theatre dell’agosto 1972 e fu eseguita nel corso dello Ziggy Stardust Tour, diventando parte di un medley con Quicksand e Memory of a Free Festival in occasione dell’ultima tappa del 1973. A parte una eccellente performance al "Tonight Show" di Johnny Carson il 5 settembre 1980, non ricomparve fino al Serious Moonlight Tour mentre nelle riproposizioni del 1999 e del 2000 è stata impreziosita con le decorazioni pianistiche di Mike Garson. Anche al di fuori dei tour non sono mancate occasioni in cui la canzone è stata proposta dal vivo:

Altre uscite[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1988, una cassetta contenente un demo di Life On Mars realizzato nel 1971 è stata venduta da Philips per 90 sterline ma non risulta essere in circolazione.[15] Il brano è presente in numerose raccolte e video, tra cui:

Per quanto riguarda i live, non sono moltissimi quelli ufficiali che contengono Life on Mars?: il video Serious Moonlight (uscito in DVD nel 2006), l’edizione di Aladdin Sane del 2003, uscita per il trentesimo anniversario, il DVD A Reality Tour del 2004 e Live Santa Monica '72 del 2008.

Quelli "non ufficiali" sono invece numerosi, la maggior parte relativi ai vari tour e alcuni con esibizioni particolari:

Cover[modifica | modifica wikitesto]

La prima dei numerosi artisti che hanno re-inciso Life on Mars? è stata Barbra Streisand in ButterFly del 1974. A tale proposito, il commento di Bowie non è stato molto positivo: al giornalista di Playboy che gli chiedeva cosa ne pensasse ha risposto «Terribile. Mi spiace, Barb, ma era davvero atroce».[16] Altri interpreti del brano sono stati:

Altre cover che si trovano in album tributo o compilation sono state eseguite dai Manix in Ashes to Ashes (1998), gli En Brock in Diamond Gods (2001), The Dresden Dolls in .2 Contamination (2006) e The Thing in Life Beyond Mars (2008).

Un'ulteriore cover della canzone è presente nella puntata d'apertura della quarta stagione della serie televisiva statunitense "American Horror Story - Freak Show" (dal titolo "Monsters Among Us", andata in onda mercoledì 8 ottobre 2014 sul canale FX), dove Jessica Lange, nei panni della show-woman Elsa Mars (altro riferimento alla canzone), interpreta la canzone con indosso un completo azzurro di forte richiamo a quello indossato da Bowie nel video ufficiale.

Il videoclip[modifica | modifica wikitesto]

Il videoclip di Life on Mars? venne girato il 12 maggio 1973 nel retropalco di Earls Court a Londra, prodotto con meno di 350 sterline e montato in meno di due giorni.[19] Quasi assorbito dallo spoglio fondale, Bowie appare in un completo color turchese di Freddie Burretti e truccato da Pierre Lanoche, colui che aveva ideato la folgore blu e rossa che divide in due il volto del cantante sulla copertina di Aladdin Sane.[19] «L’idea era di creare una sorta di flash temporale», spiegò in seguito il regista Mick Rock, autore di numerosi libri e mostre su Bowie, soprattutto nel periodo Ziggy Stardust. «Volevo creare qualcosa che facesse un po' pensare a un dipinto».[19] Il video è stato pubblicato in The Video Collection del 1993 e nel doppio DVD The Best Of David Bowie del 2002. Due anni più tardi, il "making of" del videoclip è stato inserito nel DVD Visionary Spirit Vol. 1, contenente filmati di Mick Rock mai usciti ufficialmente prima.

Un video promozionale alternativo di Life On Mars, montato con vari clip del "Nationwide David Bowie Special", venne trasmesso durante la trasmissione della BBC Top of the Pops il 13 e il 27 luglio del 1973.[19]

Il lato B[modifica | modifica wikitesto]

Registrata tre anni prima durante le sessioni dell'omonimo album, The Man Who Sold the World era già stata pubblicata a gennaio negli Stati Uniti d'America, come lato B del 45 giri di Space Oddity, raggiungendo la quindicesima posizione in classifica. Al pari di Life on Mars?, anche questa canzone fa ormai parte in modo stabile della lista dei classici di David Bowie, nonostante l’incisione originale, con le sue sinistre percussioni, il riff circolare di chitarra e la voce particolarmente spettrale di Bowie, abbia rischiato di esser oscurata da alcune cover che si sono rivelate successi da Top 10 come quelle della cantante scozzese Lulu e dei Nirvana.

Come per la maggior parte dei suoi lavori di quel periodo, Bowie ha mantenuto a lungo la massima segretezza intorno alla canzone. Nel 1997, in un’intervista rilasciata a BBC Radio 1 in occasione dello special ChangesNowBowie, ha rivelato: «Penso di averla scritta perché c’era una parte di me che stavo ancora cercando… Per me quella canzone ha sempre esemplificato lo stato d’animo che si prova quando si è giovani, quando ci si rende conto che c’è una parte di noi che non siamo ancora riusciti a mettere insieme, c’è questa grande ricerca, un gran bisogno di comprendere realmente chi siamo».[20]

(EN)

« We passed upon the stair, we spoke of was and when,
although I wasn’t there, he said I was his friend »

(IT)

« Salimmo la scala, parlando del più e del meno,
malgrado io non fossi lì, disse che ero suo amico »

Anche se nella loro biografia Peter e Leni Gillman suggeriscono un modello poetico nel poema guerresco Strange Meeting di Wilfred Owen, il cui narratore entra in un paesaggio onirico dove incontra il soldato nemico ucciso in battaglia, i sinistri versi iniziali evocano piuttosto la filastrocca infantile The Psyco-ed di Hughes Mearns:[21]

(EN)

« Yesterday, upon the stair
I saw a man who wasn’t there
He wasn’t there again today
I wish, I wish he’d go away. »

(IT)

« Ieri, sulla scala
ho visto un uomo che non era lì
non era lì anche oggi
vorrei tanto, vorrei tanto che se ne fosse andato via. »

Esecuzioni live[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni, Bowie ha riproposto il brano in numerose occasioni, comprese alcune apparizioni televisive. Degna di nota è la versione del Saturday Night Live registrato il 15 dicembre 1979, performance, che vedeva la presenza di Klaus Nomi e Joey Arias. Altre versioni includono quelle agli MTV Europe Music Awards e al "Later With Jools Holland", rispettivamente il 23 ottobre e il 2 dicembre 1995 e al programma francese "Taratata" del 26 gennaio 1996.

Il radicale rifacimento trip hop subito dal brano per l’Outside Tour fu mixato da Brian Eno nel 1995 e incluso nel CD singolo Strangers When We Meet. «Ha un sound assolutamente contemporaneo», affermava Eno il giorno in cui aveva mixato la traccia ai Westside Studios. «Ho aggiunto delle voci d’accompagnamento e un segnale intermittente tipo sonar; ho anche un po’ scolpito il pezzo, per dargli contorni più definiti». Questa versione, apparsa anche nel bonus disc di alcune versioni di Outside - Version 2, ha imperversato per tutto l’Earthling Tour ed è stata ripresa ancora una volta nel 2000 e nel giugno 2006, durante l'esibizione ripresa dalla tv tedesca al Rockpalast Festival di Lorelei. The Man Who Sold the World è stata eseguita anche il 20 ottobre dello stesso anno (in un’esecuzione acustica più vicina all’originale) durante il concerto di beneficenza in favore della Bridge School, allo Shoreline Amphitheatre di Mountain View e il 9 gennaio 1997 durante il Birthday Benefit Concert (per il cinquantesimo compleanno di Bowie), al Madison Square Garden di New York.[22]

Altre uscite[modifica | modifica wikitesto]

I pochi album e video ufficiali in cui è presente The Man Who Sold the World sono Bowie at the Beeb (nel bonus disc dell'edizione limitata) Sound+Vision, il DVD A Reality Tour del 2004 e The Best of David Bowie 1969/1974.

Più numerosi sono invece i bootleg che testimoniano le esibizioni nei vari tour e quelle televisive, tra cui:

Cover[modifica | modifica wikitesto]

La prima cover degna di nota di The Man Who Sold the World è quella eseguita dalla cantante scozzese Lulu, che nel gennaio 1974 la pubblicò come singolo raggiungendo la terza posizione nelle classifiche inglesi (come lato B recava Watch That Man, altra cover di Bowie). Bowie produsse questa versione con Mick Ronson durante le sessioni di Pin Ups, contribuendo anche con la chitarra, il sax e i cori. La cover più celebre è sicuramente quella eseguita dai Nirvana nella loro apparizione alla trasmissione MTV Unplugged il 18 novembre 1993, cover inclusa nell'album MTV Unplugged in New York pubblicato l’anno successivo. Sull’onda del successo di questa cover, Bowie si è lamentato del fatto che da quel momento, quando suonava la canzone c’erano sempre «dei ragazzini che si avvicinavano dicendo "È fantastico che tu faccia una canzone dei Nirvana" e io pensavo, "Fottetevi, piccoli segaioli!"».[23]

La canzone è stata interpretata anche da altri artisti, tra questi:

Altre cover in album tributo comprendono quelle di Fear Cult in Goth Oddity 2000 (2000), Tacye in Diamond Gods (2001), Bug Funny Music Foundation in Spiders From Venus (2003) e Hears Fail in .2 Contamination (2006).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b BBC Radio 2, www.milkandcookies.com. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  2. ^ Daily Mail, www.dailymail.co.uk. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  3. ^ BBC Radio 2, www.bbc.co.uk. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  4. ^ a b Even a Fool Learns to Love, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  5. ^ Life on Mars? in classifica, http://www.chartstats.com. URL consultato il 23 agosto 2009.
  6. ^ Life on Mars? in classifica, http://www.chartstats.com. URL consultato il 23 agosto 2009.
  7. ^ a b Ispirazioni, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  8. ^ Spot Poste francesi, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  9. ^ Net Aid, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  10. ^ Storytellers, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  11. ^ Glastonbury 2000, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  12. ^ Yahoo! Internet Music Awards, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  13. ^ Parkinson Show, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  14. ^ Fashion Rocks Show, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  15. ^ Demo 1971, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  16. ^ Cover di Barbra Streisand, www.velvetgoldmine.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  17. ^ Cover di Tony Hadley in youtube.com. URL consultato il 10 dicembre 2009.
  18. ^ Cover di Christer Sjögren in youtube.com. URL consultato il 12 settembre 2013.
  19. ^ a b c d Videoclip, www.5years.com. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  20. ^ ChangesNowBowie, www.velvetgoldmine.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  21. ^ The Psychoed, www.velvetgoldmine.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  22. ^ Birthday Benefit Concert 1997, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 21 febbraio 2009.
  23. ^ Q, www.teenagewildlife.com. URL consultato il 21 febbraio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicholas Pegg, David Bowie - L'Enciclopedia, Roma, Arcana, 2002.
  • Peter & Leni Gillman, David Robert Jones Alias David Bowie, Sperling & Kupfer, 1989.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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