I Dig Everything

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I Dig Everything
Artista David Bowie
Tipo album Singolo
Pubblicazione 19 agosto 1966
Durata 2 min : 45 s
Genere Pop
Rock
Etichetta Pye Records
Produttore Tony Hatch
Registrazione Pye Studios, Marble Arch, Londra
Formati 7"
Note Lato B: I'm Not Losing Sleep
David Bowie - cronologia
Singolo precedente
(1966)
Singolo successivo
(1966)

I Dig Everything è un brano musicale scritto da David Bowie e pubblicato nell'agosto 1966 come 45 giri con I'm Not Losing Sleep come lato B. Prodotto da Tony Hatch, il singolo fu il terzo e ultimo inciso dal cantante inglese per la Pye Records che dopo l'ennesimo flop decise di rescindere il contratto il mese successivo.[1]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. I Dig Everything (D. Bowie) - 2:45
  2. I'm Not Losing Sleep (D. Bowie) - 2:52

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Il brano[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 giugno 1966 David Bowie registrò un demo di I Dig Everything ai Pye Studios di Londra con i Buzz, gruppo che lo accompagnava da alcuni mesi, una sezione fiati che includeva il trombettista jazz Andy Kirk e le coriste Madeline Bell, Kiki Dee e Lesley Duncan, che in questo periodo lavoravano con Dusty Springfield.[2] Il problema era che né la sezione fiati né le coriste avevano provato la canzone prima e Tony Hatch, che aveva prodotto i due singoli precedenti, non rimase convinto della bontà della performance.[3] Derek Fearnley, bassista dei Buzz, ha ricordato in seguito: «L'arrangiamento non fu all'altezza. La sezione fiati era ok per la musica soul, ma non per quello che volevamo».[4] Oltretutto, la settimana successiva il chitarrista John Hutchinson lasciò i Buzz a causa di mancati pagamenti e il 5 luglio il produttore decise di escludere ciò che rimaneva della band dalla registrazione in studio e di ingaggiare alcuni musicisti di sala, i cui nomi sono rimasti sconosciuti.[5] Hatch ha ricordato nel 1990: «Non posso dire con certezza chi ha suonato per la registrazione ma in quei giorni, per le sessioni "rock", assumevo sempre grandi musicisti come Jimmy Page, John McLaughlin, Jim Sullivan, Herbie Flowers...».[6] I Dig Everything venne programmata per essere pubblicata il mese successivo e nel frattempo il nuovo manager di Bowie, Kenneth Pitt, inviò una copia promozionale a Vicky Wickham del programma di ITV Ready Steady Go!. La copia venne rispedita al mittente pochi giorni dopo con una breve commento: «Molte grazie per il disco di David Bowie. Ci dispiace, ma ancora una volta non crediamo che sarà un successo».[7]

Con percussioni rudimentali e un organo Hammond i turnisti fornirono un vivace accompagnamento al testo di David, una cinica celebrazione dell'ozioso stile di vita che caratterizzava la scena dei teenager londinesi della metà degli anni sessanta. Nel brano Bowie dipingeva se stesso come un outsider che, nonostante la giovane età e le ristrettezze economiche, riesce a trovare la bellezza in tutto ciò che vede intorno a sé e a capire l'importanza degli amici che ha:[8]

(EN)
« I've got more friends than I've had hot dinners,
Some of them are losers but the rest of them are winners »
(IT)
« Ho avuto più amici che pasti caldi,
Alcuni di loro sono dei perdenti ma gli altri sono dei vincenti »

Il tono scherzoso sottolinea una transizione tra lo stile r&b dei precedenti singoli di Bowie e le sue composizioni più peculiari del successivo "periodo Deram",[3] in cui continuerà a svolgere il ruolo di reietto che rifiuta la cosiddetta "vita reale" preferendo rimanere ai margini della società.[8] Se Can't Help Thinking About Me rappresentava l'abbandono della provincia per Londra, con I Dig Everything il cantante si è ormai lasciato la famiglia e la vecchia vita alle spalle e si è ormai inserito nella sua nuova vita: netturbini, poliziotti, una brutta camera, niente lavoro, la sua nuova cerchia di amici, e così via.[9][10]

Il 45 giri uscì il 19 agosto e si rivelò l'ennesimo insuccesso commerciale nonostante alcune recensioni incoraggianti su New Musical Express («Un altro disco perfetto per ballare») e su Disc & Music Echo («La sua voce si muove molto bene tra i cori»).[11] Pur non suonando nel singolo, i Buzz continuarono ad accompagnare Bowie dal vivo e ad eseguire questa ed altre canzoni fino agli inizi di dicembre del 1966. Secondo il Kent Messenger, per l'esibizione del 26 agosto a Ramsgate la band utilizzò un nastro pre-registrato, con conseguenti problemi di sincronizzazione che resero la performance un disastro.[12]

Dopo più di 30 anni I Dig Everything è stata "recuperata" nelle esibizioni dal vivo di Bowie al Roseland Ballroom di New York, il 19 giugno 2000 durante un concerto riservato ai soli iscritti al sito ufficiale BowieNet, e la settimana successiva durante un'esibizione alla Broadcasting House della BBC a Londra.

Il lato B[modifica | modifica wikitesto]

Registrata nella stessa sessione del lato A, e con gli stessi musicisti, I'm Not Losing Sleep rispecchia gli standard pop-rock del periodo,[8] con un accenno alla hit di Petula Clark Downtown (soprattutto nel "too bad" cantato dal coro) e ai Rolling Stones («I can get my satisfaction, knowing you won't get reaction...»).[13][14] Ancora una volta Bowie raccoglie un sacco di influenze musicali e in particolare si comincia a notare quella di Anthony Newley sul suo stile vocale, ancora più evidente nel suo primo album dell'anno successivo.[13]

Il cantante si rivolge ad un amico che dopo aver fatto fortuna ha lasciato la vecchia banda per unirsi a persone di una classe socio-economica superiore, affermando di non invidiare affatto la sua ritrovata fortuna e ritenendosi pienamente soddisfatto della sua vita:

(EN)
« Though I dress in rags I'm richer!
Though I eat from tins I'm wealthier!
Though I live in slums I'm purer than you my friend! »
(IT)
« Anche se sono vestito di stracci sono più ricco!
Anche se mangio scatolette sono più ricco!
Anche se vivo nei bassifondi sono più puro di te amico mio! »

Questa sorta di lotta di classe raccontata da un "dandy di strada" è stata vista dal biografo Christopher Sandford come un'arguta stravaganza e l'inizio dello sviluppo di un talento per il kitsch. Secondo le parole di Sandford, i suoi spettacoli del periodo si concludevano con You'll Never Walk Alone cantata «con pantaloni attillati e maglione, allargando le braccia come una visione di Judy Garland».[15] I futuri travestimenti, da Ziggy Stardust al Duca Bianco, cominciano ad essere visibili.[14]

Pubblicazioni successive[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1972, in piena "era Ziggy Stardust", I Dig Everything e I'm Not Losing Sleep vennero ripubblicate, rispettivamente in Spagna e nel Regno Unito, come lati B di due singoli che avevano Can't Help Thinking About Me come lato A.

Entrambi i brani del 45 giri si trovano nelle raccolte David Bowie: The Collection (1985), David Bowie 1966 (1987) e Early On (1964-1966) (1991), oltre che negli EP For the Collector Early David Bowie, uscito nel Regno Unito il 6 ottobre 1972, Don't Be Fooled by the Name del 1981 (uscito in Italia come Early Bowie) e nel box set I Dig Everything: The 1966 Pye Singles (1999). Le versioni live di I Dig Everything eseguite nel giugno 2000 al Roseland Ballroom di New York e alla Broadcasting House della BBC si trovano, rispettivamente, nei bootleg Still Hunky Dory e Toys From the Attic.

Numerose sono anche le compilation di artisti vari che hanno incluso nel corso degli anni I Dig Everything (tra cui Masters of Rock del 1998, British Are Coming del 2003 e 20 Original Mod Classics del 2004) e I'm Not Losing Sleep (Anthology of British Rock: Pye Years del 1985, Disraeli Years del 1998 e The London Look del 2004 tra le altre).

Una nuova versione di I Dig Everything è stata registrata nel 2000 in previsione del suo inserimento nell'album Toy, programmato per il 2001 ma ad oggi mai pubblicato.

Cover[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo 1966-1967 I Dig Everything venne eseguita dal vivo, in una versione rivisitata, dalla band scozzese 1-2-3. Nel 1994, parlando di questa versione Bowie ha definito un genio incompreso il tastierista della band Billy Ritchie, sostenendo che nonostante fosse stato radicalmente cambiato, il brano «aveva mantenuto anima e cuore».[16] Una cover della canzone è stata eseguita anche dai Generation X e inserita nella raccolta Anthology del 2003.[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Pye records rescinde il contratto con David Bowie, www.exploringdavidbowie.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  2. ^ Demo di I Dig Everything, www.exploringdavidbowie.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  3. ^ a b Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 93, ISBN 88-7966-270-8.
  4. ^ Citazione Derek Fernley, www.exploringdavidbowie.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  5. ^ Registrazione di I Dig Everything, www.exploringdavidbowie.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  6. ^ Citazione Tony Hatch, www.exploringdavidbowie.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  7. ^ Risposta di ITV alla copia promozionale di I Dig Everything, www.exploringdavidbowie.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  8. ^ a b c James E. Perone, The Words and Music of David Bowie, Greenwood Publishing Group, 2007, p. 3, ISBN 978-0-275-99245-3.
  9. ^ Il testo di I Dig Everything, www.exploringdavidbowie.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  10. ^ Il testo di I Dig Everything, www. bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  11. ^ Recensioni di I Dig Everything, www.exploringdavidbowie.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  12. ^ The Buzz, esibizione del 26 agosto 1966, www.exploringdavidbowie.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  13. ^ a b Il lato B, I’m Not Losing Sleep, www.exploringdavidbowie.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  14. ^ a b Le influenze su Good Morning Girl, www. bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  15. ^ Christopher Sandford, Bowie: Loving the Alien, Da Capo Press, 1998, p. 39, ISBN 978-0-306-80854-8.
  16. ^ Cover di I Dig Evrything degli 1-2-3, www.cloudsmusic.com. URL consultato il 30 agosto 2014.
  17. ^ Cover di I Dig Everything dei Generation X, www.discogs.com. URL consultato il 30 agosto 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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