Hunky Dory
| Artista | David Bowie | |
|---|---|---|
| Tipo album | Studio | |
| Pubblicazione | 17 dicembre 1971 | |
| Durata | 39 min : 04 s | |
| Dischi | 1 | |
| Tracce | 11 | |
| Genere | Rock Pop rock Folk rock |
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| Etichetta | RCA | |
| Produttore | Ken Scott, David Bowie | |
| Arrangiamenti | Mick Ronson, David Bowie | |
| Registrazione | Trident Studios, Londra, primavera/estate 1971 | |
| Formati | LP, CD, SHM CD | |
| Premi | ||
| Dischi d'oro | 1 | |
| Dischi di platino | 1 | |
| David Bowie – cronologia | ||
| Album precedente | Album successivo | |
| The Man Who Sold the World (1970) |
The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1972) |
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| « Ho iniziato a sentirmi a mio agio come cantautore con Hunky Dory. Sentivo davvero che avevo capito come scrivere canzoni a quel punto. C'erano un paio di cose per le quali ho tentato una specie di trapianto del cervello di una canzone da cabaret su un pezzo rock. Una era Life on Mars? e l'altra era Changes. » | |
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(David Bowie[1] )
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Hunky Dory è il quarto album in studio dell'artista inglese David Bowie, pubblicato nel dicembre 1971 dalla RCA. La prima edizione su compact disc è del 1984 (anno in cui è uscito anche in versione picture disc), mentre nel 1990 è uscita l'edizione rimasterizzata della Rykodisc contenente quattro tracce bonus. Le ristampe successive comprendono quelle in vinile del 1997 e del 2001 e in CD del 1999, pubblicate dalla EMI, un mini LP del 2007 e un SHM CD del 2009, entrambi usciti in Giappone.[2]
Inserito cronologicamente tra l'hard rock occultista di The Man Who Sold the World e la fantascienza glam di Ziggy Stardust, Hunky Dory presenta tutti gli elementi chiave della musica di Bowie in una veste "pop" (in senso warholiano) elegante ed efficace, ed è considerato il suo primo autentico "classico". Definito da Stephen T. Erlewine di AMG «un assortimento caleidoscopico di stili pop uniti insieme dal senso visionario di Bowie, un vasto melange cinematografico di arte alta e bassa, sessualità ambigua, kitsch e classe»,[3] l'album mette in luce soprattutto l'abilità acquisita dall'artista inglese nel riscrivere il vocabolario del rock utilizzando forme già note, ma inconfondibilmente marchiate dalla sua impronta. Titoli di canzoni che nominano Andy Warhol e Bob Dylan sono un buon indizio della piega musicale di Hunky Dory, molto più vicino al pop onirico di Space Oddity che agli stilemi proto-metal esibiti nell'album dell'anno prima. L'atmosfera è tutto sommato giocosa almeno fino all'ultima traccia, The Bewlay Brothers, definita da Roy Carr e Charles Shaar Murray «la canzone più densa e impenetrabile di Bowie».
Come riporta Nicholas Pegg in The Complete David Bowie, il titolo Hunky Dory (traducibile come "ottimo", "eccellente") era stato rivelato nel corso della sessione BBC registrata il 3 giugno 1971 ed era stato suggerito da Bob Grace. Il general manager della Chrysalis raccontava di un ex ufficiale della RAF, proprietario di un pub ad Esher, il cui vocabolario «era infarcito di espressioni gergali come "prang" e "whizzo". Un'altra era "è tutto hunky-dory". Lo dissi a David e gli piacque moltissimo».
Nel 1998, il libro The Guinness Top 10 of Everything ha indicato Hunky Dory come il secondo successo commerciale di Bowie nel Regno Unito, dietro The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars ma davanti a molti altri best seller come Let's Dance.[4]
Indice |
[modifica] Tracce
Le tracce, tranne dove indicato, sono scritte da David Bowie.
- Changes - 3:37
- Oh! You Pretty Things - 3:12
- Eight Line Poem - 2:55
- Life on Mars? - 3:53
- Kooks - 2:53
- Quicksand - 5:08
- Fill Your Heart (Rose/Williams) - 3:07
- Andy Warhol - 3:56
- Song for Bob Dylan - 4:12
- Queen Bitch - 3:18
- The Bewlay Brothers - 5:22
[modifica] Tracce bonus della riedizione 1990
- Bombers - 2:38
- The Supermen (versione alternativa registrata durante le sessioni di Hunky Dory) - 2:41
- Quicksand (demo acustico registrato nel 1971) - 4:43
- The Bewlay Brothers (versione mixata in maniera differente da quella dell'album) - 5:19
L'edizione rimasterizzata di Hunky Dory distribuita dalla Rykodisc nel 1990 contiene quattro tracce bonus tra cui l'inedita Bombers. La prima versione di questo brano, che parla di un esperimento nucleare che accidentalmente provoca una guerra di dimensioni planetarie, era un demo del 1971, poi apparso nel bootleg The Axeman Cometh, in cui Bowie cantava accompagnandosi al pianoforte. Successivamente furono effettuate due incisioni. La prima, prodotta da Ken Scott ed eseguita con gli stessi componenti che avrebbero partecipato alle sessioni di Hunky Dory, venne pubblicata come singolo promozionale negli Stati Uniti con una versione remixata di Eight Line Poem come lato B.[5] La seconda (la bonus track) venne completata subito dopo con l'intenzione di inserirla come brano d'apertura della seconda facciata al posto di Fill Your Heart. Anche se venne composta nello stesso periodo di alcuni dei suoi capolavori riconosciuti, questa frenetica satira hippy (definita dallo stesso Bowie «una specie di parodia di Neil Young») non risultò in linea con lo standard di altri brani a struttura più complessa e venne scartata all'ultimo momento.[6] Questa versione, un mix piuttosto metallico privo di bassi, è rintracciabile nel bootleg ChangesThreeDavidRobertJones ed era presente nell'album promozionale BOWPROMO 1A-1/1B-1 stampato in 500 copie nell'agosto 1971, dove sfumava fino a sovrapporsi con l'inizio di una versione alternativa di Andy Warhol.[7] Seppure esclusa da Hunky Dory, Bombers fu tenuta in considerazione per un eventuale uso futuro ma non venne inserita nel materiale per Ziggy Stardust. Venne eseguita dal vivo durante la sessione BBC trasmessa il 20 giugno 1971, performance rintracciabile in Bowie at the Beeb. Le altre tracce bonus sono il demo acustico di Quicksand del 1971, una registrazione mixata in maniera differente di The Bewlay Brothers e una versione alternativa di The Supermen, incisa ai Trident nel 1971 durante le sessioni di Hunky Dory e riarrangiata con strofe acustiche alternate ai ritornelli di Mick Ronson. Questa versione venne inclusa nel 1972 nella raccolta Revelations - A Musical Anthology for Glastonbury Fayre.[6]
[modifica] Formazione
- David Bowie - voce, chitarra, sax alto, sax tenore, pianoforte
- Mick Ronson - chitarra, mellotron
- Trevor Bolder - basso, tromba
- Mick "Woody" Woodmansey - batteria
- Rick Wakeman - pianoforte
[modifica] Registrazione
Alla fine del 1970, dopo che The Man Who Sold the World era stato pubblicato negli USA, David Bowie stava già pensando all'album successivo. Bob Grace, general manager e co-fondatore della Chrysalis, affittò gli studi londinesi di Radio Luxembourg dove il cantante iniziò a registrare alcuni demo e a provare molto del materiale che avrebbe convogliato su Hunky Dory, tra cui Oh! You Pretty Things. Lo stesso Bob Grace ha dichiarato: «Improvvisamente tutte queste grandi canzoni cominciarono ad apparire. Usavamo fare tutti i demo allo studio Radio Luxembourg perché era molto economico. Ricordo che potevamo mettere non più di pochi pollici di metallo sulle chitarre, altrimenti funzionava da antenna e ricevevamo la stazione radio locale ed una vicina stazione di taxi...».[8]
Dopo una breve parentesi rappresentata dal tour promozionale in America del febbraio 1971, in primavera il cantante tornò in studio e riprese a sfornare nuovo materiale, tra cui Changes e Life on Mars?. Tra gli strumentisti che vennero presi in considerazione per l'incisione dell'album ce n'erano alcuni con i quali aveva collaborato nei mesi precedenti tra cui il batterista di Space Oddity Terry Cox e Tony Hill che aveva fatto parte dei Turquoise, ma in breve tempo arrivò alla conclusione che c’era una persona di cui non poteva fare a meno. Bowie telefonò a Mick Ronson, il chitarrista con cui aveva collaborato ai tempi di Space Oddity e che aveva fatto parte degli Hype, che lo accompagnavano all’inizio del 1970. La band, che aveva poi continuato (senza Bowie) sotto il nome Ronno, si era presto avviata verso lo scioglimento, Ronson era tornato a Hull e adesso Bowie gli chiedeva di partecipare alle registrazioni di Hunky Dory, e di portare con sé un batterista e un bassista. Le prime scelte di Ronson per la nuova sezione ritmica furono i suoi precedenti colleghi Rick Kemp (che si unirà invece agli Steeleye Span) e Ritchie Dharma, ma il proposito non durò a lungo.[9] La scelta finale cadde su Mick "Woody" Woodmansey, ex batterista degli Hype, e sul bassista dei Ronno, Trevor Bolder. Cominciava a delinearsi la band che sarebbe stata conosciuta dall'anno successivo come gli Spiders from Mars. I tre musicisti si trasferirono nella residenza edoardiana di Bowie ad Haddon Hall per provare le nuove composizioni e il cantante decise di sfruttare l’imminente sessione BBC del 3 giugno come vetrina per la sua crescente cerchia di musicisti e per un pugno di nuove canzoni tra cui Kooks, composta per commemorare la nascita del figlio Zowie avvenuta il 30 maggio. Pochi giorni dopo l’apparizione al Glastonbury Fayre del 23 giugno, il gruppo si trasferì ai Trident Studios e l'incisione di Hunky Dory continuò per tutta l'estate.
Come riportato in The Complete David Bowie, le registrazioni in realtà erano iniziate con un intoppo dal momento che alcuni membri del gruppo non avevano imparato le canzoni. Nel documentario radiofonico Golden Years del marzo 2000, Rick Wakeman ricordava che David fu costretto a chiedere uno stop: «"avete avuto buona sistemazione per le prove, siete stati pagati, questa è un’ottima opportunità, e non le avete imparate. Adesso prendete la vostra roba e andate a provarle da un’altra parte, torneremo in studio quando avrete imparato le canzoni"». «Quando ripresero le registrazioni, una o due settimane più tardi», ricordava ancora Wakeman, «il gruppo era caldissimo! Erano tutti bravissimi e i pezzi fluivano a meraviglia». Ad agosto, il nuovo manager Tony Defries (subentrato a Kenneth Pitt alcuni mesi prima) organizzò la stampa di 500 copie promozionali di un vinile chiamato BOWPROMO 1A1/1B1 (con canzoni di Dana Gillespie da un lato e qualche canzone di Bowie dall'altro) da usare come esca per le case discografiche. Defries volò a New York con il promo che comprendeva alcune delle nuove registrazioni, tra cui Oh! You Pretty Things, Bombers, Andy Warhol e Queen Bitch e le versioni iniziali di Kooks e Eight Line Poem. In pochi giorni si assicurò un contratto con la RCA, il cui capo della sezione A&R Dennis Katz rimane sbalordito dal materiale. «Era teatrale, musicale, le canzoni erano eccellenti, c'era poesia vera, sembrava avere tutto», riportano Peter e Leni Gillman in David Robert Jones Alias David Bowie.
Un nuovo inserimento nella formazione in studio fu quella del pianista Rick Wakeman, con cui aveva collaborato per Space Oddity e che avrebbe in seguito contribuito al successo degli Strawbs e degli Yes. «Mi invitò nella sua casa di Beckenham», raccontò in seguito lo stesso Wakeman, «Mi disse di suonare tutte le note che volevo. Le canzoni erano incredibili, Changes, Life on Mars?, una dopo l’altra. Disse che voleva arrivare all’album partendo da una diversa angolazione, che le voleva basate sul pianoforte. Così mi disse di suonarle come avrei eseguito un pezzo di pianoforte e che lui avrebbe adattato tutto il resto attorno». Oltretutto il pianoforte suonato da Wakeman su Hunky Dory (e più tardi da Mick Ronson su Ziggy Stardust) era di per sé una celebrità: era infatti lo stesso strumento usato da Paul McCartney per Hey Jude e per molti dei primi dischi di Elton John e Harry Nilsson. Sotto la tutela di Wakeman, Bowie e Ronson trasformarono la natura pianistica delle composizioni in una serie di arrangiamenti acustici, con le uniche eccezioni del tributo a Lou Reed e ai Velvet Underground di Queen Bitch e dell'assolo di chitarra in Song for Bob Dylan. Abbandonati i pesanti interventi di chitarra di The Man Who Sold the World, il talento di Mick Ronson rivelava la sua educazione classica con sontuose orchestrazioni d’archi in brani come Fill Your Heart, Life on Mars? e Quicksand. In assenza di Tony Visconti, andato a sostenere l'astro nascente Marc Bolan, David reclutò Ken Scott, ingengnere del suono dei suoi dischi Mercury, per mixare e co-produrre l'album. Le note di copertina riportano infatti "Prodotto da Ken Scott (assistito dall'attore)", dove l'attore era probabilmente Bowie stesso che, secondo le parole dei critici del New Musical Express Roy Carr e Charles Shaar Murray, amava «pensare a se stesso come a un attore», oltre a suonare la chitarra, il sax e, come ironicamente riportato sempre nelle note, "le parti meno complicate di pianoforte". Il ruolo di arrangiatore fu rilevato da Bowie e da Mick Ronson che, insieme a Bob Grace, selezionarono i brani una notte proprio a casa di Ken Scott. Fra quelli scartati c'erano How Lucky You Are e Right On Mother (quest’ultima incisa da Peter Noone lo stesso anno) mentre altri come Bombers e It Ain’t Easy sarebbero stati esclusi dalla track list definitiva dell’album.
Molti elementi nella preparazione di Hunky Dory, compreso il fatto che la maggior parte delle canzoni venne scritta e registrata in forma di demo prima che cominciassero le sessioni vere e proprie, risultò in contrasto con la tendenza all'improvvisazione in studio che aveva caratterizzato il precedente album di Bowie e che avrebbe dominato la sua carriera. Hunky Dory si rivelò l'accurato lavoro di un autore di canzoni e Bowie raggiunse un'impostazione di voce del tutto personale, un baritono-alto che scivolava nel falsetto, nelle inflessioni cockney e negli americanismi. Gli arrangiamenti di Mick Ronson e il pianoforte di Rick Wakeman dettero il tocco finale.
[modifica] Temi e significati dell'album
| « Una voce che si trasforma con scintillanti metamorfosi da una canzone all'altra, una capacità compositiva che conquista e una teatralità che farà rosicchiare ai più abili attori drammatici i loro eye liner per l'invidia. » | |
Come evidenziava il New York Times alla sua uscita, David Bowie comincia con Hunky Dory a manifestare il gusto della fusione tra musica e messa in scena, del prodotto sonoro come veicolo per elementi visivi teatrali, ciò che rappresenterà il suo marchio di fabbrica almeno fino a Low del 1977. Hunky Dory è forse l'ultimo disco in cui il cantante non reciti una parte, in modo più o meno marcato, ma già si inizia a notare una particolare attenzione per l'eccentricità e l'ambiguità sessuale. Nel corso del 1971 Bowie inizia a personalizzare il look e a capire l'importanza dei media, sfruttandoli per creare di sé l'immagine di una star. «Questo album è pieno dei miei cambiamenti e di quelli di alcuni dei miei amici», annunciò a una conferenza stampa, «è un album che mi ha aiutato a tirare fuori molti aspetti del mio modo di sentire, un sacco di schizofrenia». Una fonte d'ispirazione era stato sicuramente il tour promozionale negli Stati Uniti di febbraio, grazie al quale aveva avuto l'opportunità di conoscere il mondo newyorkese e di apprezzare realtà musicali ed estetiche diverse. L'influenza del recente tour è evidente in particolare nella seconda facciata dell'album, che inizia con la cover di Fill Your Heart di Paul "Biff" Rose e Paul Williams e prosegue con una serie di omaggi agli eroi americani di Bowie: Andy Warhol, Bob Dylan, Lou Reed e i Velvet Underground. «L'intero album Hunky Dory rifletteva il mio recente entusiasmo per questo nuovo continente che mi si era spalancato davanti», ha detto nel 1999. «Accadde perché ero stato negli USA... fu la prima volta che una situazione esterna mi influenzò al 100%, tanto che modificò il mio modo di scrivere e cambiò totalmente il mio modo di guardare le cose».[11]
In alcuni dei testi di Hunky Dory comincia anche ad emergere la nuova sensibilità gay dell'artista inglese, espressa più o meno direttamente in brani come Queen Bitch, The Bewlay Brothers e Oh! You Pretty Things, che ne fanno forse il disco più apertamente "omosessuale" di David Bowie. È comunque probabile che questo atteggiamento sia semplicemente parte di un più ampio concetto di teatralità che Bowie stava rapidamente spingendo verso l'apoteosi di Ziggy Stardust. Appena nell'agosto 1970 i Kinks avevano raggiunto il secondo posto in classifica con la loro hit sul transessuale Lola, corteggiando una frangia della società che aveva sempre affascinato Bowie fin dai giorni dei Manish Boys. Come riportato in The Complete David Bowie, la primavera del 1971 (durante la quale scrisse molti dei brani di Hunky Dory) fu un periodo che lo vide abbracciare la sottocultura gay di Londra con regolari visite al Sombrero di Kensington High Street e assidue frequentazioni dell'entourage del dress designer Freddi Burretti. Secondo la moglie di Bowie, Angela, «la gente del Sombrero cominciò quasi subito a fornirci il carburante. Il materiale su Hunky Dory... veniva direttamente dalle loro vite e dai loro atteggiamenti». Il 24 aprile, spinto dalla circolazione di The Man Who Sold the World con il travestimento in copertina, il Daily Mirror fotografò David sul prato di Haddon Hall. Precorrendo di nove mesi la famosa intervista in cui avrebbe dichiarato la sua omosessualità, raccontò al Daily Mirror di essere «ambiguo e tutto il resto», aggiungendo che «non riesco a respirare in un'atmosfera convenzionale... trovo la libertà solo nell'ambito della mia stessa eccentricità».
Hunky Dory risulta, insieme all'album precedente, il più intimo e rivelatore fra i suoi dischi. Già dal titolo del brano di apertura, Changes, si intuisce l'aria di mutamento che pervade l'album rispetto a The Man Who Sold the World. I cambiamenti hanno investito ogni aspetto della genesi dell'album, a partire dal nuovo manager Tony Defries che, subentrato a Kenneth Pitt, aveva procurato a Bowie un contratto con la RCA per la quale avrebbe pubblicato i successivi album fino a Scary Monsters. Ma i cambiamenti si riflettono anche sul lungo e complesso processo di elaborazione dei testi e della musica. Bowie ha dedicato all'album tutto il tempo necessario e la sua piena creatività, probabilmente in risposta al fatto di aver trascurato gli sviluppi di The Man Who Sold the World, e per Hunky Dory ha deciso di abbandonare l'hard rock e le improvvisazioni in studio.
Accanto a questa celebrazione del cambiamento, all'interno di Hunky Dory si può comunque rintracciare una serie di temi (ed ossessioni) ricorrenti che percorrono i testi delle varie tracce, stimolati in parte ancora dal recente viaggio in America. Life on Mars? e Andy Warhol fanno entrambe riferimento all'arte, al rock e al grande schermo, con una parata di icone da Greta Garbo a John Lennon, Dylan e Mickey Mouse. L'atteggiamento ambiguo dell'album precedente nei confronti di guide e profeti prosegue qui con riferimenti a Himmler, Churchill e Aleister Crowley. Il poeta occultista inglese, membro dell'Ordine Ermetico della Golden Dawn e flagello della morale edoardiana, aveva già esercitato un'influenza tangibile sull'opera di Bowie e continuerà ad esercitarla in seguito. Bowie ha confermato che l'impenetrabile The Bewlay Brothers riguarda la sua relazione col fratellastro schizofrenico Terry, che aveva già trovato posto in The Man Who Sold the World e che accompagnerà l'immaginario bowieano per molti anni. Anche le idee nietzschiane continuano ad essere presenti e una nuova specie di "superuomo" viene introdotta in Oh! You Pretty Things, insieme a oscuri riferimenti a The Coming Race di Edward Bulwer-Lytton.
Ma se Hunky Dory ha un tema principale è quello della consapevolezza che la gioventù e la passione verranno consumate dall'inevitabilità del cambiamento e della decadenza, un timore Wildeano presente in tracce come Changes («And my time was running wild in a million dead-end streets», «E il mio tempo scorreva con irruenza in un milione di vicoli ciechi»), Quicksand («I'm sinking in the quicksand of my thought, and I ain't got the power anymore», «Sto affondando nelle sabbie mobili del mio pensiero, e non ho più il potere») e The Bewlay Brothers («Oh, and we were gone, kings of oblivion...», «Oh, ce n'eravamo andati, re dell'oblio...»). Una persistente minaccia sembra venire dal timore che la sorgente creativa si prosciughi, che in assenza di ispirazione possa uccidere con l'intelletto un talento che ha sempre considerato istintivo, quando dovrebbe seguire il consiglio di Fill Your Heart, l'unica cover dell'album («Fear is in your head, so forget your head and you'll be free», «La paura è nella tua testa, così dimentica la tua testa e sarai libero»). E su tutto incombe la minaccia, ancora una volta proveniente da Changes, «pretty soon you're gonna get a little older» («Molto presto sarai un po' più vecchio»).
Per fortuna Hunky Dory non si limita a trattare l'angoscia creativa di Bowie ma introduce anche un elemento ottimistico con Kooks, dedicata al nuovo nato Duncan Zowie, il cui soggetto attribuisce un senso più positivo a Oh! You Pretty Things e Changes. Nel luglio 1972 Ron Ross scriveva su Words & Music: «Si tratta di canzoni di padri e figli. Oh! You Pretty Things, ad esempio, si rivolge agli adolescenti ma la voce sembra essere quella di un vecchio outsider che osserva i cambiamenti che lo stanno attraversando. D'altra parte Kooks è una canzoncina intonata sullo stile di Your Mother Should Know che tenta di sedurre un bambino a rimanere con i suoi irrimediabilmente eccentrici genitori, vale a dire Bowie e sua moglie Angie». Ancora, «Quicksand descrive lo stato d'animo di un giovane catturato nei cambiamenti cosmici tra due modi di vita. La sua decadenza è chiaramente insoddisfacente, anche se astutamente romantica».[12] Così, anche Oh! You Pretty Things può esser letta come espressione dei sentimenti di chi sta per diventare padre anche se, a un livello più profondo, riflette le convinzioni di Bowie riguardo ad una razza di superuomini ("homo superior") alla quale fa riferimento in modo diretto.
[modifica] I singoli
Sono ben cinque le tracce di Hunky Dory uscite su 45 giri anche se solo Changes e Andy Warhol vennero pubblicate (come lato A e B, rispettivamente) nel periodo in cui uscì l'album, il 7 gennaio 1972. Life on Mars? venne pubblicata il 22 giugno 1973 (con The Man Who Sold the World come lato B), mentre Queen Bitch e Quicksand uscirono entrambe come lato B (rispettivamente di Rebel Rebel e Rock 'n' Roll Suicide), il 15 febbraio e l'11 aprile del 1974. Sempre nell'aprile 1974 Queen Bitch venne ripubblicata negli Stati Uniti come lato B, stavolta di 1984,[13] mentre Changes uscì nuovamente nel 1975 in un maxi singolo che conteneva Space Oddity e Velvet Goldmine.
[modifica] Le altre tracce
- Oh! You Pretty Things
| « Penso che in un certo senso abbiamo creato un nuovo genere di persone. Abbiamo creato un bambino che sarà talmente esposto al bombardamento dei media da estraniarsi dall'ambito familiare prima di aver compiuto dodici anni. » | |
| (EN)
« Look out at your children
see their faces in golden rays, don't kid yourself they belong to you they're the start of a coming race. » |
(IT)
« Date un'occhiata ai vostri figli
guardate i loro visi raggianti, non illudetevi che appartengano a voi sono l'inizio di una nuova razza » |
Scritta con l'idea iniziale di farla registrare al cantautore statunitense Leon Russell,[15] Oh! You Pretty Things fu probabilmente la prima traccia di Hunky Dory ad essere composta, dal momento che ne fu realizzato un demo negli studi di Radio Luxembourg verso la fine del 1970. «Non riuscivo a dormire», disse in seguito Bowie, «erano circa le quattro del mattino. Mi ero svegliato con questa canzone che mi ronzava in testa. Ho dovuto alzarmi dal letto e suonarla, per liberarmene e tornare a dormire». Bob Grace della Chrysalis ha aggiunto: «Eravamo lì per un'intervista di Kid Jensen e mentre stavamo aspettando David stava giocherellando al piano. Quando gli chiesi cosa stava facendo mi disse che non era riuscito a dormire la notte precedente a causa di questa canzone che gli girava nella testa. Si era dovuto alzare per suonarla. Così gli feci fare il demo...Si trattava di Oh! You Pretty Things»".[8]
Ancor prima che la canzone fosse registrata per l'album ne era stata realizzata una cover da Peter Noone, l'ex cantante degli Herman's Hermits. Questa versione, nella quale Bowie suonava il piano e appariva come voce di accompagnamento, venne pubblicata il 30 aprile del 1971 e raggiunse il dodicesimo posto in classifica ad ottobre, diventando di fatto il brano di Bowie di maggior successo dopo Space Oddity (Bowie accompagnò Noone al piano anche durante una performance per Top of the Pops). Curiosamente, la versione di Noone risultò anche la prima canzone di David Bowie ad entrare nelle classifiche australiane, prima ancora di Bowie stesso.[16] Noone si mise al sicuro da eventuali censure radiofoniche cambiando il verso «the Earth is a bitch» («la Terra è una puttana») in «the Earth is a beast» («la Terra è una bestia»),[17] tanto che lo stesso Bowie commentò: «Non so se Peter si rende conto del vero significato della canzone. Riguarda il concetto di Homo Superior». In effetti, la versione originale del brano smentisce il suo brioso arrangiamento di pianoforte scivolando sul sinistro versante nietzschiano frequentato da gran parte dei brani di Hunky Dory. Il testo si può interpretare come il seguito ideale di The Supermen, dell'album precedente, nel quale Bowie immaginava l'avvento imminente di una razza di uomini superiori con spiccati riferimento alla filosofia di Nietzsche. Da questo punto di vista la versione di Bowie di Oh! You Pretty Things viaggia su toni più cupi dell'accattivante incisione effettuata (con l'occhio rivolto alle classifiche) da Peter Noone.
| (EN)
« Oh you pretty things,
don't you know you're driving your mamas and papas insane, let me make it plain you gotta make way for the Homo Superior. » |
(IT)
« Oh voi cose graziose,
non sapete che state facendo impazzire le vostre mamme e i vostri papà, fatemi essere più chiaro dovete trovare la strada per l'Homo Superior. » |
C'è un elemento sinistro negli "Homo Superior", così come alcuni riferimenti agli scritti occulti di Aleister Crowley e a The Coming Race, uno dei primi racconti di fantascienza scritto nel 1871 da Edward Bulwer-Lytton, nel quale viene descritta una specie molto progredita di quasi-umani che vivono nelle profondità della Terra e la cui civiltà superiore ha bandito le guerre, il crimine e le disuguaglianze. Durante la sua prima intervista per Melody Maker, rilasciata a Michael Watts nel gennaio 1972, Bowie insisteva nel dire che l'imminente razza di superuomini doveva essere guardata con ottimismo: «Saranno in grado di realizzare tutte le cose che noi non riusciamo a fare». Tenendo presente la sua passione per la fantascienza di serie B, è curioso notare che "The Homo Superior" in seguito divenne il nome della generazione di giovani telepatici protagonisti della serie televisiva The Tomorrow People, trasmessa dal 1973 al 1979 dal network ITV.
Come suggerisce Nicholas Pegg in The Complete David Bowie, anche il nuovo ruolo paterno di Bowie potrebbe aver giocato un ruolo nella stesura della canzone. Il cantante rivelò durante la campagna promozionale di Hunky Dory: «La mia reazione all'annuncio che mia moglie era incinta rientrava negli archetipi del comportamento "da papà". Oh, diventerà un altro Elvis. La canzone contiene tutto questo più una spruzzata di fantascienza». Nel 1976, nel corso di un'altra intervista accennò anche all'aspetto più oscuro della canzone: «Moltissime canzoni in realtà hanno a che fare con qualche forma di schizofrenia, o con problemi di Id intermittente, e "Pretty" era una di esse».
Oh! You Pretty Things non ha mai rappresentato un classico dal vivo ed è stata eseguita solo in alcune serate dello Ziggy Stardust Tour a partire dal maggio 1973, inserita in un medley comprendente Wild Eyed Boy from Freecloud e All the Young Dudes.[18] La canzone fu comunque eseguita in occasione di tre sessioni alla BBC, il 3 giugno 1971 (anche se poi non venne trasmessa), il 21 settembre dello stesso anno e il 22 maggio 1972, oltre che durante l'apparizione televisiva a The Old Grey Whistle Test di BBC Two, l'8 febbraio 1972. La performance, durante la quale Bowie cantava in playback accompagnandosi al pianoforte, venne in realtà trasmessa solo nell'estate 1982 e si può trovare nel DVD Best of David Bowie del 2002.
- Eight Line Poem
Si tratta di uno dei brani forse meno conosciuti di Hunky Dory, in cui la performance vocale di Bowie è accompagnata dal pianoforte di Rick Wakeman e da una linea di chitarra suonata da Mick Ronson che ricorda un lamento country & western. Il testo è quanto mai criptico, un'istantanea scattata in una camera di città nella quale un gatto ha appena sbattuto contro un telaio rotante mentre un cactus siede enigmaticamente alla finestra. Inserito nell'album tra brani certamente più ambiziosi, Eight Line Poem è una composizione tranquilla e misteriosa, dotata di una strana magnificenza. William Burroughs, futuro amico di Bowie, riteneva che il testo ricordasse The Waste Land di Thomas Stearns Eliot.[19] Ne apparve una seconda versione sul lato B del raro promo americano Bombers e anche nel sampler di Hunky Dory stampato lo stesso anno da Tony Defries. La canzone fu eseguita dal vivo una sola volta, durante una sessione alla BBC registrata il 21 settembre 1971.
- Kooks
| « Kooks trova Dave che incoraggia il fanciullo a restare con i suoi, per quanto deviati e spudorati possano essere, con versi come: "Don't pick fights with the bullies or the cads/'Cause I'm not much cop at punching other people's dads" ("Non attaccar briga con i prepotenti e i mascalzoni/Perché non sono molto portato per fare a pugni con i papà degli altri"). » | |
Duncan Zowie Haywood Jones nacque il 30 maggio 1971 e Bowie scrisse Kooks in quei giorni, abbastanza velocemente da eseguirla per la prima volta nella sessione BBC del 3 giugno, appena quattro giorni dopo. «Avevo appena ascoltato un album di Neil Young quando mi telefonarono per dirmi che mia moglie aveva dato alla luce un bambino la domenica mattina e allora decisi di dedicargli questo brano», annunciò David al pubblico presente in studio, precisando che il testo non era ancora definitivo. Questa e la successiva sessione del 21 settembre sarebbero state le uniche occasioni per sentirla dal vivo. Un demo realizzato in studio, nel quale Bowie si accompagna con la chitarra acustica e che contiene alcune piccole variazioni di testo, è apparso su alcuni bootleg.[21] La versione di Hunky Dory, notevolmente rafforzata dall'arrangiamento per archi di Mick Ronson e dalla tromba di Trevor Bolder, fu incisa ai Trident Studios verso luglio del 1971 mentre un mixaggio leggermente differente appariva sull'album promozionale in edizione limitata stampato in agosto. Kooks, che nelle note di copertina è dedicato al "Piccolo Z", è una sorta di affettuoso messaggio augurale di chi è appena diventato padre, un motivetto orecchiabile guidato da un piano vaudeville. Come suggerisce la stessa notazione di David, presenta alcune somiglianze con la produzione più leggera di Neil Young. «Il bambino era nato», dichiarò David all'epoca dell'uscita dell'album, «e somigliava a me e a Angie. La canzone nacque un po' come una cosa tipo "se rimani con noi diventerai uno svitato"».[22] Pur risultando leggera in mezzo a tracce come Quicksand e Life on Mars?, Kooks reca comunque tracce dell'ossessione, diffusa in Hunky Dory, di essere costretti a crearsi una vita immaginaria. Bowie invita infatti il figlio a «far parte della nostra storia di innamorati». Zowie fra l'altro veniva pronunciato come il nome femminile Zoe ed era inteso come una versione maschile della parola greca che significa vita (oltre che fare rima con l'esatta pronuncia di Bowie).
- Fill Your Heart
L'unica composizione che non porta la firma di Bowie è opera dei cantautori americani Biff Rose e Paul Williams. La versione originale del brano è contenuta nell'album The Thorn in Mrs. Rose's Side, inciso da Rose nel 1968, anche se Fill Your Heart era già stata pubblicata dal musicista Tiny Tim come lato B del singolo Tiptoe Through the Tulips.[23] Il brano, che rimpiazzò Bombers come brano di apertura della seconda facciata dell'album nelle ultime fasi di lavorazione, si colloca abbastanza facilmente accanto alla stravaganza post-hippy della precedente Kooks. Con il suo inno al pensiero positivo e con la suggestiva evocazione di draghi, richiama alla mente le prime composizioni di Bowie. Pur mancando della profondità letteraria e musicale che contraddistingue i brani migliori dell’album, fornisce un contrappunto all’angoscia di Quicksand e Changes coi suoi avvertimenti ammonitori: «don’t play the game of time» («non scherzare col tempo») e «forget your mind and you’ll be free» («dimentica la tua mente e sarai libero»). Il brano verrà probabilmente ricordato, comunque, soprattutto per il gradevole stacco di sax suonato da Bowie e per il virtuosismo di Rick Wakeman nel suo assolo di pianoforte. Il brano faceva parte del repertorio dal vivo di Bowie fin dal 1970, comprese le sessioni BBC del 5 febbraio 1970 e del 21 settembre 1971, anche se l'arrangiamento col pianoforte in evidenza che appare nell'album veniva sostituito da un accompagnamento di chitarra acustica.
- Song for Bob Dylan
«Ecco come alcuni vedono Bob Dylan», fu il commento di Bowie a questo brano folk non molto considerato all'epoca dell'uscita di Hunky Dory. Il titolo è una parodia di Song to Woody, un omaggio dedicato nel 1962 da Bob Dylan al suo idolo Woody Guthrie, ma l'omaggio di Bowie diventa un'arringa piuttosto che un elogio. Il testo, indirizzato direttamente a Robert Zimmerman (mettendo in luce la crescente preoccupazione di David per i livelli di identità), lascia intendere che sia il folk rocker radicale di un tempo a implorare il suo "buon amico Dylan" a tornare alle radici del suo modo di comporre canzoni e a venire in soccorso di coloro che hanno perso la fede:
| (EN)
« Ask your good friend Dylan
if he'd gaze a while down the old street » |
(IT)
« Chiedi al tuo caro amico Dylan
se rimarrebbe a fissare un po' la vecchia strada » |
| (EN)
« Tell him we've lost his poems
so they're writing on the walls » |
(IT)
« Digli che abbiamo perso le sue poesie
così ora le scrivono sui muri » |
In un certo senso sembra anche che Bowie rivendichi il proprio diritto sul territorio di Dylan: nel 1976 dichiarò infatti a Melody Maker che la canzone «spiegava quello che volevo fare col rock. Era in quel periodo che dissi "Ok, se non vuoi farlo tu, lo faccio io". Intravedevo un vuoto di leadership». Song for Bob Dylan sembra essere allo stesso tempo un tributo e una reprimenda e richiama, due anni dopo, i brani di protesta contenuti in Space Oddity. Fu eseguita per la prima volta durante la sessione BBC registrata il 3 giugno 1971 con la voce solista di George Underwood, ex compagno di scuola di Bowie e un tempo membro dei King Bees (Bowie ha detto di averla scritta proprio per Underwood, che era un patito di Bob Dylan)[24]. Come la sconnessa introduzione di David non contribuisce certamente a chiarire, in quella fase la canzone era intitolata Song for Bob Dylan - Here She Comes. Il brano fu eseguito spesso nei primi concerti dello Ziggy Stardust Tour, prima di scomparire del tutto a metà del 1972.
- The Bewlay Brothers
| « The Bewlay Brothers suona come qualcosa lasciato fuori da The Man Who Sold the World solo perché non era abbastanza "rumorosa". » | |
Sono molti i significati che nel corso del tempo i cronisti di Bowie hanno creduto di individuare in quella che rappresenta una delle sue più misteriose e inquietante incisioni. Una delle interpretazioni più accreditate era quella che vedeva il testo come un resoconto dei rapporti tra David e il fratellastro Terry Burns (malato di schizofrenia e già da allora soggetto a cure psichiatriche) che morirà suicida nel 1985 e al quale sarà dedicata anche Jump They Say del 1993. Proprio nell'estate del 1993, in un'intervista per la rivista Les Inrockuptibles, David Bowie ha confermato questa interpretazione: «Avevo scritto per lui una canzone su Hunky Dory, The Bewlay Brothers».[25] Secondo questa visione, la canzone affronterebbe la paura della pazzia congenita che, come Bowie aveva ammesso, era stata un fattore determinante nelle sue prime opere. Nel 2000, nel corso del documentario di BBC Radio 2 Golden Years, il cantante la descriveva come «un altro pezzo vagamente aneddotico sulle mie sensazioni riguardo ai rapporti tra me e mio fratello, o il mio altro doppelgänger. Non ho mai avuto una visione chiara di quale posizione abbia realmente occupato Terry nella mia vita, se fosse una persona reale o se io facessi riferimento a un'altra parte di me. Penso che The Bewlay Brothers riguardasse proprio questo».
Ciò nonostante, i versi oscuri di The Bewlay Brothers hanno inevitabilmente generato altre interpretazioni nel corso del tempo. La presenza dello slang del ghetto omosessuale del Greenwich Village, presente già in Queen Bitch, ha forse influenzato coloro che hanno visto il brano come una sorta di manifesto gay, in particolare il cantautore Tom Robinson: «In quel momento Bowie ha legittimato le nostre esistenze».[26] Un'altra possibile spiegazione di The Bewlay Brothers è stata fornita in Living on the Brink da George Tremlett, secondo il quale la canzone sarebbe il resoconto dell'esito di una seduta spiritica sostenuta da David e Terry «ai tempi in cui l'incipiente malattia mentale di Terry cominciava a manifestarsi chiaramente». Altri cronisti sono andati più in là, tanto da sovrapporre la figura di Terry alla chiave di lettura gay suggerendo che il brano possa essere il risultato di una fantasia riguardante un atto sessuale tra David e il fratellastro. La strofa "I was stone and he was wax, so he could scream and still relax" ("io ero pietra e lui cera, così poteva urlare e allo stesso tempo rilassarsi") potrebbe essere, come hanno sostenuto Peter e Leni Gillman nel loro David Robert Jones Alias David Bowie, «il resoconto preciso di un soddisfacente rapporto omosessuale».
Anche il titolo della canzone è stato a lungo oggetto di dibattito. Charles Shaar Murray e Roy Carr suggeriscono in An Illustrated Record che l'ermetico Bewlay Brothers possa essere un riferimento alle divinità della mitologia classica, ma la realtà è più prosaica come ha confermato lo stesso Bowie nei commenti all'interno della compilation iSelect, «L’unica pipa che ho mai fumato è stata un’economica Bewlay. Era un oggetto comune verso la fine degli anni ’60 e per questo brano ho voluto utilizzare il cognome Bewlay al posto del mio».[27] In ogni caso si tratta di un nome che Bowie ha conservato nella memoria dal momento che alla fine degli anni settanta ha chiamato la sua casa di produzione "Bewlay Bros. Music" e i crediti di produzione riportati sulla copertina dell'album Lust for Life di Iggy Pop sono attribuiti a "Bewlay Bros.", inteso in questo caso come un'aggregazione di Bowie, Iggy e il produttore-ingegnere del suono Colin Thurston.
Sotto l'aspetto strumentale si tratta di una ballata folk psichedelica dalla struttura circolare e claustrofobica, trascinata dalle chitarre acustiche, pochi accordi per un'interpretazione sentita e malinconica. A ciò va aggiunta la costruzione di effetti sonori e voci di demoni, come nella lenta e sinistra dissolvenza da cartoni animati che ridacchiano "please come away..." ("per favore allontanatevi..."), paragonata dai critici Roy Carr e Charles Shaar Murray del New Musical Express all'effetto di The Laughing Gnome, ma "in una forma molto più sinistra". Dal punto di vista vocale, l'intonazione alla Bob Dylan presente anche in altri brani di Hunky Dory è spinta qui alle estreme conseguenze fino a raggiungere un incrocio tra il riconoscibile "marchio di fabbrica" vocale di Bowie e il caratteristico tono rauco del cantautore statunitense. Inoltre, come scrisse Michael Watts il 22 gennaio 1972 su Melody Maker, nel brano ricorre un accento cockney molto spiccato («...dice di averlo preso da Tony Newley...»).
Il brano non è mai stato eseguito dal vivo se non per Live and Exclusive, programma di BBC Radio 2, il 18 settembre 2002.[28]
[modifica] Altre uscite
Molte delle tracce dell'album si trovano in Bowie at the Beeb, nelle versioni eseguite in occasione di alcune sessioni BBC: Kooks (20 giugno 1971), Eight Line Poem (4 ottobre 1971), Queen Bitch (7 febbraio 1972), Oh! You Pretty Things, Changes (entrambre dalla sessione registrata il 22 maggio 1972, in cui la seconda non venne mandata in onda) e Andy Warhol (19 giugno 1972). Dal momento che la maggior parte delle sessioni BBC si tenne tra il 1970 e il 1972, non sorprende che le tracce di Hunky Dory siano state eseguite molto spesso nelle varie occasioni. Oltre a quelle citate, da ricordare le versioni di Andy Warhol e Song for Bob Dylan eseguite nella sessione trasmessa il 20 giugno 1971 nelle versioni cantate, rispettivamente, da Dana Gillespie e George Underwood. Andy Warhol e Quicksand vennero proposte anche nello special ChangesNowBowie trasmesso l'8 gennaio 1997.
Oh! You Pretty Things si trova nella riedizione del 2005 di Ziggy Stardust - The Motion Picture (versione registrata all'Hammersmith Odeon di Londra il 3 luglio 1973) e nelle raccolte ChangesTwoBowie (1981), The Singles Collection (1993) e The Best of David Bowie 1969/1974 (1997). Nel novembre 1971, Eight Line Poem è stata il lato B di Bombers, singolo promozionale uscito negli Stati Uniti.[5] The Bewlay Brothers si trova in Sound+Vision (1989) e iSelect (2008).
Nel bootleg Under the Table ci sono il medley Oh! You Pretty Things/Eight Line Poem e Kooks, entrambe registate allo Smith's Old Bar di Atlanta l'8 aprile 1997 in occasione dello show per il terzo anniversario della stazione americana 99X Radio. Versioni particolari di Oh! You Pretty Things si trovano anche in altri due bootleg: Ziggy TV (dal programma The Old Grey Whistle Test, 8 febbraio 1972) e Aylesbury Friars Club 1971. Song for Bob Dylan, che non è stata mai inserita in alcuna raccolta ufficiale, si trova invece in versione live in Aylesbury Friars Club 1971 e A Crash Course for the Ravers (esibizione al Russell Harty Show del 17 gennaio 1973). È stata inoltre pubblicata come picture disc all'interno della serie della RCA Life Time.
[modifica] Cover
Se si esclude Fill Your Heart, che è di per sé una cover, solo Eight Line Poem e Song for Bob Dylan non sono mai state eseguite da altri artisti. Le canzoni più "reinterpretate" sono quelle uscite anche come 45 giri vale a dire Life on Mars? (Barbra Streisand, Frida, Anggun tra gli altri), Andy Warhol (Nick Cave, Stone Temple Pilots, Generation X), Queen Bitch (Eater, Green River), Quicksand (Dinosaur Jr., Seal) e Changes (Lindsay Lohan).
Anche le tre rimanenti tracce sono state oggetto di cover nel corso degli anni:
- Oh! You Pretty Things
- Peter Noone, come singolo nell'ottobre 1971
- i Jun Jun Clinic, in Sound and Vision: The Electronic Tribute to David Bowie del 2002
- Seu Jorge, nella colonna sonora di Le avventure acquatiche di Steve Zissou del 2004
- Carl Barât (ex Libertines), in Under the Influence del 2005
- gli Harvey Danger, dal vivo nell'EP Little Round Mirrors del 2006
- Dylan Roth, in Hero: The Main Man Records Tribute to David Bowie del 2007
- le Au Revoir Simone, in Life Beyond Mars: Bowie Covered del 2008
- Kelley Dolan, in Molly Ozone del 2008
- Kooks
- i Tindersticks, come singolo nel 1993
- i Danny Wilson, in David Bowie Songbook del 1997
- Robbie Williams, come bonus track del CD singolo Old Before I Die del 1997
- i Jan, in Weight of Loneliness del 2002
- Andrea Perry, in Spiders From Venus del 2003
- i Motor Ace, in Garage Days del 2003
- Anna Faroe, in Because I Want To del 2010
- The Bewlay Brothers
- i Replicants, in Replicants del 1995
- Des de Moor e Russell Churney, in Darkness and Disgrace del 2003
- John Howard, come singolo nel 2007
[modifica] Uscita e accoglienza
Hunky Dory fu pubblicato il 17 dicembre 1971, quando Bowie era già a metà strada nella registrazione dell'album successivo e stava già programmando un ulteriore cambio sia d'immagine che di stile. Come riportato in The Complete David Bowie, ciò mise in difficoltà l'ufficio marketing della RCA che non sapeva come promuovere l'album, oltre ad avere dei dubbi riguardo al denaro già speso per un artista ritenuto un fenomeno da un brano solo. La campagna promozionale che ne risultò fu un fiasco, ciò nonostante Hunky Dory trovò rapidamente estimatori sia in patria che negli Stati Uniti.
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La stampa su Hunky Dory
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Il New Musical Express definì Bowie «al meglio delle sue brillanti possibilità» e Hunky Dory «un capolavoro di una grande mente»,[10] mentre Melody Maker parlava del cantante inglese come dell'erede di Mick Jagger. Critiche positive arrivarono anche dalla stampa d'oltreoceano, come il New York Times che considerava Bowie come «l'uomo intellettualmente più brillante ad aver scelto il disco a 33 giri come mezzo di espressione», riconoscendogli la capacità di riuscire a «fondere soffuse melodie pop, semplici ma efficaci, con parole e arrangiamenti pieni di mistero e oscure allusioni».[10] La rivista Rock lo definì «l'artista più singolarmente dotato che faccia musica oggi. Ha il genio per essere negli anni settanta ciò che Lennon, McCartney, Jagger e Dylan sono stati nei sessanta».[10]
Nonostante recensioni tanto brillanti, e nonostante il supporto tentato con la pubblicazione del singolo Changes, le vendite erano scarse. Hunky Dory venne ascoltato più diffusamente solo dopo l'impatto del disco seguente, tanto che nel settembre 1972 l'album giunse persino due posizioni più in alto di Ziggy Stardust nelle classifiche britanniche. «Hunky Dory mise in movimento una fantastica onda lunga», ricordava Bowie nel 1999. «Credo che mi abbia assicurato, per la prima volta in vita mia, un vero pubblico. Voglio dire, la gente veniva da me e mi diceva "Buon disco, belle canzoni". Una cosa del genere non mi era mai successa prima». Negli Stati Uniti Hunky Dory riuscì a fare il suo ingresso solo nella Billboard 200, raggiungendo appena la posizione n. 93 e rimanendo in classifica per 16 settimane.[30]
Fu infatti verso la fine del 1972, con il boom di Ziggy Stardust, che Hunky Dory divenne una hit anche nel Regno Unito balzando al 3o posto nelle classifiche inglesi.[31] Nel frattempo, il 20 marzo dello stesso anno, l'album era entrato nelle classifiche australiane nelle quali sarebbe rimasto per 5 settimane toccando il 39o posto.[32] Questo episodio rimane degno di nota per il fatto che si trattò del primo ingresso in assoluto di un album di Bowie in una classifica, cosa che fino a quel momento non era successa in nessun altro Paese, Stati Uniti e Regno Unito compresi.[32] Nel corso degli anni l'album ha fatto nuovamente ingresso nelle charts inglesi diverse volte, soprattutto in occasione delle varie riedizioni in CD, collezionando ben 127 settimane di permanenza complessive.[33] Il 25 gennaio 1982 ha ottenuto il disco d'oro e di platino dalla BPI.
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Ingresso in classifica
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Uscita dalla classifica
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Massima posizione
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Numero di settimane
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Note
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3a
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70
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32a
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51
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39a
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2
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74a
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1
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39a
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3
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Nel 2006, la nota rivista TIME ha incluso Hunky Dory tra i migliori 100 album di tutti i tempi.[35] L'album ha trovato posto anche in altre classifiche "alternative" a quelle ufficiali, ovvero quelle stilate da riviste specializzate, network televisivi e/o radiofonici.
[modifica] CopertinaDavid Bowie si rivolse al fotografo Brian Ward per l'immagine da utilizzare per la copertina di Hunky Dory. «Feci molti esperimenti sulle immagini con Brian in quel periodo», ricordò in seguito il cantante. Fra le soluzioni vagliate ce n'era una in stile "faraone egizio", un'idea che Bowie aveva già espresso ad aprile nella sua intervista a Rolling Stone («Ha in mente di apparire sul palco agghindato un po' come Cleopatra», aveva scritto John Mendelsohn).[54] Era oltretutto un'idea d'attualità dato che alla fine del 1971, per alcune settimane la Gran Bretagna fu affetta da "Egittomania" per l'imminente mostra su Tutankhamon al British Museum.[55] Nessuna delle foto, nelle quali il cantante aveva posato sia come sfinge sia nella posizione del loto, apparve in copertina. «Non ci convinceva più», commentò in seguito lo stesso Bowie, «probabilmente fu una buona idea». Una di esse appare nella confezione della ristampa di Space Oddity del 1990.[56] La scelta cadde infine su un'immagine più semplice che rispecchiava i riferimenti al grande schermo contenuti in abbondanza nell'album: un primo piano di Bowie con lo sguardo sognante e malinconico perso nel vuoto e i lunghi capelli biondi raccolti tra le mani. La fotografia fu ricolorata dal suo vecchio amico George Underwood, per suggerire l'idea di un manifesto dipinto a mano dei tempi del muto e, allo stesso tempo, il famoso Marilyn Diptych di Andy Warhol. In un periodo in cui molte copertine di album collocavano gli artisti come figure minuscole su uno sfondo post-psichedelico, David Bowie scelse apertamente (e con una certa ironia) di enfatizzare la sua icona di star. Tra le edizioni dell'album uscite nei vari Paesi esistono differenze riguardanti il carattere e il colore del titolo, ad esempio, giallo in Australia, nero in Canada e bianco in Germania. In Spagna, dove Hunky Dory venne pubblicato con il sottotitolo A Pedir de Boca, la copertina riportava immagini diverse sul retro, di colore blu e con i titoli dei brani stampati con caratteri tipografici anziché scritti a mano.[57] In Nuova Zelanda, la RCA non riuscì a inviare in tempo il materiale per il "fronte" di copertina, così la divisione neozelandese della casa discografica decise semplicemente di usare il retro su entrambi i lati.[57] [modifica] Note
[modifica] Bibliografia
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
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