Space Oddity

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando il singolo omonimo di David Bowie, vedi Space Oddity (singolo).
Space Oddity
Artista David Bowie
Tipo album Studio
Pubblicazione 14 novembre 1969
Durata 45 min : 13 s
Dischi 1
Tracce 10
Genere Rock
Rock psichedelico
Folk rock
Space rock
Etichetta Philips Records
Produttore Tony Visconti (tranne la traccia Space Oddity)
Arrangiamenti David Bowie, Tony Visconti, Paul Buckmaster
Registrazione Trident Studios, Londra, giugno-ottobre 1969
Formati LP, CD
Note la traccia Space Oddity è stata prodotta da Gus Dudgeon
Certificazioni
Dischi d'argento Regno Unito Regno Unito (1)[1]
David Bowie - cronologia
Album precedente
(1967)
Album successivo
(1970)
Singoli
  1. Space Oddity
    Pubblicato: 11 luglio 1969
  2. Memory of a Free Festival
    Pubblicato: 12 giugno 1970
« È più che un disco. È un’esperienza. Un’espressione della vita come gli altri la vedono. I testi sono pieni della grandeur di ieri, dell'immediatezza di oggi e della frivolezza di domani. »
(Music Now!, novembre 1969[2])

Space Oddity è il secondo album discografico del cantante inglese David Bowie, pubblicato nel 1969 dalla Philips Records e ristampato su compact disc per la prima volta nel 1984. Nel Regno Unito l'album uscì col titolo David Bowie (che era anche il titolo del suo album di debutto) mentre negli Stati Uniti venne pubblicato dalla Mercury Records come Man of Words/Man of Music. Nel 1972 venne nuovamente distribuito dalla RCA come Space Oddity, il titolo con il quale è maggiormente conosciuto.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Nella carriera di David Bowie, Space Oddity può essere collocato a metà strada fra la psichedelia vaudeville dei suoi inizi e le suggestioni glam dei primi anni settanta. Il disco testimonia la maturazione musicale del cantante inglese che mostra una sensibilità folk rock unita ad un chiaro interesse per il nascente rock progressivo. Per la registrazione dell'album inizia tra l'altro a coinvolgere alcune figure chiave del prog rock britannico quali il compositore e arrangiatore Paul Buckmaster, il batterista dei Pentangle Terry Cox e Rick Wakeman, turnista all'epoca e futuro membro di Strawbs e Yes.

L'album è dominato dalla preoccupazione per l'andamento altalenante del suo idillio con il movimento hippy e dal fallimento della sua relazione con Hermione Farthingale, compagna, musa ispiratrice e collaboratrice che lo aveva abbandonato nel febbraio 1969 dopo aver completato la sua parte nel video Love You Till Tuesday.[3] I riferimenti autobiografici dei testi sono più evidenti rispetto al disco precedente e, mentre in futuro si rivolgeranno ad aree più profonde e oscure della psiche di Bowie, i brani contenuti in Space Oddity appaiono più come una sincera confessione.[4] Nonostante un'identità musicale ancora embrionale, tracce come Unwashed and Somewhat Slightly Dazed, Wild Eyed Boy from Freecloud e Cygnet Committee cominciano ad offrire la dimostrazione del suo talento di paroliere.

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Il giovane Bob Dylan è la principale fonte d'ispirazione vocale in Space Oddity.

David Bowie era ancora alla ricerca di una propria identità vocale nel periodo di Space Oddity. Dopo l'"infatuazione" per l'accento cockney di Anthony Newley che aveva caratterizzato l'album precedente, in questo caso si passa dallo stile Bee Gees della title track a richiami a Simon and Garfunkel, Marc Bolan, Donovan e persino Josè Feliciano (in brani come Letter to Hermione e An Occasional Dream).

Dal punto di vista musicale, nelle melodie sinuose e nella strumentazione classica utilizzata nell'album si trovano indizi del movimento progressive che a fine anni sessanta cominciava a fiorire soprattutto nel Regno Unito, anche se l'influenza dominante è forse quella dei primi lavori di Bob Dylan. Il suono "spigoloso" delle chitarre folk, gli assoli di armonica e i versi di protesta di tracce quali Unwashed and Somewhat Slightly Dazed, Cygnet Committee e God Knows I'm Good confermano quanto lo stesso Bowie dichiarò sulla rivista Disc and Music Echo, ovvero di aver cantato «come avrebbe fatto Dylan se fosse nato in Inghilterra».[4]

A proposito del mix di folk, ballate e rock progressivo, gli editori del New Musical Express Roy Carr e Charles Shaar Murray hanno detto che «alcune cose appartenevano al David Bowie del 1967 e altre a quello del 1972, ma nel 1969 sembrava tutto così incoerente. In pratica, Space Oddity può essere visto retrospettivamente come tutto ciò che Bowie è stato e un po' di quello che sarebbe diventato...».[5]

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

La genesi di Space Oddity è da far risalire a un demo con dieci pezzi acustici registrato per la Mercury tra marzo e aprile 1969 da Bowie e John Hutchinson, già chitarrista dei Buzz e suo partner nei Feathers in quel periodo.[6] Oltre alla title track il nastro conteneva la prima versione di altre tracce dell'album, in particolare Janine, An Occasional Dream, Letter to Hermione (qui intitolata I'm Not Quite) e Cygnet Committee (col titolo Lover to the Dawn).

Le registrazioni iniziarono ufficialmente il 20 giugno 1969 agli studi Trident di Soho, dove l'ex ingegnere del suono di Bowie Gus Dudgeon supervisionò le due tracce che costituivano il primo singolo estratto dall'album, Space Oddity e Wild Eyed Boy from Freecloud.[7]. Tra l'altro, Space Oddity fu l'unica canzone dell'album non prodotta da Tony Visconti, che David aveva conosciuto nel 1967 e con il quale aveva già registrato 4 brani per la Decca Records.[6] Visconti la reputò una trovata pubblicitaria per sfruttare l'attualità dell'allunaggio e ne passò la produzione a Dudgeon,[6] anche se anni dopo ammetterà che il suo contributo all'album era stato piuttosto "naif" e approssimativo: «In realtà non sapevo molto di qualità timbrica e ignoravo come pompare la sonorità degli strumenti impiegati nel rock... Comunque sono orgoglioso di diversi brani nei quali mi sono sentito più a mio agio, grazie al fatto che sapevo suonare il basso e il flauto, come Letter to Hermione e An Occasional Dream».[8] Uno dei contributi più significativi di Tony Visconti è sicuramente rappresentato dalla "sfarzosa" versione orchestrale da cinquanta elementi di Wild Eyed Boy from Freecloud. Oltre a Visconti, Space Oddity rappresentò per Bowie l'occasione per collaborare con altri due musicisti, alla prima esperienza o quasi, che avrebbero lavorato ancora con lui: il bassista Herbie Flowers, che avrebbe in seguito suonato in Diamond Dogs, e Rick Wakeman che parteciperà alla lavorazione di Hunky Dory e Ziggy Stardust.

Le sessioni di registrazione dell'album avvengono proprio nel periodo della missione Apollo 11. Il singolo Space Oddity sarà pubblicato dieci giorni prima dell'allunaggio.

A metà luglio, mentre la Mercury e la Philips si preparavano a promuovere il singolo Space Oddity, pubblicato precipitosamente sulle due sponde dell'Atlantico in tempo per la spedizione dell'Apollo 11, le registrazioni proseguirono ai Trident Studios con Janine, An Occasional Dream e Letter to Hermione.[6] Alla formazione che includeva Mick Wayne, chitarrista e leader dei Junior's Eyes, Tony Visconti reclutò per l'occasione altri membri della band londinese: il chitarrista Tim Renwick (che avrebbe collaborato con i Pink Floyd nel periodo post-Roger Waters), il bassista John Lodge (da non confondere con l'omonimo bassista dei Moody Blues) e il batterista dei Rats, John Cambridge. Il cantante dei Rats, Benny Marshall, si sarebbe aggiunto più avanti contribuendo con un assolo di armonica a bocca in Unwashed and Somewhat Slightly Dazed.

Le sessioni proseguirono a intermittenza fino a metà ottobre, punteggiate da alcune interruzioni causate dalla morte del padre di David, avvenuta il 5 agosto, e da alcune esibizioni come quelle ai festival di Malta e Monsummano Terme. Il 16 agosto, inoltre, al Croydon Road Recreational Ground di Beckenham si tenne il festival organizzato da "Growth", il laboratorio artistico fondato da Bowie, che avrebbe generato Memory of a Free Festival e Cygnet Committee.

Fu durante il missaggio dell'album che il batterista John Cambridge presentò a Visconti (e probabilmente anche a Bowie) il suo amico Mick Ronson.[9] Per molti anni si è ritenuto che la prima apparizione del chitarrista in una pubblicazione ufficiale di Bowie fosse da far risalire al 1970, alla versione di Memory of a Free Festival uscita come 45 giri, ma in seguito lo stesso Visconti ha rivelato che in effetti il debutto di Ronson avvenne durante il missaggio di Wild Eyed Boy from Freecloud, quando suonò «una breve linea di chitarra nella sezione centrale del brano e si unì ai battiti di mani che vi andavano sovrapposti».[10]

Uscita e accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock[11] 5.5/10 stelle
Allmusic[12] 3/5 stelle
Piero Scaruffi[13] 4/10 stelle
Rolling Stone[14] 3/5 stelle

Space Oddity uscì il 14 novembre 1969 nel Regno Unito, Paesi Bassi, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti (l'anno successivo sarebbe stato pubblicato anche in Italia, Spagna, Canada e Sud Africa) e a dispetto di alcune critiche favorevoli si rivelò subito un fiasco dal punto di vista delle vendite (anche se in Australia raggiunse il 21o posto).[15] Penny Valentine della rivista Disc and Music Echo lo definì «piuttosto drammatico e snervante», con una visione simile a quella del più recente Dylan,[16] mentre Music Now! accolse l'album definendolo «profondo, meditativo, esplorativo e rivelatore».[2] Altri giudizi furono meno entusiastici. Su Music Business Weekly già il titolo della recensione fu piuttosto esplicativo: "Il troppo ambizioso Bowie è una delusione". Il cantante venne definito «un po' incerto sulla direzione da scegliere... Sembra molto più a suo agio con temi folk, sia nella scrittura che nel canto, e dovrebbe concentrarsi per sviluppare questo talento».[4]

Il videoclip di Space Oddity (con Bowie con le sembianze di Ziggy Stardust) fa da traino alla riedizione dell'album del 1972 che arriva nella Top 20 sia in patria che negli Stati Uniti.

Anche se la title track aveva raggiunto la 5a posizione nella classifica inglese dei 45 giri un paio di mesi prima, il suo successo ebbe sull'album effetti più negativi che positivi anche perché si trattava del pezzo meno rappresentativo del disco. Ma non fu questa l'unica ragione della mancata entrata in classifica di Space Oddity. Proprio in coincidenza con l'uscita dell'album, la direzione della Philips aveva infatti dovuto affrontare una notevole riorganizzazione dell'organico e Bowie aveva visto sparire alcuni dei suoi maggiori sostenitori all'interno della compagnia.[17] Come risultato la campagna promozionale ne risultò danneggiata proprio nel momento in cui avrebbe dovuto ricevere una significativa spinta verso l'alto e a marzo del 1970 l'album aveva venduto nel Regno Unito poco più di 5000 copie.[17]

La situazione fu ancora più scoraggiante negli Stati Uniti dove le vendite furono insignificanti e l'album non ricevette molte recensioni. Il magazine Zygote lodò la title track e Memory of a Free Festival ma nel resto dell'album venne riscontrata una mancanza di fluidità e orecchiabilità. La recensione concludeva affermando che «Bowie è discontinuo. Quando riesce è eccellente, quando fallisce è quasi insopportabile».[17] Nancy Erlich del New York Times avrebbe scoperto il disco un anno dopo lodandolo come «una buona collezione di materiale rock in tutta la sua varietà, melodicamente accattivante, arrangiato in modo interessante ed accurato» e apprezzando i testi per i loro «quasi infiniti livelli di lettura».[17]

La riedizione del 1972 ebbe maggiore successo dal punto di vista commerciale, sia in patria che oltreoceano. Riproposto sulla scia della svolta avvenuta con The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, l'album scalò le classifiche inglesi fino alla posizione numero 17 e rimase nelle charts per 37 settimane.[18][19] Negli Stati Uniti la riedizione raggiunse la 16a posizione nel 1973 e rimase nella classifica di Billboard per 36 settimane.[18] Con la pubblicazione della nuova edizione rimasterizzata del 1990 Space Oddity ha fatto un'altra fugace apparizione nelle classifiche inglesi il 14 aprile, al 64o posto.[19][20]

Copertina[modifica | modifica wikitesto]

La copertina originale del 1969, raffigurante un primo piano frontale di David Bowie su sfondo blu, venne realizzata dal fotografo Brian Ward su ispirazione di un disegno di Victor Vasarely, fondatore della Op Art. Il retro è invece un disegno stile flower power realizzato da George Underwood, amico di David dai tempi della Technical High School di Bromley. Il disegno, molto simile a quello apparso l'anno precedente sulla copertina del primo disco dei T. Rex, trae spunto dai testi dell'album e vi si può osservare tra l'altro un ritratto femminile (probabilmente della ex compagna Hermione), astronauti, alieni e un'anziana donna che piange confortata da un Pierrot notevolmente simile al personaggio del video di Ashes to Ashes del 1980.

A partire dalla riedizione del 1972 furono utilizzate nuove immagini scattate nella residenza di Bowie di Haddon Hall dal fotografo Mick Rock (in cui il cantante mostrava chiaramente le sembianze di Ziggy Stardust), sia sulla copertina che sul retro.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Testo e musiche di David Bowie.

Lato A
  1. Space Oddity – 5:14
  2. Unwashed and Somewhat Slightly Dazed – 6:10
  3. (Don't Sit Down)* – 0:39
  4. Letter to Hermione – 2:30
  5. Cygnet Committee – 9:30
Lato B
  1. Janine – 3:19
  2. An Occasional Dream – 2:56
  3. Wild Eyed Boy from Freecloud – 4:47
  4. God Knows I'm Good – 3:16
  5. Memory of a Free Festival – 7:07

* Assente nelle edizioni del 1972 e del 1984.

Tracce bonus della riedizione 1990[modifica | modifica wikitesto]

Testo e musiche di David Bowie.

  1. Conversation Piece - 3:06 (lato B di The Prettiest Star)
  2. Memory of a Free Festival (Part 1) - 3:59 (versione 45 giri, lato A)
  3. Memory of a Free Festival (Part 2) - 3:31 (versione 45 giri, lato B)

Bonus disc della riedizione 2009[modifica | modifica wikitesto]

Testo e musiche di David Bowie.

  1. Space Oddity - 5:10 (demo, gennaio 1969)
  2. An Occasional Dream - 2:49 (demo, marzo-aprile 1969)
  3. Wild Eyed Boy from Freecloud - 4:56 (lato B di Space Oddity)
  4. Let Me Sleep Beside You - 4:45 (sessione BBC, 20 ottobre 1969)
  5. Unwashed and Somewhat Slightly Dazed - 4:04 (sessione BBC, 20 ottobre 1969)
  6. Janine - 3:02 (sessione BBC, 20 ottobre 1969)
  7. London Bye Ta-Ta - 2:36 (inedita)
  8. The Prettiest Star - 3:12 (versione 45 giri)
  9. Conversation Piece - 3:06 (lato B di The Prettiest Star)
  10. Memory of a Free Festival (Part 1) - 4:01 (versione 45 giri, lato A)
  11. Memory of a Free Festival (Part 2) - 3:30 (versione 45 giri, lato B)
  12. Wild Eyed Boy from Freecloud - 4:45 (remix della "versione album")
  13. Memory of a Free Festival - 9:22 (remix della "versione album")
  14. London Bye Ta-Ta - 2:34 (remix)
  15. Ragazzo solo, ragazza sola - 5:14 (45 giri)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Junior's Eyes:

  • Mick Wayne - chitarra
  • Tim Renwick - chitarra elettrica, flauto
  • John "Honk" Lodge - basso
  • John Cambridge - batteria

Descrizione dei brani[modifica | modifica wikitesto]

Space Oddity[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Space Oddity (singolo).

Pubblicata come primo singolo estratto dall'album l'11 luglio 1969, in tempo per l'impresa dell'Apollo 11, Space Oddity rimane a distanza di anni una delle canzoni più famose di David Bowie tanto da essere ormai entrata nella cultura di massa, oltre a risultare il 45 giri del cantante inglese più venduto nel Regno Unito.[21] L'incisione originale risale al 2 febbraio 1969,[3] quando venne registrata per il video promozionale Love You Till Tuesday con il chitarrista John Hutchinson (voce solista nella parte del "Ground Control"). Il demo acustico che assicurò a Bowie il contratto con la Mercury venne registrato tra marzo e aprile, anche questo con John Hutchinson,[6][22] mentre la versione del 45 giri, la stessa presente nell'album e, probabilmente, la più conosciuta, venne incisa il 20 giugno. Una nuova registrazione semi acustica avvenne il 31 dicembre 1979 durante la performance al Kenny Everett New Year's Eve Show e l'anno successivo fu pubblicata come lato B del singolo Alabama Song.[23]

Il singolo ebbe alcune eccellenti recensioni da parte della stampa specializzata e rappresentò il primo vero e proprio successo di Bowie raggiungendo la 5a posizione nella classifica inglese il 6 settembre (negli Stati Uniti uscì invece nella totale indifferenza).[20] Riuscì ad ottenere la vetta delle classifiche britanniche nel 1975, quando venne ripubblicata dalla RCA in un maxi singolo che conteneva anche Changes e l'allora inedita Velvet Goldmine.[23] Il successo di Space Oddity dette a Bowie la possibilità di eseguirla in numerose occasioni nel 1969, inclusa una sessione BBC registrata il 20 ottobre, e da allora il brano è stato una costante in molti dei suoi tour.

Unwashed and Somewhat Slightly Dazed[modifica | modifica wikitesto]

Questo lungo e rabbioso brano ispirato alle canzoni di protesta di Bob Dylan presenta alcuni tra i versi più incisivi della prima produzione di David Bowie, oltre ad un assolo di armonica di Benny Marshall, voce solista dei Rats che venne presentato al cantante inglese dal batterista John Cambridge.[6] La traccia è una delle più vivaci dell'album e sia lo stile che il contenuto presentano il più violento immaginario riscontrato finora nelle composizioni di Bowie, anticipando temi riguardanti l'alienazione e la pazzia che si troveranno nei due album successivi.

(EN)

« My tissue is rotting
where the rats chew my bones
and my eye sockets empty
see nothing but pain »

(IT)

« La mia carne marcisce
dove i topi mangiano le mie ossa
e l'orbita vuota dei miei occhi
non vede altro che dolore »

(EN)

« My head’s full of murders
where only killers scream »

(IT)

« La mia testa è piena di delitti
dove urlano solo gli assassini »

I bersagli delle sue invettive sono i simboli del capitalismo e del privilegio (banchieri, carte di credito, costosi quadri di Georges Braque), ma a suo tempo lo stesso Bowie fornì alcuni indizi su altri significati del brano. La sua relazione con Hermione era finita da poco e, soprattutto, suo padre Haywood era morto durante le sessioni dell'album.[24] Nel novembre 1969 il cantante disse al biografo George Tremlett che Unwashed and Somewhat Slightly Dazed era stato il suo tentativo di catturare la sensazione surreale delle settimane successive alla morte del padre.[25] Gran parte del testo, tuttavia, sembra riguardare un ragazzo tormentato dall'insicurezza per l'opinione che ha di lui la sua ragazza, che appartiene ad una classe sociale più elevata. Ad ottobre, Bowie aveva infatti dichiarato in un'intervista su Disc and Music Echo: «È una canzoncina piuttosto bizzarra che ho scritto perché un giorno in cui ero molto trasandato mi sono accorto che la gente per la strada mi guardava in modo buffo. Parla di un ragazzo la cui fidanzata lo considera socialmente inferiore».[6][16] Il biografo Nicholas Pegg ha suggerito che il riferimento alla ragazza con il "parquet rosso" e un dipinto di Braque sulla parete possa essere una rivisitazione della rottura con Hermione (che apparteneva ad una classe superiore),[25] sulla quale il cantante tornerà in modo più esplicito in altre tracce dell'album.

Unwashed and Somewhat Slightly Dazed verrà eseguita dal vivo solo nelle sessioni BBC del 20 ottobre 1969 e del 5 febbraio 1970, quest'ultima inclusa in Bowie at the Beeb.

(Don't Sit Down)[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un frammento di circa 40 secondi, con Bowie che canticchia «yeah yeah baby yeah...» prima di scoppiare in una risata, che appare in linea con la deliberata informalità delle registrazioni di fine anni sessanta, da Jimi Hendrix che tossisce all'inizio di Rainy Day, Dream Away a Bob Dylan che mormora "Is it rolling, Bob?" in To Be Alone with You, fino ai borbottii e le false partenze nel White Album dei Beatles.[26] Don't Sit Down fu eliminata dalla RCA per la ristampa del 1972 e fu poi reinserita nella riedizione Rykodisc del 1990.

Letter to Hermione[modifica | modifica wikitesto]

« Una volta scrissi una lettera ad Hermione che non le ho mai spedito... Così l'ho registrata e le ho spedito il disco. »
(David Bowie, 1969[16])

Definita "lamentosa e prosaica" dal biografo Marc Spitz,[27] la canzone forse più intima dell'album è quella direttamente indirizzata alla ex compagna.[28] Letter to Hermione richiama il folk rock di Donovan e segue una linea narrativa epistolare alla quale contribuisce l'assenza dello standard tipico della canzone d'amore, con lunghe frasi tortuose anziché brevi motivi melodici.[29] La versione del demo acustico registrato in primavera con il chitarrista John Hutchinson era simile al brano finito, anche se la scarsa e graffiante qualità sonora unita alla voce tenera e imbarazzata di David favorivano un senso di realtà che non venne mantenuto nella traccia dell'album, cantata in uno stile più affettato e con un tono accuratamente abbandonato e malinconico.[23][28] Nella fase del demo, inoltre, Bowie era più enigmatico riguardo alla destinataria e aveva chiamato la canzone I'm Not Quite.

(EN)

« The hand that wrote this letter
sweeps the pillow clean
so rest your head
and read a treasured dream »

(IT)

« La mano che ha scritto questa lettera
pulisce il cuscino
riposa dunque la tua testa
e leggi un sogno custodito »

Nel 2000, nel corso del documentario Golden Years trasmesso dalla BBC su Radio 2, il cantante rivelava di aver fatto una stupefacente scoperta a proposito di Hermione: «aveva ripreso a scrivermi circa due o tre mesi dopo, questa è la cosa straordinaria. Lo avevo completamente rimosso dalla mia mente».[30] Cover di Letter to Hermione sono state eseguite dagli Human Drama in Pin-Ups del 1993 (da non confondersi con il "quasi" omonimo Pin Ups dello stesso Bowie) e da Robert Glasper in Black Radio del 2012.

Cygnet Committee[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cygnet Committee.

Questa lunga e complessa composizione, ancora una volta ispirata al primo Bob Dylan, esprime la delusione provata da Bowie di fronte alla svendita dei valori del movimento hippy e al fallimento di "Growth", il laboratorio artistico che aveva recentemente fondato a Beckenham che a suo avviso si era ormai trasformato in una specie di "David Bowie Show".[31] Il brano faceva parte del demo registrato con John Hutchinson, in cui era indicata ancora col titolo Lover to the Dawn e in cui mancavano ancora l'intensità ritmica, la complessità musicale e lo sfogo anti-hippy presenti nella traccia dell'album.[31]

Cygnet Committee divenne una costante delle performance dal vivo di Bowie nel periodo immediatamente successivo alla pubblicazione dell'album e fu eseguita nella sessione BBC del 5 febbraio 1970 (presente in Bowie at the Beeb).

Janine[modifica | modifica wikitesto]

La traccia preferita da Tony Visconti e John Cambridge, che utilizza una struttura e forme melodiche più convenzionali da canzone rock rispetto ad altre tracce,[32] potrebbe apparire come uno scherzoso ammonimento ad una ragazza petulante ma in realtà contiene versi che suggeriscono più complesse implicazioni.

(EN)

« If you take an axe to me
you'll kill another man not me at all »

(IT)

« Se vieni da me con un'ascia
ucciderai un altro uomo, di certo non me »

(EN)

« I've no defence
I've got to keep my veil on my face »

(IT)

« Non ho difese
devo tenere il velo sulla mia faccia »

(EN)

« I've got things inside my head
that even I can't face »

(IT)

« Ho delle cose nella testa
che neppure io posso affrontare »

Janine può essere vista come primo esempio del distanziamento da sé che assumerà ben altre proporzioni nel decennio successivo. George Tremlett intervistò Bowie alla fine del 1969 e scrisse che mentre era "espansivo" sulla maggior parte dei brani del recente Lp evitava di menzionare questa canzone, portando Tremlett a speculare che Bowie considerava la canzone un vero disastro e aveva deplorato il suo inserimento nell'album.[33] In realtà, a quanto pare Bowie aveva intenzione di farne addirittura un 45 giri dopo Space Oddity, come annunciò anche il New Musical Express,[34] e la eseguì nella sessione BBC del 20 ottobre 1969 (non trasmessa), anche se in effetti fu poi dimenticata.[35]

La versione del demo registrato con John Hutchinson presentava minime differenze nel testo e una inattesa evoluzione nel refrain finale di Hey Jude dei Beatles. In quel nastro, Bowie rivelava che Janine «è la ragazza di un tizio chiamato George che disegna bellissime copertine di album».[33] In realtà si trattava di George Underwood, suo amico d’infanzia e collaboratore, come lasciò intendere in un'intervista concessa nell'ottobre di quell'anno a Disc and Music Echo: «È un po’ difficile spiegarla senza apparire sgradevole. Riguarda il mio vecchio amico George e una ragazza con cui usciva in quel periodo. È come io pensavo che lui la vedesse».[6][2]

An Occasional Dream[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« In our madness, we burnt one hundred days
time takes time to pass
and I still hold some ashes »

(IT)

« Nella nostra follia, abbiamo bruciato cento giorni
ci vuole tempo per far passare il tempo
e ne conservo ancora le ceneri »

I "cento giorni" rimpianti da Bowie si riferiscono al periodo in cui abitò con Hermione in una stanza arredata a South Kensington, alla fine del 1968, come dichiarò all'epoca a Penny Valentine di Disc and Music Echo: «Si tratta di un'altra riflessione su Hermione, dal cui ricordo sono stato a lungo ossessionato».[16] Il fascino esercitato su Bowie dal potere della nostalgia e dall'incedere del tempo avrebbe costituito la chiave di volta della sua produzione negli anni settanta, forse in modo più evidente in alcune canzoni di Aladdin Sane.[36] La versione del demo era molto simile a quella definitiva tranne per un verso supplementare cantato da John Hutchinson in sottofondo alla voce solista di Bowie.[37]

An Occasional Dream venne eseguita nella sessione BBC del 5 febbraio 1970 e una cover è stata eseguita da Ian Shaw nell'album A World Still Turning del 2003.

Wild Eyed Boy from Freecloud[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Wild Eyed Boy from Freecloud.

Nella sontuosa versione operistica registrata nel luglio 1969, destinata ad essere l'ottava traccia di Space Oddity e considerata da alcuni il suo primo capolavoro,[9] la combinazione di flauto, violoncello, arpa e fiati accompagna l'interpretazione di uno dei testi più complessi scritti da Bowie fino a quel momento. La versione acustica originale di Wild Eyed Boy from Freecloud era stata registrata circa un mese prima ai Trident Studios, in poco più di venti minuti, con David alla chitarra e Paul Buckmaster al violoncello ed era stata scelta come lato B della title track dell'album.[5]

Una delle prime versioni dal vivo, segnata dal marchio della chitarra di Mick Ronson, fu eseguita nella sessione BBC del 5 febbraio 1970. In seguito sarebbe comparsa solo in alcune date britanniche dello Ziggy Stardust Tour (1972) e dell'Aladdin Sane Tour (1973).

God Knows I'm Good[modifica | modifica wikitesto]

Altra canzone di protesta ispirata a Bob Dylan in cui Bowie si lancia contro alcuni dei bersagli consueti del movimento hippy, tra cui il capitalismo e la "meccanizzazione sociale", e che ricorda le storie brevi contenute nell'album di debutto del cantante inglese.[38] «La comunicazione di massa ha sottratto alla nostra vita una tale quantità di cose che ora è quasi completamente indirizzata alle macchine piuttosto che ai normali esseri umani», dichiarò nel 1969 a Disc and Music Echo, «al giorno d'oggi non si trova più nessuno con cui parlare dei propri problemi, così questa canzone parla di una donna in un supermercato che ruba una confezione di carne in scatola di cui ha disperatamente bisogno ma che non può comprare, e viene presa».[16]

(EN)

« And her heart it leapt inside her
as the hand laid on her shoulder
she was led away bewildered and amazed »

(IT)

« Il suo cuore sobbalzò
quando la mano le si posò sulla spalla
venne portata via confusa e imbarazzata »

A quanto pare Bowie trasse ispirazione da un articolo di giornale che riportava dell'arresto di un'anziana signora trovata a rubare in un negozio.[6] In contrasto con le canzoni "impressionistiche" e cariche di fantasia presenti nell'album, God Knows I'm Good è un brano basato sull'osservazione in cui il cantante mette in contrasto la condizione della donna con il rumore delle casse e delle "persone oneste" che la oltrepassano con aria di sufficienza, sullo sfondo l'orrore della società dei consumi.[32][39]

God Knows I'm Good venne eseguita nella sessione BBC del 5 febbraio 1970 (presente in Bowie at the Beeb). Cover di God Knows I'm Good sono state eseguite dagli islandesi Bellatrix nell'album tributo Diamond Gods: Interpretations of Bowie del 2001 e da Danny Michel in Loving the Alien del 2004.

Memory of a Free Festival[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Memory of a Free Festival.

Il brano che commemora il festival organizzato a Beckenham il 16 agosto 1969 dal laboratorio artistico fondato da Bowie rappresenta il commiato del cantante dalla sua breve stagione hippy. La versione originale fu incisa come ultima traccia dell'album agli studi Trident poche settimane dopo il festival e nell'aprile 1970 ne fu registrata una versione più concisa ed energica agli studi Advision di West London, su espressa richiesta della Mercury per la quale aveva buone probabilità di successo come singolo.[40] Il 45 giri venne pubblicato il 12 giugno 1970 e si rivelò in realtà un clamoroso insuccesso.[41][42]

Le sessioni di registrazione del 45 giri vengono spesso indicate come il debutto di Mick Ronson in un'incisione di David Bowie, anche se in realtà il futuro chitarrista degli Spiders from Mars aveva debuttato nella line-up di Bowie l'anno precedente in occasione del missaggio di Wild Eyed Boy from Freecloud.[9][10]

Memory of a Free Festival fu eseguita nella sessione BBC del 5 febbraio 1970 (anche se non fu mandata in onda), al Glastonbury Fayre Festival del giugno 1971 e nel maggio del 1973 durante lo Ziggy Stardust Tour, in un medley che comprendeva Quicksand e Life on Mars?.

Riedizioni e raccolte[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1972, sulla scia del successo di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars e della crescente fama internazionale di David Bowie, Space Oddity è stato ripubblicato diverse volte in molti Paesi e nel 1984 è uscita la prima versione in compact disc. L'ultima edizione è quella rimasterizzata del 2014 mentre nel 2009 è uscita la "40th Anniversary Edition", che includeva un booklet con molti riferimenti e informazioni sul periodo 1968-1970 di Bowie e un bonus disc con canzoni pubblicate come 45 giri, brani inediti e registrazioni effettuate nella sessione BBC dell'ottobre 1969.

Ad eccezione della title track e di Wild Eyed Boy from Freecloud (rintracciabile in Sound + Vision), nessuna delle altre tracce dell'album è presente nelle raccolte di David Bowie, con l'unica eccezione di Bowie at the Beeb che include versioni live anche di Unwashed and Somewhat Slightly Dazed, Cygnet Committee, Janine, God Knows I'm Good e Memory of a Free Festival.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.bpi.co.uk/certified-awards.aspx
  2. ^ a b c Music Now!, 1969, www. bowiewonderworld.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  3. ^ a b Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 187, ISBN 88-7966-270-8.
  4. ^ a b c Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 246, ISBN 88-7966-270-8.
  5. ^ a b Roy Carr, Charles Shaar Murray, David Bowie: An Illustrated Record, Avon, 1981, pp. 28-29, ISBN 978-0-380-77966-6.
  6. ^ a b c d e f g h i Note di copertina di David Bowie, Space Oddity (40th Anniversary Edition), EMI DBSOCD40, 2009.
  7. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 244, ISBN 88-7966-270-8.
  8. ^ Registrazione di Space Oddity, www.landisarts.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  9. ^ a b c Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 228, ISBN 88-7966-270-8.
  10. ^ a b Tony Visconti, 2011, www.artrocker.tv. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  11. ^ Recensione Ondarock, www.ondarock.it. URL consultato il 4 ottobre 2014.
  12. ^ Recensione AMG, www.allmusic.com. URL consultato il 4 ottobre 2014.
  13. ^ Recensione Piero Scaruffi, www.scaruffi.com. URL consultato il 4 ottobre 2014.
  14. ^ Recensione Rolling Stone, www.rollingstone.com. URL consultato il 4 ottobre 2014.
  15. ^ Pubblicazione di Space Oddity, www.illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  16. ^ a b c d e Disc and Music Echo, 1969, www. bowiewonderworld.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  17. ^ a b c d Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 247, ISBN 88-7966-270-8.
  18. ^ a b Space Oddity in classifica, www.illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  19. ^ a b Space Oddity in classifica, www.officialcharts.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  20. ^ a b Space Oddity in classifica, www.chartarchive.org. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  21. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 186, ISBN 88-7966-270-8.
  22. ^ Demo acustico registrato con John Hutchinson, 1969, www.illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  23. ^ a b c Space Oddity (45 giri), www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  24. ^ Unwashed and Somewhat Slightly Dazed, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  25. ^ a b Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 216, ISBN 88-7966-270-8.
  26. ^ Don’t Sit Down, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  27. ^ Marc Spitz, Bowie: A Biography, Crown Publishing Group, 2009, p. 103, ISBN 978-0-307-46239-8.
  28. ^ a b Letter to Hermione, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  29. ^ James E. Perone, The Words and Music of David Bowie, Greenwood Publishing Group, 2007, pp. 12-13, ISBN 978-0-275-99245-3.
  30. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 119, ISBN 88-7966-270-8.
  31. ^ a b Cygnet Committee, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  32. ^ a b James E. Perone, The Words and Music of David Bowie, Greenwood Publishing Group, 2007, p. 13, ISBN 978-0-275-99245-3.
  33. ^ a b Janine, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  34. ^ New Musical Express, 1969, www. bowiewonderworld.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  35. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 106, ISBN 88-7966-270-8.
  36. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 147, ISBN 88-7966-270-8.
  37. ^ An Occasional Dream, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  38. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 80, ISBN 88-7966-270-8.
  39. ^ God Knows I’m Good, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  40. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, pp. 134-135, ISBN 88-7966-270-8.
  41. ^ Memory of a Free Festival (45 giri), www.bowie-singles.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  42. ^ Memory of a Free Festival (45 giri), www.45cat.com. URL consultato il 13 dicembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Rock Portale Rock: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Rock