Yes

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Yes
Gli Yes in concerto a Indianapolis, 1977. Da sinistra: Steve Howe, Alan White, Jon Anderson, Chris Squire e Rick Wakeman
Gli Yes in concerto a Indianapolis, 1977. Da sinistra: Steve Howe, Alan White, Jon Anderson, Chris Squire e Rick Wakeman
Paese d'origine Inghilterra Inghilterra
Genere Rock progressivo[1][2]
Rock sinfonico[3]
Arena rock[4]
Rock psichedelico[2]
Art rock[2]
Periodo di attività 1968-1981
1983-2005
2008-in attività
Album pubblicati 63
Studio 21
Live 10
Raccolte 32
Sito web
Yes (band) logo.png

Gli Yes sono un gruppo musicale britannico formato nel 1968, annoverato tra i principali esponenti del rock progressivo.[5][6] La band, che ha conosciuto il periodo di maggior successo negli anni settanta e ottanta, è stata fondata dal cantante Jon Anderson, il bassista Chris Squire, il chitarrista Peter Banks, il tastierista Tony Kaye ed il batterista Bill Bruford,[1] e nel corso degli anni ha visto la partecipazione dei chitarristi Steve Howe e Trevor Rabin, dei batteristi Tony O'Reilly e Alan White, dei tastieristi Rick Wakeman, Patrick Moraz, Geoff Downes, Eddie Jobson, Igor Khoroshev, Tom Brislin ed Oliver Wakeman, del polistrumentista Billy Sherwood e dei cantanti Trevor Horn, Benoît David e Jon Davison.[2]

Sebbene il gruppo abbia sempre conservato una certa complessità compositiva, sono due le formazioni rilevanti che, tra le tante susseguitesi nel corso del tempo, si sono distinte per aver adottato due stili musicali radicalmente differenti: la prima, quella del periodo progressive, o "classico", degli anni settanta era composta da Jon Anderson, Chris Squire, Steve Howe, Rick Wakeman e Bill Bruford (o Alan White) ed era guidata dall'estro visionario di Anderson; l'altra, caratterizzata da sonorità prossime al pop rock e all'arena rock, ha attraversato gli anni ottanta e una parte dei novanta, e comprendeva Jon Anderson, Chris Squire, Trevor Rabin, Tony Kaye e Alan White. Il ruolo di leader, in quest'ultima line-up, era chiaramente ricoperto da Rabin.

Grazie ad album strutturalmente complessi ed articolati, acclamati da critica e pubblico, come The Yes Album, Fragile, Close to the Edge, Relayer, Going for the One e all'estroso e controverso Tales From Topographic Oceans, la band contribuisce in maniera sostanziale a delineare lo sviluppo della scena progressive inglese ed in seguito, dopo essersi riformata con Rabin, riscuote un notevole successo discografico e popolarità a livello mondiale con 90125.

Gli Yes, proponendo un sofisticato rock sinfonico e romantico che fa largo uso di strumenti elettronici innovativi,[1] come il sintetizzatore, il moog ed il mellotron, simboleggiano perfettamente lo stile progressive nella sua forma più pura e definiscono insieme ad altre formazioni, tra le quali King Crimson, Genesis e Gentle Giant, i canoni stessi del progressive rock.[5]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Gli Yes nascono a Londra nei primi giorni di giugno del 1968, il periodo nel quale Jon Anderson conosce fortuitamente Chris Squire. Anderson lavorava in un bar che era posto proprio sopra al famoso Marquee Club; Jack Barry, il gestore del bar, presentò Squire ad Anderson. Quest'ultimo aveva già cantato per alcuni anni in un gruppo chiamato The Warriors, con il quale aveva inciso due singoli ed aveva poi intrapreso una carriera solista con lo pseudonimo "Hans Christian Anderson",[7] registrando altri due singoli. Squire, che suona in un complesso di nome Mabel Greer's Toyshop, chiede ad Anderson di farne parte come cantante. E così Anderson comincia a collaborare con il gruppo e inizia a comporre canzoni con Squire; questa è l'origine dei futuri Yes. Nel gruppo, comprendente anche il chitarrista Peter Banks (che tra l'altro nello stesso periodo lasciò temporaneamente la band), confluiscono nello stesso anno il tastierista Tony Kaye ed il batterista Bill Bruford (il quale, fra settembre e novembre dello stesso anno, sarà temporaneamente sostituito da Tony O'Reilly).[8] Poiché i cinque giudicano il nome del complesso troppo lungo, durante una sessione di prova decidono di riunirsi il giorno dopo per creare una nuova band con un diverso nome. Anderson optava per Life, Squire per World; Banks insisteva con Yes. Dopo aver brevemente discusso se scegliere The Yes o semplicemente Yes, di nuovo su suggerimento di Peter Banks, decidono di adottare definitivamente la denominazione Yes (per alcuni mesi pubblicizzata come Yes!).[9]

Il primo concerto degli Yes si tiene in un campeggio giovanile presso il villaggio East Mersea, sull'isola di Mersea, Essex, il 3 o 4 agosto 1968.[10] Il gruppo diviene rapidamente noto per il modo in cui esegue cover di brani di altri artisti, espandendole e trasformandole in complesse composizioni,[10] ispirati dai Fifth Dimension e dai Vanilla Fudge.[11] Si esibiscono come spalla di gruppi affermati in locali come il Marquee Club, con The Who, e persino alla Royal Albert Hall, durante il Farewell Concert,[12] il concerto d'addio dei Cream.[13] Nel 1969 Ahmet Ertegün, proprietario della Atlantic Records, assiste a una loro performance presso lo Speakeasy Club di Londra, e decide di scritturarli per la casa discografica e fargli subito incidere un album.[14] Il risultato è l'album omonimo pubblicato nel 1969, che viene accolto bene dal pubblico e dalla critica,[15] anche se non si rivela un successo commerciale.[15] Il suono brillante, originale e tecnicamente complesso degli Yes va già delineandosi,[16] ma la band pecca ancora d'esperienza in sala di registrazione,[14] sono già musicisti solisti di talento, ma non ancora un gruppo.[senza fonte] L'album contiene anche due cover, Every Little Thing dei Beatles e I See You dei Byrds.

L'era classica[modifica | modifica sorgente]

Jon Anderson in un concerto del 1977

All'inizio degli anni settanta gli Yes continuano a esibirsi in concerto nel Regno Unito[17] e, occasionalmente, in altre nazioni europee.[18] Il loro secondo album, Time and a Word, è realizzato col supporto di una orchestra sinfonica di 30 elementi. L'album include due cover: No Opportunity Necessary, No Experience Needed di Richie Havens, arricchita con il tema western del film Il grande paese, e Everydays di Stephen Stills. Come per l'album precedente, anche lo stile di Time and a Word risente molto dell'influenza di gruppi contemporanei, come i Beatles in Sweet Dreams[19] o nella stessa traccia del titolo.[20]

Forti contrasti nella band, derivanti dall'impiego dell'orchestra,[17] dal progressivo ridimensionamento del ruolo della chitarra[21] e dal ridotto feeling di Peter Banks con lo stile musicale del gruppo[22] portano, poco prima dell'uscita dell'album, all'abbandono del chitarrista.[23] La sua uscita provoca la cancellazione delle date in calendario e il ritiro del gruppo in una fattoria sulla costa devoniana alla ricerca della propria direzione musicale, in attesa di trovare un sostituto all'altezza.[17] Il suo posto viene preso da Steve Howe, un giovane e talentuoso "chitarrista prodigio",[24] che ha al suo attivo numerose incisioni in gruppi come Tomorrow e Bodast. Howe appare sulla copertina dell'edizione americana di Time and a Word, sebbene non abbia partecipato alle incisioni dell'album.[25] Nello stesso periodo la band conosce Eddie Offord, un produttore discografico molto noto, passato poi alla storia del rock proprio per il suo lavoro con la band e gli Emerson, Lake & Palmer. Insieme a Howe e Offord viene realizzato, nel gennaio 1971, The Yes Album, un disco di notevole importanza, contenente quattro tra i brani migliori mai realizzati dalla band.[26] L'album, balzando al sesto posto delle classifiche inglesi e al 40º di quelle americane,[27] afferma la band sulla scena internazionale, tanto che nell'aprile '71 gli Yes intraprendono un tour negli Stati Uniti, come gruppo spalla dei Jethro Tull, dei Ten Years After e dei Black Sabbath.[28][29]

Nell'agosto del 1971 anche Tony Kaye, il cui percorso musicale resta fedele all'organo Hammond, mentre Jon e Chris si rivolgono all'emergente strumentazione elettronica,[30] abbandona il gruppo per formare un proprio complesso, i Badger, e viene sostituito da un altro virtuoso, il tastierista degli Strawbs Rick Wakeman, che aveva in precedenza suonato come turnista per artisti di rilievo come David Bowie, Elton John, Lou Reed ed altri.[31] Wakeman, musicista estremamente eclettico, in grado di suonare sia le tastiere acustiche che elettroniche,[32] si dimostra ben presto una perfetta controparte per Howe, introducendo anche due nuovi elementi chiave nella strumentazione del gruppo, il mellotron ed il minimoog. La prima incisione di questa formazione, considerata la formazione "classica" degli Yes,[2] fu un'interpretazione di dieci minuti del classico America di Paul Simon.

Chris Squire nel 1977

Tra il 1971 e il 1972 gli Yes incidono due album considerati pietre miliari del rock progressivo: Fragile, che include anche uno dei due singoli di successo del gruppo, Roundabout, e Close to the Edge. Entrambi riscuotono un notevole successo nelle classifiche sia europee che americane e sono seguiti dai rispettivi tour.[33][34] Poco dopo l'uscita di Close to the Edge, Bruford abbandona inaspettatamente gli Yes per passare ai King Crimson. Viene sostituito da Alan White, già batterista della Plastic Ono Band di John Lennon, che fa la sua apparizione sul vinile nel 1973, nel monumentale triplo live Yessongs.

Fragile, considerato da molti l'epitome degli album di rock progressivo,[35] segna anche l'inizio della lunga collaborazione fra gli Yes e l'artista Roger Dean,[36] al quale si devono la maggior parte delle copertine degli album del gruppo,[36] il disegno del loro celebre logo, l'organizzazione del merchandising[37] e l'impianto scenografico utilizzato nei concerti.[38] In Close to the Edge, l'album della suite omonima e degli altri due capolavori And You and I e Siberian Khatru,[6] gli Yes raggiungono il vertice del loro cammino artistico.[39] Molti fan considerano l'intero trittico composto da The Yes Album, da Fragile e da Close to the Edge come l'apice della creatività degli Yes, in cui si definiscono i canoni dello Yessound e nel quale dominano gli arrangiamenti e i virtuosismi individuali;[5] tali supporters sono spesso detti troopers,[40] con riferimento a uno dei brani più famosi di quest'epoca degli Yes, Starship trooper.[41]

Nel 1973 gli Yes ottengono importanti riconoscimenti dalla critica musicale: vengono inseriti nelle classifiche annuali del settimanale Melody Maker e votati miglior gruppo britannico ed internazionale. Analoghi i successi a livello individuale: Wakeman è il miglior tastierista, Squire occupa la piazza d'onore tra i bassisti, Anderson ed Howe sono terzi nelle rispettive classifiche.[42]

Nello stesso anno intraprendono, per la prima volta, tour in Australia e in Giappone. Durante le date nipponiche del Close to the Edge Tour, nel marzo '73, Anderson ha occasione di leggere il libro Autobiografia di uno Yogi di Paramahansa Yogananda, ispirato dal quale inizia a comporre, insieme a Howe, i "quattro movimenti"[43] che diventano poi l'opera più imponente del periodo classico del gruppo: Tales from Topographic Oceans. Pubblicato nel dicembre 1973, si tratta di un album doppio, suddiviso in quattro lunghe suite da venti minuti l'una, una per ogni lato del vinile. L'album riscontra un grosso successo commerciale: disco d'oro con le sole prenotazioni[44] raggiunge il vertice delle classifiche inglesi e il 6º posto in quelle americane,[2] ma la sua uscita divide nettamente gli appassionati del gruppo e la critica, registrando pareri discordi tra chi considera l'opera un lavoro di alto livello e chi la ritiene eccessiva e magniloquente, simbolo dell'aspetto autocelebrativo del rock progressivo.[2] L'album suscita lo stesso effetto anche sul gruppo: durante i concerti affiorano spesso delle tensioni[45] che sfociano nell'abbandono di Rick Wakeman, anticipato dai titoli delle riviste di settore,[46] che l'anno successivo se ne va sostenendo di non condividere più la visione musicale del gruppo.[47]

La seconda metà degli anni settanta[modifica | modifica sorgente]

Nel 1974, con il nuovo tastierista, lo svizzero Patrick Moraz proveniente dai Refugee, gli Yes incidono un altro album di grande successo, Relayer, che si ispira a Guerra e pace di Tolstoj[48] e che raggiunge il quarto posto nelle classifiche inglesi ed il quinto in quelle americane.[2] La formula del disco ripropone quella di Close to the Edge, con una suite, The Gates of Delirium, e due brani più brevi. Al termine del Relayer Tour, a scopi promozionali, ogni membro del gruppo si dedica alla realizzazione di un proprio album solista, tutti pubblicati tra il 1975 e il 1976. Sono di quest'epoca Olias of Sunhillow, integralmente composto ed eseguito da Jon Anderson, Beginnings di Howe, Fish Out of Water di Squire, Ramshackled di White e The Story of I di Moraz. Allo stesso tempo viene pubblicata la prima compilation, Yesterdays, contenente principalmente brani dei primi due album.

Dopo un breve periodo, mentre nel 1976 lavorano all'album successivo nei Mountain Studios di Montreux, gli Yes si separano da Moraz ritenendolo inadatto alla loro musica,[49] e iniziano a cercare un nuovo tastierista. Dopo una lunga trattativa, Wakeman accetta di suonare come turnista, ma in seguito, impressionato dalla qualità del materiale prodotto, rientra formalmente nel gruppo.[50] Rispetto ai lavori precedenti, Going for the One, datato 1977, alterna brani non troppo lunghi (comunque estremamente originali nella struttura), alle consuete suite dalle atmosfere complesse, brani particolarmente strutturati come Turn of the Century e Awaken. Anderson ha più volte dichiarato di considerare Awaken il miglior brano dell'intera discografia degli Yes. Sia Going for the One che il successivo Tormato del 1978 vendettero bene,[2] nonostante fossero stati pubblicati nell'epoca punk e della disco music.

In quest'epoca i concerti degli Yes sono caratterizzati dall'uso delle tecniche più innovative: l'uso di luci laser, le scenografie immaginifiche di Dean e l'innovativo palco circolare In the Round, con Anderson al centro, fanno delle esibizioni eventi visivi memorabili.[51][52]

Al termine del Tormato Tour, nell'estate 1979, i membri della band si dedicano nuovamente ad attività da solista, producendo gli album Rhapsodies (Wakeman) e The Steve Howe Album (Howe). Poi, nell'ottobre dello stesso anno, insieme a un nuovo produttore, Roy Thomas Baker, si riuniscono a Parigi per dedicarsi al loro nuovo album; tuttavia lo scarso feeling con Baker,[53] il disaccordo sulle scelte musicali[54] e i contrasti finanziari tra Anderson e il resto del gruppo[55] acuiscono i dissapori all'interno della band. La sessione parigina si conclude infruttuosamente quando Alan White si frattura una caviglia, portando alla chiusura di quell'infelice esperienza.[54] Le versioni demo prodotte in quella session sono state pubblicate nella versione "remastered" di Tormato del 2004. In breve tempo prima Wakeman e poi Anderson, che da qualche anno aveva iniziato a collaborare saltuariamente con Vangelis, formando un duo che ha pubblicato alcuni album col nome Jon & Vangelis, lasciano la band che, privata di elementi così importanti, sembra sul punto di sciogliersi.[55]

Trasformazioni[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo ha difficoltà a trovare sostituti all'altezza: dietro suggerimento di Brian Lane, il produttore di entrambe le band, Squire contatta Geoffrey Downes e Trevor Horn,[56] rispettivamente tastierista e cantante dei Buggles, gruppo che aveva inciso nel 1979 il successo mondiale Video Killed the Radio Star e nel 1980 l'album The Age of Plastic. Con questa formazione gli Yes incidono Drama nell'estate del 1980, lo pubblicano in autunno e lo fanno seguire dal Drama Tour, che ottiene risultati contrastanti: lusinghieri in America (con tre date al Madison Square Garden da tutto esaurito),[57] mentre più deludenti in patria, bollati sia dalla critica musicale[57] che dai fan di Anderson, delusi dal "nuovo corso" di Horn.[58] L'album, che comprende la suite Machine Messiah, un brano che ripropone elementi tradizionali degli Yes,[59] vende comunque bene, raggiungendo la seconda posizione in patria e la diciottesima nelle classifiche statunitensi.[2] L'album ha una ristretta cerchia di estimatori, chiamati panthers:[60][61] questo soprannome fa riferimento alle pantere nere che appaiono sulla copertina realizzata da Dean che insieme a Offord,[60] tornato per l'occasione alla produzione, rappresenta l'unico segno di continuità con gli album precedenti.[senza fonte]

Al termine del tour di Drama, nell'aprile del 1981, gli Yes si sciolgono ufficialmente.[2] Downes e Howe fondano il gruppo Asia, Horn si concentra sulla sua attività di produttore mentre Squire e White, iniziando a collaborare con Jimmy Page, ex Led Zeppelin, formano un supergruppo chiamato XYZ, ma che si scioglie nel giro di pochi mesi dopo aver inciso solo poche tracce demo.[62] Due di queste sono state riprese in seguito in alcuni lavori degli Yes: una divenne parte del brano Mind drive sull'album Keys to Ascension 2 mentre l'altra fu riadattata per Magnification, con il titolo Can You Imagine.

Gli Yes suonano dal vivo nel 1977 all'Ekeberghallen di Oslo, Norvegia

Nel 1982, un anno dopo lo scioglimento degli Yes, Squire e White incontrano il chitarrista sudafricano Trevor Rabin e decidono di fondare un nuovo gruppo denominato "Cinema", chiamando poco dopo con loro anche il primo tastierista degli Yes, Tony Kaye, in sostituzione del già reclutato Eddie Jobson.[62][63] Insieme cominciano a lavorare ad una serie di brani, alcuni fra questi composti principalmente da Rabin, mentre gli altri sono frutto della collaborazione dei membri del gruppo. Ne nasce una soluzione senza precedenti, che unisce elementi riconducibili all'AOR[6] ed elementi che richiamano lo stile degli Yes classici, come le armonie dei cori. I brani dovevano essere cantati da Rabin e Squire, ma non andò così: Squire infatti contatta Jon Anderson, i due si incontrano a Los Angeles e gli fa ascoltare alcune registrazioni del materiale prodotto con Rabin. Anderson, trovando il materiale molto interessante (in particolare Leave It), decide di partecipare al progetto.[64] Con quattro ex-Yes su cinque della formazione, il gruppo nascente perde il nomignolo "Cinema" e l'album 90125 viene pubblicato nel 1983 con il marchio "Yes".[65] Produttore dell'album è Trevor Horn, già cantante degli Yes in Drama.[66]

90125[67] ha un successo commerciale travolgente ed inaspettato: Owner of a Lonely Heart, il brano di apertura, diventa il secondo singolo di successo degli Yes, e l'unico a raggiungere la prima posizione in classifica.[68] L'album vende complessivamente otto milioni di copie[69] e vince persino il premio Grammy nel 1985 per il miglior pezzo rock strumentale con il brano Cinema.[70] A questo enorme successo segue il più trionfale tour della storia del gruppo, che si conclude con la partecipazione al Rock in Rio, presso Rio de Janeiro, di fronte a un pubblico di centinaia di migliaia di fan e in diretta televisiva.[71] Dal tour vengono tratti un album live, 9012Live: The Solos, ed un video, 9012Live, girato dal regista Steven Soderbergh, per il quale ottiene una nomination ai Grammy.[72]

Nel 1987 il gruppo, con la medesima formazione, tenta di ripetere il successo di 90125; dopo aver registrato alcune tracce si trasferisce a Los Angeles[73] dove, in mezzo a molti contrasti,[74] vede la luce il nuovo album, Big Generator, che vende ben due milioni di copie,[75] ma non come il precedente album. L'album dà anche il nome alla categoria di fan, i generators, che considerano questo periodo della storia degli Yes, dominato da Rabin, in qualche modo l'apice del gruppo,[40][61] in contrapposizione ai troopers, i fan dello Yessound e della formazione dell'era classica.[40][61]

La realizzazione di Big Generator è minata da tensioni interne al gruppo: divergenze artistiche fra il gruppo ed il produttore, Trevor Horn,[76] lo inducono a farsi da parte[77] prima della conclusione dell'album. Altri dissapori nascono inoltre fra Rabin, divenuto in quegli anni il componente di maggior spicco della band,[78] intenzionato a riproporre il discorso musicale iniziato con 90125, e Jon Anderson, più attratto dall'idea di tornare alle sonorità progressive degli Yes classici,[79] che si sente "confinato" nel ruolo di cantante.[75]

Dopo la conclusione, nell'aprile 1988, del Big Generator Tour, Anderson abbandona nuovamente il gruppo, formando una sorta di "Yes alternativi" con Wakeman, Howe, Bruford e Tony Levin,[29] quest'ultimo già bassista di Peter Gabriel e dei King Crimson. La nuova formazione prende il nome di Anderson Bruford Wakeman Howe, abbreviato in ABWH, e pubblica il proprio primo e unico album omonimo nel 1989. L'album ha un discreto successo ed il brano Brother of Mine diventa un video piuttosto noto e trasmesso frequentemente su MTV.[80] Gli ABWH intraprendono, nello stesso anno, un tour mondiale, con il titolo An Evening of Yes Music Plus,[81] da cui è tratto l'omonimo album dal vivo, nel quale compare anche Jeff Berlin al basso, come sostituto di Levin in alcuni brani. Tra l'altro la Atlantic Records intenta anche un'azione legale contro l'uso della parola "Yes" nel nome dello spettacolo di Anderson e soci, forte del fatto che il "proprietario" legale del nome è Chris Squire.[82]

Riunioni[modifica | modifica sorgente]

Trevor Rabin in concerto durante il Talk Tour, settembre 1994, Cile

All'inizio degli anni novanta gli ABWH e gli Yes stanno lavorando sui rispettivi prossimi album. In casa Yeswest, come sono chiamati gli Yes in quel periodo, in riferimento al fatto che la formazione era stata costituita e aveva lavorato principalmente negli Stati Uniti,[40] Squire inizia a lavorare con il chitarrista Billy Sherwood dei World Trade, essendo Rabin impegnato a portare in tour Can't Look Away, il suo nuovo album solista uscito nel 1989. Contemporaneamente, la Arista Records, nuova etichetta degli ABWH, inizia a rendersi conto delle opportunità commerciali che potrebbero scaturire da una "riunione" di Yeswest e ABWH (o Yeseast, gli Yes europei[83]) sotto il nome comune di "Yes". Alla fine l'unione diviene una realtà: il materiale prodotto da ciascuno dei due gruppi viene messo insieme, in particolare la voce di Anderson viene impiegata nei brani dell'altra formazione, e il risultato è l'album Union del 1991, ma la musica non è proprio paragonabile a quella del miglior periodo della band e le vendite ne risentono.[84] Due terzi del materiale era degli ABWH; gli Yeswest contribuiscono solo con quattro brani, di cui uno scritto da Squire/Sherwood (The more we live). La produzione del disco, curata da Jonathan Elias, è oggetto di numerose controversie e di attacchi diretti, in particolar modo da parte di Steve Howe, anche a causa del fatto che il chitarrista deve suonare in veste di sessionman sui nastri originali degli ABWH. All'album segue l'imponente Union Tour,[85] che ottiene un grosso successo[86] e si svolge in Europa, Stati Uniti e Giappone.[87] In una sorta di revival degli splendori del gruppo, viene riproposto il vecchio palco In the Round, con Jon Anderson al centro e due gruppi che vi suonano allo stesso tempo.[81][86]

Al termine del tour Bruford, che non era convinto del progetto avviato con la fusione Yes/ABWH,[86] abbandona il gruppo. Nel 1993, quando gli Yes iniziano a lavorare al loro album successivo e si ricompone la formazione di 90125, ovvero gli Yeswest insieme ad Anderson, Howe e Wakeman decidono di farsi da parte.[88]

Concerto dal vivo a Montreal, Canada, del 19 giugno 1998, durante l'Open Your Eyes Tour

Nel 1994 viene pubblicato Talk, uno degli album commercialmente meno fortunati nella storia del gruppo.[89] Eppure il materiale, prodotto interamente da Anderson e Rabin,[90] è davvero di valore, ed è valorizzato da tracce come The Calling, un brano rock genuino e dalla sonorità potente[90] ed Endless Dream, una suite composta su richiesta di Phil Carson, il capo della Victory, finalizzata a rinnovare i suoni tradizionali dello Yessound e che contribuisce ad avvicinare l'album al suono ed allo spirito degli Yes "classici".[91] Nell'album si sperimentano tecniche innovative, registrandolo interamente su hard disk (il primo album di sempre a sfruttare questa avvenieristica tecnologia) e rielaborandone le tracce al computer, una tecnica che sarebbe divenuta di routine da lì a qualche anno.[91][92] L'insuccesso commerciale dell'album[93] porta al tracollo finanziario la casa produttrice, la Victory Records.[91] All'album segue il Talk Tour, al quale prende parte anche Billy Sherwood, ingaggiato come possibile rimpiazzo di Squire, in forse a causa di problemi cardiaci, che non gli impediranno comunque di partecipare.[91] Al termine del tour Kaye e Rabin abbandonano definitivamente la band; anche Sherwood lascia, ma rientrerà nel gruppo con il successivo disco in studio.[senza fonte]

Dopo questa separazione, che può preludere allo scioglimento del gruppo, dato il ruolo di guida del gruppo svolto per tanti anni da Rabin,[94] gli Yes si riorganizzano e nel 1996 Anderson riunisce la formazione classica, con Howe, Wakeman, Squire e White.[95] Il gruppo suona dal vivo in tre concerti al Fremont Theater di San Luis Obispo, in California.[96] Dall'evento sono ricavati due CD live, pubblicati con l'aggiunta di materiale originale nei due album gemelli Keys to Ascension, del 1996, e Keys to Ascension 2, del 1997.[97] Keys to Ascension, pubblicato da una piccola casa discografica, non viene pubblicizzato adeguatamente, sicché le vendite ne risentono;[98] inoltre, prima del completamento di Keys to Ascension 2 Wakeman, poco propenso ad affrontare un nuovo tour, abbandona nuovamente gli Yes,[98] rinunciando ai possibili proventi che ne sarebbero derivati.[99]

Il nuovo millennio[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver inutilmente cercato di convincere Wakeman a ripensarci, il gruppo si riorganizza:[99] Rick viene sostituito, nella duplice veste di tastierista e chitarrista, dal rientrante Billy Sherwood che, insieme a Squire, diventa l'elemento chiave del gruppo.[2] Il materiale prodotto durante la loro esperienza nei Conspiracy diviene il nucleo del successivo album, Open Your Eyes[2][29] che, nello stile di 90125, abbandona nuovamente il sound classico degli Yes a favore di soluzioni rock più semplici e orecchiabili, rappresentando un ponte tra lo Yessound e l'era più pop di Rabin.[100] Poiché Keys to Ascension 2, pubblicato dalla Essential Records, è uscito da poche settimane e il tour in programma nell'ottobre '97 sta per partire, la Eagle Records anticipa la pubblicazione di Open Your Eyes,[99] assemblandone frettolosamente il materiale,[101] e il risultato è uno degli album meno amati dai fan.[100] Nelle stesse settimane esce perfino un terzo album degli Yes, un doppio contenente brani registrati dal vivo per la BBC all'inizio della loro carriera, nel 1969 e 1970 (il disco, curato da Peter Banks, esce in Europa col titolo Something's Coming ed in America come Beyond and Before).

Rick Wakeman nel 2003

Durante l'imponente Open Your Eyes Tour, che comprende 164 date in Nord e Sud America, Europa e Giappone[102] e che riscuote molto successo,[103] suona nel gruppo il giovane e talentuoso[104] tastierista russo Igor Khoroshev, che aveva già suonato in tre brani su Open Your Eyes, e che diviene poi membro ufficiale del gruppo per l'album successivo, The Ladder, pubblicato nel 1999. L'album viene affidato all'esperto produttore Bruce Fairbairn, sotto la cui guida la band ritrova coesione e le idee musicali vengono sviluppate con un efficace lavoro di squadra,[105] ma che non riesce a vedere la conclusione del suo lavoro, poiché muore per cause naturali durante le ultime fasi della realizzazione.[senza fonte]

L'album, le cui tracce sviluppano un'ampia gamma di stili[106] e del quale i membri della band risultano particolarmente soddisfatti,[107] è accompagnato da un'operazione commerciale piuttosto insolita per gli Yes, in quanto uno dei brani portanti di The Ladder viene utilizzato come colonna sonora di un videogioco, l'omonimo Homeworld.[108]

Nel tour che segue The Ladder, documentato dal doppio live House of Yes: Live from House of Blues, registrato alla House of Blues di Los Angeles, assieme ai nuovi brani vengono riproposti molti "classici" dei primi anni.[109] Successivamente gli Yes iniziano il 2000 Masterworks Tour, con brani tratti da tutto il loro repertorio;[110] Sherwood, consapevole che tale indirizzo musicale limitava il suo ruolo nella band,[111] decide di lasciare gli Yes per intraprendere la carriera solista. In questo periodo Khoroshev viene accusato di molestie sessuali nel backstage ai danni di due ragazze che lavoravano nella sicurezza ed è arrestato dalla polizia.[112] Un portavoce del gruppo si astiene dal formulare commenti sull'accaduto[113] ma, nonostante le accuse vengano derubricate a reati minori,[114] il tastierista se ne va, essendo venuti meno i rapporti col resto del gruppo.[111]

Privati di un elemento, gli Yes si dedicano al nuovo album Magnification. In questo lavoro la band, dovendo supplire all'assenza di un tastierista, decide di ingaggiare un'orchestra sinfonica,[111] un’esperienza già provata in occasione della registrazione di Time and a Word; la conduzione dell'orchestra viene affidata a Larry Groupé, un ottimo arrangiatore[115] e vincitore di un premio Emmy,[116] e il risultato è uno dei migliori album degli Yes.[116] Il tour corrispondente denominato Yes Symphonic Tour, inizia prima dell'uscita dell'album,[115] tocca Nordamerica ed Europa[117] e include il primo concerto degli Yes a Mosca.[118] Durante il tour viene ingaggiato un tastierista di sessione, Tom Brislin, che si integra molto bene con l'orchestra, riuscendo a riprodurre fedelmente lo stile di Moraz.[119] A testimonianza del notevole livello delle esibizioni viene pubblicato il video Symphonic Live, registrazione di un concerto tenutosi ad Amsterdam il 22 novembre 2001.[120]

Nell'aprile 2002 Wakeman torna nuovamente nel gruppo, poco prima della pubblicazione di In a Word: Yes (1969-), un cofanetto di 5 CD che ripercorre la loro carriera artistica, e dell'inizio del Full Circle, un tour mondiale che passa, dopo trent'anni di assenza, anche per l'Australia.[121] Per tutto il 2002 ed il 2003 gli Yes girano il mondo, finché il Full Circle Tour viene terminato anticipatamente a causa di un incidente occorso ad Anderson, fratturatosi la schiena in una caduta.[122]

Tra il 2005 al 2008 la band resta inattiva, e i nuovi DVD che vengono pubblicati, come Songs from Tsongas o Live at Montreux 2003, contengono materiale degli anni precedenti. I membri degli Yes si dedicano principalmente a progetti solisti o alternativi; Alan White forma, con Geoff Downes, un proprio gruppo, gli White e pubblica l'album omonimo mentre l'anno successivo partecipa al progetto del supergruppo Circa: insieme a Billy Sherwood e Tony Kaye. Chris Squire ridà vita a un suo vecchio progetto, The Syn, che però abbandona nel 2006 dopo aver pubblicato una raccolta di inediti e un disco da studio nel 2005, Syndestructible. Jon Anderson gira l'Europa con il suo Tour of the Universe nel 2005, e nel 2006 è in tour con Rick Wakeman. Steve Howe infine partecipa, nel 2006 e nel 2007, a un tour mondiale della ricostituita formazione originale degli Asia, che pubblica un nuovo album nell'aprile 2008.[123]

Evoluzioni recenti[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del 2007 viene annunciato un grande tour mondiale celebrativo per i quarant'anni della band, dal titolo Close to the Edge and Back Tour, con Anderson, Howe, Squire, White e Oliver Wakeman, figlio di Rick. In un primo tempo il tour viene annullato a causa di problemi di salute di Jon Anderson,[124] successivamente è riconfermato col titolo In the Present Tour, annunciando la sostituzione di Anderson con Benoît David, cantante canadese di una delle più note tribute band degli Yes.[122][125] Nel 2011 con la produzione di Trevor Horn (già cantante in Drama e produttore di 90125) gli Yes, con Geoff Downes alle tastiere e con il nuovo cantante, presentano un nuovo album intitolato Fly from Here ricevendo un discreto successo di critica e di vendite e seguito da un tour mondiale. Invece Jon Anderson nello stesso anno pubblica due album: uno suonato con Rick Wakeman ed intitolato The Living Tree, l'altro come solista intitolato Survival & Other Stories. Alan White invece esce, oltre che con il disco degli Yes, con un cd omonimo al nuovo progetto Levin/Torn/White, quasi la stessa formazione con cui l'altro batterista degli Yes Bill Bruford aveva pubblicato qualche anno prima "Bruford/Levin Upper Extremities".

Verso la fine del 2011, gli Yes annunciano l'ingresso in formazione del cantante Jon Davison (già con la prog band Glass Hammer), in temporanea sostituzione di Benoît David che, peraltro, con un comunicato stampa aveva confermato il distacco temporaneo dalla band, necessitando semplicemente di una pausa a causa di una laringite. Tuttavia, ben presto si diffonde nel web una dichiarazione di Squire secondo cui David non farebbe più parte della band, sostituito in maniera definitiva dal citato Davison.

La band, con il ritorno del produttore Roy Thomas Baker ed il nuovo cantante Jon Davison, annuncia la pubblicazione di un nuovo album in studio dal titolo Heaven & Earth, pubblicato il 16 luglio 2014[126].

Lo stile[modifica | modifica sorgente]

Lo stile del gruppo è caratterizzato da una serie di elementi riconducibili in gran parte al rock progressivo, del quale gli Yes sono uno degli esponenti più importanti.[5][6] Gli aspetti tipici della loro musica, permeata di una forte influenza da parte della musica classica, intellettuale, spirituale,[1] e ricca di contrasti dinamici,[127] sono riportati di seguito:

Un concerto del In The Present Tour
  • Forte attenzione agli arrangiamenti, con la creazione di complessi intrecci strumentali e abbondanza di assoli,[5] cui contribuiscono musicisti tutti tecnicamente dotati.[128]
  • Ricerca dell'eccellenza e cura di ogni minimo dettaglio,[128] assoluta originalità musicale[129] conseguita attraverso la sperimentazione continua.[130]
  • Predilezione per i brani lunghi, di durata superiore ai canonici tre/quattro minuti di gran parte della musica popolare. In particolare vanno evidenziate, nella loro vasta discografia, ben dieci composizioni di durata superiore ai quindici minuti chiamate suite, ovvero brani composti da una successione di temi musicali più o meno distinti, dal sapore solitamente epico.[127]
  • Utilizzo di tempi dispari e inconsueti, frequenti cambi di tempo e variazioni di intensità e velocità nel corso di uno stesso brano.[131]
  • Presenza di testi poetici, astratti,[127] immaginifici ed evocativi:[132] in cui la sonorità della parola e le libere associazioni prevalgono sul significato esplicito, con riferimenti a figure o opere letterarie o teatrali, o allusioni a fatti storici, o con testi di difficile comprensione e a volte impenetrabili.[132] La prosa è molto curata, ricca di figure retoriche e riferimenti alla fantascienza.[133][134] Vi è inoltre scarsità di testi impegnati, caratteristica comune alla maggioranza dei musicisti progressive, che non parlano del contesto sociale e politico in cui vivono ma che hanno come obiettivo una ricerca estetica, e pertanto escludono dalla loro musica qualsiasi legame con la quotidianità, esplorando perlopiù mondi fantastici.[senza fonte]

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Ex-componenti[modifica | modifica sorgente]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia degli Yes.

Tour[modifica | modifica sorgente]

Anno Nome del Tour Data inizio Data fine Pubblicazione discografica
relativa
Spettacoli
in programma
1968-1970 Early Shows 3 agosto 1968 18 aprile 1970 The Word Is Live 295
1970-1971 The Yes Album Tour 17 luglio 1970 31 luglio 1971 The Word is Live 164
1971-1972 Fragile Tour 24 settembre 1971 27 marzo 1972 Yessongs 111
1972-1973 Close To The Edge Tour 30 luglio 1972 22 aprile 1973 Yessongs 95
1973-1974 Tales From Topographic Oceans Tour 1º novembre 1973 23 aprile 1974 Nessuno 78
1974-1975 Relayer Tour 8 novembre 1974 23 agosto 1975 The Word is Live
Yes: Live - 1975 at Q.P.R.
89
1976 1976 (Solo Album) Tour 28 maggio 1976 22 agosto 1976 Yesshows, Yesyears
The Word is Live
53
1977 Going For The One Tour 30 luglio 1977 6 dicembre 1977 Yesshows 89
1978-1979 Tormato Tour 28 agosto 1978 30 giugno 1979 Yesshows, The Word is Live
Live in Philadelphia (DVD)
102
1980 Drama Tour 29 agosto 1980 18 dicembre 1980 The Word is Live 65
1984-1985 90125 Tour 28 febbraio 1984 9 febbraio 1985 9012Live: The Solos
9012Live (DVD)
139
1987-1988 Big Generator Tour 14 novembre 1987 13 aprile 1988 Yesyears, The Word is Live 67
1989-1990 Anderson Bruford Wakeman Howe Tour 29 luglio 1989 23 marzo 1990 An Evening of Yes Music Plus 74
1991-1992 Union Tour (o Round the World in 80 Dates) 9 aprile 1991 5 marzo 1992 Union Tour Live (DVD)[137] 84
1994 Talk Tour 18 giugno 1994 11 ottobre 1994 Nessuno 76
1996 San Luis Obispo Shows 4 marzo 1996 6 marzo 1996 Keys to Ascension
Keys to Ascension 2
3
1997 Know Tour (Tour annullato).[138] 12 giugno 1997 27 luglio 1997 Nessuno 11
1997-1998 Open Your Eyes Tour 17 ottobre 1997 14 ottobre 1998 Nessuno 147
1999-2000 The Ladder Tour 6 settembre 1999 25 marzo 2000 House of Yes: Live from the House of Blues 83
2000 Masterworks Tour 20 giugno 2000 4 agosto 2000 The Masterworks
Magnification (xtd Version)
30
2001 Magnification Tour (o Yes Symphonic Tour) 22 luglio 2001 13 dicembre 2001 Symphonic Live 69
2002 Full Circle Tour 17 luglio 2002 4 ottobre 2003 Nessuno 97
2004 35th Anniversary Tour 15 aprile 2004 22 settembre 2004 Songs from Tsongas (DVD) 64
2008 Close To The Edge and Back Tour (Tour annullato)[124] 12 luglio 2008 22 agosto 2008 Nessuno 26
2009-2010 In The Present Tour 4 novembre 2008 28 febbraio 2010 In the Present - Live From Lyon 120

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d (EN) Prog Archives - Yes. URL consultato il 6 dicembre 2009.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m (EN) All Music - Yes. URL consultato il 6 dicembre 2009.
  3. ^ (EN) Prog Archives - Symphonic Prog. URL consultato l'8 dicembre 2009.
  4. ^ Simon Frith, Andrew Goodwin. On record: rock, pop, and the written word. Routledge, 2003. ISBN 0415053064. p. 88
  5. ^ a b c d e Rizzi, op. cit., p. 96.
  6. ^ a b c d e Michele Chiusi, Yes, una panoplia progressive in Ondarock. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  7. ^ Tale pseudonimo è ispirato al celebre favolista danese.
  8. ^ Alt.music.yes FAQ - People associated with the band
  9. ^ Né a Jon (Welch, op. cit., p. 29) né a Chris (Welch, op. cit., p. 39) piaceva il precedente nome, adottano quindi quello attuale, proposto tempo prima da Peter Banks (Welch, op. cit., p. 38).
  10. ^ a b Welch, op. cit., p. 50.
  11. ^ Welch, op. cit., p. 53.
  12. ^ (EN) "Omnibus" Cream's Farewell Concert in IMDB. URL consultato il 12 dicembre 2009.
  13. ^ Welch, op. cit., p. 12.
  14. ^ a b Welch, op. cit., p. 63.
  15. ^ a b Welch, op. cit., p. 67.
  16. ^ Rizzi, op. cit., p. 97.
  17. ^ a b c Welch, op. cit., p. 86.
  18. ^ Welch, op. cit., p. 79.
  19. ^ Welch, op. cit., p. 83.
  20. ^ Welch, op. cit., pp. 84-5.
  21. ^ Welch, op. cit., p. 82.
  22. ^ Welch, op. cit., p. 87.
  23. ^ Welch, op. cit., p. 85.
  24. ^ Welch, op. cit., p. 88.
  25. ^ Welch, op. cit., p. 94.
  26. ^ Welch, op. cit., p. 104. Si tratta di Yours Is No Disgrace, Starship Trooper, I've Seen All Good People e Clap, registrato dal vivo al Lyceum Theatre di Londra.
  27. ^ Welch, op. cit., p. 102.
  28. ^ Welch, op. cit., p. 120.
  29. ^ a b c (EN) The Marquee Club - Yes - Biography. URL consultato il 27 dicembre 2009.
  30. ^ Welch, op. cit., p. 123.
  31. ^ Biografia di Wakeman. URL consultato il 15 gennaio 2010.
  32. ^ Welch, op. cit., p. 125.
  33. ^ (EN) Fragile Tour in Forgotten Yesterdays. URL consultato il 5 gennaio 2010.
  34. ^ (EN) Close to the Edge Tour in Forgotten Yesterdays. URL consultato il 5 gennaio 2010.
  35. ^ (EN) Biografia di Rick Wakeman, il 1970. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  36. ^ a b Welch, op. cit., p. 132.
  37. ^ Welch, op. cit., p. 134.
  38. ^ Welch, op. cit., pp. 160-62.
  39. ^ Rizzi, op. cit., p. 98.
  40. ^ a b c d La storia degli Yes in Tempus Fugit. URL consultato il 28 dicembre 2009.
  41. ^ Francesco Montanari, Recensione di "The Yes Album" in Storia della Musica. URL consultato il 18 dicembre 2009.
  42. ^ (EN) Yes Museum - Melody Maker Pop Poll 1973. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  43. ^ Welch, op. cit., p. 157.
  44. ^ Welch, op. cit., p. 156.
  45. ^ Welch, op. cit., p. 154.
  46. ^ (EN) Wakeman intraprende la carriera solista in Melody Maker, 13 ottobre 1973. URL consultato il 20 dicembre 2009.
  47. ^ Welch, op. cit., p. 167.
  48. ^ Welch, op. cit., p. 172.
  49. ^ Welch, op. cit., p. 177.
  50. ^ Welch, op. cit., pp. 177-78.
  51. ^ Oltre che innovativa, l'idea del palco girevole si rivela vincente anche sotto il profilo economico: l'aumento degli spettatori consentito da tale soluzione si traduce in ripetuti record di vendite, in Welch, op. cit., p. 188.
  52. ^ Da queste performance sono tratte le incisioni pubblicate nel doppio live Yesshows.
  53. ^ Welch, op. cit., p. 194.
  54. ^ a b Welch, op. cit., p. 195.
  55. ^ a b Welch, op. cit., p. 197.
  56. ^ Welch, op. cit., pp. 206-07.
  57. ^ a b Welch, op. cit., p. 210.
  58. ^ Welch, op. cit., p. 211.
  59. ^ Welch, op. cit., p. 209.
  60. ^ a b (EN) L'album Drama. URL consultato il 27 dicembre 2009.
  61. ^ a b c Stefano Pogelli in Welch, op. cit., p. 332.
  62. ^ a b Welch, op. cit., p. 220.
  63. ^ Why I did not join Yes - by Eddie Jobson
  64. ^ Welch, op. cit., pp. 220-21.
  65. ^ Welch, op. cit., pp. 224-25.
  66. ^ Welch, op. cit., p. 225.
  67. ^ Il titolo non è altro che il numero di catalogo assegnato all'album, in Welch, op. cit., p. 224.
  68. ^ (EN) L'album 90125. URL consultato il 28 dicembre 2009.
  69. ^ Welch, op. cit., p. 224.
  70. ^ (EN) Premio Grammy per la miglior performance strumentale. URL consultato il 28 dicembre 2009.
  71. ^ (EN) Il 90125 Tour in Forgotten Yesterdays. URL consultato il 26 dicembre 2009.
  72. ^ Biografia di Steven Soderbergh in film.it. URL consultato il 14 gennaio 2010.
  73. ^ Welch, op. cit., p. 244.
  74. ^ Welch, op. cit., pp. 245, 247.
  75. ^ a b Welch, op. cit., p. 249.
  76. ^ Si tratta sia di divergenze di vedute tra Anderson, Rabin e Squire nella produzione delle tracce, in Welch, op. cit., p. 245 che della contrarietà di Horn a lavorare sull'album sia con Anderson che con Kaye, in Welch, op. cit., p. 247.
  77. ^ Welch, op. cit., p. 247.
  78. ^ Welch, op. cit., p. 231.
  79. ^ Welch, op. cit., p. 250.
  80. ^ Fondazione Italiani - Viaggio nella storia del Rock. Rick Wakeman. URL consultato il 16 gennaio 2010.
  81. ^ a b L'album Union in Tempus fugit. URL consultato il 1º gennaio 2010.
  82. ^ (EN) Anderson Bruford Wakeman Howe in Allmusic. URL consultato il 30 dicembre 2009.
  83. ^ Welch, op. cit., p. 9.
  84. ^ (EN) L'album Union in Allmusic. URL consultato il 1º gennaio 2010.
  85. ^ Il tour si svolge da aprile '91 a marzo '92 e viene ribattezzato Round the World in 80 Dates.
  86. ^ a b c Welch, op. cit., p. 256.
  87. ^ (EN) Lo Union Tour in Forgotten Yesterdays. URL consultato il 1º gennaio 2010.
  88. ^ Welch, op. cit., p. 262.
  89. ^ (EN) L'album Talk in Allmusic. URL consultato il 2 gennaio 2010.
  90. ^ a b Welch, op. cit., p. 263.
  91. ^ a b c d (EN) L'album Talk. URL consultato il 2 gennaio 2010.
  92. ^ Welch, op. cit., pp. 263-64.
  93. ^ L'album vende complessivamente 300.000 copie, in Welch, op. cit., pp. 267-68.
  94. ^ Welch, op. cit., p. 265.
  95. ^ Welch, op. cit., p. 268.
  96. ^ I concerti al Fremont Theater. URL consultato il 2 gennaio 2010.
  97. ^ Qualche anno dopo il materiale in studio presente su questi due album verrà riproposto in una pubblicazione singola, Keystudio, del 2001.
  98. ^ a b Welch, op. cit., p. 269.
  99. ^ a b c Welch, op. cit., p. 272.
  100. ^ a b (EN) L'album Open your Eyes in Allmusic. URL consultato il 3 gennaio 2010.
  101. ^ (EN) L'album Open your Eyes. URL consultato il 3 gennaio 2010.
  102. ^ (EN) Open your Eyes Tour in Forgotten Yesterdays. URL consultato il 3 gennaio 2010.
  103. ^ Welch, op. cit., p. 286.
  104. ^ Dice Steve Howe: «Con Igor non avevamo trovato solo un ottimo rimpiazzo per Rick, ma qualcuno che era in grado di superarlo», in Welch, op. cit., p. 273.
  105. ^ Welch, op. cit., p. 299.
  106. ^ Welch, op. cit., p. 300.
  107. ^ Welch, op. cit., p. 298.
  108. ^ Welch, op. cit., p. 294.
  109. ^ Welch, op. cit., pp. 302-03.
  110. ^ (EN) Yes - Real Masterworks in Collectors Music Reviews. URL consultato il 5 gennaio 2010.
  111. ^ a b c Welch, op. cit., p. 310.
  112. ^ Welch, op. cit., p. 309.
  113. ^ (EN) Yes Keyboardist Accused Of Sexual Assault, 27 luglio 2000. URL consultato il 16 gennaio 2010.
  114. ^ (EN) Rob Evans, Yes Keyboardist Arrested Following Washington, D.C. Show in Live Daily, 27 luglio 2000. URL consultato il 16 gennaio 2010.
  115. ^ a b Welch, op. cit., p. 311.
  116. ^ a b (EN) L'album Magnification in Progressive world. URL consultato il 5 gennaio 2010.
  117. ^ (EN) Lo Yes symphonic tour in Forgotten Yesterdays. URL consultato il 5 gennaio 2010.
  118. ^ Welch, op. cit., p. 312.
  119. ^ (EN) Yes - Symphonic Live in Progressive world. URL consultato il 16 gennaio 2010.
  120. ^ (EN) Symphonic Live in Allmusic. URL consultato il 6 gennaio 2010.
  121. ^ Welch, op. cit., p. 317.
  122. ^ a b Luca Benedetti, Gli Yes, quarant'anni di «prog» in Corriere della Sera, 2 novembre 2009. URL consultato l'11 dicembre 2009.
  123. ^ Gli Asia si riformano con la line up originale in AllaRadio, 26 novembre 2007. URL consultato l'11 dicembre 2009.
  124. ^ a b (EN) Dave White, Yes Reunion Tour Canceled in About.com, 5 giugno 2008. URL consultato il 5 gennaio 2010.
  125. ^ (EN) Jon Anderson out of Yes, replaced by tribute-band singer in Classic Rock Magazine. URL consultato il 9 dicembre 2009.
  126. ^ nuovo disco degli Yes nel 2014, yesworld.com, 2014. URL consultato il 14 maggio 2014.
  127. ^ a b c (EN) LyricsFreak - Yes. URL consultato il 17 gennaio 2010.
  128. ^ a b Welch, op. cit., p. 7.
  129. ^ Welch, op. cit., p. 6.
  130. ^ Welch, op. cit., pp. 325-26.
  131. ^ Welch, op. cit., pp. 13, 66.
  132. ^ a b Jon elabora le liriche su argomenti inusuali, composizioni talvolta criptiche ed incomprensibili, in Welch, op. cit., p. 9, che ricalcano i testi fantastici dell'era progressive (Stefano Pogelli, in Welch, op. cit., p. 325).
  133. ^ Si pensi a Starship Trooper (Fanteria dello spazio) o a Madrigal (nell'album Tormato) in cui Jon canta delle "sacre navi che veleggiano nella settima era" e di "viaggiatori celesti" (Stefano Pogelli, in Welch, op. cit., p. 328).
  134. ^ (EN) Il testo del brano Madrigal in Sing365. URL consultato il 10 gennaio 2010.
  135. ^ a b Contiene anche tracce registrate da vivo.
  136. ^ a b Contiene anche tracce registrate in studio.
  137. ^ Pubblicato solo in Giappone.
  138. ^ (EN) L'elenco delle date del Know tour. URL consultato il 15 gennaio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

In inglese
  • Peter Banks, Billy James, Beyond and Before: The Formative Years of Yes, Bentonville, Golden Treasure Publishing, 2001, ISBN 0-9710493-0-0.
  • Stuart Chambers, Yes:An Endless Dream Of '70s, '80s And '90s Rock Music, Burnstown, General Store Publishing House, 2002, ISBN 1-894263-47-2.
  • Alan Farley, The Extraordinary World Of Yes, Paperback, 2004, ISBN 0-595-33133-5.
  • Dan Hedges, Yes: The Authorized Biography, London, Sidgwick and Jackson Limited, 1981, ISBN 0-283-98751-0.
  • Bill Martin, Music of Yes: Structure And Vision In Progressive Rock, Chicago e La Salle, Open Court, 1996, ISBN 0-8126-9333-7.
  • Tim Morse, Yesstories in Their Own Words, St. Martin's Griffin, 1996, ISBN 0-312-14453-9.
  • Thomas Mosbø, Yes: But What Does It Mean?, Milton, A Wyndstar Book, 1994. ISBN non esistente
  • Scott Robinson, Yes Tales: An Unauthorized Biography Of Rock's Most Cosmic Band, In Limerick Form, Lincoln, Writers Club Press, iUniverse Inc., 2002, ISBN 0-595-22452-0.
  • Michael Rudolf, Yessongs: Round About Jutesack, Hannover, Wehrhahn Verlag, 2001, ISBN 3-932324-81-1.
  • David Watkinsons, Perpetual Change, London, Plexus, 2001, ISBN 0-85965-297-1.
In italiano
  • Paolo Battigelli, Armando Gallo, Yes, Roma, Fratelli Gallo editori, 1985. ISBN non esistente
  • Cesare Rizzi, Progressive & Underground '67 - '76, Firenze, Giunti Editore, 2003, ISBN 88-09-03230-6.
  • Chris Welch, Fragile: La storia degli Yes, Traduzione di Stefano Pogelli, Stampa alternativa, 2009, ISBN 88-6222-070-7.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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