Low (David Bowie)

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Low
Artista David Bowie
Tipo album Studio
Pubblicazione 14 gennaio 1977
Durata 38 min : 48 s
Dischi 1
Tracce 11
Genere Musica elettronica
New wave
Etichetta RCA
PL12030
Produttore David Bowie,
Tony Visconti
Registrazione Chatéau d'Herouville, Pontosie, Francia,
Hansa Tonstudio 2, Berlino Ovest, Germania Ovest
Note n. 11 Stati Uniti
n. 2 Gran Bretagna
David Bowie - cronologia
Album precedente
(1976)
Album successivo
(1977)
Singoli
  1. Sound and Vision/A New Career in a New Town
    Pubblicato: 11 febbraio 1977
  2. Be My Wife/Speed of Life
    Pubblicato: giugno 1977
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock Pietra miliare
Allmusic 5/5 stelle
Rolling Stone 5/5 stelle

Low è il titolo di un album discografico dell’artista inglese David Bowie pubblicato nel 1977 dalla RCA.

Low è il primo album della cosiddetta "trilogia berlinese" composta da, per l'appunto, Low, "Heroes" e Lodger. Dei tre album, però, solo "Heroes" venne registrato interamente a Berlino. La definizione data a questa trilogia non è infatti di natura geografica, ma più probabilmente la città europea è il luogo dove Bowie, lasciatosi alle spalle le trasgressioni del glam rock, ritrovò nell'arte lo sfogo che i suoi tormenti gli rendevano necessario, e si reinventa dando vita (insieme a Brian Eno) a tre album seminali per la musica degli anni ottanta. Low fonde le fredde e sofisticate atmosfere europee ai ritmi caldi e febbrili del rhythm 'n' blues e del funk che risuonano da molto più a Sud, creando così un lavoro altamente ispirato.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Origine e storia[modifica | modifica wikitesto]

Bowie nel 1976 durante un concerto.

La genesi dell'album, uno dei più alti picchi artistici della carriera di Bowie secondo gran parte della critica odierna,[1] è da ricercarsi nelle composizioni originariamente scritte per la colonna sonora del film L'uomo che cadde sulla Terra interpretato da Bowie stesso nella parte del protagonista nel 1976.[2] A causa degli incalzanti tempi di lavorazione della pellicola e alle pressanti scadenze imposte dalla casa produttrice, Bowie non ebbe il tempo di terminare i brani e la colonna sonora del film venne affidata a John Phillips dal regista Nicolas Roeg. Affascinato ed influenzato dalla musica elettronica d'avanguardia di gruppi tedeschi come Kraftwerk, Neu!, e Tangerine Dream, Bowie decise di conservare i pezzi per il suo prossimo album discografico. Nell'estate del '76, alla conclusione del tour mondiale di Station to Station, l'artista decise di abbandonare Los Angeles, città dove la sua tossicodipendenza da cocaina aveva raggiunto proporzioni inquietanti, partendo per l'Europa insieme all'amico Iggy Pop, anch'egli reduce da disavventure varie.

The Idiot[modifica | modifica wikitesto]

Bowie si stabilì allo Chatéau d'Hérouville, a Pontoise, nei pressi di Parigi, un antico castello che era stato convertito in studio di registrazione nel 1969 dal musicista francese Michel Magne, dove iniziò la lavorazione del nuovo disco di Iggy, intitolato The Idiot. L'album, nelle intenzioni di Bowie, avrebbe dovuto rilanciare la carriera dell'iguana di Detroit, che negli ultimi tempi era molto in ribasso (poco tempo prima Pop era anche stato ricoverato in un ospedale psichiatrico). Da lì Bowie si spostò in una grande casa a Clos-des-Mésanges, in Svizzera, e poi di nuovo al castello di Hérouville per terminare l'album di Iggy. In agosto, dato che lo Chatéau era già prenotato da un altro gruppo, le sessioni si spostarono prima agli studi Munich Musicland di Giorgio Moroder, e infine agli studi Hansa-by-the-Wall di Berlino Ovest. Per Bowie, The Idiot non fu solo il tentativo (riuscito) di far risorgere Iggy Pop come artista, ma anche una sorta di prova generale per Low. Ci furono persino brani registrati per l'album di Iggy che finirono invece su Low, come ad esempio What in the World che in origine si intitolava Isolation.[3] David Bowie produsse e scrisse tutte le canzoni presenti su The Idiot insieme a Iggy, e le atmosfere dell'album sono a tratti alquanto affini a quelle di Low. Finito l'album dell'amico, che comunque anche se registrato prima finì per uscire dopo Low, Bowie si concentrò sul suo nuovo lavoro da solista. Per occuparsi della produzione del disco contattò Tony Visconti, con il quale aveva già proficuamente lavorato in passato.

New Music: Night and Day[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente per l'album era stato considerato come titolo New Music: Night and Day.[4] Questa scelta avrebbe voluto evidenziare la palese divisione in due parti dell'album: una più "pop", con brani ancora riconciliabili alla struttura della "canzone", ove la depressione è ancora trattata con apatia, rassegnazione, ironia, e l'altra prevalentemente strumentale, più sperimentale, con musiche e strutture straripanti al di fuori di qualsiasi schema, dove troviamo finalmente rivelate le atmosfere cupe, straziate, deserte, che fanno da sfondo all'intero album. Successivamente però, si decise di optare per il più succinto titolo Low.

La scelta della parola "low" ("depresso") come titolo dell'opera dice molto sul conto della stessa: la musica dell'album è palesemente triste, sebbene tanta depressione è raccontata in molti brani con la peculiare ironia di Bowie, e inoltre "low" va anche a identificarsi con il low profile ("basso profilo") voluto dall'artista, attraverso il quale il duca bianco voleva adesso mostrarsi al pubblico dopo tanti "eccessi mediatici".

La copertina dell'album, come quella del precedente Station to Station, è ancora un fotogramma ricavato dal film L'uomo che cadde sulla Terra.[5][6]

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

Brian Eno[modifica | modifica wikitesto]

Brian Eno nel 1974.

Le sedute di registrazione ebbero luogo allo Chatéau d'Hérouville a partire dal 1º settembre 1976,[7] nello stesso luogo dove tre anni prima era stato inciso Pin Ups e dove era stato appena terminato l'album The Idiot di Iggy Pop. Incontro fondamentale per le sorti dell'opera, fu quello tra Bowie e Brian Eno, avvenuto nel maggio precedente. A Eno era piaciuto molto Station to Station, l'ultimo album di Bowie, mentre David ammirava sinceramente le nuove sonorità esplorate dall'ex membro dei Roxy Music con Discreet Music, e la propensione di quest'ultimo verso compositori minimalisti come John Cage e Philip Glass. Così, David contattò Eno invitandolo a prendere parte alle sessioni per il suo prossimo album, che, a suo dire, sarebbe stato un "disco puramente sperimentale".[8]

Le "Strategie Oblique"[modifica | modifica wikitesto]

Un sintetizzatore EMS VCS 3, il modello utilizzato da Brian Eno in Low.

Quando Eno si unì agli altri musicisti, la band aveva già provato e registrato le basi dei brani. Uno dei contributi più innovativi e significativi apportati da Eno alla lavorazione in studio, fu l'implementazione della "tecnica delle 124 carte delle strategie oblique" da lui ideata nel 1975 insieme al pittore Peter Schmidt. Le carte venivano girate a caso dai musicisti in studio, che ne ricavavano di volta in volta nuove ed enigmatiche indicazioni su come portare a termine il lavoro. Alcuni esempi delle surreali istruzioni che potevano capitare ai perplessi musicisti erano: "enfatizza gli errori", "riempi ogni battuta con qualcosa", o "usa un colore inaccettabile".[8] Ne risultò per Bowie un approccio compositivo del tutto inedito. La tecnica di Eno era però troppo aleatoria per non essere oggetto di critica da parte di un musicista di formazione classica come Carlos Alomar, il quale inizialmente si oppose decisamente al metodo improvvisativo delle carte di Eno.[9] Anche per i testi, David decise di adottare una concezione impressionista, non lineare, utilizzando una nuova idea di elaborazione del concetto astratto di comunicazione. In confronto agli album precedenti, infatti i testi dei brani di Low sono molto scarni, minimali, e frammentari, se non del tutto assenti come nei numerosi pezzi solo strumentali del disco (ben 6 su 11). Alla fine i testi acquisirono un'ampiezza tonale quanto lo era l'intonazione della voce o il sottofondo musicale, al punto che il breve testo presente in Warszawa, una delle canzoni dell'album, è letteralmente costituito da un linguaggio immaginario, onomatopeico, dal contenuto semantico nullo.

La metodologia di lavoro utilizzata da Bowie e soci durante le sessioni di Low si delineò con il procedere dell'opera. Il gruppo incideva prevalentemente di notte, Bowie arrivava in studio con dei vari frammenti musicali appena abbozzati, senza testi o melodie definite. Poi la sezione ritmica era lasciata libera di improvvisare in una sequenza libera di accordi fino a quando non emergeva qualcosa di interessante che, con una minima regia da parte di Bowie o Visconti, evolveva in qualche arrangiamento. Quindi iniziava il lavoro di sovraincisione delle parti soliste di chitarra e degli assoli degli altri strumenti, tutti elettronicamente trattati da Visconti, Eno, o Bowie. In particolare Eno utilizzò principalmente un sintetizzatore portatile EMS di sua proprietà che si era portato dietro.[10][11] Questa era anche la fase dove il lavoro svolto da Eno aveva più ampia possibilità di manovra e sperimentazione.

La maggior parte dei musicisti fu presente in studio solo per i primi cinque giorni, dopo di che rimasero solamente Bowie, Eno, Alomar e Gardiner per effettuare le varie sovraincisioni. Quando poi Bowie incise le tracce vocali, erano rimasti solo Visconti e i tecnici del suono. Furono proprio le sessioni di Low a stabilire il modus operandi tipico dei futuri album di David Bowie. Esso consisteva nel registrare prima le tracce base dei brani, poi gli interventi degli ospiti e gli assoli, infine la stesura dei testi e l'incisione delle parti vocali, che a volte poteva avvenire anche molto tempo dopo la conclusione delle sedute. Tale procedimento era stato già impiegato dall'artista ai tempi di The Man Who Sold the World, ma da Low in poi avrebbe costituito la norma.

A fine settembre, dopo i postumi di un'intossicazione alimentare e con la certezza che il castello fosse infestato dai fantasmi, Bowie e Visconti lasciarono lo Chatéau per trasferirsi agli Hansa Studios a Berlino Ovest per rifinire il materiale inciso.

Berlino: 155 Hauptstrasse, Schöneberg[modifica | modifica wikitesto]

Berlino venne presto eletta da Bowie come sua nuova residenza ufficiale per i seguenti due anni. Dopo un breve soggiorno all'Hotel Gerhus, David prese in affitto un appartamento di sette stanze al 155 di Hauptstrasse nel distretto popolare di Schöneberg.[12] Dopo anni passati incessantemente sotto la luce dei riflettori, David Bowie poté godersi l'anonimato che gli offriva la città. Smise di tingersi i capelli di rosso, si lasciò crescere i baffi, rilassandosi a dipingere, bighellonare in bicicletta in giro per la città con Iggy Pop, visitare gallerie d'arte, e la notte, frequentando diversi locali notturni. Anni dopo, ricordando questo periodo della sua vita, Bowie dichiarerà: «Non riesco ad esprimere il senso di libertà che provavo!».[13] Persino le quantità di cocaina da lui abitualmente consumate iniziarono a diminuire, anche se in compenso Bowie iniziò a bere smodatamente.[14]

Agli studi Hansa, Bowie incise le tracce finali del disco, Weeping Wall e Art Decade, ed aggiunse le parti cantate ad alcuni brani registrati in Francia ma rimasti ancora incompleti. A quel punto, nel novembre '76, l'album poté dirsi completato.

Tematiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Muro di Berlino nel 1986, dipinto sul lato occidentale.

La prima facciata di Low contiene i brani più personali dell'autore circa la sua situazione esistenziale dell'epoca. In essi le tematiche principali che risaltano sono le nevrosi, l'agorafobia, l'isolamento, la violenza, il nichilismo, e l'apatia. Viceversa, il lato due dell'album è un'osservazione in termini musicali delle sensazioni provate dall'artista nell'osservare il blocco dell'Est e come Berlino Ovest riuscisse a sopravvivere all'interno della cortina di ferro.

Dei cinque brani dell'album ai quali collaborò Brian Eno, celebre "inventore" della ambient music, il brano migliore partorito dalla collaborazione Eno/Bowie è probabilmente Warszawa, lungo e lugubre strumentale dedicato all'omonima città polacca sede durante la seconda guerra mondiale del ghetto ebraico annientato dai nazisti durante il tentativo di rivolta dei suoi occupanti, che contiene in nuce accenni di world music in anticipo sui tempi. Importante è anche la collaborazione di Ricky Gardiner, la febbrile chitarra in Always Crashing in the Same Car (la richiesta era stata inizialmente fatta a Klaus Dinger dei Neu!, che però aveva rifiutato).[15]

Anche se la musica presente in Low e la svolta artistica di Bowie vennero ampiamente influenzate da gruppi krautrock tedeschi come i Kraftwerk e i Neu!,[4] il lavoro è stato lodato per la sua originalità e considerato in anticipo sui tempi, non ultimo per il cavernoso suono della batteria trattata creato per l'album dal produttore Tony Visconti usando un Eventide Harmonizer.[5][16] Per parecchio tempo dopo la pubblicazione di Low, Visconti continuò a ricevere numerose telefonate da parte di altri produttori discografici che gli chiedevano, incuriositi, come avesse fatto a creare quel tipo di sonorità, ma egli preferì sempre non rispondere alle domande, divertendosi invece chiedendo a sua volta ad ogni produttore come loro pensassero che egli avesse fatto.[16]

Descrizione dei brani[modifica | modifica wikitesto]

Speed of Life[modifica | modifica wikitesto]

Low si apre con un vigoroso brano strumentale che inizia per mezzo di una assolvenza creando all'ascoltatore occasionale la bizzarra sensazione di essere arrivato a portata d'orecchio di qualcosa di già iniziato. Il brano è caratterizzato dal suono dei sintetizzatori e del rullante distorto della batteria che disegnano una pregevole ed incalzante linea melodica rock. Così come era iniziato, il pezzo sfuma in dissolvenza nel finale.

Breaking Glass[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Breaking Glass.

Il brano più breve dell'album, e uno dei brani più corti in assoluto mai incisi da Bowie, contiene un testo particolarmente assurdo e sottilmente inquietante che tratteggia la figura di un amante schizofrenico mentre distrugge la camera della sua donna.

(EN)
« You are such a wonderful person,
but you've got problems... I'll never touch you »
(IT)
« Sei una persona così meravigliosa,
ma hai dei problemi... Non ti toccherò mai »
(EN)
« Don't look at the carpet,
I drew something awful on it »
(IT)
« Non guardare il tappeto,
ci ho disegnato sopra qualcosa di orribile »

Frasi come queste contribuirono ad alimentare la leggenda che voleva Bowie essere un forte appassionato di simboli cabalistici e di magia nera (pochi mesi prima si era fatto fotografare mentre disegnava "L'albero della vita" su un pavimento).[17] Musicalmente la traccia è un rock dominato dai sintetizzatori e dalle percussioni di Davis.

What in the World[modifica | modifica wikitesto]

Provato già durante le sessioni per l'album The Idiot, è uno dei brani più melodici del disco nel quale il tentativo di unire art-rock e pop music è maggiormente marcato. Il testo è intriso di un senso di insicurezza ed isolamento:

(EN)
« Deep in your room,
you never leave your room. »
(IT)
« Rintanato nella tua stanza,
non lasci mai la tua stanza. »

Chitarre, percussioni distorte e sintetizzatore costituiscono l'ossatura della canzone, che include anche la voce di Iggy Pop ai cori di accompagnamento in sottofondo.

Sound and Vision[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sound and Vision.

Probabilmente il brano più conosciuto sull'album, venne pubblicato come primo singolo estratto dal disco raggiungendo la terza posizione in classifica in Gran Bretagna, mentre in America non andò oltre il sessantanovesimo posto. Il suono del rullante distorto di Dennis Davis, il "plish" dei piatti, il coro in sottofondo della moglie di Visconti e gli strati di archi sintetici creano un ritmo contagioso e una melodia accattivante corredati però, da un testo sull'alienazione e il fallimento personale che gioca sul doppio significato in lingua inglese del termine "blue" che può indicare sia il semplice colore blu, sia uno stato d'animo di tristezza e malinconia. Inizialmente il testo del brano era più lungo, ma in fase di mixaggio venne accorciato.

(EN)
« Blue, blue, electric blue,
That's the colour of my room,
Where I will live, Blue, blue.
Pale blinds drawn all day,
Nothing to do,
nothing to say. »
(IT)
« Blu, blu, blu elettrico,
quello sarà il colore della mia stanza,
dove vivrò, triste, triste.
Tende alle finestre tirate tutto il giorno,
niente da fare,
niente da dire. »

Always Crashing in the Same Car[modifica | modifica wikitesto]

Ultima traccia registrata per l'album, venne completata nel novembre '76 dopo molti ripensamenti da parte di Bowie che cambiò diverse volte l'arrangiamento. Il testo fa riferimento ad un reale incidente accaduto all'artista, trasformandolo in una metafora esistenziale, quando Bowie, un po' alticcio alla guida, non riuscì a parcheggiare l'auto in un parcheggio sotterraneo di Berlino continuando a girare in tondo e rigando vistosamente le fiancate dell'auto sbattendo contre le altre macchine in sosta:

(EN)
« I was just going round and round the hotel garage,
must have been touching close to 94. »
(IT)
« Continuavo a fare il giro del garage dell'hotel,
doveva essere la novantaquattresima volta. »

Be My Wife[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Be My Wife.

Secondo singolo estratto da Low che però non riuscì a replicare il successo della precedente Sound and Vision. Il brano, l'ultimo del primo lato dell'LP ad essere un pop-rock distorto, contiene nel testo un'accorata richiesta d'aiuto con la quale viene chiesto alla donna del protagonista di "essere sua moglie". Curiosamente, proprio durante le sedute per Low, il matrimonio di Bowie con Angie stava entrando in una crisi irreversibile che avrebbe portato la coppia al divorzio nel 1980. Per la versione su singolo di Be My Wife, Bowie girò anche un minimale video promozionale diretto dal regista Stanley Dorfman.

A New Career in a New Town[modifica | modifica wikitesto]

Brano strumentale dal titolo emblematico ("una nuova carriera in una nuova città") posto a chiusura di facciata dell'album. Simboleggia il cambiamento di vita e professionale messo in atto da Bowie all'epoca. Musicalmente è un originale commistione tra ritmi R&B e glaciali sintetizzatori alla Kraftwerk. La traccia venne iniziata in Francia e completata in un secondo momento a Berlino.

Warszawa[modifica | modifica wikitesto]

Prima traccia del secondo lato di Low, è uno strumentale frutto della collaborazione Bowie/Eno nel quale i due compositori si lasciano definitivamente alle spalle la musica pop per esplorare nuovi orizzonti sonori. Il pezzo è principalmente opera di Brian Eno che lo scrisse e registrò da solo, mentre Bowie era andato via a Parigi per questioni legali.[18] Warszawa nacque al pianoforte, e poi venne rielaborata elettronicamente al sintetizzatore. Eno la compose seguendo l'indicazione datagli da Bowie di scrivere "un pezzo molto lento" che possedesse "un sentimento quasi religioso". Al suo ritorno, Bowie aggiunse una curiosa parte vocale senza parole vere e proprie, costituita da sillabe scelte per il suono piuttosto che per il loro significato. Una delle tracce vocali è cantata da Bowie in un registro acuto che il produttore Visconti ottenne rallentando il nastro, e poi accelerandolo nuovamente. La composizione è un tentativo di catturare l'atmosfera del paesaggio polacco che Bowie aveva avuto modo di osservare durante un viaggio in treno nel 1976:

« Warszawa descrive Varsavia e il senso di desolazione che avevo provato visitando la città. »
(David Bowie[19])

I funerei sintetizzatori si contrappongono al canto lamentoso, salmoidiante, creando una suggestiva e tetra atmosfera simile alla musica ambient più sperimentale incrociata però ad una sorta di canto corale luterano.

Art Decade[modifica | modifica wikitesto]

Se il brano precedente era ispirato a Varsavia, Art Decade rappresenta in musica la reazione di Bowie a Berlino Ovest, una città culturalmente tagliata fuori dal mondo, imprigionata all'interno del blocco sovietico, un mondo a parte, agonizzante, e senza redenzione. Bowie percepiva la città come "arte decaduta", da qui il titolo della traccia. Lo strumentale, anch'esso frutto della collaborazione tra Bowie e Brian Eno, contiene una parte di violoncello scritta da Tony Visconti ed eseguita da Eduard Meyer, un ingegnere del suono dello studio Hansa.

Weeping Wall[modifica | modifica wikitesto]

Strumentale questa volta ad opera del solo David Bowie, è la messa in musica del senso di oppressione ed angoscia che la vista del muro di Berlino provocava all'autore. Anche qui compare una breve parte cantata, costruita, come nella precedente Warszawa, con l'ausilio di suoni onomatopeici senza un particolare significato, quasi a formare un linguaggio sconosciuto.

Subterraneans[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo brano di Low, un altro strumentale elettronico, è l'unico pezzo sull'album che sia stato confermato dall'autore risalisse all'abortita colonna sonora del film L'uomo che cadde sulla Terra. Possiede una struttura simile a quella del brano d'inizio, Speed of Life, iniziando a metà e sfumando dopo pochi minuti dando l'impressione di un frammento sonoro incompleto. Bowie ed Eno rielaborarono quanto scritto da Bowie in precedenza, aggiungendovi un malinconico assolo di sassofono, per rendere l'atmosfera ancora più lugubre e dipingere un quadro sonoro sui residenti dimenticati di Berlino Est, al di là del muro.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  • Tutte le tracce, tranne quando diversamente specificato, sono opera di David Bowie.
Lato 1
  1. Speed of Life - 02:47
  2. Breaking Glass (Bowie, Murray, Davis) - 01:52
  3. What in the World - 02:23
  4. Sound and Vision - 03:03
  5. Always Crashing in the Same Car - 03:33
  6. Be My Wife - 02:56
  7. A New Career in a New Town - 02:53
Lato 2
  1. Warszawa (Bowie, Eno) - 06:23
  2. Art Decade - 03:47
  3. Weeping Wall - 03:28
  4. Subterraneans - 05:39

Bonus tracks ristampa CD 1991[modifica | modifica wikitesto]

  1. Some Are (Bowie, Eno) - 03:24
  2. All Saints (Bowie, Eno) - 03:35
  3. Sound and Vision (1991 Remix) - 04:43

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Sound and Vision – 03:03 / A New Career in a New Town – 02:51 (David Bowie) (RCA 1977)
  • Be My Wife - 02:56 / Speed of Life - 02:47 (David Bowie) (RCA 1977)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Outtakes[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991, nelle ristampe in CD/LP della discografia di David Bowie, la Rykodisc/EMI pubblicò Low con l'aggiunta di tre tracce bonus: Some Are, All Saints, e un remix di Sound and Vision. Le prime due sono le tracce più interessanti essendo due canzoni provate durante le sessioni per l'album ma lasciate fuori dalla versione finale. Mixate e completate da Bowie e dall'ingegnere del suono David Richards quindici anni dopo la loro composizione, i brani, due strumentali elettronici affini a quelli presenti sulla seconda facciata di Low, sono le uniche outtakes del disco di cui si conosca l'esistenza certa. In particolare, Some Are, per la sua affascinante apertura melodica e l'atmosfera evocata dal brano, ricevette una buona accoglienza critica, arrivando ad essere oggetto di rilettura orchestrale da parte di Philip Glass ed inserita come parte integrante della sua sinfonia ispirata a Low, la Symphony No. 1 Low, in qualità di secondo movimento tra Subterraneans e Warszawa.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca della pubblicazione, le recensioni di Low furono alquanto discordanti. Robert Christgau di The Village Voice, diede al disco una B+,[21] giudicandolo "un buon disco, con una facciata interessante e l'altra con almeno un brano valido".[21] Christgau giudicò positivamente i pezzi sul primo lato dell'album, ma annotò che "la musica da film sul secondo lato era abbastanza noiosa e banale".[21] John Milward su Rolling Stone notò che "Bowie mancava dell'autoironia necessaria nell'esporre le sue ambizioni sperimentali" e trovò la seconda facciata dell'album molto peggiore della prima, affermando: "Il lato 1, dove Bowie esegue rock più convenzionali, è superiore agli esperimenti del lato 2 semplicemente perché la disciplina e professionalità della band argina la scrittura e l'esecuzione di Bowie". Il giornalista del Los Angeles Times Robert Hilburn espresse una posizione simile circa il disco asserendo: "Per 12 minuti, questo è il miglior album di Bowie sin dai tempi di Ziggy. Ma nei rimanenti 26 minuti, inclusa tutta la seconda facciata dell'LP, stanca con uno stile "rock spaziale" artistico che è semplicemente troppo lontano dal pubblico di massa per suscitare entusiasmo nell'ascoltatore".[22]

In contrasto, Billboard definì il secondo lato dell'album "più avventuroso e migliore dei brani di rock grezzo e distorto del lato 1" aggiungendo che Low "enfatizza il serio tentativo di scrittura colta da parte di Bowie nello sfuggire ai cliché del rock, familiare alle persone che lo hanno visto passare attraverso tutte le sue varie fasi musicali".[23] John Rockwell del The New York Times scrisse che nell'album "ci sono pochissimi testi, e quelli presenti sono per lo più filastrocche senza senso. E gli strumentali sono strani e misteriosi. Tuttavia, tutto ciò colpisce notevolmente l'ascoltatore, in maniera seducente e bellissima". Rockwell descrisse il sound di Low come "uno strano incrocio tra i Roxy Music, i lavori solistici di Eno, i Talking Heads, e la musica indonesiana. Ma ancora pienamente riconoscibile come un album di David Bowie", e concluse definendo Low "uno dei migliori dischi della carriera dell'artista". Michael Watts su Melody Maker lo definì "un disco notevole e certamente il più interessante che Bowie avesse mai fatto".[1]

Nel 1977 in Italia, Bowie non godeva della massima considerazione da parte della critica musicale, e quando l'album uscì nel gennaio di quell'anno, si era in piena epoca contestatrice ed impegnata degli "anni di piombo", impregnati dall'impegno politico del nostro cantautorato. Di conseguenza, Low venne quasi ignorato o generalmente recensito negativamente da quasi tutta la stampa di settore, che mal accolse le gelide e decadenti atmosfere mitteleuropee presenti nell'album e gli astrusi, schizofrenici, testi contenuti in esso.[24] Le cose sarebbero cambiate con la pubblicazione del successivo "Heroes", che ricevette molta più attenzione e successo di pubblico, forse un segno che i tempi stavano lentamente cambiando anche in Italia.

Nonostante le critiche discordanti, l'album fu un notevole successo commerciale, raggiungendo la posizione numero 2 in classifica nel Regno Unito e la posizione numero 11 della classifica Billboard Pop Albums negli Stati Uniti. Sound and Vision e Be My Wife furono i brani pubblicati come singoli promozionali. Sound and Vision raggiunse la terza posizione in classifica in Gran Bretagna e la numero 69 negli Stati Uniti.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

In anni recenti, Low è stato enormemente rivalutato dalla critica, che ha inserito l'album in diverse classifiche di merito come opera di notevole influenza per gli sviluppi musicali futuri. Il disco è stato posizionato al primo posto nella classifica dei migliori album degli anni settanta da Pitchfork Media.[25] Nel 2000, la rivista Q mise l'album alla posizione numero 14 della lista dei 100 migliori album britannici di sempre da loro redatta.[26] Nel 2003, l'album è stato inserito alla posizione numero 249 dalla rivista Rolling Stone nella loro "lista dei 500 migliori album di tutti i tempi".[27]

Adattamento sinfonico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Symphony No. 1 Low.

Philip Glass basò la sua composizione di musica classica del 1992 intitolata Low Symphony proprio sull'album di Bowie, con citazioni letterali di temi provenienti dall'opera, e dichiarando espressamente l'ispirazione ricevuta dalla musica di Bowie ed Eno.[28]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nick Lowe ironizzò sul titolo dell'album ("Low") e sull'assonanza con il suo cognome ("Lowe"), intitolando Bowi un proprio EP del 1977.
  • Prima di adottare definitivamente il nome Joy Division, la band di Manchester si chiamava "Warsaw" in onore alla canzone Warszawa presente su Low.[29]
  • Nel brano intitolato In tua assenza presente nell'album Poco zucchero del 1979 di Fausto Rossi (Faust'O), le prime parole del testo della canzone sono la citazione/traduzione letterale del primo verso di Breaking Glass: «Ancora / sono stato / nella tua stanza / a rompere specchi».[30]

Classifica[modifica | modifica wikitesto]

Album

Anno Stato Posizione
1977 UK Albums Chart 2
US Billboard 200 11
Norvegia 10

Singoli

Anno Titolo Classifica Posizione
1977 Sound and Vision UK Singles Chart 3
Billboard Pop Singles 69
1977 Be My Wife UK Singles Chart -
Billboard Pop Singles -

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pegg, 2002, p. 291.
  2. ^ Wilcken, 2009, p. 23.
  3. ^ Wilcken, 2009, p. 49.
  4. ^ a b Carr-Shaar Murray, 1981, pp. 87-90.
  5. ^ a b Buckley, 1999, pp. 229-315
  6. ^ Wilcken, 2009, p. 22.
  7. ^ Wilcken, 2009, p. 68.
  8. ^ a b Pegg, 2002, p. 288.
  9. ^ Wilcken, 2009, p. 73.
  10. ^ Wilcken, 2009, pp. 70-71.
  11. ^ Anni dopo, proprio questo stesso sintetizzatore, venduto nel corso di un'asta, venne regalato a Bowie da un amico per il suo cinquantesimo compleanno. (EN) Stephen Dalton, Rob Hughes, Trans Europe Excess in Uncut, n°47, aprile 2001.
  12. ^ Wilcken, 2009, p. 117.
  13. ^ (EN) Stephen Dalton, Rob Hughes, Trans Europe Excess in Uncut, n°47, aprile 2001.
  14. ^ Wilcken, 2009, p. 121.
  15. ^ Wilcken, 2009, p. 60.
  16. ^ a b Wilcken, 2009, p. 69-73.
  17. ^ La foto apparve in seguito nella copertina posteriore della ristampa di Station to Station pubblicata dalla Rykodisc nel 1991.
  18. ^ Seabrook, 2009, p. 124.
  19. ^ Pegg, 2002, p. 220.
  20. ^ L'identità dei "misteriosi" Peter & Paul accreditati per avere suonato ARP e piano in Subterraneans non è stata mai definitivamente chiarita. Presumibilmente "Paul" potrebbe essere Paul Buckmaster che aveva collaborato con Bowie nel '75 per l'abortito progetto della colonna sonora del film L'uomo che cadde sulla Terra, mentre l'identità di "Peter" rimane a tutt'oggi sconosciuta.
  21. ^ a b c Christgau, Robert. Consumer Guide: Grades 1969–89. Robert Christgau.
  22. ^ Hilburn, Robert (16 gennaio 1977). Review: Low. Los Angeles Times.
  23. ^ Columnist (15 January 1977). "Review: Low". Billboard: 80.
  24. ^ Wilcken, 2009, p. 151; Postfazione di Stefano Nardini alla versione italiana del libro.
  25. ^ Pitchfork Feature: Top 100 Albums of the 1970s. URL consultato il 30 aprile 2007.
  26. ^ Q – End of Year Lists. URL consultato il 30 aprile 2007.
  27. ^ The RS 500 Greatest Albums of All Time in Rolling Stone. URL consultato il 30 aprile 2007.
  28. ^ Philip Glass: Music: "Low" Symphony, www.philipglass.com. URL consultato il 18 febbraio 2011.
  29. ^ Curtis, 2007, pp. 43-44.}
  30. ^ Wilcken, 2009, p. 153

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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