Mary Hopkin
| Mary Hopkin | ||
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Mary Hopkin nel 1970 |
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| Nazionalità | ||
| Genere | Folk rock[1] Rock psichedelico[1] |
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| Periodo di attività | 1968 – 1979 | |
| Album pubblicati | 5 | |
| Studio | 5 | |
Mary Hopkin (Pontardawe, 3 maggio 1950) è una cantante gallese, lanciata da Paul McCartney verso la fine degli anni sessanta.
La carriera [modifica]
Durante una cena nel maggio del 1968, la modella Twiggy segnalò a Paul McCartney una ancora sconosciuta diciassettenne gallese Mary Hopkin che aveva partecipato alla trasmissione TV Opportunity Knocks; e valutandone le straordinarie doti canore ne pronosticò la vittoria nella puntata della settimana successiva. Il Beatle, incuriosito, seguì la puntata del programma rimanendo affascinato dalla voce eccezionale della cantante[2], e perciò decise di contattarla e di offrirle un provino che si svolse negli studi di New Oxford Street[3].
La Hopkin entrò così a far parte della scuderia Apple Records, e le fu scelto un brano adatto alle sue caratteristiche vocali e interpretative, Those Were the Days, che venne inciso negli studi di Abbey Road[4]. McCartney qualche tempo prima aveva sentito al Blue Angel la canzone cantata dai suoi autori, Gene e Francesca Raskin e, convinto delle potenzialità della melodia, l’aveva suggerita prima ai Moody Blues e poi a Donovan, ma in entrambi i casi il consiglio era stato ignorato[5].
L’incisione di Mary Hopkin raggiunse una popolarità inaspettata. Peraltro, anche Sandie Shaw nello stesso periodo si esibiva in Those Were the Days; con un’astuta mossa propagandistica, Paul McCartney consigliò agli ascoltatori di sentire entrambe le versioni e poi decidere quale fosse la migliore. Il pubblico decretò la superiorità della versione di Mary Hopkin che nel mondo vendette in quattro mesi quattro milioni di copie[6] e che raggiunse in breve la vetta della classifica discografica inglese scalzando Hey Jude dei Beatles e arrivò al secondo posto in quella statunitense[7].
Raggiunto il successo, la Hopkin si indirizzò anche al mercato europeo, incidendo la canzone in italiano (Quelli erano giorni), francese, spagnolo e tedesco. Per il pubblico italiano registrò anche il brano Lontano dagli occhi, e per quello francese Prince en Avignon[7]. Per promuovere la cantante, fu organizzato un tour negli Stati Uniti e in Canada, dove si esibì ai Maple Leaf Gardens di Toronto[8]. Grazie all’intercessione di Paul McCartney, venne inoltre ospitata nel celebre Ed Sullivan Show e successivamente in patria al David Frost Show[5]. Sempre per la Apple incise il primo LP, Postcards, il cui lancio promozionale fu organizzato al Post Office Tower di Londra; in quella circostanza la Hopkin era supportata dalle chitarre di Paul McCartney e di Donovan, artista che lei amava particolarmente poiché ne condivideva il retroterra e le sonorità folk[9].
Ma la piega folk intrapresa scoraggiò l’interesse del suo produttore e così nel 1972 Mary Hopkin abbandonò la Apple, e la carriera cominciò a declinare anche a causa del fatto che la cantante sposò Tony Visconti, ebbe da lui una figlia, Jessica, e decise per questo di ritirarsi dalle scene. Di lei rimangono le occasionali collaborazioni nel 1977 al disco Low di David Bowie e all’album in lingua gallese The Welsh World of Mary Hopkin del 1979[10].
Note [modifica]
- ^ a b allmusic [1]
- ^ Barry Miles, Paul McCartney - Many Years From Now, Rizzoli, Milano 1997, pag. 361.
- ^ Tony Bramwell, Magical Mystery Tours - My Life with the Beatles, St. Martin’s Press, New York 2006, pag. 279.
- ^ Tony Bramwell, Magical Mystery Tours - My Life with the Beatles, St. Martin’s Press, New York 2006, pag. 280.
- ^ a b Barry Miles, Paul McCartney - Many Years From Now, Rizzoli, Milano 1997, pag. 362.
- ^ Tony Bramwell, Magical Mystery Tours - My Life with the Beatles, St. Martin’s Press, New York 2006, pag. 281.
- ^ a b Bill Harry, Beatles - L’enciclopedia, Arcana, Roma 2001, pag. 363.
- ^ Tony Bramwell, Magical Mystery Tours - My Life with the Beatles, St. Martin’s Press, New York 2006, pag. 357.
- ^ Bill Harry, Beatles - L’enciclopedia, Arcana, Roma 2001, pagg. 363-4.
- ^ Bill Harry, Beatles - L’enciclopedia, Arcana, Roma 2001, pag. 364.
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