Memory of a Free Festival

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Memory of a Free Festival
Artista David Bowie
Tipo album Singolo
Pubblicazione 12 giugno 1970
Durata 3 min : 59 s
Album di provenienza Space Oddity
Genere Rock
Folk rock
Rock progressivo
Etichetta Mercury Records
Produttore Tony Visconti
Arrangiamenti David Bowie, Tony Visconti
Registrazione Advision Studios, Londra
Formati 7"
Note Lato B: Memory of a Free Festival (Part 2)
David Bowie - cronologia
Singolo precedente
(1970)
Singolo successivo
(1971)
(EN)

« The Children of the summer's end
gathered in the dampened grass
we played our songs and felt the London sky
resting on our hands, it was God's land
it was ragged and naive, it was Heaven »

(IT)

« I Bambini di fine estate
si raccolsero sull'erba umida
suonammo le nostre canzoni e sentimmo il cielo di Londra
riposare sulle nostre mani, era il paese di Dio
era agitato e innocente, era il Paradiso »

Memory of a Free Festival è un brano musicale scritto da David Bowie e pubblicato nel giugno 1970 come 45 giri. Tredicesimo singolo del cantante inglese, secondo e ultimo estratto dall'album Space Oddity, il brano è diviso in due parti che rappresentano rispettivamente il lato A e il lato B. Entrambe le parti sono state incluse come tracce bonus nella riedizione di Space Oddity uscita nel 1990 e nel bonus disc della "40 Anniversary Edition" del 2009, in cui è presente anche un mix alternativo della versione dell'album.[1] Il brano fu eseguito il 5 febbraio 1970 nel corso di una sessione BBC ma la performance non fu mandata in onda ed è rimasta inedita fino all'uscita di Bowie at the Beeb del 2000. Memory of a Free Festival venne eseguita anche il 23 giugno 1971 al Glastonbury Fayre Festival e durante lo Ziggy Stardust Tour nel maggio del 1973, in un medley che comprendeva Quicksand e Life on Mars? e che si trova in bootleg come Heaven or Maybe Hell.[2] In alcune date americane del Philly Dogs Tour 1974 la Mike Garson Band, che accompagnava David Bowie, apriva i concerti con una versione soul di Memory of a Free Festival.[3]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Memory of a Free Festival (Part 1) (Bowie) - 3:59
  2. Memory of a Free Festival (Part 2) (Bowie) - 3:31

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Il brano[modifica | modifica wikitesto]

Memory of a Free Festival, che il biografo David Buckley ha definito «una sorta di bizzarro rifacimento di Sympathy for the Devil degli Stones ma con un testo "sorridente"»,[4] commemora il festival organizzato dai membri di "Growth", il laboratorio artistico fondato da David Bowie a Beckenham nel maggio 1969. L'evento si tenne il 16 agosto al Croydon Road Recreational Ground di Beckenham, durante le sessioni dell'album Space Oddity e solo pochi giorni dopo la morte del padre di David. A proposito del brano, e della sua scelta come traccia finale dell'album, Bowie dichiarò a Disc and Music Echo che con esso intendeva «dare voce ad uno stato d'animo ottimistico, nel quale credo. Le cose andranno meglio, l'ho scritto dopo il festival di Beckenham, quando ero molto felice».[5]

(EN)

« We claimed the very source of joy ran through
it didn't, but it seemed that way
I kissed a lot of people that day »

(IT)

« Chiedemmo che la vera fonte della gioia ci attraversasse
non accadde, ma così sembrò
baciai un sacco di gente quel giorno »

In realtà, quella che potrebbe sembrare un'apologia della "Woodstock generation" è piuttosto il commiato di Bowie dalla sua breve stagione hippy. Le vicende che fanno da sfondo si prestano infatti a un'interpretazione meno lineare e, secondo alcune fonti, il giorno del festival la disposizione d'animo di David era molto lontana dai sentimenti espressi nella canzone.[6] Anche se il suo malumore può essere spiegato con la recente scomparsa del padre e con la fine della storia con Hermione Farthingle (compagna, musa ispiratrice e collaboratrice di David dal 1968) c'era anche una tangibile realtà nel senso di disillusione provato da Bowie nei confronti di quelli che definiva i mediocri ideali e le flebili convinzioni del movimento hippy. Quello stesso anno il cantante parlò con la giornalista Kate Simpson di Music Now! a proposito dell'atteggiamento ipocrita dei suoi coetanei, che definiva apatici e letargici: «Si agitano come pazzi per una qualsiasi forma di successo commerciale... non ho mai visto tanta gente disonesta in vita mia».[7]

Il suo risentimento troverà espressione anche in un altra traccia di Space Oddity, Cygnet Comittee, che come Memory of a Free Festival rappresenta il resoconto finale di Bowie sul fallimento del laboratorio artistico di Beckenham. Anche se i viaggi spazio-temporali e i riferimenti all'ideale buddhista di satori ("illuminazione", "risveglio spirituale") fanno parte della visione del mondo che Bowie aveva nel 1969, la canzone segna la fine di un capitolo.

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

La versione originale di Memory of a Free Festival, in cui Bowie suona la psichedelica introduzione su un organo elettrico Rosedale per bambini,[8][9] fu incisa come ultima traccia dell'album Space Oddity agli studi Trident nel settembre 1969, poche settimane dopo il festival di Beckenham. Per la registrazione dell'ipnotico finale («The Sun Machine is coming down, and we're gonna have a party»), che richiama quello di Hey Jude dei Beatles, il cantante venne affiancato da una folla di conoscenti ingaggiati sul momento da Tony Visconti. Tra questi il cantante dei Rats Benny Marshall, Tony Woolcott (futuro vicepresidente della Sony) e l'animatore dell'allora emergente Radio 1 della BBC “Whispering” Bob Harris, che Bowie aveva conosciuto l'anno precedente, con la moglie Sue.[10][6] I cori vennero mixati in un'altra sessione alla quale si aggiunse anche Marc Bolan.[11]

Nell'aprile 1970, subito prima che iniziassero le sessioni di The Man Who Sold the World, ne fu registrata una versione più concisa ed energica su espressa richiesta della Mercury per la quale aveva maggiori probabilità di successo rispetto a The Prettiest Star, appena uscita come 45 giri in Gran Bretagna.[6] Robin McBride, responsabile A&R della Mercury, aveva scritto a Tony Visconti fornendogli i dettagli riguardo alla nuova versione. L'intenzione era quella di accelerare il ritmo e giungere al finale circa due minuti e venti dopo l'inizio del brano, in modo da realizzare un mix più breve con maggiori opportunità di esposizione radiofonica.[6][12] Il risultato fu la divisione della traccia in due parti, con il "mantra" conclusivo che avrebbe costituito il lato B, e le registrazioni si tennero agli studi Advision di West London.[6][12] Per questa "versione elettrica" Bowie era accompagnato dal suo nuovo gruppo, The Hype, ovvero Mick Ronson alla chitarra e ai cori, Tony Visconti (anche produttore del brano) al basso e John Cambridge alla batteria, oltre che dall'ex produttore della Philips Ralph Mace al moog.

Le sedute di registrazione di questa versione vengono spesso indicate come la prima apparizione del chitarrista Mick Ronson in un'incisione di David Bowie. In realtà Ronson, autore anche di una nota solitaria di sintetizzatore a circa metà del brano, suonata per caso come ha ricordato John Cambridge («credo non sapesse neanche che era acceso...»),[13] aveva debuttato nella line-up di Bowie l'anno precedente, in occasione della registrazione di Wild Eyed Boy from Freecloud.[6][14]

Uscita e accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il 45 giri venne pubblicato il 12 giugno 1970 nel Regno Unito, oltre che in Olanda, Germania e Norvegia e, nonostante le speranze riposte dalla casa discografica, si rivelò un clamoroso insuccesso.[15][16] Negli Stati Uniti alla fine uscì solo una versione promozionale e nel 1982 è entrato in circolazione un singolo non ufficiale per l'etichetta Major Tom.[17]

Cover[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 1990 gli E-Zee Posse ottennero un modesto successo con The Sun Machine, singolo dall'andamento trance nel quale il finale di Memory of a Free Festival veniva cantato su un accompagnamento di pianoforte in stile house. L'idea fu ripresa con maggior successo nel 1998 da Dario G, che entrò nella Top 20 con Sunmachine (estratto dall'album omonimo). In questo caso il brano era basato su un campionamento tratto dall'originale di Bowie e vedeva Tony Visconti alla consolle in veste di ospite. La band polacca Myslovitz ha inserito una cover di Memory of a Free Festival nell'album Sun Machine del 1996, lo stesso anno in cui i Mercury Rev hanno proposto una loro versione molto psichedelica nell'album tributo Crash Course for the Ravers. Altre cover includono quelle di David Fisher in Diamond Gods - Interpretations of Bowie del 2001, Tom Barman & Guy van Nueten in Live del 2003 e Edward Sharpe and the Magnetic Zeros in We Were So Turned On del 2010.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Note di copertina di David Bowie, Space Oddity (40 th Anniversary Edition), EMI DBSOCD40, 2009.
  2. ^ Memory of a Free Festival dal vivo, www. illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 25 novembre 2014.
  3. ^ Memory of a Free Festival dal vivo, www. illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 25 novembre 2014.
  4. ^ David Buckley, Strange Fascination: David Bowie, the Definitive Story, Virgin Books, 2005, p. 83, ISBN 978-0-7535-1002-5.
  5. ^ Disc and Music Echo, 25 ottobre 1969, www. bowiewonderworld.com. URL consultato il 25 novembre 2014.
  6. ^ a b c d e f Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, pp. 134-135, ISBN 88-7966-270-8.
  7. ^ Music Now!, 20 dicembre 1969, www. bowiewonderworld.com. URL consultato il 25 novembre 2014.
  8. ^ Note di copertina di David Bowie, Space Oddity (40 th Anniversary Edition), EMI DBSOCD40, 2009.
  9. ^ Registrazione di Memory of a Free Festival, settembre 1969, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 25 novembre 2014.
  10. ^ Note di copertina di David Bowie, Space Oddity (40 th Anniversary Edition), EMI DBSOCD40, 2009.
  11. ^ Note di copertina di David Bowie, Space Oddity (40 th Anniversary Edition), EMI DBSOCD40, 2009.
  12. ^ a b Registrazione di Memory of a Free Festival, aprile 1970, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 25 novembre 2014.
  13. ^ Note di copertina di David Bowie, Space Oddity (40 th Anniversary Edition), EMI DBSOCD40, 2009.
  14. ^ Tony Visconti su Mick Ronson, www.artrocker.tv. URL consultato il 25 novembre 2014.
  15. ^ Pubblicazione di Memory of a Free Festival, www.bowie-singles.com. URL consultato il 25 novembre 2014.
  16. ^ Pubblicazione di Memory of a Free Festival, www.45cat.com. URL consultato il 25 novembre 2014.
  17. ^ Pubblicazione di Memory of a Free Festival, www.discogs.com. URL consultato il 25 novembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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