Memory of a Free Festival

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Memory of a Free Festival

Artista David Bowie
Tipo album Singolo
Pubblicazione 12 giugno 1970
Durata 3 min : 59 s
Album di provenienza Space Oddity
Genere Rock
Folk rock
Etichetta Mercury Records
Produttore Tony Visconti
Registrazione Advision Studios, Londra
Formati 7"
Note Lato B: Memory of a Free Festival Part 2
David Bowie - cronologia
Singolo precedente
(1970)
Singolo successivo
(1971)
(EN)
« The Sun Machine is coming down
and we're gonna have a party. »
(IT)
« La Macchina Solare sta calando
e noi stiamo per festeggiare. »

Memory of a Free Festival è una canzone scritta da David Bowie e pubblicata come singolo il 12 giugno del 1970. È il dodicesimo 45 giri del cantante inglese e il secondo estratto dall'album Space Oddity. La canzone è divisa in due parti (Part 1 e Part 2), che rappresentano rispettivamente il lato A e il lato B del 45 giri.

Tracce[modifica | modifica sorgente]

  1. Memory of a Free Festival Part 1 (Bowie) - 3:59
  2. Memory of a Free Festival Part 2 (Bowie) - 3:31

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Il brano (e il lato B)[modifica | modifica sorgente]

Memory of a Free Festival, che il biografo David Buckley ha definito «una sorta di rifacimento psichedelico di Sympathy for the Devil degli Stones ma con un testo "sorridente"», commemora il festival organizzato dai membri di "Growth", il laboratorio artistico fondato da David Bowie nel 1969. L’evento si tenne il 16 agosto al Croydon Road Recreational Ground di Beckenham, durante le sessioni dell'album Space Oddity e solo pochi giorni dopo la morte del padre di David. A proposito del brano, e della sua scelta come traccia finale dell'album, Bowie dichiarò a Disc & Music Echo che con esso intendeva «dare voce ad uno stato d’animo ottimistico, nel quale credo. Le cose andranno meglio, l’ho scritto dopo il festival di Beckenham, quando ero molto felice».[1]

In realtà, quella che potrebbe sembrare un’apologia della "Woodstock generation" è piuttosto il commiato di Bowie dalla sua breve stagione hippy. Le vicende che fanno da sfondo alla canzone si prestano infatti a un’interpretazione meno lineare e, secondo alcune fonti, il giorno del festival la disposizione d’animo di David era molto lontana dai sentimenti espressi nella canzone. Anche se il suo malumore può essere spiegato col fatto che i funerali di suo padre si erano svolti solo cinque giorni prima, c’era anche una tangibile realtà nel senso di disillusione provato da Bowie nei confronti di quelli che definiva i mediocri ideali e le flebili convinzioni del movimento hippy. Quello stesso anno il cantante dichiarò alla giornalista Kate Simpson di Music Now! che l’atteggiamento dei suoi coetanei era «ipocrita… si agitano come pazzi per una qualsiasi forma di successo commerciale… non ho mai visto tanta gente disonesta in vita mia».[1] Gli hippy venivano liquidati come «apatici, letargici. La gente più pigra che ho mai incontrato».[1] Inoltre, il giudizio da lui espresso sul festival ("rozzo e naif, paradisiaco") è da interpretare come un’esposizione degli aspetti paradossali della manifestazione. Ad esempio, in versi come «We claimed the very source of joy ran through it/It didn’t, but it seemed that way» («Abbiamo proclamato che l’autentica sorgente della gioia passava di lì/Non era così, ma così ci sembrava») emerge il desiderio di cogliere una goccia di quell’ideale in una realtà più matura.

Il suo risentimento troverà espressione più compiuta in un altro brano presente nell’album, Cygnet Comittee, altra canzone retrospettiva che rimanda spesso al passato e che, come Memory of a Free Festival, rappresenta il resoconto finale di Bowie sul fallimento del Beckenham Arts Lab, un promemoria sulla "fine dell’estate". Anche se i viaggi spazio-temporali e i riferimenti all’ideale buddhista di satori ("illuminazione", "risveglio spirituale") fanno parte della visione del mondo che Bowie aveva nel 1969, la canzone segna la fine di un capitolo e, nella sua evocazione di astronavi e "venusiani di alta statura", anticipa temi che verranno sviluppati in futuro.

Registrazione[modifica | modifica sorgente]

La versione originale di Memory of a Free Festival (presente nell'album Space Oddity), in cui lo stesso Bowie suona l’introduzione psichedelica su un organo elettrico, fu incisa agli studi Trident pochi giorni dopo il festival. Per la registrazione dell’ipnotico mantra conclusivo («The Sun Machine is coming down...»), che ricorda il contagioso finale di Hey Jude dei Beatles, il cantante venne affiancato da una folla di conoscenti. Tra questi, Benny Marshall (cantante dei Rats), Tony Walcott (futuro vicepresidente della Sony) e l’animatore dell’allora emergente Radio 1, “Whispering” Bob Harris, che Bowie aveva conosciuto l’anno precedente. Un’altra registrazione fu tentata nel corso della sessione radiofonica per la BBC del 5 febbraio 1970 ma non fu mai mandata in onda ed è rimasta inedita fino all’uscita di Bowie at the Beeb.

Due mesi dopo, subito prima che iniziassero le sessioni di The Man Who Sold the World, ne fu registrata di nuovo una versione più concisa ed energica su espressa richiesta della Mercury americana, la quale riteneva che la canzone avesse maggiori probabilità di successo rispetto al singolo già uscito in Gran Bretagna, The Prettiest Star. A marzo, Robin McBride della Mercury aveva scritto a Tony Visconti fornendogli i dettagli riguardo alla nuova versione. L'intenzione era quella di «considerare la possibilità di accelerare il ritmo» e di «giungere ai versi finali della strofa Sun Machine circa due minuti e venti dopo l’inizio del brano... è molto importante il fatto di realizzare un mix più breve che ci consenta più ampie opportunità di esposizione radiofonica».

La registrazione del singolo fu effettuata agli studi Advision il 3, 14 e 15 aprile 1970. Bowie era accompagnato dal suo nuovo gruppo, The Hype, ovvero John Cambridge alla batteria, Mick Ronson alla chitarra e Tony Visconti (anche produttore) al basso. Il problema dei tempi che angustiava McBride fu superato dividendo il brano e realizzando un singolo in due parti, col canto finale di Sun Machine sul lato B. Il 45 giri venne pubblicato il 12 giugno ma, nonostante gli espedienti della casa discografica, fu un clamoroso flop su entrambe le sponde dell’Atlantico. Un mese dopo che era stato messo in circolazione non aveva venduto più di 240 copie in tutti gli Stati Uniti e anche nel Regno Unito le cose non andarono meglio.

Le sedute di registrazione di questa versione, inclusa successivamente nella riedizione del 1990 di Space Oddity, vengono spesso indicate come l’occasione della prima apparizione del chitarrista Mick Ronson in un’incisione di Bowie. In realtà, Ronson aveva debuttato nella line-up di Bowie l’anno precedente, in occasione della registrazione di Wild Eyed Boy from Freecloud.

Esecuzioni live[modifica | modifica sorgente]

Bowie ha eseguito Memory of a Free Festival dal vivo dal 1969 al 1971, compresa la performance del 23 giugno 1971 al Glastonbury Fayre Festival.[2] Il brano è stato cantato anche durante lo Ziggy Stardust Tour nel maggio del 1973, in un medley che comprendeva Quicksand e Life on Mars? e che si trova in alcuni bootleg come Heaven or Maybe Hell. La Mike Garson Band, che accompagnò Bowie durante il Philly Dogs tour, in alcune date americane del 1974 apriva i concerti con una versione soul di Memory of a Free Festival.[3][4] La performance tenuta alla Radio City Music Hall di New York il 28 ottobre è stata inclusa nel bootleg Infected with Soul Love.

Cover[modifica | modifica sorgente]

Nel giugno 1990, gli E-Zee Posse ottennero un modesto successo con The Sun Machine, un trascurabile singolo dall’andamento trance nel quale il refrain finale di Memory of a Free Festival veniva cantato su un accompagnamento di pianoforte in stile house. L’idea fu ripresa con maggior successo nel 1998 da Dario G, che entrò nella Top 20 con Sunmachine. Questa volta il brano era basato su un campionamento tratto dall’originale di Bowie e presentava Tony Visconti alla consolle in veste di ospite. Tra gli artisti che hanno inciso Memory of a Free Festival ci sono anche i Myslovitz, in Sun Machine del 1996. Lo stesso anno, i Mercury Rev hanno proposto una moderna versione molto psichedelica, nell'album tributo Crash Course for the Ravers.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Music Now!, www.bowiewonderworld.com. URL consultato il 07-01-2009.
  2. ^ Glastonbury Fayre Festival, www.illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 30-12-2008.
  3. ^ Philly Dogs Tour, www.teenagewildlife.com. URL consultato il 30-12-2008.
  4. ^ Philly Dogs Tour 2, www.illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 30-12-2008.
  5. ^ Mercury Rev, www.teenagewildlife.com. URL consultato il 30-12-2008.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Nicholas Pegg, David Bowie - L'Enciclopedia, Roma, Arcana, 2002.
  • Roy Carr Charles Shaar Murray, Bowie: An Illustrated Record, Eel Publishing, 1981.
  • David Buckley, Strange Fascination, Londra, Virgin Books, 1999.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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