Moonage Daydream

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Moonage Daydream
Artista David Bowie, (Arnold Corns)
Tipo album Singolo
Pubblicazione 7 maggio 1971
Durata 3 min : 52 s
Album di provenienza The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars
Genere Rock
Glam rock
Etichetta B & C Records
Produttore David Bowie
Registrazione Radio Luxembourg Studios, Londra
Formati 7"
Note Lato B: Hang Onto Yourself
David Bowie - cronologia
Singolo precedente
(1971)
Singolo successivo
(1972)
« Keep your 'lectric eye on me, babe
Put your ray gun to my head
Press your space face close to mine, love
Freak out in a moonage daydream oh yeah! »

Moonage Daydream è una canzone scritta da David Bowie e pubblicata il 7 maggio del 1971 come singolo sotto lo pseudonimo Arnold Corns, con Hang Onto Yourself come lato B. Pur essendo inevitabilmente legate a The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, entrambe le tracce vennero incise per questo 45 giri circa un anno prima dell'uscita dell'album, per il quale vennero nuovamente registrate nel novembre 1971. I due brani erano parte del progetto (di breve durata) chiamato appunto Arnold Corns, che oltre agli "Spiders" vedeva la presenza del chitarrista Mark Carr Pritchard, con cui Bowie lavorava in quel periodo, e del diciannovenne disegnatore di moda Freddie Burretti (vero nome Frederick Barrett).

Occasionalmente, come documentato in Live Santa Monica '72, nel corso dello Ziggy Stardust Tour Bowie ha presentato Moonage Daydream come "una canzone scritta dallo stesso Ziggy"[1] e la traccia è stata citata in diverse occasioni da Trevor Bolder, Mick Woodmansey e dal produttore Ken Scott, come la migliore dell'album.[2]

Moonage Daydream è anche il titolo di un libro fotografico pubblicato nel 2002 da Mick Rock, amico e autore dei primi videoclip di Bowie tra cui quelli di Space Oddity, Life on Mars? e The Jean Genie.[3] Il libro, il cui titolo completo è Moonage Daydream: La vita e i tempi di Ziggy Stardust, documenta attraverso centinaia di scatti gli anni della "Ziggymania", ovvero il biennio 1972-73.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Moonage Daydream (Bowie) - 3:52
  2. Hang Onto Yourself (Bowie) - 2:51

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Il brano[modifica | modifica wikitesto]

Se la prima e l'ultima traccia di Ziggy Stardust ne costituiscono la struttura portante, Moonage Daydream può essere considerata la chiave di volta dell'album. Il folgorante attacco di chitarra e batteria si inserisce sulla dissolvenza finale di Soul Love e Ziggy Stardust fa finalmente la sua comparsa. L'ascoltatore viene così immerso nell'intreccio di sesso e fantascienza surreale che occupa la parte centrale dell'album dal messia androgino venuto dallo spazio, sospeso tra le radici del rock e il destino dell'umanità:

« I'm an alligator
I'm a mama-papa comin' for you
I'm a space invader
I'll be a rock 'n' rollin' bitch for you… »

La versione registrata negli studi londinesi di Radio Luxembourg nell'aprile 1971 divenne il lato A del primo singolo degli Arnold Corns il mese successivo. Il ponderoso arrangiamento e il tentativo di Bowie di dare alla sua interpretazione vocale un tono da rock 'n' roll americano, rendevano questa incisione ancora lontana dalla versione dell'album, notevolmente migliore sia nel testo che nell'approccio anche se conserva molti "americanismi". Le abbreviazioni come ‘lectric e rock ‘n‘ rollin‘ o le frasi come busting up my brains ("mi sto friggendo il cervello"), e lay the real thing on me ("offriti a me completamente") tengono il brano in linea con l'orientamento dell'intero album, immerso nell'idioma del rock statunitense. Come indicato da Nicholas Pegg nella sua Enciclopedia, la presentazione stessa di Ziggy fa riferimento ad alcuni pionieri del rock americano come i Mamas and Papas e Bill Haley (che nel 1956 portò al successo See You Later Alligator).

Secondo il produttore Ken Scott, il break strumentale suonato da sax baritono e ottavino nella parte centrale del brano deriva dall'infanzia di David: «L'aveva ascoltata su un vecchio disco dei Coasters, gli era piaciuto il tipo di sonorità e gli aveva chiarito le idee sul risultato che intendeva ottenere».[4] A tale proposito, durante un'intervista del 1973 con Charles Shaar Murray, Bowie aveva invece dichiarato che l'ispirazione gli era venuta da Sure Know a Lot About Love degli Hollywood Argyles, lato B del loro 45 giri Alley Oop.[5] L'orchestrazione della sezione archi che appare nella dissolvenza finale è opera di Mick Ronson, mentre l'idea del turbinante effetto phaser con cui sono stati trattati venne a Ken Scott in fase di missaggio.[6]

Il videoclip[modifica | modifica wikitesto]

In occasione di una delle prime date dello Ziggy Stardust Tour fu girato un videoclip di Moonage Daydream, diretto da Mick Rock. «È stato il primo video al quale ho lavorato con David», ricordava il fotografo nel 1998, «l'ho girato con una macchina da presa Bolex a 16 mm, nell'aprile 1972. Si trattava di un collage di spezzoni ripresi dal vivo. Non ricordo che sia mai stato mostrato in pubblico, ma sono sicuro che in un futuro non troppo lontano lo si potrà vedere».

Altre uscite[modifica | modifica wikitesto]

La "versione Arnold Corns" di Moonage Daydream è presente, senza la frase introduttiva "Whenever you're ready...", come bonus track della riedizione Rykodisc del 1990 di The Man Who Sold the World.[7] La versione di Ziggy Stardust si trova invece in Sound+Vision del 1989 e nella versione statunitense della raccolta Best of Bowie del 2002, mentre nel bonus disc incluso nell'edizione di Ziggy Stardust pubblicata per il trentesimo anniversario dell'album è presente una versione remixata leggermente più lunga.

Live[modifica | modifica wikitesto]

Moonage Daydream fu inclusa in una sessione radiofonica per la BBC registrata il 16 maggio 1972 (presente in Bowie at the Beeb), oltre che eseguita durante i tour Ziggy Stardust, Diamond Dogs, Outside e Earthling. Venne eseguita anche il 19 febbraio 1996 a Londra, durante i BRIT Awards, occasione in cui Bowie venne premiato da Tony Blair con l'"Outstanding Contribution", per il particolare contributo dato alla musica britannica.[8] Sempre nel 1996, il brano venne riproposto il 22 giugno al Rockpalast Festival di Loreley, trasmesso dalla televisione tedesca, e il 18 luglio al Phoenix Festival, trasmesso da ITV in Gran Bretagna. L'anno successivo venne eseguita durante il Birthday Benefit Concert del 9 gennaio, al Madison Square Garden di New York, e il 15 ottobre ai GQ Men Of The Year Awards, trasmessi da VH1 negli Stati Uniti.[9]

Oltre a Bowie at the Beeb, altri album live contengono Moonage Daydream, da David Live del 1974 a Ziggy Stardust - The Motion Picture del 1983, fino a Live Santa Monica '72 del 2008, con l'esibizione al Civic Auditorium. Quest'ultima si può trovare anche ne I Miti del Rock Live e nel Dizionario del Rock, entrambi usciti in Italia. Nel CD singolo di Hallo Spaceboy, pubblicato nel 1996, è presente la versione live del 13 dicembre 1995 al National Exhibition Centre di Birmingham.[10]

Ancora più numerosi sono i live "non ufficiali", per la maggior parte relativi ai vari tour e alcuni con esibizioni particolari:

Cover[modifica | modifica wikitesto]

Mick Ronson ha eseguito Moonage Daydream nel suo repertorio da solista per tutti gli anni settanta, mentre una versione dal vivo degli Spiders from Mars dedicata all'artista (scomparso il 29 aprile 1993) è stata inclusa nell'album Mick Ronson Memorial Concert del 1994. Gli Spiders erano formati per l'occasione, oltre a Trevor Bolder e Mick Woodmansey, da Joe Elliott e Phil Collen, voce e chitarra dei Def Leppard, e dal musicista Bill Nelson. Gli Smashing Pumpkins avevano intenzione di inserire una cover di Moonage Daydream in un album tributo programmato per il 1993/1994 ma ad oggi mai pubblicato.[11] In ogni caso sono molti gli artisti che hanno inciso il brano di Bowie, tra cui:

  • i Racer X in Second Heat del 1987
  • I Cienfuegos nell'album eponimo del 1998
  • i White Stripes in una registrazione dal vivo al Magic Bag di Ferndale del 27 novembre 1998[12]
  • Dave Cloud in Songs I Will Always Sing del 1999
  • gli Zen Guerrilla in Trance States in Tongues del 1999
  • I Cybernauts in Cybernauts Live del 2000
  • Patti Rothberg in Candelabra Cadabra del 2000
  • i Sexy Sadie in Odd Tracks Out! del 2000
  • gli Snatches of Pink in Hyena del 2001
  • la band heavy metal Sinopoli in The Eyes Never Lie del 2002
  • The Chameleons UK in This Never Ending Now del 2003
  • gli L.A. Guns in Rips the Covers Off del 2004
  • gli Highschool Sweethearts in Heels N Wheels del 2005
  • The Killers in una registrazione dal vivo del 30 settembre 2005 a Jones Beach, New York[13]

Altre cover che si trovano in album tributo o compilation sono state eseguite da:

  • J. Hell in Crash Course for the Ravers del 1996
  • i Terrorvision in Long Live Tibet del 1997
  • Ann Magnuson in Listen and Learn With Vibro-Phonic del 2000
  • Timothy Moldrey in The Dark Side of David Bowie del 2000
  • I Pillbox in Blockbuster: A Glitter Glam Rock Experience del 2000
  • Danny Michel in Loving the Alien del 2004
  • Wendy Ip in Spiders from Venus del 2004
  • Dennis Dunaway in Hero: A tribute to David Bowie del 2007

Il lato B[modifica | modifica wikitesto]

« In pratica non ho fatto altro che mettermi la chitarra a tracolla e percuoterla all'impazzata... »
(Mick Ronson, 1991[14])

A distanza di vent'anni, Ronson ricordava così la genesi dello sfrenato riff di Hang On to Yourself che, pur rivelando un debito nei confronti del successo di Eddie Cochran Summertime Blues, avrebbe a sua volta ispirato un altro momento fondamentale nella storia del rock anni settanta, come spiegò successivamente Glen Matlock dei Sex Pistols: «Abbiamo preso un sacco di roba dagli Spiders from Mars, quel riff in God Save the Queen non proviene da Eddie Cochran, l'abbiamo preso da Ronno».[15] Lo stile vocale di Bowie, ansimante e sospiroso, è invece ispirato a Marc Bolan, leader dei T. Rex e pioniere del glam rock che l'anno prima si era imposto all'attenzione generale col 45 giri Ride a White Swan (il cui lato B recava, curiosamente, proprio una cover di Summertime Blues). Lo scoppiettante "duello" tra la chitarra acustica di Bowie e i roventi assolo elettrici di Ronson, in ogni caso, appartiene esclusivamente al fenomeno Ziggy Stardust.

La versione che appare su Ziggy Stardust fu registrata agli studi Trident l'8 novembre 1971 ma, come Moonage Daydream, fu concepita diversi mesi prima negli studi londinesi di Radio Luxembourg come parte del progetto Arnold Corns. La canzone, il cui titolo era inizialmente Hang Onto Yourself, aveva un ritmo piuttosto enfatico e un arrangiamento per chitarra e tamburello un po' arrancante, mentre il testo non conteneva ancora nessuno degli accenni, presenti nella versione successiva, alle performance sul palco, alle groupie o agli stessi Spiders from Mars. Pur essendo costituito da pochi versi, il testo della versione presente nell'album da vita ad una metafora nella quale la musica rock assume la forma di sesso, ambizione ed appagamento, fino al raggiungimento dello status di rockstar che prefigura la caduta dello stesso Ziggy.

Di Hang Onto Yourself esiste anche una registrazione effettuata nel febbraio 1971 al Rodney's English Disco di Los Angeles. Questa primissima versione è rintracciabile sul bootleg Freddi & The Dreamer - The Arnold Corns Sessions sul quale è riportata la nota "David Bowie & Gene Vincent".[16] In realtà non sembra essere presente nessun contributo vocale di Gene Vincent ed è più probabile che si trattasse di un demo registrato da Bowie e destinato proprio al cantante statunitense. Lo stesso Bowie ha dichiarato nel 2000: «Non ho fatto mai registrazioni con Gene Vincent, anche se mi sarebbe piaciuto molto».[17]

Altre uscite[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che nel maggio 1971, l'originale Hang Onto Yourself fu ripubblicata dalla B & C Records circa tre mesi più tardi, stavolta come lato A. Questa seconda uscita (che vendette pochissime copie come la prima) aveva come lato B Man in the Middle, scritta da Marc Carr Pritchard[18] e registrata agli studi Trident il 17 giugno. Con un energico assolo di Mick Ronson e Freddie Burretti che si cimenta in un'imitazione di Lou Reed, la terza ed ultima incisione del progetto Arnold Corns rappresentava una sorta di collaudo per il personaggio dell'androgina superstar aliena verso la quale Bowie procedeva sempre più velocemente:

(EN)
« His gowns come from Paris, occasionally from Rome
he can go anywhere, except back to his home
He's the man in the middle, you can't tell which way he lays… »
(IT)
« I suoi abiti vengono da Parigi, a volte da Roma
può andare dove vuole, tranne che tornare a casa
È l'uomo nel mezzo, non puoi sapere che direzione prenderà… »

Nel 1972 anche la versione più famosa di Hang On to Yourself venne pubblicata due volte come 45 giri, come lato B di John, I'm Only Dancing e The Jean Genie.[19] La versione italiana di quest'ultimo, del gennaio 1973, riportava sulla copertina la dicitura, in italiano, "N. 1 In Inghilterra", anche se in realtà il singolo si era dovuto fermare alla seconda posizione. Sempre in Italia ne esiste anche una versione per jukebox "accoppiata" a Lolly Sue di Nicky North.[20] È presente anche nella versione del 1998 di ChangesTwoBowie.

Live[modifica | modifica wikitesto]

Hang On to Yourself venne inserita in due sessioni BBC nel 1972, il 18 gennaio e il 16 maggio, entrambe presenti in Bowie at the Beeb. Venne eseguita durante lo Ziggy Stardust Tour (nel quale veniva di solito usato come brano d'apertura)[21] e lo Stage Tour. Tra gli album live in cui si trova la canzone, Ziggy Stardust - The Motion Picture, Stage e Live Santa Monica '72, mentre una performance al The Point di Dublino del novembre 2003 è stata immortalata nel DVD A Reality Tour.[22] Riapparve nelle scalette iniziali del Serious Moonlight Tour e del Sound+Vision Tour, anche se in entrambi i casi venne abbandonata dopo le prime date, e in seguito nel Reality Tour 2003/2004.[23]

Tra i bootleg che contengono versioni particolari della canzone ci sono David Bowie With Lou Reed (concerto del 6 maggio 1972 al Kingston Polytechnic di Londra e dell'8 luglio dello stesso anno alla Royal Festival Hall) e Wild Mutation, con l'esibizione del 12 dicembre 1978 alla Budokan Arena di Tokyo durante lo Stage Tour (in parte trasmessa in Giappone dalla NHK durante lo Young Music Show).[24]

Cover[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli artisti che hanno inciso Hang On to Yourself:

Altre cover che si trovano in album tributo o compilation sono state eseguite da:

  • il gruppo punk rock Victim in Rabid del 1996
  • i Kommunity FK in Goth Oddity del 1999
  • i Danger in .2 Contamination del 2008

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Moonage Daydream 1, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  2. ^ Moonage Daydream 2, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  3. ^ Moonage Daydream (libro), xoomer.virgilio.it. URL consultato il 12 maggio 2009.
  4. ^ Ken Scott su Moonage Daydream, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  5. ^ Moonage Daydream 3, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  6. ^ Moonage Daydream 4, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  7. ^ Bonus track 1990, www.illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 12 maggio 2009.
  8. ^ BRIT Awards 1996, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 12 maggio 2009.
  9. ^ GQ Men of the Year 1997, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 12 maggio 2009.
  10. ^ Hallo Spaceboy, www.illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 12 maggio 2009.
  11. ^ Cover Smashing Pumpkins, www.pumpkins.it. URL consultato il 12 maggio 2009.
  12. ^ Cover The White Stripes, www.youtube.com. URL consultato il 9 aprile 2009.
  13. ^ Cover The Killers, www.youtube.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  14. ^ Mick Ronson su Hang On to Yourself, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  15. ^ Glenn Matlock su Hang On to Yourself, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  16. ^ Bootleg Freddi & The Dreamer, www.algonet.se. URL consultato il 12 maggio 2009.
  17. ^ David Bowie & Gene Vincent, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  18. ^ Man in the Middle, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  19. ^ 45 giri Hang On to Yourself, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  20. ^ 45 giri italiano Hang On to Yourself, www.velvetgoldmine.it. URL consultato il 12 maggio 2009.
  21. ^ Ziggy Stardust Tour, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  22. ^ A Reality Tour, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 12 maggio 2009.
  23. ^ A Reality Tour 2, www.5years.com. URL consultato il 12 maggio 2009.
  24. ^ Young Music Show 1978, xoomer.virgilio.it. URL consultato il 12 maggio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicholas Pegg, David Bowie - L'Enciclopedia, Roma, Arcana, 2002.
  • Roy Carr Charles Shaar Murray, Bowie: An Illustrated Record, Eel Publishing, 1981.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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