Tin Machine

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Tin Machine
Paese d'origine Regno Unito Regno Unito
Genere Hard rock
Periodo di attività 1988-1992
Album pubblicati 3
Studio 2
Live 1

I Tin Machine erano un complesso di hard rock formatosi nel 1988, famoso per essere guidato dal cantante David Bowie.

Il gruppo ha registrato due studio album prima di sciogliersi nel 1992, quando Bowie è tornato alla sua carriera solista. Il gruppo è stato di solito criticato, ricevendo spesso recensioni critiche e sarcastiche.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L’album di Bowie Never Let Me Down e la successiva tournée, il Glass Spider Tour, erano stati attaccati aspramente dalla critica, ed il cantante era consapevole della sua progressiva diminuzione di popolarità. Ansioso di tornare a creare musica più per se stesso che per il pubblico tradizionale che si era conquistato con l’album Let’s dance, Bowie cominciò a collaborare nel 1988 su nuove proposte musicali con Reeves Gabrels (che spinse il cantante a riscoprire il suo lato sperimentale) e col multi-strumentista Erdal Kizilcay.

I primi frutti di questo sforzo si ebbero con una nuova versione della canzone del 1979 Look Back in Anger di Bowie, suonata al concerto di beneficenza Intruders at the Palace il 1 luglio 1988. Poi cominciarono a progettare un album tematico basato sull’opera in versi East di Steven Berkoff, da pubblicare come album solista di Bowie, ma questa idea venne scartata.
Bowie e Gabrels cominciarono a lavorare col produttore Tim Palmer su nuove idee. Bowie scritturò in seguito i fratelli Hunt e Tony Sales, figli dell’attore comico Soupy Sales, che dovevano costituire la sezione ritmica. Bowie aveva lavorato con loro nell'album Lust for Life di Iggy Pop e in quel periodo si imbatté in loro ad una festa a Los Angeles.

Lavorando a Nassau, i fratelli Sales indirizzarono la tonalità delle sessioni dall’art-rock verso l’hard-rock, mentre Bowie per riaccendere l’ispirazione guardava uno dei suoi gruppi favoriti dell’epoca, The Pixies. I fratelli Sales impedivano a Bowie una maggiore spontaneità, registrando varie canzoni tutte insieme e lasciandone i testi poco elaborati, dando così alla band una vaga parvenza di punk rock, simile a quello dei Pixies.

Il gruppo scelse il nome Tin Machine riprendendolo da una delle canzoni che avevano scritto (più tardi Gabrels avrebbe riconosciuto ai fratelli Sales il merito della scelta). La costituzione del gruppo concesse a Bowie una buona dose di anonimato, più che necessario considerando la sua ininterrotta attività negli anni ottanta, e lui fu felice di lasciare al resto del gruppo (in particolare a Hunt Sales) le luci della ribalta durante le interviste.

Il primo album della band, pubblicato nel maggio 1989 e intitolato appunto Tin Machine, ricevette recensioni diversificate ma generalmente positive, guadagnandosi paragoni favorevoli coi tre più recenti album solisti di Bowie. Tuttavia, molti critici furono sprezzanti dell'ultimo tentativo di Bowie di reinventarsi camuffandosi come un membro della band. Da un punto di vista commerciale l'album ebbe un buon successo iniziale, raggiungendo la terza posizione nelle classifiche del Regno Unito, ma poi le vendite diminuirono rapidamente. Il gruppo intraprese una tournée (il Tin Machine Tour) in località minori tra il 14 giugno e il 3 luglio 1989, prima di dedicarsi a nuove sessioni di incisione a Sydney, in Australia. Durante queste sessioni i Tin Machine contribuirono ad una compilation di musica surf, un album chiamato Beyond the Beach, con una nuova canzone strumentale intitolata Needles on the Beach.

Il gruppo si prese una pausa mentre si svolgeva una tournée solista di Bowie, il Sound+Vision Tour. Nel dicembre 1990 Bowie si divise dalla casa discografica EMI. Le due parti in causa affermarono che la separazione era stata consensuale, anche se si ritiene che la EMI si rifiutò di pubblicare un altro album dei Tin Machine in un tentativo esasperato di assicurarsi un altro album simile a Let’s dance. Nel marzo 1991 il gruppo si legò alla Victory Music, una nuova etichetta lanciata da JVC e distribuita in tutto il mondo da London Records e PolyGram, e registrò altro materiale inedito. Questo venne messo insieme alle tracce ricavate dalle sessioni svoltesi a Sydney per creare l'album Tin Machine II.

Stavolta il successo commerciale fu ancora più fugace, e Bowie si era già stancato di ritrovarsi vincolato dal progetto del gruppo. Dal 5 ottobre 1991 al 17 febbraio 1992 il gruppo intraprese una prolungata tournée, nota come It’s my life tour. Ad essa si associò il chitarrista Eric Schermerhorn che avrebbe proseguito a suonare con l'amico di Bowie, Iggy Pop. Alcune tracce ricavate da questa tournée furono pubblicate nel luglio 1992 con l'album Tin Machine Live: Oy Vey, Baby. Poco dopo, Bowie ritornò a incidere da solo col singolo Real Cool World e la band si sciolse.

Bowie promise l’uscita di Tin Machine III o perlomeno di un cofanetto di materiale inedito a metà degli anni novanta, ma la sua carriera solista ebbe il sopravvento, rendendolo restio a spendere energie per un progetto ormai alle sue spalle. Lui continuò a lavorare con Gabrels, occupandosi di quattro album dopo i Tin Machine: Black Tie White Noise (Gabrels contribuì solamente ad una traccia), 1.Outside, Earthling e 'hours...'.

Dopo l'ultimo album, Gabrels intuì che Bowie stava muovendosi verso tonalità più sommesse e delicate che lui non voleva condividere, e così le loro strade si divisero professionalmente. In alcune interviste lui ha anche manifestato il suo disappunto sui progetti retrospettivi che Bowie stava pianificando in quel frangente (l'album Toy così come il progetto Ziggy 2002) e che giocarono un ruolo di rilievo nella sua separazione da Bowie.

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Gli strumenti qui elencati sono soltanto quelli principali. Per una lista completa di "Chi" suona "Cosa" si rimanda alle singole voci degli album.

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Studio album[modifica | modifica sorgente]

Live album[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Nicholas Pegg, The complete David Bowie, Reynolds & Hearn limited, 2004, ISBN 1903111730
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