Rule, Britannia!

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La bandiera del Regno Unito.

Rule, Britannia! è un canto patriottico britannico. Trae le sue origini dal poema Rule, Britannia composto da James Thomson[1]; venne musicato da Thomas Arne nel 1740. Dopo, o quasi al pari, del God Save the Queen è considerata la marcia più famosa del Regno Unito probabilmente è anche una delle marce più famose di tutto tutto il mondo, divenuta in voga soprattutto nel XIX secolo rappresentò per più di un secolo l'imperialismo britannico nel mondo. Anche oggi è universalmente abbinata alla Gran Bretagna e spesso nel film viene inserita quando ci si sposta nel Regno Unito o quando ci sono come protagonisti dei britannici, è il caso ad esempio de il giro del mondo in 80 giorni del 1956 con David Niven. Ufficialmente è una delle marce della Royal Navy, ma essendo ormai "nazionale" viene comunque eseguita dalle bande militari dei reggimenti terrestri e aeronautici di tutto il Regno Unito. Il canto chiude ogni anno insieme con l'inno nazionale l'ultima notte dei Proms a Londra.

Musica (Incisione del 1914 su cilindro fonografico Edison)[modifica | modifica sorgente]

Testo[modifica | modifica sorgente]

1

When Britain first, at Heaven's command
Arose from out the azure main;
This was the charter of the land,
And guardian angels sang this strain:
"Rule, Britannia! rule the waves:
"Britons never will be slaves."
La prima pagina della musica di Rule Britannia in un'edizione del 1890 circa

2

The nations, not so blest as thee,
Must, in their turns, to tyrants fall;
While thou shalt flourish great and free,
The dread and envy of them all.
"Rule, Britannia! rule the waves:
"Britons never will be slaves."

3

Still more majestic shalt thou rise,
More dreadful, from each foreign stroke;
As the loud blast that tears the skies,
Serves but to root thy native oak.
"Rule, Britannia! rule the waves:
"Britons never will be slaves."

4

Thee haughty tyrants ne'er shall tame:
All their attempts to bend thee down,
Will but arouse thy generous flame;
But work their woe, and thy renown.
La seconda pagina
"Rule, Britannia! rule the waves:
"Britons never will be slaves."

5

To thee belongs the rural reign;
Thy cities shall with commerce shine:
All thine shall be the subject main,
And every shore it circles thine.
"Rule, Britannia! rule the waves:
"Britons never will be slaves."

6

The Muses, still with freedom found,
Shall to thy happy coast repair;
Blest Isle! With matchless beauty crown'd,
And manly hearts to guard the fair.
"Rule, Britannia! rule the waves:
"Britons never will be slaves."

Traduzione[modifica | modifica sorgente]

(1)

Quando in principio, al comando del Cielo
la Britannia sorse dall'azzurro oceano,
questa fu la creazione del paese,
e gli angeli custodi cantarono questa melodia:

"Domina Britannia, domina le onde!
I Britanni non saranno mai schiavi."

(2)

Le nazioni, non così benedette come Te,
devono, una alla volta, soccombere ai tiranni,
mentre Tu prospererai grande e libera,
temuta ed invidiata da tutte loro.

"Domina Britannia, domina le onde!
I Britanni non saranno mai schiavi."

(3)

Ancora più maestosa e più terribile Ti ergerai,
dopo ogni aggressione straniera;
come il fragoroso colpo di vento che lacera i cieli,
ma serve a far radicare le tue querce native.

"Domina Britannia, domina le onde!
I Britanni non saranno mai schiavi."

(4)

Gli arroganti tiranni non ti sottometteranno,
tutti i loro tentativi di piegarti
desteranno il tuo nobile splendore,
causeranno solamente la loro sventura e il tuo successo.

"Domina Britannia, domina le onde!
I Britanni non saranno mai schiavi."

(5)

A Te appartiene il regno rurale;
le Tue città prospereranno con il commercio:
tutte saranno dipendenti dal mare,
ed ogni Tua terra che esso racchiude.

"Domina Britannia, domina le onde!
I Britanni non saranno mai schiavi."

(6)

Le Muse, ancora con ritrovata libertà,
ripareranno sulla tua costa felice.
Isola benedetta! Coronata con impareggiabile bellezza,
e con cuori risoluti a difendere ciò che è bello.

"Domina Britannia, domina le onde!
I Britanni non saranno mai schiavi."

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ferguson, op. cit., p. 76

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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