Partito Socialdemocratico di Germania

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Partito Socialdemocratico di Germania
(DE) Sozialdemokratische Partei Deutschlands
SPD logo.svg
Presidente Martin Schulz
Segretario Katarina Barley
Vicepresidente Hannelore Kraft,
Klaus Wowereit,
Manuela Schwesig,
Olaf Scholz,
Aydan Özoğuz
Stato Germania Germania
Sede Willy Brandt-Haus D-10911, Berlino
Fondazione 1863
Ideologia Socialdemocrazia,
Terza via
Collocazione Centro-sinistra
Partito europeo Partito del Socialismo Europeo
Gruppo parlamentare europeo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici
Affiliazione internazionale Internazionale Socialista
Alleanza Progressista
Seggi Bundestag
193 / 630
Seggi Parlamento europeo
27 / 96
Seggi Parlamenti dei Land
548 / 1855
Seggi /Numero di Governatori
9 / 16
Organizzazione giovanile Jusos
Iscritti 445.534 (2015)
Sito web

Il Partito Socialdemocratico di Germania o Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD, in tedesco: Sozialdemokratische Partei Deutschlands) è uno dei due maggiori partiti politici tedeschi.

L'SPD è il più antico partito politico della Germania ancora esistente e anche uno tra i più vecchi e più grandi del mondo, che ha celebrato il suo 150º anniversario nel 2013. Con più di 550.000 membri, l'SPD è il partito più grande (per numero di iscritti) in Germania. Radicato nel mondo sindacale e dei lavoratori, è considerato il partito che meglio ha incarnato nella storia l'identità socialista democratica ed è membro dell'Internazionale Socialista.

Sotto la leadership di Gerhard Schröder (personaggio della "destra" del partito) tuttavia, l'SPD ha adottato anche alcuni principi della tradizione liberal-democratica. Con il leader Kurt Beck si è registrato un ritorno verso una più definita identità socialdemocratica. Il leader attuale è Martin Schulz, che è anche il candidato cancelliere del partito per le elezioni federali del 2017.[1] Il movimento giovanile dell'SPD è lo Jusos.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nella iconografia della SPD vengono rappresentati i 5 padri della Socialdemocrazia Tedesca: August Bebel, Carl Wilhelm Tölcke, Karl Marx, Ferdinand Lassalle e Wilhelm Liebknecht.

Ferdinand Lassalle nel 1863 aveva fondato la Associazione Generale degli Operai Tedeschi (ADAV, in tedesco: Allgemeiner Deutscher Arbeiterverein) per chiedere il suffragio universale diretto come premessa per ottenere le altre riforme sociali: la legislazione del lavoro e, soprattutto, la costituzione di cooperative di produzione sostenute dallo Stato. Bismarck appoggiò questo programma moderato e concesse il suffragio universale nel 1866, mentre Marx lo accusò di essere un "socialismo di stato"[2][3].

August Bebel e Wilhelm Liebknecht avevano fondato nel 1869 il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori (SAD, in tedesco: Sozialdemokratische Arbeiterpartei Deutschlands), di ispirazione marxista[2].

In occasione dal Congresso di Gotha (22 - 27 maggio 1875), l'Associazione Generale degli Operai Tedeschi e il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori si unirono per costituire il Partito Socialista dei Lavoratori (SAP, in tedesco: Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands)[2]. Il nuovo partito si diede un programma "minimalista", il Programma di Gotha, giudicato da Marx troppo "lassalliano" nella Critica del programma di Gotha.

L'anno successivo Liebknecht fondò il settimanale di informazione Vorwärts. Alle elezioni federali del 1877 il partito, presentatosi la prima volta, raccolse il 9% dei voti.

Per reazione, nel 1879 il governo di Bismarck emanò le leggi antisocialiste, che misero fuori legge il Partito. La clandestinità, lungi dal distruggere la SPD, la abituò a quella disciplina che la contraddistinguerà successivamente[2].

Nel 1890, cadute le leggi antisocialiste, il partito venne rifondato al Congresso di Erfurt: in tale occasione assunse l'attuale denominazione di SPD, e si diede un programma spiccatamente marxista, il Programma di Erfurt, redatto dal teorico del partito Karl Kautsky[2]. Promotori della nascita di questo partito, che si può considerare una delle più antiche organizzazioni politiche europee d'impostazione socialista agenti nell'ambito della legalità, furono anche il segretario August Bebel e il direttore del giornale di partito Wilhelm Liebknecht.

Nello stesso 1890 vennero ricostituiti i sindacati, i "Liberi sindacati socialisti"[2]. La vicinanza del partito ai sindacati fece crescere il movimento fino al raggiungimento della maggioranza relativa al Reichstag divenendo un modello per i socialisti europei fino allo scoppio della Prima guerra mondiale.

Negli ultimi anni dell'Ottocento si definirono le correnti interne al partito. Da un lato si delineò l'ala revisionista, il cui esponente più celebre fu Eduard Bernstein. Costui costatava un miglioramento delle condizioni dei lavoratori e un aumento del numero di operai specializzati, fenomeni contrari a quanto pronosticato da Marx. Riteneva perciò che il capitalismo non sarebbe crollato, ma che le condizioni dei lavoratori sarebbero migliorate all'interno di tale sistema, per effetto di un'attività politica e sindacale riformista[2].

A sinistra si delineò invece l'ala radicale e rivoluzionaria di Rosa Luxembourg, Georg Ledebour[2], Leo Jogiches, Julian Marchlewski, i quali ritenevano inevitabile la rivoluzione per abbattere il capitalismo. L'ideologo del centro, infine, era Kautsky, il quale sosteneva che il capitalismo era in crisi e pertanto sarebbe crollato da solo senza bisogno di una rivoluzione.

Le divergenze tra le diverse correnti del Partito scoppiarono in occasione della Prima Guerra mondiale. I deputati socialdemocratici al Reichstag, eccetto Karl Liebknecht, votarono a favore dei crediti di guerra[2] in omaggio alla politica della Burgfrieden. L'ala sinistra, invece, partecipò alla Conferenza di Zimmerwald con gli altri partiti socialisti pacifisti.

Dopo la fine della guerra e in seguito alla rivoluzione russa si ebbe la scissione definitiva e l'ala sinistra si separò, dando vita al Partito Comunista Tedesco.

Negli anni di Weimar la SPD mantenne posizioni moderate e fu spesso al governo nella Coalizione di Weimar. Tuttavia, il Programma di Heidelberg del 1925 rimaneva improntato al marxismo.

Sciolto nel 1933 dal regime nazista, il partito si ricostituì nel 1946. Nel Congresso di Bad Godesberg (1959), decisivo fu l'apporto di Herbert Wehner, abbandonò il marxismo, adottando il Programma di Godesberg, di tipo socialdemocratico, che rimase in vigore fino al 1989 quando fu sostituito dal Programma di Berlino.

Tra 1966 e 1969 partecipò al governo della "grande coalizione" (Große Koalition) con l'Unione Cristiano Democratica e l'Unione Cristiano Sociale. Nel 1969 la SPD assunse la guida del governo (con Willy Brandt e nel 1974 con Helmut Schmidt), conservata poi, in alleanza con i liberali, fino al 1982, accentuando i propri tratti riformistici. Rimasta all'opposizione per sedici anni, solo nel 1998 riuscì a riprendere la guida del governo, alla testa di una coalizione con i Verdi e presentando come candidato alla cancelleria il moderato Gerhard Schröder, fautore di una politica di "nuovo centro" (Neue Mitte).

Nel 2005, dopo le cocenti sconfitte del partito nelle elezioni regionali, Schröder decide di rompere l'alleanza con i Verdi e chiede al presidente federale di scogliere il Bundestag per indire nuove elezioni, un anno in anticipo rispetto alla scadenza naturale. Le elezioni del 18 settembre dello stesso anno vedono un sostanziale pareggio tra i socialdemocratici e i democristiani e l'impossibilità di formare una coalizione, tra partiti omogenei. L'alleanza rosso/verde (SPD-Verdi) e la coalizione cristiano democratici/liberali, non hanno numeri sufficienti. A ciò si aggiunge che una possibile alleanza tra l'SPD ed il nuovo Partito della Sinistra.PDS - formato principalmente dai neo-comunisti dell'est, molti ex membri del SED - è rifiutata categoricamente da Schröder.

Si arriva infine per la seconda volta nella storia tedesca, ad un governo di "grande coalizione", presieduto dalla candidata cristiano-democratica Angela Merkel, con un numero di ministri pari tra socialdemocratici e democristiani. Le conseguenze però non sono positive per il partito, che alle elezioni politiche del 2009 ottiene solo il 23.5% dei voti, peggior risultato nel secondo dopoguerra.

Personalità importanti[modifica | modifica wikitesto]

Presidenti del partito dal dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Willy Brandt, primo cancelliere SPD del dopoguerra
Martin Schulz, attuale presidente dell'SPD

Presidenti tedeschi[modifica | modifica wikitesto]

Cancellieri[modifica | modifica wikitesto]

Risultati elettorali dalla fondazione al 1933[modifica | modifica wikitesto]

Impero Tedesco[modifica | modifica wikitesto]

Anno Voti % +/- Seggi +/- Status
1871[4] 124.000 3,2 (8.º)
2 / 382
Opposizione
1874[4] 352.000 6,8 (6.º) Green Arrow Up.svg 3,4
9 / 397
Green Arrow Up.svg 7 Opposizione
1877[5] 493.300 9,1 (4.º) Green Arrow Up.svg 2,3
12 / 397
Green Arrow Up.svg 3 Opposizione
1878[5] 437.100 7,6 (5.º) Red Arrow Down.svg 1,5
9 / 397
Red Arrow Down.svg 3 Opposizione
1881[5] 312.000 6,1 (7.º) Red Arrow Down.svg 1,5
12 / 397
Green Arrow Up.svg 3 Opposizione
1884[5] 550.000 9,7 (7.º) Green Arrow Up.svg 3,6
24 / 397
Green Arrow Up.svg 12 Opposizione
1887[5] 763.100 10,1 (5.º) Green Arrow Up.svg 0,4
11 / 397
Red Arrow Down.svg 13 Opposizione
1890 1.427.300 19,7 (1.º) Green Arrow Up.svg 9,6
35 / 397
Green Arrow Up.svg 24 Opposizione
1893 1.786.700 23,3 (1.º) Green Arrow Up.svg 3,6
44 / 397
Green Arrow Up.svg 9 Opposizione
1898 2.107.100 27,2 (1.º) Green Arrow Up.svg 3,9
56 / 397
Green Arrow Up.svg 12 Opposizione
1903 3.010.800 31,7 (1.º) Green Arrow Up.svg 4,5
81 / 397
Green Arrow Up.svg 25 Opposizione
1907 3.259.000 28,9 (1.º) Red Arrow Down.svg 2,8
43 / 397
Red Arrow Down.svg 38 Opposizione
1912 4.250.400 34,8 (1.º) Green Arrow Up.svg 5,9
110 / 397
Green Arrow Up.svg 67 Opposizione

Repubblica di Weimar[modifica | modifica wikitesto]

Anno Voti % +/- Seggi +/- Status
1919 11.509.048 37,9 (1.º) Green Arrow Up.svg 3,1
165 / 423
Green Arrow Up.svg 55 Governo
1920 6.104.398 21,7 (1.º) Red Arrow Down.svg 16,2
102 / 459
Red Arrow Down.svg 61 Governo
Maggio 1924 6.008.905 20,5 (1.º) Red Arrow Down.svg 1,2
100 / 472
Red Arrow Down.svg 2 Opposizione
Dicembre 1924 7.881.041 26,0 (1.º) Green Arrow Up.svg 5,5
131 / 493
Green Arrow Up.svg 31 Opposizione
1928 9.152.979 29,8 (1.º) Green Arrow Up.svg 3,8
153 / 491
Green Arrow Up.svg 22 Governo
1930 8.575.244 24,5 (1.º) Red Arrow Down.svg 5,3
143 / 577
Red Arrow Down.svg 10 Opposizione
Luglio 1932 7.959.712 21,9 (2.º) Red Arrow Down.svg 2,9
133 / 608
Red Arrow Down.svg 10 Opposizione
Novembre 1932 7.251.690 20,4 (2.º) Red Arrow Down.svg 1,2
121 / 584
Red Arrow Down.svg 12 Opposizione
1933 7.516.243 18,3 (2.º) Red Arrow Down.svg 2,1
120 / 647
Red Arrow Down.svg 1 Opposizione

Risultati elettorali dal dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Elezioni legislative[modifica | modifica wikitesto]

Anno Circoscrizione Proporzionale Seggi +/- Status
Voti % +/- Voti % +/-
1949 6 934 975 29,2 (1.º)
131 / 402
Opposizione
1953 8 131 257 29,5 (2.º) 7 944 943 28,8 (2.º) Red Arrow Down.svg0,4
162 / 509
Green Arrow Up.svg31 Opposizione
1957 9 651 669 32,0 (2.º) Green Arrow Up.svg2,5 9 495 571 31,8 (2.º) Green Arrow Up.svg3,0
181 / 519
Green Arrow Up.svg19 Opposizione
1961 11 672 057 36,5 (1.º) Green Arrow Up.svg4,5 11 427 355 36,2 (1.º) Green Arrow Up.svg4,4
203 / 521
Green Arrow Up.svg21 Opposizione
1965 12 998 474 40,1 (1.º) Green Arrow Up.svg3,6 12 813 186 39,3 (1.º) Green Arrow Up.svg3,1
217 / 518
Green Arrow Up.svg14 Governo
1969 14 402 374 44,0 (1.º) Green Arrow Up.svg3,9 14 065 716 42,7 (1.º) Green Arrow Up.svg3,4
237 / 518
Green Arrow Up.svg20 Governo
1972 18 228 239 48,9 (1.º) Green Arrow Up.svg4,9 17 175 169 45,8 (1.º) Green Arrow Up.svg3,1
242 / 518
Green Arrow Up.svg5 Governo
1976 16 471 321 43,7 (1.º) Red Arrow Down.svg5,2 16 099 019 42,6 (1.º) Red Arrow Down.svg3,2
224 / 518
Red Arrow Down.svg18 Governo
1980 16 808 861 44,5 (1.º) Green Arrow Up.svg0,8 16 260 677 42,9 (1.º) Green Arrow Up.svg0,3
228 / 519
Green Arrow Up.svg4 Governo
1983 15 686 033 40,4 (2.º) Red Arrow Down.svg4,1 14 865 807 38,2 (1.º) Red Arrow Down.svg4,7
202 / 520
Red Arrow Down.svg26 Opposizione
1987 14 787 953 39,2 (1.º) Red Arrow Down.svg1,2 14 025 763 37,0 (1.º) Red Arrow Down.svg1,2
193 / 519
Red Arrow Down.svg9 Opposizione
1990 16 279 980 35,2 (2.º) Red Arrow Down.svg4,0 15 545 366 33,5 (2.º) Red Arrow Down.svg3,5
239 / 662
Green Arrow Up.svg46 Opposizione
1994 17 966 813 38,3 (1.º) Green Arrow Up.svg3,1 17 140 354 36,4 (1.º) Green Arrow Up.svg2,9
252 / 672
Green Arrow Up.svg13 Opposizione
1998 21 535 893 43,8 (1.º) Green Arrow Up.svg5,5 20 181 269 40,9 (1.º) Green Arrow Up.svg4,5
298 / 669
Green Arrow Up.svg46 Governo
2002 20 059 967 41,9 (1.º) Red Arrow Down.svg1,9 18 488 668 38,5 (1.º) Red Arrow Down.svg2,4
251 / 603
Red Arrow Down.svg47 Governo
2005 18 129 100 38,4 (1.º) Red Arrow Down.svg3,5 16 194 665 34,2 (1.º) Red Arrow Down.svg4,3
222 / 614
Red Arrow Down.svg29 Governo
2009 12 079 758 27,9 (2.º) Red Arrow Down.svg10,5 9 990 488 23,0 (2.º) Red Arrow Down.svg11,2
146 / 622
Red Arrow Down.svg76 Opposizione
2013 12 843 458 29,4 (2.º) Green Arrow Up.svg1,5 11 252 215 25,7 (2.º) Green Arrow Up.svg2,7
193 / 631
Green Arrow Up.svg47 Governo

Elezioni europee[modifica | modifica wikitesto]

Anno Voti % +/- Seggi +/-
1979 11 370 035 40,8 (1.º)
35 / 81
1984 9 296 417 37,4 (2.º) Red Arrow Down.svg3,4
33 / 81
Red Arrow Down.svg2
1989 10 525 728 37,3 (1.º) Red Arrow Down.svg0,1
31 / 81
Red Arrow Down.svg2
1994 11 389 697 32,2 (1.º) Red Arrow Down.svg5,1
40 / 99
Green Arrow Up.svg9
1999 8 307 085 30,7 (2.º) Red Arrow Down.svg1,5
33 / 99
Red Arrow Down.svg7
2004 5 549 243 21,5 (2.º) Red Arrow Down.svg9,2
23 / 99
Red Arrow Down.svg10
2009 5 472 566 20,8 (2.º) Red Arrow Down.svg0,7
23 / 99
Straight Line Steady.svg
2014 8 003 628 27,3 (2.º) Green Arrow Up.svg6,5
27 / 96
Green Arrow Up.svg4


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Schulz eletto presidente dell'Spd con il 100% dei voti: "Per l'Europa serve una Germania forte e più equa", repubblica.it, 19 marzo 2017.
  2. ^ a b c d e f g h i Atlante storico, Milano, Garzanti, 1966, pag. 396
  3. ^ Francesco Traniello, Corso di Storia, Torino, S.E.I., 1984. Vol 3°, pag. 226
  4. ^ a b Partecipa come Partito Socialdemocratico dei Lavoratori (Sozialdemokratische Arbeiterpartei Deutschlands, SAD)
  5. ^ a b c d e Partecipa come Partito Socialista dei Lavoratori (Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands, SDAP)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN151021191 · LCCN: (ENn80067141 · ISNI: (EN0000 0001 2353 4548 · GND: (DE2022139-3 · BNF: (FRcb11867469p (data)