Partito di Unità Socialista di Germania

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Partito di Unità Socialista di Germania
(DE) Sozialistische Einheitspartei Deutschlands (SED)
Sozialistische Einheitspartei Deutschlands Logo.svg
Leader Wilhelm Pieck e Otto Grotewohl (1946-1950)
Walter Ulbricht (1950-1971)
Erich Honecker (1971-1989)
Egon Krenz (1989)
Gregor Gysi (1989)
Stato Germania Est Germania Est
Sede Berlino Est
Fondazione 21 aprile 1946
Dissoluzione 16 dicembre 1989
Ideologia Comunismo,
Marxismo-leninismo
Collocazione Estrema sinistra
Coalizione Fronte Nazionale
Affiliazione internazionale Cominform
Seggi massimi Camera del popolo
127 / 500
(1986)
Testata Neues Deutschland
Organizzazione giovanile Libera Gioventù Tedesca
Iscritti 2,260,979 iscritti (1989)

Il Partito di Unità Socialista di Germania (in tedesco: Sozialistische Einheitspartei Deutschlands - SED) è stato un partito politico tedesco-orientale, partito egemone al potere nella Repubblica Democratica Tedesca. Governò dal 1949, anno nel quale venne fondata la Repubblica, fino alle elezioni politiche del 1990 (le prime tenutesi secondo un sistema democratico di tipo occidentale).

La fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 1946, i Sovietici obbligarono i membri del Partito Socialdemocratico di Germania (SPD) e del Partito Comunista di Germania (KPD) attivi nella loro zona di occupazione a fondersi in un solo partito unico d'ispirazione marxista-leninista, mentre nella zona occidentale d'occupazione la SPD ed il KPD non venivano toccati da questa fusione. La SED venne così fondata, ricalcando l'organizzazione del Partito Comunista dell'Unione Sovietica[1][2]. La propaganda descrisse questa fusione come una scelta volontaria. Il comunista Wilhelm Pieck e il socialdemocratico Otto Grotewohl congiuntamente furono nominati primi dirigenti.

La SED nella DDR[modifica | modifica wikitesto]

Ultimi giorni: collasso della SED[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzioni del 1989.
Una tessera di un membro del SED.

Nel giorno del 40º anniversario della fondazione della DDR, il 7 ottobre 1989, fu rifondato illegalmente il vecchio Partito Socialista Democratico. Per tutto il restante mese di ottobre le proteste si diffusero per tutto il paese, inclusi Berlino Est e Lipsia. In uno speciale incontro del Politbüro del 18 ottobre, Honecker fu votato come segretario generale e fu sostituito da Egon Krenz, il leader numero due del partito. Krenz tentò di ritrarre se stesso come riformatore, ma pochi credettero in lui. Egli fu maggiormente detestato, come lo stesso Honecker, dalla stragrande maggioranza della popolazione che ricordava che, solamente quattro mesi prima, egli si era recato in Cina a ringraziare il regime per la repressione in piazza Tiananmen.[3] Krenz fece alcuni tentativi per adeguare la politica statale. Tuttavia, egli non poteva (o non voleva) soddisfare le crescenti richiesta del popolo per una maggiore libertà.

Uno dei tentativi del regime di arginare la marea divenne una campana a morto. Il 9 novembre, il Politbüro della SED elaborò nuove regolamentazioni di viaggio, permettendo a chiunque volesse visitare la Germania Ovest di attraversare i confini della Germania Est con un permesso ufficiale. Tuttavia, nessuno disse al portavoce non ufficiale e capo del partito di Berlino Est Günter Schabowski, che le regolamentazioni sarebbero entrate in vigore al pomeriggio seguente. Quando un giornalista domandò da quando le norme sarebbero entrate in vigore, Schabowski presupponendo che fossero già in vigore, rispose: "Per quanto ne so - con effetto immediato, senza ritardi.". Questo fu interpretato come una decisione di aprire il muro di Berlino. Migliaia di Berlinesi dell'Est si recarono al Muro, chiedendo di essere lasciati passare. Le guardie di confine, impreparati e decidendo non voler utilizzare la forza, li lasciarono transitare.

La caduta del muro di Berlino e la fine del partito[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 ottobre 1989 il segretario generale della SED Erich Honecker si dimise sotto la pressione delle proteste per i diritti civili e della base del partito stesso. Fu sostituito da Egon Krenz, il quale non riuscì ad arrestare l'ormai inevitabile collasso dello Stato e del partito. Il 9 novembre, sotto la segreteria di Krenz, iniziò lo smantellamento del muro di Berlino. Il 1º dicembre la Volkskammer (il parlamento della Germania Est) votò l'abrogazione della norma costituzionale che sanciva il ruolo guida della SED, mentre negli ultimi mesi del 1989 circa 900.000 membri lasciarono il partito.[4] L'intero Politburo del partito diede le dimissioni il 3 dicembre e i suoi membri furono espulsi dal comitato centrale, il quale a sua volta si dissolse, sostituito da un "gruppo di lavoro".[4]

In un congresso straordinario tenutosi l'8 e il 9 dicembre l'avvocato Gregor Gysi fu eletto nuovo leader, affiancato dai vicesegretari Hans Modrow e Wolfgang Berghofer.

In una seconda sessione straordinaria del congresso tenutasi il 16-17 dicembre 1989, i delegati decisero di non dissolvere il partito, ma di riformarlo: da un lato non si intendeva abiurare completamente l'esperienza della Repubblica Democratica Tedesca (RDT), dall'altro si ammettevano per la prima volta gli errori e i crimini commessi durante il precedente regime, rifiutando in particolare lo stalinismo. Sotto la guida di Gysi il partito attraversò un periodo di radicale riforma, decentralizzandosi e democratizzandosi al suo interno, per poi rinominarsi, il 4 febbraio 1990, Partito del Socialismo Democratico (PDS, in tedesco Partei des Demokratischen Sozialismus).

Segretari generali del partito[modifica | modifica wikitesto]

La SED fu fondata nel 1946 in seguito alla fusione, forzata dall'Unione Sovietica, fra i comunisti del KPD di Wilhelm Pieck e i socialisti dell'SPD di Otto Grotewohl. I due uomini politici divennero per statuto i due co-presidenti del partito, per assurgere poi rispettivamente alla carica di Presidente della Repubblica e di Primo Ministro alla fondazione della RDT il 7 ottobre 1949. Con Pieck e Grotewohl impegnati negli incarichi istituzionali, per guidare il partito venne istituita la carica di Segretario Generale del Comitato Centrale (Erster Sekretär des Zentralkomitees, o Generalsekretär des ZK). Costruendo il nuovo Stato intorno alla SED, il suo Segretario divenne il detentore dell'effettivo potere politico supremo, mentre la carica di presidente del partito fu abolita nel 1954. A confermare anche a livello legale l'assoluto predominio del Segretario, gli fu sempre riservata la presidenza del Consiglio Nazionale della Difesa.

Ritratto Nome
(Nascita-Morte)
Inizio incarico Fine incarico
Co-presidenti del Partito di Unità Socialista di Germania
Vorsitzende der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands
Fotothek df roe-neg 0002793 004 Portrait Wilhelm Piecks im Publikum der Bachfeier.jpg Wilhelm Pieck
(1876–1960)
22 aprile 1946 25 luglio 1950
Bundesarchiv Bild 183-19204-3150, Otto Grotewohl.jpg Otto Grotewohl
(1894–1964)
Primo Segretario del Comitato Centrale
(Segretario Generale del Comitato Centrale 1950–1953)
Erster Sekretär/Generalsekretär des Zentralkommitees
1 Fotothek df pk 0000079 077.jpg Walter Ulbricht
(1893–1973)
25 luglio 1950 3 maggio 1971
Presidente (Onorario) del Comitato Centrale
Vorsitzender des Zentralkommitees
Bundesarchiv Bild 183-J1231-1002-002 Walter Ulbricht, Neujahrsansprache.jpg Walter Ulbricht
(1893–1973)
3 maggio 1971 1º agosto 1973[5]
Segretario Generale del Comitato Centrale
(Primo Segretario del Comitato Centrale 1971–1976)
Generalsekretär/Erster Sekretär des Zentralkommitees
2 Bundesarchiv Bild 183-R1220-401, Erich Honecker.jpg Erich Honecker
(1912–1994)
3 maggio 1971 18 ottobre 1989[6]
3 Bundesarchiv Bild 183-1984-0704-400, Egon Krenz.jpg Egon Krenz
(1937-)
18 ottobre 1989 3 dicembre 1989[7]
Presidente del Partito di Unità Socialista di Germania
Vorsitzender der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands
Bundesarchiv Bild 183-1989-1104-042, Berlin, Demonstration, Rede Gregor Gysi.jpg Gregor Gysi
(1948–)
3 dicembre 1989 17 dicembre 1989

Per traghettare la SED dopo lo scioglimento del Comitato Centrale fu nominato Gregor Gysi come presidente del partito, ma costui diede le dimissioni già il 17 dicembre, avviando una gestione transitoria sfociata nella trasformazione del partito nella PDS il 4 febbraio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Heinrich August Winkler, Histoire de l’Allemagne, XIX -XX siècle. Le long chemin vers l’Occident, Fayard, 2005, ISBN 2-213-62443-7., p. 571
  2. ^ Gilbert Badia (a cura di), L’histoire de l’Allemagne contemporaine, tomo 2, Messidor - Éditions sociales, 1987
  3. ^ Victor Sebetsyen, Revolution 1989: The Fall of the Soviet Empire, New York City, Pantheon Books, 2009, ISBN 0-375-42532-2.
  4. ^ a b (EN) Dan Hough, Michael Koß; Jonathan Olsen, The Left Party in Contemporary German Politics, Palgrave Macmillan, 2007, pp.14-17, ISBN 0-230-01907-2.
  5. ^ Data della morte
  6. ^ Dimesso nell'ambito degli eventi che porteranno alla caduta del Muro di Berlino
  7. ^ Si dimette, il Comitato Centrale viene soppresso

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN140268441 · LCCN: (ENn79081417 · GND: (DE2022204-X · BNF: (FRcb11869029t (data)