Partito comunista

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Un partito comunista è un partito politico che fonda la propria attività sul metodo dell'analisi marxista-leninista, pure detto materialismo dialettico, e sul perseguimento, sulla base di detto metodo, della società comunista, intesa in senso lato.

Le vicende legate al termine "comunismo" riflettono il pensiero di diversi filosofi e la pratica di alcuni movimenti (a partire dal principio della comunione dei beni in età antica fino a L'Utopia di Tommaso Moro, 1516, e La città del sole di Campanella, 1602), precoci anticipatori, così come di altri collettivamente definiti socialisti come Pierre-Joseph Proudhon. Per tutto il XIX secolo le parole socialismo e comunismo sarebbero state interscambiabili.

La distinzione, peraltro anche terminologicamente autodefinita dal massimo esponente di una delle due "correnti", Karl Marx, e quindi valida dal Manifesto comunista del 1848, tra un socialismo utopico soprattutto francese (Henri de Saint-Simon, Charles Fourier) e inglese (Robert Owen) e il socialismo scientifico di Karl Marx e Friedrich Engels, in realtà poi scindibili, secondo analisi non marxiste del comunismo, in molti più movimenti e interpretazioni, spesso piuttosto contrapposti nella pratica politica, non è universalmente riconosciuta dall'analisi non marxista. I movimenti libertari come il socialismo libertario, l'anarco-comunismo e simili idee e moti di matrice anarchica sono esempi di modalità per perseguire il comunismo prescindendo o superando l'analisi marxista, che dalla seconda metà del XIX secolo si vennero a creare in molte parti del mondo, in genere a partire dall'Europa.

Origini e contrapposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Con la sistemazione di una teoria politica scientifica, col definitivo superamento della fase utopistica, in età moderna, insieme all'emergere di condizioni storiche rivoluzionarie rispetto al passato, vediamo l'affermarsi di una prassi politica avente come fine obbiettivi concreti, unitamente all'uscita del Manifesto del Partito Comunista redatto da Marx ed Engels, 1848, e l'emergere di un movimento storico consapevole.

Socialismo anarchico e socialismo marxista[modifica | modifica wikitesto]

In seno al movimento internazionale dei lavoratori, intanto, le prime forti contrapposizioni si vedono nascere nella seconda metà del 1800 tra comunismo anarchico e comunismo marxista, nell'ambito della Prima Internazionale. La scissione dei comunisti anarchici, ed il loro incamminarsi su una diversa prospettiva politica porterà alla nascita della Seconda internazionale, questa di ispirazione prevalentemente marxista. La fine della Comune di Parigi nel 1871, i sempre più frequenti scontri ideologici tra Karl Marx e Michail Bakunin, separeranno nel 1873 le due principali vie per perseguire il comunismo.

L'analisi del modo di produzione capitalistico, dei rapporti di classe portava quello che nell'analisi marxista vien definito movimento reale a postulare come unica via possibile la presa del potere e la trasformazione rivoluzionaria della società operata da quello che Amadeo Bordiga definisce l' "organo rivoluzionario", cioè il Partito comunista - o l'intellettuale collettivo nella visione gradualistico-riformista di Antonio Gramsci. Tutti i mezzi di produzione sarebbero dovuti essere socializzati e posti sotto il controllo dei lavoratori.

Al metodo e all'analisi di Marx fecero quindi riferimento le organizzazioni e i partiti della Seconda Internazionale che pure si definirono socialisti. Questi ultimi senza rappresentare le istanze storiche comuniste, lottarono per uno sviluppo in senso esclusivamente democratico dei paesi in cui operavano, determinando un miglioramento delle condizioni di vita dei ceti proletari.

Socialismo e comunismo di matrice marxista[modifica | modifica wikitesto]

La contrapposizione tra socialisti e comunisti invece nasce a partire dal 1903, quando Lenin cominciò ad organizzare la frazione bolscevica del Partito operaio socialdemocratico russo. Questa frazione nel novembre del 1917 contribuì alla fine definitiva del regime zarista, divenendo portatrice delle istanze operaie e contadine nonché avanguardia della rivoluzione comunista avente per mezzo i soviet (consiglio), cioè i consigli operai e contadini. Le vicende successive, che videro l'insorgere di una sanguinosa guerra civile e l'affermarsi di un processo di industrializzazione dagli immani costi umani e sociali, preparavano però le premesse, seppure non necessarie, per una svolta tragica nella storia della grande rivoluzione del '17.

Partiti comunisti di ispirazione sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Mentre in Unione Sovietica il Partito comunista (PCUS) finì saldamente concentrato nelle mani di Stalin, in Occidente, anche su sollecitazione della diplomazia sovietica, tutta una serie di Partiti comunisti riuniti nella Terza Internazionale avviava un processo di "bolscevizzazione", di subordinazione alle politiche dello stato sovietico. Nel secondo dopoguerra mondiale, calata la cortina di ferro, i partiti comunisti dell'Europa orientale furono sempre più accentrati nell'orbita imperialistica dell'URSS e ne esercitarono il potere in funzione vicaria, mentre quelli occidentali, soprattutto a partire dagli anni cinquanta-sessanta, si resero protagonisti delle grandi lotte sociali unitamente allo sviluppo di posizioni sempre più autonome (come Enrico Berlinguer con l'eurocomunismo).

Nei paesi del Terzo Mondo i partiti comunisti erano l'espressione della lotta anti-colonialista (uno per tutti il Vietnam) o, come strumento di secondi fini, è il caso della Cina, mezzo per il superamento del ritardo nel processo di modernizzazione e industrializzazione. In Occidente, invece, la sempre maggiore reticenza nell'elaborazione teorica e la mancata, netta denuncia delle violenze, nonché della negazione di quel progetto umano e politico all'interno dei paesi del blocco socialista, portarono ad un progressivo distacco dei partiti comunisti, sempre più involventi in classi dirigenti autonome, dalla realtà di chi avrebbe dovuto limitarsi ad essere rappresentato nei parlamenti, all'interno dell'alternanza democratica di governo. Vietnam, Corea del Nord, Cina, Cuba, Laos sono i paesi in cui è attualmente alla guida il Partito comunista, oggi perlopiù determinato nella realizzazione di prospettive nazionali di sviluppo.

Oggi in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il Partito Comunista si costituisce col Congresso del 17/18/19 Gennaio del 2014 a Roma da Comunisti Sinistra Popolare. CSP nasce nel Giugno 2009 con l’espulsione di Marco Rizzo dal Pdci e con l’immediata costituzione di un gruppo organizzato di compagni. Le origini ideologiche e politiche sono quelle che fanno riferimento all’area politica del leggendario organizzatore del PCI nella Resistenza, Pietro Secchia e poi ancora alla storia di Interstampa, dei Centri Culturali Marxisti e della cosiddetta corrente filosovietica del PCI del controverso Armando Cossutta che, nel complesso incontro/scontro con quei prestigiosi dirigenti “secchiani” (Alberganti, Vaia, Bera, Ricaldone, Cassinera ed altri) costituì negli anni ‘80 le fondamenta per tenere aperta la questione comunista in Italia (col tentativo poi fallito di Rifondazione e del Pdci). Alcuni compagni, tra cui Marco Rizzo e Dario Ortolano a Torino, Guido Ricci a Genova, iscritti in quel periodo al PCI rimanendo fortemente critici verso i “cedimenti ideologici ed anche concreti della linea del PCI” iniziarono a svolgere attività politica presso la rete dei Centri Culturali Marxisti , a partire da”Mondo Nuovo” di Torino, luogo di riunioni e seminari politici e culturali che riuniva membri del Partito Comunista Italiano ad altri esponenti provenienti dall’estrema sinistra. Quest’area costituì di fatto l’ossatura della battaglia di opposizione interna al PCI e quella preparatoria alla fondazione di Rifondazione Comunista.

Durante il primo periodo di vita di Rifondazione Comunista, quest’area mosse sempre battaglia contro i tanti processi di “eterodirezione” del PDS e dei DS nei confronti di questo tentativo di tenere aperta la questione comunista in Italia. Non è un caso infatti che Marco Rizzo fu al centro di quelle battaglie, dal ‘dimissionamento’ del primo segretario Sergio Garavini nel 1993 (che aveva acceso una forte polemica con Rizzo, allora segretario della federazione di Torino, reo di non avere fatto l’accordo unitario alle elezioni comunali dove però Rifondazione Comunista arrivò al 14.5% superando il Pds) allo scontro coi Comunisti Unitari di Magri e Castellina che, dopo aver votato nel 1995 per il Governo Dini, abbandonarono il partito e tutti gli incarichi di Direzione (Rizzo divenne in quell’occasione coordinatore della Segreteria Nazionale).

In quel periodo prese purtroppo corpo la metastasi politica di Bertinotti e la sua totale abiura della storia e tradizione comunista fino al 1998 dove, durante la rottura definitiva fra Cossutta e Bertinotti, quest’area politica, a cui si aggiungono Monica Perugini a Mantova, Franco Specchio a Napoli ed altri, partecipa alla nascita del Partito dei Comunisti Italiani. Secondo Marco Rizzo:«in quel caso il motivo scatenante fu la crisi del governo Prodi, ma per il sottoscritto e qualche altro compagno la “molla” è stata il processo di decomunistizzazione di Rifondazione messo in atto da Bertinotti, che oggi si legge a lettere ben più chiare».

La guerra nel Kossovo segna poi l’inizio dell’incrinatura del rapporto tra Rizzo (che tentò inutilmente di opporsi, praticando successivamente una severa autocritica su quel periodo) e Diliberto e Cossutta.

Nell’ambito internazionale risulterà poi fondamentale la conoscenza di altre esperienze comuniste, a partire dal rapporto coi compagni del KKE, durante la permanenza al Parlamento Europeo dal 2004 al 2009 .

Col pessimo governo di centrosinistra del 2006 in cui partecipano direttamente sia Rifondazione Comunista che il Pdci, all’interno di quest’ultimo, iniziano ad emergere posizioni critiche nei confronti dell’operato del partito e del suo gruppo dirigente. Attorno a Marco Rizzo, unica voce critica nell’allora segreteria del PdCI, si forma un’area politica (Alessandro D’Alessandro a Palermo, Canzio Visentin a Ravenna, Luciano Favaro a Venezia, Fabio Massimo Vernillo, Massimiliano Fè e Walter Tucci a Roma, Michele Giambarba a Campobasso, Antonino Mosaico a Brindisi, Denis Valente a Forlì, Pasquale Costantino Levote a Cosenza, Alessandro Mustillo tra i giovani ) che rivendica la necessità di rivedere il rapporto con il centrosinistra e di lavorare per l’unità delle forze comuniste ed anticapitaliste, in una prospettiva totalmente alternativa alle logiche bipolari della Seconda Repubblica.Fra l’8 e il 10 ottobre 2007 i sindacati sottopongono a referendum il protocollo sul welfare del 23 luglio. La sera dell’8 dagli studi di Porta a Porta su Rai1, Marco Rizzo parla di «referendum finto» perché ha le prove che c’è chi ha votato più volte. Ne nascerà un vespaio di polemiche contro il Pdci. Diliberto più cauto non smentirà Rizzo, ma spiegherà che «il nostro allarme lo abbiamo lanciato perché il referendum avvenga in modo cristallino, non vedo lo scandalo». Il referendum sarà vinto dai favorevoli all’accordo: su 5.041.810 di voti validi, i sì sono 4.114.939 voti(81,62%) contro i 926.871 dei no.

Ma ancora l’11 ottobre Rizzo sarà duro ricordando che «In tutto questo parlare nessuno ha spiegato i contenuti del protocollo. L’accordo in questione alza l’età pensionabile e solo per i primi 18 mesi è migliore della Legge Maroni. Dal giugno 2009 al dicembre 2010, infatti prevede le stesse condizioni dal punto di vista dell’età pensionabile, e dal 2011 è addirittura peggiore». Nonostante ciò la grande manifestazione comunista del 20 ottobre vuole essere l’occasione per convincere il governo a modificare quell’accordo secondo alcune ‘desiderata’ della sinistra. Per Diliberto «la manifestazione del 20 vuole rappresentare uno stimolo per il governo affinché tenga conto di un disagio sociale che esiste».

Alla manifestazione aderiscono Pdci e Prc con il dissenso di Sinistra Democratica e Verdi, e ci saranno in piazza un milione di persone. A distanza di anni Marco Rizzo non smetterà di ricordare come Diliberto «mentre votava per la riforma delle pensioni, chiedeva che la salma di Lenin venisse in Italia. (…) Il modo peggiore di difendere il comunismo, perché da una parte ci si rende ridicoli e dall’altra parte non si difendono le ragioni della solidarietà e della giustizia sociale, che sono proprie del comunismo». Il successo del 20 ottobre ha dato invece la spinta definitiva per varare la Sinistra Arcobaleno il 5 dicembre 2007, che nasce male, tra mille maldipancia di molti comunisti.

Rizzo ha sempre mantenuto un profilo molto critico verso l’alleanza dell’Arcobaleno e non ha partecipato alla sua assemblea costitutiva dell’8 e 9 dicembre 2007, esprimendo nettamente la propria contrarietà alla scelta di presentare un simbolo elettorale privo della falce e martello. Rizzo è ormai individuato dai più come il leader della sinistra del Pdci e si fa portavoce di tutte le insoddisfazioni comuniste verso il governo e il processo unitario a sinistra che pure ritiene necessario per rilanciare i comunisti. Del resto già tre mesi prima aveva avvisato che «l’unità a sinistra si deve fare sui contenuti. Se non c’è, allora è chiaro che occorre qualcos’altro. La sinistra, quella vera, non può essere altro che antiliberista e anticapitalista. Chi non è d’accordo vada nel Partito Democratico».

Nel dicembre dello stesso anno esce il suo libro Perché ancora comunisti. Le ragioni di una scelta,  edito da Baldini Castoldi Dalai. In questo contesto il 19 dicembre, con una lettera aperta a Diliberto, 24 membri del Cc e diversi altri dirigenti locali, chiedono «di riconsiderare il giudizio su Prodi e di ritirare quindi la nostra delegazione dal governo, nonché di discutere la nostra presenza in un soggetto che, per ora non ha alcun profilo politico di classe, né tanto meno un “cuore” e sta assumendo invece le sembianze di una “dépendance di sinistra” del Pd». Una posizione in contrasto frontale con la segreteria nazionale.

Nel 2008 si va ad elezioni anticipate: alle fine delle consultazioni la lista Arcobaleno, ferma al 3,1% dei voti, non supera la soglia di sbarramento del 4% e rimane fuori dal Parlamento. Per Rizzo è la conferma del fallimento dell’Arcobaleno e dell’esigenza di una nuova soggettività comunista. Traccia subito lo schema di riflessione del Pdci per il prossimo futuro: «tre sono i cardini della discussione che, schematicamente, si dovrebbero affrontare affrontare: [1] Una nuova riflessione e pratica dell’antimperialismo nell’era della globalizzazione capitalistica, sia nei confronti di quello americano, dominante, che di quello europeo, nascente. [2] L’alternatività all’americanizzazione della politica e quindi al Partito Democratico, appunto per una alternativa di sistema e di società. [3] Una nuova soggettività dei comunisti, cui possano partecipare tutte e tutti coloro che intendono impegnarsi per il superamento di questo modello di società, al di là delle attuali, e certo non autosufficienti, organizzazioni di appartenenza»

Viene dunque delineata l’idea di un nuovo partito comunista fortemente alternativo al PD e dall’identità comunista marcata quanto rinnovata. Il 17 aprile 2008, viene lanciato da circa 100 comunisti fra personalità di cultura un appello per riunificare i comunisti ovunque collocati . Rizzo lo definirà «un ottimo appello». Alla Direzione Nazionale del 18 aprile Diliberto si presenta dimissionario ponendo la fiducia sulla sua relazione. Il segretario e Rizzo non sono però concordi sul passato. Diliberto ottiene la fiducia, ma Rizzo in polemica non partecipa al voto. L’8 novembre 2008 viene presentato e promosso da Rizzo il giornale on-line Proletari@

In vista delle elezioni europee del 6 e 7 giugno 2009 nasce la Lista Anticapitalista che racchiude Rifondazione, Comunisti Italiani, Socialismo 2000 e, in un primo momento, i Consumatori Uniti. Rizzo, pur apprezzando la giusta linea dell’unità comunista, chiede un segnale di maggiore discontinuità rispetto al passato e propone una «circoscrizione operaia», lasciare cioè a soli candidati lavoratori o esponenti di movimenti una delle circoscrizioni sicure in caso di superamento dello sbarramento elettorale con l’obiettivo di «eleggere almeno un lavoratore dando così efficacia ai tanti richiami al far “contare” le classi subalterne». L’appello, che raccoglierà l’adesione di alcuni membri nel PdCI, in Rifondazione ed esternamente, rimarrà tuttavia inascoltato.

L’esito delle elezioni politiche vedrà la seconda sconfitta, anche per questa nuova lista, ancora una volta sotto la soglia di sbarramento del 4%. Dopo la sconfitta del 7 giugno, il PdCI convoca l’Ufficio Politico il 9 dove Diliberto si presenta dimissionario. Alla fine della riunione l’UP vota contro le dimissioni con l’eccezione di Marco Rizzo che vota a favore. L’UP emette un documento dove «ribadisce la fermezza della linea» e di procedere «con determinazione nel processo di riunificazione» con PRC e Socialismo 2000. Il 13 giugno si riunisce la più ampia Direzione Nazionale dove in sostanza si replica il clima dell’UP con Rizzo voce critica. Alcuni dirigenti del partito invocano allora misure disciplinari contro l’ex europarlamentare perché in campagna elettorale non avrebbe sostenuto la lista del partito, nonostante Rizzo fosse candidato alle amministrative come sindaco di Collegno e presidente della provincia di Grosseto.

Il 18 giugno,la situazione precipita. Sul sito di Proletari@ appare una lettera aperta a Diliberto, nella quale alcuni dirigenti del PdCI chiedono la convocazione entro il 5 luglio del Comitato Centrale allargato ai segretari di federazione e di sezione perché, si afferma: «crediamo sia necessaria una riflessione profonda che coinvolga tutte le istanze del partito, a partire dalla base». Il giorno dopo Rizzo è convocato per telegramma dalla Commissione Nazionale di Garanzia a seguito di un ricorso della federazione di Torino. Il 22 giugno Rizzo viene ascoltato dalla CNG ed espulso. Le motivazioni dell’espulsione vengono rese note il giorno successivo, il 23 giugno l’accusa è di aver fatto campagna elettorale per le europee a favore dell’Italia dei Valori e in particolare di un suo candidato, Gianni Vattimo.

Rizzo rilascia un’intervista al Corriere della Sera e ad una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, nella quale spiega che sta per essere espulso. Secondo Rizzo la situazione «è precipitata dopo che ho fatto notare a Diliberto che diverse iniziative pubbliche locali da lui svolte nel tempo lo vedevano sempre “accompagnato” da un volto noto della P2 di Licio Gelli: Giancarlo Elia Valori. Dal 2003 al 2007». Rizzo contesta al segretario del PdCI Oliviero Diliberto la partecipazione «a ben otto avvenimenti con quest’uomo (Elia Valori). Gli ho chiesto chiarimenti in forma riservata per non nuocere all’immagine del partito né alla campagna elettorale. Non ho ricevuto risposte plausibili, solo una procedura di espulsione».

Il 3 luglio 2009 annuncia la fondazione del movimento politico Comunisti Sinistra Popolare. Il partito raccoglie diversi fuoriusciti dal PdCI, ma mira alla ricomposizione dei comunisti e della sinistra ripartendo da una presenza effettiva nei luoghi del conflitto sociale (entrano nel progetto tra gli altri Alfonso Galdi a Roma, Giuseppe Doneddu a Sassari, Alessandro Zingone a Napoli, Giuseppe Tulli a Perugia ed Alberto Lombardo a Palermo). Lo slogan era infatti “Tornare tra la gente, ripartire dalle lotte”.

Il neonato movimento ritiene che la sconfitta sia avvenuta a causa dell’appoggio al governo Prodi II, alla perdita di identità, valori e distacco dalla propria base sociale. Il movimento, ormai costituitosi in partito, per affermare la propria diversità rispetto agli altri partiti di sinistra non si presenta alle elezioni regionali del 2010 e sceglie un simbolo quadrato e non rotondo, come i partiti tradizionali, a simboleggiare anche visivamente una netta «inversione di tendenza rispetto alle logiche elettoralistiche che purtroppo hanno permeato anche la sinistra in questi anni».

Intanto la crisi economica fa sentire la sua pressione ed esplode il caso della Grecia. Nel maggio del 2010 Comunisti Sinistra Popolare risponde all’appello del Partito Comunista Greco (KKE) che nei giorni precedenti aveva rivolto a tutti i lavoratori europei l’invito a seguire la strada della mobilitazione Greca. Il KKE aveva inviato il suo messaggio dal Partenone ad Atene, ed il 7 maggio un gruppo di militanti di CSP compie un’azione a Roma al Colosseo, esponendo uno striscione con la scritta “People of Europe rise up!” e srotolando dall’interno dell’anfiteatro romano grandi bandiere rosse. «Non possiamo che essere al fianco del popolo greco, vittima della speculazione e dei grandi interessi di potere a livello globale – dichiara Rizzo – Con la speranza che al risveglio del popolo greco faccia seguito quello del nostro paese. Parafrasando un vecchio slogan, oggi in Grecia, domani in Italia.» Da quel momento in poi i rapporti fra CSP e KKE si sono intensificati sempre più.

Il 21 gennaio 2012 il partito decide a larga maggioranza di modificare il proprio simbolo aggiungendo la dicitura “Partito Comunista” sotto la falce e il martello il simbolo di Comunisti Sinistra Popolare. RIZZO: Il nuovo simbolo sarà alla testa delle lotte contro il governo Monti, l’Unione Europea e la Nato. Sempre nel 2012 Marco Rizzo, ospite alla trasmissione televisiva Matrix, per analizzare e discutere riguardo l’accordo per la Grecia, strappa in diretta la copia dei Trattati Europei. Esce nello stesso anno “Il Golpe Europeo”, nuovo libro di Marco Rizzo basato sull’aspra critica al capitalismo italiano ed europeo. L’autore così si sofferma su quella che, a suo avviso, è la perdita della sovranità nazionale che abbiamo subito dalla UE. Inoltre il libro funge parzialmente da manifesto del Partito, tracciando un’analisi sul “che fare?” e sulla sua proposta politica.

Comunisti Sinistra Popolare-Partito Comunista non ha partecipato alle elezioni politiche del 2013, decidendo di presentarsi solo all’estero ha presentato la lista nella Ripartizione Europa per gli emigranti italiani: Senato 1.58% 7566 voti (interessante in Francia 2,98% 2100 voti) – Camera 1.35% 7073 voti. (vedi tabella del Ministero degli interni allegata http://elezioni.interno.it/senato/scrutini/20130224/SJ1000.htm ). Inoltre alla falce e martello viene cambiato di colore, da giallo a bianco, a causa di problemi di registrazione del simbolo che era troppo simile a quello del PRC. CSP-Partito Comunista si rifà ai principi del marxismo-leninismo e si pone come obbiettivo il socialismo-comunismo. Il partito non rinnega l’esperienza sovietica sotto Stalin, ma attribuisce il ruolo di iniziatore del revisionismo e dello smantellamento del socialismo a Krusciov.

Marco Rizzo ha dichiarato che le elezioni saranno “un momento di verifica del lavoro svolto e non una corsa alle poltrone”, inoltre eventuali membri del partito eletti avranno uno stipendio operaio. Ha dichiarato inoltre che le forme di rappresentatività istituzionale della democrazia borghese vanno ‘usate’ solo per quello che sono e nulla più, in riferimento al parlamentarismo che sarebbe un mezzo e non un fine per il partito. Il 6 aprile 2013 si chiamano a raccolta a Roma i partiti comunisti europei di ispirazione marxista-leninista, che possiedono nel simbolo la falce e martello ed esprimono rifiuto netto della socialdemocrazia.

Rispondono all’appello il Partito Comunista Greco (KKE), il Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE), l’URCF e il Polo di Rinascita Comunista francesi, il Partito Comunista Russo dei Lavoratori (RKRP), l’SKU ucraino, il Partito Comunista di Turchia e il Partito Comunista Ungherese dei Lavoratori, con la presenza degli ambasciatori della Repubblica di Cuba, della Repubblica Bolivariana di Venezuela e della Repubblica Democratica Popolare di Korea. All’assemblea partecipa anche il Fronte della Gioventù Comunista-FGC. Non saranno presenti i partiti che hanno tolto la falce e martello dal loro simbolo o avviatisi su politiche riformiste abbandonando quelle rivoluzionarie; nessuno spazio quindi verrà riservato alla greca Syriza o al Partito Comunista Francese, ma neppure agli italiani Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani. L’assembla svolta per creare una rete comunista internazionale si tiene all’insegna dello slogan ” Contro il capitalismo. Fuori dall’ Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Per il socialismo-comunismo!”. I Partiti Comunisti presenti approvano e sottoscrivono un documento congiunto, aperto alle adesioni da parte di altri Partiti Comunisti e Operai.

A Bruxelles, 1 ottobre 2013, CSP-Partito Comunista partecipa all’ assemblea dei partiti comunisti d’Europa (sia di paesi membri della UE, sia non membri o associati) convocata dal Partito Comunista Greco. Dall’ assemblea nascerà una sorta di nuova Internazionale Comunista, ” L’ INIZIATIVA DEI PARTITI COMUNISTI E OPERAI ” con simbolo comune raffigurante un operaio che spezza delle catene (simbolo della prima tessera del Partito Comunista d’Italia). L’ Iniziativa sancisce così ufficialmente la cooperazione internazionale stillando un documento sottoscritto da 29 partiti comunisti al fine di studio ed analisi delle questioni europee e per il coordinamento delle attività. L’iniziativa dichiara la propria distanza dal Partito della Sinistra Europea, dichiarando invece di ispirarsi ai principi del socialismo scientifico. Aderiscono : Partito del Lavoro d’Austria, Partito Comunista Operaio di Bielorussia, Nuovo Partito Comunista di Gran Bretagna, Partito dei Comunisti Bulgari, Unione dei Comunisti di Bulgaria, Partito Operaio Socialista di Croazia, Partito Comunista in Danimarca, Polo della Rinascita Comunista in Francia, Unione dei Rivoluzionari Comunisti (Francia), Partito Comunista Unificato di Georgia, Partito Comunista di Grecia, Partito dei Lavoratori Ungherese, Partito dei Lavoratori d’Irlanda, Comunisti Sinistra Popolare-Partito Comunista (Italia), Partito Socialista di Lettonia, Fronte Popolare Socialista di Lituania, Partito Comunista di Macedonia, Partito Comunista di Malta, Resistenza Popolare (Moldavia), Partito Comunista di Norvegia, Partito Comunista di Polonia, Partito Comunista Operaio Russo, Partito Comunista dell’Unione Sovietica (Russia), Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia (Serbia), Partito Comunista di Slovacchia, Partito Comunista dei Popoli di Spagna, Partito Comunista di Svezia, Partito Comunista di Turchia, Unione dei Comunisti di Ucraina.

Col Congresso del 17/18/19 Gennaio 2014 rinasce ufficialmente il PARTITO COMUNISTA in Italia con ideologia Marxista-Leninista, con il centralismo democratico come perno, senza correntismo e eclettismi vari. Centrali per il PArtito sono: usare le elezioni per costruire il partito e per far conoscere le proprie idee e valutare il lavoro sul territorio, nessuna alleanza con i partiti borghesi e con qualunque partito sia alleato con essi a qualsiasi livello, inoltre fondante è la lotta contro L'unione europea e la NATO. Questo è un punto di partenza per un lavoro difficile e di lungo periodo per portare l'italia verso il socialismo-comunismo

Partiti comunisti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Movimenti comunisti.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Stati europei dove i partiti comunisti sono stati dichiarati fuorilegge[modifica | modifica wikitesto]

In alcuni paesi europei ex appartenenti al blocco sovietico (di cui 9 sono attualmente membri dell'Unione Europea) è stata vietata per legge la costituzione di partiti comunisti:

  1. Estonia;
  2. Lettonia;
  3. Lituania: commette reato chiunque neghi o approvi i crimini commessi dall'Unione Sovietica e dalla Germania Nazista.
  4. Bulgaria: nella legge bulgara (approvata con 126 voti a favore e 5 contrari) si evidenzia il "carattere criminale dell'ideologia comunista giunta al potere con l'aiuto di una forza straniera, le truppe sovietiche, in violazione della Costituzione” rilevando come il socialismo reale, al potere dal 1944 al 1989,“ha condotto il paese ad una catastrofe nazionale”.
  5. Romania.

Il reato di apologia del comunismo e dei suoi simboli è previsto nei seguenti Stati:

  1. Polonia: il 25 settembre 2009, il Parlamento polacco ha approvato un emendamento al Codice Penale, quasi all'unanimità, che vieta la produzione, distribuzione, vendita, o possesso, in stampa o in registrazione, di tutto ciò che possa rappresentare simboli fascisti, comunisti o un qualsiasi altro tipo di simbolo totalitarista, anche tramite Internet. Le pene arrivano fino a 2 anni di reclusione.
  2. Repubblica Ceca: dal 1º gennaio 2010, il codice penale della Repubblica Ceca, così come in Slovacchia, prevede la pena detentiva da 6 mesi e 3 anni per chiunque neghi, metta in dubbio, approvi o giustifichi i crimini dei regimi comunisti e nazionalsocialisti
  3. Slovacchia: in Slovacchia esisteva già la L. 125/1996 "Sull'immoralità e l'illegittimità del sistema comunista"; dal 1º settembre 2011 nel codice penale slovacco sono state introdotte disposizioni in base alle quali è passibile di pena detentiva da 6 mesi e 3 anni per chiunque neghi, metta in dubbio, approvi o giustifichi i crimini dei regimi comunisti e nazionalsocialisti.
  4. Ungheria: dal 24 luglio 2010, commette reato chiunque neghi, metta in dubbio o minimizzi in pubblico i crimini commessi contro la popolazione dal regime socialista e comunista; dal 1º gennaio 2013 è vietato l'uso pubblico di denominazioni legate ai regimi autoritari del XX secolo ricomprendenti il regime fascista guidato da Ferenc Szallasi (1944-1945) e il periodo socialista (1948-1990). In particolare, è fatto divieto di utilizzare “il nome delle persone che hanno giocato un ruolo di primo piano nella fondazione, sviluppo o mantenimento di regimi politici autoritari del XX secolo, o parole ed espressioni o nomi di organizzazioni che possono essere direttamente collegate ai regimi politici autoritari del XX secolo”.
  5. Georgia: nell'aprile 2014 il governo ha approvato la messa al bando dei simboli comunisti.
  6. Ucraina: nell'aprile 2015 il par­la­mento ucraino ha appro­vato a larga mag­gio­ranza (254 a favore su 307 pre­senti) il pro­getto di legge del governo che mette sullo stesso piano comu­ni­smo e nazi­smo vie­tando i loro sim­boli, la loro pro­pa­ganda e la nega­zione del loro carat­tere «cri­mi­nale». Le pene previste arrivano fino a 5 anni di reclusione.

Sono state fatte, inoltre, proposte per rendere i partiti comunisti fuorilegge in Moldavia. In Svizzera il Partito Comunista è stato dichiarato fuorilegge dal 1940 al 2007[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ archiviostorico.corriere.it, http://archiviostorico.corriere.it/2007/settembre/18/Svizzera_partito_comunista_torna_dopo_co_9_070918064.shtml ..

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