Cominform

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Cominform
Ufficio d'informazione dei partiti comunisti e operai
StatoNewworldmap.svg Internazionale
SedeBelgrado (1947-1948)
Bucarest (1948-1956)
Fondazionesettembre 1947
Dissoluzione17 aprile 1956
IdeologiaMarxismo-leninismo
TestataPour une paix durable, pour une démocratie populaire!

Il Cominform o Kominform (in russo: Коминформ?, abbreviazione di Коммунистическое информбюро, Kommunističeskoe informbjuro, lett. Ufficio d'informazione comunista, per esteso Ufficio d'informazione dei partiti comunisti e operai, Информационное бюро коммунистических и рабочих партий, Informacionnoe bjuro kommunističeskich i rabočich partij) è stata un'organizzazione internazionale che ha riunito i partiti comunisti di vari Paesi europei dal 1947 al 1956. Ebbe un ruolo chiave nel delineare la linea del movimento comunista nella fase nascente della guerra fredda e dal 1948 fu protagonista, su posizione filosovietiche, dello scontro tra URSS e Jugoslavia. Perse rilevanza nel corso degli anni cinquanta, in particolare dopo la morte di Stalin, e fu infine soppresso all'indomani della riappacificazione con la Jugoslavia e del netto cambiamento di linea sancito all'inizio del 1956 dal XX Congresso del PCUS.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La riunione costitutiva[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1919 e il 1943 il movimento comunista internazionale era organizzato a livello mondiale nel Comintern, sciolto nel pieno della seconda guerra mondiale su iniziativa di Stalin, al fine di lanciare un segnale di moderazione agli alleati occidentali impegnati a fianco dell'Unione Sovietica.[1][2][3] L'esigenza di riunire i partiti comunisti tornò però all'ordine del giorno con l'avvio della guerra fredda e il consolidarsi dell'influenza degli Stati Uniti sui paesi capitalisti europei.[4]

Andrej Ždanov (qui in un'immagine del 1939) fu il principale relatore all'assemblea fondativa del Comintern

Il Cominform fu fondato nel corso di una riunione tenuta dal 22 al 27 settembre 1947 a Szklarska Poręba, in Polonia, cui presero parte i delegati di nove partiti comunisti: sovietico, jugoslavo, bulgaro, rumeno, ungherese, polacco, cecoslovacco, francese e italiano. A differenza del Comintern, dunque, il Cominform si caratterizzava come un organismo europeo, che riuniva i partiti al potere nei Paesi dell'est, rispetto ai quali si configurava come organo di coordinamento che tracciasse la linea politica e ideologica da seguire, e i due principali partiti comunisti dell'Europa capitalista, utili a contrastare il Piano Marshall avviato nei Paesi occidentali e coloro che lo sostenevano, cioè i partiti socialdemocratici.[5] Gli obiettivi di rinsaldare il controllo di Mosca sui partiti marxisti, consolidare il campo comunista dell'Europa orientale e indirizzare l'azione del PCF e del PCI contro il Piano Marshall evidenziavano un'altra differenza tra Comintern e Cominform, configurando quest'ultimo come un'organizzazione con «una valenza fortemente difensiva».[6]

Tra i principali partiti assenti vi fu quello greco, impegnato all'epoca in una guerra civile rispetto alla quale Stalin non intendeva evidenziare ingerenze, a salvaguardia dell'intesa con gli antichi alleati della seconda guerra mondiale. Analoga motivazione giustifica la non presenza, nemmeno come osservatore, di un partito non europeo ma di grande rilevanza nel movimento mondiale come quello cinese. Del Cominform non fecero parte inoltre il Partito di unità socialista tedesco, mostrando la volontà dell'URSS di non associare la Germania a nessuna attività del comunismo mondiale, e il Partito del lavoro d'Albania, all'epoca sotto la tutela jugoslava e il cui destino non era ancora stato ben delineato.[7]

Il rapporto di Andrej Ždanov tracciò la linea politica del Cominform, che assumeva un ruolo di carattere essenzialmente difensivo in risposta alla dottrina Truman, che aveva parlato di due modi di vita opposti. Ždanov a sua volta distinse il mondo in due campi, quello imperialista e antidemocratico a guida USA e quello antiimperialista e democratico, che godeva dell'appoggio del movimento operaio di tutti i paesi, dei partiti comunisti, delle forze di liberazione nelle colonie e di tutte le forze democratiche e progressiste del mondo; fissò il compito principale del movimento comunista nella lotta per la pace e sottolineò l'importanza di battersi per l'indipendenza nazionale contro il piano americano di assoggettamento dell'Europa.[8]

Di particolare rilevanza, nel corso della riunione fondativa, fu il dibattito sul regime politico da instaurare nei Paesi socialisti dell'Europa orientale, che vide prevalere la linea sovietica e jugoslava del sistema a partito unico, rispetto alle posizioni, tenute soprattutto dai delegati polacchi e cecoslovacchi, aperte ai governi di coalizione di sinistra.[9] Si aprì la strada alla nuova tattica detta dell'"unità organica", che portò nell'Europa orientale alla fusione tra i partiti comunisti e socialisti e in quella Occidentale alla lotta dei comunisti contro i socialisti e socialdemocratici,[10] giudicati «cani da guardia della borghesia».[11]

La rottura tra URSS e Jugoslavia[modifica | modifica wikitesto]

La successiva assemblea plenaria dopo quella fondativa si tenne nel giugno 1948 a Bucarest e fu caratterizzata dall'attacco sferrato contro il partito jugoslavo e dall'espulsione di questo dal Cominform.[12] La risoluzione in questo senso, approvata il 28 giugno, ufficializzò la |rottura fra URSS e Jugoslavia che si era consumata, rimanendo inizialmente segreta, nel febbraio 1948 in seguito ad un incontro al Cremlino in cui la delegazione guidata da Tito aveva rifiutato il piano di Stalin di federazione tra Jugoslavia e Bulgaria. Il progetto stravolgeva l'idea di una Federazione balcanica pluralista a cui da anni lavoravano gli jugoslavi e ipotizzava una struttura dualista in cui la Bulgaria avrebbe posto in un piano di inferiorità le singole repubbliche che già componevano la Federazione Jugoslava,[13] e il Partito comunista bulgaro, fedelissimo dell'URSS, sarebbe stato, per Tito, «un cavallo di Troia in seno al nostro proprio partito».[14] Venivano così alla luce problemi – politici, strategici e anche personali tra Tito e Stalin – che perduravano dai tempi della seconda guerra mondiale: in quella fase, infatti, il PCJ aveva scelto di legare la lotta di liberazione contro i nazisti alla rivoluzione per la conquista del potere, in costrasto con le direttive sovietiche che miravano a non turbare gli equilibri in seno agli Alleati.[15] La situazione si erano poi deteriorata con il consolidarsi dell'autonomia di Belgrado dalla politica estera di Mosca (esemplificata dal supporto jugoslavo al Partito Comunista di Grecia impegnato nella guerra civile)[16] e con la crescente influenza del "modello jugoslavo" sugli altri comunisti dell'Europa centro-orientale.[17]

L'espulsione del partito jugoslavo fu motivata contestandone le deviazioni dal marxismo-leninismo e muovendogli accuse di "antisovietismo" e di "nazionalismo", mentre venne coniato il termine dispregiativo di "titoismo".[18] Tutti i partiti del Cominform, in un'epoca di monolitismo del movimento comunista in un mondo diviso in due blocchi, presero le parti dell'Unione Sovietica e i dirigenti jugoslavi, ritenuti eretici, continuarono ad essere bersaglio di duri attacchi,[19] cui si unirono all'unisono anche gli altri partiti comunisti dei Paesi occidentali e il Partito Comunista Cinese.[20] Si accentuò invece una sorta di culto dell'URSS e di Stalin che segnò lo sviluppo degli altri Paesi socialisti, in cui si ebbero nel periodo immediatamente successivo siluramenti e purghe ai danni di esponenti di alto livello.[21][22]

Apogeo e declino[modifica | modifica wikitesto]

Tito e Chruščëv a Capodistria nel 1963, dopo il riavvicinamento tra Jugoslavia e URSS avviato in seguito alla morte di Stalin

Il consolidamento del blocco socialista intorno all'Unione Sovietica fu esplicitato ancora di più nella terza riunione plenaria del Cominform, svoltasi nel 1949 a Matra, che gettò le basi teoriche del movimento per la Pace, contro i "fautori della guerra", i Paesi del campo imperialista guidato dagli Stati Uniti, in cui venne inclusa anche la Jugoslavia. In questa fase di escalation della guerra fredda il Cominform si rivolse all'intero movimento operaio mondiale e iniziò a porsi come una nuova Internazionale comunista.[23]

Fu però già dall'anno successivo, in particolare con la presa del potere del Partito Comunista Cinese, che si indebolì il ruolo dell'Europa di baricentro della guerra fredda e del movimento comunista. La rilevanza del Cominform diminuì drasticamente e non servì una riunione segreta che si tenne a Bucarest per elaborare modalità di riorganizzazione dell'Ufficio.[24] In seguito non si ebbero ulteriori riunioni ufficiali del Cominform, e il declino dell'organizzazione si accentuò in particolare dopo la morte di Stalin (marzo 1953).[25]

Lo scioglimento formale si ebbe il 17 aprile 1956, all'indomani del XX Congresso del PCUS, che aveva di fatto sconfessato la linea che aveva caratterizzato il periodo del Cominform. Il Congresso infatti aveva denunciato il culto della personalità, rilanciato la tattica del fronte popolare, accettato la forma parlamentare del passaggio al socialismo, aperto l'era della coesistenza pacifica, autorizzato la pluralità delle vie al socialismo e ratificato la riconciliazione con Tito già sancita nel maggio 1955 con la visita di Nikita Chruščëv a Belgrado.[26]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il Cominform non ebbe un'organizzazione formale, per cui non si costituirono strutture quali segreterie, comitati, commissioni o uffici. L'unico organo istituzionale effettivamente creato fu il giornale, Pour une paix durable, pour une démocratie populaire! (nell'edizione in lingua italiana Per una pace stabile, per una democrazia popolare!), che ebbe periodicità quindicinale fino al settembre 1949 e poi settimanale e fu pubblicato dapprima in francese e in russo e poi anche in inglese, tedesco, romeno, polacco, italiano, ungherese, ceco, bulgaro, albanese e spagnolo. La sede della redazione del giornale e del Cominform fu inizialmente fissata a Belgrado,[27] mentre dal 1948, dopo l'espulsione della Jugoslavia, fu trasferita a Bucarest, dove fu riservato all'Ufficio un intero quartiere residenziale.[28]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudín, pp. 22-26.
  2. ^ Boffa 1990³, p. 179.
  3. ^ Piccardo, pp. 90-94.
  4. ^ Marcou, p. 13.
  5. ^ Marcou, pp. 52-55.
  6. ^ Piccardo, pp. 143-144.
  7. ^ Marcou, pp. 56-58.
  8. ^ Marcou, pp. 60-65.
  9. ^ Marcou, pp. 66-67.
  10. ^ Marcou, p. 71.
  11. ^ Marcou, p. 63.
  12. ^ Marcou, pp. 113-114.
  13. ^ Claudín, p. 381.
  14. ^ Marcou, pp. 209-212.
  15. ^ Claudín, p. 297.
  16. ^ Piccardo, p. 145.
  17. ^ Piccardo, p. 148.
  18. ^ Marcou, pp. 241-243.
  19. ^ Marcou, pp. 244-245.
  20. ^ Claudín, pp. 413-415.
  21. ^ Marcou, p. 270.
  22. ^ Claudín, pp. 401 ss..
  23. ^ Marcou, pp. 115-119.
  24. ^ Marcou, pp. 127-129.
  25. ^ Marcou, pp. 136-137.
  26. ^ Marcou, pp. 140-145.
  27. ^ Marcou, pp. 88-89.
  28. ^ Marcou, p. 93.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Boffa, Storia dell'Unione Sovietica 1941-1945, vol. 3, L'Unità, 1990 [Storia dell'Unione Sovietica, vol. 2, Mondadori, 1979].
  • Fernando Claudín, La crisi del movimento comunista. Dal Comintern al Cominform, traduzione di Bruno Crimi, Milano, Feltrinelli, 1974 [La crisis del movimiento comunista. Del la Komintern al Kominform, Parigi, Ruedo Ibérico, 1970].
  • Lilly Marcou, Il Kominform. Il comunismo della guerra fredda, traduzione di Andrea Marchesi, Roma, Città nuova, 1979 [Le Kominform, Parigi, Fondation Nationale de Sciences Politique, 1977].
  • Lara Piccardo, Agli esordi dell'integrazione europea. Il punto di vista sovietico nel periodo staliniano (PDF), Pavia, Jean Monnet Centre, 2012, ISBN 978-88-96890-08-0. URL consultato il 7 febbraio 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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