XX Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica

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XX Congresso del PCUS
Stamp of USSR 1865.jpg
Francobollo sovietico dedicato al XX Congresso del PCUS
Apertura 14 febbraio 1956
Chiusura 26 febbraio 1956
Stato URSS URSS
Località Gran Palazzo del Cremlino, Mosca
Esito Denuncia del culto della personalità di Stalin.
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Il XX Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) si tenne presso il Gran Palazzo del Cremlino di Mosca dal 14 al 26 febbraio 1956. È passato alla storia in particolar maniera per l'intervento di Nikita Chruščëv, in cui il Primo segretario del partito denunciò il culto della personalità del suo predecessore, Iosif Stalin, aprendo così al processo di destalinizzazione[1]

I lavori[modifica | modifica wikitesto]

Al Congresso presero parte 1436 delegati, 1356 con voto deliberativo e 80 con voto consultivo,[2] e i rappresentanti di 55 partiti comunisti e operai del mondo.[3]

Nella giornata inaugurale la relazione introduttiva di Chruščëv, che durò cinque ore, illustrò le nuove strategie del comunismo puntando essenzialmente sul concetto di coesistenza pacifica con il blocco occidentale e sull'accettazione dei processi parlamentari come possibile transizione al socialismo in alternativa alle rivoluzioni. Fin da subito l'assenza di effigi di Stalin e il fatto che a lui fossero destinati riferimenti brevissimi fece comprendere ai presenti che si era venuta a creare una situazione anomala.[4][5] Ciò fu ancora più chiaro dopo l'intervento di Anastas Mikojan, che parlò apertamente degli errori di Stalin in politica estera e ricordò la figura di esponenti del partito giustiziati come "nemici del popolo" negli anni trenta.[5]

Dopo dieci giorni di lavori, il 24 febbraio l'assemblea elesse il Comitato centrale del partito, composto di 133 membri effettivi e 122 candidati,[2] e i delegati furono invitati a tornare il giorno successivo per una ulteriore sessione a porte chiuse.[4]

Il rapporto segreto[modifica | modifica wikitesto]

La riunione riservata, dalla quale erano perciò esclusi gli esponenti dei partiti stranieri, si tenne la mattina del 25 febbraio. Nell'occasione il Primo segretario del PCUS, Chruščëv, espose la propria relazione intitolata Sul culto della personalità e le sue conseguenze, passata alla storia anche come Rapporto segreto. In essa si riassumevano le conclusioni a cui era giunto il processo di rivalutazione della politica staliniana, avviato subito dopo la morte del precedente leader (5 marzo 1953) e che aveva portato nel 1955 alla costituzione di una commissione, guidata dai segretari del Comitato centrale Pospelov e Aristov, per lo studio dei materiali sulla repressione di massa. La relazione della commissione, presentata al Praesidium del CC il 9 febbraio 1956, convinse la dirigenza della necessità di esporre la questione all'imminente Congresso. La commissione preparò una prima bozza della relazione congressuale, poi emendata da Chruščëv e dal segretario all'ideologia Dmitrij Šepilov e presentata al Praesidium, che la approvò nonostante la posizione contraria di Kaganovič, Vorošilov e Molotov.[3]

Nel rapporto, Chruščëv enumerò numerose illegalità compiute da Stalin, denunciò la sua violazione del principio leniniano della guida collettiva e fece i nomi di molti di coloro che erano stati irregolarmente processati e giustiziati prima della Seconda guerra mondiale, ma non quelli degli oppositori politici che avevano subito la stessa sorte. Nella relazione la responsabilità delle repressioni veniva attribuita interamente a Stalin e non al partito, sottolineando tanto più che delle illegalità commesse dal precedente leader del PCUS e dell'URSS avevano pagato le conseguenze in primo luogo esponenti del partito stesso. A Stalin venivano inoltre imputati errori nella preparazione e nella condotta della Seconda guerra mondiale, che avevano portato alle sconfitte patite dall'Armata Rossa nei primi due anni di conflitto.[3][4]

La relazione venne esclusa dalla stampa degli atti del Congresso ed inviata alle sezioni del partito e, in forma ridotta, ai partiti comunisti stranieri. Un mese più tardi la relazione fu desecretata dal Praesidium e già in estate venne pubblicata clandestinamente negli Stati Uniti dal New York Times,[4] mentre la prima pubblicazione ufficiale in Unione Sovietica avvenne nel 1989.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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