Repubblica Socialista Sovietica Kirghisa

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Kirghizistan
Kirghizistan – BandieraKirghizistan - Stemma
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Motto: Бардык өлкөлордүн пролетарлары, бириккиле!
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Soviet Union - Kirghiz SSR.svg
Dati amministrativi
Nome completoRepubblica Socialista Sovietica Kirghiza
Nome ufficialeКиргизская Советская Социалистическая Республика

Кыргыз Советтик Социалисттик Республикасы

Lingue ufficialinessuna
Lingue parlateKirghiso, Russo
InnoInno della RSS Kirghiza
CapitaleFrunze
Dipendente daUnione Sovietica Unione Sovietica
Politica
Forma di StatoRepubblica socialista sovietica
Forma di governoRepubblica a partito unico
Nascita5 dicembre 1936
CausaAutonomia dalla RSFS Russa
Fine31 agosto 1991
CausaDissoluzione dell'Unione Sovietica
Territorio e popolazione
Bacino geograficoAsia
Territorio originale198.500 km² (7ª nell'URSS)
Popolazione1.257.800 nel 1989
Economia
Valutarublo (рубель)
Varie
Prefisso tel.+7 319/331/332/334/335
Evoluzione storica
Preceduto daFlag of the Russian Soviet Federative Socialist Republic (1918–1937).svg RSFS Russa
Succeduto daFlag of Kyrgyzstan.svg Kirghizistan

La Repubblica Socialista Sovietica Kirghisa (in lingua kirghisa: Кыргыз Советтик Социалисттик Республикасы, Qırğız Sovettik Sotsialisttik Respublikası, in russo: Киргизская Советская Социалистическая Республика, Kirgizskaja Sovetskaja Socialističeskaja Respublika), anche conosciuta come Kirghizia, fu una repubblica costituente l'Unione Sovietica che esistette dal 1936 fino al 1991, quando fu dichiarata indipendente come Kirghizistan.

Senza sbocco al mare e montagnoso, confinava con il Tagikistan e con la Cina a sud, con l'Uzbekistan ad ovest e con il Kazakistan a nord. Fu governata, dal 1936 al 1990, dal Partito Comunista del Kirghizistan, un ramo del Partito Comunista dell'Unione Sovietica.

Il 15 dicembre 1990 la RSS Kirghisa prese il nome di Repubblica Socialista del Kirghizistan dopo aver dichiarato la propria sovranità. Il 31 agosto 1991 fu trasformata nel Kirghizistan indipendente.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome "kirghiso" sembra derivare dalla parola turca che indica "quaranta", in riferimento ai quaranta clan del Manas, un eroe leggendario che unì quaranta clan regionali contro gli uiguri. Il nome "kirghiso" o "kirghizo" significa "terra delle quaranta tribù", ed è composto da tre parole: kyrg (kırk) che significa "quaranta", yz (uz) che significa "tribù" nel turco orientale, e -stan che significa "terra" in persiano.[1] Politicamente, il nome della repubblica era Repubblica Socialista Sovietica Kirghisa, come stabilito nelle Costituzioni del 1937 e del 1978 dello stato.

Dal 30 ottobre 1990 al 15 dicembre 1990, ebbe il nome di Repubblica Socialista di Kirghizia (o Kirghizistan), ed in seguito "socialista" venne eliminato e il nome dello stato diventò "Repubblica del Kirghizistan", il nome che porta ancora oggi a seguito dell'indipendenza.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Istituita il 14 ottobre 1924 come Oblast' Autonoma Kara-Kirghiso della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, fu trasformato nella Repubblica Socialista Sovietica Autonoma Kirghisa il 1° febbraio 1926, ancora come parte della RSFS Russa.[3] I suoi confini non erano dettati nè da barriere linguistiche nè etniche.[4]

Il 5 dicembre 1936, con l'adozione della Costituzione sovietica del 1936, divenne una repubblica separata costituente l'URSS con il nome di Repubblica Socialista Sovietica Kirghisa, durante gli ultimi passaggi della delimitazione nazionale nell'Unione Sovietica.[5]

Al momento della formazione dell RSS Kirghisa, il suo territorio era diviso in distretti. Il 21 novembre 1939 vennero creati cinque oblast (regioni): Žalalabad, Ysyk-Köl, , Naryn e Čuj.[6] L'oblast di Naryn venne abolito nel 1962, quando il resto della nazione, con l'eccezione di Oš, venne diviso in distretti. Nel 1970 vennero definiti Ysyk-Köl e Naryn, e nel 1980 Talas. Nel 1988 Naryn e Talas vennero ulteriormente aboliti, per essere ripristinati nel 1990. Allo stesso tempo, Žalalabad e Čuj furono re-istituiti.

Il massacro di Oš del 1990 minò la posizione del primo segretario e lo stesso anno, il 15 dicembre, la RSS Kirghisa fu ricostituita come Repubblica del Kirghizistan, dopo avere dichiarato la propria sovranità. Il 17 marzo 1991 la repubblica sostenne il referendum sulla conservazione dell'URSS con un'affluenza del 95,98%.

Questo tuttavia non si concretizzò: nell'agosto 1991 i golpisti presero il controllo di Mosca. Askar Akayev, il primo Presidente, condannò il colpo di stato e si conquistò la fama di leader democratico. La nazione dichiarò la propria indipendenza il 31 agosto 1991 e l'Unione Sovietica fu sciolta formalmente il 26 dicembre 1991.[7] La Costituzione sovietica del 1977 rimase comunque in vigore anche dopo l'indipendenza e fino al 1993.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ordine di Lenin (2) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin (2)
— 1958 e 1968
Ordine della Rivoluzione d'ottobre - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Rivoluzione d'ottobre
— 1970
Ordine dell'Amicizia tra i popoli - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dell'Amicizia tra i popoli
— 1972

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Forty tribes and the 40-ray sun on the flag of Kyrgyzstan Archiviato il 7 ottobre 2009 in Internet Archive., SRAS–The School of Russian and Asian Studies
  2. ^ A Political Chronology of Central, South and East Asia
  3. ^ Alexandre Bennigsen, The Islamic Threat to the Soviet State (Routledge Revivals), Routledge, 3 giugno 2014, p. 42, ISBN 978-1-317-83171-6.
  4. ^ Leo Paul Dana, When Economies Change Paths: Models of Transition in China, the Central Asian Republics, Myanmar & the Nations of Former Indochine Française, World Scientific, 1º gennaio 2002, p. 65, ISBN 978-981-277-745-4.
  5. ^ Taylor & Francis Group, Europa World Year, Taylor & Francis, 2004, p. 2543, ISBN 978-1-85743-255-8.
  6. ^ Grolier Incorporated, Encyclopedia Americana, Grolier Incorporated, 1993, p. 141, ISBN 9780717201242.
  7. ^ Professor of Russian and Foreign Policy Richard Sakwa, The Rise and Fall of the Soviet Union, Routledge, 17 agosto2005, p. 480, ISBN 978-1-134-80602-7.