Neues Deutschland

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Neues Deutschland
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StatoRepubblica Democratica Tedesca, Germania
Linguatedesco
Periodicitàquotidiano
Generestampa nazionale
FormatoRhenish
FondatorePartito Socialista Unificato di Germania
Fondazione1946
SedeBerlino
EditorePartito Socialista Unificato di Germania
Tiratura30 480 (gennaio 2015)
DirettoreOlaf Koppe
Redattore capoTom Strohschneider
ISSN03233375 (WC · ACNP)
Sito webwww.neues-deutschland.de/
 

Neues Deutschland, noto anche con l'abbreviazione ND, è un quotidiano tedesco di stampo socialista, conosciuto principalmente per essere stato l'organo principale della SED (Partito di Unità Socialista di Germania) nella DDR (Repubblica Democratica Tedesca). L'appellativo, "Nuova Germania", definiva nuovo quanto si opponeva alla tradizione capitalista e al passato nazionalsocialista. Dopo la disfatta tedesca della Seconda guerra mondiale, la Germania dell'Est doveva peraltro risorgere dalle rovine.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Occupazione sovietica (1946-1949)[modifica | modifica wikitesto]

Il Neues Deutschland fu creato nel 1946 come un giornale di sei pagine su abbonamento, su ordine dell'amministrazione militare sovietica in Germania (SMAD) a seguito della Fusione del KPD e dell'SPD nel Partito di Unità Socialista di Germania. La SMAD approvò una diffusione di 400 000 copie di quattro pagine. La prima edizione dell'"Organo centrale del SED" (Zentralorgans der SED) fu pubblicata il 23 aprile 1946, in seguito al trattato di fusione tra il giornale del Partito Socialdemocratico Tedesco (Das Volk) e quello del Partito Comunista di Germania (Deutsche Volkszeitung).

Il nome Neues Deutschland fu scelto per mettere in risalto gli sforzi dei comunisti tedeschi di costruire, una nuova Germania, antifascista e socialista. Il titolo era calcato su quello di un giornale comunista in esilio pubblicato in Messico durante la seconda guerra mondiale, Alemania libre, in seguito Nueva Alemania.[1] Quando il termine "Germania" divenne problematico nella RDT sullo sfondo della teoria dei due stati intorno al 1970, fu preferita l'abbreviazione ND.[2] Tuttavia, il titolo stampato sul giornale rimase invariato fino alla fine della Germania Est.

Repubblica Democratica Tedesca (1949-1990)[modifica | modifica wikitesto]

Prima pagina del numero del 29 maggio 1958 sull'aumento salariale e l'abolizione delle tessere alimentari.

A partire dal 1949, con la fondazione della Repubblica Democratica Tedesca, il ND divenne uno degli strumenti di propaganda più importanti del SED e del Consiglio dei ministri. La priorità data alle notizie del partito era così alta che in un numero del 16 marzo 1987, in occasione dell'apertura della Fiera di Lipsia, furono inserite 43 foto di Erich Honecker, l'allora Presidente del Consiglio di Stato e Segretario generale del Comitato centrale del SED.[3][4] Il membro più influente della nomenklatura della SED ricopriva il ruolo di redattore capo assieme ai massimi funzionari degli apparati di partito e statali, come Rudolf Herrnstadt, Georg Stibi, Hermann Axen, Joachim Herrmann e Günter Schabowski. Contrariamente agli altri quotidiani della RDT, il Neues Deutschland aveva un formato più grande e una qualità superiore della carta e della stampa.

Pubblicità ad Alexander Platz, 1964.

Operava concordemente alle politiche del Patto di Varsavia: ad esempio, giustificò la sanguinosa repressione del governo cinese in occasione della protesta di piazza Tienanmen;[5] oppure, in ambito sportivo, contribuì all'organizzazione della Corsa della Pace.

I governi del blocco occidentale percepivano il ND come la voce diplomatica del Partito di Unità Socialista di Germania.[6]

Prima della Die Wende e della riunificazione tedesca, il ND aveva una tiratura di un milione di copie ed era quindi, dopo il junge Welt della Libera Gioventù Tedesca, il secondo quotidiano della RDT con la tiratura più alta. Subito dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, il giornale non riportò alcun articolo dedicato all'evento.[7]

Dopo la riunificazione (1990 - )[modifica | modifica wikitesto]

Ex sede della redazione sull'Elsenbrücke (1995-2005)

Dopo la riunificazione, il ND ha continuato ad esistere in un'edizione federale e una regionale (per Berlino e il Brandeburgo), malgrado il successivo crollo di tiratura. Gli esemplari pubblicati si erano ridotti a 64.000 nel 1999.[8]

Dal 1999 al 2012, il caporedattore è stato il cofondatore ed ex membro del Bundestag del partito di Alleanza 90/I Verdi Jürgen Reents, che in precedenza era stato portavoce della stampa del gruppo parlamentare del Partito del Socialismo Democratico (PDS).

A partire dalla fine di ottobre del 2005, la redazione opera nella sua ex sede nella casa editrice sulla Franz-Mehring-Platz vicino a Ostbahnhof, Berlino, dopo aver avuto sede nell'ex centrale elettrica di Osthafen a Elsenbrücke dal 1995.

Nel 2007, iniziò ad essere pubblicata la versione online del giornale.[9]

Nel corso degli anni post-RDT, emerse con sempre maggiore evidenza il fatto che l'età media dei lettori del ND continuò a salire, e la redazione si pose la questione del ricambio generazionale del pubblico.[10] Per questo, tra il 2006 e il 2008, la testata ha dedicato a Sacco e Vanzetti il titolo di un suo noto inserto mensile, concepito per attirare l'attenzione del pubblico giovane.

Da luglio a dicembre 2012 Reents condivise l'ufficio con Tom Strohschneider che, dal gennaio 2013, divenne l'unico caporedattore. A Reents succedette Reiner Oschmann, che, insieme al suo vice Brigitte Zimmermann, annunciò le dimissioni dopo dei conflitti con la direzione. Oschmann aveva già rassegnato le propri dimissioni dal PDS durante il suo periodo come caporedattore.

Nel giugno del 2013, tutti numeri pubblicati tra il 1945 e il 1990 sono stati digitalizzati, assieme a quelli di altri quotidiani della RDT, dalla Biblioteca di Stato di Berlino e resi disponibili per la consultazione gratuita online.[11][12]

Tra il 2018 e il 2019, al fine di garantire l'esistenza a lungo termine del giornale, sono state discusse diverse soluzioni, come la creazione di una cooperativa.[13]

Profilo[modifica | modifica wikitesto]

Sede, Berlino, Friedrichshain

Pur non essendo organo di partito, il giornale si orienta prevalentemente alla politica del partito di sinistra Die Linke,[9] legato alla s.r.l. che controlla la testata, e si definisce come una "gazzetta socialista" indipendente dai partiti politici. La linea del giornale non è determinata dall'editore, ma dal caporedattore.

Secondo i propri dati, il ND è "il quotidiano nazionale più diffuso e letto negli stati federali orientali".[14]

I temi politici affrontati riguardano tutta la Germania e vengono analizzati sotto un'ottica di sinistra, mentre viene data una maggiore enfasi sulle notizie culturali e sociali che interessano la Germania orientale. Il giornale pubblica anche interviste di autori e opinionisti vicini alla sinistra, come Otto Köhler, Friedrich Schorlemmer e numerosi critici della sinistra politica e della Die Linke, Sozialistische Alternative e l'ex Lavoro e Giustizia Sociale - L'Alternativa Elettorale.

Caporedattori[modifica | modifica wikitesto]

Testata fino al 2011

Elenco dei caporedattori, dalla fondazione ad oggi (incompleto):

Anno Nome
1946 Sepp Schwab e Max Nierich
1946–1949 Adolf Ende e Max Nierich
1949–1953 Rudolf Herrnstadt
1953–1955 Heinz Friedrich
1955–1956 Georg Stibi
1956–1966 Hermann Axen
1966–1971 Rudolf Singer
1971–1978 Joachim Herrmann
1978–1985 Günter Schabowski
1985–1989 Herbert Naumann
1989–1992 Wolfgang Spickermann
1992–1999 Reiner Oschmann
1999–2012 Jürgen Reents
2012 Jürgen Reents e Tom Strohschneider
dal 2013 Tom Strohschneider

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ sito ufficiale
  2. ^ Helmut Berschin, Deutschland, ein Name im Wandel. Die deutsche Frage im Spiegel der Sprache, Orig.-Ausg, Günter Olzog Verlag, 1979, p. 27f, ISBN 3789271802.
  3. ^ (DE) Matthias Biskupek, Biskupeks Bücherlese (III). Sachlich (Rezension zu Zwischen den Zeilen), in Eulenspiegel, n. 4/09, 56./64. Jg., p. 65, ISSN 0423-5975 (WC · ACNP).
  4. ^ (DE) Norbert F. Pötzl, DDR-Bürger A 000 000 1. Erich Honecker: Wie ein eitler, realitätsblinder Machtmensch die DDR zu Grunde richtete, in Der Spiegel, n. 47/1999, 22 novembre 1999, p. 178 f. hier S. 179. URL consultato il 23 giugno 2012.
  5. ^ Germania - Enciclopedia italiana, su Treccani.
  6. ^ Anke Fiedler, Medienlenkung in der DDR, Böhlau Verlag, 2012, ISBN 978-3-412-21055-7, OCLC 881841723.
  7. ^ Il giornale che ignorò la caduta del Muro di Berlino, su Il Post, 9 novembre 2019. URL consultato il 15 novembre 2019.
  8. ^ von Wolfgang Thierse (a cura di), Zehn Jahre Deutsche Einheit: Eine Bilanz.
  9. ^ a b (EN) Neues Deutschland | German newspaper, su Encyclopedia Britannica. URL consultato il 15 novembre 2019.
  10. ^ (DE) Das Neue Deutschland Kaempft Seit Jahren Gegen Sinkende Auflagen Nun Bittet die Zeitung Ihre Lesser um Hilfe [collegamento interrotto], su Berliner Zeitung, 22 agosto 2009.
  11. ^ (EN) Charly Wilder, Digitizing the GDR: East German Papers Offer Glimpse of History, in Der Spiegel, 27 giugno 2013. URL consultato il 15 novembre 2019.
  12. ^ (DE) Zeitungsportal DDR-Presse, su Zeitungsinformationssystem, Staatsbibliothek zu Berlin. URL consultato il 15 novembre 2019.
  13. ^ (DE) Anne Fromm, Armes Deutschland, su Die Tageszeitung, 12 gennaio 2019, pp. 8–9, ISSN 0931-9085 (WC · ACNP). URL consultato il 12 gennaio 2019.
  14. ^ (DE) Über uns, su Neues Deutschland. URL consultato il 10 novembre 2019.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN210038802 · GND (DE4134432-7