Alleanza 90/I Verdi

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Alleanza 90/I Verdi
(DE) Bündnis 90/Die Grünen
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LeaderAnnalena Baerbock
Robert Habeck
StatoGermania Germania
SedePlatz vor dem Neuen Tor 1, 10115 Berlino
Fondazione1993
IdeologiaAmbientalismo[1][2]
Europeismo[2][3]
Progressismo
Femminismo[4]
CollocazioneCentro-sinistra[2][5][6]
Partito europeoPartito Verde Europeo
Gruppo parl. europeoI Verdi/Alleanza Libera Europea
Affiliazione internazionaleGlobal Greens
Seggi Bundestag
118 / 735
 (2021)
Seggi Bundesrat
12 / 69
Seggi Europarlamento
38 / 205
 (2019)
Seggi Parlamenti dei Länder
21 / 96
Organizzazione giovanileGrüne Jugend
Iscritti106.000 (2020)
Sito webwww.gruene.de
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Bandiera del partito

Alleanza 90/I Verdi (in tedesco: Bündnis 90/Die Grünen) è un partito politico tedesco fondato nel 1993 a seguito della confluenza di due distinti soggetti politici:

Aderisce al Partito Verde Europeo e costituisce la formazione ambientalista più forte d'Europa.

Oltre alla promozione di politiche ambientaliste, il partito persegue istanze pacifiste, progressiste e di difesa dei diritti sociali e civili.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Verdi[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni Settanta, nella Germania occidentale, vennero fondati I Verdi, che raccolsero ambientalisti e pacifisti che si opponevano all'uso dell'energia nucleare e si battevano per migliorare la qualità della vita nelle grandi città. Nel 1982 la componente più moderata del partito diede vita al Partito Ecologico-Democratico (ÖDP), oggi presente quasi unicamente in Baviera. L'ÖDP contestava le forme di protesta troppo radicali messe in atto dal movimento. I Verdi si andavano, infatti, sempre più impegnando a favore dei diritti degli omosessuali, per forme meno autoritarie d'insegnamento e contro opere pubbliche dal forte impatto ambientale.

Il partito riuscirà ad eleggere un deputato in parlamento solo nel 1983. Nel 1987, dopo lo scoppio della centrale nucleare di Chernobyl e la battaglia contro l'abbattimento delle foreste, il partito aumentò considerevolmente i suoi voti giungendo, alle elezioni parlamentari, all'8,3% dei voti. In questi anni leader del partito sarà Joschka Fischer, che manterrà tale ruolo fino al 2005.

Alleanza 90[modifica | modifica wikitesto]

Alleanza 90 era stata fondata nel 1990 dall'incontro di tre gruppi di opposizione al regime comunista:

  • Nuovo Forum (Neues Forum), fondato nel 1989 e primo movimento organizzato di opposizione;
  • Democrazia ora (Demokratie Jetzt), movimento socialdemocratico contrario ad una riunificazione immediata con la Germania occidentale;
  • Iniziativa per la libertà ed i diritti umani (Initiative Freiheit und Menschenrechte), fondato nel 1986 come semplice coordinamento tra i pacifisti della Germania orientale.

Dopo la fusione[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezione del 1990, dopo la riunificazione con la Germania orientale, vennero mantenuti due distinte soglie di sbarramento al 5%. I Verdi si allearono con Alleanza '90, un movimento per i diritti civili nella Germania dell'Est. Nella Germania occidentale, i Verdi, questa volta, non riuscirono a superare lo sbarramento elettorale. Nelle elezioni del 1994, invece, i Verdi ritornarono sopra lo sbarramento, con il 7,4% dei voti.

Alle elezione del 1998 "A-V" ottenne il 6,75% e 47 deputati. Entrò per la prima volta al governo in una coalizione con il Partito Socialdemocratico di Germania e Joschka Fischer fu nominato ministro degli esteri. Il partito in questi anni si va rafforzando, anche se la partecipazione all'intervento militare in Kosovo provocò la fuoriuscita dei pacifisti più intransigenti.

Nel 2000, il partito ottenne il suo più importante successo con il ministro dell'energia, Jürgen Trittin, che riuscì a far approvare un piano ventennale di riduzione al ricorso all'energia nucleare. Nel 2001, però, il partito vide ben quattro deputati votare contro il proprio governo dopo l'intervento militare in Afghanistan. Ciò nonostante alle lezioni legislative del 2002, i Verdi incrementarono i propri voti, 8,6%, ed i propri seggi, 55, e rimasero alla governo con l'SPD. Alle elezioni europee del 2004, il partito riuscì ad eleggere 13 dei 99 seggi assegnati alla Germania.

Alle elezioni federali del 2005 i Verdi hanno avuto una leggerissima flessione, 8,1% dei voti e 51 seggi. Il crollo della SPD e l'affermazione della CDU hanno determinato la nascita di una Große Koalition, poiché né la CDU con i Liberali, né i Socialdemocratici con i Verdi potevano garantire un governo stabile. L'opposizione all'alleanza tra il partito di Angela Merkel e quello socialdemocratico portò a una nuova crescita per gli ambientalisti, saliti al 10,7% alle elezioni federali del 2009 e al 12,1% nelle consultazioni europee dello stesso anno.

Alle elezioni federali del 2013 i Verdi ottengono l'8,4% e 63 seggi, mentre alle elezioni europee del 2014 raggiungono il 10,7% ed ottengono 11 seggi al parlamento europeo. Alle elezioni federali del 2017 i Verdi raccolgono l'8.9% e ottengono 69 seggi. Con le elezioni europee del 2019, il partito raggiunge il suo massimo storico, raddoppiando i consensi rispetto alle precedenti e ottenendo il 20,5%, con oltre 7 milioni e mezzo di voti e sorpassando così anche l'SPD, partito storicamente egemone nel centrosinistra.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Elezione Voti % Seggi
I Verdi
Europee 1979 893.683 3,21
0 / 81
Federali 1980 I voto 732.619 1,94
0 / 519
II voto 569.589 1,50
Federali 1983 I voto 1.609.855 4,14
28 / 520
II voto 2.167.431 5,57
Europee 1984 2.025.972 8,15
7 / 81
Federali 1987 I voto 2.649.459 7,02
44 / 519
II voto 3.126.256 8,26
Europee 1989 2.382.102 8,45
8 / 81
Federali 1990 I voto 2.037.885 4,40
0 / 662
II voto 1.788.200 3,85
Alleanza 90
Federali 1990 I voto 552.027 1,19
8 / 662
II voto 559.207 1,20
Alleanza 90/I Verdi
Europee 1994 3.563.268 10,06
12 / 99
Federali 1994 I voto 3.037.902 6,47
49 / 672
II voto 3.424.315 7,27
Federali 1998 I voto 2.448.162 4,98
47 / 669
II voto 3.301.624 6,70
Europee 1999 1.741.494 6,44
7 / 99
Federali 2002 I voto 2.693.794 5,63
55 / 603
II voto 4.110.355 8,56
Europee 2004 3.079.728 11,94
13 / 99
Federali 2005 I voto 2.538.913 5,38
51 / 614
II voto 3.838.326 8,12
Europee 2009 3.194.509 12,13
14 / 99
Federali 2009 I voto 3.977.125 9,20
68 / 622
II voto 4.643.272 10,71
Federali 2013 I voto 3.180.299 7,29
63 / 631
II voto 3.694.057 8,45
Europee 2014 3.139.274 10,69
11 / 96
Federali 2017 I voto 3.717.922 8,0
67 / 709
II voto 4.158.400 8,9
Europee 2019 7.675.584 20,53
21 / 96
Federali 2021 I voto 6.465.502 14,00
118 / 735
II voto 6.848.215 14,80

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Il partito sostiene un forte aumento della spesa pubblica federale per investimenti nell'istruzione: lo stanziamento di 1 miliardo di Euro per istituti tecnici e 200 milioni di euro per scuole per adulti[7].

Nel programma del 2013, il partito chiedeva l'istituzione di un salario minimo federale di 8.50€/h, che viene poi implementato il 1 Gennaio 2015[8]. In seguito ha continuato a chiedere l'aumento dei salari minimi[9].

I verdi non vogliono che l'età del pensionamento salga oltre i 67 anni, mantenendo possibilità di prepensionamento in determinati casi[10].

Il partito sostiene la legalizzazione e regolazione del mercato della cannabis, essendo promotore di un disegno di legge in tal senso, che assimila la cannabis al mercato degli alcolico[11].

Il partito supporta le quote rosa nei consigli di amministrazione, politiche per la parità salariale e lotta della violenza domestica. Per riconoscere la persecuzione che le persone LGBT subiscono in alcuni stati, il partito dei Verdi sostiene l'estensione del diritto di asilo politico a questi ultimi[12].

Il partito ha come proposta principale lo sviluppo sostenibile e la protezione dell'ambiente e ritiene che questi temi siano strettamente legati ad ogni settore della società, come economia, energia e trasporti. Ritiene che la protezione degli animali debba essere un obbiettivo da mettere in Costituzione. Tra le proposte in questo senso vi è l'integrazione del codice sul diritto ambientale con una legge sul cambiamento climatico che prevedeva la riduzione delle emissioni in Germania nel 2020 del 40% rispetto al 1990.

Il partito è duramente contrario all'utilizzo dell'energia nucleare: propone lo stop immediato della costruzione e dell'uso delle centrali nucleari. Come alternativa invece propone l'uso di energia sostenibile e un programma generalizzato di risparmio energetico. Dopo il Disastro di Černobyl' i Verdi si sono ulteriormente radicalizzati e sono diventati sempre più indisposti verso compromessi sul nucleare, tuttavia durante il governo rosso-verde (1998-2005) molti elettori sono stati delusi di quello che è stato visto come compromesso nei confronti delle politiche verdi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Parties and Elections in Europe - Germany, su parties-and-elections.eu.
  2. ^ a b c (EN) Germany, su Europe Elects.
  3. ^ (DE) Wahl-O-Mat Europawahl 2019 – Vergleich der Positionen“, Bundeszentrale für politische Bildung. (PDF), su wahl-o-mat.de.
  4. ^ (DE) Grüne für feministische Außenpolitik, su Der Spiegel.
  5. ^ (EN) Amanda Sloat, GERMANY’S NEW CENTRISTS? The evolution, political prospects, and foreign policy of Germany’s Green Party (PDF), su Brookings Institution.
  6. ^ Senem Aydin-Düzgit, Constructions of European Identity: Debates and Discourses on Turkey and the EU, 2012, p. 18.
  7. ^ (DE) Kritik am Wahlprogramm: Grüne Steuerpläne treffen die Mittelschicht – N24.de, in N24.de. URL consultato il 16 dicembre 2016.
  8. ^ Gesetzlicher Mindestlohn in Deutschland, su www.mindest-lohn.org. URL consultato il 16 dicembre 2016.
  9. ^ The stars have aligned for Germany's Greens, in The Economist, ISSN 0013-0613 (WC · ACNP). URL consultato l'11 marzo 2020.
  10. ^ Pieter Vanhuysse, Achim Goerres, Ageing Populations in Post-Industrial Democracies: Comparative Studies of Policies and Politics, Routledge, 94, 2013
  11. ^ Drogenpolitik – BÜNDNIS 90/DIE GRÜNEN BUNDESPARTEI, su www.gruene.de, 23 settembre 2016. URL consultato il 16 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 31 maggio 2016).
  12. ^ Asylschutz für Lesben, Schwule und Transgender ausbauen. URL consultato il 16 dicembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Christiane Olivo, Creating a Democratic Civil Society in Eastern Germany: The Case of the Citizen Movements and Alliance 90, 978-1-349-38627-7, 978-0-312-29959-0, Palgrave MacMillan 2001.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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