Società aperta

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La società aperta è un concetto originariamente suggerito nel 1932 dal filosofo francese Henri Bergson,[1][2] e sviluppata successivamente da Karl Popper.[3][4]

Secondo Popper, nelle società aperte, si presume che il governo sia sensibile e tollerante, i meccanismi politici trasparenti e flessibili al cambiamento, permettendo a tutti di parteciparne ai processi decisionali. Nella convinzione che l'umanità non disponga di verità assolute, ma solo approssimazioni, la società dovrebbe dare così massima libertà di espressione ai suoi individui e l'autoritarismo non è giustificato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Popper vide la Grecia classica come l'inizio di una lunga transizione dal tribalismo alla società aperta, vedendo per la prima volta lo sforzo imposto dalle relazioni fra l'individuo e la collettività nel contesto politico.[5]

Laddove le società collettiviste e tribali non distinguono fra leggi naturali e costumi sociali, cosicché gli individui sono meno propensi a dubitare delle tradizioni a cui danno un valore magico o sacro, l'inizio della società aperta è marcato da una distinzione fra la natura e la legge creata dall'uomo insieme ad una crescita nella responsabilità personale e nell'obbligo di rispondere delle proprie scelte morali (obbligo distinto dal credo religioso).[6]

Popper sostiene che le idee di individualismo e umanitarismo non possono essere soppresse una volta che le persone ne sono diventate consapevoli, e pertanto è impossibile ritornare del tutto ad una società chiusa,[7] ma allo stesso tempo riconosce il continuo richiamo emotivo di ciò che chiama "lo spirito di gruppo perduto del tribalismo" (“the lost group spirit of tribalism”), come manifestato dagli esempi dei  totalitarismi del XX secolo.[8]

Mentre il periodo successivo agli studi di Popper è stato indubitabilmente contraddistinto dalla diffusione della società aperta, questo può essere attribuito più all'avanzamento economico post-bellico che al patrocinio di Popper.[9] Società industriali basate sulla crescita economica richiedono scolarizzazione, alfabetizzazione e mobilità sociale dai suoi membri[10] — elementi incompatibili con i comportamenti più tradizionali e oscurantisti ma che domandano una sempre più ampia diffusione delle relazioni sociali astratte che Georg Simmel ipotizzò caratterizzanti dell'atteggiamento mentale metropolitano.[11]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

Popper definì la società aperta come una in cui gli individui si confrontano con le loro decisioni personali in opposizione ad una "società magica o tribale o collettivista".[12]

Egli sostenne che solo la democrazia liberale offrirebbe un meccanismo istituzionale per evolvere ed essere riformata o subire cambi di potere senza il bisogno di spargimenti di sangue.[13]

I sostenitori moderni dello sviluppo della società aperta consigliano che la società non mantenga segreti da sé stessa in un senso pubblico, ossia che tutti siano a conoscenza di tutte le questioni pubbliche. La libertà e i diritti umani sono citati spesso come fondazione essenziale di una società aperta.

Relazione con l'epistemologia[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto popperiano della società aperta è di fondazione epistemologica più che politica.[14] Quando Popper scrisse La società aperta e i suoi nemici, credette che le scienze sociali avessero fallito a capire l'importanza e la natura del fascismo o del comunismo perché, a suo dire, queste scienze erano basate su fondazioni epistemologiche che lui riteneva fallaci.[15] Il totalitarismo impone alla conoscenza di diventare un affare politico ritenendosi depositario della verità e rendendo il pensiero critico impossibile, così portando alla distruzione della conoscenza nelle nazioni totalitarie.[15]

La teoria popperiana della falsificabilità per cui la conoscenza è provvisoria e fallibile implica che la società deve essere aperta a punti di vista alternativi. Una società aperta è associata al pluralismo; è sempre aperta al cambiamento perché la conoscenza non è mai completa ma sempre in divenire: “Se vogliamo rimanere uomini – egli avverte – c’è unicamente una strada, la strada verso la società aperta, per proseguire la nostra marcia verso l’ignoto, verso ciò che non sappiamo, verso l’incerto (...) per pianificare due cose : non solo la nostra sicurezza, ma al medesimo tempo la nostra libertà".[16]

Nella società chiusa, proclami di conoscenza certa e verità insondabile conducono all'imposizione di una certa visione della realtà. Una tale società è chiusa alla libertà di pensiero. Diversamente, nella società aperta ogni cittadino si adopera nel pensiero critico per il miglioramento che richiede libertà di pensiero ed espressione, mentre le istituzioni culturali e legali aiutano questo sviluppo.[14]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il milliardario e attivista politico George Soros, autodefinitosi discepolo di Popper,[17] sostiene che l'uso sofisticato di tecniche persuasive ed ingannevoli come la moderna pubblicità e le scienze cognitive, attuato da politici come Frank Luntz e Karl Rove, ponga dubbi sulla originale concezione popperiana di società aperta.[18] Poiché la percezione della realtà dell'elettorato può essere facilmente manipolata, il discorso politico democratico non porta necessariamente ad una migliore comprensione della realtà.[18] Soros sostiene che, oltre alla separazione dei poteri, libertà di espressione e di pensiero, è necessario anche rendere esplicita una forte devozione alla ricerca scientifica della verità.[18]

Popper, tuttavia, non identifica strettamente la società aperta con una forma precisa di democrazia o di liberismo economico, ma più generalmente con una struttura ideale a tutela del pensiero dell'individuo, a dispetto del pensiero di gruppo di qualunque tipo.[19]

Società chiusa, definibile come quinto livello del processo di civilizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il quinto livello del processo universale di civilizzazione, si realizza quando si costituisce la società statuale, con una religione, più o meno rigidamente codificata, con un’organizzazione stabile del potere, legittimata dalla religione, il quale potere si istituzionalizza, attraverso una organizzazione di tipo statuale, basato, appunto, sul concetto di stato; organizzazione, che può essere, più o meno, centralizzata, col compito (teorico) di prendersi cura delle necessità dei sudditi, e con potere, insindacabile, di vita e di morte su tali sudditi. Il potere ha il compito, prioritario, di provvedere al sostentamento, al benessere ed al godimento delle persone dotate di potere, mentre le caste sottomesse hanno solo doveri, di: obbedienza incondizionata, lavoro illimitato e rispetto, dovuto ad ogni forma di gerarchia costituita. La società è organizzata in caste cristallizzate, non modificabili, e trasmissibili di generazione in generazione. Lo stato non ha alcuna autonomia, come istituzione, ma si identifica, totalmente, con le caste dominanti. Il tipo di potere è definibile, come: totalmente antidemocratico, in quanto estraneo ad ogni forma di controllo dal basso, essendo giustificato dalla religione e dall’ordinamento sociale, in atto. Il potere, si giustifica con la religione (il potere e l’autorità si identificano totalmente, trasformandosi in un dominio totale sugli esseri umani e sulle cose, anche di tipo psicologico e psichico), la quale religione si basa su una fede totalizzante, che può essere di tipo religioso, o politico-religioso, come nel caso del marxismo-leninismo, che coinvolge ogni aspetto della vita, assumendo le caratteristiche di un potere, ed autorità, di tipo teocratico o, comunque, giustificati dalla fede in un'entità totalmente “altra”, rispetto al volere, ed all’interesse, dei singoli individui e dei gruppi sociali. La vita economica viene totalmente regolata, e decisa, dagli strati dominanti della società che, a loro volta, si identificano con lo stato, e con tutte le sue funzioni. La produzione avviene attraverso le concessioni, od autorizzazioni, dei signori, o feudatari, i quali concedono, in feudo, la possibilità, ed il dovere, di lavorare e di produrre, essenzialmente in funzione dei bisogni, e desideri, dei feudatari stessi. La distribuzione, analogamente, avviene tramite l’annona, ossia una organizzazione distributiva, che parte dalla volontà dei feudatari, i quali possono essere organizzati in modo: centralizzato, parzialmente centralizzato o decentralizzato. Solo la tipologia centralizzata e quella parzialmente centralizzata conservano, oltre al concetto, anche la forma istituzionale dello stato. Queste tre forme di organizzazione conferiscono caratteristiche specifiche ai diversi sistemi sociali che caratterizzano questo livello di civilizzazione: il sistema feudale – burocratico ed il sistema feudale vero e proprio. Questo quinto livello di civilizzazione caratterizza una fase ciclica di quello che abbiamo definito l’universo strutturale statuale, il quale è costituito da due fasi, che si alternano, in cicli ripetitivi, i quali si susseguono da, almeno, otto millenni. Il quinto livello del processo di civilizzazione è, dunque, identificabile come le fasi feudali (dette, anche: “società chiuse”) del suddetto universo strutturale statuale.[20]

Società aperta o sesto livello del processo di civilizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il sesto livello del processo di civilizzazione è costituito dalle fasi mercantili (dette anche: “società aperte”) dell’universo strutturale statuale. Tali fasi storiche iniziano a manifestarsi, allorché si attenui la totale assenza di democrazia, che caratterizza le fasi feudali (o società chiuse). Altra caratteristica delle fasi mercantili (o aperte) consiste nello sgretolarsi della rigida, ed immutabile, distinzione sociale, coagulata nelle caste. Parallelamente, avviene un progressivo distacco delle istituzioni statuali dalle caste preminenti della società e, quindi, lo stato assume la caratteristica di una macchina autonoma, rispetto agli strati dominanti della società. Contemporaneamente, la vita economica si identifica sempre meno con lo stato, acquisendo una sua autonomia, sia nei suoi fini, quanto in tutte le sue manifestazioni e funzioni. Il mercato è basato sulla libera valutazione, da parte degli attori dello scambio, dei beni scambiabili, ed è inteso come luogo, e come regolatore della distribuzione. A misura della libertà che assume il mercato, che tende a divenire, gradatamente, l’unico regolatore della distribuzione economica, parallelamente la società acquisisce la libertà, rispetto agli organi dello stato, ed alla loro volontà regolatrice, essenzialmente vessatoria. Contestualmente si cristallizzano diversi sistemi sociali che si susseguono nelle fasi mercantili delle società basate sullo stato. La piena liberalizzazione del mercato e della produzione, insieme ad un maggiore livello raggiunto dallo sviluppo scientifico e tecnico, le fasi mercantili possono staccarsi dall’utilizzo della schiavitù, ed assumere l’aspetto di sistemi capitalistici, i quali concedono: libertà di azione, di parola e di pensiero ai lavoratori, delimitata, soltanto, da contratti di lavoro concordati direttamente dai datori di lavoro e dai lavoratori, oppure, mediatamente, attraverso le organizzazioni sindacali di entrambi i soggetti economici. Questa fase dell’universo strutturale basato sullo stato si caratterizza come il sesto livello del processo di civilizzazione, e questo livello di civilizzazione, essendo costituito da una fase ciclica dell’universo strutturale statuale, è soggetto, appunto, all’andamento ciclico, che caratterizza l’evoluzione dell’universo strutturale statuale e, dunque, ciclicamente, regredisce verso una nuova fase feudale (o società chiusa), generata dal languire del progresso tecnico – scientifico e dagli interessi, ben mascherati dalle ideologie (di tipo laico o religioso, basate su promesse di progresso e di maggiore, o totale, eguaglianza, in assenza di ogni concreto progetto di equalizzazione della conoscenza e di una nuova modalità di organizzazione della società), elaborate, e diffuse, dai ceti sociali che ambiscono a cristallizzarsi in nuove caste dominanti.[21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ • Henri Bergson, Les Deux Sources de la morale et de la religion, Félix Alcan, 1937 [1932], pp. 287–343.
  2. ^ Leszek Kołakowski, Modernity on Endless Trial (1997), p. 162
  3. ^ K. R. Popper, The Open Society and its Enemies, 2 vols. (1945).
  4. ^ A. N. Wilson, Our Times (2008), pp. 17–8
  5. ^ K. R. Popper, 1945:175–6
  6. ^ Popper, K., The Open Society and Its Enemies, Volume One (Routledge, 1945, reprint 2006), chapter 5, part III.
  7. ^ Popper, K., The Open Society and Its Enemies, Volume One (Routledge, 1945, reprint 2006), chapter 10, part VIII.
  8. ^ K. R. Popper, 1945:199–200
  9. ^ Wilson, p. 403
  10. ^ Ernest Gellner, Nationalism (1997), pp. 25–9
  11. ^ M. Hardt/K. Weeks, The Jameson Reader (2000), pp. 260–6
  12. ^ Popper, K., The Open Society and Its Enemies, Volume One (Routledge, 1945, reprint 2006), chapter 10, part I.
  13. ^ K. R. Popper, 1945:4
  14. ^ a b Soros, George, "The Age of Fallibility," Public Affairs (2006).
  15. ^ a b Popper, K., The Open Society and Its Enemies, Volume Two (Routledge, 1945, reprint 2006), chapters 23 and 24.
  16. ^ K. R. Popper, 1945:201
  17. ^ Soros, George, Soros on Soros (John Wiley and Sons, 1995), page 33.
  18. ^ a b c Soros, George, "From Karl Popper to Karl Rove - and Back", Project Syndicate (November 8, 2007).
  19. ^ I. C. Jarvie et al. eds., Popper's Open Society after fifty years (1999), pp. 43–6
  20. ^ Giano Rocca "Il Senso Ultimo dell'Esistenza Umana - Il Metodo Scientifico Applicato alla Condizione Umana - Vol. I" https://independent.academia.edu/GianoRocca
  21. ^ Giano Rocca “La Relatività nella Storia: la Curvatura del Tempo Storico – Il Metodo Scientifico Applicato alla Condizione Umana – Vol. VI, (2020) https://independent.academia.edu/GianoRocca

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • R. B. Levinson, In Defence of Plato (1953)
  • Liberalism as threat to the open society: Willard, Charles Arthur. Liberalism and the Problem of Knowledge: A New Rhetoric for Modern Democracy, University of Chicago Press, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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