San Nicola di Bari

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San Nicola di Bari
vescovo della Chiesa cattolica
 
Incarichi ricopertiVescovo di Myra
 
Nato15 marzo 270 a Pàtara
Consacrato vescovo300
Deceduto6 dicembre 343 (73 anni) a Myra
 
San Nicola di Bari
 

Vescovo di Myra e difensore dell'ortodossia

 
NascitaPàtara, 15 marzo 270
MorteMyra, 6 dicembre 343 (73 anni)
Venerato daTutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Beatificazionepopolare
Canonizzazionepopolare
Santuario principaleBasilica nicolaiana
Ricorrenza6 dicembre (localmente anche il 7, l'8, il 9, e il 10 maggio, l'8 e il 9 ottobre)
Attributibastone pastorale, mitria, barba, tre sfere d'oro in mano, barile da cui sbucano tre bambini
Patrono dimarinai, vetrai, scolari, varie professioni legate al commercio, innumerevoli località fra cui Bari e tutta la Puglia

San Nicola di Bari, noto anche come san Nicola di Myra, san Nicolao, san Nicolò (o san Niccolò; Άγιος Νικόλαος in greco; Pàtara, 15 marzo 270Myra, 6 dicembre 343), è stato un vescovo romano, vescovo di Myra, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diverse altre confessioni cristiane.

Viene considerato un santo miroblita.[1]

Le sue reliquie sono conservate, secondo la tradizione, nella basilica a lui dedicata a Bari e nella Chiesa di San Nicolò a Venezia[2].

La sua figura ha dato origine alla tradizione di San Nicolò, che passa nella notte tra il 5 e il 6 dicembre portando doni ai bambini.

La tradizione popolare riconosce in San Nicola la figura di Babbo Natale, in riguardo si pensi all'inglese "Santa Claus" e al latino "San Nicholaus". Non a caso San Nicola è raffigurato con una lunga barba e vestito rosso. È inoltre protettore dei bambini.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Affresco medievale raffigurante san Nicola dalla Chiesa di Bojana, presso Sofia (Bulgaria).

Nacque a Pàtara, una città greca della Licia. Non si hanno dati sulla sua infanzia. Quelli che si leggono spesso nelle sue vite, come il nome dei genitori Epifanio e Nonna, oppure il suo tenersi in piedi in preghiera da neonato, si riferiscono alla vita di un monaco Nicola vissuto tra il 500 e il 564 nella stessa regione e che fu vescovo di Pinara.

In seguito lasciò la sua città natale e si trasferì a Myra (oggi Demre), una città situata in Licia, una provincia dell'Impero Romano, che si trova nell'attuale Turchia; lì venne ordinato sacerdote. Alla morte del vescovo metropolita di Myra, venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo. Imprigionato ed esiliato nel 305 durante la persecuzione di Diocleziano, fu poi liberato da Costantino nel 313 e riprese l'attività apostolica.

Non è certo che sia stato uno dei 318 partecipanti al Concilio di Nicea del 325: secondo la tradizione, comunque, durante il concilio avrebbe condannato duramente l'Arianesimo, difendendo l'ortodossia, e in un momento d'impeto avrebbe preso a schiaffi Ario. Gli scritti di Andrea di Creta e di Giovanni Damasceno confermerebbero la sua fede radicata nei principi dell'ortodossia cattolica. Ottenne dei rifornimenti durante una carestia a Myra e la riduzione delle imposte dall'Imperatore.

Morì a Myra il 6 dicembre del 343.

Dopo la morte di San Nicola, le reliquie rimasero fino al 1087 nella cattedrale di Myra. Quando Myra venne conquistata dai musulmani, le città di Venezia e Bari entrarono in competizione per impossessarsi delle reliquie del santo e portarle in Occidente. Sessantadue marinai di Bari organizzarono una spedizione marittima, riuscirono a sottrarre le ossa di San Nicola, arrivando con queste nella loro città il 9 maggio 1087. Qui furono affidate temporaneamente a un monastero benedettino e successivamente trasferite nella cripta di una nuova chiesa dedicata al santo, la basilica di San Nicola, che in quel momento (1º ottobre 1089) non era ancora ultimata; fu papa Urbano II in persona a presiedere la solenne cerimonia.[3] Da quel momento San Nicola fu conosciuto anche come Nicola di Bari.

In realtà, i marinai baresi avevano tralasciato, volutamente o per errore, le ossa più piccole, che furono prese in una successiva spedizione da marinai veneziani il 30 maggio 1100 e sono oggi custodite nella chiesa di San Nicolò al Lido.

Culto e leggende[modifica | modifica wikitesto]

La tomba originale di San Nicola nella basilica di Myra

Il culto si diffuse dapprima in Asia Minore (nel VI secolo a Costantinopoli gli furono dedicate 26 chiese), con pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell'abitato di Myra. Numerosi scritti in greco e in latino ne fecero progressivamente diffondere la venerazione verso il mondo bizantino-slavo e in Occidente, a partire da Roma e dal Meridione d'Italia, allora soggetto a Bisanzio.

San Nicola è così diventato già nel Medioevo uno dei santi più popolari del cristianesimo e protagonista di molte leggende riguardanti miracoli a favore di poveri e defraudati.
Si narra che Nicola, venuto a conoscenza di un povero uomo decaduto che aveva tre figlie che non si potevano sposare perché non avevano soldi per pagare la dote, prese una buona quantità del suo denaro, lo avvolse in un panno e, di notte, lo gettò nella casa dell'uomo in tre notti consecutive, in modo che le tre figlie avessero la dote per il matrimonio.[4]
Un'altra leggenda narra che Nicola, già vescovo, resuscitò tre bambini che un macellaio malvagio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne.
Per questi episodi San Nicola è ritenuto un santo benefattore e protettore, specialmente dei bambini.

La Chiesa cattolica lo ricorda il 6 dicembre come memoria facoltativa nel calendario romano generale. Localmente il santo è ricordato anche l'8 maggio.

San Nicola a Venezia[modifica | modifica wikitesto]

A Venezia San Nicolò, protettore dei naviganti, è compatrono della Repubblica Serenissima assieme a San Marco. Oltra alla chiesa di San Nicolò del Lido, che contiene i resti del santo trasportati da Myra, sono state erette altre chiese a lui dedicate. Nella parte della città che si affaccia sull'ingresso in laguna dal mare c'era la chiesa di San Nicolò di Castello, consacrata nel 1503, che venne abbattua nel 1810 per realizzare i giardini che oggi ospitano al Biennale d'Arte. Nella parte opposta della città si trova la chiesa di San Nicolò dei Mendicoli che accoglie i viaggiatori provenienti dalla terraferma, mentre a nord della laguna l'isoletta di San Nicolò della Cavana dal 1303 offriva riparo ai naviganti provenienti dal fiume Sile. Al centro della città, vicino alla basilica dei Frari, era stata eretta nel 1332 la chiesa di San Nicoletto della Lattuga che venne demolita nel 1808 a causa dei decreti napoleonici per la soppressione degli ordini religiosi.

A Murano i vetrari venerano San Nicolò come loro patrono ed il 6 gennaio, giorno della sua festa, il santo porta ancora oggi ai bambini frutta secca, arance, mele e giocattoli. Il tale giorno si mangia il bussolà forte, un dolce fatto di farina, zucchero, uova, melassa, cacao amaro, cioccolato fondente, pinoli, cedrini, mandorle, pepe, paprica, noce moscata, vino bianco, rum, uova, olio d'oliva, burro.

Il culto in Italia[modifica | modifica wikitesto]

La statua di San Nicola a Bari
La basilica di San Nicola di Bari.

In Italia il culto di San Nicola è radicato nelle regioni meridionali e in quelle settentrionali. Per questo motivo, anche se nella Chiesa cattolica la sua memoria liturgica è facoltativa, in Italia è stata resa obbligatoria a partire dal 2017.[5]

Processione dei pellegrini di San Nicola a Bari, 8 maggio.

A Bari, oltre che il 6 dicembre[6], il santo è festeggiato dal 7 al 9 maggio, nella ricorrenza della traslazione delle ossa da Myra, quando un lungo corteo storico ripercorre gli eventi del 1087 e la statua del santo è condotta in processione su una barca e poi lasciata in piazza per il culto pubblico. In questa occasione, la città è raggiunta da numerosi pellegrini, provenienti tanto dalle altre regioni italiane (Abruzzo e Calabria, soprattutto) quanto dalla Russia e dagli altri Paesi ortodossi.

Corrado Giaquinto, San Nicola di Bari, museo Fesch, ad Ajaccio.

La tradizione di San Nicola che porta regali ai bambini in Italia è festeggiata anche in Venezia Giulia e in Trentino-Alto Adige, nel Bellunese, nella Sinistra Piave, sotto il nome di San Nicolò.

Il culto nel resto del mondo[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Sinterklaas e Babbo Natale.

San Nicola è anche considerato santo patrono della Lorena, della città di Amsterdam e della Russia[7] (in Siberia, tra le tribù dei Nenci convertite al cristianesimo l'antico Dio dei padri è stato sostituito dalla figura di San Nicola, da loro chiamato Mikkulai, oggetto di profonda venerazione).

Nelle località dell'Arco Alpino (Svizzera, Austria, Trentino-Alto Adige, Friuli, Slovenia) san Nicolò è solitamente accompagnato da un personaggio chiamato Krampus (Knecht Ruprecht nelle località più settentrionali) [8]una sorta di diavolo a cui si attribuisce il ruolo di punitore di bambini. San Nicola è molto popolare anche in altri paesi Europei (Paesi Bassi, Francia, Belgio, Germania, Estonia, Repubblica Ceca e Slovacchia).

Nel Benelux Sinterklaas (Kleeschen in lussemburghese) è festeggiato nella notte tra il 5 e il 6 dicembre, data in cui distribuisce i doni. Il culto di san Nicola fu portato a Nuova Amsterdam (New York) dai coloni olandesi (è infatti il protettore della città di Amsterdam), sotto il nome di Sinterklaas, dando successivamente origine al mito nordamericano di Santa Claus, che in Italia è diventato Babbo Natale.

Patronati[modifica | modifica wikitesto]

Il santo oggi è patrono di marinai, pescatori, vetrai, farmacisti, profumieri, bottai, arcieri, bambini, ragazze da marito, scolari, avvocati, prostitute, nonché dei prigionieri e delle vittime di errori giudiziari; è il Santo Protettore della Brigata Informazioni Tattiche dell’Esercito, sede di Anzio.

È patrono inoltre dei mercanti e commercianti[9] ed alcuni gli attribuiscono anche il patronato sui ministranti[10].

San Nicola è patrono di numerose località in Europa, ed in Italia è il protettore di numerose località italiane, inclusi oltre 270 comuni (tra cui naturalmente Bari).

Reliquie[modifica | modifica wikitesto]

Le reliquie di San Nicola si trovavano originariamente a Myra, nella cattedrale della città. Furono trasportate a Bari e a Venezia nell'XI secolo, a seguito di due distinte trafugazioni. La città era infatti caduta in mano musulmana e da questo scaturì la volontà di portarle "in salvo".

L'ultima ricognizione canonica delle spoglie conservate nella basilica di Bari risale al 5 maggio 1953.[11]

Traslazione barese[modifica | modifica wikitesto]

La cripta di San Nicola di Bari

La prima traslazione fu portata a termine da 66 marinai baresi, tra i quali i sacerdoti Lupo e Grimoldo, partita con tre navi di proprietà degli armatori Dottula, che raggiunse Myra recuperando le reliquie di Nicola, che giunsero a Bari il 9 maggio 1087.

Secondo la leggenda, le reliquie furono depositate là dove i buoi che trainavano il carico dalla barca si fermarono.[12] Alcune colonne del tempio, poi, seguirono la nave dei marinai baresi fino a Bari. Si trattava in realtà della chiesa dei benedettini (oggi chiesa di San Michele Arcangelo) sotto la custodia dell'abate Elia, che in seguito sarebbe diventato vescovo di Bari. L'abate promosse tuttavia l'edificazione di una nuova chiesa dedicata al santo, che fu consacrata due anni dopo da Papa Urbano II in occasione della definitiva collocazione delle reliquie sotto l'altare della cripta. Da allora san Nicola divenne compatrono di Bari assieme a San Sabino e le date del 6 dicembre (giorno della morte del santo) e 8 maggio (giorno dell'arrivo delle reliquie) furono dichiarate festive per la città. Il santo era anche presente, fino al XIX secolo, sullo stemma della città tramite un cimiero.

La sacra manna[modifica | modifica wikitesto]

Bottiglia per la Sacra Manna di San Nicola, manifattura muranese, sec. XVI

Quando i marinai baresi a Myra scoperchiarono la tomba in cui erano custoditi i resti di San Nicola, trovarono che le ossa del santo erano immerse in un liquido oleoso e profumato che veniva chiamato mirra. [13].

Trasportate le ossa a Bari, il fenomeno della trasudazione della manna dalle ossa del santo continuò nel nuovo sepolcro.

Il liquido veniva raccolto e custodito in boccette, ampolline e bottigliette. Veniva diluito con acqa e si riempivano delle fialette che venivano distribuite ai pellegrini che le portavano appese al collo per la difesa dalle malattie. I crociati, in partenza per la Terra Santa le portavano come un talismano. Nella città di Bari c'era un quartiere abitato da Veneziani che avevano anche una chiesa dedicata a San Marco. Venezia ha sempre avuto rapporti di amicizia con la città di Bari dall'anno 1002 quando il doge Pietro Orseolo II la liberò dall'assedio dei saraceni. Dati gli stretti rapporti con Venezia, i baresi si rivolsero ai vetrai muranesi per la produzione delle bottiglie che poi venivano decorate con l'effigie del santo e riempite con la manna che sgorga dalle sue ossa.

Nel 1925, per tranquillizzare chi sospettava infiltrazioni di acqua piovana o di influsso di alta marea, i responsabili della basilica di Bari fecero analizzare, nei laboratori dell'Università degli Studi di Bari, campioni di manna prelevati in due diversi periodi di tempo. Il responso delle analisi fu che il liquido trasudava veramente dalle vecchie ossa ed era acqua purissima con un residuo molto basso e con una densità di circa 12 milligrammi per litro alla temeratura di 12 gradi; erano escluse qualsiasi tracce di acqua piovana o marina. [14]

La manna viene ufficialmente prelevata il 1° maggio, festa della traslazione del santo, dal rettore della basilica, alla presenza del delegato pontificio, delle autorità, del clero e dei fedeli alla fine di una solenne celebrazione liturgica. Il quantitativo viene raccolto in una ampolla di cristallo dalla quale alcune gocce sono travasate in grossi caraffoni riempiti di acqua comune per confezionare migliaia di boccette da distribuire ai fedeli nel corso dell'anno che le considerano sacre reliquie..

Traslazione veneziana[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Nicolò al Lido.
La Chiesa di San Nicolò al Lido.

Un'accurata cronaca dell'epoca, basata su testimonianze oculari (la "Translatio sancti Nicolai") afferma che una seconda traslazione delle reliquie fu effettuata pochi anni dopo quella barese. I veneziani nel 1099-1100, durante la prima crociata, approdarono infatti a Myra dove fu loro indicato il sepolcro vuoto dal quale i baresi avrebbero prelevato le ossa. Tuttavia qualcuno rammentò di aver visto celebrare le cerimonie più importanti, non sull'altare maggiore, ma in un ambiente secondario. Fu in tale ambiente che i veneziani rinvennero una gran quantità di minuti frammenti ossei, che vennero trasportati nell'abbazia di San Nicolò del Lido[15][16] assieme a quelli dello zio di San Nicolò e del vescovo San Teodoro. [17]

San Nicolò venne quindi proclamato protettore della flotta della Serenissima e la chiesa divenne un importante luogo di culto. San Nicolò era infatti venerato come protettore dei marinai: non a caso la chiesa era collocata sul Porto del Lido, dove finiva la laguna e cominciava il mare aperto. Nella chiesa di San Nicolò del Lido terminava l'annuale rito dello sposalizio del Mare con la partecipazione del doge ad una messa solenne.

Ricognizioni sulle reliquie di Bari e Venezia[modifica | modifica wikitesto]

A seguito di due ricognizioni effettuate nel 1954 a Bari e nel 1992 a Venezia, il prof. Luigi Martino, docente di anatomia umana e normale all'Università di Bari, ha sostenuto che le reliquie sono divise fra le due città: Bari possiederebbe i frammenti ossei di maggiori dimensioni, mentre Venezia i frammenti più minuti (circa la metà dello scheletro), e che questi ultimi sono "complementari con le ossa conservate a Bari".[18][16][19][20][21][22] È stato ipotizzato che i baresi, nella fretta di asportare le reliquie, si siano impossessati solo dei frammenti ossei più grandi, lasciando sul posto quelli più minuti. Sono questi ultimi che oggigiorno si troverebbero a Venezia.

Altre località[modifica | modifica wikitesto]

Vico del Gargano[modifica | modifica wikitesto]

Nella cittadina garganica, in provincia di Foggia, nella chiesa di San Nicola di Myra, sede dell'Arciconfraternita del Santissimo Sacramento di Vico del Gargano, è conservata una teca con la Manna di San Nicola, l’acqua che si forma nella tomba del Santo e che si formava già nella Basilica di Mira. Questa reliquia è attestata nella chiesetta da tempi antichissimi e nel 1675, durante la visita del cardinale Vincenzo Maria Orsini (papa Benedetto XIII), la chiesa di San Nicola aveva un unico altare non consacrato, un’immagine del Santo «Iconem pulvere deturpatam» e una teca contenente la Manna di San Nicola.

Rimini[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 2003 la diocesi di Rimini, d'intesa con il Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, ha fatto dono di un frammento dell'omero sinistro di San Nicola alla diocesi greco-ortodossa di Dimitriade (la greca Volos), che ne aveva inoltrato richiesta.[23] Secondo la tradizione, l'omero di San Nicola giunse a Rimini in modo piuttosto rocambolesco nella seconda metà del XII secolo. Protagonista della vicenda sarebbe stato un vescovo tedesco, che aveva trafugato la reliquia a Bari. Nel 1177 papa Alessandro III si fermò a Rimini provenendo da Venezia; il pontefice volle sottoporre la reliquia alla prova del fuoco per accertarsi della sua autenticità: "le fiamme non la bruciarono, anzi, emanarono un profumo intenso". San Nicola fu proclamato co-patrono di Rimini nel 1633. Il primo indizio sull'autenticità della tradizione è l'assenza, fra le reliquie baresi, proprio dell'omero sinistro. La prova definitiva che si tratta della parte mancante a quanto dello scheletro è venerato Bari, è giunta dalla ricognizione anatomica e studio antropometrico (di Luigi Martino) e dalla ricognizione antropologica (di Fiorenzo Facchini), effettuate in occasione della donazione del 2003.
La reliquia riminese è custodita nella nuova chiesa di San Nicolò al Porto (inaugurata nel 1955), all'interno della Sala Celestina dai Padri Celestini, cui appartenne l'edificio dal XIV al XVIII secolo. La chiesa medievale fu praticamente rasa al suolo durante la Seconda guerra mondiale; sopravvissero solo il campanile e la Sala Celestina; in entrambi, ma soprattutto nella seconda, sono visibili affreschi della scuola riminese del Trecento.

Lorena (Francia)[modifica | modifica wikitesto]

Basilica di Saint-Nicolas-de-Port.

Dopo l'arrivo in Lorena nel 1087 di una reliquia del santo, la mano destra alzata in segno di benedizione (falange della mano destra), riportata da Bari dal signore Aubert di Varangéville, il villaggio di Port, un possesso del signor di Varangéville, diventa Saint-Nicolas-de-Port e dispone a partire dal 1093 di una prima chiesa dedicata al santo patrono della Lorena, San Nicola dei Lorenesi.

«Intorno al 1230, il cavaliere di Lorena Cunon de Réchicourt, al seguito dell'imperatore Federico II di Svevia, è fatto prigioniero durante la sesta crociata. Avrebbe pregato il 5 dicembre 1240 San Nicola prima di addormentarsi nella sua cella. La mattina, si sarebbe svegliato ancora attaccato, sui gradini della chiesa di Saint-Nicolas-de-Port, le catene gli caddero da sé durante l'ufficio che ha poi seguito.»

Da allora, ogni anno il sabato prima della festa di San Nicola, si celebra una processione in memoria del famoso "miracolo".

Nel 1429, prima di lasciare il suo paese per salvare la Francia, Giovanna d'Arco andò a visitare la tomba del santo a Saint-Nicolas-de-Port.

Alla fine del XV secolo per ringraziare San Nicola per avere salvato il Ducato di Lorena contro il duca di Borgogna Carlo il Temerario (morto durante la battaglia di Nancy il 5 gennaio 1477), il duca di Lorena Renato II ricostruisce la chiesa della città di Saint-Nicolas-de-Port. Una volta iniziati i lavori, nel 1481 essa diventa una maestosa basilica di stile gotico fiammeggiante quasi grande come Notre-Dame di Parigi. Nel 1622 il duca Enrico II di Lorena ottiene dal Papa Gregorio XV (1554-1623) l'erezione di una chiesa per i suoi sudditi che vivono a Roma. Questa chiesa barocca si trova vicino a Piazza Navona; è naturalmente dedicata al santo patrono della nazione lorenese e si chiama Chiesa di San Nicola dei Lorenesi.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo emblema è il bastone pastorale (simbolo del vescovato) e tre sacchetti di monete (o anche tre palle d'oro) queste in relazione alla leggenda della dote concessa alle tre fanciulle. Nello stemma di Collescipoli (Terni) è rappresentato a cavallo con un fanciullo alle sue spalle. Negli affreschi dell'Abbazia di Novalesa (XI secolo), tra i primi conosciuti in occidente,[24] porta il pastorale e indossa una casula blu e una raffinata stola a motivi geometrici. Tradizionalmente viene quindi rappresentato vestito da vescovo con mitra e pastorale. L'attuale rappresentazione in abito rosso bordato di bianco origina dal poema A Visit from St. Nicholas del 1821 di Clement C. Moore, che lo descrisse come un signore allegro e paffutello, contribuendo alla diffusione della figura mitica, folkloristica, di Babbo Natale.

Nella Chiesa ortodossa russa San Nicola è spesso la terza icona insieme a Cristo e a Maria col Bambino nell'iconostasi delle chiese.

A Pollutri, in provincia di Chieti, abbiamo la possibilità di osservare dal vivo, la più antica e la più veneranda statua lignea di San Nicola del XIII secolo che vanti l'Abruzzo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Charles Herbermann, "Oil of Saints", in Catholic Encyclopedia, 1913ª ed., New York, Robert Appleton Company.
  2. ^ Nicola Antonio Imperiale, San Nicola conteso fra due città: la secolare disputa fra Bari e Venezia, in https://www.bari-e.it/in-attualita/san-nicola-fra-bari-e-venezia/.
  3. ^ G.Cioffari, Traslazione delle reliquie, su Basilica Pontificia San Nicola - Bari. URL consultato il 6 dicembre 2020. V. anche le pagine successive sullo stesso sito.
  4. ^ L'episodio agiografico è raffigurato nella predella della Pala di Perugia del Beato Angelico.
  5. ^ Lettera del Card. Bagnasco ai membri della Conferenza Episcopale Italiana Archiviato il 20 dicembre 2016 in Internet Archive., 9 novembre 2016.
  6. ^ Bibliotheca Nicolaiana, In duas partes divisa; quarum prima libros continet, altera numismatum ac operis prisci thesaurum [Collected by a citizen of Amsterdam]. Amsterdam: Janssonius van Waesberge, 1698, su Book Sales Catalogues Online. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  7. ^ San Nicola patrono, su parrocchiasannicolo.net. URL consultato il 6 gennaio 2008 (archiviato dall'url originale il 17 novembre 2011).
  8. ^ Nicola Antonio Imperiale, Alla scoperta del lato oscuro della brigata di Babbo Natale, in https://www.bari-e.it/in-attualita/alla-scoperta-del-lato-oscuro-della-brigata-di-babbo-natale/.
  9. ^ Anche per questo la sua effigie figura nello stemma della Camera di Commercio di Bari.
  10. ^ San Nicola: patronati, iconografia e proverbi, su www-meteoweb-eu.cdn.ampproject.org, dicembre 2016. URL consultato il 2 gennaio 2021.
  11. ^ Luigi Martino, Le reliquie di S. Nicola : studio anatomo-antropologico dei resti scheletrici rinvenuti nella sua tomba in Bari (alla ricognizione canonica del 5 maggio 1953), Bari, Biblioteca di San Nicola: Centro studi nicolaiani, OCLC 988398788.
  12. ^ Per questa ragione una coppia di buoi è rappresentata nelle statue ai lati del portale maggiore della Basilica di San Nicola.
  13. ^ ...inventa est tumba plena sancto oleo... tanta odoris fragantia subito secuta est, ut omnes putarent se in paradiso dei consistere.. da Traslatio Sancti Nicolai in Varum di Niceforo, cod. ben. sec. XII, in N.Putognani, Istoria della vita de' miracoli e della traslazione del gran Taumaturgo S. Nicolò, Napoli, 1771, p. 556
  14. ^ P. Scognamiglio, La manna di San Nicola, STEB, Bari, 1925, pp. 114-117.
  15. ^ (EN) Elena Bellomo, The First Crusade and the Latin east as seen from Venice: the account of the Translatio sancti Nicolai, in Early Medieval Europe, vol. 17, n. 4, 20 ottobre 2009, pp. 420–443, DOI:10.1111/j.1468-0254.2009.00284.x. URL consultato il 26 maggio 2018.
  16. ^ a b S. Nicola: la Grande Avventura, su web.tiscali.it. URL consultato il 14 ottobre 2017.
  17. ^ AA. VV., Culto dei santi a Venezia, Venezia, Edizioni Studium Cattolico Veneziano, 1965, p.196.
  18. ^ Prof. Luigi Martino Homepage, su web.tiscali.it. URL consultato il 14 ottobre 2017.
  19. ^ St. Nicholas Center ::: Relics in the Lido of Venice?, su stnicholascenter.org. URL consultato il 14 ottobre 2017.
  20. ^ Julio Loredo, San Nicola di Bari, su atfp.it. URL consultato il 10 settembre 2017.
  21. ^ (RU) НИКОЛАЙ ЧУДОТВОРЕЦ,СВЯТИТЕЛЬ НИКОЛАЙ,НИКОЛА УГОДНИК, ОСТРОВ ЛИДО, su nikola-ygodnik.narod.ru. URL consultato il 26 maggio 2018.
  22. ^ (EN) Bess Lovejoy, Rest in Pieces: The Curious Fates of Famous Corpses, Simon and Schuster, 12 marzo 2013, pp. 7-8, ISBN 978-1-4516-5501-8. URL consultato il 26 maggio 2018.
  23. ^ San Nicola (PDF), su issrmarvelli.it, aprile 2011. URL consultato il 2 febbraio 2022.
  24. ^ S. Uggè, Fragmenta Novaliciensia: Abbazia di Novalesa Il museo archeologico, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie - Provincia di Torino - Centro Culturale Diocesano di Susa, Edizioni d'arte Marconi, Genova 2012, pp. 28-29

Bibliogra[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., San Nicola di Bari nei secoli nel mondo, Galleria Arte Spazio, 1978.
  • C. W. Jones, San Nicola. Biografia di una leggenda, Bari, 1983.
  • P. Corsi, La traslazione di San Nicola. Le Fonti, Bari, 1987.
  • I vetri della manna di San Nicola da Bari a Murano, Catalogo della Mostra presso la Scuola Grande San Teodoro, Venezia, Tipografia Helvetia. 1988.
  • Antonio Niero, Tradizioni popolari veneziane e venete, Venezia, Edizioni Studium Cattolico Veneziano, 1990, pp. 125-126.
  • Enzo Minio, La festa di San Nicola a Ribera, Comune di Ribera, 1997.
  • Gerardo Cioffari, San Nicola di Bari, Alba (CN), Edizioni San Paolo, 1997, ISBN 9788821515217
  • Sebastiano Rizza, Il Santo venuto dal mare (PDF). URL consultato il 2 febbraio 2022.
  • Raffaela Tortorelli, Le fonti agiografiche su santa Marina di Antiochia e san Nicola di Myra ed il culto dei due santi nel mezzogiorno d'Italia, in Spolia. Journal of medieval studies.
  • Corrado Veneziano, Nicola, santo di Oriente e di Occidente, Lecce, Besa, 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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