Farmacista

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Farmacista al lavoro

«Nobilissima è la missione del farmacista nel seno della civil società. Ben dicevamo noi in una nostra memoria che il farmacista rappresenta, per così dire, il potere esecutivo della scienza medica, e che egli è l'anello di congiunzione tra la scienza speculativa e la pratica, tra la medicina e la chimica. Nessuna professione ha tanto bisogno di essere circondata della pubblica stima quanto questa del farmacista; dappoiché nessuna ha tanto bisogno della pubblica fiducia. La santità del proprio ministero dev'essere scolpita nell'animo del farmacista. Ore di ricreazione, di riposo ed anco di sonno esser debbono sacrificate al bene del prossimo ed allo adempimento del proprio dovere.»

(Federigo Kernot, Storia della farmacia e dei farmacisti, Napoli 1871)

Il farmacista è il professionista sanitario specialista del farmaco che si occupa della preparazione, fabbricazione e del controllo dei medicinali, nonché della corretta dispensazione, della giusta posologia, aderenza alla terapia ed effetti collaterali dei farmaci (compresi presidi medico-chirurgici ed alimenti destinati a fini medici speciali). Disponendo di una specifica competenza scientifica, è autorizzato a consigliare in materia di farmaci ed a svolgere funzioni epidemiologiche, preventive e di educazione sanitaria presso la popolazione. Il farmacista esercita la professione in farmacia comunitaria, parafarmacia, farmacia ospedaliera, industria farmaceutica, cosmetica, nutraceutica ed è protagonista in tutti i settori che prevedono la presenza del farmaco.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Giuramento per farmacisti in epoca borbonica e sabauda

La figura del farmacista vanta antiche origini: in Giappone esistevano i curatori che si potevano raffrontare ai moderni farmacisti. Nell'antica Grecia i rhizotómoi (ῥιζοτόμοι) ricercavano e curavano con erbe e radici, così come nell'antica Roma dove nascevano le prime vere e proprie farmacie (Tabernae medicinae) nelle quali la figura del Pharmacotriba non esercitava più la medicina ma vendeva rimedi medicamentosi e realizzava medicamenti composti prescritti da medici. Un noto medico, botanico e farmacista greco fu Dioscoride, vissuto nel I secolo dopo Cristo a Roma al tempo dell'imperatore Nerone.

I monasteri medievali, ampliandosi e diffondendosi, organizzarono i loro ospitia che necessitavano ovviamente di artigianali "officine farmaceutiche" che si dotarono di splendidi orti botanici. Attigui alla spezieria sorgevano infatti i cosiddetti giardini dei semplici, dove i monaci potevano coltivare ogni sorta di pianta medicinale e sperimentarne poi l'azione terapeutica servendosene immediatamente. Pionieri di queste pratiche furono i monaci itineranti irlandesi e anglosassoni che fondarono monasteri con "orti dei semplici" anche sul continente, come dimostra la pianta del monastero di San Gallo in Svizzera.

Nel mondo arabo esistevano trattati per farmacia già prima del VII secolo e gli Arabi erano noti per i loro studi nel settore medico e farmacologico (basti ricordare il nome di Avicenna).

In Italia la figura del farmacista (lo speziale o rizotomo), fino al XII secolo considerata un tutt'uno nella professione del medico, iniziò ad affermarsi dal XIII secolo come professionista autonomo grazie soprattutto alla volontà dell'imperatore Federico II di Svevia. Quest'ultimo, imperatore e sovrano colto ed illuminato del Regno di Sicilia, fondatore dell'Università di Napoli che ancora oggi porta il suo nome, promosse fortemente la cultura araba e stimolò gli studiosi ad occuparsi di matematica, scienze naturali ed alchimia.

Stemma dell'Arte dei Medici e degli Speziali, corporazione fiorentina a cui appartenne anche Dante Alighieri

Fu Federico II che separò e regolamentò l'esercizio della professione medica e quella dello speziale, definendone i rapporti e vietando loro ogni forma di associazione (Scuola Medica Salernitana). Il paragrafo 46 delle Costituzioni Melfitane prescrive:" Il medico non potrà esercitare la farmacia ne far società con un preparatore". Questi "confectionari" dovranno prestar giuramento ed eseguire gli ordini dei medici senza frode e le loro "staciones" dovranno occupare il territorio secondo un disegno precostituito (pianta organica). Ben presto anche in altre zone d'Italia, come in Toscana (a Firenze e Siena), in Veneto (a Padova e Venezia), nonché a Roma, Genova, etc., furono fissati i principi fondamentali che regolamentavano la professione ("statuti delle Arti degli Speziali"). A Venezia nel 1258 viene promulgato il Capitolare dei Medici e degli Speziali in cui vengono stabilite norme precise per gli speziali, quali la preparazione di medicine secondo l'arte e le norme dell'Antidotario, il divieto di prescrivere medicine e la sorveglianza dei Consoli della Giustizia su questa attività.[1] Nel 1400 la "Corporazione degli Speziali" era già considerata una fra le più importanti nella società dell'epoca ed era compresa tra le sette Arti Maggiori. Nel 1498 era uscito il primo Ricettario Fiorentino imposto dallo Stato, anche se redatto dai Collegi Professionali e nel Ducato di Milano, sotto il dominio spagnolo, uscì la prima Farmacopea nel 1668.[2] A Padova nel 1545 viene fondato il primo orto botanico universitario[3].

In Svizzera Paracelso comincia a estrarre dalle droghe i loro principi attivi e introduce in terapia l’uso di sostanze minerali di sintesi (tartaro emetico). Con Paracelso termina il periodo dell'alchimia, dato che egli si pone nuovi scopi: non più la ricerca alchemica dell'oro, ma la preparazione razionale delle medicine. Nasce la iatrochimica: per Paracelso l'unico scopo della chimica doveva essere quello di mettere a disposizione della medicina tutta una serie di nuovi medicamenti che potessero ristabilire in maniera mirata l'equilibrio fisiologico dell'organismo alterato dalle malattie.[4]

Dai principi di Paracelso sarà influenzata anche la chimica dei due secoli successivi, tutta incentrata sulla teoria del "flogisto", ovvero quella parte della materia che si riteneva fosse responsabile dalla combustione delle sostanze (e di molte altre loro proprietà, come il colore, l'odore, il sapore). L'aria, allora considerata come una indefinita sostanza inerte, aveva l'unica funzione di assorbire il flogisto durante la combustione. I numerosi esperimenti sui gas e sui passaggi di stato della materia, allora condotti perlopiù da insigni farmacisti (come ad esempio Scheele, Lemery, Rouelle), contribuirono in maniera decisiva a smontare la teoria del flogisto e a spianare la strada alla chimica moderna.[4] Ad approfittare di queste scoperte fu Antoine Laurent Lavoisier che, con la "teoria della combustione" finalmente dimostrò che le sostanze gassose presenti nell'aria possono reagire in maniera quantitativa come qualsiasi altra sostanza chimica.[4]

Nell'età moderna il metodo sperimentale venne applicato in medicina da Malpighi e Redi che schiusero la strada alla farmacologia come scienza autonoma per merito di Rudolf Buchheim, Oswald Schmiedeberg, Claude Bernard e Rudolf Heidenhain.

Monumento parigino in cui è ricordata la scoperta del chinino da parte dei farmacisti francesi Pelletier e Caventou

Solo a partire dalla seconda metà del Settecento la chimica iniziò ad influenzare la terapia e pertanto nacquero i primi trattati di farmacia e le prime farmacopee, inizialmente tutte in latino. L'antica nomenclatura alchemica iniziò così ad essere sostituita da quella chimica. Nella farmacopea Sarda del 1853, tuttavia, accanto ad alcaloidi all'epoca recentemente scoperti come atropina, morfina, codeina, etc., erano ancora annoverati medicamenti obsoleti come la "carne di vipera", considerata per secoli una panacea. Nel ducato di Parma e Piacenza, con la centralizzazione del potere negli Stati moderni nel settecento, venne istituito il Regio-Ducale Protomedicato con un decreto di Filippo di Borbone.[5][6] In questo periodo iniziò a tramontare quindi l'antico nome di speziale ed iniziò ad imporsi quello di farmacista (cioè colui che esercita l'arte della farmacopea, ovvero della preparazione dei farmaci secondo dettami squisitamente scientifici).

Nella Francia napoleonica nacque la prima moderna scuola di Farmacia (École de Pharmacie, 1803), presso la quale si formarono molti dei maggiori chimici del tempo. È infatti dal fermento della farmacia a cavallo tra settecento ed ottocento che la chimica cominciò gradualmente a differenziarsi come scienza a sé stante. L'interesse nascente verso la chimica, con particolare riferimento alla ricerca di modelli sempre più complessi in grado di descrivere la composizione della materia, tuttavia spinse i farmacisti dell'epoca, ormai soppiantati dai chimici puri in questa branca della scienza, ad indirizzarsi verso campi in cui potessero ancora esercitare le proprie competenze autorevolmente. Essi quindi ripresero ad occuparsi di un aspetto tradizionale della loro professione: la ricerca e l'estrazione di principi attivi da fonti vegetali (ed in misura minore animali e minerali), servendosi finalmente dei nuovi strumenti che la chimica del tempo metteva a disposizione. È in questo modo che i farmacisti dell'ottocento diedero un contributo fondamentale allo sviluppo della chimica organica, della chimica farmaceutica e della farmacologia: grazie all'analisi, all'estrazione, all'isolamento, all'identificazione chimica e terapeutica di un arsenale di sostanze di origine naturale sempre più ampio e potente (alogeni, alcaloidi, glicosidi, ecc.). Allo stesso tempo, specialmente in Germania, i progressi della chimica pratica misero a disposizione dei farmacisti la possibilità di produrre direttamente i farmaci ricorrendo a metodi sintetici sempre più perfezionati. Nacque in questo modo la moderna industria chimica e farmaceutica.[7]

Negli anni dello sviluppo dell'industria chimica alcuni farmacisti come Francesco Angelini, Archimede Menarini, Carlo Erba, Franco Dompè e Giacomo Chiesi fondarono, partendo dai laboratori delle loro farmacie, le prime industrie farmaceutiche molte delle quali ancora oggi in attività.

Formazione professionale[modifica | modifica wikitesto]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Spilla dell'ordine dei farmacisti con il "caduceo"

In Italia per poter diventare farmacista occorre frequentare il corso di laurea in farmacia. È una laurea magistrale a ciclo unico della durata di 5 anni e a frequenza obbligatoria (l'accesso è a numero programmato), e comprende sia insegnamenti di carattere chimico che insegnamenti di tipo biomedico; sono altresì compresi esami teorico-pratici (come le analisi dei medicinali e le tecnologie farmaceutiche, tra cui il laboratorio galenico e dei prodotti fitoterapici, che prevedono esercitazioni di laboratorio ed il successivo superamento di una prova pratica per poter accedere all'orale) nonché un periodo semestrale di tirocinio (da svolgere presso una farmacia pubblica, privata od ospedaliera).

Dopo il conseguimento della laurea, per poter esercitare, occorre conseguire l'abilitazione professionale tramite il superamento dell'esame di stato (in base al principio stabilito per tutte le professioni riconosciute dall'art. 33, quinto comma, della Costituzione), che consente di iscriversi al relativo ordine. Anche i laureati in chimica farmaceutica (ufficialmente Chimica e tecnologie farmaceutiche), sempre dopo superamento dell'esame di stato, possono esercitare la professione di farmacista.

Il Farmacista può perfezionarsi in svariati settori del mondo farmaceutico, tra cui la farmacia clinica, farmacologia, patologia, biochimica, fitoterapia, cosmesi e galenica.

Farmacisti famosi, loro opere e scoperte principali[modifica | modifica wikitesto]

Una tavola dell'Erbario Carrara (XV secolo), una traduzione padovana del "De simplici medicina" di Serapione il Giovane
La casa di Scheele e la sua farmacia a Köping
  • Ibn al-Baytar: Scrive il "Compendio dei medicamenti semplici e degli alimenti", un'enciclopedia farmaceutica che amplia ulteriormente le conoscenze ereditate da Dioscoride ed Avicenna (XIII secolo)
  • Nicolas Lémery: Nel 1675 pubblicò il "Cours de chymie", primo testo di chimica a teorizzare una concezione meccanicistica della materia
  • Pierre-Joseph Macquer: Pubblicò il "Dictionnaire de chymie" (1766), contribuì alla affermazione del concetto di affinità su basi chimico-fisiche
  • Antoine Parmentier: Stabilì la commestibilità della patata (1771) e compì importanti studi sugli zuccheri di origine vegetale
  • Joseph Caventou: Stretto collaboratore di Pelletier, con cui nel 1820 condivise la cruciale scoperta della chinina, dando origine alla terapia antimalarica
  • Jean Baptiste Dumas: Insigne autore di metodologie analitiche per la determinazione dei pesi atomici e molecolari (1827-1858) e per la determinazione dell'azoto organico. Fu il primo a teorizzare con concetti moderni la struttura delle molecole organiche
Burette di Mohr
  • Friedrich Gaedcke: Nel 1854 estrasse dalle foglie di coca un alcaloide che lui chiamò "eritrossilina" e che successivamente si dimostrò essere la cocaina
  • Eli Lilly: Fondatore dell'omonima multinazionale statunitense (1876)
Ernest Fourneau nei laboratori Poulenc (1909)
  • John Uri Lloyd: Con la sua descrizione storica, botanica, chimica e farmacologica delle piante medicinali fu, nei primi anni del '900, uno dei fondatori della moderna farmacognosia
  • Carl Mannich: Scopritore della reazione che porta il suo nome (1912), grazie a lui fu possibile sintetizzare numerosi farmaci prima impossibili da ottenere (come la ketamina)
  • Tu Youyou: Premio Nobel per la medicina nel 2015 grazie al suo isolamento dell'artemisinina, un potente ed economico antimalarico di origine vegetale

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Saggi di storia della farmacia dalle origini al XX secolo, a cura di Antonio Corvi e Claudio Ronco, edizioni L. I. R.. 2016, Piacenza, pag. 17-18.
  2. ^ Saggi di storia della farmacia dalle origini al XX secolo, a cura di Antonio Corvi e Claudio Ronco, edizioni L. I. R.. 2016, Piacenza, pag. 130.
  3. ^ Orto botanico di Padova
  4. ^ a b c Antonio Corvi, La Farmacia italiana dalle origini all'età moderna, Pacini Editore, Pisa 1997
  5. ^ Antonio Corvi, Claudio Ronco, op. cit., pag. 128 - 137.
  6. ^ A Parma, dietro il Duomo, esiste l'Antica Spezieria di San Giovanni, originaria del XIII secolo e attiva sino al 1776, unico esempio in Italia di farmacia cinque - seicentesca. Ha anche sale affrescate e suppellettili d'epoca. (Emilia Romagna, Touring Editore, 2010, pag. 120).
  7. ^ D. L. Cowen, W. H. Helfand, "La storia della farmacia - Volume 2", Momento Medico, Salerno 1990

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàLCCN (ENsh85100592 · GND (DE4002475-1