Gengis Khan

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Gengis Khan
Pseudoritratto - Museo Nazionale di Taipei
Pseudoritratto - Museo Nazionale di Taipei
Khagan dei Mongoli
In carica 1206 - 1227
Incoronazione 1206
Successore Djuci, Ögödei
Nome completo Temüjin, Gengis Khan - grafia mongola: Cinggis qayan.png
Nascita Deluun Boldog, 1162
Morte Gardi, agosto 1227
Padre Yesugei
Madre Ho'elun
Consorte Börte Ujin, Kulan, Yisugen, Yisui, altre
Figli Djuci, Ögödei, Chagatai, Tolui, altri

Gengis Khan, o Genghis, tartaro Чингис Хан, pron. Cinghis Khan (secondo moderne revisioni sarebbe più corretto il nome di Chinggis Khaan o Činggis Qaγan), nato come Temujin o Temulujin[1], in altaico Temuçin, pron. Temucin (alto corso dell'Onon, 1162[2]agosto 1227), è stato un condottiero e sovrano mongolo.

Dopo aver unificato le tribù mongole, fondando l'Impero mongolo, le condusse alla conquista della maggior parte dell'Asia centrale, della Cina, della Russia, della Persia, del Medio Oriente e di parte dell'Europa orientale, dando vita, anche se per breve tempo, al più vasto impero terrestre della storia umana. Fu sepolto in un luogo tuttora ignoto della nativa Mongolia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La nascita[modifica | modifica sorgente]

I primi anni di vita di Gengis Khan sono poco noti e controversi perché descritti solamente dopo la sua morte.

La madre Hoelun della tribù dei Merkit, da poco sposata con Yeke-Ciledu,[3] fratello minore del capo della tribù dei Merkit, era stata rapita in una scorreria organizzata da Yesugei, con l'aiuto dei suoi fratelli, Nekun-taiji e Daritai.[4]

Yesugei era il capo del clan Borjigin della tribù dei Kiyad, Mongoli praticanti il cristianesimo nestoriano, i due ebbero un primo figlio (ne ebbero quattro in tutto, tre maschi, Qasar, Qachiun e Temüge ed una femmina, Tamülün)[5] a cui diedero il nome di Temüjin, in onore di un valoroso capitano Tartaro che il padre aveva appena catturato in battaglia. Il nome secondo alcuni derivava da tomor (ferro)[6]

Il fiume Onon, fiume vicino al luogo di nascita di Gengis Khan

La sua data di nascita è incerta: alcuni storici propongono come anno di nascita il 1155[7] altri il 1167[8] mentre le cronache cinesi indicano il 1162[9]

Temüjin sarebbe nato tra le montagne della provincia del Hėntij, precisamente a Deluun Boldog[10] (colle della malinconia), vicino al monte Burhan Haldun (una montagna sacra) tra le rive del fiume Onon e vicino al fiume Hėrlėn, presso Lamyn Uhaa (pressappoco l'attuale sum di Bindėr non lontano da Ulaan Baataar). Per quanto riguarda il luogo esatto si pensa che sia vicino Dadal scelto come luogo di nascita di Gengis Khan del 1962, anche se tale scelta non è priva di critiche.[11] Secondo la tradizione mongola nacque il giorno chiaro del primo mese dell'estate dell'anno del cavallo d'acqua del terzo ciclo (ogni ciclo del calendario mongolo era di 60 anni), e venne alla luce stringendo nel piccolo pugno un grumo di sangue, segno che il suo destino sarebbe stato quello di un grande guerriero.[12]

Infanzia[modifica | modifica sorgente]

All'età di nove anni suo padre Yesugei decise che era giunto il tempo di organizzare il futuro matrimonio di suo figlio: convinto che fra i parenti della moglie avrebbe trovato una degna consorte partì verso oriente, e durante il viaggio incontrò una famiglia del suo clan, gli Ungrat. La coppia aveva una figlia, Börte,[13] poco più grande di Temüjin,[14] e, desiderosi di dargliela in sposa, dopo un breve colloquio con il padre Dai Seshen Yesugei si convinse a lasciare il figlio presso la famiglia. Yesugei nella via di ritorno incontrò un gruppo di tatari presso il monte Chekcher con cui banchettò seguendo le usanze locali: tre giorni dopo morì avvelenato.[15] Hoelun doveva badare, oltre ai suoi quattro figli, anche ai due avuti dal marito da altra donna (Bekter e Belgutai), senza la protezione dei parenti che non le diedero la minima assistenza. La donna insegnò ai suoi figli come procurarsi del cibo riuscendo a costruire reti e altri accessori per pescare.[16]

Temüjin strinse amicizia con un ragazzo di nome Jamuka, figlio di un capo clan, con cui iniziò la consuetudine di scambiarsi dei regali diventando come fratelli di sangue.[17] Intanto la rivalità con Bekter portò quest'ultimo a rubare la preda di Temujin allora tredicenne, un'allodola, al quale nulla valse lamentarsi con la madre. Decise quindi di vendicarsi con l'ausilio di suo fratello, l'undicenne Khasar, uccidendo il fratellastro che stava sorvegliando del bestiame.

In seguito i Taciuti intervennero alla ricerca di Temüjin, guidati da Targutai: il ragazzo fuggì nel vicino bosco insieme ai suoi fratelli, per nove giorni[18] e nove notti lo inseguirono fino alla cattura, avvenuta in quanto si arrese per la fame. Il prigioniero fu sottoposto alla kanga[19], una gogna di legno che usò contro l'uomo posto di guardia, fuggendo così dall'accampamento. Nel suo girovagare venne aiutato da Sorqan-shira, uno degli uomini che lo stava seguendo e dai suoi figli che gli tolsero il marchingegno che indossava.[20]

Un anno dopo le ricchezze della famiglia erano leggermente aumentate: possedevano nove cavalli e del bestiame; tuttavia quasi tutti i cavalli vennero rubati, tranne uno su cui era salito per la caccia Belgutai. Temüjin decise di seguire i ladri, e dopo tre giorni incontrò un ragazzo di nome Bogorchu, della stirpe dei Arulati, che decise di partire con lui. Dopo altri tre giorni recuperarono il maltolto senza uccidere i colpevoli datisi ormai alla fuga. Ritornati nella tenda di Bogorchu, egli rifiutò qualunque ricompensa per l'aiuto fornito[21].

All'età di sedici anni Temüjin decise di prendere in moglie la ragazza conosciuta anni prima, Börte,[22] sposata con il rito del cerimoniale mongolo[23] nel 1181-1182[24]. Egli ebbe in dono una pelliccia di zibellino nero; subito cercò alleati trovandoli nei suoi fratelli e in Bogorchu, che convocò.

La conquista del trono[modifica | modifica sorgente]

Rappresentazione di Gengis Khan eseguita nel 2006 sulle colline della Mongolia

Sapendo che Toghril, alla guida di un esercito, era amico di suo padre, Temujin decise di incontrarlo, per unire gli schieramenti. A nulla valsero antichi ricordi, ma fu tuttavia convinto dal regalo dello zibellino.[25] Poco dopo, quando Temujin alloggiava nei pressi del burrone del Burgi-ergi alle sorgenti del Kerulen, un fabbro di nome Jardchiudai venne a rendergli omaggio offrendogli i servigi di suo figlio, Jelme.[26]

Probabilmente nel 1184[27] i Merkit, memori del rapimento della moglie di Ciledu, fecero incursione nelle terre di Temujin; avendoli una servitrice visti giungere, avvisò i presenti dell'imminente attacco: Houlun e Temulun fuggirono a cavallo mentre Borte venne nascosta in un carro dove venne trovata dagli uomini e portata dal fratello di Ciledu, Cilger[28] che la volle in sposa,[29] insieme alla madre di Belgutai, Sucigil. Si cercò il marito di Borte, le tribù capeggiate da Togtoga (Uduid), Dair-usun (Uwas) e Qaatai-darmala (Qaad) non riuscirono a trovarlo nei giorni seguenti, sino a quando decisero di abbandonare l'idea. Temujin aveva dormito per tre notti all'aperto trovando rifugio in capanne costruite con i salici nel Kaldun.[30]

Toghril conferì a Temujin due divisioni di cavalieri a cui si aggiunsero ulteriori due da Jamuka, il suo fratello di sangue intervenuto dietro sua richiesta. Si radunarono, e Temujin percorrendo i fiumi Tunggelig e Tana si unì a Toghril che con le sue truppe si era accampato ad Ail-qaragol, raggiungendo Jamuka in una valle, per un totale di circa 12.000 uomini.[31] Vollero attaccare varie tribù: la prima a cadere fu la stirpe degli Uduid, attaccati nel sonno, ma il loro capo Togtoga riuscì a fuggire. Si avvicinarono all'Hilok, attraversando con difficoltà di notte il fiume. Anche se privi dell'effetto sorpresa i nemici fuggirono abbandonando Borte e altre donne che divennero la ricompensa dell'appoggio militare. Borte era incinta del suo primo figlio, Djuci, la cui paternità non era priva di dubbi.[32] La coppia avrà altre tre figli: Jagatai, Ögödei e Tolui. Sucigil preferì la fuga per la vergogna[33]

Gengis Khan e Ong Khan, illustrazione proveniente da un manoscritto di Jami al-tawarikh, XV secolo

Dopo un'orazione tesa a ringraziare il cielo per la vittoria, la famiglia di Temüjin visse con quella di Jamuka come se fosse una sola,[34] fino a che in un giorno di aprile, quando i due stavano cavalcando con famiglie e membri del clan al seguito, Jamuka suggerì di accamparsi per la notte mentre Temujin decise di continuare il viaggio, separandosi. In quella stessa notte attaccarono un accampamento taciuto e qui il bambino superstite Kokochu, lasciato senza famiglia, venne adottato da Hoelun come ennesimo figlio.[35]

Dopo questa scelta molti clan minori decisero di seguire Temüjin:[36] siamo intorno al 1190.[37]

Toghril Khan e Temujin si dichiararono ufficialmente padre e figlio; venendo adottato dal Khan dei potenti Keraiti, in quel momento forse il capo mongolo più potente, vassallo dell'imperatore Chin, Temujin acquisì la credibilità necessaria a un capo. Durante questo periodo conobbe alcuni uomini che lo resero potente e vittorioso e che vennero in seguito definiti i suoi quattro cani:

Grazie al matrimonio con la figlia del capo keraita, Börte, Temüjin divenne uno dei possibili candidati al titolo di Khagan o "Gran Khan", carica rimasta vacante dopo le sconfitte subite ad opera dei Chin. Si riunirono in consiglio, un grande kuriltai (il concilio dei capi tribù) nel quale vari elementi di spicco fra cui Altan (figlio di Kutula), Sacha-beki (pronipote di Kabul) e Quchar (o Kuchar) lo elessero Cinggis Khan[38] o come recita la storia segreta Cinggis Khagan: la data dell'elezione è dubbia fra i resoconti degli storici[39] dal 1185,[40] all'estate del 1189,[41] ma verosimilmente dovrebbe essere intorno al 1200.[42]. Da allora venne chiamato Gengis Khan.

La creazione dell'Impero[modifica | modifica sorgente]

Organizzazione politica[modifica | modifica sorgente]

Gengis Khan si diede a conquistare e organizzare i popoli, secondo un'impostazione politico-militare basata sulla mobilità e fortemente gerarchizzata: ogni tribù (ulus, che indicava anche il patrimonio collettivo) era indipendente, ma tutte erano sottomesse alla famiglia imperiale (cioè alla famiglia di Gengis Khan), il cosiddetto "casato della stirpe aurea", sacro poiché mitologicamente derivato dal Dio del cielo, Tengri, divinità suprema dei mongoli. L'impero nel suo insieme era l'ulus della famiglia imperiale. Tutti i khan offrivano fedeltà e rispetto al Gran Khan, che li sorvegliava con un rapido ed organizzato sistema di intendenti e corrieri. Creò nuove figure e ri-organizzò quelle esistenti.[43]

L'Eurasia prima dell'avanzata mongola

Si dedicò ad un'amministrazione basata sulla scrittura, grazie a Tata Tonga, prigioniero che era a capo dell'amministrazione Naiman, a cui si chiese anche di insegnare la scrittura ai vari principi. Il tutto era posto sotto il controllo di Sigikan[44]

Marco Polo nel Milione[45] descrive il modo in cui Gengis Khan finanziava la sua spesa militare e i fasti della corte dell'impero mongolo. Il Gran Khan aveva introdotto una moneta a corso forzoso, che poteva essere acquistata dietro conferimenti all'imperatore di oggetti in oro, argento e pietre preziose. Viceversa, la moneta non era rimborsabile al portatore con un controvalore metallico. A pena della morte, la moneta doveva essere l'unico mezzo di pagamento per l'acquisto di beni e servizi in tutto il regno, ed era vietato il baratto. Periodicamente, l'imperatore vietava il possesso privato di oro e altri preziosi, e disponeva che questi dovevano essere conferiti al re in cambio di banconote.

Organizzazione militare[modifica | modifica sorgente]

L'aspetto più straordinario della personalità di Gengis Khan fu il genio in campo militare, dalla formidabile tattica: le armate mongole, forti di arcieri a cavallo, attaccavano nel più completo silenzio, guidate solo da bandiere di diverso colore, compiendo manovre complesse in assoluta simmetria e coordinazione, il che incuteva una soprannaturale paura nel nemico.

Le tribù unificate adottarono un sistema militare basato sul sistema numerico decimale, simile a quello degli Unni. L'esercito veniva suddiviso in unità di 10 (arban), 100 (Yagun), 1000 (Minghaan) e infine 10.000 (Tumen) soldati. Durante gli spostamenti i soldati portavano con sé le famiglie e tutti i cavalli, che spesso ammontavano almeno a tre o quattro per cavaliere, avendo così sempre a disposizione animali di trasporto freschi.

Gengis Khan creò una sua guardia personale di 10.000 uomini dove erano reclutati i figli dei comandanti.[46]

Un altro aspetto fondamentale dell'organizzazione militare fu l'adozione del concetto di meritocrazia: gli unici criteri presi in considerazione da Gengis Khan per stabilire il grado di un ufficiale erano la sua capacità e la sua fedeltà, mentre i tradizionali parametri di nascita e stirpe erano praticamente ignorati. Subedei, il figlio di un guardiano di bestiame, divenne uno dei suoi comandanti più stimati.[12]

Gengis Khan curò anche la sua fama (l'"immagine") con calcolate azioni di straordinaria ferocia nel punire i nemici o di grande magnanimità verso gli alleati. La fama di inflessibile e invincibile fu un'ottima propaganda contro i suoi avversari politici, i quali sapevano che non sottomettersi equivaleva allo sterminio.

Le campagne militari[modifica | modifica sorgente]

L'avanzata di Gengis Khan

Gengis aiutò Toghril a recuperare l'antico titolo ed il trono, sottratto da suo fratello, Erke-Kara[47] ristabilendo l'antico splendore del suo padrino.[48] lo aiutò nel conflitto contro i tatari, formando una coalizione priva del sostegno dei Giurkini, assediando vittoriosamente i due fortini a Naratu-sitigen e Qusutu-sitigen e uccidendo il loro capo, Megugin-segultu, Gengis tenne per sé una culla d'argento e altre cose e donò a sua madre un altro bambino rimasto senza genitori, chiamato poi Sigikan-Quduqu. Si combatterono quindi i Giurkini, uccidendo Sacha-beki e Taichu, mentre ancora un altro bambino venne dato ad Hoelun, Boroqul.[49] Buri-boko, uno dei pretendenti al trono accettò di partecipare al torneo di lotta dove affrontò il fratello di Gengis, Belgutai e fu da lui ucciso come richiesto dal sovrano stesso.[50]

Gengis si trovava ad affrontare il problema di un vecchio amico, Jamuka. Dopo l'omicidio di suo fratello Taichar, ucciso con una lancia dopo aver tentato di rubare del bestiame di proprietà dell'ordu khanale, egli utilizzò tale gesto come pretesto per organizzare un attacco al vecchio amico[51]. Durante l'ultimo decennio del XII secolo riuscì a radunare un'armata di 20-30.000 uomini[52]. Temujin avvertito in ritardo dell'attacco si ritirò nei meandri dell'Onon, nella gola di Jerene.[53] Caduto Toghrul Gengis strinse amicizia con i Naiman, mentre molti si alleavano con il vincente Jamuka che venne eletto Gur-Khan[54] (sovrano universale) a lui si unirono gli antichi nemici di Temujin, i taciuti. I Jurdecai (Uruguti), Quyldar (Manguti) e Mongliq si unirono a Gengis. Nello scontro successivo, avvenuto probabilmente nel 1202,[55] per due volte Temujin fu vicino alla morta evitandola, una freccia colpisce la sua cavalcatura un'altra sfiora il suo collo, ma la punta era avvelenata e il veleno entra in circolo, Jelme la sera gli succhia via il veleno,[56] il giorno seguente ripresosi vinse la battaglia e mise il suo avversario in fuga. Durante i controlli sul campo in seguito alla vittoria riportata Sorqan-shira si unì a Gengis. Un suo compagno, Jirqo confessò di essere stato lui a colpire mortalmente il destriero di Gengis ottenendo un nuovo nome, Jebe (ovvero punta di freccia)[57] e il perdono unendosi all'armata. Kiriltuk, capo dei taciuti che in passato aveva tenuto prigioniero per poco tempo Temujin fu catturato da un traditore di un clan a lui sottoposto e dai suoi figli, ma decisero di abbandonarlo lungo la strada e di consegnarsi a Gengis che li arruolò.[58]

Toghril nel corso di una battaglia contro i Naiman si trovò in difficoltà, cadde in disgrazia costretto a chiedere l'aiuto di Gengis lo ottenne,[59] Si pensò a fortificare l'alleanza fra i due escogitando dei matrimoni combinati, ma lo stesso Nilqa, figlio di Toghrul non sembra concorde su questa linea di pensiero, Jamuka, ancora in libertà chiese l'aiuto di Toghrul che non riuscì a schierarsi contro il suo figlio. Nilqa convinse il padre a consentire a dare la mano della figlia a Juci, figlio di Gengis organizzando una festa per celebrare contro di lui una trappola,[60] ma il sovrano venne avvisato e non partecipò al banchetto. Lo attaccarrono, riuscì a fuggire affiancando il fiume Kalka, le perdite furono elevate.[61] Con pochi uomini fedeli giunse al Baljuna,[62] dove vissero con privazioni bevendo acqua fangosa e nutrendosi di carne di cavallo. Nel 1203 rinforzò il suo esercito pronto alla battaglia nella sua nuova base sul Kerulen. Dopo tre giorni di aspri combattimenti, dove riuscirono ad accerchiare il nemico,[63] Gengis con seimila uomini al seguito,[64] sconfisse le armate di Toghrul e Jamuka costringendoli alla fuga. Toghrul venne in seguito ucciso per errore mentre suo figlio venne ucciso a Kashgar[65] In seguito alla vittoria Gengis ottenne per lui Ibaka, figlia di Jaka-Gambu mentre diede la sorella Sorgaqtani al figlio Tului, la cui prole sarà importante per la storia mongola.

Nel maggio del 1204 Gengis decise di attaccare i Naiman a cui comando vi era Tai Buqa (conosciuto con il nome di Tayang), stanchi del lungo viaggio decisero di accamparsi vicino al campo nemico e sotto indicazioni di Temujin ogni uomo accese cinque fuochi dando l'impressione che vi fossero un elevato numero di nemici,[66] tale stratagemma spaventò gli avversari, ma sotto insistenza di suo figlio Kuchlug Tayang decise di attaccarli. L'attacco fallisce grazie ai «quattro cani da caccia» (Jebe, Jelme, Subotei e Kubilay) e lo stesso Tayang muore per le ferite riportate. Jamuka fuggì ancora chiedendo l'aiuto dei Merkit. Venne sconfitto e fatto prigioniero, a lui fu data una morte onorevole per strangolamento e il suo corpo seppellito.[67] Si aggiunsero alle sue fila i «quattro cavalli da caccia»,[44] Bogorchu, Muqali, Boroqul e Cilagun.

La lotta per il potere durò alcuni anni ed ebbe termine quando il futuro sovrano dei Mongoli sconfisse le forze dei Karaiti e dei loro alleati, arrivando a porre sotto il suo dominio l'intera area del Deserto del Gobi nel 1206, quando il kuriltay, all'epoca un'assemblea in seguito il parlamento mongolo, al Lago Blu lo elessero capo della nazione.

Dair-Usun dei Merkiti Uwas dopo essersi arreso diede omaggio della propria figlia, Qulan, ricevuta con Naya.[68]

Assoggettamento degli Xia[modifica | modifica sorgente]

Mausoleo di Gengis Khan, situato ad Ordos, Mongolia Interna, Regione Autonoma della Repubblica Popolare Cinese

Fra i vari paesi confinati si scelse di attaccare per primo il ricco popolo degli XI Xia (o Hsi Hsia), nel 1205 il primo attacco, saccheggiarono il Gansu, conquistare la fortezza di Li-ki-li e attaccare Lozo-khoto[69] nel 1206 dopo il kurilitai il nuovo sciamano Kokochu, chiamato anche Teb-Tengri[70] influenzò il giudizio di Gengis che imprigionò suo fratello Joci-Kasar accusandolo di tramare contro di lui, in seguito lo liberò privandolo di molti benefici acquisiti. In seguito venne ucciso in una lite con Temuge-odcigin e nominato Usun al suo posto, furono momenti di tensione nel regno di Gengis. Nel 1207 a Joci venne affidata l'armata destra dell'esercito e i Kirghisi vennero pacificatamene sottomessi ottenendo dal padre la signoria di tali territori. Alcuni Tumati guidati da Botoqui[71] approfittando di una fitta vegetazione a cui i mongoli non erano abituati, attaccarono gli avversari e Boroqul venne ucciso e Qorci fatto prigioniero. Gengis inviò quindi Dorbai, che abbattendo molti alberi e facendosi strada in quella selva riuscì a sorprendere il nemico. I turchi Karluk si arresero senza combattere a Gengis, lo stesso fecero gli Uiguri.

Contemporaneamente al kuriltai Genghis Khan si trovò coinvolto in una disputa con gli Xia Occidentali; fu la prima guerra del nuovo khan che, malgrado le difficoltà di conquistare le ben fortificate città degli Xia. Nel 1207 i mongoli attaccarono alcune province tangute trovando difficoltà contro Wulahai[72] I vari attacchi si conclusero senza la vittoria mongola.

Nella primavera del 1209, vi fu la vera invasione, probabilmente[73] scelse di marciare per 500 km da Avraga percorrendo le rive del fiume Ongi e poi per altri 300 km sino ai monti Helan, raggiungendo il deserto dell'Ala Shan, quando seppero dell'attacco si chiese l'aiuto degli Kin che rifiutarono di intervenire.[74] Giunsero alla loro capitale, città che in seguito si chiamò Yinhuan,[75] l'esercito in difesa contava su circa 70.000 uomini a cui si aggiunsero successivamente circa altri 50.000.[76] L'assedio dopo alcuni mesi terminò e gli uomini di Gengis finsero di ritirarsi nascondendosi nelle vicine colline. Solo un piccolo gruppo era rimasto nell'accampamento, i soldati di Xia li attaccarono e vennero colti in trappola. La città non era ancora espugnata, si cercò di sottometterla abbattendo le dighe vicine, ma l'acqua non giunse agli edifici della città mentre furono gli stessi mongoli a dover lasciare il luogo per trovare un riparo sicuro dall'allagamento che avevano causato. I tanguti notando le perdite decisero di sottomettersi a Gengis offrendo la figlia di Li-Ngan-Tsuan, il loro imperatore, Tsaka,[77] come sposa, il popolo era praticamente ridotto ad un protettorato. Nel viaggio di ritorno si racconta di una leggenda legata ad un incontro con un unicorno[78]

Nella capitale venivano inviati oggetti d'oro da tutte le parti del regno per accrescere il tesoro reale. In cambio venivano rilasciati certificati di possesso cartacei, equivalenti alle odierne banconote. Queste somme, come l'oro, erano spendibili dai proprietari per l'acquisto di beni e servizi. Con una simile riserva aurea, fu possibile coniare la moneta necessaria per le spese di guerra. Con la conquista di nuove terre e oro, la riserva veniva reintegrata potendosi così finanziare nuove conquiste.

Invasione della Cina[modifica | modifica sorgente]

L'avanzata mongola in Eurasia

Da tempo Gengis mal sopportava il regno del nuovo imperatore della Cina, Wei.[79]. Decise quindi nella primavera del 1211 di dichiarargli guerra. Radunò l'esercito nelle valli a sud dell'Hentej per attraversare poi, in più ondate, il deserto del Gobi, riuscendo a controllare le risorse d'acqua disponibili, le cifre parlano di complessivamente 100.000-120.000 uomini[80] con l'utilizzo di 300.000 cavalli. L'esercito si avventurò verso il passo poi chiamato Huan-erh-tsui da cui si poteva dirigere verso Pechino. I cinesi potevano contare sul comandante Zhi-zhong[81] che preferì inviare un suo messaggero, tale Ming-an, che si unì all'esercito invasore.[82] Saputo che le truppe nemiche li attendevano al passo Gengis decise di utilizzare gli arcieri per decimare la cavalleria nemica che non poté rapidamente ripiegarsi. L'attacco mongolo li costrinse comunque ad indietreggiare danneggiando la fanteria cinese, fu una delle più importanti vittorie dei mongoli[83] Forti della vittoria i mongoli non riuscirono ad approfittarne, l'estate successiva ci furono solo piccoli conflitti, intanto Jebe assediò l'antica capitale Mukden che in seguito prese il nome di Shenyang che conquistò il 4 febbraio[84] 1212 con il solito stratagemma del finto abbandono. Gli assalti continuarono sino nell'autunno quando in una battaglia Gengis rimase colpito da una freccia, decidendo di ritirarsi per alcuni mesi. Nell'estate grazie ai generali Subotei e Jebe conquistò la fortezza situata a difesa della Bocca del tasso evitando le numerose trappole disseminate li vicino.

Inizialmente le operazioni contro i Chin ebbero lo stesso andamento di quelle contro gli Xia. I Mongoli ottennero numerose vittorie in campo aperto ma fallirono nei loro tentativi di conquistare le principali città. Gengis Khan ed i suoi ufficiali superiori si dedicarono allora allo studio delle tecniche di assedio, aiutati da ingegneri cinesi disertori, fino a diventare specialisti in quel campo militare. Negli attacchi i mongoli usavano i prigionieri, prima li radunavano e poi dava loro l'ordine di porsi in testa ad ogni assalto.

Come risultato delle vittorie in campo aperto e di alcune conquiste di fortificazioni, i mongoli nel 1213 si spinsero a sud della Grande muraglia cinese. Vennero conquistate alcune roccaforti come Huailai in mano a Tului Jebe intanto fece scompiglio nella gola di Ningwu. Essi avanzarono con tre eserciti fino al cuore del territorio della Cina tra la Grande Muraglia ed il Fiume Giallo. Il generale Zhi-zhong uccise l'imperatore, diventando reggente e controllando il nuovo imperatore. Egli inviò Kaoshi (o Kao-ch'i), con 6.000 uomini minacciandolo di morte in caso di fallimento,[85] dopo la sconfitta anticipò le mosse del reggente decapitandolo, quindi portò la testa mozzata al nuovo imperatore che lo nominò vicecomandante dell'impero.[86] Nell'autunno Gengis decise di dividere il suo esercito in tre parti, la prima comandata da Gengis e Tului si diresse verso sud, la seconda a Joci, Jagatai e Ogodei e la terza che doveva giungere e costeggiare il mar giallo per poi attaccare la Manciuria era affidata a Joci-Kasar e Temuge. Si riunirono tempo dopo, gravati dal caldo e dalle epidemie nel 1214 vicino a Pechino. La città era difesa da quattro fortezze limitrofe dove si erano rifiugiati i vari capi politici e militari ed ognuno guidava un piccolo esercito di 4000 uomini.[87]

L'imperatore Xuan Zong aprì i negoziati con i mongoli ottenendo il loro ritiro a maggio, pagando un riscatto notevole, fra cui 3000 cavalli, un quantitativo di seta pari a 90 km, 1000 giovinetti e Shikuo, figlia dell'imperatore come nuova consorte per Gengis.[88] Iniziò il ripiegamento dei soldati eliminando i vari prigionieri decapitandoli,[89] decidendo di porre una base nell'oasi di Dolon. Gengis appena seppe dell'intenzione dell'imperatore di spostare la capitale cinese a Kaifeng si irritò sentendosi offeso da tale comportamento tornando con il suo esercito nel settembre dello stesso anno alle porte di Pechino. Prima del termine del 1214 inviò due contingenti comandati da Joci-Kasar e Muqali nella Manciuria, il primo non incontrò ostacoli sottomettendo i popoli che incontrò, il secondo utilizzò anche l'astuzia per le sue conquiste, compresa la città Paicheng,[90] mentre distrusse alcune città che gli avevano resistito lasciando in vita soltanto falegnami, muratori e attori. In primavera furono inviati rinforzi dalla nuova capitale cinese che vennero annientati, i mongoli ottennero una schiacciante vittoria a Patseu dove 3000 mongoli sconfissero quasi 39000 soldati jin,[91] e 1000 carri furono recuperati e utilizzati dai mongoli.

Conquistò numerose città[92] falangi cinesi e del Khitai si unirono ai mongoli, mentre a Yanjing (in seguito nota come Pechino rimase solo il generale Fusing, ed infine, nel 1215, la città nel marzo del 1215 venne assediata e saccheggiata.[93] In pochi mesi si diffusero tifo e malattie endemiche, mentre Gengis era già partito lasciando Sigikan-Quduqu con Onggur e Arqai-Kasar. Il generale Wan-yen Fu-hing scelse la morte avvelenandosi,[94] e anche Kao-ch'i si suicidò.[95]Liu-ke, leader khitan si alleò con Gengis, mentre si giunse sino in Corea liberandola dai Khitan ribelli, ricevendo in cambio 100.000 fogli di carta,[96] per cui rifornì la cancelleria.

L'imperatore mongolo organizzò la sua offensiva: inviò un esercito di 60000 uomini[97] verso Ordos a sud del fiume giallo con l'obiettivo di attaccare Kaifeng alle spalle. Durante l'inverno del 1217 sostennero diverse battaglie contro un esercito più numeroso, percorrendo 1000 chilometri, 800 solo in sessanta giorni, trovando le difese nemiche insuperabili si decise in un ritiro delle truppe. Yelu Chucai, consigliere dell'imperatore, venne fatto prigioniero e divenne consigliere di Gengis, pratico di medicina curò più volte le truppe mongole, egli spronava lo sviluppo delle città da cui si potevano ottenere le ricchezze.[98] La città di Taming venne conquistata nel 1217 poi perse e infine ripresa nel 1220, segno che i cinesi non avevano ancora rinunciato al loro territorio. Taiyuan e Ping Yao si arresero nel 1218 e nel 1220 venne espugnata Jinan.

Intanto Kuchlug deposto khan della tribù mongola dei Naiman, era fuggito verso ovest ed aveva usurpato il trono nel khanato Kara Khitay, il più occidentale degli alleati di Gengis Khan, dove nel 1211 vi aveva chiesto asilo. Cercò di ampliare i confini del regno assassinando Buzar, il re di Almalik, un protetto di Gengis, assediò poi la città che chiese aiuto all'imperatore mongolo: nel 1218 egli inviò Jebe accompagnato solamente da due tumen, 20000 soldati,[99] Kuchlug fuggì a sud verso il Kashgar, Jebe lo inseguì vietando ogni genere di razzia, il fuggiasco venne catturato da dei cacciatori che lo consegnarono nelle mani mongole e fu decapitato.

A Kaifeng nel 1234 il suo successore fu definitivamente sconfitto ponendo fine alla dinastia Chin. Il Kara-Khitan venne annesso allo Stato mongolo.

Nel 1218 le terre controllate da Gengis Khan si estendevano verso ovest fino al lago Balqaš confinando con Khwārezm, uno Stato islamico che giungeva fino al Mar Caspio, al Golfo di Persia ed al Mar Arabico.

La guerra contro l'impero irano-persiano di Khwārezm[modifica | modifica sorgente]

Kuchlug aveva stretto per un breve periodo un'alleanza con lo scià del Khwārezm, Muhammad, terminata con l'uccisione dell'alleato, egli era pesantemente influenzato dalla madre, Terken e notoriamente inflessibile contro la sua gente.[100] Nel 1215 gli emissari del Khwārezm videro i resti di Pechino, poi visitarono Gengis e furono ben accolti. Nel 1218 l'imperatore mongolo inviò alcuni emissari nella provincia più orientale del Khwārezm (Corasmia) per parlamentare con il governatore di questa, portarono in dono beni preziosi come oro, giada e avorio, chiedendo di poter iniziare un commercio fra i due popoli, il gruppo di musulmani capeggiati da Ukuna vennero inizialmente arrestati. Gengis inviò allora tre emissari da Muhammad chiedendo il rilascio dei suoi uomini e di consegnargli il governatore della città che aveva ordinato l'arresto. Lo scia ne fece uccidere uno, maltrattò i restanti due e fece uccidere e gli emissari precedenti vennero trucidati e i loro beni sequestrati[101] Prima di intraprendere il viaggio chiese consiglio a Qui Changchun, chiese quindi agli alleati il loro sostegno, mentre Asa rifiutò ogni appoggio militare oltraggiando Gengis. Preparò un esercito numeroso, a seconda delle fonti si parla di 100.000,[102] di 150.000[103] di 200.000 uomini[104] o secondo altri 600-700.000  cavalieri.[105]

Dopo le esperienze con gli assedi portati alle città cinesi i mongoli si industriarono con arieti, scale estraibili, torre mobili, bombe incendiare e balestre in grado di perforare le mura nemiche. I prigionieri erano utilizzati anche per le costruzioni di ponti e strade che servirono lungo il viaggio oltre all'essere utilizzati come prima linea in battaglia. Una volta conquistate le città nemiche l'esercito aumentava in numero e in forza bellica. Gengis lasciò il comando a Temuge-odcigin e decise di portare una delle mogli, Qulan nel suo viaggio. Prima di partire si recò su un'alta montagna dove rimase senza cibo e acqua in segno di penitenza[106] Nell'autunno del 1219 partirono, giunti vicino a Otrar Gengis decise di dividere l'esercito in quattro gruppi, Ögödei e Chagatai assediarono la città, Jochi si diresse verso le città di Signak e Jand mentre Gengis e suo figlio Tolui avanzarono verso sudovest.[107] Otrar resistette per cinque mesi all'assedio, forte di un presidio di 80000 uomini[108] poi capitolò in quanto un comandante con l'intenzione di disertare decise di utilizzare un passaggio per uscire dalla città, venne scoperto dai mongoli catturato e ucciso mentre il passaggio venne utilizzato dagli invasori per penetrare all'interno della città.[109]

La campagna che seguì fu forse una delle più sanguinose, con molte città che vennero messe a ferro e fuoco e le loro popolazioni sterminate; secondo alcune tradizioni, nella sola città di Merv vennero uccise un milione e mezzo di persone. Nel 1223 il Khwārezm viene annesso ai domini mongoli, comprese città come Samarcanda e Bukhara.

Le truppe mongole si diressero poi a nord dove venne conquistato il regno della Grande Bulgaria, la cui popolazione fu deportata.

La campagna finale[modifica | modifica sorgente]

Ögödei Khan

Durante la campagna contro Khwarizm l'imperatore degli Xia occidentali (vassallo dei mongoli), che si era rifiutato di prendere parte alla guerra, strinse un'alleanza anti-mongola con i Chin. Dopo aver fatto riposare ed aver riorganizzato l'esercito, Gengis Khan si preparò alla guerra contro di loro.

Nello stesso tempo, conscio del passare degli anni, Gengis Khan decise di stabilire le regole per la sua successione in modo da evitare conflitti tra i suoi discendenti. Djuci, il primo figlio prescelto e preferito era già morto, e così egli nominò Ögödei, suo terzo figlio, come successore, stabilendo un criterio per la selezione dei successivi khan, specificando che essi sarebbero dovuti essere suoi discendenti diretti.

Nel 1226 Gengis Khan attaccò i Tanguti, accusandoli di aiutare i suoi nemici. Nel febbraio di quell'anno conquistò le città di Heisui, Gan-zhou e Su-zhou. In autunno prese Xiliang-fu. Un generale Xia sfidò i mongoli in battaglia vicino ai monti Helanshan (Helan significa grande cavallo nel dialetto del nord) ma le sue armate vennero sconfitte. In novembre Gengis Khan pose l'assedio alla città tanguta di Ling-zhou, attraversò il Fiume Giallo e sconfisse un esercito venuto in soccorso di Xia.

Nel 1227 Gengis Khan attaccò la capitale dei Tanguti ed in febbraio assunse il controllo di Lintia-fu compiendo uno dei primi genocidi della storia. In marzo conquistò la prefettura di Xining e la città di Xindu-fu. In aprile conquistò la prefettura di Deshun dove il generale Xia, Ma Jianlong, resistette per giorni guidando personalmente le cariche della cavalleria fuori dalle porte della città. Ma Jianlong infine cadde trafitto da una freccia e Gengis Khan, dopo aver conquistato Deshun, si mosse verso le montagne di Liupanshan per sfuggire alla calura dell'estate.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Raffigurazione di Gengis Khan su una moneta da 100 Tenge del Kazakistan

Non è chiara la causa della sua morte; di certo si sa che morì dopo una lunga agonia, forse causata da un trauma riportato a seguito di una caduta da cavallo.[12]

La motivazione è certamente correlata ad uno scontro coi Tanguti; si suppone che sia morto per le fatiche sostenute in battaglia alla sua veneranda età oppure alle ferite riportate in quest'ultima; alcuni imputano lo scontro ad una rappresaglia per il rapimento di una principessa tanguta che era stata consegnata a Gengis Khan come bottino di guerra.

Comunque fosse, a metà del 1227 Gengis Khan in agonia si rese conto che la sua fine si avvicinava. Dopo aver confermato Ögödei come successore (il primogenito prescelto Djuci era già morto), dettò dal suo letto di morte a Tolui, il figlio più giovane, le istruzioni per completare la distruzione dell'impero Chin.

Morì lasciando un impero che si estendeva dalla Siberia al Kashmir, al Tibet, al Mar Caspio, al Mar del Giappone. Nonostante i genocidi, le deportazioni di massa e le distruzioni delle città rase al suolo e ricostruite da zero, l'Impero mongolo era solido, pacifico, con genti diverse per stirpe, lingua e religione che convivevano armoniosamente sotto l'equa e inflessibile pax mongolica.

Il suo corpo venne riportato in Mongolia e sepolto in una località segreta, probabilmente insieme a molti servi uccisi per l'occasione.[12] Tutta l'area intorno, per centinaia di chilometri quadrati, venne dichiarata interdetta all'accesso (horig) e sorvegliata dalle guardie Urianhai (il fedele gruppo tribale di Subedei), oltre ad essere volutamente calpestata da centinaia di cavalli per cancellare ogni traccia della sepoltura.
Per decenni varie spedizioni americane e giapponesi hanno tentato inutilmente di ritrovare il sepolcro del grande sovrano, fino alla spedizione della National Geographic che ha rivenuto tracce di una tomba risalente al periodo di Gengis Khan.

Dopo la sua morte, per un paio di anni rimase reggente ad interim Tolui (fratello di Ogodei) in attesa del concilio del Kuriltai del 1229.

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica sorgente]

Non esistono ritratti o raffigurazioni attendibili di Temujin in quanto sono tutte opere postume e da ritenersi interpretazioni artistiche fantasiose, compresa la più famosa raffigurazione conservata al National Palace Museum di Taipei (Taiwan); di certo dalle descrizioni dell'epoca e da quanto tramandato dallo storico persiano Rashid al-Din, si viene a sapere che nella famiglia di Temujin erano tutti alti, con capelli rossi, lunghe barbe ed occhi verdi, tutte caratteristiche anomale per le etnie asiatiche su cui al tempo si erano costruite alcune leggende e sicuramente tratti fisiognomici che non passavano certo inosservati tra i Mongoli.

L'eredità di Gengis Khan[modifica | modifica sorgente]

Biglietto di 5000 tugriks mongole

Gengis Khan ebbe da varie mogli e concubine numerosi figli e figlie, a ciascuno dei quali vennero assegnati titoli e guerrieri, ma per i 4 figli maschi avuti dalla prima e principale moglie Börte furono riconosciuti i più alti onori ed il diritto di successione per le cariche più rilevanti; questi 4 erano:

Le successive mogli che gli avevano dato figli e di cui si abbia traccia, furono:

Da altre concubine ebbe il figlio Aladjai, una figlia che sposò Togutshar ed un figlio che gli diede il nipote Mutugen.

Recenti ricerche hanno messo in evidenza come l'estensione dell'impero mongolo abbia ricadute visibili ancora oggi nel patrimonio genetico della popolazione eurasiatica. Si è calcolato che circa l'8% delle persone che vivono nei territori un tempo sottomessi ai Mongoli hanno cromosomi Y identici: l'ipotesi più accreditata è che questo sia proprio uno dei risultati delle invasioni mongole[110]

L'opera politica e militare di Genghis Khan presenta luci ed ombre; accanto a iniziative positive come il sistema postale, il divieto dell'uso della tortura, l'esenzione per insegnanti e dottori dal pagamento delle tasse od il principio della libertà di religione, molti cronisti forniscono dati impressionanti sulle stragi compiute dai Mongoli durante le loro conquiste. Ad esempio, la Cina avrebbe avuto prima dell'invasione una popolazione di 100 milioni di abitanti che si era ridotta a 60 milioni nel 1300, ossia circa cinquant'anni dopo la conquista dei Mongoli; in particolare le popolazioni a nord del fiume giallo, facenti parte della dinastia Song settentrionale, si ridussero da 46 milioni a soli 4,5 milioni[111]. Queste dure iniziative non furono mai gratuite o irrazionali, ma sempre inquadrate nell'ambito di un disegno strategico, che doveva rafforzare l'immagine dei mongoli come inflessibili e imbattibili, agendo da deterrente contro i possibili oppositori.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il fabbro
  2. ^ Rashid al-Din asserisce che Gengis Khan sia vissuto fino a 72 anni, portando il suo anno di nascita al 1155. Lo Yuanshi (Storia della dinastia Yuan) registra come anno di nascita il 1165.
  3. ^ Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 50, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  4. ^ Dalla storia segreta. Fonti tarde eliminano nel racconto degli eventi il rapimento. Si veda per dettagli John Man, Gengis Khan, pag 55, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  5. ^ Paul Lococo Junior, Genghis Khan: history's greatest empire builder, pag 8, Potomac Books, Inc, 2008, ISBN 9781574887464.
  6. ^ Secondo quanto riferito dal Guglielmo di Rubrick, le cui informazioni sui popoli mongoli risultarono preziose, Gengis era inizialmente un fabbro, informazione nata da un errore, forse riferita al mito dell'Erkene Kon (la strada di ferro dei mongoli) che si diffuse in molti testi. Si veda John Man, Gengis Khan, pag 57-58, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551. Dello stesso avviso erano Ibn Battuta, al Nuwauiri e Pachimero
  7. ^ Fra i quali Renè Grousset e Walther Heissig
  8. ^ Fra i vari: Paul Pelliot Michel Hoàng, Ingrid Cranfield, Gengis Khan,pag 44, New Amsterdam, 1991, ISBN 9781561310197., Daffinà e Adravanti
  9. ^ Rifessione delle varie ipotesi anche in Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 53, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  10. ^ John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 87, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  11. ^ I dubbi venivano sulle poche testimonziane giunte, di quando Temüjin andasse a pesca nel fiume Onon mentre Dadal si trova a 20 chilometri dal fiume, si veda John Man, Gengis Khan, pag 58-61, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  12. ^ a b c d Piero Angela et al., Gengis Khan - il cavaliere dell'apocalisse, in Speciali di Superquark.
  13. ^ Leo de Hartog, Genghis Khan: Conqueror of the World, (ristampa) pag 13, Tauris Parke Paperbacks, 2004, ISBN 9781860649721.
  14. ^ Borte aveva 10 anni all'epoca, si veda Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 53, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  15. ^ Yesugei non riconobbe i suoi antichi nemici che mischiarono veleno al cibo, si veda John Joseph Saunders, The history of the Mongol conquests, (ristampa) pag 47, University of Pennsylvania Press, 2001, ISBN 9780812217667.
  16. ^ John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 91, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  17. ^ I due fecero il rito per suggellare tale fratellanza, si veda: Tom Shanley, Ascent: The Rise of Chinggis Khan, pag 44, University of Pennsylvania Press, ISBN 9780615259284.
  18. ^ Zachary Kent, Genghis Khan: Invincible Ruler of the Mongol Empire, p.27, Enslow Publishers, 2007, ISBN 9780766027152.
  19. ^ Strumento usato per punire i criminali, utilizzato in quelle che in futuro saranno Mongolia e Cina. Si trattava di una gogna portatile. Si veda John Man, Gengis Khan, pag 64, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  20. ^ I figli si chiamavano Cimbaj e Cilagun, si veda Vito Bianchi, Gengis Khan, pp. 61-63, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  21. ^ Temüjin avrebbe voluto dividere i cavalli con Bogorchu. Si veda John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 99, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  22. ^ Il matrimonio si festeggiò pochi giorni dopo l'arrivo di Temüjin e di suo fratello Belgutei al campo ongirrat F. Leon Williams, The Savage Fury: The Life of Genghis Khan, pag 95, Trafford Publishing, 2005, ISBN 9781412056243.
  23. ^ Fingendo il rapimento della sposa, Vito Bianchi, Gengis Khan, pp. 70, La terza, 2007, ISBN 9788842084556. la storia segreta non ne fa menzione, in John Man, Gengis Khan, pag 68, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  24. ^ Vito Bianchi, Gengis Khan, p. 71, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  25. ^ Frederick W. Mote, Imperial China 900-1800, p. 417, Harvard University Press, 2003, ISBN 9780674012127.
  26. ^ Vito Bianchi, Gengis Khan, pp. 74, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  27. ^ Temujin aveva circa 20 anni all'epoca. John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 101, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  28. ^ Arthur Waley, Secret History Of The Mongols , p. 260, House of Stratus, 2008, ISBN 9780755116041.
  29. ^ Tom Shanley, Ascent: The Rise of Chinggis Khan, pag 70, University of Pennsylvania Press, ISBN 9780615259284.
  30. ^ Gengis Khan nelle sue memorie sarà molto grato al monte Kaldun che lo ha reso libero come una rondine, anche se Cleaves recita cavalletta. Nel testo originale, in cinese, si legge khe-er-cha. In John Man, Gengis Khan, pag 70-71, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  31. ^ Jamuka si adirò per il ritardo dei due alleati. John Man, Gengis Khan, pag 73-74, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.. Altre fonti citano un numero diverso di uomini schierati, giungendo a 40.000 unità, si veda David Christian, A history of Russia, Central Asia, and Mongolia (ristampa ), p. 391, Wiley-Blackwell, 1998, ISBN 9780631208143.
  32. ^ Alcune fonti riportano che la donna era incinta prima del rapimento, si veda Vito Bianchi, Gengis Khan, p. 77, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  33. ^ Si nascose e il suo figlio Belgutai non la ritrovò mai più, sfogandosi contro i rapitori. In Vito Bianchi, Gengis Khan, pp. 88-89, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  34. ^ Si ricordano i regali scambiati per la vittoria: Jamuka ebbe la cintura d'oro di Togtoga e la cavalla chiamata Lontra Temujin ebbe la fascia aurea e il cavallo di di Dair-Usun. In Vito Bianchi, Gengis Khan, p. 90, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  35. ^ Jeremiah Curtin, The Mongols: A History, p. 30, Cosimo, Inc.,, 2008, ISBN 9781605201368.
  36. ^ Fra cui i Tarkuiti, Baiaguti, Barulati, Manguti, Arulati, Uriancati, Besuti, Suldusi e altri. In John Man, Gengis Khan, pag 75, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551. Nei Baarin una tribù pura ci fu l'indovino Qorci che aveva visto in un sogno nominare Temujin sovrano.
  37. ^ Marvin C. Whiting, Imperial Chinese Military History: 8000 Bc - 1912 Ad, p. 366, iUniverse, 2002, ISBN 9780595221349.
  38. ^ Il termine Cinggis comprende molti significati, per Rashid al-Din significava forte, Palliot assimilandolo al turco tengiz suggeriva oceano, Willem van Ruysbroeck, Peter Jackson, David Morgan, The mission of Friar William of Rubruck: his journey to the court of the Great Khan Möngke, 1253-1255, Volume 2,Parte 4,Edizione 173, pp. 124, Hakluyt Society, 1990, ISBN 9780904180299. il che troverebbe conferma in quanto asserisce Roux sui antichi principi turchi chiamati kol ovvero lago, per questa la definizione di "sovrano oceanico, Anna Spinelli, Arte islamica: la misura del metafisico, pp. 441, casa editrice Fernandel, 2008, ISBN 9788895865041..
  39. ^ Anche se il titolo gli venne fornito in quella occasione. In Vito Bianchi, Gengis Khan, pp. 99-101, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  40. ^ Michael Burgan, Empire of the Mongols (Seconda edizione) p. 79, Infobase Publishing, 2009, ISBN 9781604131635.
  41. ^ Zachary Kent, Genghis Khan: Invincible Ruler of the Mongol Empire, p.36, Enslow Publishers, 2007, ISBN 9780766027152.
  42. ^ John Man, Gengis Khan, pag 76, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  43. ^ Nominò fra gli altri Subotei quale sovraintendente al picchetto khanale, Dodai fu responsabile degli schiavi e servi, Guchungur responsabile dei carriaggi. Dettagli delle altre cariche in Vito Bianchi, Gengis Khan, pp. 102, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  44. ^ a b John Man, Gengis Khan, pag 88, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  45. ^ capitolo 95, "De la moneta del Grande Ka[ne]"
  46. ^ In tal modo in caso di possibile insurrezione da parte dei comandanti dell'esercito Gengis aveva automaticamente i loro figli in ostaggio. Si veda John Man, Gengis Khan, pag 89, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  47. ^ Paul Ratchnevsky, Genghis Khan: his life and legacy (ristampa), pag 51, Wiley-Blackwell, 1993, ISBN 9780631189497.
  48. ^ Secondo Rashid al-Din ci troviamo negli anni 1196-1198. In Vito Bianchi, Gengis Khan,pag 108, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  49. ^ Vito Bianchi, Gengis Khan,pag 112, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  50. ^ Tramite un segnale convenuto fra i due. In F. Leon Williams, The Savage Fury: The Life of Genghis Khan, pag 243, Trafford Publishing, 2005, ISBN 9781412056243.
  51. ^ Paul Ratchnevsky, Genghis Khan: his life and legacy (ristampa), pag 45, Wiley-Blackwell, 1993, ISBN 9780631189497.
  52. ^ Di 20.000-25.000 uomini secondo John Man, Gengis Khan, pag 78, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551. di 30.000 uomini secondo Urgunge Onon, The history and the life of Chinggis Khan: the secret history of the Mongols, pag 50, Brill Archive, 1990, ISBN 9789004092365.
  53. ^ Secondo Rashid al-Din lo scontro vide la vittoria di Temujin, si veda Vito Bianchi, Gengis Khan,pag 105, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  54. ^ Henry Desmond Martin, The rise of Chingis Khan and his conquest of North China, pag 73, Octagon Books, 1971, ISBN 9780374952877.
  55. ^ John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 112, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  56. ^ Thomas J. Craughwell, The Rise and Fall of the Second Largest Empire in History: How Genghis Khan's Mongols Almost Conquered the World , pag 74-75, Fair Winds, 2010, ISBN 9781592333981.
  57. ^ Secondo Rashid al-Din Jebe, dopo la battaglia, venne rintracciato in una caccia portata dallo stesso Temujin a cui riesce a fuggire per poi consegnarsi giorni dopo, si veda Paul Ratchnevsky, Genghis Khan: his life and legacy, (ristampa) pag 64, Wiley-Blackwell, 1993, ISBN 9780631189497.
  58. ^ Kiriltuk non sfugge alla morte, uno dei figli di Sorqan-shira lo ucciderà in seguito. Si veda John Man, Gengis Khan, pag 80, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  59. ^ Avevano catturato moglie e il figlio Nilqa (o Nilka), liberati dagli uomini di Temujin. John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 115, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  60. ^ Tom Shanley, Ascent: The Rise of Chinggis Khan, pag 284, University of Pennsylvania Press, ISBN 9780615259284.
  61. ^ Dei suoi uomini rimasero circa in 4.600, Ogotei rimase ferito gravemente. In George Lane, Genghis Khan and Mongol Rule (ristampa), pag 26, Hackett Publishing, 2009, ISBN 9780872209695.
  62. ^ Locazione incerta, forse un lago vicino a quello che in seguito verrà chiamato Balzino, a 150 km oltre il confine siberiano, John Man, Gengis Khan, pag 81, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551. oppure nel sud-est della Mongolia. Erik Hildinger, Warriors of the Steppe: a military history of Central Asia, 500 B.C. to 1700 A.D. (ristampa ), pag 117, Da Capo Press, 1997, ISBN 9780306810657.
  63. ^ Grazie alle truppe di Arqai e Jurcedai che abbatterono le sentinelle Vito Bianchi, Gengis Khan,pag 130, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  64. ^ Brenda Lange, Genghis Khan, pag 52, Infobase Publishing, 2003, ISBN 9780791072226.
  65. ^ John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 119, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  66. ^ John Man, Gengis Khan, pag 84, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  67. ^ Zachary Kent, Genghis Khan: Invincible Ruler of the Mongol Empire, p.65, Enslow Publishers, 2007, ISBN 9780766027152. Rashid al-din racconta un'altra versione dove Jamuka incontra una morte violenta, si veda Vito Bianchi, Gengis Khan,pag 146-147, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  68. ^ Il ragazzo venne sottoposto ad un lungo interrogatorio in quanto non si credeva alle sue intenzioni. In Vito Bianchi, Gengis Khan,pag 139-140, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  69. ^ Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 147, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  70. ^ Paul Ratchnevsky, Genghis Khan: his life and legacy (ristampa), pag 98, Wiley-Blackwell, 1993, ISBN 9780631189497.
  71. ^ Vedova di Daiduqal-soqor organizzarono la resistenza e, Urgunge Onon, The history and the life of Chinggis Khan: the secret history of the Mongols, pag 133, Brill Archive, 1990, ISBN 9789004092365.
  72. ^ Si narra che i mongoli decisero di abbandonare l'assedio alla città in cambio di ogni volatile e gatto che vivesse in città, così fecero gli abitanti, e i mongoli diedero fuoco a dei fili di stoppa che attaccarono gli animali, loro impazziti tornarono nelle loro tane incendiando la città al suo interno. In Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 187-188, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  73. ^ Molti erano i percorsi possibili, si veda anche John Man, Gengis Khan, pag 109, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  74. ^ Il principe Wei affermò che avrebbe tratto solo vantaggi se i nemici del loro popolo avrebbero combattuto fra loro. John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 152, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  75. ^ All'epoca il nome era Ningxia, in Paul Lococo Junior, Genghis Khan: history's greatest empire builder, pag 39, Potomac Books, Inc, 2008, ISBN 9781574887464.
  76. ^ Stime probabilmente gonfiate, in John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 153, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  77. ^ John Man, Gengis Khan, pag 111, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  78. ^ Recatosi al monte Jadanaringum Dabagha Gengis incontrò Saru, un animale dotato di un unico corno che si prostrò al conquistatore per tre volte. Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 190, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  79. ^ Al momento della sua incoronazione si rifiutò sdegnato di rendergli omaggio. John Man, Gengis Khan, pag 112, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  80. ^ Richard A. Gabriel, Genghis Khan's greatest general: Subotai the valiant (ristampa ), pag 54, University of Oklahoma Press, 2006, ISBN 9780806137346.
  81. ^ John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 156, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  82. ^ Esperto nelle lingue Ming-an aveva già conosciuto Gengis Khan in precedenza, si veda Paul Ratchnevsky, Genghis Khan: his life and legacy (ristampa), pag 110, Wiley-Blackwell, 1993, ISBN 9780631189497.
  83. ^ I resti dei cadaveri nemici, che occuparono una distesa di 50 chilometri erano visibile anche 10 anni dopo, secondo il racconto di Qui Changchun. Si veda John Man, Gengis Khan, pag 113, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  84. ^ Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 198, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  85. ^ Robert N. Webb, Genghis Khan, conqueror of the medieval world, pag 97, F. Watts, 1967, 4556.
  86. ^ John Man, Gengis Khan, pag 115, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  87. ^ John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 160, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  88. ^ Leo de Hartog, Genghis Khan: Conqueror of the World, (ristampa) pag 67, Tauris Parke Paperbacks, 2004, ISBN 9781860649721.
  89. ^ Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 201, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  90. ^ Utilizzò Yesen un ufficiale mongolo che conosceva il cinese, catturò un generale nemico esi sostituì a lui, giunto in città convinse tutti sulla sua falsa identità lasciando Muqali libero di entrare nella città, si veda John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 164-165, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  91. ^ Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 203, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  92. ^ Si racconta che i mongoli distrussero nel loro cammino oltre 90 città, in Ian Morris, Why the West rules - for now: the patterns of history, and what they reveal about the future, pag 160, Profile Books, 2010, ISBN 9781846681479.
  93. ^ Minhaj al-Siraj Juzjani narra di 60000 donne che preferirono trovare una morte onorevole prima di essere vittime della furia mongola. In Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 204, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  94. ^ Leo de Hartog, Genghis Khan: Conqueror of the World, (ristampa) pag 69, Tauris Parke Paperbacks, 2004, ISBN 9781860649721.
  95. ^ Henry Desmond Martin, The rise of Chingis Khan and his conquest of North China, pag 177, Octagon Books, 1971, ISBN 9780374952877.
  96. ^ Michel Hoàng, Genghis Khan, pag 207, Saqi Books, 1990, ISBN 9780863562884.
  97. ^ John Man, Gengis Khan, pag 120, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  98. ^ Lui incoraggiò lo sviluppo dell'amministrazione centrale, organizzando una segreteria centrale ponendosi egli stesso a capo Justin Wintle, China, pag 204, Rough Guides, 2002, ISBN 9781858287645.
  99. ^ L'assassinio di Buzar per al-Juwaini era avvenuto nel 1217, per dettagli si veda Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 212, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  100. ^ Si pensi ad esempio che una volta vinta l'insurrezione portata da Othman a Samarcanda fece uccidere 10000 persone. Dettagli in John Man, Gengis Khan, pag 128-129, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  101. ^ Secondo al-Juwaini e al-Nassawi Muhammad il responsabile del gesto fu Inalchuk Khadir-khan, parente di Terken, mentre secondo Ibn al-Athir era lo stesso scià il responsabile dei vari massacri. Si veda Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 220, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  102. ^ John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, pag 182, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  103. ^ Paddy Docherty, Khyber Pass. Una storia di imperi e invasioni, pag 174, Il Saggiatore, 2010, ISBN 9788842812791.
  104. ^ Paul Lococo Junior, Genghis Khan: history's greatest empire builder, pag 60, Potomac Books, Inc, 2008, ISBN 9781574887464.
  105. ^ Fonti musulmante recano tali cifre. Si veda Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 226, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  106. ^ Secondo il resoconto di Bar Hebraeus. Si veda Vito Bianchi, Gengis Khan, pag 2286, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  107. ^ Leo de Hartog, Genghis Khan: Conqueror of the World, (ristampa) pag 100, Tauris Parke Paperbacks, 2004, ISBN 9781860649721.
  108. ^ Thomas J. Craughwell, The Rise and Fall of the Second Largest Empire in History: How Genghis Khan's Mongols Almost Conquered the World , pag 133, Fair Winds, 2010, ISBN 9781592333981.
  109. ^ John Man, Gengis Khan, pag 137, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  110. ^ Hillary Mayell, Genghis Khan a Prolific Lover, DNA Data Implies in National Geographic, 2003.
  111. ^ La Cina, Piero Corradini, ed. Utet, 1969

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vito Bianchi, Gengis Khan, La terza, 2007, ISBN 9788842084556.
  • John Man, Gengis Khan, Mondadori, 2006, ISBN 9788804555551.
  • John Man, Gengis Khan Life, death and resurrection, Bantam, 2005, ISBN 9780553814989.
  • Jean-Paul Roux, Ghenghis Khan and the Mongol Empire, Parigi, Fayard, 2003
  • Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ISBN 8800204740
  • AA.VV., Imperi delle steppe. Da Attila a Ungern Khan, prefazione di F. Cardini, centro studi "Vox Populi", Pergine 2008
  • Richard J. Samuelson, Gengis Khan: il guerriero figlio della steppa, edizioni bp By LA CASE, 2010, ISBN 9788862773072 (Audiolibro).
  • Tufarulo, G, M.- La folgore di Allah sulle città dell'Islam- Il Khazakistan e il disegno politico di Gengis Khan- Corriere del Giorno, 12/2009.
  • Giovanni da Pian del Carpine, "HISTORIA MONGALORUM", 1245-1247 ("Storia dei Mongoli", Edizione Critica, Spoleto, Centro italiano di Studi sull'Alto Medioevo, 1989) traduzione in mongolo di Lkhagvajav Nyamaa, 2006. ISBN 99929-2-214-1

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Pietra cintamani

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Ambaghai 1206 titolo incorporato nell'Impero Mongolo
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nuova fondazione 1206 - 1227 Ögödei

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