Accademia dell'Arcadia

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Stemma dell'Accademia

L'Accademia dell'Arcadia è un'accademia letteraria fondata a Roma nel 1690 da Gian Vincenzo Gravina e da Giovanni Mario Crescimbeni coadiuvati nell'impresa anche dal torinese Paolo Coardi, in occasione dell'incontro nel convento annesso alla chiesa di San Pietro in Montorio di quattordici letterati appartenenti al circolo letterario della regina Cristina di Svezia, tra i quali gli umbri Giuseppe Paolucci di Spello, Vincenzo Leonio da Spoleto e Paolo Antonio Viti di Orvieto, i romani Silvio Stampiglia e Jacopo Vicinelli, i genovesi Pompeo Figari e Paolo Antonio del Nero, i toscani Melchiorre Maggio di Firenze e Agostino Maria Taia di Siena, Giambattista Felice Zappi di Imola e il cardinale Carlo Tommaso Maillard di Tournon di Nizza.[1] L'Accademia è considerata non solamente come una semplice scuola di pensiero, ma come un vero e proprio movimento letterario che si sviluppa e si diffonde in tutta Italia durante tutto il Settecento in risposta a quello che era considerato il cattivo gusto del Barocco.

Essa si richiama nella terminologia e nella simbologia alla tradizione dei pastori-poeti della mitica regione dell'Arcadia, e il nome fu trovato da Taia durante una adunata ai Prati di Castello, a quei tempi un paesaggio pastorale.[2]. Oltre al nome dell'Accademia, emblematico da questo punto di vista, anche la sede fu chiamata seguendo questa tendenza "Bosco Parrasio", una villa sulla salita di via Garibaldi sulle pendici del Gianicolo. Pastori furono detti i membri, Gesù bambino (adorato per primo dai pastori) fu scelto come protettore; come insegna, venne scelta la siringa del dio Pan, cinta di rami di alloro e di pino e ogni partecipante doveva assumere, come pseudonimo, un nome di ispirazione pastorale greca.

L'aneddoto della fondazione[modifica | modifica sorgente]

« Andando un giorno a diporto il colto e geniale drappello ne' suburbii di Roma, e recitando alterne rime all'ombra delle piante ed al mormorare de' rivoli, un de' compagni sorse enfaticamente a dire: "Pare che noi facciamo rivivere l'antica Arcadia". Baretti chiama irrisoriamente magiche tali espressioni, poiché destarono esse il pensiero di fondare un'accademia col nome di Arcadia. Quattordici furono gl'istitutori di questa società.[3] »

I teorici dell'Arcadia furono soprattutto il Gian Vincenzo Gravina e lo stesso Gian Mario Crescimbeni; i poeti di maggior rispetto furono Carlo Innocenzo Frugoni, Paolo Rolli, Jacopo Vittorelli, Ludovico Savioli e Pietro Metastasio.

Programma letterario[modifica | modifica sorgente]

« I fondatori, grandi uomini, della benemerita e celebre Accademia d'Arcadia ebbero per principal scopo nel prendere i nomi egli usi de' greci pastori e persino il loro calendario, di romper guerra alle gonfiezze del secolo, e ritornare la poesia italiana per mezzo della pastorale alle pure e belle sue forme. Fingendosi pastori, immaginandosi di vivere nelle campagne, bandito ogni fasto, tolto fra loro ogni titolo di preminenza, studiando ne' classici greci, latini, e italiani, vennero naturalmente da sé stesse a cadere quelle ampollose metafore, que' stravolti concetti, e quello smodato lusso di erudizione, che formava la delizia non de' poeti soltanto, ma eziandio de' più applauditi oratori sagri, e su cui stoltamente si riponeva la sede del sublime e del bello.[4] »

I caratteri letterari dell'Accademia furono frutto del confronto tra due dei fondatori, Gian Vincenzo Gravina e Giovanni Mario Crescimbeni. Il primo vedeva nell'Accademia il centro propulsore di un rinnovamento non solo letterario, ma anche culturale. Questo ambizioso progetto era sostenuto dalla sua concezione della poesia come veicolo rivelatore di verità essenziali. Propose come modelli letterari Omero e Dante. Inoltre non gradiva gli aspetti mondani che l'accademia stava sempre più assumendo. Il programma di Crescimbeni era decisamente più moderato e puntava a una più semplice reazione al disordine barocco ripristinando il buon gusto. Crescimbeni puntava a raggiungere un certo classicismo con una poesia chiara, regolare di matrice petrarchesca e ispirata alle forme metriche di Gabriello Chiabrera. Prevalse il programma di Crescimbeni, dal momento che anche gli altri membri avevano come obiettivo non l'elaborazione di una nuova cultura, ma una nuova poesia classicheggiante, semplice e aggraziata.

Tra le conseguenze di questo dissidio, vi fu una scissione, nel 1711, che portò alla fondazione di una Seconda Arcadia, patrocinata dagli scolari del Gravina, che tre anni dopo venne denominata Accademia de' Quirini. Nel 1719 i due rami si ricompattarono, per omaggiare Gravina, morto l'anno prima.

Dal punto di vista estetico gli scrittori dell'Arcadia sono classicisti, mentre dal punto di vista filosofico sono razionalisti e si richiamano a Cartesio, come bene mostra il percorso artistico di Pietro Metastasio, allievo di Gian Vincenzo Gravina.

La questione della sede[modifica | modifica sorgente]

Il Bosco Parrasio

Gli Arcadi cominciarono a riunirsi nei giardini del Duca di Paganica a S. Pietro in Vincoli dove seduti per terra o su dei sassi presero a recitare i loro versi.

Dal 27 maggio 1691 si trasferirono nel giardino di Palazzo Riario, ex residenza di Cristina di Svezia, dove ebbero a disposizione una specie di fosso rotondo che comunque aveva parvenza di teatro. Nel 1693 si trasferirono ancora presso il Duca di Parma agli Orti Palatini che dette loro il permesso di edificare un teatro agreste di forma circolare e a due ordini di posti in legno e terra e rivestito di fronde di alloro.

Nel 1699 si spostarono ancora, stavolta nel giardino del duca Don Antonio Salviati che aveva fatto scavare in una collinetta un teatro romaneggiante ma alla morte del duca, nel gennaio 1704, furono sfrattati dagli eredi e dunque nel luglio del 1705, per celebrare i Giochi Olimpici, dovettero ricorrere all'ospitalità del principe D. Vincenzo Giustiniani.

Successivamente, dall'11 settembre 1707, Francesco Maria Ruspoli, principe di Cerveteri, mise loro a disposizione un suo parco sull'Esquilino in attesa che fosse pronto un anfiteatro in un'altra villa del principe ma sull'Aventino che divenne sede fissa delle adunanze fino al 1725.

Finalmente, grazie a una donazione di 4000 scudi di Giovanni V del Portogallo, anche lui arcade, l'Accademia poté acquistare una sede tutta sua ovvero l'Orto dei Livi che l'architetto e arcade Antonio Canevari trasformò nel Bosco Parrasio.

Canevari strutturò il giardino su tre piani collegati da due rampe di scale. Sul primo terrazzamento fu edificato un teatro di forma ovale con tre ordini di sedili e un leggio di marmo. Al secondo livello si trova una finta grotta arcadica e, al terzo, un'edicola commemorativa che ricorda la donazione di Giovanni V.

Il Serbatoio, cioè l'edificio che fungeva da archivio e segreteria, fu definitivamente ristrutturato nella forma odierna da Giovanni Azzurri nel 1838 che lo dotò di una facciata in stile esedra.

Organigramma[modifica | modifica sorgente]

L'Accademia era una democrazia dove sovrana era l'assemblea dei membri che aveva l'obbligo di riunirsi almeno due volte in inverno e una in estate. A convocarla e a presiederla era preposto un Custode, eletto, con scrutinio segreto, ogni quattro anni durante la celebrazione dei Giochi Olimpici.

Il Custode doveva anche nominare, tra tutti gli Arcadi che risiedevano in Roma, un collegio di 12 Vicecustodi che ogni anno dovevano essere sostituiti per la metà.

Sempre di nomina del custode c'erano anche due Sottocustodi con funzioni di cancellieri e un Vicario o Protocustode che, in caso di impedimento del facente funzioni, aveva il compito di sostituirlo.

Criteri e metodi di ammissione[modifica | modifica sorgente]

Per entrare nell'accademia, che era a numero chiuso, era necessario possedere tre requisiti fondamentali ovvero: avere minimo 24 anni[5], una reputazione e una storia personale rispettabile ed essere oggettivamente riconosciuto un esperto in una qualche area del sapere e, se uomini, era obbligatoria anche la competenza in una qualche disciplina letteraria.

L'ammissione all'accademia avveniva in 5 modi differenti a seconda dei candidati.

  1. Per acclamazione. Riservata a cardinali, principi, viceré ed ambasciatori. Alla proposta del nome del candidato ogni Arcade dava il proprio assenso o diniego ad alta voce durante un'assemblea celebrata a porte chiuse.
  2. Per annoverazione. Riservata alle signore. Il Collegio dei Vicecustodi proponeva all'assemblea le candidate e i soci, a porte chiuse ma a voce alta, decidevano in senso favorevole o contrario.
  3. Per rappresentazione. Riservata ai giovani nobili. L'assemblea delegava una commissione ristretta che la rappresentasse e decidesse al suo posto sull'ammissione o meno dei candidati.
  4. Per surrogazione. Riservata a tutti gli altri. Per sostituire i posti lasciati vacanti, per morte o malattia, da altri Arcadi l'assemblea decideva sugli aspiranti ma a scrutinio segreto.
  5. Per destinazione. Ad integrazione della precedente. Essendo difficile tenere il conto esatto di tutti gli Arcadi che venivano a mancare, per non escludere troppo a lungo personaggi anche di spicco, con voto segreto dell'assemblea, si dava il via libera all'associazione di nuovi membri assegnando loro anche un nome arcadico. Coloro che venivano nominati in questo modo divenivano membri effettivi, cioè potevano partecipare alle manifestazioni, solo quando il Custode, ricevuta notizia certa della scomparsa di uno dei vecchi soci, li convocava e procedeva alla nomina ufficiale.

Al momento dell'ingresso nella congrega il neofita avrebbe ricevuto dall'assemblea un nuovo nome, con cui sarebbe stato conosciuto in Arcadia. Il nome arcadico era costituito da due parti: la prima veniva assegnato con un sorteggio mentre l'epiteto seguente era scelto dal candidato, previa approvazione dell'adunanza, purché facesse riferimento o a un luogo dell'Arcadia mitologica o geografica oppure vi fosse comunque collegato.

Le colonie arcadiche[modifica | modifica sorgente]

« Le colonie sono Adunanze d'Arcadi in altre città, le quali benche [sic] facciano i recitamenti e le congregazioni, nondimeno si regolano colle leggi della Ragunanza di Roma. Hanno elleno un vicecustode per ciascuna, che presiede al governo; e prendono il nome, o dalle città ove sono fondate, o dalle principali Accademie, o altre ragioni di esse; e vacando i luoghi in esse colonie, si surrogano altri cittadini, o accademici[6]»
« Due anni dopo la fondazione d'Arcadia in Roma, cioè l'anno 1690, si die' principio alla propagazione di questa Letteraria Pastorale Repubblica per mezzo delle Colonie dedotte in altre città, entro e fuori d' Italia; e dall'ora in poi sino all'anno 1726 si contano le fondazioni di quaranta Colonie e di quattro Rappresentanze Arcadiche[7]»

Esse erano:

  • Colonia Forzata fondata in Arezzo nell'Accademia dei Forzati il 3 gennaio 1692
  • Colonia Camaldolese fondata nella Religione dei Monaci Camaldolesi il 15 ottobre 1694
  • Colonia Animosa fondata in Venezia il 29 aprile 1698
  • Colonia Renia fondata in Bologna il 29 aprile 1698. Motto: Matris se subjicit umbrae
  • Colonia Elvia fondata in Macerata il 18 giugno 1698. Motto: Cibo altro non vuole
  • Colonia Ferrarese fondata in Ferrara il 23 marzo 1699
  • Colonia Fisiocritica fondata in Siena nell'Accademia dei Fisiocritici il 19 gennaio 1700. Motto: Veris quod possit vincere falsa
  • Colonia Metaurica fondata in Urbino il 28 febbraio 1701. Motto: Micat inter omnes
  • Colonia Alfea fondata in Pisa il 24 maggio 1700
  • Colonia Crostolia fondata in Reggio nell'Emilia il 2 agosto 1703. Motto: Non portano già guerra a' nostri carmi
  • Colonia Sebezia fondata in Napoli il 17 agosto 1703
  • Colonia Mariana fondata nella Religione dei Chierici Regolari delle Scuole Pie l'8 novembre 1703. Motto: Hinc satur
  • Colonia Rubicona fondata in Rimini il 4 gennaio 1704
  • Colonia Isaurica fondata in Pesaro il 26 febbraio 1704
  • Colonia Caliese fondata in Cagli il 2 maggio 1704. Motto: Arbor vittoriosa e trionfale
  • Colonia Milanese fondata in Milano il 2 maggio 1704. Motto: Anne deus geniusque loci?
  • Colonia Giulia fondata in Udine il 24 luglio 1704. Motto: Trunco non frondibus
  • Colonia Ligustica fondata in Genova il 19 febbraio 1705. Motto: Respondere parati
  • Colonia Veronese fondata in Verona il 18 settembre 1705
  • Colonia Augusta fondata in Perugia il 24 ottobre 1707
  • Colonia Emonia fondata in Lubiana il 7 marzo 1709
  • Colonia Lamonia fondata in Faenza nell'Accademia dei Filoponi il 1º giugno 1714. Motto: Difficile Effossu
  • Colonia Paternia fondata nella Religione dei Chierici Regolari Minori l'11 giugno 1714
  • Colonia Trebbiense fondata in Piacenza il 4 febbraio 1715. Motto: Dulcedine capta
  • Colonia Sibillina fondata in Tivoli il 5 febbraio 1716. Motto: Vati nunc vatibus
  • Colonia Cenomana fondata in Brescia il 31 agosto 1716. Motto: Et respondere parati
  • Colonia Riformata fondata in Cesena nell'Accademia dei Riformati il 21 gennaio 1717
  • Colonia Innominata fondata in Bra nell'Accademia degli Innominati il 23 settembre 1717. Motto: Stat magni nominis umbra
  • Colonia Fulgina fondata in Foligno il 16 dicembre 1717. Motto: Fraterno lumine
  • Colonia Poliziana fondata in Montepulciano il 7 aprile 1718. Motto: Foetum sociantur in unum
  • Colonia Aternina fondata in L'Aquila il 7 giugno 1719. Motto: Vel murmure concors
  • Colonia Cluentina fondata in Camerino il 12 dicembre 1719. Motto: Equum foedus
  • Colonia Tegea fondata in Chieti il 7 marzo 1720. Motto: Matris nomina servat
  • Colonia Cremonese fondata in Cremona il 6 giugno 1720. Motto: A guisa di un bel sol fra l'altre irradia
  • Colonia Oretea fondata in Palermo il 12 gennaio 1721. Motto: Excussus dulcedine surgit
  • Colonia Ingauna fondata in Albenga nell'Accademia dei Mesti il 9 dicembre 1721. Motto: Laeti redeunt
  • Colonia Velina fondata in Rieti nel 1723. Motto: Cadendo resurgit
  • Colonia Estense fondata in Correggio il 1 dicembre 1724
  • Colonia Giania fondata in Fabriano il 6 agosto 1725
  • Colonia Gabella fondata in Carpi il 27 dicembre 1726. Motto: Quoniam convenimus
  • Rappresentanza Stravagante fondata nel Collegio Clementino di Roma il 24 aprile 1695. Motto: Placidis coeunt immitia
  • Rappresentanza Ravvivata fondata nel Seminario Romano il 9 maggio 1716. Motto: Pomis sua nomina servat
  • Rappresentanza Nazzarena fondata nel Collegio Nazzareno di Roma l'11 novembre 1717. Motto: Tibi militat
  • Rappresentanza Angustiata fondata nel Collegio dei Nobili di Savona il 19 agosto 1721. Motto: Restrictio vires
  • Colonia Arcadica Clementina fondata dai Frati Minori Conventuali di Bologna il 7 dicembre 1769.

Custodi generali dell'Arcadia[modifica | modifica sorgente]

Sigilli dei Custodi Generali dell'Arcadia
  1. Giovanni Mario Crescimbeni (Alfesibeo Cario, 1663-1728)[8]
  2. Francesco Lorenzini (dapprima Filacida Eliaco, poi Filacida Luciniano, 1680-1743), custode dal 1728 al 1743.
  3. Michele Giuseppe Morei (Mireo Roseatico, 1695-1767). Fu in carica dal 1743 al 1766.[9].
  4. Giuseppe Brogi (Acamante Pallanzio)[10], morto il 7 agosto 1772[11].
  5. Gioacchino Pizzi (Nivildo Amarinzio) custode fino all'8 settembre 1790
  6. Luigi Godard (Cimante Micenio) dal 1790 al 1824.
  7. Loreto Antonio Santucci (Larindo Tesejo, m. 1845), dal 1824 fino al 1828[12]
  8. Gabriele Laureani (Filandro Gerometeo, 1788-1850), dal 1829 fino al 1850[13].
  9. Paolo Barola (Cratildo Lampeo) (1788-1863), fino al 1863.
    1. Fabio Sorgenti (Sergesio Timbreo), custode per 8 mesi tra il 1854 e il 1855.
  10. Antonio Somai (Ortodico Calcidiense), fino al 1869.
  11. Stefano Ciccolini (Agesandro Tresporide) fino al 1888.
  12. Agostino Bartolini (Eristeno Nassio, 1839-1916)
  13. Enrico Salvadori (Licando Clidonio), fino al luglio 1924.[14]
  14. Nicola Festa (Maronte Larisseo), fino al 1940
  15. Luigi Pietrobono (Edelio Echeo), fino al 1953
  16. Pietro Paolo Trompeo (Diodoro Milesio), dal 1954 al 1958
  17. Alfredo Schiaffini, dal 1958[15].

Membri dell'Arcadia[16][modifica | modifica sorgente]

Capi di stato, politici, aristocratici[modifica | modifica sorgente]

Compositori e Musicisti[modifica | modifica sorgente]

Scrittori, Poeti, Artisti[modifica | modifica sorgente]

Ecclesiastici[modifica | modifica sorgente]

Scienziati[modifica | modifica sorgente]

Le cinque fasi dell'Arcadia[modifica | modifica sorgente]

Isidoro Carini, nel 1891 tracciò un excursus storico dell'Arcadia, suddividendo la sua attività in cinque periodi: il primo fu quello gestito dal custode generale Crescimbeni, dal 1690 al 1728, di espansione romana e poi italiana; il secondo periodo, dal 1728 al 1743, sotto la guida di Francesco Lazzarini, fu quello di maggior prestigio, visti i nomi degli aderenti; il terzo, dal 1734 al 1766, con custode Michele Giuseppe Morei, segnò l'inizio del declino per le sorti dell'Arcadia; il quarto, tra il 1766 e il 1824, nel quale, secondo il Carini, l'Arcadia si ridusse ad una spenta accademia di sopravvissuti; un quinto compreso tra il 1824 e la fine del secolo, contraddistinto da un'attività distante dalla poesia moderna.[2]

L'Arcadia oggi[modifica | modifica sorgente]

La sede dell'Arcadia a piazza S. Agostino

Formalmente l'Accademia d'Arcadia è tuttora in attività. Nel 1925, sostanzialmente trasformata in un istituto di studi storici e letterari, assunse il "sottotitolo" di Accademia Letteraria Italiana. Attualmente è retta da uno statuto approvato il 1º maggio 1972. Dalla fine dell'Ottocento l'Arcadia ha pubblicato anche una sua rivista, a periodicità irregolare, e con diversi cambi di titolature: L'Arcadia: periodico mensile di scienze lettere ed arti (1889-1897); Giornale arcadico: rivista mensile di lettere scienze ed arti (1898-1916); L'Arcadia. Atti dell'Accademia e scritti dei soci (1917-1926); Atti dell'Accademia degli Arcadi e scritti dei soci (1927-1941); Atti e memorie dell'Arcadia (1948-1988/1989) (3.Ser. v.1 - v.9).[262].

La sede attuale è a Roma presso la Biblioteca Angelica, in piazza di Sant'Agostino.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ibid. pag. 5
  2. ^ a b "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol.I, pag.321-323
  3. ^ Giovanni Battista Corniani, I secoli della letteratura italiana dopo il suo risorgimento, Torino, 1855, Vol. IV pag. 214
  4. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Venezia, 1852, Vol. LIV, pag. 7
  5. ^ Vi furono comunque delle eccezioni in caso di giovani di grande talento, ad esempio Giulio Carlo Fagnani (1682-1766), matematico e poeta, entrato in Arcadia a soli sedici anni (Giuseppe Mamiani, Elogi storici di Federico Commandino, G. Ubaldo del Monte, Giulio Carlo Fagnani, Pesaro, Nobili, 1828, p. 95).
  6. ^ Crescimbeni, Storia dell'Accademia degli arcadi, cit. pag. 17
  7. ^ Ibid. pag. 101
  8. ^ La lista dei custodi si trova in varie fonti, tra cui Graziosi (1991), p. 100.
  9. ^ Lancetti (1836), p. 91, 183; Giorgio Inglese, Alberto Asor Rosa, Luigi Trenti, Paolo Procaccioli, Letteratura italiana: dizionario bio- bibliografico e indici, Torino, Einaudi, 1991 - ISBN 88-06-11504-9, p. 1226.
  10. ^ Lancetti (1836), p. 3.
  11. ^ Graziosi (1991), p. 34.
  12. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 13
  13. ^ Adunanza generale tenuta dagli Arcadi nella Sala del Serbatojo il dì 13 settembre 1827, Roma, 1828, pag. 43
  14. ^ Graziosi (1991), p.
  15. ^ «Schiaffini, Alfredo», in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani, (on line)
  16. ^ Per la determinazione delle corrispondenze tra nomi arcadici e nomi secolari, si fa riferimento principalmente a Weller (1856), (1862) e a Lancetti (1836).
  17. ^ a b c d e f g Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005
  18. ^ Graziosi (1991), p. 33.
  19. ^ Croce (1946: 50).
  20. ^ Lancetti (1836), p. 26.
  21. ^ a b c d e f g h i j Maurizio Tani, La rinascita culturale del ‘700 ungherese. Le arti figurative nella grande committenza ecclesiastica, Roma, 2005, p. 57.
  22. ^ Giovanni Mario Crescimbeni, L'istoria della volgar poesia, Roma, 1730, p. 365
  23. ^ cf. Lancetti (1836), p. 96 e Quadrivium 24 (1983), p. 175-176.
  24. ^ Alfonso Bertoldi (a cura di), in Vincenzo Monti, Poesie, Firenze, Sansoni, 1957, p.61
  25. ^ Mario Crescimbeni, Notizie istoriche degli Arcadi morti, Roma, Stamperia Antonio De Rossi, 1721., pagg. 298-305
  26. ^ Giovanni Mario Crescimbeni, Notizie istoriche degli Arcadi morti, Roma, 1721, pag. 252
  27. ^ Vincenzo Lancetti, Pseudonimia: ovvero Tavole alfabetiche de'nomi finti o supposti degli scrittori con la contrapposizione de' veri, Milano, 1836, pag. 394
  28. ^ Emil Ottokar Weller, Index pseudonymorum, Leipzig, 1856, pag. 15
  29. ^ Edward J. Olszewski, Cardinal Pietro Ottoboni (1667-1740) And The Vatican Tomb Of Pope Alexander VIII, DIANE Publishing, 2004, pag. 84
  30. ^ a b Ibid.
  31. ^ Enrico Careri, Beni musicali, musica, musicologia, LIM LibreriaMusicaleItaliana, 2006 - ISBN 978-88-7096-310-6, p. 53-54.
  32. ^ Ibid. pag. 271
  33. ^ Dino Provensal, La vita e le opere di Lodovico Adimari, Rocca S. Casciano, 1902, pag. 112
  34. ^ Ibid. pag. 31
  35. ^ Marcus Chr Lippe, Rossinis opere serie, Franz Steiner Verlag, 2005, pag. 369
  36. ^ a b Ibid. pag. 148
  37. ^ Weller, 1862, cit. pag. 127
  38. ^ Ibid. pag. 451
  39. ^ L'istoria della volgar poesia, cit. pag. 206
  40. ^ Ibid. pag. 64
  41. ^ a b Ibid. pag. 4
  42. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 87
  43. ^ Weller, 1862, cit. pag. 112
  44. ^ Weller, 1862, cit. pag. 18
  45. ^ Ibid. pag. 17
  46. ^ Ibid. pag. 567
  47. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 196
  48. ^ a b c Ibid. pag. 48
  49. ^ Emilio de Tipaldo, Biografia degli Italiani illustri nelle scienze: lettere ed arti del secolo XVIII. e de'contemporanei compilata da letterati Italiani di ogni provincia. Volume 1, Venezia, Alvisopoli, 1834, pag.218.
  50. ^ a b Lorenzo Mascheroni, Invito a Lesbia Cidonia ed altre poesie, Edoardo Sonzogno, Milano, 1887 pag. 6
  51. ^ G. Di Genova-G. Orioli, «BIANCHINI,Antonio». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. X, Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana, 1968
  52. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 340
  53. ^ Ibid. pag. 277
  54. ^ Pietro Leopoldo Ferri, Enrico Castreca-Brunetti, Teresa Bandettini, Aggiunte alla Biblioteca femminile italiana del conte P. Leopoldo Ferri, Roma, 1844, pag. 22
  55. ^ a b Ibid. pag. 3
  56. ^ a b c Ibid. pag. 13
  57. ^ Weller, 1977, cit. pag. 199
  58. ^ Weller, 1856, cit. pag. 13
  59. ^ Weller, 1862, cit. pag. 14
  60. ^ Ibid. pag. 168
  61. ^ Jolanda de Blasi, Antologia delle scrittrici italiane dalle origine al 1800, Firenze, 1930, pag. 396
  62. ^ Weller, 1977, cit. pag. 184
  63. ^ in Federico Marri, La figura e l'opera di Ranieri de' Calzabigi, Olschki, 1989
  64. ^ a b Ibid. pag. 51
  65. ^ Weller, 1977, cit. pag. 22
  66. ^ a b Weller, 1862, cit. pag. 269
  67. ^ Adunanza generale, 1828, cit. pag. 26
  68. ^ J.P. Lobies (a cura di), Ibn. Index bio-bibliographicus notorum hominum, t. B (a cura di M. Seydoux), Verlag, Osnabruck 1973, p. 400.
  69. ^ Weller, 1862, cit. pag. 81
  70. ^ Ibid. pag. 105
  71. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 39
  72. ^ Società napoletana di storia patria, Archivio storico per le province napoletane, Napoli, 1876, Vol. 3, pag. 146
  73. ^ a b Weller, 1977, cit. pag. 126
  74. ^ Weller, 1862, cit. pag. 104
  75. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 90
  76. ^ Ibid. pag. 114
  77. ^ Ibid. pag. 96
  78. ^ Weller, 1977, cit. pag. 309
  79. ^ Ibid. pag. 12
  80. ^ Weller, 1862, cit. pag. 5
  81. ^ Ibid. pag. 92
  82. ^ Ibid. pag. 10
  83. ^ Ibid. pag. 144
  84. ^ Weller, 1977, cit. pag. 54
  85. ^ Ibid. pag. 265
  86. ^ Weller, 1977, cit. pag. 327
  87. ^ Emilio de Tipaldo, Biografia degli Italiani illustri nelle scienze: lettere ed arti del secolo XVIII. e de'contemporanei compilata da letterati Italiani di ogni provincia. Volume 1, Venezia, Alvisopoli, 1834, pag.198.
  88. ^ Ibid. pag. 179
  89. ^ a b Weller, 1862, cit. pag. 267
  90. ^ Enrico Maria Fusco, Scrittori e idee. Dizionario critico della letteratura italiana, Società Editrice Internazionale, 1956, p. 4.
  91. ^ Ibid. pag. 552
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  95. ^ a b Adunanza generale, 1828, cit. pag. 17
  96. ^ Ibid. pag. 43
  97. ^ Ibid. pag. 154
  98. ^ Ibid. pag. 565
  99. ^ Ibid. pag. 39
  100. ^ a b Weller, 1862, cit. pag. 274
  101. ^ Crescimbeni, Notizie istoriche, cit. pag. 372
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  103. ^ Ibid. pag. 19
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  106. ^ Ibid. pag. 186
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  113. ^ a b Weller, 1862, cit. pag. 31
  114. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 89
  115. ^ Ibid. pag. 169
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  135. ^ Ibid. pag. 164
  136. ^ Weller, 1856, cit. pag. 54
  137. ^ Weller, 1856, cit. pag. 138
  138. ^ a b Ibid. pag. 11
  139. ^ a b Ibid. pag. 46
  140. ^ Ibid. pag. 279
  141. ^ Weller, 1977, cit. pag. 198
  142. ^ Vincenzo Lancetti, cit. pag. 317
  143. ^ Ibid. pag. 104
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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