Chiesa di San Pietro in Montorio

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Coordinate: 41°53′19.09″N 12°27′59.32″E / 41.888637°N 12.466477°E41.888637; 12.466477

San Pietro in Montorio
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione cattolica
Titolare Pietro apostolo
Diocesi Diocesi di Roma
Inizio costruzione 1481
Completamento 1500
Sito web Sito ufficiale

San Pietro in Montorio è una chiesa di Roma sul Gianicolo, nel rione di Trastevere.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel sito, dove si diceva fosse stato crocifisso san Pietro, è citata già nella prima metà del IX secolo l'esistenza di un monastero beati Petri quod vocatur ad Ianuculum[1]. Il complesso di chiesa e monastero passò nei secoli ai Benedettini, ai Celestini (a questo punto - siamo nel 1320 - la chiesa si chiama "Sancti Petri Montis Aurei"[2]), agli Ambrosiani, e alle monache benedettine.

Nel 1472, gli edifici completamente fatiscenti e un vasto terreno attorno furono assegnati da Sisto IV Della Rovere alla congregazione francescana di Amedeo da Silva[3], il quale fece restaurare ed ampliare il convento, e demolire la vecchia chiesa iniziando la costruzione della nuova.

La ricostruzione rientrava nel programma di sviluppo edilizio voluto da Sisto IV, e fu anche occasione di diplomatici contributi finanziari, prima da Luigi XI di Francia al papa Della Rovere, poi - più sostanziosi - da Ferdinando II e Isabella di Castiglia al papa Alessandro VI Borgia, che consacrò la chiesa nel 1500.

Chiostro del convento, oggi sede della Reale Accademia di Spagna a Roma

Il progetto è attribuito da alcuni a Baccio Pontelli (ma il Vasari, che cita la notizia, se ne dice incerto), da altri a Meo del Caprino, realizzatore negli stessi anni, per un altro della Rovere - il cardinale Domenico - del Duomo di Torino. Per la sua posizione esposta, e sul confine della città, il complesso (che era già stato ceduto ai francesi dalla prima Repubblica romana nel 1798, soppresso nel 1809 e recuperato dai frati nel 1814) subì gravi danneggiamenti per mano dei francesi di Napoleone III, intervenuti a soffocare la seconda Repubblica Romana del 1849. Durante la difesa del Gianicolo la chiesa fu utilizzata come ospedale (e i romani lo rinominarono San Pietro in mortorio), e l'archivio si ritrovò infine disperso e saccheggiato.

Nel 1876 il convento fu ceduto dallo Stato sabaudo alla Spagna, alla quale ancora appartiene, e da questa destinato a sede della Reale Accademia di Spagna a Roma.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

San Francesco in estasi di Francesco Baratta (1640 circa, Cappella Raimondi)

La chiesa è abbellita da capolavori di eminenti artisti del XVI e XVII secolo.

La prima cappella a destra contiene la Flagellazione e la Trasfigurazione di Sebastiano del Piombo.

La seconda cappella ha un affresco attribuito al Pomarancio, alcuni affreschi della scuola del Pinturicchio e una sibilla allegorica attribuita a Baldassarre Peruzzi.

La cappella del Monte e quella precedente contengono affreschi di Giorgio Vasari.

L'altare è attribuito a Giulio Mazzoni, mentre i monumenti funerari del Cardinale del Monte e di Roberto Nobili sono di Bartolomeo Ammannati. Da notare la lapide del cardinale Fulvio Giulio della Corgna, nipote di Giulio III, i cui genitori riposano nella cappella. Sotto l'altar maggiore erano tumulate le spoglie di Beatrice Cenci, finché la tomba non fu profanata da francesi nel 1798.

Fino al 1797, la Trasfigurazione di Raffaello era collocata sull'altare maggiore. Sottratta dai francesi nel 1797, e successivamente restituita nel 1816, passò alla Pinacoteca vaticana e fu sostituita da una copia della Crocifissione di San Pietro di Guido Reni realizzata da Vincenzo Camuccini.

La seconda cappella sulla sinistra, la Cappella Raimondi (1640), fu disegnata da Gian Lorenzo Bernini.

Hugh O'Neill e Rory O'Donnell, Conti Irlandesi del XVII secolo, fuggiti dall'Irlanda e morti a Roma, sono qui seppelliti. Sulla tomba di Hugh O'Neill è scritto 'Hugonis Principis Onelli'.


Tempietto del Bramante[modifica | modifica wikitesto]

Tempietto del Bramante a San Pietro in Montorio
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TempiettoBramante.jpg
Roma 3870. S Pietro in Montorio pp.jpg

Nel primo cortile del convento vi è il cosiddetto tempietto del Bramante, risalente ai primi anni del XVI secolo e considerato dalla critica uno degli esempi più significativi d'architettura rinascimentale. Trattasi di un monumento celebrativo di piccole dimensioni, sopraelevato e periptero, dedicato al martirio di San Pietro.

Il tempietto ha un corpo cilindrico scavato da nicchie di alleggerimento e circondato da un colonnato tuscanico sopra al quale corre una trabeazione decorata con triglifi e metope a tema liturgico di origine greca.

L'interno della cella ha un diametro di circa 4 metri e mezzo. La cupola, progettata in conglomerato cementizio, ha un raggio pari alla sua altezza, e all'altezza del tamburo su cui si appoggia.

Secondo i progetti iniziali, il tempietto avrebbe dovuto inserirsi al centro di un cortile circolare, non realizzato (l'attuale è di forma rettangolare), così da evidenziare la perfetta simmetria dell'impianto e sottolineare la centralità del tempio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Laura Gigli, Il complesso gianicolense di S. Pietro in Montorio, Roma 1987, Fratelli Palombi

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Così si legge, infatti, nel Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis, a proposito dell'investitura di Apollinare di Ravenna da parte di Pietro:
    DE SANCTO APOLENARIO. 1. Sanctus Apolenaris, natione Antiochenus, Grecis et Latinis literis heruditus, apostoli Petri discipulus, et cum eo in urbem Romam pervenit. Qui post plurimum tempus eum pontificem ordinavit atque per inpositionem mans Spiritum sanctum tribuit et osculum ille dedit; et ab urbe Roma quasi terdenos miliarios communiter cum eo venit, in quo situm est monasterium beati Petri quod vocatur ad Ianuculum. Ibi Christi apostolus oravit, et ubi genus posuit, lapis mollis apparuit, ut cera ab igne, et in modum eius lapis genu concavus est.. Si veda, per il testo, in Agnello di Ravenna
  2. ^ Mons Aureus era un altro nome dato al Gianicolo, derivante dal colore giallo della marna che lo costituisce. Una delle stradine pedonali che ne discendono si chiama ancora "Rampa di Monte Aureo".
  3. ^ Fratello di Beatrice de Silva, fondatore della congregazione degli Amadeiti e realizzatore anche della Chiesa di Santa Maria in Bressanoro a Castelleone.

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