Innocenzo Ciocchi del Monte

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Innocenzo Ciocchi del Monte
cardinale di Santa Romana Chiesa
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Nato 1532, Borgo San Donnino
Creato cardinale 30 maggio 1550 da papa Giulio III
Deceduto 3 novembre 1577, Roma

Innocenzo Ciocchi del Monte (Borgo San Donnino, 1532Roma, 3 novembre 1577) è stato un cardinale italiano della Chiesa cattolica, nominato da Giulio III.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome di battesimo era Santino ed era figlio di un certo Angelino, servitore dapprima del nobile Baldovino del Monte e poi del fratello di costui, il cardinale Giovanni Maria (futuro papa Giulio III), al tempo in cui questi, dal 1537 al 1544, fu legato pontificio di Parma e di Piacenza.[1]

Il cardinale Giovanni Maria del Monte portò con sé il giovanissimo Santino a Trento nel 1545 in occasione dell'inaugurazione del Concilio. L'anno dopo, nominato vescovo di Arezzo, del Monte concesse a Santino la nomina a preposito del capitolo della cattedrale di Arezzo. Si preoccupò anche di assicurargli un'istruzione adeguata, affidandolo all'umanista Onorato Fascitelli, poi lo fece adottare dal fratello Baldovino per conferirgli dignità nobiliare. Santino assunse così il nome di Innocenzo del Monte.

Il riprovevole comportamento del cardinale, già stigmatizzato dall'ambasciatore veneziano Matteo Dandolo (Del Monte si prese quel «piccolo furfantello in camera e nel proprio letto, come se gli fosse stato figliuolo o nipote»)[2], si accentuò con l'elezione al pontificato, avvenuta il 7 febbraio 1550. Accoltolo nella propria villa di Bagnaia, nel concistoro del 30 maggio Giulio III creò il non ancora diciottenne Innocenzo cardinale diacono, con il titolo di Sant'Onofrio e una rendita annuale di 12.000 scudi.

In breve tempo si diffuse la voce che il papa avesse nominato cardinale il suo presunto amante[3]. Il poeta francese Joachim du Bellay scrisse un componimento sul fatto, che recita:

« Ma vedere uno staffiere, un bambino, una bestia,
un furfante, un poltrone diventare cardinale,
e per aver saputo accudire bene a una scimmia,
un Ganimede avere il rosso [cappello cardinalizio] in testa
questi miracoli, Morel, accadono solo a Roma[4] »

Seguì il conferimento di altre prebende: i benefici delle abbazie di Mont-Saint-Michel in Normandia, di San Saba, di Morimondo, di San Zeno e di Grottaferrata, e l'amministrazione del vescovado di Mirepoix. Non bastasse, dal novembre 1551 fu segretario particolare di Giulio III, scavalcando prerogative appartenenti al primo segretario di Stato Girolamo Dandini, e il 3 giugno 1552 fu nominato Legato di Bologna. In breve tempo circolò voce a Roma che aveva ottenuto tutti questi privilegi, fino a diventare uno dei cardinali più ricchi di Roma, perché fosse l'amante del papa; così testimoniano l'ambasciatore veneto Matteo Dandolo e Onofrio Panvinio[5].

Dopo la morte di Giulio III (1555), privo di incarichi nella curia pontificia, condusse una vita ancor più dissoluta: girava armato vestendo in abiti civili, si rendeva più volte protagonista di risse, frequentava prostitute - una di esse era Martuccia, una famosa cortigiana romana - e nel 1560, durante un viaggio da Venezia a Roma, a Nocera Umbra, per futili motivi, uccise un locandiere e suo figlio. L'anno prima il cardinale aveva già ucciso impunemente un suo servitore: questa volta, il 27 maggio 1560, fu imprigionato in Castel Sant'Angelo per ordine di Pio IV, ma tornò libero dopo poco più di un anno, il 20 settembre 1561, pagando un'ammenda di 100.000 scudi e rinunciando ai suoi benefici.

Non cessarono, per questo, le sue violenze: nel 1564, a Bagnaia, cercò di liberare con la forza delle persone che erano state arrestate, mentre l'anno dopo, per motivi non chiari, fuggì da Roma a Firenze e di qui a Venezia. Nel 1566 partecipò al conclave che avrebbe eletto Pio V al pontificato, cercando illegalmente di comunicare con l'esterno.

Più grave fu il reato commesso nel dicembre del 1567, quando rapì due donne di umili condizioni a Rapolano, nel senese, sequestrandole per vari giorni nella sua casa. Il 30 gennaio 1568 Pio V incaricò il gesuita V. Rodriguez di indagare sul fatto, ma Cosimo I de' Medici intervenne personalmente in difesa del Dal Monte, che se la cavò con una severa ammonizione e poté rimanere in Toscana. Tornato a Roma verso la fine del 1568, dall'Urbe gli fu però proibito di tornare nuovamente a Firenze e gli fu assegnata una stanza in Vaticano con due monaci teatini per la sua istruzione. Nel maggio 1569 il Dal Monte andò nuovamente sotto processo: nella sua carrozza erano state scoperte due meretrici e si appurò che esse avevano frequentato la casa dei cardinale per tutta la quaresima e la settimana santa[5][6].

Quando, nel maggio del 1569, si scoprì che il cardinale frequentava abitualmente delle prostitute, si decise di confinarlo nel monastero di Montecassino, dove rimase fino al marzo del 1571, quando fu trasferito in un convento di Bergamo.

Non poté così partecipare al conclave che, il 14 maggio 1572, elesse il nuovo papa Gregorio XIII il quale, in compenso, gli permise di tornare in piena libertà a Roma, dove morì il 2 o il 3 novembre 1577. È sepolto nella cappella della famiglia Del Monte, nella chiesa romana di San Pietro in Montorio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Agostino Fortunio, Cronichetta del Monte San Savino di Toscana, Firenze, Bartolomeo Sermartelli, 1583, p. 55.
  2. ^ Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, II, 3, Firenze 1846, p. 355.
  3. ^ P. Messina, voce: "Del Monte, Innocenzo", Dizionario biografico degli italiani, vol. 38, Istituto dell'Enciclopedia italiana - Treccani, Roma 1990, pp. 138-141
  4. ^ Joachim du Bellay, Les regrets [1558], in: Les antiquités de Rome. Les regrets, Garnier-Flammarion, Paris 1971, sonnet 105.
  5. ^ a b Pietro Messina, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume XXXVIII (1990), Treccani.
    «Volle anche che il fanciullo fosse adottato come figlio da suo fratello Baldovino col nome appunto di Innocenzo Del Monte. [...] Non mancò chi disse, e la voce fu accolta da tutta la città, che il papa aveva voluto creare cardinale il suo amante. [...] Tale sospetto, comunque, non fu sviluppato soltanto nelle pasquinate: l'ambasciatore veneto Matteo Dandolo scriveva infatti che il D. era "un piccolo furfantello" e che il card. Del Monte "se lo prese in camera e nel proprio letto, come se gli fosse stato figliuolo o nipote" (Relazione di Roma, in Relazioni..., a cura di E. Alberi, II, 3, p. 355); Onofrio Panvinio, riferendosi alla vicenda del Dal Monte, scriveva di Giulio III: "nimie vitae luxuriae et libidinibus intemperanter deditus" e "ad voluptarios tantum secessus ... per totum pontificatum intempestive comessando lasciviendoque ..." (HistoriaBarth. Platinae de vitis Pontificum Romanorum, Coloniae 1562, pp. 331, 333, cit. in Concilium Triden., Diaria, II, p. CXXXIV), e, ancora più esplicitamente, lo definì "puerorum amoribus implicitus" (De Iulii III vita ante pontificatum, cit. ibid. p. 147) [...]».
  6. ^ Claudio Rendina, La santa casta della Chiesa pagina 80, Editore Newton Compton Editori, 2010.
    «È uno scandalo; e il collegio cardinalizio disprezza il “cardinal Montino”, come lo definisce in alternativa al soprannome di Scimmia per i suoi giovanili impegni. Costui prosegue la sua vita viziosa anche dopo la morte del papa-papà, trovandosi immischiato in risse con puttane e loro protettori, fino a quando, per l’uccisione di due di questi, finisce in carcere a Castel Sant’Angelo».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfonso Chacón, Vitae et res gestæ Pontificvm Romanorum et S. R. E. Cardinalivm ab initio nascentis Ecclesiæ vsque ad Vrbanvm VIII. Pont. Max., 2 voll, Romae, Typis Vaticanis 1630
  • Lorenzo Cardella, Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa, Roma, Stamperia Pagliarini 1793
  • Conradus Eubel, Guglielmus van Gulik, Hierarchia Catholica Medii et Recentioris Aevi, III, Padova, Il Messaggero di S. Antonio 1960
  • Christoph Weber, Legati e governatori dello Stato Pontificio. 1550-1809, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali 1994
  • Francis A. Burkle-Young, Michael Leopoldo Doerrer, The life of Cardinal Innocenzo del Monte, an scandal in scarlet, Lewiston, E. Mellen Press 1997 ISBN 0773485813

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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