2,2,2-tricloro-1,1-etandiolo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
2,2,2-tricloro-1,1-etandiolo
formula di struttura e modello 3D della molecola
Nome IUPAC
2,2,2-tricloro-1,1-etandiolo
Nomi alternativi
idrato di tricloroacetaldeide
idrato di cloralio
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare C2H3Cl3O2
Massa molecolare (u) 165,42 g/mol
Aspetto solido bianco
Numero CAS [302-17-0]
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.) 1,9081 (a 20 °C)
Solubilità in acqua 6600 g/l (a 20 °C)
Temperatura di fusione 57 °C (330 K)
Temperatura di ebollizione 98 °C (371 K)
Indicazioni di sicurezza
Simboli di rischio chimico
tossicità acuta

pericolo

Frasi H 301 - 315 - 319
Consigli P 301+310 - 305+351+338 [1]

Il 2,2,2-tricloro-1,1-etandiolo (o idrato di tricloroacetaldeide o idrato di cloralio) è un composto chimico avente formula C2H3Cl3O2 e numero CAS 302-17-0. Talvolta viene confuso con il cloralio (o tricloroacetaldeide), che ha invece formula C2HCl3O e numero CAS 75-87-6.

Sebbene comunemente usato, il termine "idrato di cloralio" è improprio in quanto il 2,2,2-tricloro-1,1-etandiolo non è la forma idrata del cloralio, bensì un composto chimico a sé stante. Il termine fa riferimento al fatto che l'idrato di cloralio si prepara per reazione di idratazione del cloralio.

Caratteristiche strutturali e fisiche[modifica | modifica sorgente]

A temperatura ambiente l'idrato di cloralio si presenta come un solido cristallino, biancastro, dall'odore aromatico, penetrante e pungente. Tende a volatilizzarsi lentamente se viene esposto all'aria (pertanto deve essere conservato in contenitori ermetici) e fonde a circa 55 °C. Risulta solubile in rapporto 0,25:1 in acqua, 1:1,5 in etere. Estremamente solubile in olio d'oliva. È un composto tossico e irritante.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

L'idrato di cloralio è stato uno dei primi ipnotici usati per l'induzione del sonno: veniva infatti somministrato circa 30 minuti prima di coricarsi e dopo circa un'ora faceva cadere in un sonno profondo. Il suo uso come ipnotico risale al 1869.[2]

Come tutti i barbiturici e le droghe "ipnotizzanti" è stato largamente usato dalla comunità di scrittori e artisti appartenenti al XIX secolo come ad esempio Dante Gabriel Rossetti, che ne è stato succube fino alla sua morte nel 1882.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

L'idrato di cloralio viene prodotto facendo reagire il cloralio con acqua.

Applicazioni[modifica | modifica sorgente]

In miscela con acqua distillata, gomma arabica e glicerina, forma un composto noto in italiano come "miele di Berlese", meglio conosciuto all'estero come "Hoyer's medium", che si usa normalmente per osservazioni al microscopio.

Usi in medicina[modifica | modifica sorgente]

Prima della sintesi dei barbiturici veniva usato come farmaco ipnotico, ora però il suo utilizzo come farmaco è molto limitato.

Farmacodinamica[modifica | modifica sorgente]

Gli effetti dell'idrato di cloralio sono sostanzialmente dovuti alla sua biotrasformazione in vivo nel metabolita tricloroetanolo. Quest'ultimo composto esercita le sue proprietà farmacologiche agendo sul complesso del recettore GABA. In ciò il composto si comporta similmente alle benzodiazepine ed ai barbiturici. La molecola può comportare assuefazione e il suo cronico è noto possa comportare l'insorgenza di sintomi di dipendenza, così come una brusca interruzione nell'assunzione determina l'insorgenza di una sindrome astinenziale. L'idrato di cloralio può potenziare l'azione di sostanze anticoagulanti[3][4][5] e si ritiene sia debolmente mutageno in vitro e in vivo e potenzialmente carcinogeno.[6][7][8][9]

Farmacocinetica[modifica | modifica sorgente]

L'idrato di cloralio a seguito di somministrazione orale viene rapidamente assorbito dal tratto gastrointestinale. La sua azione inizia a distanza di circa 30 minuti dall'assunzione. Il farmaco si distribuisce con facilità nei diversi tessuti biologici. Nell'organismo, particolarmente nel fegato, negli eritrociti viene metabolizzato a tricloroetanolo e acido tricloroacetico. Il tricloroetanolo è dotato di attività farmacologica: questo metabolita oltrepassa la barriera ematoencefalica, quella placentare, e può essere secreto nel latte materno. L'eliminazione dall'organismo avviene attraverso l'emuntorio renale e, per una quota minore, tramite la bile. L'emivita della molecola e del principale metabolita attivo si aggira tra le 7 e le 11 ore, ma in età pediatrica, particolarmente nel neonato, può essere decisamente più lunga. L'acido tricloroacetico ha invece un'emivita di diversi giorni.

Usi clinici[modifica | modifica sorgente]

Il farmaco è un ipnotico e sedativo con proprietà simili a quelli dei barbiturici. Trova indicazione nel trattamento a breve termine dell'insonnia ed è stato utilizzato anche come sedativo per la premedicazione. Nel passato ha trovato ampia applicazione nella sedazione di bambini che dovevano essere sottoposti a procedure diagnostiche invasive o piccoli interventi chirurgici, anche dentali.[10][11][12]

Effetti collaterali e indesiderati[modifica | modifica sorgente]

Durante il trattamento l'evento avverso più frequente consiste certamente nella gastrite (dovuta all'azione irritante gastrica) che si manifesta come epigastralgia, distensione e dolore addominale spesso associati a flatulenza. In casi di intossicazione è stata registrata anche una necrosi gastrica.[13] Frequenti anche i disturbi neurologici, quali sonnolenza, sensazione di stordimento diurna (effetto "sbornia"), cefalea, atassia, agitazione psicomotoria ed eccitazione paradossa,[14][15] allucinazioni, incubi, stato di confusione mentale. È possibile che si verifichino convulsioni.[16]
Ulteriori effetti avversi possono coinvolgere il sistema epatobiliare e consistono in rialzo delle transaminasi (AST e ALT), iperbilirubinemia con ittero ed epatite acuta.[17]
Sono state segnalate anche aritmie cardiache[18][19][20] e reazioni da ipersensibilità comprendenti rash cutaneo, eritema multiforme e sindrome di Stevens-Johnson.[21][22]

Dosi terapeutiche[modifica | modifica sorgente]

Il composto veniva utilizzato per os come un liquido orale o in capsule di gelatina. Ne era stato testato l'utilizzo anche nella forma di supposte e di clistere. Non deve essere somministrato in compresse in quanto estremamente irritante e con concreta possibilità di danneggiare la mucosa del tratto alimentare. Negli adulti il dosaggio ipnotico abituale consiste nell'assunzione per via orale di 0,5-2 g, in singola dose serale. Al fine di ottenere effetti sedativi possono invece essere somministrati 250 mg,sempre per os, tre volte al giorno. La dose massima giornaliera è pari a 2 g. Nei bambini di età compresa tra 1 mese e i 12 anni veniva consigliata l'assunzione, per via orale, di un dosaggio variabile tra i 30 e i 50 mg/kg peso corporeo, evitando di superare il dosaggio massimo di 1 g. Il composto, indipendentemente dalla forma farmaceutica assunta per via orale, deve essere ben diluito con abbondanti liquidi (in genere acqua o latte).

Dipendenza, tolleranza e sindrome astinenziale[modifica | modifica sorgente]

L'idrato di cloralio è una sostanza che con relativa facilità crea dipendenza in coloro che la assumono, in particolare in soggetti alcolizzati, i quali vi ricorrevano per ripristinare il normale ciclo di veglia e di sonno. Molto spesso al fattore dipendenza si affiancava il fenomeno della tolleranza, ovvero una riduzione dell'intensità dell'effetto farmacologico a seguito di ripetute assunzioni. Ne conseguiva la necessità di un continuo e graduale aumento dei dosaggi per ottenere la risposta terapeutica ricercata (l'ipnosi o la sedazione). Le caratteristiche della dipendenza e dell'astinenza non differiscono in modo sostanziale da quelle proprie ad altre molecole, ad esempio i barbiturici.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sigma Aldrich; rev. del 00.00.2000
  2. ^ Cloralio e idrato di cloralio
  3. ^ EM. Sellers, J. Koch-Weser, Potentiation of warfarin-induced hypoprothrombinemia by chloral hydrate. in N Engl J Med, vol. 283, nº 16, Ott 1970, pp. 827-31, DOI:10.1056/NEJM197010152831601, PMID 5458032.
  4. ^ PF. Griner, LG. Raisz; FR. Rickles; PJ. Wiesner; CL. Odoroff, Chloral hydrate and warfarin interaction: clinical significance. in Ann Intern Med, vol. 74, nº 4, Apr 1971, pp. 540-3, PMID 4927901.
  5. ^ JA. Udall, Warfarin-chloral hydrate interaction. Pharmacological activity and clinical significance. in Ann Intern Med, vol. 81, nº 3, Set 1974, pp. 341-4, PMID 4855407.
  6. ^ MT. Smith, Chloral hydrate warning. in Science, vol. 250, nº 4979, Ott 1990, p. 359, PMID 2218537.
  7. ^ AD. Steinberg, Should chloral hydrate be banned? in Pediatrics, vol. 92, nº 3, Set 1993, pp. 442-6, PMID 8361800.
  8. ^ AG. Salmon, KW. Kizer; L. Zeise; RJ. Jackson; MT. Smith, Potential carcinogenicity of chloral hydrate--a review. in J Toxicol Clin Toxicol, vol. 33, nº 2, 1995, pp. 115-21, PMID 7897749.
  9. ^ T. Haselkorn, AS. Whittemore; N. Udaltsova; GD. Friedman, Short-term chloral hydrate administration and cancer in humans. in Drug Saf, vol. 29, nº 1, 2006, pp. 67-77, PMID 16454535.
  10. ^ GP. de Rezende, LR. da Costa; PS. da Costa, The use of chloral hydrate for pediatric dental sedation. in Spec Care Dentist, vol. 27, nº 3, pp. 85-6, PMID 17658181.
  11. ^ HL. Needleman, A. Joshi; DG. Griffith, Conscious sedation of pediatric dental patients using chloral hydrate, hydroxyzine, and nitrous oxide--a retrospective study of 382 sedations. in Pediatr Dent, vol. 17, nº 7, pp. 424-31, PMID 8786908.
  12. ^ LR. da Costa, PS. da Costa; AR. Lima, A randomized double-blinded trial of chloral hydrate with or without hydroxyzine versus placebo for pediatric dental sedation. in Braz Dent J, vol. 18, nº 4, 2007, pp. 334-40, PMID 18278305.
  13. ^ ID. Veller, JP. Richardson; JC. Doyle; M. Keating, Gastric necrosis: a rare complication of chloral hydrate intoxication. in Br J Surg, vol. 59, nº 4, Apr 1972, pp. 317-9, PMID 5020785.
  14. ^ KA. Slatt, Crazy with chloral hydrate: a parent witnesses a paradoxical reaction. in Gastroenterol Nurs, vol. 32, nº 4, pp. 296-7, DOI:10.1097/SGA.0b013e3181b2c936, PMID 19696608.
  15. ^ M. Lipshitz, BL. Marino; ST. Sanders, Chloral hydrate side effects in young children: causes and management. in Heart Lung, vol. 22, nº 5, pp. 408-14, PMID 8226004.
  16. ^ M. Muñoz, A. Gómez; JA. Soult; C. Márquez; JD. Lopez-Castilla; A. Cervera; M. Cano, Seizures caused by chloral hydrate sedative doses. in J Pediatr, vol. 131, nº 5, Nov 1997, pp. 787-8, PMID 9403671.
  17. ^ GH. Lambert, J. Muraskas; CL. Anderson; TF. Myers, Direct hyperbilirubinemia associated with chloral hydrate administration in the newborn. in Pediatrics, vol. 86, nº 2, Ago 1990, pp. 277-81, PMID 2371103.
  18. ^ SA. Muller, C. Fisch, Cardiac arrhythmia due to use of chloral hydrate. in J Indiana State Med Assoc, vol. 49, nº 1, Gen 1956, pp. 38-40, PMID 13278588.
  19. ^ AJ. DiGiovanni, Reversal of chloral hydrate-associated cardiac arrhythmia by a beta-adrenergic blocking agent. in Anesthesiology, vol. 31, nº 1, Lug 1969, pp. 93-7, PMID 5787190.
  20. ^ A. Nordenberg, G. Delisle; T. Izukawa, Cardiac arrhythmia in a child due to chloral hydrate ingestion. in Pediatrics, vol. 47, nº 1, Gen 1971, pp. 134-5, PMID 4100495.
  21. ^ RR. Miller, DJ. Greenblatt, Clinical effects of chloral hydrate in hospitalized medical patients. in J Clin Pharmacol, vol. 19, nº 10, Ott 1979, pp. 669-74, PMID 512063.
  22. ^ LH. Miller, MH. Brownstein; AB. Hyman, Fixed eruption due to chloral hydrate. in Arch Dermatol, vol. 94, nº 1, Lug 1966, pp. 60-1, PMID 5938224.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]