Isomalto

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Isomalto
Structure of Isomalt.png
Nomi alternativi
1-O-alfa-D-Glucopiranosio-D-mannitolo
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare C12H24O11
Massa molecolare (u) 344,31236
Indicazioni di sicurezza

L'isomalto è un sostituto naturale dello zucchero, un alditolo principalmente usato per le sue caratteristiche fisiche simili a quelle dello zucchero.

Ha un piccolo impatto sui livelli di glucosio nel sangue e non porta alla formazione di carie dentali. Fornisce 2kcal/g, la metà di quelle dello zucchero.[1] Comunque, come la maggior parte degli alditoli comporta rischi legati a disturbi gastrici tra cui flatulenze e diarrea se consumato in grandi quantità. A causa delle sue proprietà lassative, è sconsigliato il consumo di isomalto in dosi superiori a 50g al giorno per gli adulti e 25g per i bambini. L'isomalto è generalmente combinato con sostanze ad alto potere dolcificante, come il sucralosio in maniera tale da ottenere una miscela con approssimativamente la dolcezza dello zucchero.

È una sostanza cristallina, bianca e inodore, contenente all'incirca il 5% di acqua di cristallizzazione. L'isomalto non ha l'indesiderato "effetto di raffreddamento" proprio di altri zuccheri alcolici[2], in particolare lo xilitolo e l'eritriolo. L'isomalto è inusuale in quanto è uno zucchero alcolico prodotto dalle barbabietole.

L'isomalto è prodotto in un processo a due fasi in cui lo zucchero è prima trasformato in isomaltosio, un disaccaride riducente (6-O-α-D-glucopiranosido-D-fruttosio). L'isomaltosio è poi idrogenato usando un convertitore catalitico metallico. Il prodotto finale è una composizione equimolare di 6-O-α-D-glucopiranosio-D-sorbitolo (1,6-GPS) e 1-O-α-D-glucopiranosio-D-mannitolo-diidrato (1,1-GPM-diidrato).

L'isomalto è stato approvato per l'uso dagli USA dal 1990, è stato approvato anche in Australia, Italia, Nuova Zelanda e Olanda (nota: la lista dei paesi non è completa).

L'isomalto può essere utilizzato anche per la scultura di zucchero ed alcuni lo preferiscono allo zucchero in quanto cristallizza più lentamente.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Position of The American Dietetic Association (use of nutritive and nonnutritive sweeteners). J Am Diet Assoc. 1998;98:580–587.
  2. ^ Wohlfarth, Christian. CRC Handbook of Enthalpy Data of Polymer-Solvent Systems. CRC Press, 2006. Google Books result: ISBN 0849393612

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]