Referendum costituzionale in Italia del 2020

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Referendum costituzionale in Italia del 2020
Referendum costituzionale 2020 01.jpg

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?»

(Quesito referendario)
StatoItalia Italia
Data20-21 settembre 2020[1]
Tipocostituzionale
Esito
  
69,96%
No
  
30,04%
Symbol abstain vote.svg quorum non previsto
(affluenza: 51,12%)
Risultati per regione
Italia referendum constituzionale 2020 – risultati regione.svg
Percentuali di voti validi

Il referendum costituzionale in Italia del 2020 è stato indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale dal titolo "Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari". Si è trattato del quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana.

Approvato in via definitiva dalla Camera l'8 ottobre 2019, il testo di legge costituzionale prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento: da 630 a 400 seggi alla Camera dei deputati, da 315 a 200 seggi elettivi al Senato. Originariamente previsto per il 29 marzo 2020, il referendum è stato rinviato al 20 e 21 settembre a seguito della pandemia di COVID-19 in Italia[2][3].

La legge di revisione costituzionale è stata approvata in doppia lettura da entrambe le Camere a maggioranza assoluta, ex articolo 138, comma 1 della Costituzione. Dal momento che in seconda deliberazione la legge non è stata approvata a maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna camera, un quinto dei senatori ha potuto richiedere il referendum confermativo, come da comma 2 dell'articolo 138.

In seconda deliberazione al Senato della Repubblica, l'11 luglio 2019, infatti, la legge è stata approvata a maggioranza assoluta senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi, a causa del voto contrario espresso dai senatori del Partito Democratico e di Liberi e Uguali, allora opposizione del governo Conte I, e della non partecipazione al voto di Forza Italia.[4] Nell'ultima lettura alla Camera dei deputati, l'8 ottobre 2019, invece, ottenendo il sì di tutti i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione, con l'eccezione di alcune componenti del Gruppo Misto, il testo ha raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti.

Il raggiungimento del quorum dei due terzi alla Camera è stato privo di conseguenze ai fini dell'iter di approvazione della legge. Non avendo infatti ottenuto i due terzi anche al Senato, come prescritto dall'articolo 138 della Costituzione, il provvedimento non è stato direttamente promulgato proprio per dare la possibilità di richiedere un referendum confermativo entro i successivi tre mesi da parte di un quinto dei membri di uno dei due rami del Parlamento, di cinquecentomila elettori o di cinque consigli regionali. Tale facoltà è stata esercitata da 71 senatori che hanno depositato la richiesta di referendum presso la Corte suprema di cassazione il 10 gennaio 2020.

Il referendum non richiedeva il raggiungimento di un quorum per avere efficacia.[5] Si è trattato del quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana dopo quello del 2001, quando vinse il «sì» con un'affluenza di circa il 34%,[6] quello del 2006, quando invece prevalse il «no» con una partecipazione del 52,5%,[7] e quello del 2016, quando vinse il «no» con un'affluenza del 65,47%. Si è trattato nel complesso della 23ª consultazione referendaria svolta in Italia e del 73º quesito sottoposto agli elettori.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Commissione parlamentare per le riforme costituzionali.

All'entrata in vigore della Costituzione italiana nel 1948, gli articoli 56 e 57 non individuavano un numero precostituito di parlamentari da eleggere. Infatti, era prevista l'elezione di un deputato ogni 80 000 abitanti o per frazione superiore a 40 000, mentre per ciascuna regione era assegnato un senatore ogni 200 000 abitanti o per frazione superiore a 100 000, con un minimo di sei senatori per ogni regione e massimo un solo senatore per la Valle d'Aosta. Per effetto di ciò, nella prima legislatura (1948-1953) furono eletti 572 deputati e 237 senatori (a cui si aggiunsero i 107 senatori di diritto previsti dalla III disposizione transitoria); nella seconda legislatura (1953-1958) furono eletti 590 deputati e 237 senatori; nella terza legislatura (1958-1963) furono eletti 596 deputati e 246 senatori.[8]

Nel 1963, sul finire della III legislatura e durante il governo Fanfani IV, fu approvata la legge costituzionale n. 2/1963 che modificò gli articoli 56, 57 e 60 della Costituzione, fissando a 630 il numero dei deputati e a 315 il numero dei senatori, equiparando inoltre la durata di entrambe le Camere a 5 anni (originariamente il Senato durava 6 anni). Scopo della riforma fu garantire un miglior equilibrio funzionale del sistema bicamerale; peraltro, il rapporto fisso di 2 a 1 dei parlamentari di Camera e Senato avrebbe tutelato la rappresentanza senatoriale in occasione delle sedute comuni del Parlamento.[9]

Già pochi anni dopo, con l'istituzione ufficiale delle amministrazioni regionali (1970) e poi del Parlamento europeo (1979), ci si rese conto che il numero di politici da eleggere era aumentato notevolmente, per cui si iniziò a ipotizzare una diminuzione dei seggi parlamentari all'interno della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali.[10]

Durante la IX legislatura venne istituita la commissione bicamerale presieduta da Aldo Bozzi che ipotizzò di assegnare un deputato ogni 110 000 abitanti e un senatore ogni 200 000, oppure di assegnarli in linea con la media europea; la discussione però non portò ad alcuna proposta concreta.[11]

Nella XIII legislatura la commissione bicamerale presieduta da Massimo D'Alema presentò un progetto per individuare il numero di deputati fra 400 e 500, mentre i senatori avrebbero dovuto essere 200.[11]

Il progetto di revisione costituzionale del 2005-2006, varato nella XIV legislatura su iniziativa del centro-destra durante il governo Berlusconi III, prevedeva in particolare la riduzione del numero di deputati da 630 a 518 e di senatori da 315 a 252.[11] I senatori federali sarebbero stati eletti contemporaneamente ai consigli regionali; i senatori a vita sarebbero diventati deputati a vita; sarebbe diminuita l'età minima per essere eletti alla Camera (da 25 a 21 anni) e al Senato federale (da 40 a 25 anni). La proposta venne però bocciata a seguito del referendum costituzionale del 2006, in cui il 61,29% degli elettori espresse voto contrario.

Nella XV legislatura, Luciano Violante presentò una bozza di legge costituzionale che indicava 512 deputati e 186 senatori federali, questi ultimi eletti dai consigli regionali, provinciali e comunali. Il progetto fu licenziato dalla commissione affari istituzionali della Camera senza voti contrari, ma non fu mai approvato dall'aula a causa della fine anticipata della legislatura.[12]

Nel 2012 venne approvato in prima lettura al Senato una riforma che diminuiva i parlamentari da 950 a 758 (508 deputati e 250 senatori federali), ma anche questa volta l'iter si interruppe con la chiusura della XVI legislatura.[12] Nella successiva legislatura venne ripreso il tema, ipotizzando 480 deputati e 120 senatori delle Regioni (in linea con la media europea),[12] mentre il governo Letta propose 450 membri alla Camera e 200 al Senato.[13]

La successiva proposta di riforma costituzionale Renzi-Boschi del 2016 prevedeva, oltre alla ridefinizione del ruolo del Senato della Repubblica, che il numero dei senatori elettivi fosse ridotto da 315 a soli 95 membri nominati dai consigli regionali fra i loro stessi componenti e fra i sindaci dei propri territori; nessuna modifica numerica era invece prevista per la Camera dei deputati. Anche tale proposta tuttavia trovò il voto contrario del 59,12% degli elettori che si espressero nel referendum costituzionale del 2016.[13]

Riforma costituzionale e iter di approvazione[modifica | modifica wikitesto]

Il testo della riforma costituzionale dispone la complessiva riduzione del numero dei parlamentari da 945 a 600 membri elettivi. La Camera dei deputati avrà 400 parlamentari (anziché 630); il Senato della Repubblica avrà 200 membri (anziché 315), oltre ai senatori a vita che potranno essere al massimo cinque (codificando in tal modo l'interpretazione consolidata dell'articolo 59 della Costituzione).

Il 18 maggio 2018 il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno sottoscritto il "Contratto per il governo del cambiamento", dando vita al governo Conte I; nell'accordo di governo in particolare era prevista una serie di riforme istituzionali, tra cui la "drastica riduzione del numero dei parlamentari: 400 deputati e 200 senatori".[14]

Il successivo governo Conte II, nato nel settembre 2019 dall'accordo di programma tra Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali, ha portato avanti la proposta di "riduzione del numero dei parlamentari, avviando contestualmente un percorso per incrementare le opportune garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica, assicurando il pluralismo politico e territoriale", anche attraverso una revisione della legge elettorale in caso di esito positivo del referendum.[15]

Testo della riforma[modifica | modifica wikitesto]

La legge costituzionale sottoposta ad approvazione referendaria si compone di quattro articoli.

L'articolo 1 modifica l'articolo 56 della Costituzione riducendo il numero dei deputati da 630 a 400. Il numero dei deputati eletti nella circoscrizione Estero passa da 12 a 8.

L'articolo 2 modifica l'articolo 57 della Costituzione riducendo il numero dei senatori elettivi da 315 a 200. Il numero dei senatori eletti nella circoscrizione Estero passa da 6 a 4. Il numero minimo di senatori assegnato a ogni regione si abbassa da 7 a 3. Nel nuovo testo, inoltre, le due province autonome di Trento e Bolzano vengono equiparate alle regioni, assicurandosi tre senatori a testa. Rimangono invece invariati i seggi assegnati al Molise (2) e alla Valle d'Aosta (1).

L'articolo 3 modifica l'articolo 59 della Costituzione chiarendo che il numero massimo di senatori a vita di nomina del presidente della Repubblica non possa in alcun caso essere superiore a 5. In tal modo viene eliminata l'ambiguità del precedente testo costituzionale in cui il limite di 5 senatori a vita poteva intendersi come limite massimo di senatori a vita presenti in Senato oppure come limite massimo di nomine a disposizione di ciascun presidente della Repubblica (quest'ultima interpretazione fu seguita dai soli presidenti Sandro Pertini e Francesco Cossiga, che nominarono entrambi 5 senatori a vita, raggiungendo il massimo di 9 senatori a vita di nomina presidenziale contemporaneamente in carica).

L'articolo 4 disciplina infine l'entrata in vigore delle nuove disposizioni di legge, stabilendo che esse si applicano a decorrere dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successivo alla data di entrata in vigore della legge costituzionale, e comunque non prima che siano decorsi 60 giorni dalla predetta data di entrata in vigore.[16]

Iter di approvazione[modifica | modifica wikitesto]

Facsimile dell'avviso di indizione del referendum

Di seguito la cronologia dell'iter parlamentare della riforma e dei passaggi formali necessari al referendum:

  • 4 aprile 2018: il senatore Gaetano Quagliariello (FI) presenta il primo progetto di legge S.214;[17] una seconda bozza (S.515) verrà poi presentata, con motivazioni differenti, anche da Roberto Calderoli (LN) e Gianluca Perilli (M5S),[18] mentre una terza proposta (S.805), sempre identica nei contenuti, da Stefano Patuanelli (M5S) e Massimiliano Romeo (Lega).[19]
  • 7 febbraio 2019: il Senato della Repubblica approva il disegno di legge in prima deliberazione con 185 voti favorevoli, 54 contrari e 4 astenuti.[20]
  • 9 maggio 2019: la Camera dei deputati approva il disegno di legge in prima deliberazione con 310 voti favorevoli, 107 voti contrari e 5 astenuti.[21]
  • 11 luglio 2019: il Senato della Repubblica approva il disegno di legge in seconda deliberazione con 180 voti favorevoli e 50 contrari. La maggioranza è quindi inferiore ai due terzi dei componenti richiesta dal terzo comma dell'articolo 138 della Costituzione per rendere inammissibili le richieste di referendum.[20]
  • 8 ottobre 2019: la Camera dei deputati approva il disegno di legge in seconda deliberazione con 553 voti favorevoli, 14 voti contrari e 2 astenuti (maggioranza superiore ai due terzi dei componenti).[22]
  • 12 ottobre 2019: la legge costituzionale viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 240. Da questo momento partono i tre mesi di tempo affinché un quinto dei membri di una Camera o 500 000 elettori o cinque Consigli regionali possano domandare che si proceda al referendum popolare.[16]
  • 17 ottobre 2019: il Partito Radicale deposita alla Corte di cassazione la richiesta di referendum costituzionale confermativo;[23] dopo tre mesi però i Radicali annunciano di aver raccolto in tutta Italia solo 669 firme, a fronte delle 500 000 firme richieste;[24]
  • 10 gennaio 2020: 71 senatori depositano presso la Corte di Cassazione la richiesta di referendum costituzionale, promossa dai senatori Tommaso Nannicini (PD), Andrea Cangini e Nazario Pagano (FI);
  • 23 gennaio 2020: l'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte suprema di cassazione dichiara la richiesta di referendum conforme all'articolo 138 della Costituzione e accerta la legittimità del quesito referendario proposto.[25] Da questo momento il Consiglio dei ministri ha 60 giorni di tempo per fissare la data del referendum che dovrà tenersi tra 50 e 70 giorni dalla fissazione.[26]
  • 27 gennaio 2020: il Consiglio dei ministri fissa la data del referendum al 29 marzo 2020.[27]
  • 28 gennaio 2020: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella firma il decreto d'indizione del referendum.[28]
  • 5 marzo 2020: il Consiglio dei ministri, in considerazione di quanto disposto con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020, recante misure per il contrasto, il contenimento, l’informazione e la prevenzione sull’intero territorio nazionale del diffondersi della malattia COVID-19 propone al Presidente della Repubblica la revoca del decreto di indizione del referendum per il 29 marzo.[29] Lo stesso giorno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella firma il decreto di revoca dell'indizione del referendum.[30]
  • 17 marzo 2020: viene pubblicato il decreto-legge n. 18/2020 (cosiddetto "Cura Italia"), che con l'art. 81 estende da 60 a 240 giorni (fino al 19 settembre 2020) il termine entro il quale indire il referendum tramite decreto del Presidente della Repubblica.[31]
  • 14 luglio 2020: il Consiglio dei ministri fissa la nuova data del referendum al 20 e 21 settembre 2020.[32]
  • 17 luglio 2020: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella firma il nuovo decreto d'indizione del referendum.[1]

Richiesta di referendum[modifica | modifica wikitesto]

Il referendum sul testo di legge costituzionale approvato dal Parlamento è stato richiesto da 71 senatori, appartenenti a quasi tutti i gruppi parlamentari e partiti, con l'esclusione di Fratelli d'Italia e il gruppo Per le Autonomie (SVP-PATT, UV).

I senatori richiedenti sono stati 71, numero superiore ai 64 senatori corrispondenti a un quinto dei membri del Senato della Repubblica previsto dall'articolo 138 della Costituzione:[33]

Hanno ritirato la propria firma:

Quesito[modifica | modifica wikitesto]

Fac-simile della scheda referendaria
Contenuto del plico elettorale per il voto all'estero (ripartizione America meridionale): busta preaffrancata per la restituzione del materiale, inclusa la busta con le schede (1); istruzioni (2); certificato elettorale (3); scheda aperta (4); busta per la restituzione della sola scheda (5).

Il quesito sottoposto a referendum, come da decreto di indizione del presidente della Repubblica del 17 luglio 2020, è il seguente:

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari", approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?».[1]

Posizioni di partiti e movimenti presenti nei Parlamenti italiano o europeo[modifica | modifica wikitesto]

Nella tabella seguente sono elencate le posizioni assunte dai partiti politici rappresentati nel Parlamento italiano e/o nel Parlamento europeo.

Partito Indicazione di voto Fonti
Movimento 5 Stelle Si  [37][38]
Lega Si  [39]
Partito Democratico Si  [40][41]
Fratelli d'Italia Si  [42]
Union Valdotaine Si  [43]
Alternativa Popolare Si  [44][45][46]
Cambiamo! Si  [47]
Identità e Azione Si  [48]
Patria e Costituzione Si  [49]
Südtiroler Volkspartei Emblem-question-yellow.svg Indeciso [50]
Italia Viva Emblem-question-yellow.svg Indeciso [51]
Articolo Uno Emblem-question-yellow.svg Indeciso [52]
Forza Italia Emblem-question-yellow.svg Indeciso [53][54]
Partito Socialista Italiano X mark.svg No [55]
+Europa X mark.svg No [37][56]
Sinistra Italiana X mark.svg No [57]
Unione di Centro X mark.svg No [58]
MAIE X mark.svg No [59]
USEI X mark.svg No [60]
Azione X mark.svg No [61]
Centro Democratico X mark.svg No [62]
Rifondazione Comunista X mark.svg No [63]
Vox Italia X mark.svg No [64]
Green Italia X mark.svg No [65]
Centristi per l'Europa X mark.svg No [66]
Partito Liberale Italiano X mark.svg No [67]
èViva X mark.svg No [68]
DemoS X mark.svg No [69]

Comitati referendari[modifica | modifica wikitesto]

Comitati per il Sì[modifica | modifica wikitesto]

  • Comitato per Sì al taglio dei Parlamentari[70]

Comitati per il No[modifica | modifica wikitesto]

  • Comitato per il No del referendum sulla riduzione del numero dei Parlamentari[71]
  • Comitato noiNO[72]
  • NOstra - Comitato Giovanile per il No al Referendum Costituzionale[73]
  • 3 Motivi per il No[74]
  • Democratici per il NO[75]

Sondaggi[modifica | modifica wikitesto]

Data Rilevatore Committente Campione Si  X mark.svg No Emblem-question-yellow.svg Indeciso
4 set 2020 Ipsos Corriere della Sera 1000 71,0 29,0 31,0
4 set 2020 SWG La7 1000 68-72 28-32 0,0
3 set 2020 Noto sondaggi Quotidiano Nazionale N.D. 65-70 30-35 32,0
3 set 2020 Istituto Ixè Istituto Ixè 1000 51,3 17,9 30,8
31 ago 2020 Euromedia research La Stampa N.D. 42,0 15,8 41,2
31 ago 2020 Eumetra MR Gruppo Mediaset 618 74,0 10,0 16,0
31 ago 2020 BiDiMedia - 1661 71,0 29,0 0,0
28 ago 2020 Demos la Repubblica 1014 82,0 18,0 0,0
25 ago 2020 Winpoll-CISE Il Sole 24 ORE N.D. 66,0 34,0 0,0
17 ago 2020 Lab2101 Affaritaliani.it 1000 72,4 27,6 0,0
27 giu 2020 Ipsos Corriere della Sera N.D. 46,0 10,0 24,0
25 feb 2020 Piepoli Patriae-Rai 2 N.D. 81,0 9,0 10,0
13 gen 2020 Demos la Repubblica N.D. 86,0 12,0 2,0
9 ott 2019 Termometro Politico Coffee Break-La7 1600 49,0 48,7 2,3
30 lug 2019 Termometro Politico Coffee Break-La7 1700 68,9 30,4 0,7

Voto e risultati[modifica | modifica wikitesto]

Schede del referendum costituzionale

Le operazioni di voto si sono svolte in Italia domenica 20 settembre dalle ore 07:00 alle ore 23:00 e lunedì 21 settembre dalle 7:00 alle 15:00; gli scrutini sono iniziati subito dopo.

I cittadini italiani residenti all'estero che avevano scelto di votare nel proprio paese di residenza[76] hanno votato per corrispondenza nelle settimane precedenti la data del voto in Italia. Lo scrutinio delle schede votate per corrisponenza si è svolto il pomeriggio del 21 settembre, in contemporanea con le schede votate in Italia, nei seggi appositamente allestiti a Castelnuovo di Porto (RM).

Complessivamente il corpo elettorale ammontava a 50 955 950 cittadini, di cui 46 418 642 residenti in Italia o residenti all'estero che hanno optato per il voto in Italia e 4 537 308 residenti all'estero o situati temporaneamente all'estero che hanno chiesto di votare per corrispondenza.

Dettagli scrutinio[modifica | modifica wikitesto]

Risultati Preferenze Percentuale su voti validi Percentuale su votanti Percentuale su elettori
Si  17 913 089 69,96% 68,77% 35,16%
X mark.svg No 7 692 007 30,04% 29,53% 15,11%
Schede bianche 218 093 0,84% 0,42%
Schede nulle 226 568 0,86% 0,43%
Totale votanti 26 050 226 51,12%
Corpo elettorale 50 955 985 100,00%

Rilevazioni dell'affluenza[modifica | modifica wikitesto]

Area domenica lunedì
ore 12:00 ore 19:00 ore 23:00 definitiva
Italia Italia 12,24% 29,68% 39,37% 53,84%
Erioll world.svg Estero 23,30%
Totale 51,12%


Risultati per regione[modifica | modifica wikitesto]

Regione No Affluenza
Preferenze % voti val. Preferenze % voti val. Votanti % elett.
Abruzzo Abruzzo 384 565 73,76% 136 805 26,24% 527 724 50,78%
Basilicata Basilicata 169 024 75,84% 53 856 24,16% 226 725 49,83%
Calabria Calabria 521 444 77,53% 151 138 22,47% 686 648 45,21%
Campania Campania 2 087 312 77,41% 609 290 22,59% 2 772 802 61,01%
Emilia-Romagna Emilia-Romagna 1 273 485 69,54% 557 816 30,46% 1 831 301 55,37%
Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia 281 042 59,57% 190 743 40,43% 475 312 50,22%
Lazio Lazio 1 307 304 65,86% 677 693 34,14% 1 999 446 45,68%
Liguria Liguria 450 354 63,78% 255 804 36,22% 716 525 59,17%
Lombardia Lombardia 2 609 444 68,12% 1 221 310 31,88% 3 856 588 51,36%
Marche Marche 533 479 69,19% 237 569 30,81% 782 889 66,39%
Molise Molise 93 178 79,89% 23 456 20,11% 118 155 47,52%
Piemonte Piemonte 1 172 234 68,41% 541 287 31,59% 1 728 133 51,55%
Puglia Puglia 1 477 164 75,22% 486 613 24,78% 2 010 849 61,91%
Sardegna Sardegna 322 200 66,84% 159 843 33,16% 484 661 35,71%
Sicilia Sicilia 1 055 351 75,88% 335 397 24,12% 1 400 512 35,39%
Toscana Toscana 1 216 953 65,96% 627 948 34,04% 1 870 237 65,89%
Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige 390 490 70,89% 160 388 29,11% 571 972 70,96%
Umbria Umbria 221 989 68,72% 101 062 31,28% 325 319 48,75%
Valle d'Aosta Valle d'Aosta 48 165 67,96% 22 708 32,04% 72 709 73,44%
Veneto Veneto 1 553 218 62,44% 934 313 37,56% 2 522 650 67,55%
Italia Totale Italia 17 168 498 69,64% 7 484 940 30,36% 24 993 020 53,84%
Europa 422 616 80,07% 105 168 19,93% 572 640 23,39%
America meridionale 226 522 74,19% 78 819 25,81% 347 492 23,95%
America settentrionale e centrale 62 644 81,07% 14 632 18,93% 89 620 22,49%
Africa, Asia, Oceania e Antartide 32 775 79,46% 8 470 20,54% 47 459 19,75%
Erioll world.svg Totale Estero 744 557 78,24% 207 089 21,76% 1 057 211 23,30%
Totale 17 913 054 69,96% 7 692 029 30,04% 26 050 230 51,12%

Conseguenze giuridiche del voto[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della larga approvazione del quesito referendario, il 19 ottobre 2020 il presidente della Repubblica ha promulgato la legge costituzionale n. 1/2020 (pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 21 ottobre 2020[77]) che novella gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Ai sensi dell'articolo 4 della riforma, le disposizioni di modifica degli articoli 56 e 57 concernenti il numero dei parlamentari troveranno applicazione a partire dal 4 gennaio 2021 (sessantesimo giorno successivo al 5 novembre 2020, data di entrata in vigore della legge di revisione costituzionale). La disposizione di modifica dell'articolo 59, che stabilisce il limite di cinque in tutto per i senatori di nomina presidenziale, entra in vigore il 5 novembre 2020.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 17 luglio 2020 Indizione del referendum popolare confermativo relativo all'approvazione del testo della legge costituzionale recante «modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari», approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019., in Gazzetta Ufficiale. URL consultato il 18 luglio 2020.
  2. ^ Referendum sul taglio delle Camere: sospesa la data, si va verso il rinvio, in Corriere della Sera, 5 marzo 2020.
  3. ^ Taglio parlamentari, da Cdm ok referendum il 20 e 21 settembre, in Adnkronos, 15 luglio 2020.
  4. ^ Seduta n. 132 dell'11 luglio 2019 - Votazione elettronica, su Senato della repubblica. URL consultato il 31 gennaio 2020 (archiviato il 25 gennaio 2020).
  5. ^ Gabriele Genah, Referendum Costituzionale 2020 senza quorum: perché l'affluenza minima non serve, su corriere.it, 29 settembre 2020. URL consultato il 21 settembre 2020.
  6. ^ Referendum del 7 ottobre 2001, in Archivio storico delle elezioni, Ministero dell'interno. URL consultato il 12 aprile 2016.
  7. ^ Referendum del 25 giugno 2006, in Archivio storico delle elezioni, Ministero dell'interno. URL consultato il 12 aprile 2016.
  8. ^ Dossier, p. 21.
  9. ^ Dossier, pp. 21-22.
  10. ^ Mannino e Curreri, p. 117.
  11. ^ a b c Dossier, p. 22.
  12. ^ a b c Dossier, p. 23.
  13. ^ a b Dossier, p. 24.
  14. ^ Contratto per il governo del cambiamento (PDF), su download.repubblica.it, p. 35.
  15. ^ Governo Conte bis, il programma in 29 punti, 4 settembre 2019.
  16. ^ a b Testo di legge costituzionale approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, recante: «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari», in Gazzetta Ufficiale. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato il 29 dicembre 2019).
  17. ^ http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/49285.htm
  18. ^ http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/49891.htm
  19. ^ http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/50605.htm
  20. ^ a b Atto Senato n. 214 - Votazioni, in Senato.it. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato il 25 gennaio 2020).
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  24. ^ Alberto Sofia, Referendum contro taglio parlamentari, la raccolta del Partito radicale è un flop: solo 669 firme su 500mila. “Censurati dai media”, in Il Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2020. URL consultato il 1º febbraio 2020 (archiviato il 1º febbraio 2020).
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  30. ^ DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 5 marzo 2020 Revoca del decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 2020, concernente indizione del referendum popolare confermativo della legge costituzionale recante: «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari»., in Gazzetta Ufficiale. URL consultato l'8 marzo 2020.
  31. ^ Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, articolo 81, in materia di "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Decreto #CuraItalia)"
  32. ^ Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 56, in Governo.it. URL consultato il 18 luglio 2020.
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  34. ^ Iscritto al gruppo M5S al momento del deposito della richiesta, in seguito transitato nel gruppo misto.
  35. ^ Referendum contro il taglio dei parlamentari, si ritirano 4 senatori di Forza Italia: slitta il deposito delle firme in Cassazione, in Il Fatto Quotidiano, 9 gennaio 2020. URL consultato il 1º febbraio 2020 (archiviato il 1º febbraio 2020).
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  40. ^ Zingaretti: «Sì al referendum. Il Pd starà al governo finché farà cose utili al Paese», su corriere.it. URL consultato il 7 settembre 2020.
  41. ^ Elenco dei soggetti politici ai sensi dell’articolo 2 della delibera n. 52/20/CONS, su agcom.it.
  42. ^ Referendum, Meloni: FdI unico gruppo in Senato a non aver firmato, chiederemo agli italiani di votare sì, su fratelli-italia.it, 10 gennaio 2020. URL consultato il 4 febbraio 2020 (archiviato il 4 febbraio 2020).
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  51. ^ “Sul referendum Italia viva lascerà libertà di voto”, ci dice Faraone, su www.ilfoglio.it. URL consultato il 26 agosto 2020.
  52. ^ Le riforme oltre il referendum. La democrazia non è una scatoletta di tonno, su Articolo Uno, 12 agosto 2020. URL consultato il 26 agosto 2020.
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  66. ^ Referendum sul taglio dei parlamentari: come si schierano i partiti, Pickline, 1 settembre 2020
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  74. ^ Sito ufficiale Comitato 3 Motivi per il No
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  76. ^ I residenti all'estero possono anche optare, comunicandolo preventivamente, di votare in Italia, mentre possono chiedere di votare all'estero anche italiani non iscritti all'AIRE che si trovano temporaneamente oltre i confini nazionali.
  77. ^ Serie Generale n. 261.

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