Stefano Fassina

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Stefano Fassina
Stefano Fassina daticamera.jpg

Viceministro dell'Economia e delle Finanze
Durata mandato 3 maggio 2013 –
4 gennaio 2014
Presidente Enrico Letta
Predecessore Vittorio Grilli
Successore Enrico Morando

Dati generali
Partito politico Sinistra Italiana (dal 2015)
Partito Democratico (2007-2015)
on. Stefano Fassina
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Roma
Data nascita 17 aprile 1966
Titolo di studio laurea in discipline economiche e sociali
Professione economista
Partito Sinistra Italiana (dal 2015)
Partito Democratico (2007-2015)
Legislatura XVII
Gruppo Sinistra Italiana - Sinistra Ecologia Libertà
Coalizione Italia. Bene Comune
Circoscrizione Lazio 1
Pagina istituzionale

Stefano Fassina (Roma, 17 aprile 1966) è un economista e politico italiano, deputato della Repubblica Italiana ed ex viceministro dell'Economia sotto il ministro Fabrizio Saccomanni nel governo Letta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1990 al 1992 è segretario nazionale degli studenti universitari di Sinistra giovanile.

Laureato in discipline economiche e sociali alla Università Luigi Bocconi di Milano, con l'avvento di Prodi e de l'Ulivo al governo nel 1996 è consigliere economico del Ministero delle Finanze, passando nel 1999 al dipartimento Affari economici della presidenza del Consiglio.

Già consulente della Banca di sviluppo inter-americana, dal 2000 al 2005 è economista al Fondo monetario internazionale[1].

È stato editorialista de l'Unità e ha all'attivo numerose pubblicazioni di scienza economica anche in collaborazione con altri studiosi, fra i quali il più volte ministro Vincenzo Visco.[2]

Alle Elezioni Politiche del 2008 è candidato per il PD, in quarta posizione, al Senato della Repubblica nella circoscrizione Liguria, ma non viene eletto.

Il 24 novembre 2009 è scelto come responsabile nazionale Economia e Lavoro del Partito Democratico nella segreteria nazionale del neo segretario Pier Luigi Bersani. Nel 2010 è tra i fondatori della corrente dei cosiddetti "Giovani turchi", da cui prenderà tuttavia progressivamente le distanze, fino ad abbandonarla nel 2013[3].

Da ragazzo ha vinto due campionati giovanili con la Nettuno Baseball nel 1975 e 1976[4].

Deputato (XVII legislatura)[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 2012 si candida, a Roma città, alle primarie del Partito Democratico indette per eleggere i candidati del partito al Parlamento italiano in vista delle elezioni politiche italiane del 2013; Fassina ottiene il primo posto a Roma città con 11 762 preferenze[5]. L'8 gennaio 2013 la direzione nazionale del PD lo candida alla Camera dei deputati nella posizione numero tre della lista PD nella circoscrizione Lazio 1. Alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013 Fassina viene eletto deputato della Repubblica Italiana.

Viceministro dell'Economia e delle Finanze e lo scontro con Renzi[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 maggio 2013 è nominato viceministro dell'economia e delle finanze nel governo Letta, unitamente a Luigi Casero e ai sottosegretari Pier Paolo Baretta e Alberto Giorgetti.

Nell'ottobre 2013 minaccia le dimissioni[6] lamentando una mancanza di collegialità nella stesura del provvedimento di bilancio. Dopo un incontro con il premier Letta le dimissioni vengono ritirate.[7]

Il 4 gennaio 2014, in contrasto con la nuova linea del partito rappresentata dal segretario Matteo Renzi, presenta dimissioni irrevocabili lasciando l'incarico di viceministro dell'economia.[8] Durante la conferenza stampa al termine della riunione della segreteria del Partito Democratico, Renzi aveva risposto con una battuta al giornalista che gli aveva fatto una domanda sul rimpasto e sulle ripetute richieste di chiarimento politico avanzate dal viceministro dell'Economia: il giornalista aveva pronunciato il nome di Fassina e Renzi lo aveva interrotto domandando: "Chi?".[9] Fassina ha commentato: «Le parole del segretario Renzi su di me confermano la valutazione politica che ho proposto in questi giorni: la delegazione del PD al governo va resa coerente con il risultato congressuale. Non c'è nulla di personale. Questione politica. Un dovere lasciare per chi, come me, ha sostenuto un'altra posizione».[9]

L'addio al Partito Democratico e l'adesione a Sinistra Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 maggio 2015 è tra coloro che votano no all'Italicum, la nuova legge elettorale approvata dalla Camera,[10] dichiarando poi di non volersi ricandidare con il Pd.[11] Il 23 giugno 2015 Fassina, durante un incontro del circolo PD di Capannelle, annuncia la sua uscita dal Partito Democratico;[12] il giorno successivo annuncia l'abbandono anche del gruppo parlamentare democratico assieme alla deputata Monica Gregori.[13]

Il 3 novembre 2015 aderisce al nuovo gruppo parlamentare Sinistra Italiana - Sinistra Ecologia Libertà.

Nel novembre 2015 si candida a sindaco di Roma per le elezioni del 2016.[14] La sua candidatura è appoggiata oltre che da Sinistra Italiana anche da Rifondazione Comunista, L'Altra Europa con Tsipras, PCdI e da vari gruppi locali della capitale, che danno vita alla lista unitaria "Sinistra X Roma". Al momento della presentazione ufficiale della candidatura, l'8 maggio 2016, le autorità competenti non ammettono la lista alle elezioni per alcune carenze burocratiche; il 16 maggio successivo il Consiglio di Stato accoglie il ricorso di Fassina e consente la regolare partecipazione della lista alle elezioni comunali[15].

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biografia di Stefano Fassina, partitodemocratico.it. URL consultato il 6 gennaio 2014.
  2. ^ Sinossi di "Governare il mercato", donzelli.it. URL consultato il 6 gennaio 2014.
  3. ^ «Giovani turchi? Una fase superata», in Europa, 6 giugno 2013.
  4. ^ Stefano Fassina: Renzi mostra disprezzo per chi lo critica, su l'Espresso. URL consultato il 10 aprile 2016.
  5. ^ Candidati e risultati nella Circoscrizione di Roma Città, repubblica.it. URL consultato il 6 gennaio 2014.
  6. ^ Fassina minaccia le dimissioni: «Io all'oscuro su testo Stabilità», unita.it, 17 ottobre 2013. URL consultato il 6 gennaio 2014.
  7. ^ Stefano Fassina incontra Letta: rientrate le dimissioni. Ma il premier teme le reazioni della Cgil sulla legge di stabilità, huffingtonpost.it, 19 ottobre 2013. URL consultato il 6 gennaio 2014.
  8. ^ Governo: Fassina presenta dimissioni irrevocabili, repubblica.it, 4 gennaio 2014. URL consultato il 6 gennaio 2014.
  9. ^ a b Le dimissioni di Fassina, ilpost.it, 5 gennaio 2014. URL consultato il 6 gennaio 2014.
  10. ^ Italicum è legge
  11. ^ Scuola, Fassina in piazza contro la riforma Giannini: "Lascio il Pd. Torno al mio lavoro"
  12. ^ Fassina dice addio al Pd: "Non ci sono le condizioni per continuare". URL consultato il 24 giugno 2015.
  13. ^ Pd, Fassina ora conferma: «Lascio il partito e non da solo», in Il Corriere della Sera. URL consultato il 24 giugno 2015.
  14. ^ Fassina: mi candido a sindaco di Roma, su LaStampa.it. URL consultato il 23 dicembre 2015.
  15. ^ http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/05/16/news/comunali_roma_fassina_consiglio_di_stato-139923082/, Comunali Roma, il Consiglio di Stato riammette Fassina. "Sinistra torna in campo più forte di prima", in Repubblica.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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