Destra sociale

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La destra sociale è una posizione ideologica e politica nell'àmbito dell'ideologia della destra, che viene coniugata con la giustizia sociale.

Si caratterizza per una visione partecipativa della politica e per contenuti programmatici nel campo dell'economia politica, che possono anche fare riferimento al corporativismo fascista o alla socializzazione della RSI.

In campo politico sono vicini al comunitarismo, all'identitarismo e al conservatorismo nazionale, ma non al conservatorismo classico, rifiutando le idee liberali.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia la destra sociale ha avuto come riferimenti culturali l'esperienza del Sansepolcrismo, del Fascismo sociale (Carta del Lavoro, sindacalismo fascista, legislazione sociale fascista) e legate anche agli aspetti rivoluzionari e anticapitalisti,[1] che puntavano ad un cambiamento della società in senso maggiormente spirituale, razionalmente egualitario, e pauperistico, nell'ambito della ricerca della "terza via".

È per la fiscalità monetaria proposta dal poeta Ezra Pound e successivamente dal professor Giacinto Auriti.[2]

Pur avendo un fondamento laico ed annoverando tra le proprie file anche aderenti atei, la destra sociale riconosce l'importanza fondamentale dei valori solidaristici cristiani nella storia dell'Europa e del suo popolo,[3] con particolare riferimento alle encicliche sociali come la Rerum Novarum e Quadragesimo Anno,[4] li concilia con le tradizioni pre-cristiane locali e rispetta qualunque credo religioso che non contrapponga ma accomuni gli uomini nella loro ricerca di una spiritualità.

Tra le varie anime della destra, quella sociale rappresenta la più tollerante nei confronti dell'intervento statale nell'economia, finalizzato alla correzione del liberismo puro, in favore delle classi sociali più disagiate. Nel suo ramo più estremo invece punta all'annullamento del disagio sociale tramite l'appianamento delle differenze economiche tra persone, realizzabile tramite la "socializzazione". Quest'ultima è quasi in antitesi con la precedente definizione, in quanto portata ad eliminare perfino i classici organi statali per sostituirli con equivalenti organizzazioni corporative basate sull'idea socializzatrice in un'ottica di affidamento sulla base di appalti privati anziché di elezioni o di lottizzazione politica. La visione dello stato fondato sulle corporazioni economiche e sociali, anziché sulla democrazia rappresentativa elettiva, trovano le proprie radici direttamente nelle idee del fascismo originario.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Drieu La Rochelle, Socialismo Fascista, Roma, EGE, 1973.
  • Anthony Galatoli Landi, Mussolini e la rivoluzione sociale, Roma, Istituto studi corporativi, 1986.
  • Luca L. Rimbotti, Il fascismo di sinistra, Roma, Settimo Sigillo, 1989.
  • Giano Accame, Il fascismo immenso e rosso, Roma, Settimo Sigillo, 1990.
  • Giano Accame, La destra sociale, Roma, Settimo Sigillo, 1996.
  • Giuseppe Parlato, La sinistra fascista: storia di un progetto mancato, Bologna, Il Mulino, 2000.
  • Gianni Alemanno, Intervista sulla destra sociale, Roma, Marsilio editore, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]