Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola

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Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola
La Vena del Gesso Romagnola.jpg
La valle cieca del Rio Stella nella Vena del Gesso Romagnola
Tipo di area Parco regionale
Stati Italia Italia
Regioni Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Province Bologna Bologna Ravenna Ravenna
Superficie a terra 2000 ha
Sito istituzionale

Il Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola è un parco naturale di oltre seimila ettari situato nell'entroterra romagnolo tra Imola e Faenza. Negli anni '60 è nata l'idea di creare un parco naturale nell'area. Furono avviati studi allo scopo di definire e circoscrivere l'area. Il Parco è stato istituito dalla Regione Emilia-Romagna il 15 febbraio 2005.

Il territorio del parco si sovrappone quasi interamente con il sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale Vena del Gesso Romagnola (IT4070011).[1]

Nel 2010 è stato avviato un progetto quinquennale (2010-2014) di recupero ambientale e riqualificazione del Parco. Il progetto ha permesso di realizzare importanti interventi di salvaguardia di numerose aree carsiche (grotte, inghiottitoi, doline), degradate principalmente a causa dell'abbandono di rifiuti da parte dell'uomo.

Indice

Geografia[modifica]

La Vena del Gesso Romagnola è l'unica formazione geologica interamente gessosa che esista in Europa.

Il gesso è presente nelle rocce sedimentarie con continuità da Bologna a Pesaro, ma solo nelle colline tra Imola e Faenza emerge con imponenza per costituire un bastione naturale lungo circa 25 km, con una larghezza media di un chilometro e mezzo, che attraversa le valli del Santerno, del Senio e del Sintria.

Presenza umana[modifica]

Le grotte naturali furono frequentate fin dalla protostoria, e furono utilizzate durante l'Eneolitico e l'Età del Bronzo come luoghi di sepoltura. Nelle epoche successive assunsero la funzione di luogo di culto.

Con l'età romana iniziò l'estrazione del gesso. Ai giorni nostri, l'estrazione è ancora praticata solo nella grande cava dell'area di monte Tondo, nei pressi dell'abitato di Borgo Rivola.

Caratteristiche geologiche[modifica]

L'area interessata dal Parco ha un'origine che risale a circa 6 milioni di anni fa. Durante l'età geologica nota come Messiniano, si verificò un ciclico abbassamento del livello del Mar Mediterraneo, a seguito della chiusura dello stretto di Gibilterra. Sul fondo del mare iniziarono a precipitare sali, tra cui il gesso che costituisce la Vena.

La Vena è formata da quindici banchi gessosi, separati tra loro da sottili strati di argille.

Flora e fauna[modifica]

L'area gode di un microclima particolare, diverso rispetto alle aree circostanti. Pur non superando i 600 metri s.l.m. (la punta massima è il Monte Mauro, 515 metri), vi coabitano sia piante montane che specie mediterranee, grazie ai diversi microclimi dei versanti sud e nord. La specie botanica in assoluto più rara è Cheilanthes persica, rara felce attestata in Italia solo a Monte Mauro, estremo margine occidentale del suo areale, altrimenti spaziante dai Balcani all'Iran, sino al Kashmir indiano.

Le considerazioni svolte relativamente alla flora sono in gran parte estendibili anche alla fauna. Le grotte della Vena ospitano alcune tra le più importanti colonie di pipistrelli d'Italia e d'Europa.

Luoghi da visitare[modifica]

La vera peculiarità della Vena del Gesso non è tanto il minerale, quanto le grotte. Formatesi per via dello scioglimento chimico della roccia da parte dell'acqua (carsismo), nella Vena sono state scoperte oltre duecento grotte, tra cui l'Abisso Luciano Bentini, una delle grotte più profonde al mondo nei gessi messiniani. La lunghezza totale di tali formazioni supera i 40 km.

Grotta del Re Tiberio

Di formazione carsica (risorgente fossile), la grotta consta di un vano d'ingresso che porta ad una sala circolare di circa 15 metri di diametro (la "sala gotica"), ed è caratterizzata da un esteso sistema di gallerie e cunicoli. Secondo un'interpretazione accreditata [2], il fiume Senio, che scorre nel fondovalle, era denominato anticamente Tiberi. Il nome attuale è probabilmente una corruzione dell'idronimo, avvenuta nell'Alto Medioevo, quando il latino cessò di essere la lingua parlata.

Altre mete da raggiungere sono il monte Penzola (sulla sinistra del Santerno) e i ruderi della rocca di Tossignano, che offrono punti di osservazione interessanti sui banconi gessosi.

Fonti[modifica]

  • Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, a cura del Servizio Parchi, Assessorato Ambiente Regione Emilia-Romagna. (Diabasis, 2010)

Note[modifica]

  1. ^ Formulario Natura 2000 del sito IT4070011. URL consultato in data 29-03-2011.
  2. ^ Il Senio l'antico Tiberiacum?. URL consultato in data 21/01/2013.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]